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bizerba62

Sovrane e mercato dell'oro in UK nel XX secolo.

Risposte migliori

bizerba62

Ciao a tutti.

 

Ho notato un certo interesse in questa sezione verso le sovrane inglesi.

 

Pensando di fare cosa gradita, almeno a coloro che sono interessati all'argomento, vorrei riportare alcune notizie tratte dal libro "The Sovereign - The world's most famous coin - A history and Price Guide" di Daniel Fearon e Brian Reeds, in merito al titolo della discussione.

 

Personalmente, ho trovato molto sorprendente quanto a breve riporterò e spero che le notizie fornite possano sorprendere anche i Lettori.

 

L'intervento sarà spezzato in due parti per non abusare eccessivamente della pazienza di chi lo leggerà.

 

Buona lettura.

 

-------------------------------------------------------

Negli anni immediatamente successivi alla fine della II guerra mondiale, il Governo inglese fu indotto ad adottare misure restrittive che colpirono il mercato dell'oro, allo scopo di prevenire accantonamenti da parte di speculatori e un drenaggio delle riserve auree della Nazione verso l'estero.

Nel periodo post bellico, le condizioni dei mercati dell'oro si dimostravano infatti particolarmente caotiche e disomogenee.

Nel 1947, ad esempio, la sovrana era valutata a Londra circa 50 scellini mentre al mercato nero di Parigi veniva trattata a 100 scellini e negli anni seguenti, sempre in Francia, raggiunse persino i 128 scellini.

Ovviamente ciò rappresentava una ghiotta opportunità per gli speculatori, che avrebbero potuto acquistare sovrane a Londra da rivendere poi sul mercato di Parigi, conseguendo in tal modo lauti profitti lucrando sul differenziale fra il prezzo di acquisto e quello di vendita.

Per contrastare questo fenomeno, il Governo britannico introdusse nel 1947 l'Exchange Control Act ovvero una legge che prevedeva che nessuno, tranne i dealers autorizzati, avrebbe potuto prestare o vendere oro o valuta straniera.

Inoltre, si stabiliva che i possessori di oro monetato dovevano offrirlo in vendita ad uno dei dealers autorizzati al prezzo non eccedente quello stabilito per il metallo fissato sulla piazza inglese, a meno che il Tesoro non consentisse al possessore di mantenere la detenzione dell'oro.

 

Questa disposizione avrebbe potuto creare seri problemi ai raccoglitori di monete d'oro e di sovrane in particolare, se lo stesso Exchange Control Order non avesse contemplato una specifica deroga per i collezionisti: la “Collectors' Pieces Exemption”.

Questo speciale regime dedicato ai collezionisti consentiva loro di mantenere qualunque moneta d'oro che fosse stata coniata nel 1816 o in precedenza, nonché qualunque moneta d'oro che fosse stata coniata dopo il 1816 e che avesse un valore numismatico maggiore di quello del puro metallo fino che sarebbe stato pagato se la moneta fosse stata venduta ad un dealer autorizzato.

In effetti, ciò significava che i numismatici non vennero ostacolati nella detenzione e compravendita di monete d'oro a patto però che le stesse rivestissero interesse numismatico.

A partire da metà degli anni '60, l'interesse verso l'oro inteso come bene-rifugio contro l'inflazione, raggiunse picchi senza precedenti, tanto che anche sulla stampa quotidiana inglese apparvero inserzioni pubblicitarie che proponevano sovrane tra i £ 3 e 10 scellini al pezzo o £ 320 per 100 pezzi.

Il disprezzo per le disposizioni dell'ormai datato Exchange Control Act ed per il concomitante Exemption Order coincideva con un significativo fenomeno che può essere descritto come la “mania delle medaglie d'oro”.

Questa moda fu, in realtà, innescata nel 1963, quando il regno polinesiano di Tonga distribuì sul mercato un set di tre monete d'oro emesse con millesimo 1962, con denominazione da uno, mezzo e quarto di Koula (nella lingua di Tonga, “koula” significa “oro”...ed infatti l'epiteto “vaff...nkoula” da quelle parti è considerato tutt'altro che offensivo.. :crazy:.).

http://taxfreegold.co.uk/tonga.html

 

A quel tempo, un grande clamore accompagnò il fatto che queste erano le prime monete d'oro poste in circolazione come parte della monetazione nazionale da quando in tutto il mondo si era abbandonato il Gold Standard e cioè più di trent'anni prima.

 

Il “koula”, con un valore facciale equivalente a £ 16, fu ingenuamente descritta come la moneta avente il più elevato valore facciale di qualunque altra moneta d'oro emessa all'epoca, ma quando si realizzò che £ 16 rappresentavano poco più del reddito medio annuo di un abitante di Tonga, si constatò che davvero molto poche di queste grandi e belle monetone avrebbero potuto passare di mano in mano nel corso delle normali transazioni d'affari polinesiane.

Un'altra caratteristica che, al tempo, rendeva desiderabili queste monete, era la limitata coniazione di esemplari (1.500 pezzi per il koula, 3.000 per l' half koula e 6.300 per il quarter-koula, oltre ad una modesta quantità di pezzi proof).

I sets potevano essere acquistati attraverso i Crown Agents di Londra a £ 28 e 10 scellini, ma la pubblicità globale che ricevettero queste emissioni catturò dovunque l'immaginazione dei collezionisti e investitori e ben presto il prezzo del set decollò a £ 150!

Il successo fuori controllo delle monete d'oro di Tonga del 1962 è indicativo del desiderio che manifestava il mercato verso le emissioni auree moderne, che si diffuse l'anno seguente quando il 400mo anniversario della nascita di Shakespeare fu ricordato con varie emissioni di medaglie d'oro destinate al mercato collezionistico.

Un numero impressionante di simili emissioni seguì in rapida successione.

Nel 1965 il risultato delle medaglie d'oro commemorative raddoppiò ancora e, significativamente, si registrò anche l'emissione di numerose monete d'oro.

L'Isola di Man coniò sovrane, mezze sovrane e pezzi da £ 5 per celebrare il 200mo anniversario del “Revestment Act”, ma il Parlamento dell'isola non conferì il corso legale a tali monete.

Ciò tuttavia non impedì che si scatenò un'impetuosa domanda da parte dei collezionisti anche per queste monete/medaglie in oro.

La produzione di sets di medaglie d'oro proliferava e culminò con alcune serie ambiziose, programmate nel 1966, che ritraevano i Primi Ministri inglesi a partire da Mr. Walpole.

Ma fu a questo punto che il Governo laburista in carica sgonfiò questa bolla aurea, introducendo proprio in quell'anno una nuova regolamentazione: l'Exchange Control (Gold Coin Exemption) Order.

 

Fine prima parte. :pleasantry:

 

M.

Modificato da bizerba62
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bizerba62

Seconda e ultima parte.


L'obbiettivo di questo provvedimento, che ebbe effetto dal 27 aprile del 1966, fu ancora una volta quello di prevenire la diminuzione delle riserve valutarie causate dall'importazione di monete e medaglie d'oro dall'estero e di eliminare l'accaparramento di oro da parte degli speculatori.

Per quanto riguarda invece i collezionisti numismatici, da questo momento in poi sarebbero stati sottoposti ad uno stretto controllo.

Ai sensi di questo Order, infatti, a nessuno era consentito possedere più di quattro monete d'oro coniate dopo il 1837, salvo che non si fosse ottenuto un permesso speciale dal Tesoro.

Il massimo fu fissato a quattro monete in quanto chi possedeva uno o due sovrane d'oro come ricordo avrebbe potuto continuare a conservarle senza infrangere la legge.

L'Order dette luogo ad una paradossale – per non dire insensata – situazione: da una parte il Tesoro continuava a considerare ancora le sovrane quali monete aventi corso legale, ma dall'altra poneva in una condizione di illegalità gran parte di cittadini britannici, che possedevano legittimamente più di quattro sovrane.

Il permesso a detenere più di quattro monete post 1837 poteva essere concesso dal Tesoro solo dopo che il collezionista avesse compilato un modulo molto dettagliato, nel quale dovevano essere riportati i riferimenti precisi alle monete possedute e la consistenza di ciascuna collezione.
 
Ogni moneta d'oro post 1837 detenuta a quella data doveva essere elencata e descritta minuziosamente.

Ma il modulo richiedeva altresì di indicare il numero ed il valore anche delle monete d'oro pre 1838 possedute in collezione.

Inoltre, doveva essere comunicato anche il possesso di monete d'argento coniate dopo il 1919 , tra il 1816 ed il 1919 e prima del 1816, ma persino la proprietà di monete coniate in metalli comuni prima e dopo il 1860.

Lo scopo di tale minuzioso controllo avrebbe dovuto rispondere alla necessità del Tesoro di verificare gli effettivi interessi numismatici dei collezionisti richiedenti il permesso alla detenzione delle monete, ma questa asfissiante burocrazia ed il ficcare il naso negli affari privati individuali venne considerato un atteggiamento dello Stato intollerabile e molti raccoglitori smisero in questo periodo di collezionare sovrane piuttosto che sottomettersi ad un tale invasivo controllo.

Coloro che ottennero il permesso speciale per collezionare monete d'oro post 1837 poterono farlo solo a condizione che non detenessero più di due esemplari di ogni data moneta (differenti date, simboli di zecca e varianti di conio venivano considerati come tipi distinti).
 
Ogni moneta in più, oltre il numero massimo consentito, doveva essere venduta a un dealer autorizzato.
 
Non si può negare che l'effetto di tali vendite “forzose” ebbe un'influenza notevole sul mercato.

Nel rigoroso tentativo di controllare il collezionismo di monete d'oro, il Tesoro non fece alcuna distinzione tra le specie ordinarie utilizzate come mezzo di scambio sul mercato internazionale e le monete di esclusivo interesse numismatico, come quelle proof o le commemorative, le quali non potevano essere considerate come parte delle riserve auree della Nazione.

Inoltre, le monete auree post 1837 che erano state montate come orecchini, spille o utilizzate nei bracciali, furono ritenute gioielleria, e in quanto tali furono escluse dall'Order del 1966.

Il possesso di medaglie d'oro non fu apparentemente colpito, ma l'acquisto di tali articoli venne da quel momento proibito e la produzione di esse subì, almeno virtualmente, un arresto.

Pochi sfortunati collezionisti furono colti a violare la legge e vennero processati; le loro collezioni furono confiscate.

Senza dubbio, furono molti di più quelli che aggirarono la legge continuando a custodire le loro raccolte di sovrane e di monete da collezione, senza tuttavia poterne acquisire di ulteriori e senza poterle vendere liberamente.

L'effetto principale ottenuto da questa particolare legislazione fu quello di indebolire la posizione di Londra come centro del commercio mondiale di monete d'oro.

Il mercato delle monete auree fuggì all'estero e non fu mai così florido nelle Nazioni europee libere da simili restrizioni, a scapito del tradizionale mercato britannico.

I produttori di medaglie commemorative ben presto scoprirono una scappatoia nella legge e diressero le loro attenzioni verso metalli come il palladio, platino ed altri metalli preziosi che finora non avevano ricevuto molta considerazione.

Significativamente, Tonga ripetè il suo precedente successo con una serie di monete nel 1967 che ne includeva tre coniate in Palladio.

http://24carat.co.uk/frame.php?url=tongapalladiumcoins.html
 
Il mercato delle sovrane ritornò alla normalità nel 1973, quando il Governo Conservatore abrogò l'Order del 1966.

 

Per qualche tempo i collezionisti furono autorizzati a comprare ed a vendere monete d'oro a volontà.

Tuttavia, nel 1974, seguendo il ritorno dei Laburisti al Governo, una versione modificata dell'Order fu reintrodotta, ma anche questa fu subito dopo nuovamente abolita dopo che nel 1979 i Conservatori tornarono in carica.

Negli anni successivi, il mercato inglese delle sovrane è stato ostacolato in qualche misura dalla imposizione dell'IVA (V.A.T. Value Added Tax).

 

Nonostante ciò, il commercio inglese delle monete è riuscito a sopravvivere a quelle vicissitudini ed oggi compete con i rivali europei e americani.

 

Saluti. :hi:

M.

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petronius arbiter

...il Governo britannico introdusse nel 1947 l'Exchange Control Act ovvero una legge che prevedeva che nessuno, tranne i dealers autorizzati, avrebbe potuto prestare o vendere oro o valuta straniera.

Inoltre, si stabiliva che i possessori di oro monetato dovevano offrirlo in vendita ad uno dei dealers autorizzati al prezzo non eccedente quello stabilito per il metallo fissato sulla piazza inglese, a meno che il Tesoro non consentisse al possessore di mantenere la detenzione dell'oro.

 

Questa disposizione avrebbe potuto creare seri problemi ai raccoglitori di monete d'oro e di sovrane in particolare, se lo stesso Exchange Control Order non avesse contemplato una specifica deroga per i collezionisti: la “Collectors' Pieces Exemption”.

Questo speciale regime dedicato ai collezionisti consentiva loro di mantenere qualunque moneta d'oro che fosse stata coniata nel 1816 o in precedenza, nonché qualunque moneta d'oro che fosse stata coniata dopo il 1816 e che avesse un valore numismatico maggiore di quello del puro metallo fino che sarebbe stato pagato se la moneta fosse stata venduta ad un dealer autorizzato.

In effetti, ciò significava che i numismatici non vennero ostacolati nella detenzione e compravendita di monete d'oro a patto però che le stesse rivestissero interesse numismatico.

 

Qualcosa di simile all'Exchange Control Act, era stato fatto nel 1933 negli Stati Uniti, per contrastare gli effetti della Grande Depressione.

 

Copio/incollo da un'altra mia discussione

 

Il 6 marzo 1933, appena due giorni dopo il suo insediamento, Roosevelt emana il Proclama 2039, che impone la chiusura di tutte le banche in quel giorno, un lunedì, dando così il via al cosiddetto Bank Holiday....Il proclama vieta anche l'accumulo, da parte di privati cittadini, di oro monetato, lingotti e banconote convertibili (gold certificates), ma non viene per il momento specificato cosa si intenda per "accumulo", ovvero non c'è una soglia minima al disotto della quale la detenzione è permessa.

Si cerca così di porre rimedio alla grave emorragia di oro che rischia di compromettere la solvibilità e la credibilità del sistema bancario americano. Nella sola settimana tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo 1933, erano stati ritirati dalle banche, per tesaurizzarli o trasferirli all'estero, oltre 200 milioni di dollari in oro.

Il proclama 2039, non impone espressamente ai cittadini di restituire l'oro in loro possesso, ma nessuno ha dubbi sul fatto che questo sia il suo scopo, tant'è che in una sola settimana, rispondendo all'appello del Presidente, rientrano nelle casse dello Stato oltre 300 milioni di dollari.

Ma, com'era logico aspettarsi, esaurito lo slancio iniziale, la restituzione procede a rilento, e così il 5 aprile Roosevelt è costretto a emanare un ordine esecutivo che fissa a 100 dollari il limite massimo consentito per la detenzione di oro da parte dei privati, e impone esplicitamente la restituzione della quota eccedente, pena multe fino a 10.000 dollari e carcere fino a 10 anni.

 

Alcune eccezioni riguardano la numismatica. Monete di particolare valore o interesse storico/numismatico avrebbero potuto essere detenute dai collezionisti, mentre i commercianti numismatici potevano continuare a esercitare la loro professione, comprando, vendendo e scambiando monete, ma solamente dopo aver richiesto un'apposita licenza.

 

 

I collezionisti americani, devono ringraziare per quest'ultima clausola, William H. Woodin, Segretario al Tesoro di Roosevelt, nonché importante studioso e collezionista numismatico ;)

 

Il divieto di possedere e commerciare monete d'oro, tranne che per collezionismo, sarà abrogato definitivamente solo nel 1975.

 

petronius :)

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Felix_87

Grazie per questa disamina storica :)

Come sappiamo l'oro è sempre stato un nemico di banche e governi.

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Lay11

immagino che infognamenti di monete in quel periodo in UK (dove dalle mie parti infognare vuol dire nascondere, occultare, seppellire, inserire nei posti più disparati etc etc). Discussione di approfondimento molto interessante.

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refero1980

lay11 finisci la frase....

immagini che infognamenti in quel periodo in uk...cosa???

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Lay11

lay11 finisci la frase....

immagini che infognamenti in quel periodo in uk...cosa???

@@refero1980 l'ho già scritto sopra, di monete - non ho specificato d'oro poiché di monete d'oro qui si tratta.

Ho usato un termine gergale della mia regione (infognare) per (sempre come ho già spiegato sopra) intendere (in tono goliardico, se vogliamo) "nascondere, occultare" e sinonimi vari. Un saluto.

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Lay11

per precisare ulteriormente: non credo che ci fosse la fila di gente che voleva consegnare le monete davanti alle porte degli uffici dei dealers autorizzati - è più chiaro adesso? rinnovo il saluto.

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refero1980

si ho capito...era una Battuta per dirti che nella tua frase mancava il verbo..

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Lay11

era sottinteso; potremmo sostituire (senza far cambiare il senso della frase) il termine dialettale "infognamenti" con "occultamenti" e sarebbe " immagino che occultamenti di monete (che si realizzarono) in quel periodo in UK"... ;)

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Felix_87

Il problema é nel tono di voce con la quale si legge la frase es.

Immagino che infognamenti di monete in quel periodo!!!!!!!

Mentre

Immagino che infognamenti di monete in quel periodo

Letta cosí sembra che la frase non finisca, ma tutto sta nell'interprerazione del tono

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