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Gigante 2022


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Stavo provando a rapportare i prezzi del gigante precedente (2021) con quello appena pubblicato, per capire con quale criterio venissero cambiate le valutazioni.

Il mio interrogativo e' capire in base a quale criterio si abbassano valutazioni che non hanno avuto alcun passaggio documentato in asta che ne testimonia un valore diverso.....quindi deduco che sia solo perche' vi e' necessita' di variare alcuni valori solo per vendere l'edizione annuale, poiche' sarebbe in alternativa un copia e incolla dell'edizione precedente

Passiamo ad esempio concreto prendendo in esame solo alcune monete specifiche di alcuni regnanti.....

Monetazione di Vittorio Emanuele I 

- Quante Doppie 1814 in FDC sono passate in asta o listini quest'anno per ridurre il prezzo da 58.000 a 55.000 euro????

- Quanti Reali 1812 in SPL sono passati in asta o listini quest'anno per ridurre il prezzo da 3.500 a 3.200 euro????

Monetazione di Carlo Felice

- Quanti 2 lire in FDC sono passati in asta o listini quest'anno per ridurre il prezzo da 6.000 a 5.500 euro (per il 1825 Genova), da 5.000 a 4500 (per 1825 Torino, 1826 Genova e Torino), o addirittura da 8.000 a 7000 per il 1828 Torino???

Monetazione di Vittorio Emanuele II Regno di Sardegna

- Quanti 2 lire in FDC sono passati in asta o listini quest'anno per ridurre il prezzo di 1000 euro per le uniche tre date di cui e' riportato il valore???????

Monetazione di Umberto I

Quanti 100 lire del 1882 in FDC sono passati in asta o listini quest'anno per ridurre il prezzo da 15.000 a 12.000 euro????? Anzi , a tal proposito tengo a specificare che vi e' stato un passaggio di un esemplare in  MS62, quindi non FDC, che ha avuto un realizzo di 12.000 + 22 % di diritti (14640 euro) nell'asta Bolaffi del 27 maggio 2021

 

.....questi sono solo alcuni veloci esempi di modifiche di cui non trovo giustificazione, per il resto , fino alla fine del Regno vedo un gran copia e incolla (con 20 - 50 - 100 euro in meno ogni tanto per giustificare la nuova edizione) che , in un anno in cui tutto cio' che era in FDC e' cresciuto a dismisura, non ha  motivazioni

 

Nulla di diverso per cio' che riguarda le altre monetazioni, solo per fare al volo un paio di esempi...........

Ducati e Zecchini veneziani nell'ultimo anno in FDC hanno spiccato realizzi sempre piu' alti, troviamo 2 pagine di copia e incolla precisi precisi con edizione precedente?

Sul Lombardo-Veneto , non mi sono accorto di vendite che abbassino il prezzo dei FDC del 1/4 di lira austriaca del 1837 Venezia e 1838 Venezia da 2500 a 2300 euro

 

 

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Tornando più serio di quanto serio sia stato nell'intervento precedente, può aver influito sul prezzo proprio il fatto che di alcune monete ci siano stati pochi passaggi nelle aste?

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non entro nel merito delle singole variazioni, ma credo ci possano essere diverse spiegazioni: una potrebbe essere quella che chi ha compilato il catalogo è a conoscenza di eventuali vendite avvenute privatamente fra collezionisti o con il coinvolgimento di un commerciante. Altra potrebbe essere dettata dal sentore sul mercato o dall'essersi resi conto che la valutazione precedente era stata eccessiva (pensiamo alle problematiche dei cataloghi filatelici). 

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12 ore fa, Scudo1901 dice:

Roberto, scusa, due domande. Il 5 lire 1838 Torino è rimasto R3 malgrado la sua incontestabile estrema rarità, e in qualsiasi stato di conservazione? 
Il prezzo del 5 lire 1866 di Vittorio Emanuele II e’ rimasto invariato? 
Grazie mille! 

Ciao Massimo, fanno parte entrambi di quelle monete esattamente classificate e prezziate come l'edizione scorsa, il che puo' essere giustificato dal fatto di non avere avuto passaggi che ne attestassero forse la modifica........cio' non significa che i valori del 5 lire 1838 Torino forse non fossero esatti in precedenza, ma questo e' un mio parere personale

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Io il gigante lo compro più per tradizione che per altro....in effetti non lo capisco il ribasso di certe monete in fdc, visto che ormai  alle aste le monete in fdc fanno sempre realizzi superiori agli anni precedenti. Io mi riferisco agli ori che seguo in particolare. 

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Segnalo che, come specificato nella prefazione del volume (almeno nelle precedenti edizioni), le quotazioni degli FDC sono equiparate a MS63 della scala sheldon. Ne segue che la cifra massima riportata quota in realtà la moneta in qFdc (spesso chiusa "commercialmente" fra rivetti con cartellino Fdc). Un FDC "vero" corrisponde ad MS65. Spero possa aiutare nelle vostre considerazioni. 

Andrebbe letta la prefazione del nuovo volume per conferma.

 

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Confermo che anche nella nuova edizione il FDC e' considerato corrispondente al MS63/MS64 , come nell'edizione precedente........dato da considerarsi molto utile per una valutazione conseguente del FDC inteso come MS65, ma che non cambia il fatto delle variazioni al ribasso o nulle dei prezzi rispetto all'edizione precedente , a maggior ragione in un anno in cui tutto, nella massima conservazione,  e' lievitato!! 

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  • 2 weeks later...

Io ricordo che qualche anno fa alcuni utenti suggerivano di togliere fino al 50 % del prezzo dei listino. Per me e' una cosa buona che invece gli autori del catalogo siano diventati piu' conservativi con le stime. E' come un perito con l'FDC facile rispetto a un altro che non lo concede quasi mai.

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43 minuti fa, giulira dice:

Io ricordo che qualche anno fa alcuni utenti suggerivano di togliere fino al 50 % del prezzo dei listino. Per me e' una cosa buona che invece gli autori del catalogo siano diventati piu' conservativi con le stime. E' come un perito con l'FDC facile rispetto a un altro che non lo concede quasi mai.

Ero uno di quelli. In realtà lo faccio ancora visto che continuo ad utilizzare l'edizione 2018... è un sollievo sapere che finalmente certi prezzi ridicoli - soprattutto in riferimento alla Repubblica e alle basse conservazioni del Regno - vengano resi più realistici. 

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I prezzi veri sono quelli dei realizzi delle aste. I cataloghi servono per le tirature; a volte per la rarità.

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1 ora fa, Liutprand dice:

I prezzi veri sono quelli dei realizzi delle aste. I cataloghi servono per le tirature; a volte per la rarità.

Beh, diciamo che un catalogo dovrebbe indicare pure dei prezzi, se non veri, quantomeno realistici. Altrimenti non avrebbe ragion d'essere il rinnovo periodico del medesimo, visto che le tirature non cambiano.

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Per me era, è e rimane uno strumento utile. Anche per farmi un'idea sui prezzi. In linea di massima. Poi ovviamente in fase di contrattazione (sia per acquisto che per vendita) si valuta ulteriori aspetti come la volontà della controparte di addivenire ad un accordo a un determinato prezzo oppure no.

Per quanto concerne le aste, anch'esse non credo rappresentino la verità rivelata. A volte l'andamento segue la moda del momento. Altre volte, basta che ci siano 2 di numero disposti a tutto per accapparrarsi una determinata moneta, per farle raggiungere prezzi altrimenti fuori mercato.

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14 ore fa, Liutprand dice:

I prezzi veri sono quelli dei realizzi delle aste.

Dovrebbe essere così e un paio di anni fa lo era più di oggi.

Fra prezzi di riserva non dichiarati o sommariamente annunciati fra le condizioni di vendita e  lotti autoaggiudicati o protetti attraverso amici e parenti infine non pagati,  ormai anche case d'asta importanti si sono adeguate al livello di servizio offerto da ebay. 

Spiace dirlo ma abbiamo pochi strumenti utili per ponderare le nostre offerte. 

Sinceramente resto fermo alle quotazioni pre covid. Quando chiedono tanto di più io preferisco aspettare. È una mia scelta ed è certamente opinabile.

Parliamo tanto di investitori digiuni di numismatica che acquistano scatolette e non monete. Pensate che terranno quanto acquistato per molto tempo? 

Per i motivi sopraesposti ritengo la scelta conservativa di Gigante in parte condivisibile.

Buona giornata 

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Io penso che serva più coraggio nel tagliare i prezzi che ad aumentarli. A qualcuno non sfiora il dubbio, nel vedere grandi rarità numismatiche proposte e riproposte a distanza di un anno o anche di 6 mesi da case d'asta diverse? Come si fa a formulare un prezzo credibile a un 10 centesimi del 1908, che continua a girare intorno ai 100 mila euro, oppure al 20 lire aratrice 1910 che continua ad essere proposto a prezzi molto differenti? Per quanto riguarda lo scudo 1838 Torino, ritengo sia una moneta rarissima, che però ultimamente è stata pagata molto in rapporto alla conservazione; dal 2009 ad oggi è apparso 4 volte, rispetto alle 15 volte del 1834 Torino o le 22 apparizioni del 5 lire 1901 dal 2014. 

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11 ore fa, Cinna74 dice:

Sinceramente resto fermo alle quotazioni pre covid. Quando chiedono tanto di più io preferisco aspettare. È una mia scelta ed è certamente opinabile.

Sul merito delle valutazioni compiute da Gigante non mi addentro perché non ho elementi di giudizio. In realtà un catalogo avrebbe oggi a mio modo di vedere ragion d'essere se censisse il grado di rarità di una moneta in base ai vari stati di conservazione. Per i prezzi valgono di più mercatini, listini e aste...

Quoto però al 100% l'intervento di cui sopra. Anche avessi soldi "da buttare" non mi garberebbe pagare una moneta a un prezzo da me reputato gonfiato. Se ci saranno occasioni future, bene. Altrimenti va bene uguale. Seguendo la fretta e le mode non conosco nessuno che abbia fatto grandi affari...

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Il 22/9/2021 alle 20:16, Scudo1901 dice:

Che cosa significa “prezzi gonfiati”? Gonfiati rispetto a che cosa? Al reale prezzo di mercato? Ma il prezzo di mercato lo fa il mercato stesso…chi può dire quanto questo trend in salita che caratterizza le monete FDC e le grandi rarità finirà? Il paragone col mercato azionario è molto evidente. A me non piace particolarmente perché la passione sta lasciando il campo alla speculazione, ma, detto ciò, e poi mi taccio perché mi annoio da solo, non credo nei poteri taumaturgici e calmieratori dei cataloghi rispetto a questi andamenti che sono chiaramente favoriti da:

a. L’agevole accesso al mercato garantito dalla rete

b. L’enorme liquidità presente sul mercato

c. I rendimenti irrisori quando non negativi di altri investimenti. 
I prezzi “gonfiati” quindi secondo me è un concetto astratto. È ovvio che a nessuno piace acquistare a 100 e rivendere a 80, ma non è questo il punto a mio parere. 

Buongiorno a tutti.

In effetti l'espressione "prezzi gonfiati" è molto generica e me ne scuso.

Il paragone con il mercato azionario è calzante (purtroppo): dopo ogni rialzo non supportato da elementi tecnici (vedi moda del momento, speculazione, passaparola sui social come Gamestop) segue sempre uno storno, a volte molto pesante. Ovviamente meglio starne lontani...

Per capirci, non comprerei mai delle monete che rispetto a due anni fa costano (a parità di conservazione) il 20% e oltre in più. Magari perché chiuse nello slab, magari perché alle aste si accapigliano persone che di numismatica capiscono poco ma hanno quattrini da spendere... Preferisco aspettare...

Così come non comprerei mai le tipologie menzionate nella famosa NOTA 56: se - e sottolineo se - ce ne sono in numero assai rilevante chiuse nei barili, credo che prima o poi potremmo avere sorprese...

Un saluto cordiale.

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Diciamo poi che lo spauracchio che nelle aste certi rilanci siano del tutto mirati ad alzare i prezzi e che quindi siano opera degli speculatori lo abbiamo un po tutti.....e questo spiegherebbe come mai alcuni pezzi venduti vengano riproposto poco dopo

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Ricordo un vecchio commerciante che, fosse il Krause o uno dei nostrani, mi diceva che i cataloghi erano utili per le classificazioni, non certo per i prezzi... giudicati inattendibili

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19 ore fa, Fratelupo dice:

Ricordo un vecchio commerciante che, fosse il Krause o uno dei nostrani, mi diceva che i cataloghi erano utili per le classificazioni, non certo per i prezzi... giudicati inattendibili

Vorrei proprio vedere il suddetto tipo a stilarsi i prezzi di tutte le monetazioni presenti nel catalogo.

E non ho problemi a dire che chiunque fosse stato a proferir la frase, che tale affermazione rasenta la sboronaggine.

Edited by FFF
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42 minuti fa, FFF dice:

Vorrei proprio vedere il suddetto tipo a stilarsi i prezzi di tutte le monetazioni presenti nel catalogo.

E non ho problemi a dire che chiunque fosse stato a proferir la frase, che tale affermazione rasenta la sboronaggine.

Non è una questione di essere sboroni o sbruffoni. Semplicemente un commerciante non ha bisogno di consultare un catalogo per comprare o vendere una determinata moneta. Questo perché, per esperienza, conosce già come si muove il mercato e sa quanto può chiedere (o pagare) un esemplare, mantenendosi ovviamente sempre un certo margine di profitto. 
In altre parole, non ha bisogno che sia il catalogo a dirgli che valore dare ad una moneta. 
Soprattutto per quel che riguarda le monete presenti sul Gigante, che rappresentano un po' il pane quotidiano per la maggior parte dei numismatici italiani: Stati preunitari, Regno d'Italia e Repubblica. 

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Ho avuto modo di visionare oggi con cura il Gigante 2022, confrontandolo con il mio 2018. Il catalogo è molto buono, ma facendogli le pulci permangono le già note criticità: anzitutto gli svarioni riguardanti indicazioni di rarità e valutazioni di diverse monete pontificie - possibile che non abbiano un esperto del settore da consultare? -, mentre su altre monetazioni prosegue l'altalena dei prezzi: gli scudi con croce stretta di Carlo Alberto per esempio hanno visto la volta scorsa triplicarsi il prezzo, che ora si è nuovamente dimezzato. Molto seguiti Napoli e Sicilia, anche se alcuni interventi sono discutibili (a che pro scambiare 17° e 18° tipo della piastra di Ferdinando?) e continua a esser dato troppo spazio a varianti abbastanza insignificanti. 

Il Gigante resta comunque ad oggi l'unico catalogo valido per la monetazione contemporanea, ma il mio interrogativo principale è il seguente: per quale motivo, a 22 anni dalla conclusione dell'ampliamento del catalogo per l'inserimento di nuove emissioni, non viene inserita qualche piccola aggiunta, anche di poco impegno, ma che invoglierebbe al rinnovo annuale del catalogo? Per esempio: l'inserimento di Giuseppe II nella monetazione di Milano - quattro monete in croce, io le ho aggiunte a penna - e magari poi della monetazione riformata di Maria Teresa, che con un impegno minimo consentirebbe di "chiudere" l'argomento... ma gli esempi potrebbero essere molti altri. Era una strategia già percorsa con successo da Alfa trent'anni fa, non riesco sinceramente a comprendere il motivo per cui non venga presa in considerazione da Gigante, che nella sua storia ha fatto un unico ampliamento mi pare intorno al 2010 -  peraltro assai impegnativo - ossia l'aggiunta di Carlo di Borbone su Napoli, inizialmente non presente.

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