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IGNORED

Tessera dell’olio


apollonia
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Buondì

Nelle sue ricerche sulle tessere di beneficenza Piero Vandoni scrive d’aver trovato menzione di tessere dell’olio in vecchi listini di prezzi come ad es. Morchio & Majer, Venezia.

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La mia tessera (rame: 1,712 g ; 22 mm di diametro) è una del genere come si può dedurre dalla scritta esterna al dritto “TERNARIA VECCHIA” attorno al simbolo di forma ovoidale con tratto orizzontale fra I I.

Tra gli organi finanziari del Governo veneto vi erano due magistrature (dette ternarie perché rette in origine ciascuna da tre Visdomini), la Ternaria Vecchia alla quale competeva l’esazione del dazio dell’olio e la vigilanza sulle misure dell’olio e la Ternaria Nuova che si occupava della sopraintendenza alle materie della grascia. Anticamente questo termine, specie nel Medioevo, indicava le vettovaglie in genere, specialmente i cereali, e per estensione ha poi assunto il significato di fornitura dei viveri e anche di dazio o imposta di consumo sull’introduzione dei generi alimentari nella città. Le norme sulla grascia miravano a favorirne l’afflusso in città e a impedirne l’esportazione, e la, sovrintendenza sui rifornimenti era affidata a magistrati cittadini incaricati anche di vigilare sui mercati, sui prezzi al minuto, sui pesi e misure,ecc. Cosa che avrebbe dovuto esser richiamata in auge dai nostri governi con l’introduzione dell’Euro.

Al rovescio leggo PRO(RI) A LOGLIO, penso ad indicare la ditta produttrice Loglio. Ironia della sorte: l’olio prodotto dai Loglio! Ma forse la lettura è un’altra.

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Questa infine è la mia foto che, chissà perchè, non riesco a collocare nel posto giusto

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Supporter

Ciao. Se per "posto giusto" intendi quello accanto alla tua firma, puoi digitare il tasto "opzioni" posto in alto nello schermo, e seguire le istruzioni riguardanti l'avatar.

Quanto al gettone postato, non solo è interessantissimo, ma l'hai corredato con una scheda veramente esaustiva per quanto lo riguarda.

Purtroppo, capita abbastanza spesso che sia difficile, o anche impossibile, arrivare alla identificazione di un gettone : un genere fino ad oggi poco collezionato e ricercato.

Come quello postato da Giovanna anch'esso riguardante l'approvvigionamento di viveri, che a quanto pare nessuno sembra conoscere.

Saluti :)

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Ciao sandokan e ben ritrovato.

Grazie della dritta per la foto: così ora anche apollonia (pontica) avrà un volto.

Grazie anche dell’apprezzamento per la tessera dell’olio.

Dato che siamo in tema di vettovaglie, posto anche la mia tessera del pane di Vicenza (1,985 g, 19 mm).

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(l'altra faccia nel messaggio che segue)

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(segue)

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Non sarà molto romantico, ma con uno spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino potremmo preparare una bruschetta.

Saluti,

apollonia

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Supporter

Ciao Apollonia. E' proprio questo tipo di gettoni che più mi affascina : un dischetto di metallo coniato come mezzo sostitutivo della moneta e che dà luogo alla corresponsione di merci o servizi.

Dietro ognuno di loro c'è una storia, ed io li trovo infinitamente più interessanti di quelli usati anche oggi per ogni sorta di macchine automatiche, dai videogiochi agli autolavaggi e ai frigo dispensatori di bevande ed altro.

Questo tuo secondo gettone mi sembra possa ascriversi alla prima metà del '900 : sai da dove proviene?

Complimenti, veramente due bei pezzi : e adesso, vai con la bruschetta ! :)

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Ciao Sandokan,

sono d’accordo del profondo contenuto storico ed umano di queste tessere sostitutive della moneta che prescinde dalla nobiltà del metallo e dal grado di conservazione (cosa che crea spesso tanto subbuglio tra i collezionisti di monete).

Le prime tre righe della scritta (OPERA DEL PANE DI S. ANTONIO) sono pagine di storia. L’opera, detta anche “Pane dei poveri”, trae origine da uno dei tanti prodigi attribuiti a sant’Antonio negli anni successivi alla costruzione della sua basilica. Si narra di un bimbo che, lasciato incustodito accanto a un recipiente d’acqua, vi cadde dentro annegandosi. La madre, disperata, ricorse con fiducia al Santo e fece voto che avrebbe dato ai poveri tanto frumento quanto pesava il suo bambino se lo avesse risuscitato. E così fu. Nacque allora la devozione chiamata "pondus pueri", il peso del bambino, con finalità di beneficenza. I genitori promettevano a sant’Antonio tanto pane quanto era il peso dei loro ragazzi affinché li proteggesse dalle epidemie e dagli altri mali. La pia pratica subì una flessione fino a scomparire nel medioevo, ma rifiorì sullo scorcio dell’Ottocento principalmente per merito di don Antonio Locatelli diffondendosi in tutto il modo, tanto che in ogni chiesa, accanto all’immagine o statua di sant’Antonio, si trova l’immancabile cassetta con la scritta: “Pane di sant’Antonio”. Quindi l’Opera del Pane di S. Antonio, seguendo un’ispirazione del Santo, promuove e si fa strumento di carità verso quanti sono in condizione di bisogno.

Questa tessera serviva però specificatamente al ritiro di una razione di pane nella parrocchia citata nelle seconde tre righe con la chiesa di San Michele in Santa Maria in Foro detta “dei servi” che si trova nella zona di Piazza Biade a Vicenza. Dall’abside si può subito notare l’origine medievale dell'edificio che presenta una complessa decorazione a laterizio con archetti trilobati, risalente ad una costruzione del XIV secolo. Dopo la dedizione di Vicenza a Venezia e il conseguente riordino del complesso delle piazze centrali e con l'insediamento in questa chiesa dell'ordine dei Serviti (1407), anche l'edificio subì alcuni rifacimenti per armonizzarsi all'insieme. Gli abbellimenti si succedettero nel XV e XVI secolo, e di essi ancora si vedono chiare testimonianze nell’armonioso portale e nelle decorazioni degli altari interni.

Mi sono dilungato un po’ troppo com’è mio solito ma non per eludere le domande.

Dalle notizie che ho potuto raccogliere direi che si possa escludere che questa tessera sia posteriore al 1930-1940 e pertanto sia da collocarsi come tu dici nella prima metà del ‘900.

Non saprei indicarne la provenienza: so solo che faceva parte di una piccola raccolta di monete veneziane/venete di un anziano collezionista nella quale non v'era però alcuna notazione d’accompagnamento.

Cordialmente,

apollonia

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Supporter

Ciao Apollonia.

ricordo di aver visto in qualche chiesa una cassetta per le elemosine con la scritta "pane di sant'Antonio", credevo si trattasse di un modo generico per indicare che il ricavato serviva ai poveri.

La tua risposta è invece molto più affascinante : ma non essendo religioso non sono molto addentro a queste cose.

Molto interessato invece a visitare Chiese di qualunque confessione, non solo per motivi storici e artistici ma alla ricerca della spiritualità che anima l'uomo da sempre.

Grazie per la risposta, e complimenti per il gettone! :)

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  • 12 years later...

Buono per mezzo chilo di pane dell’Opera del pane di Sant’Antonio nella Parrocchia di S. Michele Servi, Vicenza.

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La tessera dell’olio con cui ho aperto la discussione è la N. 616 del Voltolina

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La N. 617 differisce dalla precedente per la misura del diametro, superiore di 0,7 mm.

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  • 1 month later...
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