pedro_88 Inviato 21 Febbraio, 2015 #1 Inviato 21 Febbraio, 2015 Ciao! Vorrei farvi una domanda, forse stupida, ho provato ad aggiustarmi da solo ma online non ho trovato nulla.. Si sa qual era il valore di un follis in antichità? Più precisamente, dato che suppongo l'inflazione ne abbia cambiato il valore nel tempo, all'inizio del IV secolo d.C., intorno al periodo di Costantino I e Licinio I.. Con valore ovviamente non intendo " il corrispettivo in euro", ma pressapoco quello che si poteva acquistare con un follis o con un multiplo di questi (un pezzo di pane, un cavallo, ...). O anche con un asse, da cui poi fare i rapporti relativi! Infine, il suo valore è variato molto nei secoli o è rimasto pressoché costante? Scusate se è una domanda magari inutile ma ho questa curiosità che non riesco a risolvere..e grazie in anticipo! Federico 1 Cita
Nikko Inviato 21 Febbraio, 2015 #2 Inviato 21 Febbraio, 2015 (modificato) Domanda da un milione di follis :D In parole povere: con la svalutazione e l'inflazione galoppante era un gran casino. Puoi farti più o meno un'idea di quanto costassero le merci con il famoso editto dei prezzi di Diocleziano, ma considera che lo stesso editto fu un mezzo fallimento. http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost04/Diocletianus/dio_ep_i.html I prezzi massimi delle singole merci sono espressi i denari; considera che un follis equivaleva a 25 denari e un argenteo a 100. Nel 301 un modio da 17 litri di frumento poteva costare al massimo 100 denarii, ovvero 4 follis o 1 argenteo. Modificato 21 Febbraio, 2015 da Nikko 3 Cita
Poemenius Inviato 21 Febbraio, 2015 #3 Inviato 21 Febbraio, 2015 se io fossi in grado di rispondere a questa tua domanda, e farlo in modo assolutamente e perfettamente diacronico dal III secolo aC al VI dC, vorrei la mia statua in ogni piazza italiana :) la tua domanda ha 2 risposte diverse, a mio parere.....: 1 - fotografando un momento particolare, a volte , è possibile dire cosa si poteva comprare e a quale prezzo. molte testimonianze "fotografiche" come Pompei, o vari atti scritti, ci riportano questa informazione. 2 - il processo inflattivo invece, soprattutto visto su un periodo eccezionalmente ampio come i 7/8 secoli che citavo, è assai arduo, così come è arduo spesso trovare e spiegare la continuità di valore/peso/nominale/concambio tra asse, denario, antoniniano, follis, centennionale, siliqua, aureo, solido, nummo (li metto così, a casaccio :) ) e chi più ne ha più ne metta.... ti basti leggere la secolare diatriba: quanti denari valeva un follis? ....ma quale follis... :) 2 Cita
Nikko Inviato 21 Febbraio, 2015 #4 Inviato 21 Febbraio, 2015 Giustissimo...non siamo neppure sicuri che il "follis" sia mai esistito come unità monetaria... Ci attrezziamo con una macchina del tempo? :D Cita
Theodor Mommsen Inviato 21 Febbraio, 2015 #5 Inviato 21 Febbraio, 2015 Ogni volta che utilizzavo il termine Follis, il mio professore di Storia Romana storceva il naso. In effetti, dal momento che il follis era una bisaccia per contenere monete, con una capienza di 12500 denari, sarebbe più corretto chiamarlo Laureato Grande, per distinguerlo dai nominali di modulo inferiore. Ottimo il suggerimento di @@Nikko di dare un'occhiata all'Edictum, ma siamo sicuri che esso valesse anche per l'Occidente? Non abbiamo fonti che ci orientino in questo senso: l'unica attestazione epigrafica dell'editto si trova ad Afrodisia... Io avrei qualche dubbio... Cita
Nikko Inviato 21 Febbraio, 2015 #6 Inviato 21 Febbraio, 2015 (modificato) Ogni volta che utilizzavo il termine Follis, il mio professore di Storia Romana storceva il naso. In effetti, dal momento che il follis era una bisaccia per contenere monete, con una capienza di 12500 denari, sarebbe più corretto chiamarlo Laureato Grande, per distinguerlo dai nominali di modulo inferiore. Ottimo il suggerimento di @@Nikko di dare un'occhiata all'Edictum, ma siamo sicuri che esso valesse anche per l'Occidente? Non abbiamo fonti che ci orientino in questo senso: l'unica attestazione epigrafica dell'editto si trova ad Afrodisia... Io avrei qualche dubbio... Ho sentito già parlare dell'espressione "grande laureato", suppongo sia in risposta al termine "radiato". In un sistema monetario trimetallico, assieme ad "aureo" e ad "argenteo" forse ci starebbe bene il termine "bronzeo". Ma il punto è un altro: siamo sicuri che la nuova moneta enea di Diocleziano avesse un nome e non fosse chiamata genericamente nummus? In fondo l'unità di conto era sempre il denario e i prezzi, come confermato dall'editto, erano espressi in quest'ultima valuta. Modificato 21 Febbraio, 2015 da Nikko 1 Cita
Theodor Mommsen Inviato 21 Febbraio, 2015 #7 Inviato 21 Febbraio, 2015 @@Nikko ottima osservazione: sono quasi convinto che fosse proprio così. Cita
pedro_88 Inviato 21 Febbraio, 2015 Autore #8 Inviato 21 Febbraio, 2015 (modificato) Ok, ho capito che la mia domanda tratta un tema forse troppo complesso per banalizzare la risposta in poche righe! Cercavo appunto uno spunto come quello suggerito da @Nikko per farmi un'idea approssimativa, anche se per forza di cose è un dato "puntuale". Mi rifacevo al termine follis perché lo vedo utilizzato normalmente nelle aste e dai venditori, ma avevo già letto che il riferimento era ad un sacchetto contenente denaro e non riuscivo a spiegarmi il nesso. Evidentemente deduco che è stato accettato come termine attuale per riferirsi a quel genere di moneta, anche se in antichità non era il nome esatto. Detto ciò, non mi inoltro in valutazioni più profonde perché sono ignorante in materia e non conosco gli argomenti per parlarne, ma leggo con piacere le vostre dissertazioni! Grazie mille per le risposte!! Modificato 21 Febbraio, 2015 da pedro_88 Cita
teodato Inviato 21 Febbraio, 2015 #9 Inviato 21 Febbraio, 2015 In realtà attraverso 132 frammenti rinvenuti ad Aezani in Frigia ed ad Afrodisiade in Caria si é potuto parzialmente ricostruire l'editto "de maximis pretiis rervm venalivm" di Diocleziano emesso nel 301. Naturalmente in poco tempo i valori massimi divennero con il procedere dell' inflzione i valori di mercato. Il rapporto di scambio delle merci e dei servizi viene espresso in denari di conto, moneta non più esistente in quel periodo ma per semplificare il Nummo ( Follis) di g.9,92 nel 295 valeva 20 denari di conto. Sempre nel 295 una libbra d'oro valeva 48.000 denari, nel 300 valeva 60.000 denari e nel 301 il prezzo massimo era di 72.000 denari. Se credi per avere un indicazione su prezzi e servizi puoi accedere al sito del Circolo Numismatico Monzese www.circolonumismaticomonzese.org entra in ricerca e digita Edictum, clicca di fianco al n°1 ed ancora " editto dei prezzi di Diocleziano" si aprirà un foglio Excell con l'elenco delle merci e servizi espressi in denari di conto, poichè occorrevano 72.000 denari per libbra d'oro di fianco viene espresso il valore in grammi in oro, ed inserendo nella cella a fondo giallo il vaolre in Euro oggi a puro titolo comparativo (per rendere più agevole la comprensione ) il valore in Euro oggi. 3 Cita
pedro_88 Inviato 21 Febbraio, 2015 Autore #10 Inviato 21 Febbraio, 2015 Interessante grazie! Bella anche l'idea di trasformare il prezzo in "peso d'oro", in modo da uniformare il prezziario sapendo quanti denari valeva la libbra d'oro! Sarà pur un dato puntuale ma vale comunque molto per soddisfare la mia curiosità! Complimenti anche a chi ha fatto il file Excel! Grazie della segnalazione! :) Cita
Theodor Mommsen Inviato 22 Febbraio, 2015 #11 Inviato 22 Febbraio, 2015 Per capire quello che non funzionò nell'edictum e che accadde dopo la sua promulgazione, suggerisco la lettura di: E. Lo Cascio, prezzo dell'oro e prezzo delle merci, in L'inflazione del IV secolo, Roma 1993, pp. 155-188. Se doveste avere problemi nel reperire l'articolo, ve ne allego una copia in pdf. Cita
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