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Emilia Romagna Cesenatico romana


Cato_maior
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Cari utenti, volevo proporre un approfondimento che ho assemblato riguardo un sito archeologico praticamente sconosciuto della Romagna, quello di Cesenatico, famosa sicuramente più per le spiagge e il turismo che per i suoi resti storici. Inserisco qui i principali ritrovamenti di questa zona, grazie per l'attenzione.

Con la fondazione di Rimini nel 268 a.C. e la costruzione della via Emilia nel 187 a.C. iniziò un processo di urbanizzazione e di bonifiche in tutta la Pianura Padana. La zona dell’attuale Cesenatico risultava particolarmente favorevole all’insediamento; non lontana da un entroterra fertile coltivabile e affacciata sulla costa, era dotata di una fitta ed efficiente rete stradale. L’attività primaria della zona divenne quella agricola e le terre erano organizzate secondo limites paralleli, meno vincolanti della classica centuria. La coltivazione dei cereali era l’attività principale sia per il consumo cittadino sia per il commercio locale ed inoltre le limitrofe saline di Cervia, attive sin dall’epoca etrusca, offrivano un’indispensabile risorsa per la conservazione delle carni. Rinvenuta nei pressi dell’attuale Chiesa Parrocchiale a poca distanza dall’antica rocca cittadina, la macina in pietra lavica databile intorno al I secolo a.C. e al I d.C. attualmente conservato nell’Antiquarium della città testimonia la grande produttività cerealicola della zona.

La numerose ville che circondano le campagne oggi ci lasciamo testimonianza attraverso frammenti di mosaici pavimentali, di oggetti quotidiani e di piccole statuette come quella del giovane Dioniso del podere Zavalloni, esempio di un diffuso gusto decorativo tipico delle abitazioni rustiche. Questa rappresentazione databile fra il I e il II secolo d.C. presenta la superficie piuttosto abrasa e originariamente la statua a figura intera era probabilmente nuda e recava in mano un grappolo d’uva.

dioniso.jpg

macina.png

Di particolare spicco troviamo a pochi chilometri nell’entroterra nella località marittima il complesso delle fornaci di Cà Turchi, un tipico esempio di villa a cui era annessa un’officina impiegata nella produzione di ceramica. Impianti simili si possono ritrovare in altri siti lungo la costa Adriatica, come a Riccione e in generale nel riminese. Fondamentale per questi edifici era la vicinanza a corsi d’acqua, a boschi per il rifornimento di legname e a cave d’argilla idonee alla lavorazione. La fornace rappresenta un importante fonte di guadagno per la popolazione locale grazie alla vendita di materiale edile, anfore e vasellame, contenitori ed elementi decorativi per abitazioni private e per altri impieghi. La contigua villa alla fornace era circondata probabilmente da numerosi vitigni, infatti molte delle anfore ritrovate dovevano contenere del vino di produzione locale. Diversi sono i frammenti statuari rinvenuti in località Cà Turchi; grazie ad una attenta ricostruzione sono sostanzialmente due le figure meglio conservate ed identificabili.

La prima figura è quella di un uomo anziano seduto con braccia e gambe scoperte ed il corpo cinto in vita. Ha la testa chinata in avanti e sembra essere impegnato con un lavoro manuale. Numerose sono le testimonianze pittoriche che riportano figure simili negli affreschi pompeiani e grazie ad una approfondita analisi questo soggetto statuario è stato identificato con la figura di Dedalo artigiano, rappresentato spesso con questa tipica posa. Seguendo questa interpretazione la testa giovanile dovrebbe rappresentare il figlio Icaro in posizione eretta mentre aspetta che il padre completi la costruzione delle famose ali che lo porteranno ad una tragica morte. Icaro è nudo secondo l’iconografia tradizionale ma porta una piccola clamide che è ancora visibile nella parte terminale del panneggio. Queste due statue di argilla databili intorno alla metà del II secolo a.C. dovevano essere doni votivi per un santuario locale oppure prestigiose opere decorative per una villa rurale.

I laterizi prodotto dalla fornace iniziarono ad essere bollati intorno alla prima metà del I secolo a.C. ed inizialmente la pratica della bollature era applicata anche su mattoni, tegole e bessali. Il testo del bollo del sito di Cà Turchi è P.IVN CIL ed è compreso in un cartiglio di 9X3 cm. I bolli provengono con certezza da questo sito poiché la terracotta sulla quale sono impressi è la stessa di cui è composto il gruppo statuario. Una motivazione attendibile riguardo al perché questi laterizi fossero bollati è da ricercarsi nell’organizzazione interna della fornace stessa poiché è da escludere l’ipotesi che i bolli fossero un vero e proprio marchio di fabbrica. Lo scioglimento del bollo risulta complesso ma viene ritenuta probabile la proposta: P(ublius) IVN(nius) CIL(o).

Fornace[1].jpg

dedalo.jpg

testa%20Ca%20Turci[1].jpg

Tegola[1].jpg

Edited by Cato_maior
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Ciao , bel Post :) , se non vedo male la macina presenta delle lettere ? sembrerebbero forse etrusche .

Quel marchio di fabbrica dovrebbe appartenere al proprietario della Figlina , cioe' alla presenza in epoca romana o altomedievale di Figlinae , che erano centri di produzione di "Figuline", cioè di terrecotte , ceramiche e laterizi per usi vari . 

Esempi di bolli su laterizi

Macina forse etrusca .png

Bollo su latrizio.jpg

Bollo su latrizio.2jpg.jpg

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