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Valore intrinseco e nominale della moneta

In un'altra discussione ( http://www.lamoneta.it/topic/136637-decargiro-ma-quanto-valeva-davvero/page-3#entry1559708) è emerso il concetto di valroe nominale e intrinseco della moneta metallica nel Mondo antico. Postom qui questa discussione per non incasinarte l'altra.

 

Il valore nominale (o facciale) è quello attribuito dalla Stato, generalmente con una legge specifica, ad una moneta.

Il valore intrinseco è quello corrispondente al valore del metallo che la costituisce. Quindi se la moneta pesa 1 g ed è d'oro, in linea dio massima il valore intrinseco corrisponde a quello di un grammo d'oro.

Solo in linea di massima, perché in realtà nella determinazione del valore intyinseco dobbiamo tener conto di vari fattori:

a) il valore del metallo con cui è realizzata (che rappresenta il fattore assolutamente predominante)

b) il costo di fabbricazione della moneta (energia per fondere il metallo, perdita di fusione, costo del lavoro) che è proporzionalmente maggiore nelle monete di piccola dimensione e di valore modesto

c) il costo di distribizione, che corrisponde al margine di guadagno che lo Stato concede ai nummularii e in generali ai soggetti cambisti che la immettono sul mercato

Il valore intrinseco effettivo è dato da a + b + c

Se lo Stato desse alla moneta un  valore nominale inferiore all'intrinseco, ci rimetterebbe nella fabbricazione della moneta

Se, invece, lo Stato assegna alla moneta un valore nominale superiore all'intrinseco, allora il valore della moneta diventa fiduciario.

 

Una certa fiduciarietà nella moneta antica ci fu certamente: fin tanto che non oltrepassa certi limiti, il mercato lo tollera. Ma se li oltrepassa, allora il mercato rifiuta la moneta e fa suoi altri strumenti di scambio: ad esempio, il baratto.

 

Nel caso dell'oro e dell'argento, il grado di fiduciarietà era basso e comunque era esattamente lo stesso per tutti i nominali.

 

Nel caso del bronzo, potrebbe in determinate occasioni non essere stato così. Soprattutto nel basso impero, si nota che i diversi nominali non sempere guardano tra loro una proporzione evidente, per esempio essere 2 o 4 volte quello minore. In questo caso, è possibile che al nominale maggiore sia stata data una maggiore fiduciarietà di quello minore, ovvero che abbia un valore nominale superiore a quello intrinseco. Ovviamente è allo Stato che conviene fare questo, ed è conveniente farlo soprattutto con i nominali dal valore e peso più elevato.

Ma la cosa non è così semplice e, soprattutto, la fiduciarietà non deve essere troppo diversa tra i vari nominali.

 

Supponiamo che la più piccola moneta di bronzo pesi 1 g (chiamiamola AE4) e che il suo valore corrisponda all'intrinseco. Se parallelamente lo Stato produce una moneta maggiore (AE2) che pesa 5 g e alla quale attribuisce un valore di 10 AE4 succederebbe immediatamente che tutti cercherebbero di cambiare gli AE2 con AE4, poiché in cambio di ogni AE2 otterrebbero 10 g di bronzo che potrebbero rivendere ai commercianti di metalli (importantissimi nel mondo antico) a 1,5 AE2, con un guadagno del 50% e a loro volta i commercianti di metalli fonderebbero. Se succedesse questo, lo Stato avrebbe una sola misura possibile: ritirare immediatamente gli AE2 dal mercato ma, soprattutto, proibire per legge il cambio degli AE2 con AE4: ma l'applicazione di questa legge sarebbe impossibile da controllare.

 

Dunque la fiduciarietà si può dare, ma dev'essere proporzionata tra tutti i nominali, anche se sarà comunque maggiore sui nominali di maggior valore.

 

Quanta fiduciarietà ammette il mercato? Dipende dalla fiducia che il mercato nutre nello Stato.

 

Il Regno vandalo conobbe un momento di grande ricchezza e ad esso corrispose una moneta, le due serie civiche, dove la fiduciarietà era molto elevata.

 

Anastasio, un grande imperatore che di economia ne capiva davvero, realizzò una prima riforma creando il follis fiduciario con le sue frazioni: ma esagerò nella fiduciarietà, tanto che pochi anni più tardi dovette riformare la sua riforma raddoppiando il peso del follis (mantenendone invariato il valore nominale o facciale).

 

Un fattore che crea fiducia nel mercato e, quindi, consente di aumentare il livello di fiduciarietà della moneta, è la garanzia che essa possa in qualunque momento essere convertita in una moneta di maggior valore o in metallo fine senza perdita.

Le banconote, massimo esempio di fiduciarietà, un tempo recavano la scritta "convertibili in oro".

Nel Mondo antico lo Stato riuscì a dare fiduciarietà alla moneta, senza esporsi al rischio che tutti i cittadini pretendessero immediatamente convertirla in oro, agendo su due aspetti:

 

a) creando una unità di base (per esempio un AE4) dal valore facciale equivalente all'intrinseco (e quindi non fiduciaria)

b) stabilendo per legge la convertibilità del AE4 in oro sulla base del suo valore facciale (ma non dei multipli del AE4)

 

In questo modo se non si esagerava nella fiduciarietà, ovvero se si manteneva una certa proporzione tra valore facciale e valore intrinseco dei moduli di maggior valore (AE3 e AE4) il sistema funzionava senza scosse.

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Nel Mondo antico abbiamo un buon esempio di moneta fiduciaria nel Regno vandalo, le due serie civiche, che corrispondono a un periodo di particolare ricchezza di quel Regno.

 

Anastasio, uno dei più grandi imperatori romani e una figura che di economia ne capiva davvero, creò un sistema fiduciario con il follis e le sue frazioni: ma esagerò con la fiduciarietà e il mercato lo rifiutò. Ragion per cui a pochi anni di distanza, dovette riformare la sua riforma raddoppiando il peso del follis, pur lasciandone invariato il valore facciale.

Da rimarcare che in entrambi i casi il nummo, unità di base del sistema monetario, mantenne invariato il suo peso, in quanto aveva un valore facciale coincidente con quello intrinseco.

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Quanta fiduciarietà può accetare il mercato? Dipende dalla credibilità e potere economico dello Stato che emette la moneta.

La fiduciarietà è correlata a:

a) solidità del'economia dello Stato

b) credibilità e competenza della sua classe dirigente

c) capacità dello stesso di generare ricchezza e di esportarla

d) assenza o basso livello di debito pubblico

 

Il dollaro è una moneta altamente fiduciaria perché è garantita soprattutto dalla solidità dell'economia degli USA, dal loro potere politico, dalal capacità di generare ricchezza.

Il peso cileno è una moneta altamente fiduciaria perché è garantita soprattutto dalla totale assenza di debito pubblico (sostituito dalla presenza di credito pubblico)

 

La stessa cosa avveniva nel mondo antico. L'impero romano avrebbe avuto un enorme bisogno di contare su una moneta altamente fiduciaria quando si trovò ad affrontare la grande crisi del V secolo: ma la sua economia era a pezzi e la fiducia nella classe dirigente compromessa, per cui fu solo possibile mantenere un sistema monetario basato sull'oro dove vi era corrispondenza tra valore nominale e intrinseco, mentre venne a meno la momnetazione di bronzo, quella sulla quale sempre vi fu un certo grado di fiduciarietà, poiché non era possibile emettere moneta fiduciaria, ma solamente nummi dove la differenza tra valore nominale e intrinseco era limitats.

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