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petronius arbiter

...e poi lo chiamarono Dollaro

Risposte migliori

petronius arbiter
Il 29/3/2018 alle 19:43, petronius arbiter dice:

Ma gli spagnoli portarono anche qualcos'altro in America, qualcosa fino ad allora altrettanto sconosciuto dei cavalli...le monete

E con esse l'idea che questi piccoli dischi di metallo e la ricchezza erano concetti intercambiabili e simultanei...la moneta come espressione massima di ricchezza e benessere.

Tutto nacque da un fatto semplicissimo: le nuove terre contenevano grandi quantità d'oro e d'argento. Fu questa, naturalmente, una delle ragioni primarie, se non la principale, dell'inizio prima, e del mantenimento poi, della colonizzazione spagnola. In un primo momento, questi metalli venivano immediatamente spediti alla madrepatria, per essere velocemente trasformati in monete. Il primo indizio che qualcosa di importante stava accadendo, fu proprio la grande quantità di monete d'oro e d'argento che la Spagna poteva ora coniare grazie al metallo proveniente dall'altra parte dell'oceano.

L'oro e l'argento venivano raffinati sul posto e, trasformati in lingotti, spediti alla Casa de Contrataciòn di Siviglia, l'organizzazione fondata nel 1503 appositamente per il commercio d'oltreoceano. Di questi lingotti beneficiava, prima di ogni altro, il re, al quale spettava un quinto (il quinto reale) di tutto quanto arrivava dalle nuove colonie. Ma, una volta trasformati i lingotti in monete, a beneficiarne furono l'economia tutta e i commerci, non solo della Spagna, ma dell'intera Europa.

Gli unici a rimanere a bocca asciutta, erano proprio i fornitori del metallo, i primi coloni spagnoli, e i nativi che avevano imparato ad apprezzarne il valore. Queste persone, nei Caraibi, in Messico, e più a sud ancora, stavano rapidamente espandendo la loro economia e i loro commerci, ma perché questa espansione potesse continuare avevano urgente bisogno di monete. Una spedizione di reales inviata dall'imperatore Carlo V nel 1523 si rivelò ben presto insufficiente, e si dovette continuare a fare uso dei mezzi di scambio dei nativi. Non era nemmeno possibile coniare monete sul posto, sia perché non c'erano i mezzi materiali per farlo, sia perché i diritti di conio erano prerogativa esclusiva del re, che per il momento non ci pensava proprio a concederli alle sue nuove terre.

Per risolvere il problema, fu inventato così il "peso en oro" che si relazionava all'unità monetaria principale El Castellano. Un Castigliano era una moneta d'oro del peso di 4,60 grammi, originariamente coniata da Enrico IV e in seguito dai monarchi cattolici (Los Reyes Catòlicos). Fu coniato a Siviglia a partire dal 1475.  

L'oro, in polvere o in fogli, veniva fuso, in lega con  il rame, in forma di dischi, di dimensioni e peso variabili, corrispondenti all'unità monetaria e ai suoi multipli e sottomultipli. Le emissioni avvenivano sotto la supervisione municipale, e sui dischi veniva impresso il marchio di un funzionario spagnolo. Dal "peso en oro", derivò il nome "Peso", comune ancora oggi a molte valute dei paesi latinoamericani.

Ma non ci volle molto perché incominciassero le frodi, le prime nel 1522, consistenti essenzialmente nell'aumentare la percentuale di rame a scapito di quella dell'oro. Gli indigeni, notando l'inganno, diedero a questi dischi il nome di "oro tepuzque", dove tepuzque è parola azteca che significa rame, e incominciarono a rifiutarne l'uso. Purtuttavia, la circolazione di oro tepuzque, andò avanti fino ai primi anni '90 del Cinquecento.

A oggi, non sono noti esemplari di queste "monete", probabilmente tutte rifuse per recuperare l'oro, per cui dovrete accontentarvi della foto di un Doble Castellano della zecca di Siviglia :D

doblec astellano sevilla.jpg

petronius oo)

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petronius arbiter
Il 30/3/2018 alle 20:20, petronius arbiter dice:

Non era nemmeno possibile coniare monete sul posto...perché i diritti di conio erano prerogativa esclusiva del re, che per il momento non ci pensava proprio a concederli alle sue nuove terre.

Alla fine, le immense risorse minerarie e il bisogno sempre più crescente di monete da parte di una nascente aristocrazia, convinsero Carlo V a concedere il privilegio di zecca alle sue colonie. Nacque così la "Casa de la Moneda de México", ovvero la zecca di Città del Messico, la prima del Nuovo Mondo. Il primo viceré della Nueva España, Don Antonio de Mendoza, portò con sé la Real Cédula di fondazione della zecca l'11 maggio 1535.

Nel decreto si prevedeva che le monete d'argento e di rame fossero coniate nel sistema "ottale" dei reales spagnoli, in conformità alle disposizioni stabilite per la zecca della madrepatria, e che le monete coniate nella Nueva España avessero lo stesso valore in Spagna e in tutti i suoi possedimenti d'oltremare. Al tempo stesso, il decreto vietava la coniazione di monete d'oro (da qui l'uso continuato dell'oro tepuzque). E così, con ordinanza del vicerè del 15 luglio 1536, nasce il "Real de Plata al precio de 'Tomin' (ottava parte del Castellano) de Tepuzque".

La moneta porta al dritto lo scudo coronato di Castiglia, Leon e Granada, nel giro la legenda latina CAROLVS ET IOHANA REGES, su un lato, destro o sinistro, dello stemma, l'iniziale del saggiatore (persona responsabile del controllo del rispetto delle norme di legge, del peso, del metallo, ecc.), e sull'altro lato una M, segno della zecca di Città del Messico. Al rovescio, le Colonne d'Ercole incoronate, svettanti sulle onde del mare, attraversate dalla scritta PL VS VL (PLUS ULTRA, più oltre, più avanti di quello che era considerato, allora, il confine del mondo conosciuto). Nel giro la legenda HISPANIARVM ET INDIARVM, che si credeva ancora che le nuove terre fossero le Indie.

real mexico.jpg

 petronius :)

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petronius arbiter

Oltre alle monete da 1 real, la zecca di Città del Messico fu autorizzata a coniare, sempre in argento, multipli (2 e 3 reales) e sottomultipli (un quarto e mezzo real). Ma alcune di queste monete non incontrarono il favore della popolazione. In particolare, la moneta da 3 reales si confondeva facilmente con quella da 2, così il Viceré ne sospese la coniazione nel 1537. Nel 1540 venne sospesa anche la produzione delle monete da 1/4 di real (cuartillas), troppo piccole, e per questo facili a perdersi. 

Venendo incontro alle difficoltà incontrate, Carlo V concesse, con lettera del 18 novembre 1537, la coniazione anche dei tagli da 4 e 8 reales. Quest'ultimo era l'unità di misura della monetazione spagnola, e ne fu fissata la parità con un peso de oro tepuzque. Una parità che per decenni rimase solo sulla carta, poiché, mentre la produzione dei 4 reales iniziò, probabilmente, nella primavera del 1538, quella degli 8 reales, viste le difficoltà tecniche incontrate a causa delle scarse e primitive attrezzature disponibili, non adatte alla coniazione di monete di così grande modulo, non poté partire che nel 1572.    

Ma nel frattempo, erano partite altre zecche, in tutta l'America centro-meridionale. Alcune di durata limitata, come quelle di Santo Domingo (1542-1564 e 1573-1578), La Plata (Perù, 1573-1574) e Cartagena (1622-1634 e 1653-1655), altre di vita più lunga, ma di produzione discontinua. Fu il caso della zecca di Bogotà, fondata nel 1620, ma che divenne una zecca importante e ben organizzata soltanto dopo il 1750, o di quella di Lima, fondata nel 1565, chiusa una prima volta nel 1572, poi riaperta nel 1581, per essere di nuovo chiusa nel 1592, e stavolta per quasi settant'anni (riaprì, per un breve periodo, solo nel 1658). 

Ma la zecca di tutte più importante, l'unica in grado di rivaleggiare con Città del Messico per quantità di monete coniate, fu quella di Potosì, in Bolivia, fondata nel 1572 dal viceré Francisco de Toledo. La scoperta di enormi quantità d'argento nel Cerro Rico, con la conseguente crescita della popolazione ed espansione dei commerci, convinsero il Viceré ad aprire una zecca nella città di Potosì, chiudendo al contempo quella di Lima.

La produzione di questa zecca, unita a quella di Città del Messico, fu gigantesca, nell'ordine dei miliardi di monete, coniate senza interruzione per tutto il periodo coloniale. Oggi, l'edificio originario della zecca di Potosì, trasformato in museo, è stato dichiarato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.

zecca potosì.jpg

petronius :)

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petronius arbiter

Se le prime monete coniate a Città del Messico furono, come si può vedere dalla foto del post #37, di buona qualità, questa andò progressivamente degradando, e così, decennio dopo decennio, monete battute a mano in maniera sempre più approssimativa, entrarono nelle tasche dei borghesi locali, per uscirne quasi subito, dirette non solo in Spagna, ma in ogni direzione, anche la più lontana. Ne sono state trovate in quantità lungo le coste della Cina, a dimostrazione che i commerci nel XVII secolo erano molto più complessi, e i contatti tra l'America e l'Asia, molto più diffusi, di quanto si credeva un tempo.

Queste monete, di estetica assai cruda, furono chiamate dagli spagnoli macuquinas, e dagli inglesi cob coins, nome col quale oggi sono più conosciute, e che deriva, probabilmente, dallo spagnolo cabo de barra (fine di una barra, d'argento).

Ma sulle macuquinas esiste già nel forum un approfondito e interessante studio di @rorey36, alla cui lettura senz'altro vi rimando, io per oggi ho lavorato abbastanza :D

petronius :)

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petronius arbiter

Pezzi da otto

Di Silver non si seppe altro. Quel terribile uomo di mare con una gamba sola è finalmente fuori dal
cerchio della mia vita; ma io credo che abbia ritrovato la sua vecchia negra e viva contento insieme
con lei e il capitano Flint. Così almeno mi piace sperare, dato che non mi sembra molto probabile
che la felicità lo aspetti nell'altro mondo.

capitano flint.jpg

Le verghe d'argento e le armi stanno ancora, per quel che ne so, dove Flint le ha sotterrate, e per
conto mio ci resteranno per un pezzo. Neanche un tiro di buoi potrebbe riportarmi in quell'isola
maledetta; e i miei più paurosi incubi sono quando sento i cavalloni tuonare lungo la costa, o
quando salto d'improvviso sul mio letto, con negli orecchi la stridula voce del capitano Flint:

"Pezzi da otto! Pezzi da otto!"

long john silver.jpg

(Robert L. Stevenson & Hugo Pratt)

Il Reales de a Ocho, il "pezzo da otto", fu per oltre tre secoli, prima ancora della sterlina inglese, e molto prima del dollaro americano, da esso derivato, la valuta di riferimento dell'economia mondiale. Non c'era mai stata prima una moneta la cui creazione e fioritura fossero più strettamente legate all'impero e al commercio di questa. Una moneta che non sarebbe mai nata senza l'argento saccheggiato dai Conquistadores. Ma l'argento era lì per essere rubato :glare: e così il Pezzo da Otto realizzò il suo destino.

petronius oo)

 

Continua... :rolleyes:

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petronius arbiter

In seguito all'introduzione del guldengroschen in Austria nel 1486 (ne abbiamo parlato nel post di apertura), l'idea di una moneta d'argento di grande modulo con un titolo elevato si diffuse rapidamente nel resto d'Europa. La riforma monetaria della Spagna portò alla creazione della moneta da 8 reales, un'unità di argento stabilita e regolata dai monarchi cattolici nella Pragmatica di Medina del Campo del 13 giugno 1497. Aveva un peso di 27,468 grammi e una purezza dello 0,93055%, contenendo 25,560 grammi di argento puro.

Dalla sua effettiva introduzione, probabilmente negli anni 1530 (anche se alcuni studiosi la posizionano un po' prima), la moneta è stata coniata per quasi quattro secoli in una mezza dozzina di zecche in territorio spagnolo (le prime Burgos, Siviglia e Segovia), e in numero almeno quadruplo di zecche dell'America centro-meridionale, sia dagli spagnoli che dalle nazioni indipendenti che dal dominio spagnolo derivarono. Gli ultimi esemplari furono prodotti nel  1949, quando il leader nazionalista cinese Chiang Kai-shek, che ormai sconfitto stava per ritirarsi nell'isola di Taiwan, chiese alla zecca di Città del Messico di coniarne 10 miioni di pezzi per suo conto. Chiang riteneva che i sospettosi taiwanesi avrebbero accettato più facilmente queste monete, che non le sue banconote, ampiamente inflazionate :rolleyes: La Cina, del resto, che non emise la sua valuta d'argento, il Tael, fino al 1899 (e lo fece secondo il modello del pezzo da otto), era stata tra i principali destinatari di queste monete, che venivano accettate per il loro valore intrinseco.

Nel corso dei secoli, numerose furono le varianti nel disegno del real de a ocho, e non essendo possibile analizzarle tutte in questa sede, ci limiteremo ad illustrarne soltanto una, che ha un'attinenza particolare col titolo della discussione ;)

La moneta, conosciuta anche come Columnario, fu coniata dal 1732 al 1773 principalmente nelle zecche di Città del Messico, Potosì e Lima (ma anche Guatemala, Popayan, in Colombia, e Santiago del Cile). Oltre al pezzo da otto, con lo stesso disegno furono coniati anche sottomultipli da 4, 2, 1 e mezzo real. Disegno che al dritto mostra al centro lo stemma della monarchia spagnola, nel giro il nome del sovrano di turno seguito da D G HISPAN ET IND REX (per grazia di Dio re di Spagna e delle Indie), a sinistra dello stemma le iniziali del saggiatore, e a destra il valore. Al rovescio ritroviamo, come nel real visto in precedenza, le colonne d'Ercole sulle onde del mare, ma stavolta tra di esse vi sono i due mondi, il vecchio e il nuovo, sormontati da una corona. Nel giro la scritta VTRA QUE VNUM, entrambi (i mondi) sono uno, e i segni di zecca su ambo i lati della data. Nella moneta illustrata, della zecca di Potosì, il marchio somiglia a...:ph34r:

8reales1770potosi.jpg

Avvolto intorno alle colonne, c'è un cartiglio, con la scritta PLUS ULTRA, di cui abbiamo parlato in precedenza. Si ritiene che a questo disegno ci si sia ispirati per il simbolo del dollaro statunitense, normalmente visto come una S, ma che è in realtà un 8. La forma è stata modificata dall'uso, e l'8 è barrato, come si fa di solito per distinguere le lettere destinate a indicare valori monetari :)

dollaro paperone.jpg

petronius oo)

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petronius arbiter
Il 6/4/2018 alle 20:18, petronius arbiter dice:

Gli ultimi esemplari furono prodotti nel  1949...

Il pezzo da otto, però, continuò in qualche modo a influenzare il mondo finanziario ancora a lungo.

Alla Borsa di New York, fino al 1997, i titoli erano quotati in termini di un ottavo di punto, poiché il real, l'ottava parte di un pezzo da otto, era stato in passato l'incremento più basso consentito dalla borsa di Wall Street, la cui origine vien fatta risalire al 1792 (Buttonwood Agreeement), epoca in cui i reales spagnoli erano la moneta d'argento di uso più diffuso negli Stati Uniti.

E quando gli americani (ma non solo loro) riferendosi a un qualcosa di importanza trascurabile, usano il termine two bits, inconsciamente tornano indietro al tempo in cui two bits era riferito a una moneta vera e propria, quella da 2 reales. Gli spagnoli, non usarono mai la parola "bits" per i loro reales d'argento, ma altri  lo fecero, quegli stessi che, pur non avendone mai coniato uno, si arricchirono grazie a essi, partecipando, intrusi non invitati, alla grande fiesta degli spagnoli nelle Americhe :D     

jolly roger.jpg

petronius oo)

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chersoblepte

L'indubbio fascino dei columnarios, sia a livello iconografico che storico, è stato causa di una delle mie rare "sbandate" dal filone principale della mia collezione: approfitto della discussione per mostrarne uno in mio possesso (questo ben più comune, battuto dalla zecca di Città del Messico), a cui sono parecchio affezionato.

Ad integrazione di quanto ottimamente descritto da @petronius arbiter in merito, mi permetto di segnalare l'agile volumetto di Carlo Maria Cipolla intitolato "Conquistadores, pirati, mercatanti - La saga dell'argento spagnuolo" che ben illustra la diffusione e l'influenza raggiunte a livello globale dal real de a ocho.

col_fr.jpg

col_rev.jpg

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petronius arbiter

Grazie @chersoblepte per la segnalazione del libro, subito messo nella whislist di Amazon.

I soliti...intrusi

Come accennato nel post precedente, non passò molto tempo perché numerosi intrusi si presentassero alla fiesta spagnola, disputando loro l'esclusiva sui nuovi territori e sulle loro ricchezze. I primi furono i "cugini" iberici, i portoghesi.

Il primo portoghese a raggiungere ufficialmente il Nuovo Mondo, fu Pedro Alvares de Cabral. La sua flotta, composta di 13 navi e 1500 uomini, salpò da Lisbona il 9 marzo 1500 e seguì una rotta che permettesse di evitare le bonacce oltre il Golfo di Guinea. Per sfruttare i venti e sfuggire alle correnti della costa africana, Cabral sfruttò la tecnica conosciuta dai navigatori portoghesi come volta do mar, percorse una rotta molto occidentale e la corrente equatoriale dell'Atlantico spinse le navi sulle coste di un paese sconosciuto, dove sbarcò il 23 aprile 1500. Il 25 aprile l'intera flotta si assestò lungo la baia che battezzarono Porto Seguro. Cabral prese possesso delle terre in nome della corona portoghese e le chiamò "Ilha da Vera Cruz", in quanto presumeva fosse un'isola.

Alcuni ipotizzano che Cabral non sia stato il primo a raggiungere il Brasile (di questo, come avrete capito, si trattava), che altri marinai portoghesi abbiano toccato le sue coste quasi in contemporanea, o forse addirittura un po' prima, del viaggio di Colombo. Su questo, le autorità portoghesi dell'epoca tennero sempre la bocca cucita. Ma è interessante notare come il Trattato di Tordesillas, firmato il 7 giugno 1494, dopo aver diviso il mondo al difuori dell'Europa tra Spagna e Portogallo, tracciando una linea immaginaria da nord a sud, 370 leghe (1.770 km.) a ovest delle isole di Capo Verde, assegnasse alla Spagna le terre a ovest di quella linea, e al Portogallo quelle a est: proprio dove cadde, provvidenzialmente, la "nuova scoperta" :rolleyes: di Cabral. E così, mentre gli altri stati europei erano tutt'altro che soddisfatti del Trattato, i felici vincitori della prima lotteria del Nuovo Mondo :D si buttavano nel business della colonizzazione.

Una colonizzazione che però interessò quasi esclusivamente la parte centrale e meridionale delle Americhe: i portoghesi si accontentarono del Brasile, e gli spagnoli non si spinsero troppo a nord del Rio Grande, lasciando campo libero nelle terre più settentrionali a inglesi, francesi e olandesi. I quali si accorsero ben presto che quella parte d'America non conteneva, a prima vista, le mirabolanti ricchezze di quella toccata in sorte a spagnoli e portoghesi: la prima, grande scoperta dell'oro, fu infatti quella della California nel 1848, cui fece seguito, dieci anni più tardi, quella dei giacimenti d'argento del Nevada. Se anche loro volevano arricchirsi, non gli restava altro da fare che prendere i preziosi metalli da chi ce li aveva.

I francesi incominciarono per primi, già negli anni '20 del '500, galeoni spagnoli pieni di ogni ricchezza furono "dirottati" sui porti francesi. La cosa, naturalmente, non piacque agli spagnoli, che cercarono di correre ai ripari organizzando non più singole spedizioni, ma vere e proprie flotte, armate fino ai denti...a volte funzionava, a volte no :closedeyes:

Una delle occasioni più clamorose in cui non funzionò, fu nel 1628, quando gli olandesi riuscirono a catturare un'intera flotta carica di argento, un risultato mai eguagliato, né prima, né dopo. Grazie a questo risultato la produzione dei Leeuwendaaler, i talleri del leone, equivalente olandese dei pezzi da otto, ebbe un fortissimo incremento :D

leeuwendaaler1636.jpg

petronius oo)

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petronius arbiter

Quelli che più si distinsero nel razziare le navi spagnole, furono però senz'altro gli inglesi. Alcuni di loro, come Henry Morgan e Francis Drake, sono entrati nella leggenda, e alle loro imprese, vere o inventate, sono stati dedicati decine di libri e di film. Ma a portare la maggior quantità di denaro spagnolo nelle casse di Albione fu un personaggio probabilmente sconosciuto ai più, l'Ammiraglio George Anson.

george anson.jpg

Nato nel 1697 ed entrato in Marina nel 1712, all'età di 15 anni, Anson scalò rapidamente la gerarchia militare, diventando luogotenente nel 1716 e vice-capitano nel 1724. Con tale grado fu inviato due volte nel nord America, dove ebbe il comando di due navi. Rientrato in Inghilterra nel 1737, fu nominato comandante della nave Centurion, che sarà l'ammiraglia della sua flotta nella guerra contro gli spagnoli. Nel 1740 infatti, allo scoppio della Guerra di Successione austriaca (1740–1748), Anson, con la qualifica di Commodoro, venne messo a capo della flotta destinata ad attaccare i possedimenti spagnoli nell'America del Sud, nell'ambito della guerra dell'orecchio di Jenkins.

La flotta, composta da sei navi da guerra e due vascelli mercantili, incontrò subito delle difficoltà, tanto che due navi dovettero tornare in Inghilterra prima ancora di doppiare Capo Horn. Un'altra fece naufragio lungo le coste del Cile. Nel giugno 1741 Anson giunse alle isole Juan Fernández con sole tre navi: dei 961 uomini partiti, ne rimanevano, a quel punto del viaggio, solo 335. Tuttavia, data la scarsa presenza della flotta spagnola nella zona, fu facile per gli inglesi conquistare il porto di Paita in Perù. In seguito gli uomini di Anson furono colpiti e dimezzati da una forma di scorbuto: coloro che sfuggirono alla malattia, in scarso numero e sfiniti, furono quindi fatti salire tutti sulla nave ammiraglia, la Centurion. Per un lungo periodo di tempo l'equipaggio rimase sull'isola di Tinian per poi, nel novembre 1742, fare tappa a Macao.

A quel punto, avendo perso quasi tutte le sue navi e la maggior parte dei suoi uomini, Anson fece sapere che, dopo la conclusione degli affari a Macao, sarebbe partito per Giacarta, per poi tornare da lì in Inghilterra. Ma una volta in mare, lontanto da orecchie indiscrete, informò il suo equipaggio che intendeva fare un ultimo tentativo per catturare un galeone spagnolo. Queste navi da carico salpavano solo una o due volte l'anno e Anson sperava di ottenere un ultimo grande successo prima di tornare a casa. Dopo aver trascorso diversi mesi in mare, affinando la loro abilità di artiglieria in previsione dell'azione imminente, gli uomini di Anson trovarono quello che stavano cercando, il galeone Nuestra Señora de Covadonga, che salpava per Manila. Nonostante l'equipaggio del Centurion fosse stato devastato e decimato dalle malattie, dopo più di tre anni di campagne nel Pacifico, il galeone spagnolo non era alla sua altezza, e dopo una battaglia durata 90 minuti, durante i quali la nave spagnola fu colpita dalle palle di cannone e i suoi ponti spazzati dalla mitraglia, il galeone si arrese. Quando gli uomini di Anson salirono a bordo della nave catturata e frugarono tra i ponti pieni di sangue, scoprirono un enorme tesoro d'argento: 1.313.849 pezzi da otto, e 35.000 once in lingotti, oltre al resto del carico della nave.

Anson si diresse a Macao con la nave catturata, e dopo molti altri mesi di riparazione, acquisto di rifornimenti, e vendita del carico catturato, salpò per l'Inghilterra nel dicembre 1743, arrivando finalmente a casa il 15 giugno 1744. La percentuale spettantegli per il carico catturato alla Nuestra Señora de Covadonga, fece di Anson un uomo enormemente ricco.

E mentre lui si dedicava alla costruzione di Shugborough Hall, la residenza di famiglia, l'argento catturato agli spagnoli entrava nella Zecca Reale per essere coniato. E le monete che ne uscirono, soprattutto corone (crowns) e mezze corone (half crowns), irridevano gli spagnoli, portando, sotto il busto del sovrano Giorgio II, la scritta LIMA, capitale del Perù spagnolo, a significare la provenienza dell'argento :P 

crown lima1746.jpg

petronius :)

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petronius arbiter
14 ore fa, PriamoB dice:

ancora un paio di post e ci vorranno due volumi per contenere tutta l’opera :D

Tranquillo, i post saranno ben più di due :lol:

Ringrazio e contraccambio la stima :)

  • Grazie 1

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petronius arbiter

Non tutti gli inglesi, però, si diressero verso le Americhe per razziare le navi spagnole, alcuni di loro erano invece animati da sane e oneste intenzioni. I più famosi tra questi sono passati alla storia come

The Pilgrim Fathers

E' questo il nome comune di un gruppo di separatisti inglesi fuggiti da un ambiente di intolleranza religiosa, l'Inghilterra durante il regno di Giacomo I Stuart, per fondare la seconda colonia inglese nel Nuovo Mondo. A differenza dei coloni che fondarono la prima, Jamestown, come impresa commerciale della Compagnia della Virginia nel 1607, i Pellegrini migrarono principalmente per stabilire una comunità in cui poter praticare liberamente la propria religione, mantenendo la loro identità inglese.

Quando Giacomo I era salito al trono, aveva adottato una moderata politica religiosa protestante. Sia ai cattolici che ai puritani era stato proibito di praticare le loro religioni, così molti di quest'ultimi avevano lasciato l'Inghilterra per l'Olanda, dove il puritanesimo era accettato. Preoccupato di perdere la propria identità culturale, il gruppo organizzò con investitori inglesi la creazione di una nuova colonia in Nord America.

Una società per azioni, ansiosa di proteggere i suoi interessi commerciali in Virginia, reclutò 35 membri della Chiesa  puritana fuggiti in Olanda. La società per azioni avrebbe finanziato il loro viaggio, e in cambio essi si sarebbero presi cura degli affari della compagnia in Virginia. Altri puritani, desiderosi di iniziare una nuova vita in America, si unirono al viaggio.

Nel settembre 1620 (alcune fonti indicano il 6, altre il 16) salpò da Plymouth la Mayflower, con 102 passeggeri, compresi donne e bambini (di cui alcuni illegittimi) e 30 uomini d'equipaggio. I Padri Pellegrini sbarcarono a Cape Cod il 21 novembre 1620. Arrivarono a terra a Provincetown, appena sotto la punta del promontorio roccioso.  Non era un buon posto per fondare una colonia: pochi giorni dopo spostarono la nave a New Plymouth, Massachusets. Il tempo invernale in questo nuovo mondo era peggiore dei loro sogni peggiori. Si affollarono a bordo della nave, e vi abitarono per i tre mesi successivi.

Molti morirono di freddo e di stenti, e sarebbero morti tutti se non fosse stato per la generosità dei nativi americani. Un capo Wampanoag, di nome Massasoit, diede loro da mangiare quando i loro rifornimenti finirono. La tradizione dice che a un certo punto stavano sopravvissendo con cinque chicchi di mais al giorno. La primavera successiva, un uomo chiamato Squanto mostrò loro come piantare le "Tre Sorelle",  le colture locali di mais, fagioli e zucchine. Quell'autunno, i coloni ebbero un raccolto adeguato. Sapevano ora che potevano sopravvivere in quella nuova terra :)

Nel novembre 1621, dopo che la prima raccolta di mais dei Pellegrini aveva avuto successo, il governatore William Bradford organizzò una festa celebrativa e invitò un gruppo di nativi americani, incluso il capo Massasoit, che arrivò con 90 dei suoi Wampanoag. Ora ricordata come il "primo Ringraziamento" (Thanksgiving) americano, sebbene i Pellegrini stessi non abbiano usato il termine in quel momento, la festa durò per tre giorni. Non esiste alcuna registrazione del menù esatto dello storico banchetto, ma il cronista Pellegrino Edward Winslow scrisse nel suo diario che il governatore Bradford mandò quattro uomini a caccia di animali, e che questi tornarono con anatre, pesci e tacchini, e che gli ospiti Wampanoag arrivarono portando cinque cervi.

Sembrava l'inizio di una bella amicizia tra nativi e coloni, ma pochi anni dopo, con la seconda generazione dei Padri Pellegrini, i rapporti incominciarono a guastarsi...e sappiamo come è andata a finire :(

Chissà quanti indiani, nel corso dei secoli, hanno rimpianto che le cose, quel giorno di novembre, non siano andate diversamente :rolleyes:

wednesday thanksgiving4.jpg

petronius oo)

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nikita_
Supporter

A proposito di *The Pilgrim Fathers* , aggiungo questa nota postata in questa sezione tempo fa, in quell'occasione si parlava del "Pilgrim Tercentenary Half Dollar" del 1920. pil1620.jpg.9f73f924383481d7633b286a9f036e26.jpg

 

(Lo sbarco dei pellegrini raffigurato in questa banconota da un dollaro del 1875)

5ad051d131969_pell1.jpg.7b05426980ebf579694f59c1da889f53.jpg

 

Ed una nota dell'epoca:
Nel 1741, alla veneranda età di 94 anni, l'anziano Faunce (1647-1742) identifica, dietro richiesta della comunità, la roccia oblunga dove i padri pellegrini legarono la scialuppa al primo approdo.
Conobbe da bambino personalmente alcuni di loro, quest'ultimi gli indicaro quale era la pietra che fu utilizzata durante lo sbarco del 1620.

Nel 1774 la pietra fu spostata dalla riva per preservarla a futura memoria, tutt'ora la Plymouth Rock si trova al Museo Nazionale di storia americana.

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petronius arbiter

Fin dal principio, i Padri Pellegrini obbedirono al comandamento biblico, crescettero e si moltiplicarono, e a essi si aggiunsero numerosissimi altri coloni, partiti dalla madrepatria magari per motivi meno nobili di quelli dei puritani.

Sviluppo demografico significava anche sviluppo economico, così la domanda di moneta non ebbe mai alcuna chance di essere soddisfatta. E allora, gli uomini e le donne delle prime colonie inglesi, crearono un capitolo unico nella storia della numismatica, replicando, provando, respingendo, ridisegnando, ogni forma monetaria che fosse mai stata inventata.

Il primo, ovvio, mezzo monetario, fu il baratto. Ma anche se la teoria sostiene che qualsiasi cosa può essere scambiata con qualsiasi altra, la logica dice che ci sono cose che hanno maggiori probabilità di altre di diventare merce di scambio. Gli stessi criteri, durata, utilità, scarsità, valevano sia per i coloni che per i Nativi, ma gli europei svilupparono ben presto una lista di beni da scambiare, beni che avevano valore preferenziale per loro, nel loro particolare esperimento di colonizzazione.

Chiodi

La lista degli europei includeva, naturalmente, armi da fuoco e polvere da sparo, utili in qualsiasi circostanza, ma anche oggetti che possono sembrare strani, finché non ci si ferma a pensarci. 

I chiodi, per esempio. Sono facilmente quantificabili. Hanno una lunga durata. Sono usati per moltissimi lavori. E nei primi anni dei nuovi insediamenti inglesi, erano anche scarsi, perché dovevano essere importati dalla madrepatria. I chiodi erano scambiati sulla base della monetazione inglese, cento di una certa misura erano pari a 6 pence, cento più grandi equivalevano a 10 pence, ecc. Ancora oggi in America si usano le espressioni "sixpenny" e "tenpenny"  per indicare chiodi di una particolare misura. Divennero così popolari come mezzo di scambio, che nel 1646 il governo della Virginia dovette varare una legge per scoraggiare l'incendio delle case abbandonate, che venivano date alle fiamme per recuperare i chiodi usati nella costruzione :rolleyes: E ancora una volta, questa forma monetaria trova un suo corripondente in popolazioni lontanissime, come le tribù dell'Africa Occidentale, che hanno usato per secoli, fino a quello scorso, lunghi pezzi di ferro nel commercio, soprattutto per la loro facilità di misurazione.

A questo punto, bisognerebbe far vedere tale mezzo di scambio, ma che senso avrebbe mostrare un pugno di chiodi? :D Così, ve ne faccio vedere uno solo, molto più recente di quelli che usavano in Virginia, ma particolare.

Un chiodo in zinco da 6 penny, su cui sarebbe stato coniato, per errore, dicono :rolleyes: un Roosevelt dime del quale non si riesce a leggere la data, che sarebbe sfuggito a tutti i controlli, entrando addirittura in circolazione.

Roosevelt dime on nail.jpg

La moneta-chiodo, è stata perfino classificata da PCGS in conservazione MS65, ma non è questa la cosa più incredibile.

Roosevelt dime nailPCGSMS65.jpg

Quello a cui, almeno noi italiani, non riusciamo a credere, è che questa "cosa" è stata venduta, in asta Heritage del gennaio 2016, per 42.300 dollari! :o

petronius 8)

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petronius arbiter

Tabacco

Nel 1612, John Rolfe, colono della Virginia, nonché marito della famosa Pocahontas, fece il suo primo raccolto di tabacco. Il tabacco era conosciuto in Europa fin dal tempo del primo viaggio di Colombo, che aveva raccontato come gli indigeni ne fumassero le foglie, sotto forma di sigari, attraverso il naso. La pianta arrivò in Europa all'inizio degli anni 1560, e alla fine del secolo era già diventata popolarissima.

Sir Walter Raleigh creò la domanda, Rolfe e alcuni suoi compagni, gentlemen trasformati in coltivatori, fornirono la materia prima. A dispetto delle proteste dei moralisti, dagli uomini di chiesa a re Giacomo I (che se avesse immaginato quanti introiti sarebbero potuti derivare dalla vendita del tabacco a generazioni di tossicodipendenti, avrebbe di sicuro cambiato idea :rolleyes:), il successo del tabacco fu immediato.

Era qasi inevitabile che la pianta assumesse anche un ruolo monetario. Cosa che avvenne appena sette anni dopo la sua introduzione in Virginia: nel 1619, la prima legislatura della colonia concesse al tabacco lo status monetario, fissandone il valore a 3 scellini la libbra (poco più di 400 gr.) per quello di prima scelta, la metà per le qualità inferiori. Erano valutazioni generose, che dimostravano quanto il prodotto fosse diventato popolare. La stessa legislatura autorizzò anche l'importazione di schiavi dall'Africa, assicurando così a quelli che si stavano arricchendo col tabacco che presto avrebbero potuto arricchirsi ancora di più, grazie a una manodopera dal costo relativamente contenuto, e dalla durata quasi illimitata (cioè, finché non morivano).

E invece, il valore del tabacco crollò, perché i coloni della Virginia sempre più si gettarono nel business, finendo in breve col produrne molto più di quanto ne chiedesse il mercato. Nel 1645, la stessa libbra che nel 1619 valeva tre scellini, si faticava a venderla per un penny e mezzo :glare: Nel 1680, i piantatori chiesero al governo della colonia di vietare la crescita delle coltivazioni per un certo periodo di tempo, nella speranza che questo facesse risalire il prezzo. I legislatori rifiutarono, così alcuni piantatori, infuriati, si diedero a bruciare le piante con le loro mani. La reazione del governo coloniale fu immediata e durissima: pena di morte a chi distruggeva le piantagioni :diablo:

 Continua...:bandit:

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petronius arbiter

La sovrapproduzione non era però  l'unico ostacolo all'utilizzo del tabacco come moneta. Un altro, ben più grave problema, era la deperibilità. Un mezzo di scambio ideale, deve essere durevole, ma il tabacco può facilmente seccarsi o marcire. Per ovviare a questo, i produttori inventarono le "tobacco notes".

Il tabacco veniva stoccato in grandi magazzini, e dal 1713 apparvero delle "banconote", emesse da questi magazzini e garantite dal tabacco in essi conservato. Il sistema, inaugurato al solito in Virginia, fu adottato anche dal Maryland nel 1747. E per superare il rischio di deperimento del tabacco, la validità legale di queste "banconote" era limitata a 18 mesi.

Un altro problema era rappresentato dal fatto che i debiti venivano sistematicamente pagati con il tabacco di qualità più scadente. Una volta istituiti i magazzini, fu istituito anche un sistema di ispezione, e gli ispettori avevano il potere esclusivo di emettere le tobacco notes. Alcuni erano più coscienziosi di altri, di conseguenza, il prezzo del tabacco e il valore delle banconote potevano variare in base alla reputazione dell'ispettore.

tobacconote1771.jpg

Il sistema, di cui vediamo un esempio in foto, una tobacco note del 1771, ebbe termine nel XIX secolo, con l'avvento generalizzato della moneta cartacea ufficiale, ma non per questo il tabacco perse la funzione "monetaria", che anzi tornò spesso in auge in particolari situazioni.

Nella Seconda Guerra Mondiale, la sigaretta era un primario bene di scambio tra i prigionieri di guerra. In un famoso articolo, RA Radford, studente di economia all'Università di Cambridge, che andò a combattere e fu catturato dai tedeschi nel 1943, racconta l'emergere di un'economia di mercato basata sulle sigarette nel suo campo di prigionia in Baviera. Descrive come le sigarette progredirono dall'essere solo una merce allo status di valuta, e come i prezzi reagivano a vari shock esterni. Per esempio, se le forniture di cibo ritardavano, o arrivavano sigarette di qualità inferiore, questo faceva salire i prezzi. E poiché le sigarette venivano regolarmente distrutte quando fumate, lo stock di moneta rimaneva relativamente stabile, prevenendo l'inflazione. Anche i non fumatori accettavano questa forma di pagamento, perché erano sicuri di poter successivamente trovare qualcuno con cui scambiare le loro sigarette.

Ed esse furono un apprezzato mezzo di scambio anche alla fine della guerra, soprattutto in Germania, Austria e Italia. La forte domanda da parte dei fumatori garantiva la loro accettabilità, ed erano convenienti per gli acquisti, sia piccoli che grandi: questi ultimi venivano pagati in pacchetti interi. Una sigaretta poteva  essere scambiata centinaia di volte, prima di essere fumata. I principali fornitori erano i soldati americani, che ricevevano sigarette nelle loro razioni, e che chiedevano anche ai loro amici e alle loro famiglie di mandargliene.  Nel 1947, oltre il 95% dei pacchi spediti dagli Stati Uniti conteneva sigarette.

camel postcard.jpg

Vendendole o scambiandole sul mercato nero, si realizzava un profitto enorme. A Berlino, fu possibile pagare i servizi di un'orchestra, per un'intera serata, con quattro pacchetti di sigarette, comprati a meno di un dollaro :guitarist:

E anche in anni più recenti, ci sono stati esempi di sigarette usate come mezzo di pagamento. In Romania, negli anni '80, il marchio Kent veniva utilizzato per ogni tipo di transazione. Tale marchio, chissà perché, era l'unico accettato, e un pacchetto di Kent poteva costare fino a 14 dollari al mercato nero. Questo le rendeva troppo costose da fumare per la popolazione, i pacchetti venivano quindi scambiati fino a danneggiarli gravemente, e molti non furono mai fumati. Nondimeno, il loro possesso era un segno di ricchezza, in un paese che, sotto il regime di Ceaușescu, era tra i più poveri d'Europa.

petronius :bandit:

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petronius arbiter

La pelle dell'orso

"Non vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso", recita un noto proverbio. Ma nel Nordamerica, venivano vendute non solo le pelli d'orso, ma anche quelle di quasi qualsiasi altro animale. Tra gli indiani, così come in molte altre società primitive dipendenti dalla caccia, pelli e pellicce di animali divennero moneta. E gli europei, al loro arrivo, non ci misero molto ad adeguarsi. Del resto, le pelli degli animali più pregiati erano già molto ricercate in Europa, e il Nordamerica, da questo punto di vista, rappresentava una fonte quasi inesauribile.

E così la pelle dell'orso acquisì valore legale nel Canada francese nel 1673, mentre in Alaska e nella Columbia Britannica si preferiva quella di lontra. Più a sud, in Kentucky e Tennessee (o meglio, nei territori che sarebbero diventati questi due stati), era il procione ad avere il discutibile (per lui :rolleyes:) onore di fornire la sua pelliccia affinché se ne facesse moneta.

Ma l'animale che più di tutti dovette, suo malgrado, svolgere un ben preciso ruolo monetario, fu senza dubbio il castoro.

castoro.jpg

Nel Nordamerica, le pelli di castoro erano generalmente accettate ovunque come mezzo di pagamento, e in più c'era una fortissima richiesta anche in Europa, dove venivano usate per farne cappelli. Ben presto esse divennero lo standard contro cui veniva misurato il valore delle altre pelli. In un listino del 1703, tutte le merci indiane erano prezzate in pelli di castoro, sebbene si potesse pagare anche con quelle di altri animali. In Canada, la Hudson Bay Company stabilì il "made beaver" (fatto in castoro), come standard di valore poco dopo il 1670, e tale rimase per quasi due secoli, fino agli anni 1850. Nel Massachusetts, un uomo della tribù Chickataubott, nel 1631, fu condannato a pagare una pelle di castoro per aver sparato a un maiale, e i Dutch bricks erano venduti a New Amsterdam, nel 1661, a 4,16 rijksdaalder per migliaio, pagabili in pelli di castoro. Fino alla fine del 1788, ogni impiegato di contea dello State of Franklin, nell'odierno Tennessee, riceveva come salario annuo, 300 pelli di castoro.

Le pelli erano popolari soprattutto nelle aree di frontiera, ma il loro uso si estese alla fine dall'Atlantico al Pacifico. Non sorprende quindi, che quando, nel 1849, l'Oregon si diede a coniare proprie monete, con l'oro che arrivava dalla California, abbia raffigurato sulle stesse l'animale la cui pelle, più di ogni altra, era stata, ed era ancora, un simbolo monetario.

Otto importanti uomini d'affari fondarono la Oregon Exchange Company, con James Taylor come direttore, W.H. Wilson assayer, William H. Rector preparatore dei conii e il Reverendo Hamilton Campbell incisore-capo. Questi uomini, e gli altri componenti la Compagnia, raggiunsero l'immortalità numismatica quando Campbell incise le loro iniziali al dritto della sua moneta, il pezzo d'oro da 5 dollari. Kilborne, Magruder, Taylor, Abernethy, Wilson, Rector, Campbell e Smith, che sulla moneta formano la sequenza K.M.T.A.W.R.C.S. Immortalità che toccò anche al castoro, raffigurato al centro delle monete, e che alle stesse ha dato il nome: "beaver coins of Oregon".

oregon5dollars.jpg

petronius :)

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petronius arbiter

Soldi, soldi, soldi!

Altri tipi di merci e materiali erano usati come succedanei delle monete: nel New Hampshire pesce secco salato e legname, in Carolina mais, piselli, riso, tutte cose che richiedevano uno sforzo per essere trovate o prodotte. Per fortuna, i falsi non erano un problema :rolleyes:

Ma di monete vere e proprie, alla fine, gli europei non potevano fare a meno, e poichè le 13 colonie inglesi offrivano ben pochi metalli, e quei pochi dovevano essere inviati in Inghilterra, i coloni incominciarono a usare tutte quelle che c'erano, da qualunque paese venissero.

Le monete straniere che si potevano trovare in circolazione nelle 13 colonie nei secoli XVII e XVIII, e poi negli Stati Uniti fin oltre la metà del XIX (a molte di loro era stato concesso il legal tender, il corso legale, che fu ritirato solo nel 1857) provenivano dall'America spagnola, dall'Inghilterra, dalla Francia, dal Portogallo, dall'Olanda, dalla Germania e da ogni dove. Come regola generale, le monete di rame provenivano dall'Inghilterra, quelle d'oro e d'argento dalle colonie spagnole in America. Atti pubblici, contratti, e altri documenti che prevedevano la presenza di denaro, erano usualmente redatti in valuta inglese o spagnola. Assai importanti erano anche le monete, soprattutto d'oro, provenienti dal Brasile portoghese. Scrive lo storico numismatico John Kleeberg:

"Le monete d'oro provenivano dal Brasile (i 6.400 reis, spesso chiamati 'joes'), dal Messico le monete d'argento (gli 8 reales), dall'Inghilterra e dall'Irlanda le monete di rame (halfpence). Quelle erano le "workhorse coins'  (lett.: le monete del cavallo da lavoro, nel senso delle più usate). C'erano poi altre monete 'workhorse' , da 2 reales, 1 real, mezzo real. Queste monete d'argento arrivavano dal Messico nel XVIII secolo, da Potosì nel XVII." 

Tra le altre monete, le olandesi assunsero una certa importanza durante la Guerra di Successione spagnola (1701-1714), quando i Leeuwendaaler, i talleri del leone (vedi foto post #34) presero il posto degli 8 reales, che non si riusciva più ad avere. Scarsa importanza ebbero invece le monete tedesche, così come quelle, pur presenti, di altri paesi. Le francesi, invece, avevano un uso preminente in Canada, e venivano scambiate anche nelle aree inglesi confinanti.   

Ma su tutte svettavano i "pezzi da otto", che gli inglesi chiamarono Spanish Milled Dollars, letteralmente "dollari spagnoli fresati", perché i tondelli venivano realizzati su una fresatrice, ed erano di peso e dimensioni costanti. Alla fine, cacciati gli spagnoli, superate dalla tecnologia le fresatrici, rimasero solo i dollari :D 

In foto, 6.400 reis brasiliani del re del Portogallo Joao V, anno 1743.

petronius :rolleyes:

6400 Reis Brasil1743.jpg

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petronius arbiter

Le prime monete coloniali

Il 20/4/2018 alle 19:14, petronius arbiter dice:

...le 13 colonie inglesi offrivano ben pochi metalli, e quei pochi dovevano essere inviati in Inghilterra

Se si volevano coniare monete, si doveva trovare un modo per aggirare entrambi i limiti. Questo modo fu trovato, per la prima volta, a Boston, Massachusetts. 

Nel 1652, i coloni del Massachusetts cominciarono a produrre monete in argento, di fattura assai rozza, portanti un fantasioso NE (per New England) al dritto, e i numeri romani III, VI o XII al rovescio, per indicare il valore: 3, 6 o 12 pence (1 shilling).

new england shillingPCGSAU55.jpg

Dove avevano preso il materiale grezzo? E come pensavano di poter mettere e mantenere in circolazione queste monete, quando tutti sapevano che il diritto di battere moneta spettava esclusivamente al re? La risposta a queste domande, sta nel fatto che i coloni, alcuni dei quali appena sbarcati, incominciavano già a pensare se stessi come Americani, invece che come inglesi trapiantati ;)

L'argento veniva dal commercio, illegale, con le isole caraibiche, ancora in larga parte spagnole. I bravi cittadini di Boston, mandavano giù rum, legname e grano, e i bravi cittadini delle Antille, mandavano su zucchero e monete, soprattutto pezzi da otto. Che, in teoria, avrebbero dovuto essere inviati in Inghilterra, ma, in pratica, venivano spesso trattenuti nella colonia, specie se di peso calante o argento di basso titolo (cosa assai frequente, poiché in quegli anni la zecca di Potosì era nel pieno del suo peggiore scandalo, dipendenti infedeli che adulteravano le monete per trarne un profitto personale). Ma l'acquisizione dell'argento e la sua trasformazione in monete, erano difficoltà minori rispetto a quella di poter tenere queste monete nel Nuovo Mondo, una volta coniate. Si doveva trovare il modo di renderle poco attraenti per gli inglesi, pur garantendo il loro appeal  presso gli americani...come fare?

Ci pensò un genio sconosciuto :D probabilmente qualcuno collegato al braccio fiscale del governo coloniale. Se queste monete fossero state fatte, deliberatamente, di peso inferiore rispetto a quelle inglesi, ma con lo stesso valore nominale, nessun mercante a Londra le avrebbe accettate, perché poi non avrebbe potuto far altro che fonderle per recuperare l'argento, rimettendoci comunque dei bei soldi. Invece, un mercante di Boston, le avrebbe abbracciate, perché esse avrebbero fatto parte di un sistema monetario chiuso, basato su valori a lui familiari, III, VI e XII pence. Per un bostoniano sarebbero state, almeno in parte, monete fiduciarie, e finché tutti le accettavano, non ci sarebbero stati problemi.

E così fecero. Sul finire di maggio 1652 venne approvata dal governo coloniale la legge che autorizzava le nuove monete, e fu impiantata una piccola zecca nell'officina di John Hull, un argentiere di Boston. Lui e il suo socio, Robert Saunderson, avvalendosi dell'opera di un ironmaster di Saugus (cittadina a nord di Boston, sede della prima industria siderurgica statunitense, fondata nel 1646) per attrezzature e conii, diedero il via alla produzione. Come compenso per il suo lavoro, John Hull ricevette inizialmente dal governo coloniale uno scellino e tre pence per ogni 20 scellini NE coniati, compenso poi modificato diverse volte durante il suo periodo di servizio come mintmaster.

Le prime monete, come sopra descritte, furono coniate da giugno a ottobre 1652, e sono oggi della più estrema rarità, perché la produzione fu fermata quando si capì che lettere e numeri, incisi con piccoli punzoni piuttosto che con matrici complete, erano facile bersaglio di truffatori e falsari. E così, alla breve vita delle NE coins, fece seguito quella, assai più più lunga, di monete dal disegno più elaborato, che vedremo nei prossimi post.

petronius :) 

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