Questo è un post popolare demonetis Inviato 26 Novembre, 2024 Supporter Questo è un post popolare #1 Inviato 26 Novembre, 2024 Chiedo perdono se apro un'apposita discussione, ben sapendo che ne esiste un'altra, ma, data l'importanza dell'argomento, non ho potuto fare altrimenti. Il 22 novembre del 1773 Bernardo Perger - avendo ricevuto l'ordine dal Re di "esporre tutto quello che bisogna per il miglioramento della Real Zecca" - scrive al presidente della Regia Camera della Sommaria, nonché delegato della Regia Zecca, informandolo sullo stato attuale dell'officina monetaria. La zecca, stando alla rapporto del Perger, versava in uno stato miserevole in particolare per i macchinari obsoleti e logorati dall'uso che non permettevano un'alta qualità della monetazione. In questo importante e inedito documento (ASNA, Ministero delle finanze, fascio 299) si epongono le ragioni dei graffi sulle monete napoletane, almeno per il periodo precende al 1774 e forse anche successivo, visto che non si hanno finora notizie se i nuovi macchinari vennero adottati in zecca. Le carte rivelano come i graffi siano attribuibili a una fase precisa del processo di coniazione, ovvero quello successivo alla trafilatura. I cilindri della trafile, essendo in ferro e non in acciaio, presentavano la superficie scabra impedendo così un corretto appiattimento delle lamine (piance) per raggiungere lo spessore (doppiezza) desiderato. Non essendo le trafile pefettamente funzionanti, le lamine prodotte non erano di giusto peso e si era costretti all'utilizzo della lima per riportarle al peso prescritto (documento n. 1). Nel documento successivo, datato 25 gennaio 1774, il regio ingegnere Giuseppe Astarita fa le medesime dichiarazioni del maestro dei coni (documento n. 2). documento n. 1 a firma di Bernardo Perger Documento n. 2 a firma di Giuseppe Astarita 14 5 Cita
Oppiano Inviato 26 Novembre, 2024 #2 Inviato 26 Novembre, 2024 (modificato) Grazie ancora. “La zecca … versava in uno stato miserevole in particolare per i macchinari obsoleti e logorati dall'uso che non permettevano un'alta qualità della monetazione.” La Zecca di Napoli quindi pare che non fosse ricca… non la possiamo, ad esempio, paragonare a quella della Serenissima di Venezia. Modificato 26 Novembre, 2024 da Oppiano Cita
Releo Inviato 26 Novembre, 2024 #3 Inviato 26 Novembre, 2024 Documento molto importante. Fa intuire quale poteva essere la situazione presente nella zecca di Napoli almeno fino agli ultimi decenni del 1700. Situazione da tener presente quando discutiamo delle monete coniate in quegli anni. Ringrazio Demonetis. Cita
didrachm Inviato 27 Novembre, 2024 #4 Inviato 27 Novembre, 2024 9 ore fa, demonetis dice: Le carte rivelano come i graffi siano attribuibili a una fase precisa del processo di coniazione, ovvero quello successivo alla trafilatura. I cilindri della trafile, essendo in ferro e non in acciaio, presentavano la superficie scabra impedendo così un corretto appiattimento delle lamine (piance) per raggiungere lo spessore (doppiezza) desiderato. Non essendo le trafile pefettamente funzionanti, le lamine prodotte non erano di giusto peso e si era costretti all'utilizzo della lima per riportarle al peso prescritto (documento n. 1). Quindi, pre coniatura nelle lastre/piance, ovvero i graffi (riporto al peso) erano nei tondelli già prima di essere coniati ?!? Cita
demonetis Inviato 27 Novembre, 2024 Supporter Autore #6 Inviato 27 Novembre, 2024 8 ore fa, Oppiano dice: Grazie ancora. “La zecca … versava in uno stato miserevole in particolare per i macchinari obsoleti e logorati dall'uso che non permettevano un'alta qualità della monetazione.” La Zecca di Napoli quindi pare che non fosse ricca… non la possiamo, ad esempio, paragonare a quella della Serenissima di Venezia. In altri documenti risulta che la stanza da letto del palazzo della zecca, dove vi risiedeva il maestro delle prove, era pressoché inagibile dato che il tetto presentava delle infiltrazioni. A proposito della zecca veneziana, nello stesso documento che qui riporto, il Perger ha come modello proprio l'officina veneta. 1 Cita
Oppiano Inviato 27 Novembre, 2024 #7 Inviato 27 Novembre, 2024 Grazie mille, sono testimonianze importanti che ci aiutano a comprendere l'effettivo modus operandi del momento. Buona giornata. Cita
ggpp The Top Inviato 28 Novembre, 2024 #8 Inviato 28 Novembre, 2024 Il 27/11/2024 alle 07:19, didrachm dice: Quindi, pre coniatura nelle lastre/piance, ovvero i graffi (riporto al peso) erano nei tondelli già prima di essere coniati ?!? Le piance sono le lastre di metallo dalle quali si ricavava il tondello. I documenti dicono che i tondelli ("fatte di dette lamine le particole", particola = tondello) non venivano trafilati correttamente per via degli strumenti e, quindi, non uscivano del peso corretto ma leggermente in eccesso, motivo per cui veniva limato il tondello per portarlo a giusto peso PRIMA della coniazione. Infatti il secondo documento messo da @demonetis dice che siccome la superficie del tondello non era più regolare in seguito ai graffi, le impronte del conio non venivano "ricevute con esattezza". 2 1 Cita Awards
Oppiano Inviato 28 Novembre, 2024 #9 Inviato 28 Novembre, 2024 Aggiungo una discussione molto interessante sull’argomento… Cita
demonetis Inviato 28 Novembre, 2024 Supporter Autore #10 Inviato 28 Novembre, 2024 2 ore fa, ggpp The Top dice: Le piance sono le lastre di metallo dalle quali si ricavava il tondello. I documenti dicono che i tondelli ("fatte di dette lamine le particole", particola = tondello) non venivano trafilati correttamente per via degli strumenti e, quindi, non uscivano del peso corretto ma leggermente in eccesso, motivo per cui veniva limato il tondello per portarlo a giusto peso PRIMA della coniazione. Infatti il secondo documento messo da @demonetis dice che siccome la superficie del tondello non era più regolare in seguito ai graffi, le impronte del conio non venivano "ricevute con esattezza". Ti ringrazio per la precisazione. 1 Cita
demonetis Inviato 30 Novembre, 2024 Supporter Autore #11 Inviato 30 Novembre, 2024 Mi piacerebbe sentire l'opinione di @Giov60 Cita
demonetis Inviato 9 Gennaio, 2025 Supporter Autore #12 Inviato 9 Gennaio, 2025 (modificato) Il 26/11/2024 alle 21:58, demonetis dice: La zecca, stando alla rapporto del Perger, versava in uno stato miserevole in particolare per i macchinari obsoleti e logorati dall'uso che non permettevano un'alta qualità della monetazione. In questo periodo sto leggendo l'interessantissimo testo di Chimienti La zecca di Bologna e le sue macchine scoprendo che anche la zecca felsinea (seconda per importanza a quella di Roma) non si trovava in perfetta salute: i torchi e le trafile "lavoravano poco e male perché difettosi e troppo spesso guasti." "Le macchine progettate per la zecca risultarono il più delle volte difettose e le monete prodotte inesorabilmente imperfette" Modificato 9 Gennaio, 2025 da demonetis Aggiunta di testo 3 1 Cita
Giov60 Inviato 9 Gennaio, 2025 #13 Inviato 9 Gennaio, 2025 Il 30/11/2024 alle 12:01, demonetis dice: Mi piacerebbe sentire l'opinione di @Giov60 Mi spiace: mi era sfuggita la richiesta! Credo di non aver più molto di nuovo da dire sulla laminazione (trafilazione) e sui segni di aggiustamento. Ne ho parlato ampiamente anche nel mio volume "ZECCHE E MONETAZIONE NAPOLEONICA DEL REGNO D’ITALIA" da cui traggo quanto sotto riportato. Si tratta degli appunti nel 1808 del Direttore della zecca napoleonica di Bologna (Pellegrino Salvigni) che parla di lastre (le Piance della zecca di Napoli) e della limatura (talora sul contorno ma più spesso sulle facce, o sulla singola faccia della moneta, "in piano", perchè la limatura sul contorno, sebbene non deturpante, poteva ingenerare il sospetto di una tosatura). Trafilamento delle lastre d’argento. Le lastre d’argento tolte dalla forma nel cassone […] poi si portano alla trafila delle Lame, si passano due volte al cilindro per isgrossarle, ossia alle balze di sgrossamento, dopo di che hanno la superficie più liscia e compatta, e si cuociono in forno. […] Si lasciano raffreddare sopra una pietra larga in terra, e raffreddate si ripassano alla trafila in altre più liscie balze onde assottigliarle e si trafilano di bel nuovo. Allora divengono lisce bene e di uniforme larghezza. Indi si fa prova di levare un tondino colle tagliuole o tagliatoj, e si prova se tali tondini sieno pesanti in più o in meno. Se in meno sarebbero cattivi, e quindi inutili le lastre. Se assai in più si assottiglia un altro poco e lastre (o i tondini?). […] Riflessi: 1. incomoda la trafila ch’è lontana dalla zecca; 2. il forno di ricuocimento potrebbe essere fatto in modo che la fiamma non toccasse le lastre. […] ... Mettere a peso. Si fa in Bologna con lime che tagliano intorno rotondamente. In mezz’ora si mettono a peso 20 scudi circa. Riflessi: ci si lascia più peso per l’imbiancamento che ne toglie. Alcuni mettono a peso in piano, si fa più presto [1]. Una macchina tiene le monete orizzontali. Vi restano i segni [2] come ne’ Luigi. Proposta. Usare un raschiatoio? o lime arcifinissime? [1] Come indicato in una lettera dell’ASB (b. 112, tit. IV, f. D), anche nella zecca di Bologna i tondelli vennero “limati e ridotti a giusto peso sopra alcuni legni aventi un incavo capace di contenere il tondino”, dunque in piano, accolti in cavità circolari ricavate in un pannello di legno. [2] Si tratta dei cosiddetti “graffi di conio”, che la letteratura tedesca meglio definisce “justiert” e cioè “segni di aggiustamento (del peso)”. 2 1 Cita
demonetis Inviato 30 Gennaio, 2025 Supporter Autore #14 Inviato 30 Gennaio, 2025 Il libro di Chimienti sulle macchine della zecca di Bologna è a dir poco illuminante. Grazie alle sue ricerche archivistiche mi è possibile fare dei parallelismi con la zecca napoletana a inizi Settecento. Infatti, anche a Bologna avevano lo stesso problema delle trafile che producevano delle verghe di spessore irregolare, quindi di peso non uniforme. Tale difetto, a differenza della zecca partenopea, non risiedeva nella superficie scabra dei cilindri, bensì nel loro movimento; infatti, il moto autonomo di ciascun cilindro risultava asincrono producendo una lamina di altezza variabile. L'inconveniente venne risolto attivando il moto a uno solo dei cilindri che a sua volta, per mezzo di ingranaggi, lo avrebbe trasmesso all'altro così da poter avere un movimento sincrono e poter ottenere una lamina di spessore omogeneo, senza dover ricorrere alla limatura del tondello. 1 Cita
demonetis Inviato 5 Aprile, 2025 Supporter Autore #15 Inviato 5 Aprile, 2025 Da un documento dell'Archivio di Stato di Napoli del 1733 compaiono le "Camere de Limatori". Che abbiano a che fare con il riporto al marco dei tondelli? 2 Cita
demonetis Inviato 3 Giugno, 2025 Supporter Autore #16 Inviato 3 Giugno, 2025 Anche Giuseppe Sacchetti - verificatore alla zecca di Milano - nel 1873 riporta l'uso della lima e di altri macchinari per portare a peso il tondello, sebbene accadesse di rado. Giuseppe Sacchetti, Della coniazione monetaria e delle monete italiane del secolo XIX, p. 41. 3 2 Cita
demonetis Inviato 11 Giugno, 2025 Supporter Autore #17 Inviato 11 Giugno, 2025 Nel Nuovo dizionario universale tecnologico o di arti e mestieri e della economia industriale e commerciante, tomo I, 1830, p. 252, è descritta la figura dell'aggiustatore: 3 Cita
demonetis Inviato 1 ora fa Supporter Autore #18 Inviato 1 ora fa Altra testimonianza di una carta del 1755 custodita dall'Archivio di Stato di Venezia e pubblicata da Cristina Crisafulli, "Uomini e tecnologie monetarie: La visita di Du Bois alla zecca di Venezia", in Inspecto nummo, p. 174. Come è evidente in zecca vi erano delle maestranze deputate alla riduzione di peso per quelle piastre eccedenti di peso. Dopo tale operazione, il tondello veniva prima cordonato e poi coniato. 1 Cita
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