Questo è un post popolare Cinna74 Inviato 26 Gennaio, 2017 Questo è un post popolare #1 Inviato 26 Gennaio, 2017 Qualche sera fa, mentre girovagavo fra le pagine del forum, il mio primogenito "quattrenne" si è affacciato allo schermo del tablet che stavo maneggiando. Proprio in quel momento faceva bella mostra di se l'immagine del 5 pounds del 1839. Bontà sua: "Papà chi è questa signora con il leone?". Ho pensato subito: "Bello di papà, emmo' come te lo spiego?". Ho preso tempo per cercare in rete qualcosa che potesse aiutarmi nell'impresa di raccontare ad un bimbo il poema di Edmund Spenser, "The Faerie Queene". Dopo poco mi sono imbattuto in un sito britannico di fiabe che presentava proprio l'estratto che ci interessava. http://www.heritage-history.com/?c=read&author=langjean&book=queen&story=una Ho richiamato mio figlio e, con fare smargiasso innanzi alle perplessità di mia moglie, mi proponevo di tradurlo e al contempo raccontarlo al piccolo. Purtroppo non ho fatto una bella figura; il mio inglese è un po' arrugginito. L'andamento claudicante delle parole uscite dalla mia bocca ha indotto entrambi a canzonarmi e il sottoscritto a prepararsi meglio. Ebbene ho tradotto la pagina, rendendola comprensibile ad un bambino. Ho deciso di rendere il forum partecipe nella speranza che questa fiaba possa aiutare nella comprensione della moneta e, perché no, essere usata al momento della nanna da altri papà del nostro forum. UNA E IL LEONE Una and the Lion by Briton Rivière In un epoca lontana nel tempo, in un paese non lontano da Fairyland, viveva un re e una regina con la loro figlia, il cui nome era Una. Una era una delle più belle principesse di tutti i tempi, ed era tanto buona quanto bella. Lei, suo padre e sua madre si amavano molto ed erano molto felici insieme, fino a quando una cosa terribile accadde nel loro regno e portò via tutta la loro felicità. Un drago spaventoso venne da un altro paese e uccise uomini, donne e bambini. Con il suo alito di fuoco sradicava gli alberi, riduceva l'erba e i fiori in cenere nera, e uccise tutti coloro che attraversarono la sua strada. Avrebbe ucciso anche il padre e la madre di Una, ma essi, ed alcuni dei loro servi, si rinchiusero in una torre di ottone. Il drago cercò per molto tempo di entrare e di ottenerli in pasto, ma la torre era così solida che non poteva rompersi. Per sette anni il re e la regina si nascosero nelle loro torre, mentre il drago pazientava di fuori. Molti coraggiosi cavalieri vennero e combatterono contro l'orribile mostro cercando di salvare il re e la regina. Ma il drago era più forte di tutti i guerrieri ed uccise ognuno di loro. Alla fine Una decise di cavalcare fino a Fairyland e chiedere alla Regina delle Fate di inviare uno dei suoi cavalieri per ammazzare il drago. Una non prese al seguito nessun soldato né servi. Un nano trasportò per lei il cibo ed i vestiti di cui aveva bisogno e la condusse sulla groppa di un piccolo asino bianco. Il suo vestito era bianco, ma lei coprì la sua bella e lucente chioma d'oro con un mantello nero per mostrare che si sentiva triste. Il suo bel viso era molto addolorato, perché era tanto infelice per le cose crudeli che il drago aveva fatto e per il pericolo che i suoi cari genitori stavano correndo. Una arrivò senza intoppi alla corte della regina Faerie. Un giovane cavaliere, senza paura, fedele e vigoroso, si offrì di tornare con lei ad uccidere il drago. Il suo nome era Giorgio, ma, sul petto della sua armatura d'argento e sul suo scudo d'argento, aveva dipinto una croce rossa. Così la gente lo chiamava “il cavaliere dalla croce rossa”. Il sole splendeva luminoso, e gli uccelli cantavano dolcemente, mentre Una e il suo cavaliere cavalcavano attraverso i boschi che si trovavano tra il regno di suo padre e le terre della regina di Faerie. Il grande cavallo da battaglia del cavaliere saltellava e mordeva il freno per permettere all'asinello di Una ,che, al contrario, poggiava delicatamente le zampe sull'erba, di restargli fianco a fianco lungo la strada. Non si erano ancora allontanati di molto che una tempesta li colse. Il cielo si oscurò e la pioggia cadde pesantemente, e si sarebbero inzuppati tutti se non avessero trovato rifugio in un fitto bosco. C'erano ampi sentieri in questa foresta. Gli alberi ad alto fusto avevano fronde rigogliose e cresciute così vicine che la pioggia non riusciva ad attraversarle. Erano in un così bel bosco, ed erano così felici di parlare assieme ascoltando il dolce canto degli uccelli, che cavalcarono a lungo senza accorgersi di dove stavano andando. Così, quando la pioggia cessò e desiderarono tornare sulla strada aperta, non riuscirono a trovare la via. Vagarono in lungo e in largo finché giunsero all'imbocco di un grande caverna buia. Il cavaliere balzò da cavallo, diede da tenere in mano la sua lancia al nano, e andò avanti per controllare se qualcosa fosse nascosto nel buio. "Non essere così avventato!" gridò Una; "So che questo è un luogo terribilmente pericoloso, e che un mostro terribile abita in quel covo nero!" Anche il nano, spaventato, lo pregò di venire via, ma il cavaliere disse, "Mi vergognerei se tornassi indietro. Se un uomo è buono non ha bisogno di avere paura del buio." Così entrò nelle tenebre, e nella penombra generata dalla sua armatura splendente vide un mostro orribile. Aveva una gran brutta testa e una coda lunga e maculata come quella di un serpente. La bestia si precipitò sul cavaliere, ruggendo furiosamente. Giorgio la colpì con la sua spada, ma, nonostante la ferita, il mostro avvolse la sua orribile coda intorno a lui, fino a quando questi fu quasi schiacciato a morte. Una lo incitò a non avere timore e a combattere il mostro con coraggio e lui, colpendo con tutte le sue forze, gli tagliò la testa. Passato il pericolo Una e Giorgio cavalcarono allegri, e, mentre calava la sera, trovarono una via d'uscita dal bosco. Sulla strada incontrarono un vecchio che sembrava gentile e buono. Offrì loro ospitalità per la notte nella sua casa, in una piccola valle poco distante, e loro accettarono volentieri . Questo vecchio era però un mago malvagio e, in realtà, voleva fare loro del male. Quando giacquero per riposare, iniziò a lavorare con la sua magia su di loro. Con le sue arti fece credere al cavaliere dalla Croce Rossa che Una era falsa, molto malvagia e che fosse saggio starle lontano. Alle prime luci dell'alba il cavaliere fece sellare il suo cavallo dal nano e andarono via insieme, lasciando Una addormentata nella casa del mago malvagio. Poco tempo dopo Una si svegliò e non li trovò più; poté solo piangere amaramente per quella che le sembrò una crudeltà. Cavalcò più velocemente che poteva, ma il suo asinello era lento, e non aveva alcuna possibilità di raggiungerli. Giorno dopo giorno, per monti e per valli, nei boschi e nelle brughiere solitarie, cercò il suo cavaliere. Il suo cuore era molto triste perché colui che amava l'aveva abbandonata così all'improvviso. Un giorno, molto stanca, si sdraiò per riposare sotto gli alberi in un fitto bosco. Si tolse il mantello nero e i suoi magnifici capelli d'oro è caddero liberamente intorno al viso. Il suo volto era così bello e così pieno di bontà che sembrava fare luce nel luogo ombreggiato. Improvvisamente un leone furioso uscì fuori dal bosco e si avventò su di lei. Era a caccia di qualcosa da uccidere e mangiare e, quando vide Una, corse verso di lei avidamente, con le fauci fameliche spalancate . Quando vide il bel viso però, invece di farla a pezzi, si mise a leccarle dolcemente le piccole mani bianche ed i piedi.Il cuore triste di Una era così grato al nobile animale che le sue lacrime caddero sul felino. Il leone non l'avrebbe lasciata. Continuava a vegliarla mentre dormiva e, quando era sveglia, la seguiva come un cane fedele. Vagarono insieme, ma non incontrarono mai nessuno a cui chiedere aiuto nel cercare il cavaliere dalla croce rossa. Finalmente, una sera, videro una giovane donna camminare su un sentiero di montagna ripido, portando una pentola di acqua sulla schiena. Una la chiamò ma, quando si guardò intorno e vide una bella signora con un leone, la donna si spaventò, buttò via il recipiente e scappò via temendo per la sua vita. Ella viveva in una capanna sulla montagna insieme alla vecchia madre cieca. Quando arrivò a casa si precipitò dentro e chiuse la porta. Una e il felino la seguirono; il leone, con un colpo della forte zampa, spalancò la porta. Le due donne si erano nascoste in un angolo buio, mezze morte dalla paura. Una cercò di confortarle, e chiese loro rifugio per la notte. Quando calò il buio si sdraiò, molto stanca, a dormire. Il suo leone giaceva di guardia ai suoi piedi. In piena notte bussarono alla porta. Era un ladro cattivo, che era solito portare la refurtiva e darla da nascondere alle padrone di casa. Le donne erano così terrorizzate del leone che non osavano uscire dal loro nascondiglio. Così il ladro, in un impeto di rabbia, buttò giù la porta; il leone si precipitò su di lui e lo fece a pezzi. La mattina dopo Una si alzò presto e andò via con il felide. Appena fu partita, le donne si fecero coraggio e uscirono fuori. Quando videro il cadavere del ladro, si adirarono molto. Le corsero dietro, insultandola, ma non riuscirono a raggiungerla. Tornando verso casa incontrarono il mago malvagio. Raccontarono di Una, e lui cavalcò rapidamente per raggiungerla. Con la sua magia si fece un'armatura identica a quella del cavaliere dalla croce rossa. Quando Una lo vide pensò fosse proprio lui che tornava finalmente da lei. Ella però non fù l'unica a cadere nell'inganno del mago. Sansloy, un uomo rude e cattivo, il cui fratello era stato ucciso in uno scontro con il cavaliere dalla croce rossa, arrivò a cavallo. Quando vide la croce rossa sul petto del mago lo caricò furiosamente. Il vecchio mago, volente o nolente, dovette combattere. Sansloy attaccò così ferocemente che lo ferì e lo lasciò sanguinante a terra. Poi Sansloy gli strappò via il casco e stava per ucciderlo, quando vide, al posto del volto giovane e bello del cavaliere dalla croce rossa, la faccia avvizzita ed i capelli grigi del mago malvagio . Sansloy aveva paura del mago, così si tirò indietro e non lo colpì più. Quando si accorse di quanto fosse bella Una, decise di portarla via con lui e di prenderla in moglie. Quando il leone vide il cavaliere afferrare Una, si lanciò in una feroce corsa verso di lui, e lo avrebbe sbranato; ma Sansloy respinse il leone con il suo scudo ed infilzò la sua spada in profondità nel cuore fedele del leone. Con un grande ruggito la nobile bestia cadde morta. Sansloy gettò Una sul suo cavallo e galoppò via con lei. La principessa piangeva e singhiozzava; lo pregò di lasciarla andare, ma Sansloy non la ascoltò. Una si sentì come se non avesse alcun amico, o almeno, nessun amico che potesse aiutarla. Solo l'asinello bianco trottò dietro di lei; non aveva paura di nulla se non di essere lasciato solo, senza la sua amata. Il buio calò e le stelle che uscirono fuori sembrava piangessero per il dolore e l'impotenza di Una. Sansloy alla fine fermò il cavallo e la fece scendere. Quando lui le si avvicinò, Una ebbe tanta paura e gridò per chiedere aiuto. Le sue urla riecheggiarono fra gli alberi. In quei boschi viveva gente selvaggia. Alcuni fra loro erano più simili a bestie che uomini e donne. Ballavano allegramente alla luce delle stelle e, non appena sentirono le grida di Una, fermarono le loro danze e corsero a vedere cosa non andava. Non appena Sansloy li vide, con i loro capelli lunghi, le gambe pelose, le braccia grosse e le facce selvatiche, fu così spaventato che saltò sul suo cavallo e galoppò via. Ma le persone selvagge dei boschi erano più dolci rispetto al vile cavaliere. Quando videro Una, così bella, così spaventata e così triste, sorrisero per dimostrarle che intendevano essere gentili. Poi si inginocchiarono davanti a lei e le baciarono dolcemente i piedi per dimostrarle che le avrebbero obbedito. A quel punto Una non ebbe più paura. Quando queste persone selvatiche videro che lei si fidava di loro, furono così contente che saltarono e ballarono e cantarono per la gioia. Raccolsero fronde verdi e le stesero lungo il suo cammino; la coronarono con foglie per dimostrarle che era la loro regina. In questo modo la portarono a casa, dal loro capo; lui e tutte le belle ninfe del bosco la sua accolsero con gioia. Per un lungo periodo Una visse con loro e fu la loro regina. Alla fine un coraggioso cavaliere giunse da loro. Suo padre era stato un uomo selvaggio dei boschi, ma sua madre era una donna nobile. Era coraggioso e audace come suo padre era stato. Quando era un bambino, e viveva con la gente selvaggia, aveva l'abitudine di rubare cuccioli di leone alle loro madri solo per divertimento. Cavalcava pantere, antilopi,cinghiali, e tigri e lupi con cinghie e briglie, come se stesse giocando con cavalli. Era però dolce come sua madre, nonostante fosse un impavido. Quando Una gli raccontò la storia del cavaliere dalla croce rossa, del leone e di tutte le sue avventure, il suo cuore divenne colmo di pietà. Promise di aiutarla a fuggire e cercare di trovare il cavaliere dalla croce rossa. Così un giorno scapparono via, e, giunta la notte, furono fuori dalla portata degli uomini selvaggi dei boschi. Il mago malvagio seppe della fuga di Una, si vestì come un pellegrino e andò loro incontro. "Hai visto, o hai sentito nulla riguardo al mio prode cavaliere? Egli porta una croce rossa sul petto" Una chiese al vecchio quando si incontrarono. "Ah, sì", disse il mago, "L'ho visto sia vivo che morto. Oggi ho visto una lotta tremenda tra lui e un altro cavaliere, e l'altro cavaliere lo ha ucciso». Sentendo questa bugia crudele, Una cadde svenuta. Il giovane cavaliere coraggioso la sollevò delicatamente e cercò di confortarla. "Dov'è questo uomo che ha ucciso il cavaliere dalla croce rossa, e preso a tutti noi la gioia?" chiese al falso pellegrino. "Egli è qui vicino ora", disse il mago. "L'ho lasciato ad una fontana, a lavare le ferite." Il cavaliere si avviò in tutta fretta, così veloce che Una non riusciva a tenere il suo passo, e in poco tempo arrivarono ad una fontana dove trovarono un cavaliere seduto. Era il malvagio Sansloy, colui che aveva ucciso il leone di Una e l'aveva rapita. Il cavaliere coraggioso si precipitò su di lui con la spada sguainata. "Hai ucciso il cavaliere dalla croce rossa!", disse; "Dovrai a combattere e sarai punito per la tua cattiva azione." "Non ho mai ucciso il cavaliere dalla croce rossa", disse Sansloy, con grande rabbia. "I tuoi nemici ti hanno mandato da me perché ti uccidessi." Poi, come due belve, lottarono. A volte riposavano per un momento, solo per poter attaccarsi l'un l'altro nuovamente, con più forza e veemenza. Il sangue sgorgò dalle loro ferite sulla terra calpestata dai loro piedi, e il suono dei loro colpi feroci risuonò attraverso l'aria. Una era così terrorizzata alla vista del terribile spettacolo che scappò via e li lasciò a combattere furiosamente. Appena si allontanò vide una piccola figura che attraversa i boschi verso di lei. Era proprio il nano. La sua faccia dolente le disse che qualche cosa di brutto era successo al cavaliere dalla croce rossa. Giorgio aveva avuto molte avventure da quando l'aveva lasciata nella capanna del mago, e, alla fine, un gigante lo aveva preso. Lo teneva prigioniero in una triste prigione. Il nano era fuggito, per timore che il gigante lo uccidesse. Una amava il cavaliere dalla croce rossa, tanto che il suo cuore andò quasi in pezzi quando sentì le parole del nano. Prese quindi la decisione di trovare il suo cavaliere e liberarlo. Così parti', vagando su e giù per colline e valli, bagnata da piogge battenti e sferzata da venti pungenti. Alla fine, per buona fortuna, incontrò un cavaliere e il suo scudiero. Questo cavaliere era il buon principe Arturo, il più coraggioso e il migliore di tutti i cavalieri della regina Faerie. Raccontò loro le sue tristi vicende . "Siate di buon umore e consolatevi", disse il principe. "Io non abbandonerò fino a quando non avrò liberato il cavaliere dalla croce rossa." Ed il principe mantenne la sua promessa. La storia di “San Giorgio e il Drago” vi dirà come Una e il suo cavaliere si ritrovarono e si sposarono, dimenticando i dolori passati nella loro grande felicità. Infine inserisco una bella immagine della moneta che ha destato la curiosità del mio bimbo. Per fortuna che non mi ha detto ancora: "Me la compri papà?" Buona serata a tutti gli amici del forum. E. 11 Cita
nikita_ Inviato 26 Gennaio, 2017 Supporter #2 Inviato 26 Gennaio, 2017 Io "purtroppo" ho un ventiduenne ed un ventottenne, e le fiabe le hanno abbondonate da un bel pezzo per il tablet, ipad, smartfone, qr barcode, app android e altre diavolerie che mi fanno desiderare ogni giorno di più una macchina del tempo che mi riporti agli anni '80. La fiaba la leggo per me. 3 Cita Awards
Cinna74 Inviato 27 Gennaio, 2017 Autore #3 Inviato 27 Gennaio, 2017 Aggiungiamo qualche nozione riguardo questa magnifica e costosissima moneta: Fu coniata in 400 esemplari per commemorare l'inizio del regno della sovrana, ma, ad oggi, fra NGC e PCGS sono stati certificati solo 69 esemplari in vari gradi di conservazione. Esistono esemplari con contorno semplice o con l'iscrizione "DECUS ET TUTAMEN ANNO REGNI TERTIO". In realtà ci sono diverse varianti. Wilson e Rasmussen hanno censito un totale di nove diverse varietà. Ognuna ha il proprio grado di rarità nel loro libro (vanno da R2 a R7), ma difficilmente, date le quotazioni, un collezionista potrà raccoglierle tutte. Venne disegnata da William Wyon (1795 a Birmingham - 29 Ottobre 1851), capo incisore alla Royal Mint dal 1828 fino alla sua morte. Nato in una famiglia che poteva contare almeno tre generazioni di incisori impiegati nella zecca reale, continuò la tradizione seguendo le orme del padre, così come fece suo fratello ed in seguito suo figlio. Fra le sue opere vanno ricordati senza dubbio i ritratti della regina Vittoria ancora "giovane" apparsi nelle varie monetazioni dell'impero: Londra Sydney Calcutta Tornando alla moneta in oggetto: All'epoca la raffigurazione della giovane regina come Lady Una fu, senza dubbio, vista come un disegno audace. Fu la prima occasione in cui un monarca britannico venne raffigurato su di una moneta come un personaggio di fantasia. La stessa legenda latina "DIRIGE DEUS GRESSUS MEOS" (Dio guidi i miei passi) è stata successivamente coniata sulla Corona del 2012, coniata per commemorare il Giubileo di Diamante della Regina Elisabetta II. Ho provato a cercare l'origine di questo motto ma ho avuto difficoltà a reperire in rete informazioni certe; probabilmente un passo della bibbia. Ho trovato una preghiera nelle "Confessioni" di Sant'Agostino che potrebbe essere una possibilità: Tu guidi i miei passi Le tue mani, Dio mio, nel segreto della tua provvidenza non abbandonavano invero la mia anima; d'altra parte dal cuore sanguinante di mia madre ti si offriva per me notte e giorno il sacrificio delle sue lacrime. Agisti verso di me in modi mirabili. Fu azione tua, Dio mio, perché dal Signore sono diretti i passi dell'uomo, e gli imporrà la via. Come ottenere la salvezza, se la tua mano non ricrea la tua creazione? (5,7,13). Forse qualcuno può aiutarci a risolvere questo dubbio. Buona serata. 3 Cita
petronius arbiter Inviato 27 Gennaio, 2017 #4 Inviato 27 Gennaio, 2017 1 ora fa, Cinna74 dice: La stessa legenda latina "DIRIGE DEUS GRESSUS MEOS" (Dio guidi i miei passi) è stata successivamente coniata sulla Corona del 2012, coniata per commemorare il Giubileo di Diamante della Regina Elisabetta II. Ho provato a cercare l'origine di questo motto ma ho avuto difficoltà a reperire in rete informazioni certe; probabilmente un passo della bibbia. Forse qualcuno può aiutarci a risolvere questo dubbio. Potrebbe essere una citazione dal Salmo 118, versetto 133: "gressus meos dirige secundum eloquium tuum et non dominetur mei omnis iniustitia" [Dio] dirigi i miei passi secondo la tua parola, e non lasciare che alcuna iniquità mi domini Qui, il testo completo del Salmo http://gregorien.info/bible/id/20/118/en Se non è lui, propendo comunque anch'io per un passo della Bibbia, piuttosto che per una citazione di Sant'Agostino o altri. Bellissima discussione petronius 1 Cita
miza Inviato 27 Gennaio, 2017 #6 Inviato 27 Gennaio, 2017 (modificato) Bellissime monete @Cinna74 penso anch'io si tratti di un versetto Biblico. Potrebbe essere il Salmo 23:3? " Egli mi ristora l'anima,mi conduce per sentieri di giustizia,per amore del suo nome". Modificato 27 Gennaio, 2017 da miza Cita
miza Inviato 27 Gennaio, 2017 #7 Inviato 27 Gennaio, 2017 @Cinna74 Forse questa è ancora più appropriata: Proverbi 16:9. "Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma Dio dirige i suoi passi" 1 Cita
Cinna74 Inviato 27 Gennaio, 2017 Autore #8 Inviato 27 Gennaio, 2017 1 ora fa, petronius arbiter dice: 6Se non è lui, propendo comunque anch'io per un passo della Bibbia, piuttosto che per una citazione di Sant'Agostino o altri. Bellissima discussione petronius San Agostino è effettivamente un'ipotesi fantasiosa. Più facile qualcosa dalla Bibbia. Grazie per l'apprezzamento. Riceverlo dal "romanziere" del nostro forum fa piacere. 1 ora fa, refero1980 dice: me la compri cinna74? Mi spiace Alberto ne avevo due ma le ho già regalate. Se ti accontenti posso vedere di procurarti una sovrana del '19. 26 minuti fa, miza dice: @Cinna74 Forse questa è ancora più appropriata: Proverbi 16:9. "Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma Dio dirige i suoi passi" Grazie Miza, sono entrambe ipotesi plausibili, come del resto quella di Petronius. Credo si debba cercare la prima volta che compare nel testo sacro in mancanza di un testo che analizzando la moneta risolva la questione. Buona serata e buon weekend ragazzi. Cita
petronius arbiter Inviato 28 Gennaio, 2017 #9 Inviato 28 Gennaio, 2017 23 ore fa, miza dice: Potrebbe essere il Salmo 23:3? " Egli mi ristora l'anima,mi conduce per sentieri di giustizia,per amore del suo nome". Lo escluderei, in latino è "animam meam refecit duxit me per semitas iustitiae propter nomen suum" completamente diverso dal motto sulla moneta. 22 ore fa, miza dice: Forse questa è ancora più appropriata: Proverbi 16:9. "Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma Dio dirige i suoi passi" Questa in effetti si avvicina di più "cor hominis disponet viam suam sed Domini est dirigere gressus eius" ma il verbo è all'infinito, e anche il senso mi sembra diverso. La scritta sulla moneta è un'invocazione "Diriga Dio i miei passi", una preghiera a Dio che aiuti il sovrano (la sovrana, in questo caso) a operare per il meglio (cioè secondo giustizia e la Sua parola, come in Salmo 118), mentre la frase di Proverbi 16:9 è semplicemente una presa d'atto "Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma Dio dirige i suoi passi". Potremmo quasi tradurla con un altro proverbio "l'uomo propone, Dio dispone", e non mi sembra una frase troppo consona per un regnante, oltretutto capo della Chiesa del suo paese. Quanto sopra, naturalmente, sempre a livello di opinione, non ho certezze, possiamo continuare a cercare petronius 2 Cita
miza Inviato 28 Gennaio, 2017 #10 Inviato 28 Gennaio, 2017 (modificato) Buonasera @petronius arbiter, bella spiegazione! Ispirandomi alla spiegazione del post precedente, mi viene in mente la preghiera fatta a Dio dal re Salomone. Quando Salomone divenne re su Israele era giovane, si considerava inesperto e prendeva il posto del grande re Davide suo padre. Per regnare gli occorrevano guida e saggezza Divina. La preghiera è riportata nel 1° libro dei Re al capitolo 3. Il concetto che potrebbe interessarci per svelare il significato del "motto" potrebbe essere al versetto 9 del 3° capitolo che in parte dice: "Da dunque al tuo servo un cuore intelligente ond'egli possa amministrar la giustizia per il tuo popolo......" (Salomone secondo il racconto biblico, divenne un grandissimo re) Anche questa è solo un' ipotesi! miza☺️ Modificato 29 Gennaio, 2017 da miza Cita
petronius arbiter Inviato 29 Gennaio, 2017 #11 Inviato 29 Gennaio, 2017 12 ore fa, miza dice: Il concetto che potrebbe interessarci per svelare il significato del "motto" potrebbe essere al versetto 9 del 3° capitolo che in parte dice: "Da dunque al tuo servo un cuore intelligente ond'egli possa amministrar la giustizia per il tuo popolo......" Ma anche questo, in latino, è completamente diverso "dabis ergo servo tuo cor docile ut iudicare possit populum tuum et discernere inter malum et bonum quis enim potest iudicare populum istum populum tuum hunc multum" Io credo non si debba tanto interpretare il concetto, quanto piuttosto ricercare la frase, così come è scritta, nella lingua in cui è scritta. I motti sulle monete dovevano essere chiari e comprensibili, non necessariamente si doveva conoscere la fonte della citazione, ma tutti dovevano poterne capire facilmente il senso, e le tue interpretazioni, pur plausibili, mi sembra complichino un po' troppo il discorso petronius Cita
Cinna74 Inviato 30 Gennaio, 2017 Autore #12 Inviato 30 Gennaio, 2017 Il 27/1/2017 at 19:45, petronius arbiter dice: Potrebbe essere una citazione dal Salmo 118, versetto 133: "gressus meos dirige secundum eloquium tuum et non dominetur mei omnis iniustitia" [Dio] dirigi i miei passi secondo la tua parola, e non lasciare che alcuna iniquità mi domini Qui, il testo completo del Salmo http://gregorien.info/bible/id/20/118/en Se non è lui, propendo comunque anch'io per un passo della Bibbia, piuttosto che per una citazione di Sant'Agostino o altri. Bellissima discussione petronius Buona giornata a tutti. Ho appena finito una lunghissima ? ricerca testuale nell'intera Bibbia in latino nel sito al seguente link: http://www.vatican.va/archive/bible/index_it.htm ho usato come parole chiave "gressus meos"; l'unico risultato in cui compare nello stessa frase il verbo "dirige" è il salmo citato da Petronius. Io direi che ha fatto centro se la citazione riguarda questo testo sacro. ? 1 Cita
petronius arbiter Inviato 30 Gennaio, 2017 #13 Inviato 30 Gennaio, 2017 4 ore fa, Cinna74 dice: ho usato come parole chiave "gressus meos"; l'unico risultato in cui compare nello stessa frase il verbo "dirige" è il salmo citato da Petronius. Io direi che ha fatto centro se la citazione riguarda questo testo sacro. Cosa ho vinto? una delle monete che hai mostrato prima? petronius Cita
Cinna74 Inviato 1 Aprile, 2021 Autore #14 Inviato 1 Aprile, 2021 Riprendo la discussione per segnalare la recente aggiudicazione dell'esemplare presente nella "Paramount Collection" in asta da Heritage. Prezzo d'acquisto 456.000 dollari. Apprezzabili i video presenti sul sito della casa d'aste. Buona giornata. 2 Cita
Natale Inviato 2 Aprile, 2021 #15 Inviato 2 Aprile, 2021 (modificato) Buonasera , la moneta e' stata anche riconiata negli anni successivi, l'ultima l'anno scorso : Modificato 2 Aprile, 2021 da Natale 2 Cita Awards
vathek1984 Inviato 3 Aprile, 2021 #16 Inviato 3 Aprile, 2021 Cosa dire? A mio avviso una delle più belle monete mai coniate.. Cita
Livestrong Inviato 6 Aprile, 2021 #17 Inviato 6 Aprile, 2021 (modificato) Il 2/4/2021 alle 17:55, Natale dice: Buonasera , la moneta e' stata anche riconiata negli anni successivi, l'ultima l'anno scorso : In realtà non la definirei un riconio perchè è completamente diversa nel dritto. E' un'altra moneta a tutti gli effetti che omaggia quella del 1839. Tra l'altro è l'unica emessa ufficialmente dalla zecca inglese Royal Mint, le altre sono delle zecche di altri Paesi che non si avvicinano minimamente alla qualità e alla bellezza di questa. Anche questo homage, alla faccia delle critiche quando uscì, credo abbia fatto circa 60000 euro nell'ultimo passaggio in asta! Complimenti a te C'è anche una versione in argento della stessa che costava poco più di 200 euro all'emissione ed ora viaggia tra i 3500 e i 10000 euro Credo proprio che se si tornasse a quel fine 2019 molti cambierebbero idea Modificato 6 Aprile, 2021 da Livestrong Cita
Natale Inviato 6 Aprile, 2021 #18 Inviato 6 Aprile, 2021 Grazie. Questa moneta , cioe' Una del 2019, fa parte della collezione dei Grandi Incisori che quest'anno prosegue con le Tre Grazie. Cita Awards
Natale Inviato 6 Aprile, 2021 #19 Inviato 6 Aprile, 2021 Questa e' la seconda moneta della collezione " I Grandi Incisori " Cita Awards
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