Questo è un post popolare Litra68 Inviato 2 Settembre, 2023 Questo è un post popolare #1 Inviato 2 Settembre, 2023 Monete Storia e Curiosità Buongiorno a tutti, Inizio la mia giornata Numismatica con una nuova Discussione. Sul titolo non avevo dubbi, ho cercato solo di condensarlo in poche parole ma che facessero capire subito quale fosse lo scopo. Da sempre osservando e studiando le monete ho avvertito la necessità di contestualizzarle. Magari corro il rischio di annoiare, oppure no. Chiaramente ognuno è libero di presentare le proprie monete come meglio desidera. Il pretesto per la discussione oggi mi viene dal presentare una recente entrata in Collezione Litra68. 2 Tornesi Ferdinando II Millesimo 1849. Magliocca 738 Mi chiedevo cosa fosse successo nell immediato dopo i moti del 48. Ho raccolto quindi avvalendomi del Web. Qualche notizia di carattere storico, soffermandomi sugli avvenimenti cruciali e sulla Figura del Filangieri. Ho trovato anche un interessante rivista '' L'Arlecchino" fonte web. Senato. Di cui riporto la prima pagina, dove credo sia anche riportato il prezzo. Non mi dilungo oltre e iniziamo con un po' di Storia... 7 Aprile 1849 L'Esercito delle Due Sicilie da Messina, con 16 000 uomini comandati da Carlo Filangieri di Satriano, dopo aspri combattimenti, occupa Catania. 15 Maggio 1849 Capitolazione di Palermo dopo aver avviato la rivolta popolare, mentre il leader siciliani andarono in esilio a Malta. Una volta entrato a Palermo, Filangieri ebbe come prima preoccupazione il ristabilimento dell'ordine e della sicurezza che affidò alla Guardia nazionale. Proseguì col ripristinare le varie istituzioni anche quando la rivolta in Sicilia sembrò riprendere a seguito delle notizie sulla presunta sconfitta dei napoletani a Velletri (maggio 1849).[68] Filangieri, allora, pubblicò di sua iniziativa un proclama che ottenne lo scopo di calmare i siciliani e che prometteva loro alcune concessioni fra cui che il primogenito del monarca regnante sarebbe stato loro rappresentante in Sicilia. Ferdinando II, per niente d'accordo a lasciare in ostaggio ai palermitani il figlio, sconfessò Filangieri e questi insistette nelle sue ragioni;[69] Ferdinando rifiutò ancora e Filangieri lo raggiunse a Gaeta per persuaderlo a concedere un governo autonomo alla Sicilia. Solo a quel punto Il re promise concessioni per il futuro, e il generale se ne tornò fiducioso a Palermo.[70] In quello stesso periodo, costretto a mantenere l'ordine a tutti i costi, Filangieri proclamò la pena di morte per i detentori di armi. Misura considerata crudele che consentì tuttavia di riportare completamente l'ordine in Sicilia e che fu applicata per due volte. Probabilmente per ridimensionare i poteri del generale, il 26 luglio 1849, Ferdinando II istituì un organo che, da Napoli, avrebbe deciso la vita dell'isola: il Ministero degli Affari siciliani. Di contro, il 27 settembre successivo, nominò Luogotenente a Palermo Filangieri che, contrariato da questo dualismo istituzionale, l'8 ottobre 1849 rassegnò le dimissioni. Ferdinando non le accettò e promise ancora le riforme da Filangieri auspicate. 15 Dicembre 1849 Il re di Napoli, con un decreto, impose alla Sicilia il pagamento di un debito pubblico di 20 milioni di ducati. Saluti Alberto Aggiungo... 12 1 Cita
dareios it Inviato 2 Settembre, 2023 Supporter #2 Inviato 2 Settembre, 2023 Aggiungo solo che Carlo Filangieri nacque a Cava dei Tirreni (mia città natale) da una famiglia nobilissima. Il padre Gaetano fu un noto giurista del regno e la mamma Carolina Frendel di origine ungherese fu educatrice della principessa Luisa Maria di Borbone secondogenita del re Ferdinando IV. Molti cavesi abitano in via Filangieri a Cava ma non tutti sanno chi era il principe di Satriano. 2 1 Cita
Raff82 Inviato 3 Settembre, 2023 #3 Inviato 3 Settembre, 2023 (modificato) Era il 25 luglio 1844 quando all’alba, furono fucilati insieme ad altri sette compagni, i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, figli del barone Francesco, alto ufficiale della marina austriaca, e di Anna Marsich, donna e madre che tanto si prodigò per la salvezza dei suoi amati figli. Attilio era nato nel 1810, mentre Emilio era arrivato 9 anni dopo. Avviati alla carriera militare e formati nell’accademia della Imperiale Regia Marina a Venezia, furono da sempre insofferenti al regime austriaco. Collegati alla Giovane Italia e a Giuseppe Mazzini, i fratelli rivoluzionari, esuli e lontani dal proprio paese, ordirono due progetti di cospirazione: il primo prevedeva l’invasione degli Stati Romani, l’altro le Calabrie. Scartato il primo perchè troppo dispendioso, optarono per il secondo, perché dall’Italia erano giunte notizie che sulle montagne di Cosenza, gli insorti si mantenessero ancora numerosi ed armati, e nel resto del Mezzogiorno serpeggiasse un certo fermento. In realtà i moti di Cosenza erano stati immediatamente soffocati e repressi e tutto era tornato sotto controllo. I rivoltosi, accecati dal giovanile fervore rivoluzionario, decisero di partire comunque per la Calabria. Saliti in 21 a bordo della nave da pesca e trasporto San Spiridione, comandato dal capitano Caputi, salparono dall’isola greca di Corfù e verso la metà di giugno sbarcarono a Crotone, alla foce del fiume Neto. Da qui, notte tempo, si diressero verso la Sila, ma ben presto si accorsero che un loro compagno, Pietro Boccheciampe, si era dileguato con l’obiettivo di denunciare la spedizione alle autorità borboniche e, quindi, di tradirli. Nei giorni successivi, la spedizione fu colpita da diverse azioni repressive, al punto che diversi compagni dei Bandiera persero la vita, mentre altri rimasero feriti. A San Giovanni in Fiore, dodici di essi furono catturati e condotti davanti al corpo di guardia. Il 23 giugno, su cavalli e muli, furono trasferiti a Cosenza, davanti all’intendenza e portati nelle carceri nel maestoso Palazzo Arnone.Il processo fu rapido, l’imputazione principale: cospirazione e attentato all’ordine pubblico. Ad essa si aggiunsero anche le accuse di sbarco furtivo a mano armata nel regno con Bandiera Tricolore, resistenza e attacco alla forza pubblica. Nonché, detenzione e asportazione di carte rivoltose e settarie.Il 16 luglio iniziò il processo, alla fine del quale il Commissario del re li dichiarò colpevoli di lesa maestà e richiese per tutti la pena capitale. Tre di loro ottennero la grazia e tra di essi c’era anche il pittore e scultore Giuseppe Pacchioni, che ritrasse i fratelli Bandiera poco prima di morire. Il 25 luglio del 1844 di buon mattino, si spalancarono le porte delle carceri.giunto il momento dell’esecuzione della sentenza. Il triste corteo si dispose su due file, per raggiungere il Vallone di Rovito. Ad un tratto si alzò un coro di voci, erano i martiri che intonarono, modificando qualche verso, il coro dell’opera “Donna Caritea” del Mercadante: ”Chi per la patria muore vissuto è assai; la fronda dell’allor non langue mai. Piuttosto che languir sotto i Tiranni, è meglio di morir sul fior degli anni”. Arrivati nel vallone di Rovito, nei pressi dell’acquedotto romano, i giovani patrioti si schierarono davanti al plotone d’esecuzione e, dopo aver urlato “Viva L’Italia “, caddero sotto il fuoco dei Borboni. Le salme vennero portate nella vicina chiesa degli Agostiniani. Si racconta che l’abate De Rose collocò all’interno delle bare, una bottiglia contenente un foglio di carta, con tutte le generalità di ciascuno. Ciò rese possibile il riconoscimento, quando fecero l’esumazione. Successivamente, le salme furono trasferite nel duomo di Cosenza e dopo l’unità d’Italia, traslate nei paesi d’origine. I resti di Attilio ed Emilio, il 16 giugno del 1867 furono trasportati a Venezia, accolti dalla madre affranta e disperata e tumulati nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Un saluto a tutti e buona domenica. Raffaele. Modificato 3 Settembre, 2023 da Raff82 7 Cita
Litra68 Inviato 8 Settembre, 2023 Autore #4 Inviato 8 Settembre, 2023 Buonasera a tutti, 8 Settembre 1849 Papa Pio IX approfittando della sua permanenza nel Regno Delle Due Sicilie, sperimento' il suo primo viaggio in treno sulla linea Nocera-Napoli. Successivamente il 23 Settembre dello stesso anno visitò le officine ferroviarie di Pietrarsa. Saluti Alberto 2 1 Cita
Raff82 Inviato 9 Settembre, 2023 #5 Inviato 9 Settembre, 2023 (modificato) I Borbone a Mongiana. Ferdinando IV di Borbone, nella seconda metà del 1700, decise di avviare la realizzazione di un complesso siderurgico che avrebbe dato maggiore impulso all’economia calabrese e a quella del Regno di Napoli. Con questo intento, nel 1768, la Regia corte inviò nelle Calabrie l’architetto Mario Gioffredo, detto anche il Vitruvio napoletano, con il compito di trovare un luogo adatto a costruire un nuovo polo siderurgico da affiancare alle Regie Ferriere di Stilo, oramai datate e bisognose di restauri. Il luogo venne individuato in località “Cima”, ricco di acque e boschi, tra i fiumi Ninfo e Allaro. L’acqua dei fiumi avrebbe garantito la forza motrice, mentre i boschi, composti prevalentemente di faggi e abeti, avrebbero assicurato la legna necessaria per la fornitura del carbone occorrente per la messa in funzione dei forni per la fusione del materiale ferroso. Il governo borbonico, per avere anche una ricca riserva di boschi da destinare a uso della nuova fonderia, decise di comprare una vasta estensione di terreno detta “Stagliata Micone” dal principe di Roccella e duca di Bruzzano, già feudatario di Fabrizia. In quest’area l’architetto Mario Gioffredo progettò le Regie Ferriere, la Fabbrica d’Armi e predispose opere idrauliche e di livellamento dei corsi dei due fiumi per poter creare le cadute d’acqua necessarie al funzionamento dei meccanismi: le “trombe idroeoliche” che dovevano alimentare d’aria i processi di fusione, i magli, le ruote idrauliche, ecc.. Intorno al complesso siderurgico si svilupperà un primo nucleo urbano, residenza per operai, artigiani e guarnigioni militari, dal quale prese vita Mongiana. I Borbone si dimostrarono particolarmente attenti allo sviluppo del polo siderurgico calabrese. Prima Carlo III, e in seguito Ferdinando IV, per assicurare la manodopera necessaria, accordarono franchigie alle autorità baronali e diritti d’asilo. Fu inoltre concessa l’esenzione del servizio militare, con l’assegnazione a tutti i “filiati” di appezzamenti di terreno e 40 ducati per la costruzione della baracca dove abitare. Con Carlo III, al fine di approfondire gli studi riguardanti miniere e metallurgia, fu istituita la cattedra di scienze metallurgiche all’Accademia di Napoli e fu bandito, nel 1789, un concorso al fine di selezionare studiosi per una spedizione scientifica da inviare prima a Vienna, poi in Francia e in Inghilterra per studiare i sistemi di fusione e di scavo delle miniere in atto nei vari distretti industriali europei. Al loro rientro a Napoli nel 1799 alcuni di questi studiosi (Melograni, Faicchio, Savaresi e Tondi) furono inviati a Mongiana per migliorare i sistemi di lavoro. Dopo il decennio francese (1806-1815) il congresso di Vienna sancì la restaurazione Borbonica riconoscendo a Ferdinando IV il Regno di Napoli e quello di Sicilia, così Ferdinando IV re di Napoli divenne Ferdinando I Re delle Due Sicilie. Anche Ferdinando I si dimostrò interessato allo sviluppo del polo siderurgico calabrese e, sul finire del 1820, fece stipulare un contratto con i proprietari di imbarcazioni per il trasporto di proiettili prodotti a Mongiana dal deposito di Pizzo a Gaeta. Con l’ascesa al trono di Ferdinando II, nel 1825, si avviò per il Regno delle Due Sicilie un processo evolutivo del tessuto produttivo locale che stimolò governi stranieri e società private a investire nel Regno delle Due Sicilie. In questo contesto si registrò un sensibile aumento della richiesta di prodotti da molte parti del Regno che consentirono i lavori di ampliamento delle Ferriere di Mongiana. Nel 1831 venne completata la nuova fonderia di Stilo e nel 1833 fu inaugurata la “Ferdinandea” alla presenza di Ferdinando II. È questo un periodo florido per le attività degli stabilimenti di Mongiana che, con l’incremento della produzione, innescarono notevoli effetti diretti e indotti all’economia del Regno e alle popolazioni locali. Il governo Borbonico si prodigò a realizzate importanti opere d’ingegneria e venne migliorato e completato l’asse viario Napoli-Reggio che rimase l’unico collegamento tra Calabria, Sicilia e Centro Italia fino alla realizzazione dell’autostrada del Sole nella seconda metà del 1900. Il collegamento viario tra Mongiana e Pizzo nel 1837 e l’inaugurazione nel 1839 del primo tronco ferroviario italiano Napoli-Portici furono realizzazioni infrastrutturali che diedero alle Ferriere di Mongiana impulso alla produzione di diversi tipi di manufatti di cui aveva bisogno l’economia dell’epoca, sia a livello militare sia civile. In questo clima, e grazie anche a nuovi stanziamenti destinati all’ammodernamento delle miniere e degli stabilimenti, si riuscì a migliorare la qualità del prodotto registrando anche un notevole incremento della produzione. Proprio in questi anni, per volontà del governo Borbonico, l’ingegnere Domenico Fortunato Savino ebbe incarico di restaurare gli immobili del polo siderurgico calabrese e di elaborare nuove progettazioni tra cui la Fabbrica d’Armi, gli alloggi militari, la Fonderia, le nuove Officine e le opere infrastrutturali a corredo del complesso siderurgico quali la viabilità, i canali di scolo, i ponti, la Chiesa e il Cimitero. Nel 1852 Ferdinando II fece un viaggio attraversando le Calabrie e il 10 ottobre fece visita alla nuova Fabbrica d’Armi. In questa occasione il Re, al fine di modernizzare il polo siderurgico di Mongiana, diede disposizione affinché si costruissero nuovi e più moderni altoforni. A Mongiana, nel 1851 e nel 1855 si “innalzarono” due altoforni di tipo inglese denominati: ”San Francesco” e “San Ferdinando”. Nello stesso periodo la Fabbrica d’Armi di Mongiana cominciò a produrre fucili completi etichettati come modello “Mongiana”. Da ricordare che nel 1860 il Regno delle Due Sicilie per capacità industriale era seconda solo all’Inghilterra e alla Francia e possedeva il doppio della moneta metallica di tutte le altre regioni del nuovo Regno d’Italia. Dallo stesso anno, però, la produzione industriale del Regno fu quasi del tutto paralizzata a vantaggio dell’industria del Nord Italia. Un saluto Raffaele. Modificato 9 Settembre, 2023 da Raff82 5 1 Cita
Litra68 Inviato 13 Ottobre, 2023 Autore #6 Inviato 13 Ottobre, 2023 Buongiorno a tutti, oggi posto una delle mie piastre da 120 Grana millesimo 1836 apparentemente sembra essere il modello Base come direbbe Sergio @motoreavapore. Ne posto anche un ritaglio per un dettaglio che mi farebbe pensare ad una correzione sul conio ( correggetemi se ho sbagliato il termine). Mentre la maneggiavo pensavo a chi l'avesse tenuta in mano, cosa ci avesse acquistato ai suoi tempi. Poi mi sono chiesto chissà nell ' ottobre del 1836 cosa accadeva nel Regno Delle Due Sicilie. Il Web è di grande aiuto nell' immediato. In pochi passaggi ho recuperato qualche notizia, purtroppo non piacevole. Infatti proprio ad Ottobre del 1836 Napoli era interessata da una seconda ondata di Colera che già dall' anno prima imperversava per tutta la nostra Penisola. Il colera a Napoli nel 1836 raccontato in un frammento autobiografico di Francesco De Sanctis tratto da “La giovinezza”. E ci voleva pure il colera! Questo ignoto e sinistro morbo, dopo di avere spaventato mezza Europa, piombò sopra Napoli come un flagello. Le immaginazioni furono colpite; la paura rendeva irresistibile l’epidemia. Si raccontavano molti casi di colera fulminante, con le circostanze piú strazianti. Si parlava di famiglie intere spente, di migliaia di morti al giorno, e coi piú minuti particolari si descrivevano i casi di contagio. Non c’erano allora giornali; il governo col suo mutismo accresceva il terrore e provocava le esagerazioni. Quel tintinnio di campanelli che accompagnava le comunioni, pareva la campana dei morti; i piú agiati fuggivano alle loro ville; la plebe squallida e sudicia faceva spavento; nessuno osava accostarsi; l’uno fuggiva l’altro. La vita pubblica fu sospesa; le scuole, le botteghe erano deserte. Chi ha piacere e può aggiungere altro è ben accetto. Saluti Alberto 5 Cita
Questo è un post popolare Avgusto1989 Inviato 3 Novembre, 2023 Questo è un post popolare #7 Inviato 3 Novembre, 2023 Ciao a tutti , Volevo condividere con voi un evento che ha colpito la mia città: "MELFI" e i paesi limitrofi; un evento che ha portato morte e distruzione , che non tutti conoscono e per questo volevo condividerne la storia , affinché non venga mai DIMENTICATA!! Buona lettura Saluti . Luigi Fra fertili ed estesi pascoli sorge in Basilicata il monte Vulture. Alle sue falde, su un antico cratere collinare c’è Melfi. Lungo la linea del Vulture si trovano Rapolla, Barile, Rionero ed Atella; ad est c’è Venosa. Un antico Castello normanno detto di Monticchio (Castrum Monticuli) dà il nome ai due laghi esistenti, formatisi in due remoti crateri. Il lago piccolo a forma di cono è profondo circa metri 36,00; il lago grande, più antico del primo, è profondo circa 10 metri. Il 14 agosto 1851, sotto un azzurro e sereno cielo estivo, senza un alito di vento e una temperatura soffocante, mentre i contadini spensierati erano intenti al lavoro nei campi, alle due e mezzo del pomeriggio s’intese d’improvviso un gran boato e ci fu una scossa di terremoto così violenta, pari solo a quella del 27 marzo 1638 e a quella del 5 febbraio 1783 nelle Calabrie. Di quest’ultima, i resti dell’antica Certosa di San Bruno[1] con i suoi pinnacoli ruotati ricordano ancora oggi il tragico evento. Al ripetuto sbattere delle finestre e al suono stridente e penetrante dei cardini delle porte spalancate, che si aprivano e si chiudevano ripetutamente, crollavano rovinosamente al suolo gli edifici. L’improvviso rumore dello spezzarsi delle mura, che incuteva terrore, e la soffocante e impenetrabile polvere alzatasi dalle macerie come nebbia foltissima impedivano agli abitanti di cercare una via di fuga e un qualunque scampo in un luogo sicuro. Dopo un sotterraneo muggito della terra e il rumore cupo e sordo delle case cadute, in un silenzio tombale si sentiva solo il lamento dei feriti, il gemito dei sofferenti, le grida disperate di coloro che quasi senza vita o tramortiti erano vicini ai loro cari. Il terremoto fu prima sussultorio e poi ondulatorio. Seguito da fragoroso rombo durò per più di quaranta secondi. Trascorso appena che fu il breve intervallo diun’ora, ci fu una seconda scossa più lieve, annunciata da un cupo muggito sotterraneo, e prima che fosse notte ne venne una terza e poi una quarta e di ora in ora se ne contarono altre undici. Si può soloimmaginare lo spaventodi chi imprigionato sotto le macerie senza vedere una via d’uscita attendeva la morte, e l’angoscia di quelli che trovando le strade bloccate e ostruite da montagne di rovine fino alle finestre delle case più alte vagavano atterriti dal timore delle mura cadenti ad ogni scossa successiva. Un farmacistarimasto sepolto sotto la sua casa batteva inutilmente il mortaio di bronzo per essere soccorso ma quando fu liberato era già morto. Una donna fu trovata morta ginocchioni mentre invano tentava di proteggere il figlio. Dopo due giorni fu tratto in salvo un bambino piccolo trovato sotto la culla rovesciata, che lo aveva protetto. Una bambina di 18 mesi fu trovata ancora viva dopo 3 giorni. Dopo sei giorni fu salvato un bambino di sette anni. Fu di sommo dolore vedere i superstiti melfitani fiacchi e sfiniti, seduti sulle rovine della propria casa, piangere i padri, le madri, le mogli, i figli, i parenti e gli amici! Ovunque c’erano mura cadute o cadenti e tetti sfondati; i più solidi edifici erano stati abbattuti. Dalle macerie sporgevano travi mezzo sepolte, le piazze e le strade erano ostruite da montagne di detriti. Erano andati in rovina: l’antichissimo castello di Federico II; il Duomo di Melfi costruito da Roberto il Guiscardo, già distrutto e interamente ricostruito dopo il terremoto del 1694; il maestoso campanile edificato nel 1151; le quattro Chiese parrocchiali della Città (S. Teodoro, di S. Niccola, di S. Lorenzo, e del Carmine); la Chiesa ed il convento degli Osservanti; la Confraternita laicale dei Morti; il monastero delle Chiariste sotto il titolo di S. Bartolomeo e l’Orfanotrofio. Non rimase intatto un solo edificio pubblico o privato e quelli in parte crollati furono abbattuti, tanto erano essi rovinati. La Chiesa di S. Agostino, dietro alla quale erano le prigioni, cadde completamente. Nel crollo delle carceri morirono 18 detenuti, e quelli che non morirono si adoperarono prontamente per salvare gli altri. Quantunque in pessime condizioni e in parte crollati e rovinati in più punti, il castello di Melfi, l’Episcopio ed il campanile del Duomo erano ancora lì diroccati, a testimoniare la loro antica grandezza. In Atella nella chiesa di Santa Lucia cadde una parete e dopo secoli di oscurità venne alla luce un antico affesco del 1389 della Madonna delle Grazie nell’atto che protegge dall’ira dell’Eterno Padre coloro che si sono rivolti a lei. La notizia del terremoto giunse a Napoli il 17 agosto: Melfi 14 agosto 1851 Signor Direttore Nel momento che le scrivo esco miracolosamente colla famiglia dalle ruine. Una tremenda scossa di tremuoto verso le 3 p. m. ha adeguato al suolo la maggior parte di questo Capoluogo con grave danno di questi abitanti, e lo stesso mi si dice essere avvenuto nei paesi circonvicini. Ho tutto fatto conoscere nel momento al Signor Intendente, chiedendo degl’Ingegneri ed una competente forza per accorrere ai bisogni ed all’ordine pubblico. Lo spettacolo è orribile, ed io interesso la di Lei nota filantropia a dare ordini pressantissimi, perchè si accorra a sgravare in parte queste contrade dai danni immensi di cui si trovano vittima. Perdonerà il modo di scrivere perchè eseguito in mezzo la strada e nella folla della gente che piange dirottamente. Il Sottintendente De Filippis Nello stesso giorno, il Ministro dell’Interno fece partire immediatamente per Melfi l’Intendente con le istruzioni di servirsi di tutti i mezzi disponibili per alleviare la sventura dei danneggiati, soccorrere i feritie provvedere ad ogni altro bisogno delle popolazioni. L’intendente giunse a Melfi il giorno dopo, a mezzanotte e nella sua prima relazione scrisse: «Melfi e Barile non esistono più. Tutti i fabbricati o adeguati al suolo, o prossimi a crollare. Le popolazioni sono sulla via. Pianti! gemiti! Miserie !!!». Il 23 agosto il Re Ferdinando II dispose: Il prelievo di ducati quattromila dalla sua cassa privata e mille dalla cassa della Regina. L’invio di quattro ingegneri di Ponti e Strade, medici e medicine; — L’apertura di una colletta nel Regno per il soccorso dei Comuni danneggiati; — La nomina di una Commissione in ogni Comune, composta dal Vescovo, dal Sotto-Intendente e due probi e zelanti proprietari per distribuire i soccorsi ai soli e veri indigenti in proporzione dei danni subiti; — La distribuzione di pane, vestiti e tutto ciò di cui la popolazione aveva bisogno; — La costruzione di baracche provvisorie; — L’utilizzo di operai della Provinciaper eseguire i lavori, perché potessero provvedere col lavoro al proprio sostentamento; — Il trasferimento delle alunne dell’Orfanotrofio di Barile nell’Ospizio di Avigliano e degli orfanelli nel Reale Albergo dei Poveri a Napoli e nell’Ospizio di S. Ferdinando a Salerno. — Che le agevolazioni fossero destinate ai veri indigenti. — Che i proprietari e i benestanti contribuissero alle spese per la parte che li riguardava; — Che fosse redatto un elenco dei detenuti, che invece di evadere si erano adoperati per salvare le persone coperte dalle macerie ed estrarre i cadaveri, e un elenco di coloro che si erano distinti nei soccorsi. Al 31 agosto già molte strade erano state puntellate e quasi tutti i cadaveri erano stati rimossi e sepolti in fosse profonde con strati di calce e più non si sentiva l’odore della putrefazione ovunque. Ferdinando II accompagnato dal Duca di Calabria Francesco II, il Conte di Trapani, il ministro dell’interno, il ministro dei lavori pubblici e con un gran numero di persone al seguito partì dalla reggia di Portici l’11 settembre per andare a visitare i luoghi colpiti dal terremoto. Il Re giunse a Melfi il giorno 15,verso le cinque del pomeriggio e nonostante piovesse a dirotto volle subito vedere la città attraversando le strade puntellate e passando sui ruderi caduti. Da subito dispose il trasferimento delle monache ad Avigliano, degli orfanelli di Melfi a Napoli e a Salerno e delle orfanelle a Torre Annunziata. Ordinò che fosse prontamente ristrutturata la parte dell’Orfanotrofio rimasta in piedi e che fossero ripristinate tutte le strade provinciali. Il giorno dopo, il Re andò aRapolla, Barile e Rionero, visitò gli Ospedali, le capanne, anche le più povere e sporche e ogni luogo rovinato confortando tutti con parole affettuose e promettendo ogni aiuto possibile. Condonò le pene ai carcerati di Rionero che si erano adoperati per dissotterrare i cadaveri. I detenuti di Melfi che non erano fuggiti ebbero dimunuita la pena di due anni. Lasciò 50 ducati per il sostentamento di un bambino orfano salvato dalle macerie dopo due giorni, e oltre a quelli già versati precedentemente lasciò nella cassa dei soccorsi altri 4000 ducati, più altri mille da fondi personali della Regina. Il 17 settembre andò ad Atella e si recò subito ai ruderi della chiesa di Santa Lucia per venerare l’immagine della Madonna delle Grazie rimasta in piedi tra i ruderi della chiesa. Ordinò al direttore del Museo Stanislao D’Aloe di far venire da Napoli il regio disegnatore di Pompei Giuseppe Abbate (27 marzo 1852) per fare una riproduzione del dipinto. Ordinò altresì al ministro dei Lavori pubblici, che era presente, la completa ricostruzione della chiesa. Tutti i muri erano distrutti, tranne quello della SS. Vergine Maria che sovrastava l’altare maggiore. Dopo il terremoto del 1694, non tenendo conto del disegno originario, i padri Agostiniani, che avevano un ospizio adiacente alla Chiesa di Santa Lucia, avevano restaurato completamente la chiesa. Difatti, porre esporre ai fedeli la statua di Santa Lucia, i monaci agostiniani avevano chiuso con una parete sottile la nicchia piana che dietro l’altare maggiore della chiesa conteneva l’affresco della Madonna delle Grazie. Questa parete era così sottile che i chiodi usati per sostenere gli ex voto donati alla santa avevano rovinato in più punti l’immagine sottostante della madonna. Guardando l’affresco, fra le persone rappresentate che ricorrono alla protezione della Vergine, si riconoscono a sinistra la figura del Papa Urbano VI, il Cardinale Francesco de’ Tibaldeschi, che rimase fedele al Papa fino alla sua morte, il vescovo Tommaso di Rapolla alla cui Diocesi apparteneva Atella, il Vescovo di Melfi e di Lavello, due monaci dell’ordine verginiano e il re Carlo III di Durazzo con i suoi familiari, colpito da un fulmine di Dio. Carlo Durazzo era stato eletto re da Urbano VI con la nobile missione di combattere i nemici della Chiesa. Dopo aver preso possesso del regno, insuperbito aveva combattuto contro il Papa assediato nel castello di Nocera, presso Salerno. L’uomo con la barba corta è, forse, il pittore che aveva dipinto l’affresco. L’uomo colpito mortalmente è Niccolò Spinello, ministro della regina Giovanna I, che aveva spinto i cardinali francesi a contestare l’elezione di Urbano VI e a eleggere un altro papa (Clemente VI); Spinello fu la causa dello scisma. Al lato opposto c’è la regina Margherita del Balzo, moglie di Carlo III Durazzo, con le con quattro dame di corte e sette damigelle. Dopo la morte di Carlo, avvenuta nel 1386, la regina Margherita governò il regno in pieno accordo con il Papa. Sul cartello spiegato, tenuto dagli angeli, ci sono otto sigle A. M. M. G. L. N. C. A., che dicono: Ave Maria Madre delle Grazie Libera la Nostra Città di Atella. Fra le altre istruzioni impartite dal Re, il regolamento delle Commissioni di soccorso prevedeva: Che la distribuzione dei soccorsi fosse riservata a quelli che non avevano i mezzi per vivere: letti, vestiti, coperte, lenzuola, scarpe, pane, ecc. Che le persone valide fossero utilizzate per i lavori di ricostruzione; Che gli infermi e i mutilati fossero ricoverati negli ospedali; Che i ragazzi e le ragazze orfane fossero affidati ai parenti che desideravano prenderne cura. Che le baracche (circa 85 mq ciascuna), fossero destinate alle famiglie povere, rimaste prive di qualunque mezzo, e divise in quattro sezioni per ospitare quattro famiglie. Nei primi giorni di dicembre del 1851 furono completate e consegnate le prime 80 baracche costruite sul piano S. Marco a Melfi. Al 30 aprile 1852, la Commissione aveva speso 64.515,21 ducati. Su 68.881,19 ducati ricevuti ne restavano ancora in cassa 4.365,98. Poiché le somme raccolte, comprese quelle dei privati, ammontavano a 111.620 ducati, il Re decise di creare una Cassa di prestanze agrarie e commerciali «per rendere duraturo il beneficio procurato agli infelici dalla pubblica e dalla privata carità». La Cassa di Prestanze agrarie e commerciali Con un capitale iniziale di quarantamila ducati, il 15 aprile 1852 fu istituita a Melfi la Cassa di prestanze agrarie e commerciali a favore dei Comuni compresi nel Distretto medesimo. Trentamila ducati furono utilizzati per prestiti agrari ed armentizi e diecimila ducati per prestiti all’industria di arti e manifatture. Lart. 1 del Regolamento fissava i seguenti obiettivi della Cassa: 1. acquisto di semenze e per pagamento delle spese necessarie alle operazioni che servono al raccolto (grano ed altre derrate prodotte nei Comuni colpiti dal terremtoto); 2. acquisto di bestiame; 3. anticipazioni su i prodotti dell’agricoltura e della pastorizia dati in pegno; 4. acquisto di ordigni e di strumenti necessari all’esercizio di un’arte o manifattura; 5. acquisto di materie grezze da essere lavorate. L’articolo 4 destinava gli utili provenienti dalla “Cassa delle prestanze agrarie e commerciali” all’aumento del rispettivo fondo; l’art. 5 stabiliva il tasso di interesse sui prestiti al 5% l’anno. Nel discorso di inaugurazione tenuto dall’Intendente, tra le altre cose, egli disse: «Non più l’usura aduggerà (rattristerà) i sudori e lo stento del povero colono. Non lotterà più con la miseria l’onesto artigiano. A tutto provvedeva la sapienza dell’ottimo Principe. A tutto farà fronte la Cassa distrettuale di prestanze, rinnovatrice della fortuna di queste belle e fertili contrade. La sconquassò terribilmente il tremuoto. La suscita e conforta il braccio pietoso del magnanimo Pronipote di Carl III. Io già vedo il solerte colono, vedo l’onesto manifattore, distrigati dalle ambagi (tranelli) e dalle reti di ree speculazioni, trovare scampo e rifugio nel magnifico stabilimento della Cassa prestatrice, e rinfrancarsi de’ danni patiti, e porsi al rango di coloro, a’ quali amica sorride la fortuna. Io già contemplo il ricreante spettacolo di mille famiglie e mille, sfuggite agli artigli della miseria, sottratte all’ozio, ruggine e peste del civile consorzio, tripudianti in vivere agiato.» Il 4 maggio 1852, alla presenza di un’immensa popolazione, in mezzo a festive grida di Evviva il Re! furono sorteggiate a Melfi 130 quote demaniali disposte da Ferdinando II nella contrada Cavallerizza, Annunziata, Rucula e Vulture. L’11 luglio, alla presenza del Sottintendente, furono distribuiti e divisi a Venosa 2.666 tomoli di terre demaniali (circa 10.000 mq a famiglia) tra 704 famiglie povere, che ottennero così un sicuro mezzo di sussistenza. L’Istituto scolastico Agrario Tra le altre cose volute dal Re fu la creazione dell’Istituto scolastico Agrario distrettuale con annesso podere per le esercitazioni, inaugurato dal sottintendente Giuseppe Guerrieri il 30 maggio 1853, giorno dell’onomastico del Re. Potevano essere ammessi alla scuola i ragazzi vaccinati contro il vaiolo, che avevano non meno 12 anni e non più di 14. L’istituto scolastico fu insediato in una grandissima baracca di legno nella piana S. Marco. Le pareti erano formate da due strati di tavole isolate da carbone e paglia, internamente coperte con carta a disegni. Il tetto era coperto di catrame, embrici e tegole. Il pavimento era sollevato da terra, e uno strato di carbone lo separava dal suolo. Aveva moltissime stanze bene arredate. In particolare l’istituto aveva un dormitorio capace di ospitare 30 letti, ognuno col proprio mobile a cassatti, una sedia e un tavolino; un refettorio, le stanze per i professori, il portinaio e gli addetti alla cucina; la camera per il rettore, le aule per le lezioni, la cucina, la dispensa, un forno, camerini bagno, depositi per mobili, abiti, cereali e strumenti di lavoro; aveva altresì una biblioteca, un gabinetto astronomico e uno stanzone per il deposito delle piante. All’esterno aveva bellissime aiuole di fiori con piante locali ed esotiche, un frutteto e un allevamento di api, una stalla per le vacche svizzere, fatte venire appositamente per l’occasione, capre del Tibet e montoni merinos. Alla scuola furono annessi terreni e vigneti per le esercitazioni pratiche. Alcuni furono acquistati, altri furono donati dal Comune di Melfi e dalla Curia Vescovile. I vigneti furono migliorati e gli orti presentavano ogni sorte di ortaggi. La scuola era gestita dal canonico Giovanni Battista Areneo. Nel primo e secondo anno di scuola gli alunni imparavano a leggere e a scrivere, la grammatica italiana e l’aritmetica, che erano insegnate da un solo maestro. Studiavano la varietà delle specie di piante agricole e praticavano semplici lavori d’agricoltura. Nel terzo e quarto anno studiavano agricoltura e veterinaria, apprendevano i lavori da farsi per la cura del vigneto, la produzione del vino e dell’olio, l’allevamento dei bachi da seta, la cura degli animali, la cura delle arnie e la produzione del miele e si esercitavano nella tenuta dei conti e nella scrittura di lettere. Due volte l’anno gli alunni uscivano dalla scuola per studiare i metodi di coltivazione dei campi e le diverse qualità di terreni intorno a Melfi. Il rettore della scuola, un canonico che percepiva ducati 120 annui (circa 6.000 euro) insegnava anche il catechismo. La lingua italiana e l’aritmetica erano insegnati da un solo maestro, che percepiva 72 ducati l’anno. Un secondo maestro insegnava agricoltura teorica e pratica (con 120 D. l’anno). C’era poi il maestro aggiunto all’agricoltura (D. 108 annui), il veterinario, che teneva lezione due volte la settimana (con 12 D. annui), il medico scolastico, che periodicamente visitava i ragazzi (con 12 D. annui), l’infermiere (D. 24 annui), il cuoco (D. 30) e tre inservienti (D.18). La spesa annuale per la gestione della scuola era a carico della Cassa di prestanze agrarie e commerciali. I Comuni contribuivano per la retta dei ragazzi indigenti con 50 ducati l’anno mentre le famiglie agiate pagano 40 ducati l’anno, divisi in due rate. Finché ci fu il Sottointende Giuseppe Dentici la scuola progredì, ma nel 1860, ossia dopo l’unità, andò tutto in rovina, il podere si ridusse a un vero squallore, non buono neppure per il pascolo e le vacche denutrite furono macellate. «Bisogna però confessare che la colpa non deve addebitarsi tutta al Sottointendente, ma al governo di quei tempi nemico di ogni progresso sociale. Due anni dopo il terremoto molte baracche furono abbattute perché gli abitanti andarono a vivere nelle nuove case in muratura anche la scuola fu trasferita in una nuova sede. Il 10 luglio 1865 l’istituto fu trasformato in Scuola di Agronomia e Agrimensura con convitto annesso e il 20 luglio dello stesso anno la Cassa di prestanze agrarie e commerciali fu trasformata in Cassa di risparmio e di Anticipazioni 10 Cita
Litra68 Inviato 19 Novembre, 2023 Autore #8 Inviato 19 Novembre, 2023 Buongiorno a tutti e buona domenica, mi accingo ad andare a Tavola. Ma vi lascio un pezzetto di Storia del 19 Novembre 1833. Fonte Treccani.. RE Ferdinando II Il 19 novembre 1833 istituì in Napoli la Guardia di interna sicurezza, che arieggiava a una guardia civica. Tali provvedimenti e la mitezza con cui trattò gli autori di alcune congiure verificatesi nei primi anni del suo governo, non esclusi coloro che, come C. Rosaroll e F. Angelotti, avevano cospirato contro la sua vita, fecero ritenere che avrebbe sostituito all'assolutismo il regime liberale. Ma fu erronea presunzione: F., per le sue tendenze rigidamente assolutistiche, si rifiutò anzi di riconoscere i mutamenti introdotti dalla sorella Maria Cristina in Spagna, sostenendo invece i carlisti. Peccato non ho una piastra del 1833. Saluti Alberto 4 Cita
Litra68 Inviato 8 Settembre, 2024 Autore #9 Inviato 8 Settembre, 2024 Buongiorno e Buona Domenica a tutti. Dalla mia Collezione . Piastra 120 Grana Ferdinando II millesimo 1858. Riporto un interessante evento Storico e motivo d'orgoglio per noi del Regno Delle Due Sicilie. 1858 primo tunnel ferroviario italiano a Nocera. La galleria dell'Orco è un traforo ferroviario della ferrovia Cancello-Avellino situato nei pressi di Codola, tra i comuni di Nocera Inferiore e Castel San Giorgio. Inaugurato nel 1858, rappresenta il primo tunnel ferroviario realizzato nel Regno delle due Sicilie. Nell'accezione popolare il termine "orco" si riferirebbe ad Annibale, che sarebbe passato di lì per assediare e conquistare Nuceria nel corso della II guerra punica. La galleria fu realizzata quando l'area era ancora sotto la giurisdizione del Regno delle due Sicilie, durante la reggenza di Ferdinando II. Prende il nome dal cosiddetto Passo dell'Orco, situato lungo la "montagna spaccata". Il passo ha origini romane ed è funzionale al raggiungimento della città di Nuceria Alfaterna, attraverso una diramazione della via Popilia. La denominazione del passo è attribuita alla presenza del campanile dell'orco, un mausoleo di epoca romana (I secolo)presente lungo il tratto viario. Il tunnel fu inaugurato il 31 maggio 1858, dopo circa venti mesi di lavori, alla presenza del vescovo di Nocera Angelo Giuseppe D'Auria, del ministro delle Finanze del Regno e di diverse autorità militari presenti a Nocera. Per l'occasione, la galleria fu rischiarata da cinquemila lumini e alcuni carri furono tirati a mano. L'evento fu in seguito immortalato in una serigrafia del Giornale del Regno delle due Sicilie. Il traforo entrò in funzione il 17 febbraio 1861, dopo la caduta del Regno delle due Sicilie. Servì a collegare la strada ferrata che correva tra Capua e Mercato San Severino. Saluti Alberto 6 Cita
Litra68 Inviato 17 Maggio, 2025 Autore #10 Inviato 17 Maggio, 2025 Buongiorno a tutti, oggi si festeggia San Pasquale. Protettore delle Donne. Auguri a tutti i Pasquale. Pasquale (in spagnolo Pasqual) Baylón nacque il 16 maggio 1540 a Torrehermosa, in Aragona, Spagna. Il suo nome deriva dal fatto che nacque nel giorno di Pentecoste, chiamato "Pascua rosada". Cresciuto in una famiglia povera ma profondamente cristiana, sin dall'infanzia si distinse per la sua pietà e devozione. Dovette lavorare fin da piccolo come pastore e, pur non ricevendo un’istruzione formale, si dedicò alla preghiera e all’approfondimento della fede. A 18 anni chiese di entrare nell’Ordine Francescano, ma fu inizialmente rifiutato. Continuò però a lavorare presso un proprietario terriero, Martino Garcia, che gli permise di frequentare i Francescani di Monforte del Cid. Nel 1564, fu finalmente ammesso tra i Frati Minori Alcantarini e un anno dopo emise la professione religiosa. All'interno dell'Ordine si distinse per umiltà e spirito di sacrificio, svolgendo mansioni semplici come portinaio e questuante. Era noto per la sua profonda devozione all’Eucaristia, tanto da essere considerato un mistico del Sacramento. Fu un modello di vita religiosa e si dedicò con fervore alla preghiera e alla penitenza. Nel 1576, per ordine del suo superiore, si recò in Francia per consegnare un messaggio al Ministro generale dell'Ordine. Durante il viaggio subì insulti e minacce da parte dei calvinisti, rischiando la vita a Orléans dopo una disputa teologica sull’Eucaristia. Tornato in Spagna, redasse un piccolo libro di sentenze che riassumeva il pensiero cattolico sulla Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia e l’autorità del Papa. Non ci sono prove storiche concrete che attestino che abbia vissuto a Torino. La leggenda narra che svolse apostolato presso la Parrocchia di San Tommaso. Lì consigliava alle penitenti un rimedio per ridare vigore ai mariti: un uovo sbattuto con zucchero e vino. Questo lo ha reso, secondo la tradizione, l'inventore dello zabaione: la sua ricetta divenne popolare tra le donne torinesi, e il suo nome, abbreviato in dialetto in San Bajon, avrebbe dato origine al termine della famosa crema. Passò gli ultimi tre anni di vita nel convento di Villareal, vicino Valencia, continuando il suo servizio con umiltà. Morì il 17 maggio 1592, un giorno dopo aver compiuto 52 anni, sempre nel giorno di Pentecoste. Fu canonizzato da Papa Alessandro VIII nel 1690 e proclamato patrono dei congressi eucaristici da Papa Leone XIII. Le sue spoglie furono profanate durante la guerra civile spagnola (1936-1939) e in parte disperse; alcune reliquie, però, furono recuperate e nel 1952 restituite alla comunità. A Villa Real presso Valencia in Spagna, san Pasquale Baylon, religioso dell'Ordine dei Frati Minori, che, mostrandosi sempre premuroso e benevolo verso tutti, venerò costantemente con fervido amore il mistero della Santissima Eucaristia. È doveroso fare gli Auguri di Buon onomastico al Nostro Ferdinando IV di Borbone. (Ferdinando Antonio Pasquale Giovanni Nepomuceno Serafino Gennaro Benedetto; Napoli, 12 gennaio 1751 – Napoli, 4 gennaio 1825). Lo faccio postando una delle mie monete. Tarì Grana 20 1796 Saluti Alberto 5 Cita
Litra68 Inviato 20 Maggio, 2025 Autore #11 Inviato 20 Maggio, 2025 Buonasera a tutti, 20 maggio 1798 accadeva. Esattamente 227 anni fa. Ma facciamo un piccolo ripasso. Maria Carolina Luisa Giuseppa Giovanna Antonia d'Asburgo-Lorena, nota semplicemente come Maria Carolina d'Austria (Vienna, 13 agosto 1752 – Vienna, 8 settembre 1814), nata arciduchessa d'Austria, divenne regina consorte di Napoli e Sicilia come moglie di Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia. Fu in risposta al trattamento di Maria Antonietta da parte della rivoluzione francese che la regina di Napoli si alleò con la Gran Bretagna durante le guerre rivoluzionarie francesi. Maria Carolina fu così inorridita da quell'evento che si rifiutò di continuare a parlare francese e vietò la diffusione delle opere filosofiche di Galanti e Filangeri, che fino ad allora avevano goduto del patrocinio della regina. Nel 1794, dopo la scoperta di un complotto giacobino per rovesciare il governo, Maria Carolina ordinò la soppressione della massoneria, di cui era una volta aderente, credendo che i suoi adepti avessero partecipato al complotto assieme ai francesi. L'esercito fu mantenuto perennemente mobilitato in caso di attacco improvviso, causando un enorme aumento della tassazione.In un clima di terrore generale che serpeggiava per Napoli e temendo per la sicurezza della sua famiglia, Maria Carolina iniziò a far assaggiare il cibo e a cambiare quotidianamente gli appartamenti della famiglia reale. La cessazione delle ostilità franco-spagnole nell'estate del 1795 dette la possibilità all'esercito francese, guidato dal generale Napoleone Bonaparte, di concentrarsi sulla campagna italiana. I rapidi successi di Bonaparte nel Nord Italia costrinsero Maria Carolina a iniziare dei trattati di pace, secondo i quali Napoli avrebbe dovuto pagare alla Francia un'indennità di guerra di 8 milioni di franchi: ma nessun paese aveva intenzione di rispettare a lungo questa pace. Il matrimonio del figlio maggiore Francesco, duca di Calabria, con l'arciduchessa Maria Clementina d'Austria nel 1797, offrì a Maria Carolina una breve tregua dalla guerra, che aveva influito molto sulla sua salute. Il 20 maggio 1798, Maria Carolina entrò in un'alleanza segreta difensiva con l'impero austriaco, in risposta all'occupazione francese degli Stati pontifici, che condividevano il confine con il regno di Napoli. A seguito della vittoria britannica nella battaglia del Nilo, la sovrana decise di aderire alla Seconda Coalizione contro la Francia. Nella reggia di Caserta si tennero riunioni del consiglio di guerra, che comprendono la regina, il re, il generale Mack (comandante dell'esercito, nominato dagli austriaci), l'ambasciatore inglese Sir William Hamilton e l'ammiraglio Nelson, vincitore del Nilo.Il consiglio prese la decisione di promuovere un intervento militare contro la Repubblica Romana, uno stato fantoccio francese. Spunti per riflettere sui tre coni da 10 Tornesi 1798 ci sono secondo voi? Saluti Alberto 4 Cita
gennydbmoney Inviato 20 Maggio, 2025 #12 Inviato 20 Maggio, 2025 2 minuti fa, Litra68 dice: Spunti per riflettere sui tre coni da 10 Tornesi 1798 ci sono secondo voi? Ti manca sempre il falso d'epoca...😅 Cita
Litra68 Inviato 20 Maggio, 2025 Autore #13 Inviato 20 Maggio, 2025 1 ora fa, gennydbmoney dice: Ti manca sempre il falso d'epoca...😅 È ora che tu me lo spedisca 😁 1 Cita
Litra68 Inviato 22 Maggio, 2025 Autore #14 Inviato 22 Maggio, 2025 (modificato) Buon pomeriggio a tutti, 23 Maggio 1791 esattamente 234 anni fa. Immagino un modesto pescatore (che rigirando tra le mani il mio modesto Tornese da 6 cavalli) rifletteva sulle novità fiscali del giorno. Riporto quanto trovato in rete. Il 23 maggio 1791 è una data storica significativa per Napoli. In questo giorno, il re Ferdinando IV di Borbone promulgò una legge per la creazione di un nuovo sistema di tasse. Questa legge, voluta dal re, voleva modernizzare il sistema fiscale napoletano, che era considerato obsoleto e inefficiente. La reazione della popolazione fu variegata, con alcuni che la accolsero positivamente e altri che la criticarono duramente. La legge contribuì comunque a consolidare il potere monarchico e a modernizzare il regno. Contesto Storico: Il Regno di Napoli, all'epoca, era in piena fase di transizione. Il re Ferdinando IV, influenzato dalle idee illuministe, cercava di modernizzare il paese e la sua economia. La Legge: La legge del 23 maggio 1791 prevedeva un nuovo sistema di tassazione, che prevedeva la sostituzione di vecchie tasse con nuove, più moderne. Reazione della Popolazione: La reazione della popolazione fu mista. Alcuni apprezzarono l'intento di modernizzazione, mentre altri criticarono la legge per le sue nuove imposizioni fiscali. Significato Storico: La legge del 23 maggio 1791 è un evento significativo nella storia napoletana perché segna un passo avanti nella direzione della modernizzazione e della riforma del sistema fiscale. Sarebbe interessante approfondire la cosa per chi volesse, sono ben accetti interventi e documenti o riferimenti documentali a corredo. Saluti Alberto Ps. Nella foga divulgativa mi sono anticipato di un giorno 🤭. Modificato 22 Maggio, 2025 da Litra68 Aggiunto post scriptum 5 Cita
gennydbmoney Inviato 23 Maggio, 2025 #15 Inviato 23 Maggio, 2025 15 ore fa, Litra68 dice: Buon pomeriggio a tutti, 23 Maggio 1791 esattamente 234 anni fa. Immagino un modesto pescatore (che rigirando tra le mani il mio modesto Tornese da 6 cavalli) rifletteva sulle novità fiscali del giorno. Riporto quanto trovato in rete. Il 23 maggio 1791 è una data storica significativa per Napoli. In questo giorno, il re Ferdinando IV di Borbone promulgò una legge per la creazione di un nuovo sistema di tasse. Questa legge, voluta dal re, voleva modernizzare il sistema fiscale napoletano, che era considerato obsoleto e inefficiente. La reazione della popolazione fu variegata, con alcuni che la accolsero positivamente e altri che la criticarono duramente. La legge contribuì comunque a consolidare il potere monarchico e a modernizzare il regno. Contesto Storico: Il Regno di Napoli, all'epoca, era in piena fase di transizione. Il re Ferdinando IV, influenzato dalle idee illuministe, cercava di modernizzare il paese e la sua economia. La Legge: La legge del 23 maggio 1791 prevedeva un nuovo sistema di tassazione, che prevedeva la sostituzione di vecchie tasse con nuove, più moderne. Reazione della Popolazione: La reazione della popolazione fu mista. Alcuni apprezzarono l'intento di modernizzazione, mentre altri criticarono la legge per le sue nuove imposizioni fiscali. Significato Storico: La legge del 23 maggio 1791 è un evento significativo nella storia napoletana perché segna un passo avanti nella direzione della modernizzazione e della riforma del sistema fiscale. Sarebbe interessante approfondire la cosa per chi volesse, sono ben accetti interventi e documenti o riferimenti documentali a corredo. Saluti Alberto Ps. Nella foga divulgativa mi sono anticipato di un giorno 🤭. Buongiorno Alberto, interessante il tuo tornese senza punteggiatura al dritto,non mi sembri di averne già visti... 1 1 Cita
Litra68 Inviato 24 Maggio, 2025 Autore #16 Inviato 24 Maggio, 2025 Buonasera a tutti, cercando in rete e ricevendo aiuto dalla sempre più presente Intelligenza Artificiale sembrerebbe più facile il lavoro di sintesi, in pratica fa tutto lei. Cercavo qualcosa per il 24 maggio del 1796 a Napoli ma sembra non sia successo nulla di interessante, mentre prendendo tutto il mese di maggio1796 in considerazione ci sono i presupposti per approfondire. Riporto la sintesi di Ai di Google. Nel maggio 1796, la vita a Napoli era caratterizzata da un ambiente politico e sociale in costante fermento, in preparazione alla futura Repubblica Napoletana. La città, sotto il dominio dei Borbone, iniziava a sentirsi sempre più stretta dai suoi confini, e la cultura del tempo si preparava alla futura rivoluzione. Ambiente politico e sociale: La cultura illuminista: Napoleone La rivoluzione francese e le idee illuministe prendevano piede, ispirando il desiderio di cambiamento e una maggiore partecipazione politica. La crescita del ceto medio: Si sviluppava un ceto medio sempre più istruito e consapevole dei propri diritti. La miseria e la disuguaglianza sociale: Mentre alcuni godevano di privilegi, la maggior parte della popolazione viveva in condizioni di povertà e disuguaglianza sociale. Il ruolo della Chiesa: La Chiesa, un pilastro della società, iniziava a perdere terreno in un contesto di sempre maggiore laicizzazione e contestazione. Eventi chiave del periodo: La battaglia di Lodi (10 maggio 1796): Questa vittoria di Napoleone, decisiva per il controllo del territorio, avrebbe avuto un impatto sulla situazione politica e militare a Napoli. L'arrivo di Napoleone Bonaparte: Napoleone e il suo esercito stavano per scatenare un terremoto politico in Italia, compresa Napoli. La preparazione alla Repubblica Napoletana: L'ambiente sociale ed intellettuale era pronto a ricevere le idee rivoluzionarie che sarebbero poi sfociate nella Repubblica Napoletana del 1799. In sintesi, Napoli nel maggio 1796 era una città al crocevia tra il passato e il futuro, pronta a vivere un cambiamento radicale che avrebbe sconvolto l'ordine sociale e politico dell'epoca. Come contributo Numismatico riporto due dei miei 8 tornesi del 1796 di Ferdinando IV con le sigle RC grandi e piccole. Saluti Alberto 4 Cita
Litra68 Inviato 25 Maggio, 2025 Autore #17 Inviato 25 Maggio, 2025 Buonasera a tutti, è doveroso ricordare anche se con tre giorni di ritardo, la morte di Re Ferdinando II di Borbone avvenuta 166 anni fa. Fonte: Centro Studi della Provincia di Caserta "Antica Terra di Lavoro" APS a firma di Antonio Casertano cultore di Storia. Il 22 maggio 1859, nel Real Palazzo di Caserta, cessava di vivere colui che fu nominato in senso dispregiativo il “Re Bomba”: Sua Maestà Ferdinando II di Borbone. Egli nacque nel 1810 a Palermo da Francesco I e da Maria Isabella di Spagna. Il suo governo sul trono del Regno delle Due Sicilie durò dal 1830 al 1859 e, in particolare, viene ricordato specialmente per le innovazioni nel campo tecnologico, come ad esempio la costruzione della prima “strada ferrata” nella Penisola con il tratto ferroviario tra Napoli e Portici. Collegata proprio alla fabbricazione delle locomotive, vi fu la costruzione delle celebri Officine di Pietrarsa. Sotto l’aspetto politico e sociale, certamente, il periodo in cui Ferdinando II governò il vasto Regno è ricordato per i moti del 1848. I venti rivoluzionari, partendo da Palermo, pian piano si ramificarono nel resto del territorio duo siciliano e videro le folle inneggiare all’indipendenza, talvolta al grido di “Italia unita, Dio lo vuole!”. Questa situazione di tensione sociale tra la popolazione, portò il re Ferdinando a concedere una Costituzione del Regno delle Due Sicilie, promulgata il 29 gennaio 1848, su imitazione di quella francese, la quale prevedeva che il potere legislativo dovesse essere diviso tra il re ed il parlamento. Il 15 maggio 1848 Napoli fu protagonista di una vera e propria guerriglia sfociata nel sangue. Questo episodio, ricordato specialmente per il posizionamento delle barricate in via Toledo, portò alla fine del breve esperimento costituzionale, ricostituendo in questo modo, l’assolutismo regio. Ad addolcire il carattere, senz’altro “militare” del sovrano, furono certamente i modi dolci e affabili della sua prima consorte, la “reginella santa”, Maria Cristina di Savoia, la quale spirò la sua anima a Dio a seguito del parto del figlio Francesco II di Borbone, ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie. Un episodio violento che, certamente, minò l’esistenza di Ferdinando II, avvenne l’8 dicembre 1856, nel corso delle manovre militari presso il Campo di Marte a Napoli, dove un soldato di nome Agesilao Milano, allontanandosi dalle fila, ferì con un coltello il re che a cavallo passava in rivista le truppe. Provvidenzialmente, il re ricevette soltanto una ferita al fianco. Questo suscitò sdegno e raccapriccio tra le potenze europee, le quali espressero solidarietà verso il re. Nel 1858 si decise di far convogliare a nozze il principe ereditario Francesco II con Maria Sofia di Baviera. Il matrimonio, che doveva celebrarsi a Bari, vide il re col suo seguito partire per la Puglia, attraversando l’irta Irpinia, andando incontro ad un clima caratterizzato da neve e freddo, trattandosi del mese di gennaio. Durante il tragitto Ferdinando si ammalò e gli fu diagnosticato un ascesso all’inguine. Rientrato nella capitale, si consigliò di trasferire il re a Caserta, luogo più tranquillo per il riposo. Si racconta che prima di spirare la sua anima al Cielo, Ferdinando abbia pronunciato queste parole: «Lascio questa bella cara ed amata famiglia, lascio il Regno, le grandezze, gli onori, le ricchezze e non sento dispiacere alcuno. Ho cercato di compiere per quanto ho potuto il mio dovere di cristiano e di sovrano. Mi è stata offerta la corona d’Italia ma non ho voluta accettarla, lascio il Regno ed il trono come l’ho ereditato dai miei antenati». Al capezzale erano presenti, oltre alla seconda consorte, Maria Teresa d’Asburgo, anche alcuni sudditi commossi ai quali disse: «Non piangete, io non vi dimenticherò». Fu così che, il 22 maggio 1859, Caserta accolse per l’ultima volta, nel suo sfarzoso Palazzo Reale, uno dei sovrani più ricordati dalla collettività che, tra progresso e talvolta reazione, governò per trent’anni il più vasto regno peninsulare. Lo ricordiamo con un mio 10 Tornesi del 1859 perdonatemi per le pessime foto. Saluti Alberto 4 Cita
Litra68 Inviato 6 Giugno, 2025 Autore #18 Inviato 6 Giugno, 2025 Buonasera a tutti, cercavo degli avvenimenti del 1804, ma stando al web a Napoli, Palermo e tutta la penisola non fu un anno significativo. Mentre invece in Francia si ponevano le basi per quella che poi sarà l'ascesa di Napoleone che interesserà molto da vicino il popolo delle Due Sicilie dei Borboni e di tutta la penisola negli anni a venire. Sempre dal Web. Il Primo Impero fu instaurato in Francia da Napoleone Bonaparte per sostituire il Consolato. Ebbe inizio il 18 maggio 1804, quando un senatoconsulto proclamò Bonaparte Imperatore dei Francesi e terminò nell'aprile 1814 con l'abdicazione di Napoleone e l'esilio sull'isola d'Elba. Voglio ricordare il 1804 con il mio Tornese di Ferdinando IV. Se vi fa piacere sarei felice se integraste la discussione, magari con qualche fattarello partenopeo o siculo. Saluti Alberto 5 Cita
Litra68 Inviato 7 Giugno, 2025 Autore #19 Inviato 7 Giugno, 2025 Buonasera a tutti, stasera mentre cenavo ho visto la pubblicità alla TV di una nota Industria conserviera, cosa mi ha colpito? Oltre chiaramente al prodotto che è molto utilizzato nelle nostre famiglie, mi ha colpito un affermazione, un chiaro " Fondata nel 1856" mi si sono raddrizzate le antenne Numismatiche, perché proprio stasera avevo deciso di scrivere nella discussione ed avevo scelto una delle mie Piastre 120 Grana di Ferdinando II Falso d'epoca millesimo 1856. Ovviamente credo non si possa fare pubblicità qui nel Forum, sono come da prassi, andato a documentarmi in merito all'industria e sono rimasto di stucco nell'apprendere che sia stata fondata a Torino e non a Napoli come avevo sempre pensato. Tra l'altro uno dei suoi vecchi stabilimenti è a pochi km da dove vivo in Campania. Come anche gli altri stabilimenti storici sono in Campania. Comunque per chi vuol saperne di più (partendo dai miei indizi) basta fare una piccola ricerca in rete, scoprirete che ha a che fare con l'unità d'Italia, oltre ad un importante innovazione conserviera che ha a che fare con Napoleone Bonaparte, insomma un bel intreccio storico/scientifico. Saluti Alberto 2 Cita
Litra68 Inviato 24 Giugno, 2025 Autore #20 Inviato 24 Giugno, 2025 Buonasera a tutti, questa sera vi mostro la mia Piastra da 120 Grana 1825 di Francesco I già passata in altre discussioni (mi piace riciclare). Mi piace accompagnare le monete sempre con qualcosa. Siccome sono tra le altre cose appassionato di imbarcazioni vi riporto cosa ho trovato in rete, (fonte Wikipedia) che accomuna le imbarcazioni al 1825 e oltre. A fine pagina capirete il perché di questa mia scelta. La Regina Isabella è stata una fregata a vela della Real Marina del Regno delle Due Sicilie successivamente acquisita come corvetta a vela della Regia Marina. Impostata nel 1825 nei cantieri di Castellammare di Stabia per la Marina del Regno delle Due Sicilie e varata il 9 luglio 1827 alla presenza di Francesco I e dell'intera corte, la nave, entrata in servizio nel 1828, era originariamente una fregata a vela armata con 44 cannoni: 24 cannoni da 24 libbre + 4 obici Paixhans da 30 libre in batteria, in coperta 18 carronate da 24 libbre. Il Scafo in legno con carena ricoperta rame, la nave aveva gli alberi di trinchetto, maestra e quello di mezzana a vele quadre e bompresso (armamento velico a nave) Il 24 maggio 1828 la fregata, da poco completata, trasportò a Palermo il luogotenente generale della Sicilia. Nel 1828 la Regina Isabella, da poco in servizio, partecipò ad un'azione contro la pirateria barbaresca nel Mediterraneo: unitamente alla fregata Cristina, infatti, la nave, al comando del capitano di fregata Raffaele De Cosa, fu inviata a Tripoli, il cui bey, invece dei 40.000 colonnati previsti per il rinnovo di un accordo con il Regno delle Due Sicilie, ne voleva 100.000: compito delle due fregate era verificare, assieme al console locale del Regno, se fosse possibile un negoziato e, in caso contrario, osservare le sistemazioni difensive del porto per un'eventuale azione di forza. Non essendo stata raggiunta un'intesa, (il bey pretese il pagamento entro due mesi), il 22 agosto 1828 la flotta borbonica (con la Regina Isabella in appoggio e successivamente a prendere parte all'azione di fuoco) si dispose su due file nelle acque antistanti Tripoli e l'indomani, di fronte ad un nuovo rifiuto del bey di raggiungere un accordo, aprì il fuoco contro le fortificazioni della città e le cannoniere poste a difesa del porto: il bombardamento proseguì con scarso successo per una settimana (interrompendosi solo il 24 ed il 25 per il maltempo), e fu a malapena respinta una sortita tripolina (28 agosto). Incapaci di raggiungere un qualunque risultato le navi napoletane si ritirarono. Il 27 settembre 1828, pertanto, la Regina Isabella ed il brigantino Principe Carlo catturarono la goletta tripolina Mabrouka, con 56 uomini a bordo, e la costrinsero a fare rotta per Trapani, da dove poi la fregata la scortò a Messina, giungendovi il 10 ottobre: dopo quest'episodio il bey, il 28 ottobre 1828, acconsentì alla firma di un trattato di pace. Carissimi non avendo io monete del 1827/1828 chiamo in aiuto chi le ha per completare Numismaticamente questi eventi. Saluti Alberto 2 Cita
Litra68 Inviato 16 Luglio, 2025 Autore #21 Inviato 16 Luglio, 2025 Buongiorno a tutti, anche oggi facciamo un salto indietro, nel Regno delle Due Sicilie nel 1850. Riporto interessante riassunto della sempre più Utile IA. Fonte web. E la mia Piastra di Ferdinando II di Borbone millesimo 1850. La usiamo per stratificazione come si fa in Archeologia. Nel contesto della rivoluzione industriale, Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie, mostrò un certo fermento industriale, ma in modo meno marcato rispetto ad altre aree europee. Sebbene non si possa parlare di una vera e propria "rivoluzione industriale" a Napoli nel 1850 nello stesso senso di Londra o Manchester, ci furono importanti sviluppi in alcuni settori. Sviluppo industriale a Napoli nel 1850: • Settore estrattivo e chimico: Il Regno delle Due Sicilie, con Napoli come centro, aveva un'importante produzione di zolfo in Sicilia, che rappresentava una risorsa strategica a livello mondiale. Questa produzione alimentava l'industria chimica, con fabbriche che sorgevano a Napoli e dintorni per la produzione di amido, cloruro di calce, acido nitrico, acido muriatico, acido solforico e colori chimici. • Altri settori: Oltre all'industria chimica, a Napoli e nel Regno si svilupparono anche industrie legate alla lavorazione del rame, come una fabbrica a Laurignano (Cosenza) dove si fondeva e batteva il rame (aperta nel 1850) secondo un articolo di www.lenuoveere.it. C'era anche una presenza di attività artigianali e terziarie, oltre a una forte componente agricola. • Politica economica borbonica: La politica economica del Regno delle Due Sicilie sotto i Borbone mirava a diversificare l'economia, favorendo l'industria e l'artigianato, oltre all'agricoltura. • Condizioni generali: Nonostante questi sviluppi, il Regno delle Due Sicilie, e quindi anche Napoli, non raggiunse il livello di industrializzazione di altre aree europee. Le infrastrutture, come le ferrovie, erano meno sviluppate e la concentrazione di capitale e innovazione era minore rispetto ai centri industriali più avanzati. In sintesi, il 1850 a Napoli vide una crescita industriale, ma più in termini di sviluppo di specifici settori (come quello estrattivo e chimico) che di una vera e propria rivoluzione industriale come quella che stava avvenendo in altre parti d'Europa. Per chi volesse approfondire ed aggiungere qualcosa la discussione è per tutti, postate anche le vostre del 1850 a corredo. Saluti Alberto 5 Cita
Litra68 Inviato 4 Agosto, 2025 Autore #22 Inviato 4 Agosto, 2025 Buonasera a tutti, il 31 luglio è passato da pochi giorni, si fa ancora in tempo a parlare di una ricorrenza di 173, anni fa, esattamente il 31 luglio 1852. Vi riporto quanto suggerito dalla IA sul web, chiaramente la prendiamo come spunto di riflessione e approfondimento, sono sicuro che tanti di noi lo faranno. @motoreavaporese non ho inteso male fu coniata anche una medaglia. Io voglio ricordare il 1852 con due miei 10 Tornesi del 1852 di Ferdinando II, chissà cosa avrebbe pensato chi si fosse trovato in tasca le due monete contemporaneamente e come sarebbe circolata velocemente la notizia proprio utilizzando lo strumento di cui andremo a leggere. Eccolo: Nel 1852, a Napoli, venne realizzata la prima linea telegrafica elettrica del Regno delle Due Sicilie. Questa linea, istituita con un Regio Decreto, collegava Napoli con Terracina, segnando una tappa importante nell'evoluzione della comunicazione nel regno. ItalyProGuide Elaborazione: La costruzione della linea telegrafica fu possibile grazie a un accordo postale con lo Stato Pontificio. La linea seguiva principalmente tre direttrici: una urbana a Napoli, una verso i Campi Flegrei e una verso Gaeta e il confine con lo Stato Pontificio. Il tratto urbano, in particolare, fu progettato per essere costruito sotto terra dalla stazione della Regia Strada Ferrata (attuale corso Garibaldi) fino alla Darsena Militare e al Palazzo Reale. Da lì, un ramo proseguiva verso Miliscola, nei Campi Flegrei, mentre un altro raggiungeva Terracina. L'inaugurazione del telegrafo elettro-magnetico a Gaeta avvenne il 31 luglio 1852, come riportato dal Giornale Ufficiale del Regno delle Due Sicilie. La linea telegrafica fu posta sotto la protezione della Madonna della Pace, e ogni stazione aveva il suo santo protettore. La solenne inaugurazione ebbe un carattere religioso, militare e civile, con festeggiamenti che coinvolsero castelli, batterie e navi da guerra. L'avvento del telegrafo elettrico segnò un grande progresso per il regno, sostituendo gradualmente i sistemi telegrafici ottici e rendendo superflui molti ripetitori visivi. I semafori, tuttavia, continuarono ad essere utilizzati come rete militare e sistema telegrafico alternativo per la comunicazione con la Sicilia e le isole minori. Saluti Alberto 4 Cita
Litra68 Inviato 29 Settembre, 2025 Autore #23 Inviato 29 Settembre, 2025 (modificato) Buonasera a tutti, 9 Cavalli 1789 Ferdinando IV. Vediamo cosa accadeva nel 1789. Riporto la sintesi fatta dalla IA sul web. Nel 1789, mentre la Rivoluzione francese scoppiava in Francia, la corte di Napoli, guidata da Ferdinando IV e Maria Carolina, reagì con preoccupazione e iniziò a prendere misure repressive contro le idee rivoluzionarie, come la persecuzione dei massoni e l'espulsione di francesi sospetti di diffondere idee antimonarchiche. L'anno segnò anche la pubblicazione dello Statuto di San Leucio, un innovativo insieme di leggi per la colonia manifatturiera di San Leucio, dimostrando un possibile interesse verso riforme sociali in alcuni settori. La Rivoluzione Francese e Napoli • Preoccupazione Reale: Lo scoppio della Rivoluzione Francese nel 1789 allarmò la monarchia napoletana, che vide in essa una minaccia per il proprio potere e per l'ordine sociale esistente. • Repressione e Misure Antirivoluzionarie: In risposta, Ferdinando IV e Maria Carolina intrapresero azioni volte a contrastare il diffondersi delle idee rivoluzionarie. Questi includevano: • Misure repressive contro la massoneria, vista come una centrale di propaganda antimonarchica. • Espulsioni di cittadini francesi sospettati di diffondere idee rivoluzionarie nel Regno. • Rafforzamento dei legami con l'Austria, alleandosi con il Sacro Romano Impero d'Asburgo-Lorena. Lo Statuto di San Leucio • Un'Innovazione Sociale: Nel 1789 fu pubblicato l'opuscolo sulla "Origine della popolazione di San Leucio" dalla Stamperia Reale del Regno di Napoli. • Contenuto dello Statuto: Questo opuscolo conteneva lo Statuto di San Leucio, un insieme di leggi innovative promulgate dal re per regolare le attività della colonia manifatturiera di San Leucio. Questo dimostra come, nonostante le tendenze repressive, ci fosse anche spazio per riforme sociali in specifici ambiti. Saluti Alberto Modificato 30 Settembre, 2025 da Litra68 Correzione da Ferdinando I a IV 3 Cita
gennydbmoney Inviato 30 Settembre, 2025 #24 Inviato 30 Settembre, 2025 7 ore fa, Litra68 dice: guidata da Ferdinando I 7 ore fa, Litra68 dice: Ferdinando I e Non è tanto intelligente l'artificiale... 1 Cita
Litra68 Inviato 30 Settembre, 2025 Autore #25 Inviato 30 Settembre, 2025 1 ora fa, gennydbmoney dice: Non è tanto intelligente l'artificiale... Buongiorno a tutti, ottima e giusta osservazione, mai affidarsi totalmente alla IA e a quello che ci propone il web, va tutto sempre approfondito, grazie . ora vado a correggere. Saluti Alberto 1 Cita
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