Xenon97 Inviato 1 Novembre, 2019 #1 Inviato 1 Novembre, 2019 (modificato) Buongiorno a tutti gli amici del forum, pochi giorni fa mi è arrivata questa moneta che volevo da tempo. Si tratta di un follis in discrete condizioni della serie Conservatores Urb Svae, coniata sotto Massenzio per Costantino (ironia della sorte) dalla zecca di Roma verso il 306 - 307 dopo Cristo. Il diametro della moneta è di 26 mm, con un peso di circa 6,37 grammi. La classificazione della moneta è RIC VI 196. Ora passiamo al succo della questione. Vedete quella macchia rossa che si vede nel dritto della moneta? Secondo il venditore si tratta di un residuo cretoso persistente, ma guardandola bene dal vivo a me sembrerebbe più cera, molto simile alla ceralacca che si usava per i sigilli in passato. Se fosse veramente cera è probabile che sia stata cosparsa apposta in passato in modo tale da ricoprire un difetto della moneta? Oppure è veramente un residuo cretoso difficile da rimuovere? A voi il giudizio. A presto e buona giornata. Xenon97 Modificato 1 Novembre, 2019 da Xenon97 1 Cita
Illyricum65 Inviato 1 Novembre, 2019 #2 Inviato 1 Novembre, 2019 Ciao, difficile esperimersi sulla natura della concrezione rossa cui fai cenno sulla base di questa foto. Tuttavia a moneta in mano affermi che l'aspetto ti ricorda una specie di ceralacca... se così fosse esponendola ad un leggero calore (la fiamma di un accendino?) dovrebbe liquefarsi. Se non lo fa, allora la natura della concrezione ha un'altra origine. Ciao Illyricum 1 Cita
Xenon97 Inviato 1 Novembre, 2019 Autore #3 Inviato 1 Novembre, 2019 Ciao Illyricum, grazie per la risposta! Quando tornerò a casa proverò con la fiamma dell'accendino. Ti terrò aggiornato. ? Cita
Xenon97 Inviato 2 Novembre, 2019 Autore #4 Inviato 2 Novembre, 2019 (modificato) 23 ore fa, Illyricum65 dice: Ciao, difficile esperimersi sulla natura della concrezione rossa cui fai cenno sulla base di questa foto. Tuttavia a moneta in mano affermi che l'aspetto ti ricorda una specie di ceralacca... se così fosse esponendola ad un leggero calore (la fiamma di un accendino?) dovrebbe liquefarsi. Se non lo fa, allora la natura della concrezione ha un'altra origine. Ciao Illyricum Ciao Illyricum, ho fatto delle passate di fiamma leggere in quanto avevo un po' di timore che la patina diventasse nero fumo, ma la concrezione non è proprio cambiata. Assolutamente non è cuprite perché non ha un aspetto metallico, e quindi penso che sia proprio un residuo cretoso come descritto dal venditore. La terrò così nel vassoio in mezzo alle altre monete di Costantino della mia piccola collezione. Modificato 2 Novembre, 2019 da Xenon97 1 Cita
Flaminius Inviato 4 Novembre, 2019 #5 Inviato 4 Novembre, 2019 Buongiorno a tutti. In relazione al quel residuo "cretoso".. è davvero molto strano e non ne ho mai visti di simili.. ed i motivi per cui esso si sia formato potrebbero essere tantissimi.. non ultimo tracce del terreno in cui la moneta è stata trovata.. non pulite per chissà quale motivo! Mi viene in mente un'altra ipotesi... nel corso del III sec. a.C., specie in alcuni territori dell'impero (Gallia e Britannia in particolare ma non solo) venivano prodotte monete fuse in stampi di terracotta... non si sa se si trattasse di falsi o di monete di necessità.. ma di tali stampi ne sono stati trovati molti e ci sono diverse interessanti discussioni qui sul forum in proposito. La moneta postata da @Xenon97 non è evidentemente di quel periodo.. in cui mi risulta non se ne sono prodotte con quel metodo di fusione... grazie anche ad un sistema monetario temporaneamente rimesso in ordine (come non era in III sec.!) ma mi domando se non possa essere stata fatta nello stesso modo.. e magari la terracotta ha lasciato quel segno... miracolosamente giunto fino a noi. A confutazione di questa ipotesi (praticamente mi confuto da solo!!) c'è il fatto che la moneta, per come la vedo dalla foto.. non mi sembra presenti la superficie tipica delle fuse... anche se alcune fusioni erano fatte straordinariamente bene!! Insomma.. solo pour parler!! Un caro saluto a tutti Flaminius 1 Cita
Xenon97 Inviato 4 Novembre, 2019 Autore #6 Inviato 4 Novembre, 2019 (modificato) Ciao @Flaminius, veramente interessante come ipotesi, però è fattibile che la zecca di Roma, la più importante e preparata dell'Impero, producesse certe monete con una tecnica simile? Modificato 4 Novembre, 2019 da Xenon97 1 Cita
Flaminius Inviato 4 Novembre, 2019 #7 Inviato 4 Novembre, 2019 No ma io non mi riferivo alla zecca di Roma... questa tecnica .. chiamiamola così... non era "ufficiale"... le emissioni ufficiali erano prodotte a Roma ed in tutte le altre zecche provinciali mediante coniazione. La produzione tramite fusione che dico io è (probabilmente) riferita a falsari... che riproducevano monete genuine non importa di quale zecca e non importa dove. In sostanza si trattava di questo: immagina di essere un falsario che abita a Lugdunum; prendi una moneta buona.. magari la tua fatta a Roma (aveva corso a Lione), la schiacci tra due valve di creta e crei uno stampo (ne fai tanti... tutti attaccati), ci lasci un buchino per colarci il metallo, le fai asciugare e le cuoci. Poi ci coli il metallo e alla fine le rifinisci. Questo doveva essere il principio. Nella mia ipotesi potrebbe essere capitato che un po' di creta sia rimasta attaccata alla fusione (capita) e poi per qualche ragione non pulita... ed è arrivata fino a te. L'unica cosa che non mi convince è che questa pratica era in uso tempo prima rispetto alla data della tua moneta... non so se sia coerente con essa. Un caro saluto Flaminius Cita
Xenon97 Inviato 5 Novembre, 2019 Autore #8 Inviato 5 Novembre, 2019 Il 4/11/2019 alle 18:11, Flaminius dice: No ma io non mi riferivo alla zecca di Roma... questa tecnica .. chiamiamola così... non era "ufficiale"... le emissioni ufficiali erano prodotte a Roma ed in tutte le altre zecche provinciali mediante coniazione. La produzione tramite fusione che dico io è (probabilmente) riferita a falsari... che riproducevano monete genuine non importa di quale zecca e non importa dove. In sostanza si trattava di questo: immagina di essere un falsario che abita a Lugdunum; prendi una moneta buona.. magari la tua fatta a Roma (aveva corso a Lione), la schiacci tra due valve di creta e crei uno stampo (ne fai tanti... tutti attaccati), ci lasci un buchino per colarci il metallo, le fai asciugare e le cuoci. Poi ci coli il metallo e alla fine le rifinisci. Questo doveva essere il principio. Nella mia ipotesi potrebbe essere capitato che un po' di creta sia rimasta attaccata alla fusione (capita) e poi per qualche ragione non pulita... ed è arrivata fino a te. L'unica cosa che non mi convince è che questa pratica era in uso tempo prima rispetto alla data della tua moneta... non so se sia coerente con essa. Un caro saluto Flaminius Ciao, ti ringrazio per la spiegazione della tecnica, non si finisce mai di imparare! Allora non ci resta che attendere qualche risposta da un utente esperto, anche se penso che quei residui sono più dovuti alla tipologia del terreno (molto probabilmente argilloso). 1 Cita
Flaminius Inviato 5 Novembre, 2019 #9 Inviato 5 Novembre, 2019 Figurati !! E' stato un piacere condividere quelle 4 cose che so !! E sono d'accordo con te.. non si finisce proprio mai di imparare ! Comunque alla fine me sa che hai ragione tu... è semplicemente il residuo della terreno in cui si trovava! Fico comunque!! Un caro saluto Flaminius 1 Cita
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