Questo è un post popolare Oppiano Inviato 15 Giugno, 2025 Questo è un post popolare #1 Inviato 15 Giugno, 2025 https://monarchicinrete.blogspot.com/2018/06/consegna-al-governo-italiano-della.html Consegna al Governo italiano della parte della collezione delle monete del Re Vittorio Emanuele III rimasta in possesso del Re Umberto II Fausto Solaro del Borgo Febbraio 1983: In occasione di uno dei miei incontri con S.M. il Re Umberto II a Ginevra, nel febbraio del 1982, il Re mi accennò al problema delle monete della collezione donata da Suo Padre, il Re Vittorio Emanuele III, al Popolo Italiano (con lettera al Presidente del Consiglio, On. Alcide De Gasperi, scritta a Napoli il 9 maggio 1946), rimaste in Suo possesso dopo la morte del Genitore. Si trattava di due cassette contenenti i pezzi più preziosi, in quanto più antichi, che il vecchio Re, partendo per l’esilio in Egitto, portò con se (rilasciandone regolare ricevuta alla Presidenza del Consiglio) al fine di riordinarne la catalogazione. Queste monete si trovavano ad Alessandria d’Egitto al momento della morte del Re Vittorio Emanuele III, avvenuta il 28 dicembre 1947, quattro giorni prima della entrata in vigore della nuova Costituzione che prevedeva l’avocazione dei beni dell’ex Sovrano. Esse rappresentavano l’unico bene patrimoniale importante su cui la Famiglia Reale, che rischiava di restare senza mezzi di sostentamento, potesse contare sicché fu deciso di non procedere alla restituzione. Il 9 maggio del 1946 il vecchio Re dalla lancia che lo avrebbe portato verso l’esilio, tornando col pensiero a quella che era stata la più grande passione della sua vita, donava la propria collezione al POPOLO ITALIANO. Il Re Umberto mi precisò che intendeva affidare a me l’incarico di concordare con il Governo Italiano la restituzione delle due cassette conservate nel caveau del Credit Suisse di Losanna, che doveva essere effettuata in via riservata senza coinvolgere alcuno dei Suoi Consiglieri e Familiari, tutti ancora contrari a restituire un bene di così rilevante importanza patrimoniale al Paese che aveva espropriato l’intero patrimonio del Sovrano. All’inizio dell’estate 1982, in occasione della mia visita a Cascais del 27 luglio, fu deciso che avrei avviato in autunno i contatti con il Governo Italiano per individuare le procedure per la restituzione. L’aggravamento della malattia del Re ai primi di agosto e il Suo ricovero a Londra provocò, come tutti ricorderanno, un’ondata di simpatia per il Malato in esilio, sicché da molte parti si invocava un provvedimento del Parlamento che consentisse ad Umberto II di morire in Italia. In relazione a ciò, con la signorilità, la sensibilità e la bontà che hanno sempre caratterizzato le Sue azioni, il Re mi invitò ad astenermi dall’avanzare proposte di restituzione delle monete, perché non voleva che un tale Suo spontaneo gesto venisse interpretato come una forma di “do ut des”. Nei mesi dell’autunno 1982 non parlammo della questione nei nostri incontri alla clinica londinese, se non saltuariamente, sempre sentendomi confermare la preoccupazione per una possibile interpretazione che il gesto fosse legato all’ipotetico rientro in Italia. Da parte mia continuavo a notare un peggioramento delle condizioni di salute del Re con il rischio conseguente che, con la Sua scomparsa, le monete per le quali non avevo disposizioni scritte non venissero, dagli Eredi, più restituite all’Italia. Il 23 gennaio 1983, in occasione di una delle mie visite alla London Clinic, presi il coraggio a due mani e feci capire al Re che, date le circostanze ed i rischi connessi ad ulteriori rinvii, occorreva procedere e quindi aprire il negoziato con il Governo. L’amor di Patria e la grande delicatezza del Re Umberto II si manifestarono ancora una volta quando volle suggerirmi di contattare, per un consiglio sulla procedura da seguire, il Sen. Giovanni Spadolini, all’epoca Ministro della Difesa del Governo Fanfani, dicendomi “Ė il presidente del partito repubblicano, ma sono certo che, da uomo di cultura, metterà da parte in questa occasione le sue idee politiche”. Mi diede anche la precisa disposizione che unica condizione da porre era che nessuna notizia in merito alla riconsegna fosse data prima della Sua morte. Tornato a Roma, tramite un’amica che lo conosceva molto bene, chiesi un incontro con il Ministro della Difesa. Il Sen. Spadolini, per incontrarmi, mi fece chiedere di che cosa intendevo parlargli e, saputolo, mi fece dire che “non vedeva la ragione perché ci si rivolgesse a lui per una questione che riguardava Casa Savoia”. Chiusa questa porta, non avendo rapporti con il mondo politico, mi rivolsi all’amico Marcello Sacchetti che mi propose di incontrare l’On. Nicola Signorello, Ministro del Turismo e Spettacolo. Eravamo intanto arrivati al 18 febbraio e l’On. Signorello, che mi ricevette subito, udito quello di cui si trattava mi disse che ne avrebbe parlato in via confidenziale con il Presidente del Consiglio Sen. Fanfani che doveva incontrare, di lì a poco, in Consiglio dei Ministri. Questo avveniva intorno alle ore 16 del venerdì 18 febbraio. Descrivo sinteticamente la cronologia degli avvenimenti che portarono al rientro in Italia delle monete mancanti alla collezione donata al Popolo Italiano dal Re Vittorio Emanuele III. Sabato 19 febbraio. - Ore 9,00: mi chiama al telefono il Professor Damiano Nocilla, Capo dell’Ufficio Legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pregandomi di recarmi a Palazzo Chigi. - Ore 10,30: incontro il Prof. Nocilla, il quale mi comunica di aver avuto incarico dal Presidente Fanfani di chiedermi chiarimenti su quanto a lui comunicato, il pomeriggio precedente, dal Ministro Signorello. Dopo avermi ascoltato mi chiese - essendo completamente all’oscuro su quanto concerneva la donazione del Re Vittorio Emanuele III che risaliva al 1946 - qualche ora di tempo per aggiornarsi sulla pratica. - Ore 15,00: seconda convocazione a Palazzo Chigi da parte del Prof. Nocilla, il quale nel frattempo aveva trovato gli incartamenti originali della donazione, compresa la ricevuta con la quale il Re Vittorio Emanuele dichiarava di portare con se le due cassette per l’aggiornamento della catalogazione, sicché potemmo finalmente affrontare nei dettagli l’esame della procedura da seguire per la riconsegna. Durante il colloquio mi chiese di allontanarsi per andare a riferire al Presidente Fanfani che, indisposto, era a letto nell’ appartamento di Palazzo Chigi riservato al Presidente del Consiglio. - dopo circa mezz’ora il Prof. Nocilla mi informa che il Presidente Fanfani, pur febbricitante, era sceso nel suo studio e desiderava parlare con me. - Ore 16: il Presidente, che da anni era in rapporti molto amichevoli con mio Padre Alfredo, mi accoglie nel suo ufficio con grande cordialità, esprimendo tutta la sua ammirazione per il gesto che il Re morente intendeva fare nei confronti del Popolo Italiano e, dopo essersi fatto esporre in dettaglio la situazione, con la mia richiesta di riservatezza sul mantenimento della quale mi diede la sua personale assicurazione, mi comunicò che intendeva assentarsi e mi pregava di attendere il suo rientro. - Intorno alle 17 il Presidente Fanfani rientra a Palazzo Chigi e mi informa che il Presidente della Repubblica Pertini, dal quale si era nel frattempo recato, anche lui riconoscente per il gesto di Umberto II, aveva disposto che la riconsegna delle monete avvenisse nel più breve tempo possibile, mettendo a mia disposizione l’aereo presidenziale per il loro trasporto a Roma. - Da questo momento in poi, seduto davanti alla sua scrivania, ho l’occasione di sperimentare l’efficienza dell’uomo Fanfani: § Siamo ormai nel tardo pomeriggio, ed il Presidente del Consiglio chiama alla Farnesina l’Ambasciatore Malfatti, Segretario Generale del Ministero Affari Esteri, il quale arriva nel giro di un quarto d’ora. § Nel frattempo concorda con il Prof. Nocilla le modalità legali per la consegna da farsi, a Losanna, attraverso l’Ambasciatore d’Italia a Berna. § Chiede che l’Ambasciatore a Berna, Rinieri Paulucci di Calboli Barone, venga convocato a Roma e, a seguito dell’osservazione dell’Amb. Malfatti che si poteva parlargli per telefono, saputo che io lo conoscevo bene, lo chiama direttamente e, senza fornirgli spiegazioni, gli da disposizioni di recarsi a Losanna con il suo Cancelliere il martedì successivo per incontrarsi con me e fare quanto gli avrei indicato. § Concorda con i presenti, per salvaguardare le disposizioni di massima segretezza dell’intera operazione, fino alla morte di Umberto II, di rivolgersi ai Carabinieri: il Presidente Fanfani chiama al telefono il Comandante Generale dell’Arma e gli chiede di organizzare il deposito a Roma. - Intorno alle 19,30 mi congedo dal Presidente Fanfani assicurandogli che avrei fatto il possibile per concludere l’operazione entro il martedì successivo e ricordo bene che lo stesso, avendo appreso da me delle gravissime condizioni in cui versava il Re Umberto, mi disse “Caro Solaro, faccia in modo che il tutto avvenga prima della morte di Umberto II e si ricordi che, se questo non dovesse avvenire, sarà solo colpa sua”. - Dopo aver definito meglio con il Prof. Nocilla gli aspetti legali da osservare, e predisposta una bozza di verbale di riconsegna, lascio Palazzo Chigi intorno alle 22. Viene deciso che, per garantire la massima regolarità, non avendo io alcun mandato scritto del Re, la parte formale sarebbe stata svolta da mio Padre nella sua qualità di Procuratore Generale di Umberto II, ed anche perché, non volendo coinvolgere l’Amministratore del Sovrano, era l’unico ad avere accesso al caveaudel Credit Suisse dove si trovavano le cassette. Domenica 20 febbraio. Il Presidente Fanfani mi fa pervenire una lettera indirizzata a mio Padre, quale Procuratore Generale del Re, confermando l’accettazione delle monete ed esprimendo la riconoscenza del Governo e del Paese per il gesto del Sovrano morente. Martedì 22. Alle nove mi incontro all’Hotel Palace di Losanna con l’Ambasciatore d’Italia a Berna, Rinieri Paulucci de Calboli Barone, che trovo abbastanza seccato per il modo in cui era stato trattato dal Presidente del Consiglio e, senza mezzi termini, mi dichiara che mai durante la sua carriera gli era stato chiesto di mettersi a disposizione di un “laico”, portando con se il Cancelliere Capo dell’Ambasciata, il sigillo e la ceralacca. Gli spiego tutto quanto era stato concordato a Roma ed i motivi, purtroppo molto tristi, che avevano richiesto l’adozione di una procedura di particolare urgenza con tempi brevissimi a disposizione. Con lui e con il Cancelliere mi reco al Credit Suisse, dove incontriamo mio Padre e l’Avvocato dello Stato addetto alla Presidenza del Consiglio, Raffaele Tamiozzo, accompagnato dal Colonnello dei Carabinieri Giovanni Danese, arrivati da Roma con l’aereo presidenziale. La consegna non richiede molto tempo in quanto io avevo preteso ed ottenuto a Roma che le cassette venissero aperte solo dopo la morte del Re, in mia presenza. Terminata l’apposizione dei sigilli ai due contenitori e la sottoscrizione del verbale da parte di mio Padre per la consegna, dell’Ambasciatore d’Italia per il ritiro, e dei due funzionari presenti, le cassette sono caricate sulla macchina dell’Ambasciata, vengono trasportate all’aeroporto di Ginevra e imbarcate sul DC9 presidenziale. All’arrivo a Ciampino le cassette vengono prese in consegna dal Colonnello Comandante della Legione Carabinieri di Roma e portate nella Caserma del Reparto Operativo di Via Garibaldi, dove concludono il loro periglioso peregrinare durato 37 anni da Roma ad Alessandria d’Egitto, a Cascais, a Ginevra e, finalmente, di nuovo a Roma. Il 25 febbraio, vedendo avvicinarsi la fine, i Figli organizzarono il trasporto del Genitore in Svizzera all’Hôpital Cantonal di Ginevra, e il 13 marzo i medici mi permisero di entrare nella Sua stanza per comunicargli l’avvenuta riconsegna delle monete; ricordo le poche parole che riuscii ad udire “Grazie… è la più bella notizia che potevi darmi” che mi confermarono, ancora una volta, che gli unici pensieri di quell’Uomo in fin di vita erano per il Suo Paese. Il Re Umberto II muore a Ginevra il 18 marzo 1983. La Sua ultima parola percepita è stata “Italia”. Il 21 dello stesso mese il Governo Italiano emette un comunicato ufficiale con il quale, dando notizia dell’avvenuta consegna delle due cassette di monete, ricorda la generosità del gesto compiuto dal Re prima della Sua morte. Il giorno 28 vengo convocato per l’apertura delle due cassette, che avviene alla presenza del Colonnello Ivo Sassi, Comandante della Legione Carabinieri di Roma, del Professor Damiano Nocilla, Capo dell’Ufficio Legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Dottoressa Silvana Balbi de Caro, Direttrice del Museo Nazionale Romano, Museo delle Terme, e di altri Funzionari del Ministero degli Esteri e dell’Avvocatura dello Stato. La storia non finisce ancora in quanto, una volta aperte le due cassette dalla Direttrice del Museo, Dottoressa Balbi de Caro, comincia l’esame delle monete seguendo il vecchio catalogo del Re Vittorio Emanuele III (Corpus Nummorum Italicorum) e, dove dovevano esservi delle monete d’oro, si trovavano solo delle bustine vuote. Dopo circa mezz’ora in cui, proseguendo nella ricerca, si continuavano a trovare bustine vuote, nell’imbarazzo generale, si decide di sospendere il trasferimento delle cassette dalla Caserma dei Carabinieri al Museo delle Terme, per riferire al Presidente del Consiglio. Io non potevo nemmeno considerare l’ipotesi che il Re Umberto avesse trattenuto le monete d’oro senza farmene cenno; comunque, dovevo arrendermi all’evidenza. Alcuni giorni dopo mi chiama personalmente al telefono il Presidente Fanfani, che aveva saputo del mio dramma da Nocilla, e mi informa che tutte le monete erano state trovate in una parte della cassetta dove, evidentemente, il Re Vittorio Emanuele le aveva raggruppate per la nuova catalogazione. L'allora presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, inviò a Re Vittorio Emanuele III il seguente telegramma ad Alessandria d'Egitto per ringraziarlo della donazione.: SM Vittorio Emanuele - Alessandria d’Egitto ho letto al Consiglio dei Ministri la lettera con la quale VM annunciava la cessione della raccolta numismatica allo Stato italiano. Il Consiglio dei Ministri, il quale sa apprezzare tutto il valore del dono per la storia del nostro Paese, mi ha incaricato di esprimere a VM la gratitudine del Governo. Adempiendo a tale gradito incarico, La prego di accogliere i sensi del mio profondo ossequio. Alcide De Gasperi Finalmente, con la sottoscrizione di un ultimo verbale e con il trasferimento delle monete al Museo delle Terme, dove era conservato il resto della collezione donata dal Re Vittorio Emanuele III, finisce il mio coinvolgimento in una operazione fortemente voluta dal Re Umberto che mai aveva pensato di appropriarsi di quanto donato da Suo Padre al popolo italiano. Una decina di giorni dopo ricevetti una telefonata da Palazzo Chigi: il Presidente del Consiglio Fanfani mi comunicava che, a seguito di una valutazione del complesso dei beni da me riportati in Italia per conto di un Signore a cui la Repubblica aveva confiscato tutto il patrimonio, era stato appurato che il loro valore superava i venti miliardi di lire. Alla mia domanda se si conosceva il valore dell’intera collezione, il Presidente Fanfani mi disse che lo stesso superava i cento miliardi (anno 1983). 9 2 Cita
viganò Inviato 16 Giugno, 2025 #2 Inviato 16 Giugno, 2025 Buongiorno, si dava cenno di quanto sopra nello stesso Bollettino che conteneva la famosa "Nota 56". Un pezzo di storia d'Italia che meriterebbe maggiore conoscenza non solo in ambito numismatico, stante la grandezza dei personaggi citati, a cominciare da S.M. il Re Umberto II. I fatti successivi al 1983 obbligano a chiederci se chi ha beneficiato di tanta generosità ne sia stato degno: ognuno risponda nel silenzio della propria coscienza...😊 Un saluto cordiale e a presto. Cita
numa numa Inviato 16 Giugno, 2025 Supporter #3 Inviato 16 Giugno, 2025 La collezione del re Vittorio Emanuele III e’ srata donata dal re in persona con volontà esoressa di suo pugno al POPOLO ITALIANO ( non allo Stato ne’ a sue istituzioni) . Il Re aveva tenuto per se solo le monete dei suoi avi i Savoia - oltre 8.000 pezzi nei vari metalli custoditi e affidati al figlio Umberto II che ha voluto che dopo la sua scomparsa venissero ricongiunti alla collezione del padre donata agli italiani. le vicende della collezione - soprattutto i suoi cambi di sede - sono noti e stranoti essendo stati riportati i numerosi articoli e diversi volumi a cura di funzionari (Balbi de Caro) , numismatici (Travaini) , curatori della collezione ( Panvini Rosati) e altri studiosi. eccetto che per alcune brevissime esposizioni ( quella del 1961 in occasione del Congresso Internazionale di Numismatica che si tenne a Roma; successivamente un’altra dedicata a Ferrara negli anni Ottanta) le monete restarono non esposte al pubblico fino alla loro risistemazione e all’pprontamento di un caveau dedicato nel Museo Nazionale Romano ove furono rese finalmente fruibili, in ambiente consono e adeguato a chiunque volesse vederle ( naturalmente una selezione - ma ben cospicua e di eccellente qualità- in quanto esporre tutta la collezione di oltre 100.000 pezzi risulterebbe impossibile). in tal modo si era compiuta almeno in parte la volonta’ del Sovrano che desiderava, con il suo lascito, che le monete da lui raccolte con tanta passione fossero rese fruibili al suo Popolo. vi era pero’ un altro importante compito da assolvere: quello della catalogazione delle monete - solo in parte elencate e fotografate in quella che puo’ definirsi la maggiore opera bibliografica dedicata alla numismatica italica: il Corpus Nummorum Italicorum, opera - incompiuta - redatta in XX volumi ad opera dello stesso sovrani e dei suoi collaboratori che elenca e illustra per zecca le monete conosciute elencando naturalmente anche tutte le monete della collez Reale al momento della pubblicazione del volume che le comprendeva, regione per regione. mancava pero’ un’opera che riprendesse le monete citate nel Corpus, ne emendasse eventuali errori ( di peso, legenda etc) ne correggesse l’inquadramento storico- numismatico alla luce degli studi piu’ recenti ( esempio: le emissionidei Bentivoglio classificate dal Corpus per Antegnate sono oggi attribuite con certezza a Bologna), e insomma aggiornasse quanto pubblicato nel Corpus non solo includendo gli esemplari Reali ivi non inclusi ma rivedendo tutte le monete alla luce della dottrina attuale. tale compito e’ stato impostato e svolto per un ingente numero di zecche e quantità di esemplari con la redazione di Bollettini ad hoc a cura di studiosi riconosciuti, selezionati dal Medagliere, che hanno contribuito in una sorta di volontariato culturale a riprendere, emendare, ampliare quanto pubblicato in precedenza dando vita a un’opera che seppur tuttora in corso e ancora marginale rispetto alla consistenza globale Della collezione rappresenta un grandissimo risultato per lo studio delka numismatica italiana. il progetto e’ stato avviato dalla d.ssa Bufalini, ex responsabile del Medagliere dell’MNR e ha visto la partecipazione di professori universitari accanto a specialisti, diversi dei quali, partecipano anche a questo Forum, in un corale sforzo di progresso degli studi e di divulgazione della nostra piu’ importante collezione. finora 77 bollettini sono stati pubblicati a cura del Poligrafico dello Stato sotto la responsabilità del Medagliere. anche se l’opera non e’ certamente terminata e molto si dovra’ ancora fare tuttavia la direzione intrapresa con questo lavoro di revisione generale dei materiali, la loro illustrazione/pubblicazione a beneficio di studiosi e appassionati e infine l’esposizione al Pubblico di una selezione importante e significativa della collezione stessa fanno certamente pendere la bilancia verso un giudizio positivo rispetto alke volonta’ ’ del donante. Forse l’unico appunto che si potrebbe fare - oltre quello dell’assoluta necessità di continuare l’operazione di pubblicazione intrapresa - e’ quello di comunicare meglio e di piu’ l’importante lascito portandolo oer esempio a conoscenza nelle scuole, in particolare elementari e medie ai cui studenti verrebbe dara l’opportunità di studiare la Storia - attraverso una visita al Medagliere - in modo piu’ vivo e diretto apprezzando le preziose testimonianze che le monete possono fornire. 4 Cita
dareios it Inviato 16 Giugno, 2025 Supporter #4 Inviato 16 Giugno, 2025 Credo che Umberto II si sia comportato da signore, non so quanti l'avrebbero fatto. A lui va' tutto l'onore e la stima del popolo italiano. Poi c'è il capitolo delle sparizioni, o meglio, delle sostituzioni. Si è fatto uno studio per capire quante monete mancano all'appello? E soprattutto si è capito chi sono stati i responsabili? Qualcuno ha pagato? 1 Cita
simonesrt Inviato 16 Giugno, 2025 #5 Inviato 16 Giugno, 2025 17 minuti fa, dareios it dice: Credo che Umberto II si sia comportato da signore, non so quanti l'avrebbero fatto. A lui va' tutto l'onore e la stima del popolo italiano. Poi c'è il capitolo delle sparizioni, o meglio, delle sostituzioni. Si è fatto uno studio per capire quante monete mancano all'appello? E soprattutto si è capito chi sono stati i responsabili? Qualcuno ha pagato? Sia sparizioni che sostituzioni. Indagini ne sono state fatte e accuratamente, arrivando a dei risultati. Poi il resto............... 1 Cita
Alan Sinclair Inviato 16 Giugno, 2025 Supporter #6 Inviato 16 Giugno, 2025 17 minuti fa, dareios it dice: Credo che Umberto II si sia comportato da signore, non so quanti l'avrebbero fatto. A lui va' tutto l'onore e la stima del popolo italiano. Poi c'è il capitolo delle sparizioni, o meglio, delle sostituzioni. Si è fatto uno studio per capire quante monete mancano all'appello? E soprattutto si è capito chi sono stati i responsabili? Qualcuno ha pagato? Non si saprà mai nulla, in nostro paese è maestro per "insabbiare" le malefatte. Io avrei anche dei forti dubbi se negli armadi della collezione che fu lasciata a Roma da Vittorio Emanuele III° ci sia ancora tutto. Cita
viganò Inviato 16 Giugno, 2025 #7 Inviato 16 Giugno, 2025 14 minuti fa, Alan Sinclair dice: Non si saprà mai nulla, in nostro paese è maestro per "insabbiare" le malefatte. Io avrei anche dei forti dubbi se negli armadi della collezione che fu lasciata a Roma da Vittorio Emanuele III° ci sia ancora tutto. Se avrà la pazienza di documentarsi troverà la risposta al Suo dubbio... Cita
Alan Sinclair Inviato 16 Giugno, 2025 Supporter #8 Inviato 16 Giugno, 2025 5 minuti fa, viganò dice: Se avrà la pazienza di documentarsi troverà la risposta al Suo dubbio... Grazie @viganò, non avevo letto tutta la discussione. Cita
numa numa Inviato 16 Giugno, 2025 Supporter #9 Inviato 16 Giugno, 2025 20 minuti fa, Alan Sinclair dice: Non si saprà mai nulla, in nostro paese è maestro per "insabbiare" le malefatte. Io avrei anche dei forti dubbi se negli armadi della collezione che fu lasciata a Roma da Vittorio Emanuele III° ci sia ancora tutto. La pubblicazione della collezione - come si sta portando avanti con i Bollettini - e’ l’assicurazione e prevenzione migliore per proteggerla. 1 Cita
viganò Inviato 16 Giugno, 2025 #10 Inviato 16 Giugno, 2025 2 ore fa, numa numa dice: La pubblicazione della collezione - come si sta portando avanti con i Bollettini - e’ l’assicurazione e prevenzione migliore per proteggerla. Quel che è successo nel passato ... amen ...😒 Cita
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