Questo è un post popolare bizerba62 Inviato 11 Febbraio, 2017 Questo è un post popolare #1 Inviato 11 Febbraio, 2017 Buon giorno. Non è la prima volta (e, ritengo, non sarà l'ultima) che su questo sito si affronta la tematica della dismissione della propria collezione. I canali tradizionalmente più gettonati, da quello che riportano gli Utenti che ci sono già passati, sono il conferimento della collezione ad una Casa d'aste, la vendita (o la cessione in conto vendita) del materiale ad un commerciante numismatico e, molto più residualmente, la cessione delle monete ad altri collezionisti interessati a rilevare la raccolta. Da una decina d'anni a questa parte, la diffusione sempre più capillare di siti di vendita on line (il più importante dei quali è senza dubbio eBay) ha indotto più di qualche collezionista a fare uso anche di questo canale, sebbene dal punto di vista fiscale l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza abbiano sovente inquadrato l'attività del seller di eBay come un'attività di impresa, con tutti gli annessi e connessi che una siffatta qualificazione comporta ai fini del trattamento fiscale e previdenziale del "reddito" così prodotto. E ciò ha dunque scoraggiato il collezionista intenzionato a dismettere le proprie monete attraverso i siti di vendita on line, proprio per evitare "rogne" di natura fiscale. Desidero subito precisare, onde evitare che quanto sto per scrivere possa generare equivoci, che intendo riferirmi solo ed esclusivamente a quei collezionisti che intendono realmente disfarsi delle loro monete e non invece a coloro che, "cavalcando" questa finalità in modo puramente strumentale, fingono di dismettere la collezione ma in realtà comprano e vendono monete con abitualità, dando vita in questo caso ad una vera e propria "attività di impresa", il cui reddito non sfugge (giustamente) alla tassazione cui è sottoposto un qualunque reddito d'impresa. Precisato quanto sopra, verrei subito al dunque, esponendo il caso di un anziano collezionista di francobolli, che un bel giorno decide di dismettere la propria collezione su eBay, messa insieme dal 1943 per oltre 40 anni e forte di circa 20.000 pezzi. Lo scopo dichiarato del collezionista è quello di integrare la non sufficiente pensione con il "reintegro" di quanto speso nel tempo per l'acquisto dei francobolli mediante la loro cessione "spezzettata" in una moltitudine di aste (ne farà oltre 2.000) sul noto portale di vendita. La Guardia di Finanza, nell'ambito di un'attività di controllo denominata "Operazione e-Commerce" (davvero poca fantasia nel denominare queste operazioni!), effettua una verifica al seller "francobollaro" per il periodo 2004-2009, avendone riscontrato l'alto numero di aste, ancorchè solo "in uscita". Per la verità, è la stessa G.d.F. a ritenere che il collezionista non possa essere assimilato ad un imprenditore commerciale "occulto", ma una volta che gli esiti dell'attività ispettiva finisco all'Agenzia dell'Entrate, quest'ultima è di diverso avviso e contesta al nostro ex-collezionista di non aver dichiarato i redditi conseguiti (omessa dichiarazione) e di non averci pagato le imposte (IRPEF, Add. Reg., Add. Com.,IVA, IRAP.) dal 2006 al 2009 (per gli anni precedenti, l'Agenzia era decaduta dall'esercizio dell'azione impositiva). Non mi dilungo oltre e lascio la parola alle sentenze (primo grado: Commissione Tributaria Prov.le di Novara; appello: Commissione Tributaria Regionale del Piemonte) che trovate in allegato e che accolgono (conformemente) le ragioni dell'ex collezionista, stabilendo un principio assai interessante che, citando la sentenza d'appello, è il seguente: "....la scelta del Contribuente di porre in vendita la propria collezione filatelica (circa 20.000 pezzi) con una serie di singole operazioni a pochi pezzi cadauna, trova ampia giustificazione nella difficoltà di vendere tale collezione in un solo blocco, attività questa che non avrebbe avuto sicuramente i connotati di un'operazione commerciale. La vendita frazionata tuttavia non fa venir meno la natura di collezione all'insieme dei francobolli che sono stati acquisiti al patrimonio del Contribuente in anni remoti e non frutto di una serie di acquisti e rivendite almeno in tempi recenti, tali da poter evidenziare un nesso di causalità tra acquisto e vendita, che costituisce l'essenza di un'attività commerciale." Attenzione! Naturalmente qui parliamo di francobolli e non di monete; per queste ultime sappiamo che vi sono problematiche di esportazione che consiglierebbero di escludere i buyers esteri per monete che sono soggette all'attestato di libera circolazione o al certificato di esportazione. Peraltro, il principio fiscale enunciato dalle sentenze per le collezioni di francobolli è applicabile anche alle collezioni di monete, essendo la ratio identica. Non mi sono note altre pronunce sull'argomento (eventualmente anche di segno contrario) e se ne siete a conoscenza sarebbe interessante metterle a confronto. Saluti. Michele COMM_TRIB_REG_TORINO_N_14_34_15_DEP_14_01_2015.pdf CTP_NO_110_01_12_REDDITI.pdf 11 Cita
Giov60 Inviato 11 Febbraio, 2017 #2 Inviato 11 Febbraio, 2017 (modificato) @bizerba62 Molto interessante. A mio avviso vi sono alcune considerazioni da fare: 1) che il giudice della Commissione tributaria regionale stigmatizza alcune frasi forti della difesa volte a sottolineare l'arbitrarietà della richiesta da parte di specifici funzionari dell'Ufficio Entrate. Cioè: se un funzionario ritiene qualcosa a tuo danno può benissimo farti passare le pene dell'inferno solo in base al principio che una determinata fattispecie è prevista per legge, anche se la interpreta malamente (per malizia o incapacità) e non ne paga le conseguenze 2) Il caso mi sembra quello di un poveraccio che vende francobolli ad un prezzo al di sotto del valore facciale: se un altro avesse venduto la sua collezione di monete guadagnandoci, o per lo meno recuperando sensibilmente quanto speso, cosa sarebbe stato eccepito? 3) il linguaggio dei tribunali è di difficile comprensione e tra taglia-incolla e frasi mal espresse (non si capisce sempre se quanto scritto è una conclusione del giudice o una citazione di quanto detto/scritto in precedenza) le motivazioni divengono di complessa interpretazione. Modificato 11 Febbraio, 2017 da Giov60 Cita
bizerba62 Inviato 11 Febbraio, 2017 Autore #3 Inviato 11 Febbraio, 2017 40 minuti fa, Giov60 dice: 3) il linguaggio dei tribunèli è di difficile comprensione e tra taglia-incolla e frasi mal espresse (non si capisce sempre se quanto scritto è una conclusione del giudice o una citazione di quanto detto/scritto in precedenza) le motivazioni divengono di complessa interpretazione. L'ultima parte delle sentenze, cioè la "motivazione", e' la parte che da conto del ragionamento svolto dai Giudici. Le parti precedenti sono il riepilogo delle posizioni espresse dai contendenti. M. Cita
papalcoins Inviato 11 Febbraio, 2017 #4 Inviato 11 Febbraio, 2017 ciao, da quel che ne so(letto appunto sulla piattaforma)ebay stessa doveva comunicare gli importi delle sue fatturazioni agli organi preposti.Quest'ultimi poi,se ne esistevano i presupposti avviavano un'indagine per capire se l'attività era dovuta a compro/vendo o cessione dilazionata di grande collezione. Evidente che per arrivare a processo e sentenza qualche passaggio è stato ignorato. E' altresì logico dedurre che nelle maglie,qui sfilacciate,qui troppo strette,si muovono una miriade di personaggi che vanno inquadrati. Una volta(non so se sia ancora così...)c'era un massimale di commissione per le vendite relative a monete che era del 10% con un tetto massimo di 500 € di commissione. Quindi se si vendeva uno scudo del 1901 a 80000 € si pagavano sempre 500 euro,come aver venduto 1000 pezzi singoli a 5€ cadauno.Certo sono estremi,ma credo ci siano tuttora molti "traffichini" che si muovono indisturbati,a discapito poi sempre dei soliti... 1 Cita
Hirpini Inviato 27 Febbraio, 2017 #6 Inviato 27 Febbraio, 2017 Buongiorno, consentitemi di dire che trovo assolutamente ingiusta e vergognosa la normativa che sottopone a regime fiscale i casi di cui si discute, quando cioè la raccolta è frutto di una passione e di un paziente lavoro (e di una spesa) prolungatosi magari per decine di anni. Dittatura della democrazia? Mah, il risultato finale è comunque e come al solito, l'incentivo a cercare soluzioni diciamo così, "clandestine". Al di là delle polemiche (nel nostro Paese potrebbero farsene a iosa circa la cecità sulla vera evasione fiscale) sarei molto curioso di sapere se nel resto d'Europa, dove è magari consentito pure l'uso del metaldetector, lo stato eserciti la medesima pressione fiscale sui nostri "colleghi" numismatici (non professionisti). Cordiali saluti a tutti Arcangelo Cita
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