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apollonia

Diobolo di Alessandro il Molosso

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Buon pomeriggio.

Nella Roma Numismatics AUCTION XIX programmata per il 26-27 marzo prossimi sarà presentato questo esemplare del diobolo coniato a Taranto per Alessandro il Molosso, re dell’Epiro.

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Lot number: 225

Calabria, Tarentum AR Diobol. Alexander the Molossian, King of Epeiros, circa 334-331 BC. Head of Helios, on radiate disk, facing slightly to left / Thunderbolt, AΛΕΞΑΝΔΕΡ above, ΤΟΥ ΝΕΟΠΤΟΛΕΜΟΥ below. Vlasto, Alexander, type 8; Traité IV 333, pl. CCLXXXIII, 6-7; BMC Epirus 110, 5-6, pl. XX, 5; SNG ANS -; Vlasto 1873; Jameson 1123. 1.21g, 12mm, 9h.

Extremely Fine; well-struck and centred on a full flan, beautiful old cabinet tone. Very Rare.

Ex Numismatica Genevensis SA, Auction 6, 30 November 2010, lot 6 (hammer: CHF 5,000); Ex David Herman Collection, Classical Numismatic Group, Triton X, 9 January 2007, lot 29; Ex Italo Vecchi Ltd., Nvmmorvm Avctiones 14, 5 February 1999, lot 197.

 

La moneta ex Numismatica Geneviensis 6 del 2010 (hammer CHF 5.000) ed ex Classical Numismatic Group, Triton X del 2007 (hammer $3500) è stimata qui 3.500 GBP con prezzo di partenza di 2.100 GBP.

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Figlio (362 circa – 330 a. C.) di Neottolemo I, Alessandro I il Molosso regnò in Epiro dal 357 a. C. circa grazie anche all’aiuto portatogli da Filippo II di Macedonia che in quell’anno aveva sposato la sua sorella maggiore Olimpiade, quando le vicende dei Macedoni vennero così a intersecarsi con quelle dei Molossi. Quando Olimpiade e il giovane suo figlio, il futuro Alessandro Magno, vennero in discordia con Filippo che nel 338 o 337 a. C. aveva voluto sposare Cleopatra Euridice, figlia del generale macedone Attalo, Alessandro I accolse in Epiro la sorella col nipote omonimo. Nel 336 a. C. fu celebrato il matrimonio tra Alessandro I d’Epiro e Cleopatra, figlia di Olimpiade e di Filippo II (quindi sorella di Alessandro Magno e nipote dello sposo): in questa circostanza Filippo fu vittima di una congiura e suo figlio Alessandro fu acclamato dall’esercito come nuovo re di Macedonia.

Nel 334 a.C. Alessandro il Molosso fu invitato da Taranto a difendere la città dai Sanniti, dai Brettii e dai Lucani del centro Italia. Alessandro accettò questo appello col vero scopo di estendere il suo dominio in Occidente, proprio mentre il suo omonimo re di Macedonia stava instaurando un grande impero in Oriente. Dopo i primi successi, la sua carriera si concluse bruscamente nel 330 a. C. sotto le mura di Pandosia dove perì in battaglia contro i Brutti, con grande sollievo della Repubblica Tarantina. Alessandro onorava sulle sue monete Zeus di Dodona, la divinità centrale dei Molossiani. Il santuario di Zeus Naïos a Dodona era considerato il più antico oracolo greco ed era conosciuto da Omero.

 

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Alessandro I d’Epiro, il re fratello di Olimpiade e quindi zio omonimo di Alessandro Magno, incontrò il nipote ancora ragazzino in occasione della sua prima battuta di caccia con altri amici coetanei in Macedonia, alla quale era stato invitato dal cognato Filippo II.

Il sovrano epirota aveva fatto arrivare appositamente dai suoi allevamenti alla corte di Filippo una muta di cani di grande taglia e di ottimo fiuto che venivano lanciati dai battitori nella caccia a un leone che seminava stragi fra le greggi e fra le mandrie di bovini. All’indomani della caccia conclusasi con successo e in cui il suo giovanissimo nipote Alessandro aveva dato prova di grande coraggio, lo zio gli portò il cucciolo la cui madre era stata uccisa dal leone durante la caccia. Come Alessandro vide il cucciolo di un bel colore fulvo, con una macchia più chiara in mezzo alla fronte, di nome Pèritas, se lo appoggiò sulle ginocchia e cominciò ad accarezzarlo. Il cucciolo si mise a leccare una mano di Alessandro ed era nato così il sodalizio tra i due come sarà poi come quello fra Alessandro e il suo cavallo Bucefalo. Pèritas seguiva il suo padrone dappertutto e quando Alessandro era in procinto di partire per l’Asia, fu legato con una grossa catena perché non si muovesse da Pella. Ma non appena Alessandro ebbe lasciato la reggia, il molosso concentrò tutte le sue forze per staccare un anello della catena e come riuscì nell’impresa dopo molti giorni, si lanciò subito all’inseguimento del padrone fino a raggiungerlo nelle acque dell’Ellesponto e poi seguirlo nella campagna d’Asia.

Secondo le cronache di Plutarco e Plinio il Vecchio, Pèritas salvò la vita del suo padrone in uno scontro con le truppe di Dario III in Persia, quando nel corso della battaglia di Gaugamela nel 331 a. C. Alessandro cadde da cavallo e stava per essere calpestato da un elefante da guerra persiano. Fu salvato dal suo cane fedele che con estremo coraggio attaccò l’elefante azzannandolo al labbro. Alessandro era molto affezionato a Pèritas (con il quale divideva anche il riposo notturno) anche per le sue straordinarie doti da combattente. Pèritas morì in battaglia nel 326 a. C. in India e Alessandro non solo lo pianse facendogli ergere un monumento, ma fondò da quelle parti anche una città a suo nome, come fece per Bucefalo.

 

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Il popolo dei Molossi alla cui casa reale apparteneva Alessandro I abitava l’Epiro dalla fine dell’Età del bronzo e la sua storia, secondo Plutarco, si intreccia con il mito di Deucalione e Pirra, la variante greca del diluvio universale ( http://www.miti3000.it/mito/collabora/deucalione.htm ).

Un giorno Zeus decise di visitare la terra sotto sembianze umane e andò in Arcadia dove regnava Licaone il quale, avendo sentito dalla gente che il forestiero non era un viandante qualsiasi ma un dio, volle metterlo alla prova. Ordinò che venisse imbandita la tavola e gli fece servire le membra di un giovanetto affidatogli come ostaggio dai Molossi d’Epiro, da lui vinti in guerra. Zeus allora rovesciò la tavola, colpì Licaone con un fulmine e mandò in rovina tutta la casa. Licaone atterrito fuggì ululando per la campagna, si sforzò di parlare ma non ci riuscì perché era stato già trasformato in lupo. Secondo un'altra versione del mito, le membra del fanciullo furono offerte a Zeus dai cinquanta figli di Licaone che gli fecero servire le interiora mescolate ad altre di pecore e capre in una zuppa. Zeus allora li trasformò tutti in lupi, ridiede vita al fanciullo e poi scatenò una grande alluvione. Deucalione, re di Ftia, avvertito da suo padre Prometeo, costruì un'arca e vi salì con la moglie Pirra, figlia di Epimeteo. Dopo nove giorni l'arca si posò sul monte Parnaso o sull'Etna o sul monte Athos. Rassicurato da una colomba mandata in esplorazione, Deucalione sbarcò con la moglie, offrì un sacrificio a Zeus e chiese che il genere umano potesse rivivere. Zeus in risposta mandò Temi che disse loro: "Gettate dietro le spalle le ossa di vostra madre". Poiché entrambe le loro madri erano morte, capirono che si trattava della Madre Terra e che le ossa non potevano essere che pietre. E così raccolsero le pietre e le gettarono alle spalle. Le pietre lanciate da Deucalione si trasformarono in uomini, quelle buttate da Pirra in donne. Il maggiore e più famoso dei figli di Deucalione fu Elleno, padre di tutti i Greci. Un altro dei suoi figli, Anfizione, accolse Dioniso e fu il primo uomo che mescolò il vino con l'acqua.

 

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Esemplare Numismatica Ars Classica NAC AG, Auction 64, lot 624, 17.05.2012

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Greek Coins
Calabria, Tarentum
Diobol circa 334-331 under Alexander the Molossian, AR 1.30 g. Head of Helios, on radiate disk, facing slightly to l. Rev. [AΛ]EΞANΔE[Ρ] / [TOΥ] / N[EOΠTOΛEMOΥ] Thunderbolt. Vlasto 1873. Jameson 1123. Holloway Supplemento 12-14, AIIN 1969, pp. 131-139. Old cabinet tone and about extremely fine / good very fine.

This coin is sold with an export licence issued by the Republic of Italy.

 

Starting price: 720 CHF Estimate: 900 CHF Result: 1.400 CHF

 

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