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ARES III

Apre al pubblico il sito archeologico di Gabii. Città protostorica a 20 chilometri da Roma

GABIINSIEME È IL NOME DEL PROGETTO PROMOSSO DALLA SOPRINTENDENZA SPECIALE DI ROMA PER VALORIZZARE L’AREA ARCHEOLOGICA CHE SORGE LUNGO L’ANTICA VIA PRENESTINA, CON UN PROGRAMMA DI EVENTI CHE SI SUSSEGUIRANNO DA GIUGNO A OTTOBRE

Tempio Giunone gabina Tempio Giunone gabina

È a circa 20 chilometri da Roma, al XII miglio della antica Via Prenestina, e la sua storia ha inizio molto prima rispetto a quella della più celebre Urbe. Eppure è una meta finora poco nota. Adesso, grazie al progetto di valorizzazione promosso dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, l’area archeologica di Gabii verrà restituita alla collettività attraverso un programma di visite guidate, spettacoli, laboratori per bambini e famiglie e gli interventi di Michelangelo Pistoletto. Gabiinsieme è il nome del progetto che dal prossimo 6 giugno e fino al 10 ottobre si articolerà in sette giornate, attraverso un calendario di eventi – tutti gratuiti – che condurranno i visitatori a 

scoprire la storia dell’antica città.

Gabii edifici tardo repubblicani Gabii edifici tardo repubblicani

GABII, STORIA DI UN SITO ARCHEOLOGICO

Gabii è una città di epoca protostorica che sorge sul ciglio meridionale di un cratere occupato in passato da un lago di origine vulcanica, detto di Castiglione, e bonificato alla fine del XIX secolo. Collocata in posizione strategica – dalla città era possibile controllare la bassa valle dell’Aniene e gli accessi alla valle del Sacco e del Liri, Gabii è stata un centro politico, economico e culturale nel Latium vetus prima dell’ascesa di Roma, decaduta poi tra l’età tardoantica e il Medioevo. Tra le testimonianze architettoniche fruibili nel sito, sono il Santuario di Giunone Gabina della metà del II secolo a. C., caratterizzato da una struttura di ispirazione ellenistica; i resti dell’antica area urbana lungo la Via Prenestina di epoca medio-repubblicana (IV-II secolo avanti Cristo) e le terme pubbliche decorate con pavimenti a mosaico; la Regia databile alla prima metà del VI secolo a.C., tra le più importanti scoperte archeologiche fatte tra il 2007 e il 2012; il Santuario extraurbano orientale, posto su un percorso viario che portava a Tivoli, di cui sono giunte le decorazioni archiettoniche in terracotta di età arcaica e medio-repubblicana; le cave di pietra, grazie alle quali Gabii visse un periodo 

di fiorente sviluppo economico a partire dall’età repubblicana; la Necropoli del Fosso di San Giuliano; la Chiesa di San Primitivo e il castrum Castilionis o Sanctæ Praxedis, di epoca medievale.

Giunone gabina e scavi del Musée du Louvre dall'alto Giunone gabina e scavi del Musée du Louvre dall’alto

IL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE DELL’AREA ARCHEOLOGICA DI GABII

Acquisita negli anni Ottanta dallo Stato e poi affidata alla Soprintendenza di Roma, l’area archeologica dopo quattro anni di lavori torna così a essere fruibile, grazie a un progetto di valorizzazione realizzato da Municipio Roma VI delle Torri, Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti e Paesaggio, Dipartimento di Storia, Patrimonio Culturale, Formazione e società dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata nell’ambito di S.U.S.A. – Smart Urban Sustainable Area, progetto di ricerca che vede coinvolti con il Municipio VI e il Comune di Frascati diversi enti di ricerca del territorio, tra cui l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’ENEA, il CNR. “Con Gabiinsieme, la Soprintendenza in sinergia con il Comune di Roma, rende nuovamente fruibile al pubblico l’area archeologica dell’antica città di Gabii”, spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. “Sette giornate, da giugno a ottobre, con visite guidate, spettacoli, attività per bambini, laboratori di archeologia sperimentale che ci auguriamo siano il 

preludio per una attività continua all’interno di questo sito archeologico immerso in una natura incontaminata. Una collaborazione quindi da continuare nel tempo, che aggiunge un prezioso tassello agli altri siti della Soprintendenza nelle periferie della città, a delineare un ideale itinerario “alternativo”, per scoprire luoghi ancora poco conosciuti di Roma”.

GABIINSIEME: IL PROGRAMMA DI EVENTI

La prima giornata di Gabiinsieme è in programma il 6 giugno, con le visite guidate mattutine al sito (che si ripeteranno anche nelle successive giornate) a cura del Laboratorio ARPAE (Archeologia dei Paesaggi Urbani) dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con l’Associazione Culturale Arkekairos. Nel pomeriggio sarà la volta di Ludi Scenici e La donna di Samo, spettacolo teatral-musicale a cura di Teatro di Tor Bella Monaca e Biblioteche di Roma. A luglio il sito archeologico ospiterà 100 panchine per Roma, installazione di Pistoletto a cura di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto Onlus.

https://www.artribune.com/arti-visive/archeologia-arte-antica/2021/06/gabii-sito-archeologico/

 

 

 

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Qualche informazione su Gabii:

Gabi (in lingua latina Gabii) fu una città del Latium vetus, posta al XII miglio della via Prenestina, che collegava Roma a Præneste,e che secondo Dionigi di Alicarnasso faceva parte della Lega Latina. Oggi è un sito archeologico nella città metropolitana di Roma Capitale. Le sue cave fornivano un'eccellente pietra da costruzione, il lapis gabinus per la vicina Roma.

Origini

Secondo la tradizione romana fu fondata dai Latini di Alba Longa. Per una tradizione minore, Gabii (come per altre antiche città laziali) sarebbe stata fondata dai Siculi, e per la precisione da due fratelli,  Galatus e Bins, da cui il nome della città.

Sempre secondo la tradizione fu il luogo dove Romolo e Remo sarebbero stati educati e sarebbe stata loro insegnata la scrittura.

Guerra contro Roma

Lo scontro con Roma nacque quando questa, sconfitta Alba Longa, pretese di assumerne la funzione all'interno della Lega Latina, ma Gabii si rifiutò di riconoscere tale pretesa.

La guerra andava avanti tra alterne vicende senza che nessuno dei due contendenti avesse il sopravvento sull'altro. Così Tarquinio il Superbo e il figlio Sesto Tarquinio architettarono un piano per prendere il nemico con l'inganno: Sesto si sarebbe finto un ribelle di Roma, e avrebbe chiesto asilo ed aiuto a Gabii. Fu così che la città venne conquistata con l'inganno.

Il trattato di pace fra Roma e Gabi, il Foedus Gabinum che concedeva uguali diritti agli abitanti delle due città, per la tradizione romana fu scritto da Tarquinio il Superbo in latino con caratteri greci su una pelle di bue, sacrificato per l'occasione, quindi appesa nel  tempio di Sanco sul Quirinale distesa su uno scudo di legno.

Quando Tarquinio il Superbo fu cacciato da Roma, Sesto invece di seguire il padre, si rifugiò a Gabi, dove fu ucciso dagli abitanti, memori dell'inganno da lui ordito.

Età repubblicana

Nel 221 a.C. la città vide le truppe di Annibale in marcia verso Roma, nel tentativo, fallito, di prendere per sorpresa la città.

A Gabi, nel 54 a.C., nacque da una famiglia equestre molto ricca Albio Tibullo, poeta del I secolo a.C., tra i maggiori esponenti dell'elegia erotica. Comunque la città doveva vivere un periodo di decadenza, tant'è che Silla ne colonizzò il territorio, che fu assegnato ai veterani, e Cicerone la descrive come semplice municipio.

Lo storico Dionigi d'Alicarnasso, vissuto tra il 60 a.C. (circa) e il 7 a.C., descrivendo la guerra tra Roma sotto Tarquinio il Superbo e Gabii, la descrive come una città abitata solo in prossimità della via Prenestina, dove si vedono numerose rovine e con ampie zone ormai disabitate.

Nel 41 a.C. avrebbe dovuto ospitare un incontro tra Ottaviano e Lucio Antonio per appianare i contrasti sorti per la distribuzione delle terre ai soldati del fratello di Marco Antonio. L'incontro però non ebbe luogo, per il timore di Lucio, che l'incontro fosse stato architettato per tendergli una trappola.

Età imperiale

Il poeta Marco Anneo Lucano nei suoi Pharsalia, ambientati all'epoca della guerra civile tra Cesare e Pompeo, ricorda le rovine polverose di Gabii, Veio, Cora e Laurentum. 

Nel II secolo Gabi diede i natali a Getulio, martirizzato per la sua fede Cristiana, e per questo fatto poi Santo. 

Il sito

Il sito si trova al km 2 della via Prenestina Nuova.[1] e la visita deve essere concordata con la Soprintendenza.

Sono visibili l'antica via Prenestina, nel tratto che attraversava la città, formando l'asse viario principale e parte dell'abitato. A ovest dell'insediamento, si trova il santuario di Giunone Gabina, mentre a est, entro l'area muraria, è stato individuato il cosiddetto Santuario orientale, attivo tra il VII e II secolo a.C. e probabilmente dedicato au una divinità femminile protettrice delle nascite, e subito fuori dall'abitato, ci sono i resti di una chiesa medievale. Nei pressi del Santuario di Giunone, è stato poi trovato un edificio, identificato grazie alla dedica dei due finanziatori, come un sacello dedicato a Domizia Longina, moglie dell'imperatore Domiziano.

Del foro, oggi interrato, restano le poche descrizioni fatte da Gavin Hamilton, quando riporto alla luce Gabi nel 1791. Una piazza rettangolare, dove per tre lati correva un porticato, mentre l'altro lato corto si apriva direttamente sulla via Prenestina.

Sono noti anche il sito dell'acropoli antica e di lunghi tratti delle mura, in opera quadrata di tufo dell'Aniene. Recentemente è stato riportato alla luce un edificio, di età arcaica, che si crede possa essere stato abitato dai re della città Latina.

Nel XVIII secolo Pierluigi Galletti credette erroneamente di individuare la città, citata nelle fonti, tra i terrazzi fluviali del Tevere e del Farfa, "ove è ora Torri ovvero le Grotte di Torri".

Età preistorica

Nell'area archeologica di Gabi sono stati ritrovati reperti, tutti concentrati in un'unica zona tra il lago scomparso e il ciglio del cratere, che testimoniano la presenza di un insediamento preistorico riferibile all'età del Bronzo. Si ipotizza che fosse legato alla pratica della transumanza, lungo un percorso che dagli Appennini arrivi alle coste laziali, nei pressi di Lavinium ed Ardea.

Più numerosi i ritrovamenti che attestano la presenza di insediamenti durante l'età del ferro, di cui se ne hanno tracce anche nella futura acropoli, anche se di qualità e numerosità inferiore alle altre. In generale, gli insediamenti riferibili a questo periodo, si concentrano sulle rive del lago, sul ciglio de cratere, e a fondovalle, in prossimità del fosso di San Giuliano, dove si trovava una fonte minerale d'acqua fredda, e da dove si dipartiva la strada d'accesso al colle.

I reperti di questo periodo trovati lungo il lago e a fondovalle, tutti riferibili alla prima età del ferro, hanno portato all'ipotesi che già in epoca preistorica si sia sviluppato un fenomeno di agglomerazione degli abitanti, in favore della parte più elevata della zona, probabilmente per ragioni difensive.

Età storica

Della prima età storica arcaica, i ritrovamenti delle diverse campagne di scavo, hanno reso possibile individuare e delimitare con certezza l'estensione (notevole per l'epoca a conferma dell'importanza della città per i Latini) della parte principale dell'insediamento, che copre l'area compresa tra i resti della cinta muraria a est e sud, il fossato a ovest, e il ciglio del cratere a nord. Il notevole sfruttamento del sito, non ha però permesso determinare, se la città arcaica si sviluppasse anche nella zona delle cave, come pure ipotizzato da alcuni studiosi. A questo periodo è stato attribuito il Santuario orientale cui sono associati diversi bronzetti votivi.

La posizione e la quantità di reperti riferibili all'età repubblicana, oltre a confermare l'estensione della città, suggeriscono che in età repubblicana avanzata si sia verificata una concentrazione dell'abitato nella zona più vicina alla via Prenestina, con rarefazione dell'abitato in prossimità delle mura orientali, attestato anche dall'abbandono del Santuario orientale a partire dal II secolo a.C. A questo risale il Santuario di Giunone Gabina.

In età imperiale si assistette ad un ulteriore concentrazione dell'abitato intorno alla via Prenestina e al Santuario di Giunone, che fanno pensare che la città si fosse ridotta ad sorta di Statio, per il controllo della viabilità. Alcuni reperti, marmi e tessere di mosaico, attestano comunque la notevole qualità di alcuni edifici, che probabilmente avevano funzione pubblica.

Gli scavi

I primi scavi a Gabi si devono a Gavin Hamilton, uno scultore ed archeologo dilettante, che li iniziò nel 1791 dopo aver ottenuto dal proprietario, il principe Marcantonio Borghese, il permesso a condurre l'esplorazione archeologica.

Gli scavi ebbero un insperato successo dato che, oltre alle tracce del foro cittadino e degli edifici contigui, furono ritrovate numerose statue, molte delle quali però in pessimo stato di conservazione, tanto che se ne poterono restaurare solo 49 delle oltre 200 scavate. Tutte queste furono poi esposte dal principe Borghese, che riacquistò anche quelle dovute all'Hamilton, all'interno della Casina dell'Orologio, che divenne un museo all'interno di Villa Borghese a Roma, con il nome di Casino di Gabi. Il museo fu smantellato nel 1807 e il materiale che vi era esposto, fu venduto a Napoleone,  ed ora è esposto al Museo del Louvre di Parigi.

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Al momento gli archeologi stanno lavorando al recupero di un edificio monumentale che rappresenta davvero un'eccezionale scoperta, perché documenta l'inizio dell'architettura monumentale romana 300 anni prima della costruzione del Colosseo. Finora sono stati riportati alla luce i resti di un vasto complesso di muri in pietra e terrazze collegate da una grande scalinata e circondate da molte stanze. Il complesso architettonico si estende e sviluppa su una superficie che, attualmente, è più ampia di metà campo di calcio. Probabilmente si tratta del monumento più importante della città stato di Gabii, forse una dimora privata di eccezionale ricchezza.

La scoperta è stata fatta da un gruppo di archeologi e studenti guidati da Nicola Terrenato, professore di studi classici presso l'Università del Michigan. Attualmente sono stati riportati alla luce almeno i due terzi dell'edificio che possono già cominciare a "parlare" della tecnica costruttiva romana tra il 350 e il 250 a.C.Il Professor Terrenato ha fatto notare che i risultati degli scavi e degli studi contraddicono l'immagine di una precoce cultura romana così come era stata perpetuata da Catone il Vecchio e Cicerone. Il sito di Gabii è una vera messe per gli archeologi. Innanzitutto Gabii era la città stato più vicina a Roma, con la quale aveva molti legami; ma, soprattutto, la maggior parte dei suoi resti sono stati seppelliti e non vi è mai stato costruito sopra dal momento del declino della città, nel II-III secolo d.C.
Gli scavi del 2007, sempre a cura dell'Università del Michigan, hanno riportato alla luce una parte significativa della città, costituita da case private, sepolture di un certo riguardo, mura ed un tempio, segno che nella cittadina si era messo in pratica una sorta di rudimentale piano edilizio.
Il complesso edilizio che si sta ultimando di scavare ha le mura costruite in blocchi impilati uno sull'altro senza alcuna malta a saldarli tra loro. La malta, infatti, sarà inventata 125 anni dopo la costruzione di questo edificio.
Il Progetto Gabii, sostenuto in parte dal National Endowment for the Humanities e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica Italiana, ha permesso l'esplorazione e la mappatura di più di 170 ettari dell'antica città, costruita sulle pendici di un vulcano spento che, nel corso dei millenni, è diventato un lago.

http://oltre-la-notte.blogspot.com/2013/08/gabii-la-nascita-dellarchitettura.html?m=1

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