dareios it Inviato 28 Giugno, 2019 Supporter #1 Inviato 28 Giugno, 2019 (modificato) Ho appena terminato di leggere un saggio su un mezzo denaro inedito longobardo attribuito alla zecca di Capua dal nostro lamonetiano @Caio Ottavio alias Raffaele Iula. E' un lavoro di 20 pagine da leggere tutte d'un fiato. Non si parla solo della moneta in questione, che tra l'altro permette di attribuire i due mezzi denari battuti a Benevento, anche quelli per la zecca capuana, ma parla di tutto il periodo storico molto travagliato e dei suoi molteplici personaggi che hanno fatto la storia non solo dei ducati longobardi del sud. Il saggio è stato pubblicato sulla "71 Rassegna Storica Salernitana" - Nuova Serie N. 1 Giugno 2019 . Si potrebbe fare una bella discussione su questi particolari mezzi denari longobardi, nati da una esigenza particolare che vorrei fosse lo stesso Raffaele @Caio Ottavio ci raccontasse. Faccio veramente un plauso a Raffaele per questo lavoro che ha fatto. Sicuramente non è stato facile per la varietà degli argomenti trattati. Naturalmente spero che i massimi esperti del forum di questa monetazione vogliano dire la loro nel bene e nel male. Da parte mia, dico solo a Raffaele, ancora una volta, bravooo! Modificato 28 Giugno, 2019 da dareios it integrazioni 6 Cita
gigetto13 Inviato 28 Giugno, 2019 #2 Inviato 28 Giugno, 2019 Anche se non frequento numismaticamente molto i Longobardi, meno che meno quelli del regno meridionale, ma sono davvero curioso di conoscere questa storia. 1 Cita
eliodoro Inviato 29 Giugno, 2019 #3 Inviato 29 Giugno, 2019 Molto interessante, in attesa di Raffaele, dove si può trovare la rivista? 1 Cita
Questo è un post popolare Caio Ottavio Inviato 29 Giugno, 2019 Questo è un post popolare #4 Inviato 29 Giugno, 2019 (modificato) Salve a tutti. Ringrazio @dareios it Lorenzo per la presentazione e per aver apprezzato il saggio su questa moneta che mi ha permesso di riscoprire e raccontare una storia che ha avuto interessanti risvolti non solo dal punto di vista numismatico. Confido di riuscire, in queste poche righe, a riassumere in modo efficace il contenuto del mio studio. Veniamo subito alla descrizione dell’esemplare finora inedito (fig. 1): D/ SA sormontato da tratto di abbreviazione. Contorno perlinato. R/ TA sormontato da tratto di abbreviazione. Contorno perlinato. Fig. 1. Si tratta di un denaro, o, come viene comunemente riconosciuto dalla bibliografia tradizionale, un mezzo denaro, in argento dal peso di 0,42 g. con un diametro di 13 mm. Questi dati mi hanno subito permesso di effettuare un paragone con gli altri cosiddetti mezzi denari (tale dicitura è da me usata in senso convenzionale) usciti dalla zecca capuana nel corso del X secolo, poiché molto simili tra loro. A differenza degli altri nominali coniati a Capua, però, il nostro caso presenta la totale assenza del nome di un regnante, come invece si riscontra sul resto della produzione argentea longobarda capuana, mentre reca al suo posto queste due singolari abbreviazioni, evidentemente interconnesse tra loro. Ho pensato che si potesse trattare di un’emissione “religiosa” e la mia ipotesi ha trovato conferma nell’accostamento della moneta in questione con altre due piccole monetine finora note, ed attribuite tradizionalmente alla zecca di Benevento, che recano legende mariane complementari su entrambi i lati (figg. 2 e 3). Fig. 2. Fig. 3. Anche a livello pondometrico è possibile accostare tra loro questi esemplari, poiché rispettano quasi sempre lo stesso range di peso. Ma le analogie non sono finite qui, perché se si nota bene lo stile con cui sono stati tracciati i caratteri si evidenziano molti punti praticamente identici che accomunano queste ultime due monete con quella in oggetto: ad esempio, la particolare forma cuspidata degli apici oppure il modo di rendere la lettera A, dalla forma estremamente squadrata e spigolosa. Inoltre, persino lo stile della perlinatura sembrerebbe avvicinare i tre esemplari. Ho poi notato che la C nella legenda di D/ in fig. 2, dalla forma quasi quadrata, non è stata mai prodotta su nominali di sicura origine beneventana, soprattutto in quei casi dove si è riscontrata la presenza della stessa abbreviazione SCA. Il che mi ha portato a pensare che questi tre mezzi denari formassero una serie unitaria e che non uscirono dalla zecca di Benevento, come finora si è detto e scritto, ma da quella di Capua. Ma per cosa stanno queste due abbreviazioni, SA e TA? Come ho detto prima, la soluzione più probabile, vista anche la serie in cui è inserita, è che si tratti dell’indicazione del nome di un santo. Ho creduto possibile, quindi, sciogliere le due abbreviazioni in SA(NCTUS) TA(MARUS), ovvero san Tammaro. Vi risparmio le poche note agiografiche che si possono reperire sulla figura di questo santo, ma è importante notare come il suo culto sia radicato, e poi da qui si sia diffuso nell’entroterra campano, nelle regioni corrispondenti alla Liburia e alla Terra di Lavoro, accentuando il legame, anche spirituale, tra il nostro esemplare inedito e la zecca di Capua. Da questo punto di vista, la nostra moneta rappresenta anche una delle più antiche testimonianze del culto di Tammaro pervenuteci, per questo dicevo che la sua importanza si estende ben oltre i confini della numismatica. Infine, la particolarità di non presentare nomi di regnanti, né capuani, né beneventani, mi ha portato alla conclusione che fossi di fronte ad una serie monetale estremamente particolare, emessa per ricordare un evento altrettanto importante. La devozione espressa da questi tipi mi ha fatto pensare subito ad un’occasione celebrativa di natura religiosa e solamente un avvenimento ebbe rivolti così profondi da permettere al principe longobardo di Capua-Benevento la realizzazione di nominali sui quali non vi risulti alcun tipo di ingerenza da parte dell’autorità politica in carica: l’istituzione della prima metropolia del Mezzogiorno, quella di Capua, nel 966. Il pontefice allora in carica, Giovanni XIII (965-972), era particolarmente malvisto dalla nobiltà e dal popolo di Roma per via della sua politica filo-imperiale e per le varie lotte che in questo periodo facilmente si scatenavano tra le famiglie aristocratiche romane, sia per il controllo del soglio pontificio, sia per l’acquisizione di beni e terre che, ricordiamo, costituivano la base per un solido potere politico. Giovanni XIII fu quindi vittima di una congiura di palazzo che si trasformò ben presto in rivolta popolare fuori controllo: il papa fu catturato e cacciato da Roma, ma non è chiaro come riuscì a fuggire dal suo esilio in un castello situato sul confine tra Lazio e Campania: l’unica notizia certa è che nel 966 lo si ritrova già a Capua, ospite e protetto di Pandolfo I Capodiferro (943-981). Questi si servì della sua posizione di forza per convincere il pontefice suo ospite a creare una sede arcivescovile a Capua. Pandolfo I aveva realizzato un progetto che i dominatori longobardi di Capua avevano tentato invano di realizzare fin dalla seconda metà del IX secolo. Il primo arcivescovo capuano fu Giovanni, fratello stesso del principe: il potere politico e religioso si trovavano, quindi, riuniti nelle mani di una sola famiglia, il che permise a Pandolfo di serrare il suo controllo sul resto del Principato, soprattutto nelle zone più periferiche, spesso soggette a velleitarie pretese di autonomia dal governo centrale capuano. Con una simile azione, Giovanni XIII riuscì nel contempo a contrastare l’avanzata delle fondazioni di nuove diocesi di rito greco nell’Italia meridionale, le quali avevano visto una fioritura costante per tutto il IX e il X secolo, fin quasi alle soglie dell’anno Mille. Per celebrare una tale ricorrenza, tutt’altro che irrilevante per la storia religiosa e politica del Mezzogiorno longobardo, Pandolfo I emise questa serie, databile quindi al 966. Inoltre, mi è stato possibile approfondire l’apporto politico e finanziario che la comunità ebraica di Capua offrì con spiccata efficacia proprio sotto il governo di Pandolfo Capodiferro. Lascio la parola per opinioni, considerazioni e pareri, sperando di non essere stato troppo prolisso nella mia esposizione. Per qualsiasi informazione in merito al reperimento del saggio in estratto o della rivista che lo contiene potete contattarmi con un MP. Modificato 29 Giugno, 2019 da Caio Ottavio 12 1 Cita
talpa Inviato 29 Giugno, 2019 #5 Inviato 29 Giugno, 2019 Grazie Raffaele @Caio Ottavio per questo tuo suggestivo saggio e la relativa sintesi esplicativa propostaci, la monetazione altomedievale della Campania è una miniera inesauribile di scoperte e possibilità di approfondimenti dagli importanti risvolti storici, qui davvero la moneta diventa un reperto "monumentale" capace di trasportare con i suoi significati ben oltre la sua stretta funzione. Proprio la tematica religiosa e cultuale assume un rilievo decisamente cospicuo nel contesto storico dell'epoca, siamo in un'epoca di confronti e conflitti anche assai aspri di natura cultuale e dottrinale, la nota controversia delle immagini grecamente detta iconoclastia, il peso delle immagini sacre nel culto diventa il centro di un lungo e aspro contendere che assume forme e modalità diverse nel tempo e che si esprime anche nella coeva monetazione, al contempo i santi locali diventano figure dal fortissimo significato identitario, veri e propri stendardi sacri di una comunità volti a garantire la protezione divina, non è un caso che proprio in quei secoli tra IX e X si ritrovano le prime rappresentazioni di santi su moneta, San Pietro nei denari romani sul finire dell'ottavo secolo, San Michele sulla monetazione longobarda e in particolare sui solidi beneventani di Sicone (817-832), San Gennaro sui follari o mezzi follari di Napoli e di cui è ancora controversa e dibattuta l'attribuzione, personalmente propendo per il ducato di Stefano III (821-832), e adesso una rappresentazione epigrafica di San Tammaro su questi mezzi denari di Capua. L'eco di queste lotte politiche in cui la religione e le figure del culto venivano usate come armi e strumenti di compattamento identitario attraverso la rappresentazione in immagine e/o epigrafica così come mediante la conquista e il possesso di reliquie che garantivano prestigio al territorio in cui erano conservate, trovava una sua limpida e costante espressione nei temi monetali dell'epoca... 3 Cita
Caio Ottavio Inviato 29 Giugno, 2019 #6 Inviato 29 Giugno, 2019 Ottima integrazione, @talpa, assolutamente pertinente: hai inquadrato benissimo il senso di questa serie monetale, collegandolo ad un contesto storico-culturale assolutamente compatibile con i risultati che gli studi più recenti in tale ambito hanno fornito. Grazie mille. 2 Cita
eliodoro Inviato 29 Giugno, 2019 #7 Inviato 29 Giugno, 2019 San Tammaro è anche un odierno comune di Caserta attaccato a Capua dove si trova la Reggia Borbonica di Carditello. Riguardo i Santi presenti sulla monetazione longobarda/normanna, non dimentichiamo Santo Stefano a Capua ( monetazione emessa a seguito della conquista della città da parte di Ruggero II) Articolo bellissimo e sicuramente condivisibile 2 Cita
Caio Ottavio Inviato 29 Giugno, 2019 #8 Inviato 29 Giugno, 2019 2 ore fa, eliodoro dice: San Tammaro è anche un odierno comune di Caserta attaccato a Capua dove si trova la Reggia Borbonica di Carditello. Riguardo i Santi presenti sulla monetazione longobarda/normanna, non dimentichiamo Santo Stefano a Capua ( monetazione emessa a seguito della conquista della città da parte di Ruggero II) Articolo bellissimo e sicuramente condivisibile Grazie mille @eliodoro, infatti l'attuale comune di San Tammaro deve il suo nome proprio a san Tammaro, oggi patrono della città, che, secondo la leggenda, vi operò alcuni miracoli. Anche il fiume Tammaro prende il nome da questo santo, poiché presso la sua foce sorgeva una chiesa eretta in suo onore. Sono molte le testimonianze del culto di Tammaro che da Capua si irradiano in vaste zone della Campania settentrionale interna, ma raramente possono datarsi al X secolo, come nel caso di questo denaro. Nel saggio ho cercato di argomentare anche questo aspetto, poiché non sono sopravvissute molte tracce della fase più antica del culto, il che ha spinto alcuni studiosi a fissarne l'inizio all'XI secolo. 1 Cita
eliodoro Inviato 29 Giugno, 2019 #9 Inviato 29 Giugno, 2019 questo è quanto riporta il sito isttuzionale del comune: Le prime notizie sulla esistenza di poche case rurali abitate da poveri contadini risalgono all'anno 440 dell'era volgare. Tuttavia è lecito immaginare che prima di quest'epoca erano presenti alcune cascine di un feudatario a brevissima distanza dall'antica Capua, successivamente distrutte da mercenari. La successiva ricostruzione delle case rurali fu eseguita dopo l'invasione dei Goti e precisamente in principio dell'era volgare. Questa zona, resa fertile da un alto livelo dell'acqua, favorì l'insediamento urbano. Fu cristianizzato dalla venuta del Santo Vescovo Tammaro, che approdato miracolosamente sulle coste campane sì stabilì in queste zone dove compì vari miracoli. 1 Cita
eliodoro Inviato 29 Giugno, 2019 #10 Inviato 29 Giugno, 2019 Queste sono invece le notizie relative a San Tammaro, patrono del comune di Grumo Nevano; "Il culto a questo Santo Vescovo nella cittadina di Grumo risale già all’anno mille, infatti, il primo documento che attesta l’esistenza di una sua Chiesa è del 1132. San Tammaro, secondo la narrazione fatta nella Vita Sancti Castrensis, era un vescovo nordafricano arrivato in Campania in seguito alle persecuzioni dei Vandali che, per farne dimenticare la memoria, lo imbarcarono, insieme altri 11 vescovi, mettendolo a prua della nave. L’imbarcazione, attraversato il mar mediterraneo, arrivò a Volturnum e da lì i vescovi partirono per diversi luoghi diffondendo la fede in Gesù Cristo. Tammaro che era vescovo di Cartagine sarebbe stato scelto a reggere la sede episcopale di Benevento, nella cui cattedrale furono poi custodite le spoglie a seguito della morte avvenuta il 15 ottobre del 490 (per un periodo sono state conservate presso il Santuario di Montevergine). Questo santo vescovo, già dal XVII secolo, fu scelto a essere patrono di Grumo, che oggi è il suo principale luogo di culto in Italia. Altre notizie: http://www.parrocchiastammaro.org/Storia/S. T a m m a r o.htm 1 Cita
Caio Ottavio Inviato 29 Giugno, 2019 #11 Inviato 29 Giugno, 2019 Esatto. Per chi volesse approfondire le vicende della figura di san Tammaro a livello agiografico, consiglio principalmente i lavori di A. Vuolo, che ho ampiamente citato nel saggio, il quale si è occupato a più riprese ed in modo specifico della vita (leggendaria) e del culto di questo santo. Dai suoi lavori può essere desunta altra bibliografia precedente. 1 Cita
Caio Ottavio Inviato 1 Luglio, 2019 #13 Inviato 1 Luglio, 2019 Il 29/6/2019 alle 16:29, Liutprand dice: Tutto molto interessante! Grazie @Liutprand! Come sempre, resto a disposizione per commenti, opinioni e pareri che potrebbe suscitare questa particolare serie monetale. 1 Cita
odjob Inviato 4 Luglio, 2019 #14 Inviato 4 Luglio, 2019 @Caio Ottavio Possiamo escludere che la moneta sia della Zecca di Salerno o del Ducato di Napoli e non è nemmeno amalfitana. La moneta è sicuramente R5 ed è un mezzo Denaro o Denaro con peso ridotto(si va,di media, da gr.0,45 a gr.0,65 circa). Dal metallo utilizzato potrebbe derivare dalla Zecca di Capua o da quella di Benevento o.............Ritengo che in questi puntini di sospensione si possa celare la soluzione per la classificazione della tua moneta.Potrebbe trattarsi di una Zecca inedita nel foggiano oppure di una zecca conosciuta tipo Lucera,Siponto(poi Manfredonia)in epoca antica(a.C.) ma di cui non se ne conosce l'operatività nei secoli IX e X della nostra era. D'Andrea ci parla di operatività della Zecca di Lucera in periodo medievale. Potrebbe essere la Zecca di Melfi ad aver emesso questa moneta? http://emeroteca.provincia.brindisi.it/Archivio Storico Pugliese/1959/Archivio Storico pugliese A.12 1959 fasc.1-4 articoli PDF/Zecche e Monete Durante la Dominazione Normanna nel Ducato di Puglia e nel Regno di Sicilia.pdf Potrebbe essere la Zecca di Matera ad aver emesso questa moneta? Supponiamo che la moneta veneri la vergine Maria,ebbene Maria era venerata dai Franchi,quindi siamo in ambito carolingio e bisogna trovare Zecche o località meridionali che abbiano visto il dominio o la presenza carolingia.La moneta è stata emessa sotto questo influsso teologico o,per meglio dire,mariano . odjob 1 Cita
dareios it Inviato 5 Luglio, 2019 Supporter Autore #15 Inviato 5 Luglio, 2019 Scusami @odjob se te lo chiedo, ma hai letto il post n. 4 di @Caio Ottavio ? Cita
odjob Inviato 5 Luglio, 2019 #16 Inviato 5 Luglio, 2019 24 minuti fa, dareios it dice: Scusami @odjob se te lo chiedo, ma hai letto il post n. 4 di @Caio Ottavio ? Si ho letto. Dunque Pandolfo Capodiferro non aveva l'autorità per emettere monete a Capua poichè ciò spettava all'Imperatore Ottone I in base alla concezione del Diritto Romano.Ecco perchè le frazioni di Follaro precedentemente attribuite a Capua,a Pandolfo Capodiferro,sono da annoverarsi fra le emissioni baresi,anche perchè il personaggio con capo nimbato e con lettere ai lati Ɵ Δ M H e T ,che indossa un corto gonnellino ,sarebbe identificabile con San Demetrio. Papa Giovanni XIII fu scelto dall'Imperatore anche perchè le famiglie aristocratiche romane potevano proporre il nome del nuovo papa all'Imperatore ma non avevano facoltà di elezione del Papa.Fu l'Imperatore che liberò Giovanni XIII e sedò la rivolta dei romani contro il Papa. Inoltre ,secondo me,Capua non ha coniato monete in argento o mistura con prevalenza d'argento durante il principato di Pandolfo Capodiferro. Fatte queste doverose premesse ritengo che,se la moneta reca le abbreviazioni"SANCTVS da un lato e TAMARVS dall'altro"sarebbe da annoverarsi fra le emissioni beneventane poichè da wikipedia si apprende che:"I beneventani eressero in sua memoria una chiesa sul suo romitorio, divenuta meta di pellegrinaggi. Di essa, oggi, non esistono più tracce. In seguito, le sue spoglie furono custodite sotto l'altare del Duomo di Benevento".Potrebbe essere che il mezzo Denaro sia stato emesso quando Tammaro venne santificato o,meglio ancora,in un periodo in cui Benevento fu Principato autonomo. Ma può anche darsi che SA-TA ,sormontate da tratti di abbreviazione,stiano per SAN-CTA,riferendosi alla Vergine Maria venerata dai Franchi e se ciò fosse,anche in questo caso, l'emissione sarebbe da attribuirsi a Benevento dove furono emesse le altre monete con simili caratteri illustrate da Caio Ottavio(Sambon n°467 e 468),periodo inizi secolo X odjob Cita
Questo è un post popolare Caio Ottavio Inviato 5 Luglio, 2019 Questo è un post popolare #17 Inviato 5 Luglio, 2019 (modificato) Salve @odjob. Innanzi tutto, grazie per il tuo intervento che ho seguito molto attentamente. Permettimi, però, di dissentire con te su alcuni punti, che argomenterò di seguito, perché non sono del tutto corretti. Inizierei lasciando da parte Wikipedia: la ricerca, quella scientifica, passa per ben altre fonti. Per avanzare l'ipotesi dell'esistenza di una nuova zecca, come leggo nel tuo primo post (cito: "Potrebbe trattarsi di una Zecca inedita nel foggiano oppure di una zecca conosciuta tipo Lucera, Siponto (poi Manfredonia) in epoca antica (a.C.) ma di cui non se ne conosce l'operatività nei secoli IX e X della nostra era") servono prove concrete: non necessariamente una zecca attiva in epoca antica (tu dici molto genericamente "a.C.", quindi credo di capire che ti riferisca al periodo greco-romano, almeno fino al I sec. a.C.) rimase in attività anche nell'Alto Medioevo. Mi preme ricordare, quindi, che le zecche antiche, soprattutto quelle del primo Medioevo, non rimanevano aperte ed operative per anni interi con la stessa soluzione di continuità (forse come molti di noi oggi immaginano), ma, al contrario, i periodi di attività erano intervallati da altri periodi, a volte anche lunghi, di stasi e di chiusura (come nel caso della zecca di Salerno dopo Guaimario I). Questi periodi di inattività erano interrotti da nuove riaperture che avevano tempi di durata molto diversi (da pochi mesi a diversi anni, in base alle esigenze dell'autorità politica che ordinava la coniazione). Infatti, nell'Alto Medioevo, i regnanti coniavano in modo discontinuo aprendo o fondando zecche solo all'occorrenza in base alle loro necessità contingenti. Quindi, ipotizzare una continuità di zecca, addirittura nell'ordine di diversi secoli, dal I sec. a.C., se non addirittura precedente a questa datazione, al IX-X secolo mi sembra altamente improbabile. Occorre escludere anche l'ipotetica zecca di Melfi, finora un vecchio "mito" numismatico che ha condizionato l'attività di numerosi studiosi senza che fosse prodotta un'adeguata documentazione che comprovasse concretamente la sua esistenza. Inoltre, la zecca di Melfi, qualora esistesse davvero, fu prerogativa normanna, in quanto loro antica capitale prima della conquista di Salerno, e ricordo che i Normanni non coniarono denari o mezzi denari in argento in Italia meridionale: al contrario di quello che fecero, in realtà, i Longobardi. Anche Melfi, dunque, capitola. Per quanto riguarda la tua affermazione, cito testualmente: " D'Andrea ci parla di operatività della Zecca di Lucera in periodo medievale", dovevi essere più preciso. A quale studio del D'Andrea ti riferisci? Qual è il "periodo medievale" a cui si fa riferimento? Perché, vedi, a me basta rispondere con: "Una zecca fu attribuita a Lucera sia nel 1240 sia nel XV secolo, ma in entrambi i casi l'attribuzione è errata". Tratto da G. Ruotolo, "Lucera", in L. Travaini (a cura di), "Le zecche italiane fino all'Unità", I, Roma 2011, p. 809. Siamo lontani anni luce dal periodo della moneta in esame (X secolo) e non è stata mai provata l'esistenza di una zecca a Lucera a partire dal XIII secolo! Quindi, via anche Lucera! La zecca di Matera l'avevi già tirata fuori in quest'altra discussione: https://www.lamoneta.it/topic/144205-guglielmo-conte-di-puglia/?tab=comments#comment-1652008 e da allora nulla è cambiato su questo fronte. Non credo che occorra citarla all'occorrenza, ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad una nuova moneta longobarda o normanna. Poi, sarei curioso di leggere qualche studio scientifico, e sottolineo, che spero tu voglia consigliare a tutti noi in merito a questa zecca finora taciuta dai principali repertori. Sia nel tuo primo che nel tuo secondo intervento mi pare di capire che le abbreviazioni SA-TA siano da sciogliere in SANCTA, con "Maria" sottinteso. Anche qui c'è un refuso, perché, se pure diamo per buona la tua interpretazione, "sanctus. -a, -um" è un aggettivo e in quanto tale può riferirsi, nel nostro caso, a qualsiasi altra santa venerata nella liturgia beneventano-capuana o anche franca: mica solo la Vergine Maria godeva di tale appellativo? E allora, chi è questa "Sancta"? Quali prove ci sono che tale titolo onorifico era rivolto solo a Maria? Se confrontiamo la tua ricostruzione con le altre due monete da me illustrate in figg. 2 e 3 dovresti notare che il titolo "Sancta" è accompagnato sempre e in modo esplicito dal nome "Maria". Per quale motivo il mezzo denaro inedito presentato nel mio saggio dovrebbe riportare solo l'aggettivo/appellativo senza indicazione alcuna del soggetto a cui è riferito, mentre nelle altre serie il soggetto c'è e si legge anche chiaramente? Che poi godesse di particolare venerazione presso i Franchi non dimostra nulla, perché, guarda, molte delle antiche cattedrali longobarde dell'Italia meridionale erano dedicate al culto della Vergine. Dunque, via anche l'interpretazione di "Sancta" [Maria]. Passiamo, quindi, al tuo secondo intervento, il n. 16 di questa discussione. Inizio subito leggendo che il Capodiferro non avrebbe avuto l'autorità per battere moneta a Capua perché spettava all'imperatore. Che i rapporti politici siano stati particolarmente stretti tra i due non vi sono dubbi, così come non vi è dubbio alcuno nell'ingerenza imperiale nella scelta di Giovanni XIII come pontefice, e mi sembra che su questi punti mi sia soffermato abbastanza. Il problema è che su questa serie monetale non leggiamo il nome di Pandolfo I, quanto quelli di san Tammaro, nel nostro caso, e della Vergine negli altri due in figg. 2 e 3. Dunque, emettendo questa serie, il Capodiferro non veniva meno al suo impegno politico con Ottone perché semplicemente l'autorità emittente su queste monete non compariva mediante l'indicazione del suo nome. Altrimenti, dovresti cortesemente contestualizzarmi, in rapporto sia alla politica imperiale tedesca che a quella imperiale bizantina, i mezzi denari capuani descritti in A. D'Andrea-V. Contreras, "Le monete delle zecche minori della Campania", II, Castellalto 2011, pp. 48-54, dal n° 3 al n° 9 e poi in Id., "The coins of indipendent Lordships in Campania", Acquaviva Picena 2015, pp. 45-47, dal n° 30 al n° 36. Sui follari con san Demetrio e quelli attribuiti alla zecca di Bari rimando a L. Travaini, "La monetazione nell'Italia normanna", Zurigo-Londra 2016, p. 11*, n° 203 e 203a. Inoltre, si veda anche L. Lombardi, "Sui follari normanni con san Demetrio", in "QdS del Circolo Numismatico Mario Rasile", LXIX, Cassino 2005, pp. 25-40. In queste due sedi già si possono ravvisare i motivi di queste riattribuzioni di zecca. Non occorre aggiungere altro. Sul culto di san Tammaro a Benevento, invece che a Wikipedia, occorre rifarsi agli studi condotti da A. Vuolo, professore di Letteratura latina medievale e Storia del Cristianesimo all'Università degli Studi di Salerno, e opportunamente citati nel mio saggio, oltre che brevemente riassunti nel mio intervento in questa discussione al n. 4. Per tutto il resto, le ipotesi vanno provate con dati autorevoli alla mano, come mi sembra di aver fatto sia nel mio saggio che in questa sede. Colgo l'occasione per sollecitare l'intervento, qualora avessero voglia e tempo, degli esperti di questa monetazione che, sono sicuro, siano ancora molto attivi in questo nostro spazio virtuale. Credo che così potremmo godere di numerosi e validi spunti di riflessione. Modificato 5 Luglio, 2019 da Caio Ottavio 8 2 Cita
ciosky68 Inviato 6 Luglio, 2019 #18 Inviato 6 Luglio, 2019 (modificato) Ciao @Caio Ottavio, Raffaele intanto mi complimento per il lavoro svolto, interessante, poiche' dei Longobardi di quelle zone non ne conosco molto. E' un piacere rileggerti e spero vivamente di poterti reincontrare di persona. Roberto Modificato 6 Luglio, 2019 da ciosky68 Cita
Caio Ottavio Inviato 6 Luglio, 2019 #19 Inviato 6 Luglio, 2019 (modificato) 1 ora fa, ciosky68 dice: Ciao @Caio Ottavio, Raffaele intanto mi complimento per il lavoro svolto, interessante, poiche' dei Longobardi di quelle zone ne ne conosco molto. E' un piacere rileggerti e spero vivamente di poterti reincontrare di persona. Roberto Ciao @ciosky68, grazie mille, sono felice che l'argomento sia di tuo interesse: di solito è un periodo un po' difficile da trattare per una serie di ragioni, non ultima la cronica mancanza di documenti scritti coevi inerenti la produzione di moneta. Per non parlare di quando si ha a che fare con esemplari inediti, come in questo caso, che hanno bisogno di una contestualizzazione molto più precisa ed approfondita. Spero anch'io ci sia una nuova occasione per rivederci, è sempre un piacere. Grazie ancora! Modificato 6 Luglio, 2019 da Caio Ottavio Cita
odjob Inviato 7 Luglio, 2019 #20 Inviato 7 Luglio, 2019 Il 5/7/2019 alle 22:12, Caio Ottavio dice: Inizierei lasciando da parte Wikipedia: la ricerca, quella scientifica, passa per ben altre fonti. Le spoglie di San Tammaro furono sepolte sotto l'altare del Duomo beneventano.Wikipedia cita una bibliografia a tal riguardo ,non sono cose inventate.Pertanto, se sulla moneta SA TA si volle intendere San Tammaro,secondo me Benevento è la comunità più accreditata a commemorare San Tammaro su monete.. Il 5/7/2019 alle 22:12, Caio Ottavio dice: Mi preme ricordare, quindi, che le zecche antiche, soprattutto quelle del primo Medioevo, non rimanevano aperte ed operative per anni interi con la stessa soluzione di continuità (forse come molti di noi oggi immaginano), ma, al contrario, i periodi di attività erano intervallati da altri periodi, a volte anche lunghi, di stasi e di chiusura (come nel caso della zecca di Salerno dopo Guaimario I). Questi periodi di inattività erano interrotti da nuove riaperture che avevano tempi di durata molto diversi (da pochi mesi a diversi anni, in base alle esigenze dell'autorità politica che ordinava la coniazione). Infatti, nell'Alto Medioevo, i regnanti coniavano in modo discontinuo aprendo o fondando zecche solo all'occorrenza in base alle loro necessità contingenti. Quindi, ipotizzare una continuità di zecca, addirittura nell'ordine di diversi secoli, dal I sec. a.C., se non addirittura precedente a questa datazione, al IX-X secolo mi sembra altamente improbabile. Come continuità,come hai ben detto,non mi riferivo ad una continuità di attività ma ad una continuità di comunità emittente,di luogo emittente .Mi scuso se mi sono espresso male. Il 5/7/2019 alle 22:12, Caio Ottavio dice: Per quanto riguarda la tua affermazione, cito testualmente: " D'Andrea ci parla di operatività della Zecca di Lucera in periodo medievale", dovevi essere più preciso. A quale studio del D'Andrea ti riferisci? Qual è il "periodo medievale" a cui si fa riferimento? Nella R.I.N.2019 D'Andrea a Moretti parlano della Zecca angioina di Lucera,non è il periodo di coniazione delle tua moneta,ma ,chissà,approfondendo ricerche sulla Zecca di Lucera potrebbe venir fuori che sia stata una Zecca attiva anche nel IX e X secolo(periodo in cui ritengo sia stata emessa la moneta oggetto di questa discussione ) Il 5/7/2019 alle 22:12, Caio Ottavio dice: La zecca di Matera l'avevi già tirata fuori in quest'altra discussione: https://www.lamoneta.it/topic/144205-guglielmo-conte-di-puglia/?tab=comments#comment-1652008 e da allora nulla è cambiato su questo fronte La Zecca di Matera la citai in quella discussione come ipotetico luogo di emissione monetaria della moneta oggetto di quella discussione poichè i due personaggi citati avevano attinenza con Matera poichè erano conti di questa località.Ma che Matera fosse luogo di Zecca è tutto da dimostrare. Per quel che concerne la Zecca di Melfi troviamo scritti di Magli che si rifanno a quelli di Dell'Erba e quest'ultimo fu profondo assertore dell'importanza di Melfi per i Normanni.Ma anche in questo siamo in epoca più avanzata per quanto riguarda questa moneta e negli scritti dei due si parla di Follari 1 di Drogone,presente nella collezione di Cagiati ed altri 2 Follari, sempre di Drogone, ma con altre iconografie diverse fra loro e dal precedente,edite dall'Abate Foresio .E le argomentazioni di Dell'Erba sono valide,ma ci troviamo in am,bito di Follari.Bisognerebbe dimostrare l'attività della Zecca di Melfi nel secolo IX e X che interessa a noi in questo caso. Il 5/7/2019 alle 22:12, Caio Ottavio dice: Sia nel tuo primo che nel tuo secondo intervento mi pare di capire che le abbreviazioni SA-TA siano da sciogliere in SANCTA, con "Maria" sottinteso. Anche qui c'è un refuso, perché, se pure diamo per buona la tua interpretazione, "sanctus. -a, -um" è un aggettivo e in quanto tale può riferirsi, nel nostro caso, a qualsiasi altra santa venerata nella liturgia beneventano-capuana o anche franca: mica solo la Vergine Maria godeva di tale appellativo? E allora, chi è questa "Sancta"? Quali prove ci sono che tale titolo onorifico era rivolto solo a Maria? Se confrontiamo la tua ricostruzione con le altre due monete da me illustrate in figg. 2 e 3 dovresti notare che il titolo "Sancta" è accompagnato sempre e in modo esplicito dal nome "Maria". Per quale motivo il mezzo denaro inedito presentato nel mio saggio dovrebbe riportare solo l'aggettivo/appellativo senza indicazione alcuna del soggetto a cui è riferito, mentre nelle altre serie il soggetto c'è e si legge anche chiaramente? Che poi godesse di particolare venerazione presso i Franchi non dimostra nulla, perché, guarda, molte delle antiche cattedrali longobarde dell'Italia meridionale erano dedicate al culto della Vergine. Dunque, via anche l'interpretazione di "Sancta" [Maria]. Che mi risulti non sono menzionate altre Sante su monete longobarde.Proprio perchè sulle monete era citato il nome di Maria per consuetudine,potrebbe darsi(siamo sempre nel campo delle ipotesi,fin quando non si trova documentazione scritta d'epoca,questo vale anche per quello che hai scritto tu)che il solo SA-TA sormontate da tratto di abbreviazione, sottintendesse Maria anche perchè coniazione postuma alle altre con nome Maria e forse perchè emesse come coniazioni di necessità. Ambrogio Autperto ,precettore di Carlo Magno,era franco,fu inviato a Roma da Pipino(padre di Carlo Magno)affinchè egli si assicurasse che il Papa si predisponesse positivamente nei confronti del popolo franco(e per altri motivi che non sto a dire per non dilungarmi)ed in seguito Autperto cercò un luogo per creare una base di potere spirituale e politico che assolvesse al compito di persuadere la Chiesa nei confronti dei franchi ed ,allo stesso tempo,di controllare i Longobardi in Italia ed individuò questo luogo nell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno sorta alle sorgenti del fiume Volturno .L'Abbazia era stata fondata agli inizi del secolo VIII da longobardi ed era vicino Benevento.Autperto divenne monaco dell'Abbazia.Nel luglio del 777 Autperto divenne Abate dell'Abbazia ,forse anche per volere di Carlo Magno poichè volle unificare l'Europa in tutti gli ambiti socio-culturali,economici ed anche religiosi e per questo egli volle Autperto alla guida del Monastero volturnense.Quando fu ufficializzata l'elezione di Autperto ad Abate dell'Abbazia, Carlo Magno presenziò alla cerimonia anche in segno di riconoscimento verso colui il quale era stato suo precettore.Autperto da Abate,tenne un discorso di importanza religiosa enorme il 15 agosto del 777 ,la festa di Maria Madre di Dio;la sua lectio divina fu improntata sull'assunzione della Vergine Maria in cielo dicendo che proprio il 15 di agosto avvenne tale assunzione ed esaltò Maria nella sua maternità,nella sua verginità e per il suo essere donna senza peccato.Da quel giorno tutti i 15 di agosto si festeggia l'Assunzione di Maria in cielo.Questo discorso contrastò con l'ideologia cristiana degli altri frati longobardi presenti al Monastero la quale basava la venerazione su San Michele Arcangelo. Questo per dire che il culto di Maria era più sentito fra i franchi e,forse,proprio questo evento influenzò religiosamente i longobardi. Sicone(817-832) coniava a Benevento Denari con legenda al R/ ARCHANGELVS MICHAEL CNI n°27/31;MIR n°211 ma Adelchi(853-878),sempre a Benevento,fece coniare Denari con al R/ la scritta periferica +S.C.A. MARIA. Questo per dire che emissioni che veneravano la Vergine Maria si trovano a Benevento già da metà secolo IX . il tuo mezzo Denaro è stato coniato dai longobardi,presumibilmente dopo metà secolo IX quando il culto di Maria già era stato assimilato dai longobardi,se si tratta di moneta con scritta che intende venerare Santa Maria.Mentre se la scritta indicasse San Tammaro e la moneta fosse stata coniata a Benevento che,secondo me è più luogo di culto rispetto a Capua,come ho precedentemente scritto, sarebbe da collocarsi al secolo IX-X ma il culto di San Tammaro bisognerebbe vedere da quando iniziò.Ecco perchè c'è da ipotizzare altre Zecche che coniarono monete in mistura d'argento in quel periodo. Hai citato"Le Zecche Italiane fino all'Unità d'Italia"di Travaini,ebbene riguardo alla Zecca di Capua ,a pag.566 nell'elenco dei nominali emessi vengono citati solo mezzi Denari con lettere a-p, l-p , lan-pri , e pal-pri attribuiti ad Atenolfo ,Landolfo I,Pandolfo I . Per lo stile(basti osservare la S e la A) e,forse ,per il peso, il tuo mezzo Denaro è da annoverarsi fra le coniazioni beneventane che hai citato al post n°4 odjob Cita
Caio Ottavio Inviato 7 Luglio, 2019 #21 Inviato 7 Luglio, 2019 (modificato) Ciao @odjob, purtroppo devo rimandarti alla mia precedente risposta, non ho altro da aggiungere. Dietro il compendio che ho esposto qui sul Forum è stato pubblicato un saggio scientifico in peer review con doppia valutazione accademica, il che lascia poco spazio ad ipotesi poco fondate o non verificabili: basta dare un’occhiata alla bibliografia inserita nel mio saggio. Grazie per aver partecipato alla discussione. Modificato 8 Luglio, 2019 da Caio Ottavio 1 Cita
numa numa Inviato 7 Settembre, 2019 Supporter #22 Inviato 7 Settembre, 2019 Il 7/7/2019 alle 22:56, Caio Ottavio dice: Ciao @odjob, purtroppo devo rimandarti alla mia precedente risposta, non ho altro da aggiungere. Dietro il compendio che ho esposto qui sul Forum è stato pubblicato un saggio scientifico in peer review con doppia valutazione accademica, il che lascia poco spazio ad ipotesi poco fondate o non verificabili: basta dare un’occhiata alla bibliografia inserita nel mio saggio. Grazie per aver partecipato alla discussione. Caio Ottavio complimenti per l’analitica attivita’ si ricerca su questo interessante pezzo. Permettimi pero’ di considerare la tua come un’ipotesi, ben argomentata , ma e’ sempre possibile che non sia la soluzione definitiva dell’attribuzione se altri elementi - o altre deduzioni basata su analisi altrettanto rigorosa un domani saltassero fuori. Soprattutto consideriamo che anche un doppio referaggio accademico che appoggi una tesi non basti a far si che automaticamente quell’ipotesi assurga a verita’ assoluta. Le iootesi di Odjob non sono tutte plausibili o congruenti ( anche se la suggestione di Benevento avrebbe un discreto fascino se potesse essere suffragata) . Non Mi dispiacerebbe pensare alla questione come stimolo per ulteriori approfondimenti.. Cita
Caio Ottavio Inviato 7 Settembre, 2019 #23 Inviato 7 Settembre, 2019 (modificato) Grazie mille @numa numa, sono contento che il mio lavoro ti sia piaciuto. Sono d'accordo con te su due punti: 1) concepisco ogni mio elaborato come un punto d'inizio per una ricerca (o di continuazione nel caso dovessi riprendere una questione già elaborata precedentemente, anche da altri, in passato) che possa avere una continuazione in futuro; 2) mi spiace che sia passato il messaggio (del tutto errato) che il mio saggio sia stato presentato quale "verità assoluta", perché né io né tantomeno altri abbiamo avuto questa pretesa: nessuno di noi qui possiede la "verità assoluta" in tasca a portata di mano. Ho cercato di chiarire in maniera approfondita alcuni punti, non sono mica salito in cattedra, ma pare che, invece, questa mia premura, motivata solamente dalla mia attenzione verso il rigore scientifico, non sia stata (volutamente?) compresa. Posso anche tranquillamente evitare di continuare a scrivere su questa piattaforma, a me non cambia nulla, anche perché non ho molto tempo a disposizione: poi, chi vuol fare le ricerche (quelle vere, non andare in giro su internet a trovare citazioni qua e là da riportare e scopiazzare a piacimento), provvederà a reperire i testi a proprie spese. Sul fatto che la mia ricostruzione sia solo un'ipotesi ben argomentata non sarei del tutto convinto, perché da come ne parli pare che l'esame del doppio referaggio accademico a cui è stata sottoposta non conti nulla (spero che non si debba estendere questa conclusione anche all'ambiente scientifico in cui il mio saggio è stato pubblicato): invece, ricordo che tale sistema è stato creato soprattutto per garantire la qualità scientifica e l'attendibilità degli scritti. Poi, al di fuori di questo circuito chiunque può dire quello che vuole, ma non mi sembra questo il caso del mio lavoro. Ergo… Di fronte a ciò, le ipotesi (se così si possono chiamare) presentate in tale sede mi sono sembrate in alcuni casi poco valide se non addirittura fuorvianti: presupporre senza elementi probanti l'apertura di zecche che non sono mai esistite, datazioni sbagliate smentite dalle nostre attuali conoscenze, ricorrere alle citazioni da Wikipedia (!) ecc...non credo che tutto questo sia paragonabile anche solo qualitativamente parlando al lavoro che ho svolto, attestando, anzi, che la mancanza più grave sia stata l'evidente carenza di metodo. Avevo lasciato da parte questa discussione proprio perché si era smesso di parlare degli argomenti attinenti al tema iniziale e si stava trasformando in una sterile polemica volta solo a smantellare il mio studio ad ogni costo. Piuttosto, mi chiedo che senso abbia riprendere una discussione, ormai esaurita a livello di contenuti, iniziata il 28 giugno ed il cui ultimo post risulta datato al 7 di luglio… Con ciò, spero vivamente di aver terminato la mia partecipazione a questa discussione per i motivi riportati sopra nelle ultime tre righe. Modificato 7 Settembre, 2019 da Caio Ottavio 1 Cita
numa numa Inviato 8 Settembre, 2019 Supporter #24 Inviato 8 Settembre, 2019 (modificato) Caro Caio Ottavio ho evitato intenzionalmente di entrare nel merito della questione che presupporrebbe ( per chi volesse entrarci) ben altri approfondimenti come hai fatto giustamente rilevare tu. non è una questione di metodo in quanto quello da te - scientificamente - seguito e’ stato ineccepibile Il mio era piu’ che altro un invito alla prudenza, che mi e’ venuto spontaneo leggendo lo scambio della discussione Ogni questione - pur scientificamente affrontata - si basa su una serie di presupposti e di deduzioni che formano il sistema di riferimento per una tesi. Questa è valida fintantoché non sopraggiunga una nuova evidenza che ne rimetta in discussione l’attribuzione. Ti faccio un piccolo esempio: c’e Un denaro carolingio - di suprema rarità - molto simile nei coni e nelle lettere a quello da te presentato con la legenda LEUTBRA.. (E con legatura). L’attribuzione degli studiosi è Carlo Martello e come tale è stato considerato dal Longperier, Morrison e dal sommo ( penso che concorderai) Grierson. Questo non significa che se un domani venisse fuori un’evidenza archeologica o documentale che il denaro ( sto ragionando per assurdo) che porti ad attribuirlo ad un Liutprando altro nome di Leutbrannus , rivoluzionando l’attribuzione originaria , questi eminenti studiosi si offendano e si straccino le vesti. E’ semplicemente un’evoluzione scientifica basata su nuova evidenza e nuove intuizioni. Tutto qui, il mio era solo un suggerimento a non considerare verità assolute ma sempre relative ad un sistema di riferimento valido fintantoche non sopraggiunga un sistema piu’ coerente che mini la logica e/o le desuzioni del precedente. il progresso scientifico funziona cosi. Nessuna ‘diminutio’ quindi del tuo egregio lavoro come detto in apertura e nel precedente intervento e anzi grazie per condividere il frutto del tuo studio su queste pagine come fanno tanti altri studiosi. Il doppio referaggio è una garanzia della qualità e serietà del metodo applicato ma non puo’ garantire - ad vitam - e gli accademici autori del referaggio penso concorderanno su questo punto - la bontà delle conclusioni di uno studio che possono essere rimesse in discussione da nuova evidenza o intuizione. Diversamente non avremmo progresso scientifico ma solo una serie di enunciazioni apodittiche non piu’ contestabili una volta pubblicate. Ci si diverte di piu’ se le cose possono anche essere rimesse in discussione ? ovviamente con il medesimo rigore e metodo scientifico... Modificato 8 Settembre, 2019 da numa numa 2 Cita
VALTERI Inviato 22 Ottobre, 2019 #25 Inviato 22 Ottobre, 2019 Leggo oggi @numa numa con ritardo la discussione e notando dalla fotografia della moneta (fig. 1) una apparente differenza grafica tra le 2 A in diritto e rovescio, mi sono chiesto se la seconda potrebbe essere letta come R . 1 Cita
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