Questo è un post popolare Caio Ottavio Inviato 2 Ottobre, 2016 Questo è un post popolare #1 Inviato 2 Ottobre, 2016 (modificato) Salve a tutti. Quest'oggi volevo parlare di una moneta piuttosto particolare e anche abbastanza rara. Eccone la descrizione che ho ricavato anche grazie ai testi che indico in bibliografia: D/ LAN//PRI a tutto campo, su due righe, sormontate da trattini di abbreviazione. Contorno perlinato. R/ PAL//PRI a tutto campo, su due righe, sormontate da trattini di abbreviazione. Contorno perlinato. Riferimenti bibliografici essenziali: CNI XVIII, p. 241, n° 1; Spinelli, p. 140, n° x – xiii con figure a p. 3, n° 5 – 7; MEC 14, p. 592, n° 8 (tav. 1); Sambon, Recueil, p. 67, n° 152; Sambon, Repertorio, pp. 76 – 77, n° 483 (tav. VII); D’Andrea – Contreras, vol. II, p. 50, n° 5. (Esemplare proveniente da collezione privata. Fotografie a cura di chi scrive). Con un peso di 0,5 g. ed un diametro di 13 mm., stando a quanto ho appena riportato, dovrebbe trattarsi di un mezzo denaro coniato a Capua per il Principe longobardo Landolfo II in unione con suo figlio Pandolfo I detto Capodiferro. La data di emissione dovrebbe coincidere con il 943-958. Landolfo II fu Principe sia di Benevento che di Capua, poiché i due dominii erano stati uniti sotto una sola corona da suo nonno, Atenolfo I il Grande (887-910), Principe di Capua e conquistatore di Benevento. La tradizione dinastica capuana voleva che il figlio designato erede fosse affiancato nel governo dello Stato dal padre regnante già in giovane età. Potevano essere associati al trono anche più figli maschi, come vedremo tra poco. Da Atenolfo I si era stabilito che i due Principati di Capua e Benevento, una volta uniti, non si potessero più separare: naturalmente, la dinastia capuana badava bene a tenere uniti i suoi territori, soprattutto quelli di recente conquista, poiché potevano dimostrare ancora velleitarie spinte indipendentiste - in particolare se pensiamo a Benevento che, fino a poco tempo prima, era il più potente Stato longobardo dell'Italia Meridionale. Landolfo II fu così associato al trono da suo padre, Landolfo I (910-943), nel 933, anno in cui fu elevato allo stesso rango anche il fratello maggiore Atenolfo III. Alla morte del padre, il 10 aprile 943, Landolfo II assunse il potere assoluto sia su Capua che su Benevento: egli infatti spodestò dal trono della prima città il cugino omonimo, figlio di suo zio Atenolfo II, e dalla seconda suo fratello maggiore Atenolfo III. I due Principi si rifugiarono a Salerno da Guaimario II (901-946) che gli diede ospitalità e protezione. Il suo primo atto, in quello stesso anno 943, fu quello di associare al trono suo figlio Pandolfo I. Fu forse per commemorare questo avvenimento che a Capua (tra poco mi soffermerò anche sulla zecca emittente) si batté questo mezzo denaro in argento recante su ogni lato il nome ed il titolo principesco dei due regnanti longobardi. La politica di Landolfo II fu in linea con quella dei suoi predecessori: mentre da un lato promosse un avvicinamento diplomatico verso il Principato di Salerno, su cui iniziò a nutrire delle mire espansionistiche, prese le distanze da Costantinopoli, favorendo azioni di disturbo nelle province bizantine d'Italia. Nel 946, alla morte di Guaimario II, con l'ascesa di Gisulfo I (946-977), giovane ed inesperto, Landolfo II volle avviare l'invasione del salernitano per la sua annessione al Principato. Per questo motivo intrattenne rapporti amichevoli con il Duca di Napoli Giovanni III (928-968), il quale fornì un appoggio concreto per incentivare la spedizione di Landolfo. Il suo piano però fallì miseramente: l'esercito capuano, unito ai contingenti napoletani, fu sconfitto presso l'odierna Cava dei Tirreni dagli Amalfitani di Mastalo II (953-958), alleato dei Salernitani. Dopo la cocente sconfitta, Landolfo II ruppe l'alleanza con Giovanni III per passare con gli Amalfitani ed i Salernitani e mosse guerra al suo vecchio alleato napoletano: l'azione, però, si concluse con un nulla di fatto anche questa volta, dato che l'unico avvenimento eclatante della guerra fu l'assedio e la distruzione di Nola. A partire dal 955, la politica anti-bizantina del Nostro si fece ancora più aggressiva, ma i Greci si dimostrarono più preparati del previsto e Landolfo fu costretto ad ammetterne la superiorità. Alla fine del suo regno, Landolfo II, che intanto, nel 959 aveva affiancato a lui stesso ed al primogenito Pandolfo l'altro figlio omonimo, aveva fallito tutti gli obiettivi politici e militari che si era imposto. Anche per l'associazione al trono del secondo figlio Landolfo fu coniato a Capua un mezzo denaro recante, sul modello di questo oggetto della nostra discussione, i nomi abbreviati dei tre personaggi (cfr. Sambon, Recueil, p. 67, n° 153, con figura nel testo). Morì con questa delusione nel maggio del 961. Gli successe suo figlio Pandolfo I Capodiferro, in assoluto il più illustre esponente della dinastia capuana che riuscì, dopo più di un secolo, a riunire in una sola compagine territoriale l'antica Langobardia Minor beneventana, prima che si dividesse in più Principati indipendenti. Il potere effettivo fu esercitato da Pandolfo, nonostante il fratello Landolfo III fosse ancora co-reggente. La morte prematura di quest'ultimo, nel 968, lasciò Pandolfo unico padrone dell'Italia Meridionale longobarda. Le prime attestazioni di questi mezzi denari le ho riscontrate nel libro del Principe di San Giorgio, Domenico Spinelli, pubblicato a Napoli nel 1844 per cura di Michele Tafuri dal titolo Monete cufiche battute da Principi longobardi, normanni e svevi nel Regno delle Due Sicilie (cfr. tra i suddetti riferimenti bibliografici). In questo contesto vengono segnalati ben tre esemplari appartenenti alla ricchissima Collezione del Principe, illustrati mediante disegno nel trafiletto a pag. 3 del suo volume (fig. 1). Purtroppo, le monete furono male interpretate all'epoca e bisogna attendere gli studi dei più celebri Giulio ed Arturo Sambon agli inizi del secolo scorso per avere una panoramica più chiara intorno a queste particolari monete. Mentre per Giulio Sambon l'attribuzione a Capua è incerta (in quanto l'Autore era indeciso tra Capua e Benevento: cfr. quanto da lui detto in nota nel suo Repertorio sopra citato), per Arturo Sambon, nel Recueil, queste monetine vennero attribuite con certezza a Capua e datate alla metà del secolo X. L'esistenza di un atelier monetario a Capua in epoca longobarda è ben attestato - dice Sambon - grazie alla cronaca lasciataci dal rabbino Achimaaz: costui, narrando la storia della sua famiglia dall'850 al 1054 circa, racconta che un certo Samuele figlio di Chananel una volta sposatosi si trasferì nel 940 da Benevento, dove aveva vissuto fino ad allora, a Capua in qualità di "maitre de la Monnaie". Come datazione, tra l'altro, coincide pure con quella assegnata per questo mezzo denaro (943-958). Samuele, infatti, sembra abbia esercitato il suo incarico nella zecca capuana anche sotto Pandolfo I, successore di Landolfo II. L'attività monetaria di Capua in questo periodo, che non fu molto prolifica come dimostrato anche dalla rarità di questi pezzi, sarebbe servita, sempre secondo la ricostruzione del Sambon, ad alimentare con nuovo numerario il commercio affievolito del Principato di Benevento, ormai in decadenza rispetto agli antichi fasti. Un esemplare di questo mezzo denaro per Landolfo II e Pandolfo I era segnalato anche nella prima Collezione Sambon esitata a Milano nel 1897: nel catalogo di detta vendita se ne ritrova la descrizione a pag. 22, n° 267. Il celeberrimo studioso francese non trascura di osservare che, in molti casi, le lettere componenti le legende di questi nominali sono mal coniate e difficilmente si leggono nella loro interezza. Comunissime, infatti, sono le schiacciature di conio e i difetti di coniazione, come si osserva anche dai disegni pubblicati dallo Spinelli (fig. 1). Inoltre, la dicitura di mezzo denaro, di cui oggi qualcuno dubita, è dovuta essenzialmente al peso ridotto di questi pezzi. Fig. 1: Trafiletto illustrato con i mezzi denari capuani tratto dall'opera numismatica dello Spinelli. Mi scuso per la qualità delle foto, ma ho dovuto apportarvi qualche modifica per adattarle all'interno del presente post. Continua... Modificato 2 Ottobre, 2016 da Caio Ottavio 17 Cita
odjob Inviato 3 Ottobre, 2016 #2 Inviato 3 Ottobre, 2016 Ciao @Caio Ottavio gran bel pezzo di storia e mi piace anche la scheda storica che accompagna la moneta.Ci sono monete fior di conio che non valgono un millimetro di questa moneta --Salutoni -odjob 1 Cita
Gaetano95 Inviato 3 Ottobre, 2016 #3 Inviato 3 Ottobre, 2016 @Caio Ottavio sei un grande! Complimenti per descrizione e contestualizzazione che fanno apprezzare ancora di più una moneta che almeno a me fa luccicare gli occhi...Complimenti vivissimi al possessore. Aspetto il continuo Cita
Caio Ottavio Inviato 3 Ottobre, 2016 Autore #4 Inviato 3 Ottobre, 2016 Grazie mille ad @odjob, @Gaetano95 e tutti coloro che hanno letto ed apprezzato finora la prima parte di questo mio post. Sicuramente stiamo parlando di una moneta molto interessante che ha ancora qualche sorpresa da regalare a chi la studia: le ricerche proseguono e prestissimo ci sarà anche la seconda (e probabilmente ultima) parte. Grazie ancora per la vostra cortese attenzione! Cita
sforza Inviato 3 Ottobre, 2016 #5 Inviato 3 Ottobre, 2016 Complimenti per l'interessantissima scheda di inquadramento storico . numismatico e, soprattutto per la splendida moneta.... un sogno per la maggior parte dei numismatici!!! Davvero complimenti al fortunato possessore!! Cita
Caio Ottavio Inviato 4 Ottobre, 2016 Autore #6 Inviato 4 Ottobre, 2016 (modificato) Salve @sforza, grazie per il tuo interesse: tra poco mi dedicherò alla stesura della seconda parte. Ci saranno risvolti, credo, piuttosto accattivanti. Modificato 4 Ottobre, 2016 da Caio Ottavio Cita
Caio Ottavio Inviato 4 Ottobre, 2016 Autore #7 Inviato 4 Ottobre, 2016 (modificato) Continua dal precedente post # 1. Come promesso, eccoci alle prese con la seconda parte della nostra disamina storico-numismatica del mezzo denaro longobardo di zecca capuana. L'altra volta ci eravamo lasciati con il trafiletto illustrato contenuto nell'opera numismatica dello Spinelli: ebbene, l'opera di questo illustre cultore ha dato adito, in seguito, a varie speculazioni su questa moneta. Nel 1891 uscì a Salerno la prima parte del catalogo numismatico del padre benedettino Gaetano Foresio, dedicato soprattutto alle monete da lui possedute, ma non solo. A pagina 27 di questo testo, molto chiacchierato all'epoca anche da parte dello stesso Sambon (con cui il Foresio aveva avuto qualche confronto – si dice – non proprio amichevole), vengono descritte due monete ai numeri 23 e 24 (dal peso di acini 12, la prima, e acini 11, la seconda), non illustrate delle tavole perché non si trovavano nella Collezione del monaco benedettino. Egli ne dava la segnalazione prendendone notizia dal catalogo dello Spinelli appena citato. Le monete, però, sono descritte male e parimenti interpretate, poiché il Foresio si basò sulla descrizione datane dallo Spinelli che, come accennato, era già errata di suo. L'errore fu dunque perpetuato, ma grazie ai disegni riportati dal celebre studioso di origini frassesi, possiamo oggi comprendere che i mezzi denari di Capua descritti ed illustrati dallo Spinelli furono di sana piana riportati nel successivo catalogo del Foresio, il quale li attribuiva a Pandolfo Capodiferro con suo figlio omonimo (978-981). Un dato interessantissimo per la datazione di questa moneta si può ricavare da un ritrovamento avvenuto qualche anno prima della pubblicazione del catalogo dello Spinelli, ma i cui dati furono resi noti sempre nel 1844. Mi riferisco al cosiddetto Obrzycko hoard, un ripostiglio di monete medievali di varie nazionalità (sia europee che arabe, con qualche sporadico esemplare classico del periodo romano imperiale e poi bizantino) rinvenuto in una località nei pressi di Poznan, in Polonia. Cosa c'entra, dunque, con il nostro mezzo denaro un tesoretto alto medievale rinvenuto in Polonia le cui vicende si sono giocate tra il 1842 ed il 1843? I risultati del contenuto di questo hoard furono pubblicati per la prima volta l'anno successivo, nel 1844, a Berlino da Julius Friedlaender in un volumetto dal titolo Der Fund von Obrzycko. A pagina 16 viene classificata una moneta che il noto numismatico tedesco non riesce bene ad interpretare. Per una migliore comprensione della sua disamina, lascio in fig. 2 un'immagine che ne contiene il testo. Fig. 2: La descrizione che il Friedlaender riporta a pagina 16 del suo resoconto sul ripostiglio di Obrzycko. Già dalla descrizione (errata anch'essa come quelle in cui ci siamo imbattute per tutto l'Ottocento), ma ancor di più dai dubbi che l'Autore esprime sia riguardo la lettura delle lettere PP, che in realtà andrebbero corrette in PR come egli stesso faceva notare, che per lo scetticismo dimostrato verso la sua supposta appartenenza alla numismatica tedesca (il Friedlaender aveva inserito infatti questa moneta tra le incerte di area tedesca!) hanno fatto riconoscere in questa moneta un mezzo denaro del tutto simile a quello oggetto di questa discussione. Se ne conclude, quindi, che un esemplare (Ein Exemplar) di questo tipo capuano fu rinvenuto nella prima metà del XIX secolo in Polonia in un contesto che venne datato al 973. Intorno a questa data, infatti, ancora oggi comunemente accettata, si è fissato l'interramento dell'intero ed eterogeneo hoard. La monetina di Capua, dunque, doveva essere stata coniata ben prima di questa data e poi essere giunta nei territori dell'odierna Polonia, forse grazie alla circolazione. Forse, almeno è un mio primo pensiero, il mezzo denaro capuano è giunto in Polonia insieme alle altre monete italiane ivi rinvenute (descritte dal Friedlaender alle pp. 20 e 21): due esemplari frammentati di denari di Pavia coniati a nome di Berengario II d'Ivrea insieme a suo figlio Adalberto II (950-961); diversi esemplari di denari delle zecche di Pavia e Milano per l'imperatore Ottone I (936-973) - alcuni dei quali frammentati - e un esemplare di denaro coniato da Papa Giovanni XIII in unione con Ottone I, datato tra il 965 ed il 972. Sarebbe questa, quindi, una delle monete più recenti dell'intero tesoretto. L'unione dei nomi del Papa Giovanni con Ottone I non deve sorprendere, in quanto il nuovo Papa fu scelto dall'imperatore tedesco in virtù del Privilegium Othonis del 962. In particolare, la presenza di quest'ultimo denaro è interessantissima per instaurare in collegamento con il nostro mezzo denaro presente nel tesoretto di Obrzycko. Infatti, Giovanni XIII, costretto da una rivolta filo-imperiale scatenata nel dicembre del 965 a Roma da Pietro, Prefetto della Città, coadiuvato dal Conte Roffredo e dal Vestiario Stefano, riparò a Capua, mettendosi sotto la protezione del Principe Pandolfo Capodiferro. Il Papa restò a Capua fino al novembre del 966, quando finalmente poté fare ritorno a Roma. E' plausibile, quindi, secondo una mia ipotesi, che il mezzo denaro di Capua sia giunto in Polonia insieme al denaro coniato a nome di Giovanni XIII, le cui vicende storiche si intrecciano con quelle del Principe Pandolfo di Capua. Da qui una seconda ipotesi attributiva sviluppata dagli Autori del MEC 14, Philip Grierson e Lucia Travaini, proprio in considerazione dell’esemplare proveniente dal ritrovamento di Obrzycko. Sia tenendo conto della data dell’interramento del gruzzoletto (973), sia per il fatto, che ipotizzo in questa sede per la prima volta, che il mezzo denaro capuano sia arrivato in Polonia assieme al denaro di Papa Giovanni XIII in unione con Ottone I, per via degli eventi storici che abbiamo già elencato sopra, la tipologia dovrebbe risalire al regno di Pandolfo Capodiferro (943-981) insieme a suo fratello minore Landolfo III. La co-reggenza tra i due iniziò già sotto il padre Landolfo II, nel 959, ma la moneta fu coniata quando Pandolfo assunse il titolo principesco insieme al fratello, dopo la morte del loro genitore, nel 961. Landolfo premorì al fratello maggiore quando era ancora giovane, nel 968, e dunque i mezzi denari a nome di Pandolfo e Landolfo III non possono che datarsi tra il 961 ed il 968. La classificazione tradizionale esposta finora, che fa capo ai testi del Sambon e a quelli che ne hanno seguito le nozioni, andrebbe di conseguenza rivista alla luce di queste considerazioni, avanzate, per quanto ne sappia, in primis proprio nel MEC 14. Il mezzo denaro in questione non andrebbe più assegnato a Landolfo II e a Pandolfo Capodiferro, bensì a quest’ultimo in unione con il fratello Landolfo III. Nonostante tutto, però, ancora oggi il maggior punto di riferimento per le monete longobarde capuane è costituito dal Recueil di Sambon (cfr. MEC 14, p. 51), sia per le descrizioni che per le illustrazioni di molte rare monete di questa zecca. Nel panorama della monetazione di Capua questi nominali da mezzi denari sono piuttosto particolari: nel primo periodo longobardo, quando la zecca inizia a produrre monete intorno al IX secolo, si realizzarono denari in argento simili per stile e pondometria a quelli già coniati a Benevento. Solo con l’avvento del X secolo i denari furono accantonati per lasciare il posto a questi mezzi denari che, forse, sostituirono i vecchi denari più grandi e pesanti del secolo precedente. Per questo motivo, alcuni hanno ipotizzato che i piccoli nominali in questione potessero essere dei denari coniati con peso ridotto ed introdotti in circolazione grazie ad un corso forzoso instaurato dall’autorità emittente. Tali teorie, però, necessitano ancora di una conferma o di una smentita. Passiamo ora a repertoriare tutti gli altri esemplari di questa tipologia di cui sono venuto a conoscenza grazie ai testi pubblicati sull’argomento, tralasciando la parte più antica del XIX secolo che abbiamo già abbondantemente illustrato. Da MEC 14, pag. 51 si apprende come la più grande raccolta di monete della zecca di Capua fosse stata messa insieme da Giulio Sambon, per poi essere esitata al pubblico incanto, con le altre parti della sua vasta Collezione, nell’asta già citata del 1897, ed in cui, come abbiamo già visto, compare un solo esemplare di questo mezzo denaro. Nel 1939 vide la luce, a Roma, il diciottesimo volume del Corpus Nummorum Italicorum (CNI) che comprendeva tutte quelle monete riconosciute, ancora ai nostri giorni, come il prodotto delle zecche minori dell’Italia Meridionale continentale. In questo volume trovò spazio anche la zecca di Capua e, del mezzo denaro in oggetto, ho riscontrato, stando ai pesi riportati, almeno quattro esemplari facenti parte della Collezione Reale (0,41-0,46-0,49 e 0,58 g.). Un’immagine di una di queste monete (fig. 3) si trova alla tav. XII, n° 22, anche se nella parte descrittiva la foto viene assegnata al numero 2, anziché al numero 1, come sarebbe invece corretto riportare. Nel 1998, all’uscita del MEC 14, comprendente il catalogo delle raccolte del Fitzwilliam Museum di Cambridge, alla tav. 1, n° 8 (fig. 4) vi è fotografato un altro esemplare di questa stessa tipologia (descrizione a p. 592). La moneta in questione, alquanto frammentata rispetto a quella riportata qui in foto, proveniva dalla Collezione del Grierson, il quale vi annota ben due passaggi d’asta, di cui uno molto prestigioso: la vendita Tinchant del 4 aprile 1957, in cui risultava già ex Sambon-Giliberti, lotto n° 68. Purtroppo, sembra sia molto difficile trovare altre fotografie di mezzi denari simili, in quanto neanche nella recente pubblicazione di A. D’Andrea e V. Contreras, Le zecche minori della Campania – volume II, è comparsa un’immagine fotografica per la suddetta tipologia, bensì vi si ritrova un disegno tratto dal Repertorio di G. Sambon. Fig. 3: CNI XVIII, tav. XII, n° 22. Fig. 4: MEC 14, plate 1, n° 8. A questo punto mi sorge spontanea una domanda: esiste la possibilità che, anche nella sede di questa discussione, possano essere trovate altre testimonianze fotografiche di monete da mezzo denaro capuano simile per tipologia al nostro? Non vorrei dilungarmi troppo in discorsi che poi potrebbero annoiare, mi rendo conto che fino ad ora sono già stato abbastanza prolisso. Ringraziandovi per l’attenzione che vorrete dedicare a questa mia riflessione, vi invito a contribuire con qualsiasi considerazione, informazione, segnalazione o altro che possa arricchire la nostra conoscenza su questa rara ed interessante moneta alto-medievale: ogni commento o integrazione di sorta saranno ovviamente i benvenuti. Modificato 5 Ottobre, 2016 da Caio Ottavio 6 Cita
rockjaw Inviato 5 Ottobre, 2016 #8 Inviato 5 Ottobre, 2016 Nell'altro testo di D'Andrea-Contreras sul periodo, The coins of independent Lordships in Campania, ne è riportata la foto ma è la stessa moneta del Fitzwilliam Museum. Credo che per sperare di rintracciare altri esemplari, al di là delle collezioni private, si debba ricorrere a qualche repertorio di ritrovamenti. Il riferimento principale, anche pioneristico per la vastità, credo sia il Repertorio dei ritrovamenti di moneta altomedievale in Italia (489-1002) di Arslan, edito dal CISAM nel 2005 e poi aggiornato online dall'autore sul suo sito...che però se ben ricordo è offline già da un po'. Bisognerebbe scrivergli... 1 Cita
Caio Ottavio Inviato 5 Ottobre, 2016 Autore #9 Inviato 5 Ottobre, 2016 Grazie mille, @rockjaw, per il tuo suggerimento. Avevo sfogliato poco tempo fa il volume The coins of independent Lordships in Campania che hai indicato, ma non l'avevo menzionato proprio perché l'immagine riportata è la stessa già pubblicata nel MEC 14, dunque non valeva come nuova foto, essendo sempre lo stesso l'esemplare ritratto in entrambe le pubblicazioni. D'altro canto, quando si parla di monete così rare è già tanto disporre di un disegno o, al massimo, di una foto di scarsa qualità. Ottimo anche il suggerimento del testo di Arslan che, sinceramente, non conosco in modo approfondito. Mi metterò alla ricerca e vedrò, se riesco a trovarlo, cosa ne ricavo a livello informativo. Grazie ancora, a presto! Cita
rockjaw Inviato 14 Ottobre, 2016 #10 Inviato 14 Ottobre, 2016 In questi giorni mi sono dedicato, nei ritagli di tempo, essendo un periodo abbastanza convulso, alla consultazione del Repertorio di Arslan del 2005 e, purtroppo, non ho trovato notizie di ritrovamenti di monete longobarde capuane in generale e, dunque, nemmeno del tipo specifico. Ad ogni modo, il testo per sua natura e struttura è abbastanza "pesante", per cui potrebbe anche essermi sfuggito qualcosa...come già anticipato, però, volendo continuare su questa strada dell'esame delle notizie di ritrovamenti, credo valga la pena di contattare direttamente il prof. Arslan per ulteriori approfondimenti ed eventuali dati, dal momento che ha continuato ad aggiornare online il suo repertorio in questi 11 anni. Il suo sito, però, pare non essere più disponibile... Cita
Caio Ottavio Inviato 14 Ottobre, 2016 Autore #11 Inviato 14 Ottobre, 2016 (modificato) @rockjaw, volevo ringraziarti per l'impegno che hai profuso in questa ricerca: io avevo individuato il volume di Arslan, ma non ho avuto ancora il tempo di visionarlo. Considerando il tuo resoconto, però, sembra che non ci sia nulla al riguardo: magari, appena potrò, gli darò anche io un'occhiata. L'unica strada percorribile è appunto il contatto diretto con il Prof. Arslan: sicuramente è una soluzione che, spero, riserverà risvolti interessanti. Vedremo cosa potremo fare. Intanto ancora un grazie sentito per il tuo interesse per questa particolare emissione. Modificato 14 Ottobre, 2016 da Caio Ottavio 1 Cita
rockjaw Inviato 14 Ottobre, 2016 #12 Inviato 14 Ottobre, 2016 Figurati, è sempre un piacere! Sono contento di aver dato, per quanto mi è possibile, un qualche utile contributo... 1 Cita
Caio Ottavio Inviato 13 Novembre, 2016 Autore #13 Inviato 13 Novembre, 2016 (modificato) Salve a tutti. Riprendo questa discussione per segnalare una novità. Leggendo un articolo di Ermanno A. Arslan, Monetazione di età longobarda nel Mezzogiorno, contenuto nella pubblicazione di Giuseppe Roma (a cura di), I Longobardi del Sud, Roma 2010, a p. 90 si fa riferimento proprio al discusso ritrovamento polacco di Obrzycko. Cito letteralmente dalla detta pagina: "Si sospetta un cultura monetaria nuovamente abbastanza sofisticata, destinata a svilupparsi, nel X-XI secolo, con riferimento alle vicende monetarie dei centri della costa e all’economia vitale e in crescita del territorio rimasto bizantino, oggi ormai sufficientemente noto. Con una possibilità di movimento della moneta nei secoli precedenti impensabile, come viene dimostrato, ad esempio, dalla presenza di argento di Capua nel ripostiglio, chiuso dopo il 973, ad Obrzycko (Poznam; Polonia)." Dunque, sembra che l'esemplare rinvenuto nell'Ottocento in Polonia fosse uno dei pochi, se non il solo al momento, ad essere contestualizzato a livello archeologico. Se siamo fermi a questo dato, c'è una buona probabilità che non vi siano nuove scoperte (e quindi novità rilevanti anche in termini di esemplari noti) al momento, su questo raro nominale. Modificato 13 Novembre, 2016 da Caio Ottavio 1 Cita
Caio Ottavio Inviato 30 Novembre, 2016 Autore #14 Inviato 30 Novembre, 2016 (modificato) Buone nuove appena giunte dalla mia ultima ricerca. Aggiorno questa discussione in quanto, tra le fonti, possiamo ora annoverare anche il parere lasciatoci in merito a questo denaro e al suo ritrovamento nel ripostiglio polacco dalla prof.ssa Travaini in un suo scritto del 2003. Innanzitutto, bisogna ribadire nuovamente la rarità di queste (come di altre) monete capuane che già di per sé rende ardui gli studi intorno ai singoli esemplari. Inoltre, a ciò si deve aggiungere la mancanza di ritrovamenti accertati. In poche parole, grazie a questo scritto, possiamo finalmente dire con una certa sicurezza che rinvenimenti documentati di mezzi denari (o denari che dir si voglia) capuani come quello oggetto di questa discussione sono pressoché del tutto assenti, almeno fino ai giorni nostri. Questa mancanza, connessa sempre alla rarità, porta ad una difficile collocazione cronologica del pezzo. Unica eccezione degna di nota è, appunto, il ripostiglio di Obrzycko (Poznam) che, dall'Ottocento ai giorni nostri, rimane ancora l'unico in grado di annoverare in un contesto ben definito (anche cronologicamente) un mezzo denaro capuano del tipo in questione. Prima di quest'oggi non ero riuscito a reperire un'immagine del mezzo denaro capuano rinvenuto in Polonia ed illustrato nel 1844 dal Friedlaender (tav. III, n° 4), ma ora fortunatamente ho risolto e con piacere allego qui di seguito un disegno da me eseguito tenendo dinanzi quello inserito nelle tavole dello studio del Friedlaender. Penso così di fare cosa gradita a tutti gli appassionati di questa particolare monetazione e, nel dettaglio, del mezzo denaro longobardo dei Principi Pandolfo I e Landolfo III. Grazie per l'attenzione. Modificato 30 Novembre, 2016 da Caio Ottavio 2 Cita
numa numa Inviato 8 Dicembre, 2016 Supporter #15 Inviato 8 Dicembre, 2016 moneta affascinante. Era presente nella collezione Sambon (1897) al . 267 mentre non era presente nelle collezioni Fusco e Tafuri. Era presente nella Sambon Giliberti al n. 68 e illustrata in Tav. II , mentre sorprendentemente era assente dalla Coll. Cora 1 Cita
Caio Ottavio Inviato 9 Dicembre, 2016 Autore #16 Inviato 9 Dicembre, 2016 (modificato) Ti ringrazio molto @numa numa per il tuo intervento, utilissimo per il censimento nelle collezioni numismatiche , diciamo così, "storiche". Al catalogo della coll. Sambon del 1897 avevo già dato un'occhiata, mentre per gli altri repertori dovevo ancora controllare, anche perché i rispettivi cataloghi non sono facili da reperire. Comunque, grazie! Appena posso consulterò quello delle coll. Sambon-Giliberti, soprattutto perché sono incuriosito dalla figura nella tavola. Intanto, se vuoi, puoi trascrivere qui (o allegare un ritaglio riguardo) gli stralci dei suddetti cataloghi: forse sarebbe di utilità anche per gli altri che seguono la discussione. Ancora grazie. Modificato 9 Dicembre, 2016 da Caio Ottavio Cita
numa numa Inviato 9 Dicembre, 2016 Supporter #17 Inviato 9 Dicembre, 2016 Volentieri ma sono in viaggio in questi giorni mi riprometto di farlo al rientro Cita
Caio Ottavio Inviato 10 Dicembre, 2016 Autore #18 Inviato 10 Dicembre, 2016 22 ore fa, numa numa dice: Volentieri ma sono in viaggio in questi giorni mi riprometto di farlo al rientro Certo, nessun problema, anzi, attendiamo tue notizie al rientro con vero piacere! Ci troverai sempre qui interessati ad ulteriori novità, intanto fai buon viaggio! Cita
numa numa Inviato 11 Dicembre, 2016 Supporter #19 Inviato 11 Dicembre, 2016 Oltre alla Sambon (1897) e alla Sambon - Giliberti (Canessa 1921) ho trovato un terzo esemplare, molto bello, nella celebre collezione Catemario esitata da SPINK-TAISEI asta 52 , part 2, 27 ottobre 1994 a Zurigo. Il lotto è il 927 descritto come : Landolfo II e Pandolfo principi 938-943 mezzo denaro LAN=PRI nel campo PAL=PRI nel campo CNI 1 Rep. 483 Rarissimo. Molto bello stima 1000 la moneta è fotografata, purtroppo non è riportato il peso. Inoltre ti suggerirei di dare un'occhiata alla vendita della coll. Cappelli, esitata da NAC se non ricordo male. Per un'i^ndagine piu' esaustiva ti consiglio di contattare la SNI che ha una grande apparato di cataloghi di vendita di riferimento e fanno un davvero un ottimo servizio di ricerca (puoi rivolgerti al Bibliotecario Giuseppe Girola a mio nome se ti fosse utile) . Buona ricerca! 1 Cita
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