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Aree monetarie nell'Italia medievale


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Arka

Molti frequentatori di questa sezione sono molto preparati. Conoscono già l'ambiente in cui si muove la moneta nel medioevo. Ma sto pensando a coloro che sono agli inizi del percorso e che potrebbero essere interessati a scoprire come avveniva nei fatti la circolazione monetaria.

Il Medioevo italano, soprattutto a partire dall'XII secolo è caratterizzato da una miriade di stati, la maggior parte dei quali batteva moneta. Spesso due zecche erano distanti solo poche decine di chilometri l'una dall'altra. E le monete che producevano dove venivano spese? Solo nel territorio di competenza o viaggiavano anche fuori?

Per poter rispondere bisogna conoscere il significato di area monetaria. Essa comprendeva un territorio molto più vasto di quello che poteva essere quello della singola zecca. E nell'ambito di questa area monetaria circolavano e venivano scambiate tutte le monete coniate dalle zecche ivi comprese. Come poteva essere possibile tutto questo? Grazie al fatto che tutte le zecche dell'area si adeguavano ad un piede, ovvero a una misura, per cui tuttele monete prodotte potevano ricevere un valore preciso in tutta l'area. E, a volte, nell'area monetaria veniva accolta moneta coniata in altre aree, ma che poteva essere misurata secondo schemi adottati nella propria area.

Nell'Italia medievale esistevano varie aree monetarie. E qui mi rivolgo ai nostri medievalisti più esperti, perchè descrivano le aree monetarie della loro zona in modo da creare una bella guida utile a tutti.

Ringrazio fin d'ora tutti coloro che vorranno partecipare.

Arka

Diligite iustitiam

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gigetto13

Bravissimo Artur, mi sembra davvero un'ottima idea, la tua, per una discussione che si preannuncia interessantissima. Anche chi, come me, mastica un po' di queste cose, imparerà sicuramente, soprattutto per le zone meno praticate.

Come hai giustamente e chiaramente spiegato, nonostante l'opinione stranota (anche scolasticamente) che nel medioevo vi erano un'infinità di staterelli spesso in perenne guerra, le monete avevano una circolazione "transnazionale" davvero importante.

Basti vedere la grande eterogeneità di molti ripostigli, con accumuli spesso straordinariamente variegati.

Da non dimenticare, poi, che i confini dell'Italia di oggi ai tempi non impedivano affatto la circolazione di numerale "italiano" all'estero, e viceversa. Vedi ad esempio l'area di circolazione delle aquileiesi a nord delle Alpi, o di monete di area austriaca qua in Friuli.

Edited by gigetto13
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Liutprand

Io consiglierei la lettura di C.M. Cipolla, Le avventure della lira. Bologna 1972, dove a p. 48-49 spiega molto bene il fenomeno delle aree monetarie "All’interno di ogni area circolava liberamente e in piena legalità una massa notevole di monete di altri stati o di altre aree. Ciò che caratterizzava un’area monetaria «era il fatto che le monete di vari stati o città facenti parte di una data area seguivano tutte abbastanza fedelmente, sia pure con diversa intensità, i movimenti di una data moneta dominante», ecc. ecc. 

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eliodoro
15 ore fa, gigetto13 dice:

Bravissimo Artur, mi sembra davvero un'ottima idea, la tua, per una discussione che si preannuncia interessantissima. Anche chi, come me, mastica un po' di queste cose, imparerà sicuramente, soprattutto per le zone meno praticate.

Come hai giustamente e chiaramente spiegato, nonostante l'opinione stranota (anche scolasticamente) che nel medioevo vi erano un'infinità di staterelli spesso in perenne guerra, le monete avevano una circolazione "transnazionale" davvero importante.

Basti vedere la grande eterogeneità di molti ripostigli, con accumuli spesso straordinariamente variegati.

Da non dimenticare, poi, che i confini dell'Italia di oggi ai tempi non impedivano affatto la circolazione di numerale "italiano" all'estero, e viceversa. Vedi ad esempio l'area di circolazione delle aquileiesi a nord delle Alpi, o di monete di area austriaca qua in Friuli.

Verissimo, basta vedere la composizione del Ripostiglio di Alife:

https://www.academia.edu/36837164/Il_Ripostiglio_di_Alife

La mancanza di una monetazione enea d'argento, comportava l'utilizzo normale di provisini francesi e denari lucchesi; Per non parlare del grosso veneziano, particolarmente apprezzato.

I sovrani angioini dovettero intervenire per vietare la circolazione normale di monetazione "straniera"

Saluti Eliodoro

 

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Arka

Ringrazio @Liutprand per il consiglio bibliografico che è sempre utile. Tuttavia nei testi troviamo il significato di area monetaria, mentre qui vorrei che si spiegasse soprattutto a coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo numismatico medievale le effettive aree monetarie presenti in Italia. Con la speranza di appassionarli alla tematica e che possano poi approfondire con i testi consigliati.

Arka

Diligite iustitiam

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Arka

L'area monetaria che conosco meglio è quella del Nord-est d'Italia. Comprende più o meno la X regio romana, la Marca Veronese nell'alto medioevo e corrisponde all'attuale Triveneto con qualche aggiunta.

Alla caduta dell'impero romano d'occidente questa area (non ancora monetaria) entra nel sistema ostrogoto. Alla fine della guerra tra Ostrogoti e Bizantini fa parte del sistema bizantino fino alla fine del VI secolo per entrare poi in quello longobardo nei secoli VII e VIII. Con l'avvento dei Franchi entra nel sistema carolingio e adotta il denaro d'argento con la riforma di Carlo Magno. I suoi denari vengono battuti nella zecca di Treviso (MEC 1, 733 e 746). Ben presto con Ludovico il Pio inizia le coniazioni la zecca di Venezia. Solo un secolo più tardi apre la zecca imperiale di Verona. Ma già nel X secolo la zecca di Venezia comincia a differenziare i propri denari da quelli delle altre zecche. Infatti comincia a coniare denari con una lega inferiore, arrivando al punto di valere la metà di quelli veronesi nel XII secolo. Inizia così un'area monetaria della Marca veronese dove abbiamo un denaro di Verona che vale il doppio del denaro di Venezia. Le due monete avevano trovato una propria collocazione e un proprio valore validi in tutta l'area.

Verona D.jpg     Verona R.jpg

Denaro di Verona (secolo XII)

Venezia D.jpg     Venezia R.jpg

Denaro di Venezia (secolo XII)

Ma questo è solo l'inizio...

Arka

Diligite iustitiam

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ZuoloNomisma

Ciao a tutti, 

argomento molto interessante. Mi permetto di entrare in punta di piedi proponendo un saggio che ho trovato online e riproponendo una vecchia discussione del forum nella quale viene trattato anche la questione delle "aree monetarie" e in cui ci sono ottimi spunti e interventi. 

http://www.monetaecivilta.it/storia/medievale.html

 

Buona lettura e ri-lettura!

Michele

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Arka

Ringrazio @ZuoloNomisma per aver ricordato la discussione. Tuttavia anche questa generale. Qui invece vorrei sviluppare le singole aree monetarie presenti in Italia nel medioevo. Come avete visto ho iniziato con la Marca veronese che continuerò, ma che spero possa coinvolgere anche altri esperti. Per le altre aree spero nel soccorso di altri utenti esperti di altre zone d'Italia. Alla fine dovremmo ottenere un quadro generale della circolazione monetaria nel medioevo italiano. Almeno lo spero...

Arka

Diligite iustitiam

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Arka

Cerco di spiegare ancora cosa mi piacerebbe che facessimo tutti insieme. Per esempio la Toscana è un'area monetaria unica? Comprendeva tutte le zecche? C'erano anche zecche di altre regioni nella sua area monetaria? 

Queste sono le domande che mi pongo e che spero ottengano una risposta... E così per tutta la penisola.

Arka

Diligite iustitiam

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Arka

Torniamo alla Marca veronese. Nel XII secolo cominciarono a comparire anche altre monete e altre zecche. Nella parte orientale della marca cominciarono ad affluire i denari dell'Arcivescovado di Salisburgo coniate a Friesach, detti frisacensi. La possibilità di un guadagno convinse il Patriarca Ulrico II (1161-1182) ad aprire una zecca ad Aquileia, dopo un primo tentativo di Poppone nel X secolo. All'inizio la zecca di Aquileia imitava perfettamente le monete di Friesach che si inserirono perfettamente nel sistema veneziano con il rapporto di 30 denari veneziani per un frisacense.

Ma a Venezia con l'avvento del doge Sebastiano Ziani (1172-1178) venne riformata la moneta creando un nuovo denaro che fosse pari a quello veronese. Il rapporto con la nuova moneta divenne di 12 denari veneziani nuovi per un frisacense di Aquileia, che divenne scodellato. Questo rapporto di 12 a 1 resta fino alla fine della Repubblica di Venezia ed è quello tra il bagattino e il soldo.

A seguito di una protesta dei Vescovi di Salisburgo l'imperatore Enrico VI con l'editto del 1 giugno 1195 proibì ai Patriarchi di imitare le monete di Friesach e Pellegrino II (1194-1205) iniziò quindi a coniare nuovi denari scodellati con disegno modificato.

Friesach D.jpg     Friesach R.jpg

Denaro della zecca di Friesach

Ulrico D.jpg     Ulrico R.jpg

Denaro di Ulrico II

Venezia D.jpg     Venezia R.jpg

Denaro di Sebastiano Ziani

Pellegrino D.jpg     Pellegrino R.jpg

Denaro di Pellegrino II

 

Stiamo per entrare nel XIII secolo...

Arka

Diligite iustitiam

 

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Arka

A cavallo tra il XII e il XIII secolo l'area monetaria della Marca Veronese si arricchisce di nuove zecche. Infatti seguendo in tutto la zecca aquileiese, aprono la propria i Conti di Gorizia. Questa zecca si trova fuori dal territorio italiano, ma all'interno dei domini dei Conti di Gorizia ed è la loro capitale. La zecca viene attivata infatti a Lienz. Una seconda zecca dei Conti di Gorizia funziona per poco tempo in Friuli, quella del porto franco di Latisana. Entrambe le emissioni ricordano quella nuova di Pellegrino II. Dopo una pausa la zecca di Lienz riprende le emissioni con Alberto II e funzionerà fino alla morte dell'ultimo Conte di Gorizia Leonardo.

Nello stesso periodo inizia a funzionare anche la zecca dei Vescovi di Trieste. Anche questa monetazione ricorda molto le emissioni di Aquileiae le emissioni continueranno fino ai primi anni del XIV secolo.

Gorizia D.jpg     Gorizia R.jpg

Denaro di Alberto II di Gorizia

Trieste D.jpg     Trieste R.jpg

Denaro del vescovo di Trieste Volrico

Una curiosità. L'alabarda rappresentata sul denaro di Volrico è ancora il simbolo della città di Trieste.

Arka

Diligite iustitiam

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mariov60

Ciao @Arka .

L'idea della discussione mi piace e penso possa portare alla creazione di uno studio interessante. Per dare organicità ai contributi e nel contempo per produrre un documento riassuntivo, aggiornabile e che permetta una fruibilità facile e immediata, senza dover scorrere tutta la discussione, vorrei proporre la compilazione di un quadro sinottico riassuntivo dei dati che verranno (spero) presentati. Il quadro sinottico potrebbe avere un formato come in immagine...

Prego di non tener conto dei riferimenti che ho caricato, perchè li ho inseriti al volo senza verifiche approfondite, ma di valutarne l'eventuale utilità... Ho volutamente inserito le aree veneta, lombarda e emiliana per poter dare evidenza delle variazioni delle aree nel corso dei secoli, di composizione, di città di riferimento e/o della migrazione di città da un'area d'influenza all'altra (vedi Mantova, Brescia, Ferrara che prendono a riferimento la moneta veneziana). Il sinottico potrà essere in excel ed essere aggiornato dai singoli esperti per la propria area di competenza, o dal curatore su loro proposta... non conosco il funzionamento degli strumenti informatici all'interno del forum... se sia possibile l'adozione di un file condiviso o altro...???

Di seguito screenshot del file... spero sia comprensibile...

751347545_sinotticoareemonetarie.thumb.jpg.acecb2b17165efa8cea568845c13fc68.jpg

Ciao

Mario

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Arka

Grazie @mariov60 l'idea è interessante. Ci sono tuttavia un paio di problemi, che spero possano essere superati. Il primo è che io sono un dinosauro tecnologico. E quindi dovremmo avere un grosso aiuto in tal senso. 

Il secondo è che vorrei che altri utenti possano spiegare le altre aree monetarie. Spero che qualcuno possa raccogliere il testimone.

Arka

Diligite iustitiam

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Arka

La fine del XII secolo fu importante per un altro motivo, la nascita del ''grosso''. L'esigenza di una moneta grossa si fece sentire a Venezia che era in piena espansione economica. Si coniò così una moneta di più di due grammi di peso, circa il doppio dei denari di Friesach e Aquileia e del valore di 26 piccoli che sparirono dal mercato (vedi Saccocci sulla motivazione).

Questo comportò una rivoluzione in Italia, dove molte zecche cominciarono a battere moneta grossa, ma anche nell'area monetaria della Marca veronese. Infatti anche nella parte nord occidentale della Marca si cominciò a battere moneta. Dapprima la zecca di Bressanone, che ebbe poca influenza sul resto della marca, successivamente quella di Trento con i suoi denari, i soldi e l'abbondante emissione di grossi vescovili.

Tutto ormai era pronto per la grande operazione finanziaria di Mainardo II...

PLS 14 D.jpg     PLS 14 R.jpg

Grosso di Enrico Dandolo

Trento denaro D.jpg     Trento denaro R.jpg

Denaro piccolo di Trento

Trento grosso D.jpg     Trento grosso R.jpg

Grosso di Trento

 

Arka

Diligite iustitiam

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