apollonia Inviato 6 ore fa #1 Inviato 6 ore fa Salve La medaglia commemorativa del completamento della Regia Nave Sicilia, datata luglio 1896, è una piccola medaglia di rame, d’argento o di metallo bianco, con un diametro di circa 20−21 mm e un peso che varia tra 4,97 e 5,50 g, coniata in occasione del completamento di questa nave da battaglia. L’iconografia è rappresentata dalla testa di Aretusa tra delfini sul dritto, mentre il rovescio riporta su tre righe l'iscrizione commemorativa "R. N. SICILIA / LUGLIO / MDCCCLXXXXVI" (Numismatica Ranieri, Asta 22 ONLINE). AREA VENETA-VENEZIA Medaglia 1896 per il completamento della nave Regia “Sicilia”. Æ: 4,97 g, 20 mm. D/ Testa di Aretusa a sx tra delfini. R/ R N SICILIA / LUGLIO / MDCCCLXXXXVI Mezzaroba 382 (questo esemplare). SPL apollonia Cita
apollonia Inviato 5 ore fa Autore #2 Inviato 5 ore fa La “Sicilia” è stata una nave da battaglia della Regia Marina italiana della classe Re Umberto. Come per le altre unità della classe, il lungo periodo di costruzione l'ha resa superata al momento dell'entrata in servizio. La nave, della quale inizialmente erano state finanziate solo due unità, andò a risentire dei lunghissimi tempi di allestimento, dieci anni, che la fecero entrare in servizio parzialmente obsoleta. La nave è stata costruita e realizzata nell’Arsenale Militare di Venezia e varata il 6 luglio 1891 alla presenza di re Umberto e della regina Margherita. Il suo allestimento venne completato il 26 maggio 1896 e la nave è entrata in servizio nel 1897. Questa fu probabilmente la prima nave da battaglia italiana a essere dotata di radiotelegrafo e tra le prime navi da guerra su cui si ebbe il primo impiego sperimentale di combustione mista. https://it.wikipedia.org/wiki/Sicilia_(nave_da_battaglia) La testa della ninfa Aretusa circondata da delfini sulla medaglia è stata scelta per un preciso simbolismo storico-culturale, legato principalmente alla città di Siracusa e alla tradizione numismatica classica siciliana. Infatti la ninfa Aretusa è la personificazione mitologica di Siracusa e, per estensione, un simbolo iconico della Sicilia antica (la fonte Aretusa in Ortigia è un luogo simbolo dell'isola). L'immagine di Aretusa deriva dai famosi decadrammi siracusani del V secolo a.C., monete d'arte celebri nell'antichità. La scelta di questa effigie all'epoca del completamento della corazzata serviva a collegare la potenza navale moderna del Regno d'Italia alla gloriosa tradizione marittima e navale della Sicilia greca. Secondo il mito, Aretusa, fuggendo dal dio Alfeo, si trasformò in una fonte sottomarina che attraversa il Mar Ionio. La sua raffigurazione con i delfini simboleggiava il dominio e la protezione sul mare, rendendola un soggetto ideale per una medaglia commemorativa di una "nave da battaglia". (segue) 1 Cita
apollonia Inviato 1 ora fa Autore #3 Inviato 1 ora fa Il mito di Aretusa Aretusa era figlia di Nereo, una figura mitologica greca venerata come dio del mare calmo e benefico. Conosciuto come il "vegliardo del mare", Nereo era un saggio profeta che possedeva poteri profetici e la capacità di trasformarsi in varie forme (fuoco, acqua, serpente). Dalla sua unione con l’oceanina Doride nacquero le cinquanta ninfe marine note come le Nereidi, con le quali visse in una grotta in fondo al Mar Egeo. Aretusa era una delle Nereidi conosciuta in tutta la Grecia per la sua bellezza e venne allevata fin dalla tenera età da Artemide, dea della caccia e delle fanciulle. Un giorno, dopo una lunga corsa tra i boschi, Aretusa decise di rinfrescarsi in un bellissimo corso d’acqua e si tolse le vesti per concedersi un bagno. Ad un tratto Aretusa sentì dei rumori e, spaventata, uscì dall’acqua e si mise a correre velocemente. Una voce però le intimò di fermarsi: era Alfeo, la divinità del corso d’acqua che era rimasto colpito dalla sua bellezza. Ma Aretusa continuò a correre e Alfeo la inseguì finchè lei, non avendo più le forze per proseguire la corsa, chiese aiuto ad Artemide. La dea la avvolse in una nuvola e soffiò forte in direzione della Sicilia per metterla a riparo. Arrivata nell’isola di Ortigia, la nuvola iniziò a far cadere Aretusa che si trasformò in un sorgente d’acqua dolce. Alfeo, perdutamente innamorato di Aretusa e volendola raggiungere, chiese aiuto al padre Oceano (o a Zeus in altre versioni del mito) il quale lo esaudì scavando un canale sotterraneo che dal Peloponneso lo portava in Ortigia. Con una tale prova d’amore, anche la ninfa si convinse della sincerità dei suoi sentimenti e cedette all’amore di Alfeo. Artemide, per suggellare il loro amore, scavò una caverna sotto la fonte, così da far correre per l’eternità le acque di Aretusa e Alfeo. Ancora oggi il mito rivive nell'isola di Ortigia grazie alla cosiddetta Fonte Aretusa che sfocia nel Porto Grande di Siracusa ed è divenuta simbolo di buon augurio agli innamorati, che per tradizione dovrebbero toccare insieme le acque della fonte dove scorre ancora l’amore tra Alfeo e Aretusa. Presso la fonte si nota anche una bellissima statua contemporanea in bronzo che raffigura proprio Aretusa e Alfeo. https://it.wikipedia.org/wiki/Aretusa apollonia Cita
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