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La RIFORMA MONETARIA del 1734


rcamil
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Ciao a tutti, voglio presentare l’ultimo arrivato in collezione un giulio con ritratto di papa Clemente XII (1730-1740) per la zecca di Roma, che riporta al rovescio i riferimenti a quella che è ricordata come una delle più imponenti riforme monetarie dello stato pontificio:

LA RIFORMA MONETARIA DEL 1734

Tra le opere per le quali è ricordato papa Corsini di certo va menzionata la riforma monetaria del 1734, mirata a porre freno alla tesaurizzazione ed alla conseguente carenza di circolante nello Stato Pontificio, e posta in atto riallineando il valore delle monete in oro e argento allo zecchino, con rapporto di valore oro-argento apri a 15:1.

Tra i nominali in argento, il giulio viene così ridotto di peso a 2,802 grammi (57,123 grani) contro i 3,055 grammi pre-riforma, e prenderà il nome di “giulio riformato”.

Interessante notare come sia Martinori che Muntoni accennino al fatto che il testone non fosse interessato a tale riforma, non rilevando testoni di Clemente XII con pesi differenti ed attribuibili quindi ai due periodi; nella realtà dei fatti questo nominale fu coniato unicamente dopo la riforma, come confermano i documenti di estrazione in zecca, pertanto una differenza ponderale si sarebbe potuta verificare unicamente dal confronto con emissioni di pontefici precedenti Clemente XII.

In ogni caso si stabilì che, per quanto possibile, non ci fossero in circolazione monete dello stesso valore nominale ma con pesi differenti, e pertanto venne disposto il ritiro delle vecchie monete e che solo al completamento delle coniazioni dell’intera somma stabilita per il 1734, ossia 300mila scudi di moneta, le nuove venissero messe in circolazione (le prime estrazioni di moneta riformata dalla zecca avverranno il 21 aprile 1734).

Al fine di avere metallo da coniare, venne avviata anche la raccolta di ori e argenti tra privati, pagati in ragione del titolo del metallo contenuto.

Per le operazioni di ritiro e coniazione, non essendo sufficienti maestranze e macchinari della zecca centrale romana, venne appaltato parte del lavoro all’officina privata della famiglia Hamerani, gestita dai fratelli Ermenegildo ed Ottone.

In questa officina di via dè Coronari a Roma fu disposto inoltre, dal maggio dello stesso 1734, che fossero lavorati i contorni delle monete (operazione per la quale non era attrezzata la zecca centrale), al fine di ostacolare l’opera dei tosatori. Si disponeva pertanto di realizzare “un giro o sij orlo che le contorni nella costa e questo o a festone o vero a cordoncino”

contorno.jpg

A testimoniare lo sforzo posto in atto per la riuscita di questa riforma e il risanamento del circolante, va sottolineato come in pochi mesi del 1734 fu coniato un quantitativo quadruplo di quanto coniato nei quattro anni precedenti del governo di Clemente XII.

Le cronache dell’epoca parlano effettivamente di una risanata situazione economico-monetaria, ma la riforma venne in parte vanificata dai successivi anni in cui alle guerre europee che interessavano “di passaggio” lo Stato Pontificio, si affiancherà anche la carestia.

LA MONETA

giulioclementexiiavroma.jpg

Il giulio in argento presenta al diritto il busto a destra di papa Clemente XII con camauro ed attorno, da sx: CLEMENS – XII ° P ° M ° A ° V

Al rovescio il motto che allude alla riforma di cui sopra, racchiuso in cerchio di due nastri intrecciati, su quattro righe: A ° A ° A // F ° F // RESTITVTVM // COMMERC

Dove le abbreviazioni stanno per AURO ARGENTO AERE FLANDO FERIUNDO RESTITUTUM COMMERCIUM, un motto ripreso dalla romanità e che vuole alludere alla migliorate (ristabilite) condizioni per il commercio dovute all’implementazione della riforma (simboleggiata dalla coniazione e fusione di oro, argento e bronzo).

In basso l’armetta di Mons. Nicolò Casoni, presidente delle Zecche pontificie.

Peso: 2,78 grammi Diametro: 25-25,6 mm Contorno: cordonato

E’ classificato dal Muntoni al n°75 (CNI 60)

Di questa moneta ho trovato solamente un passaggio in asta, Varesi 16-1992 (lotto 506), dove era classificata RARA e realizzò 260mila lire, qualcuno ha informazioni di altri passaggi più recenti ?

Ciao, RCAMIL.

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Supporter

Ottimo ,esauriente,stimolante intervento,Roberto.La moneta e' sicuramente piu' rara di quella con lo stemma papale sul dritto. Ora mi spulcio un po' di cataloghi di aste italiane degli ultimi anni.Una domandina:considerando la grande rarita' delle monete d'argento dei Papi immediatamente precedenti Clemente XII ( Innocenzo XIII e Benedetto XIII),non e' che,a farne le spese,furono proprio le monete di questi Papi?

Edited by RobertoRomano
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Una domandina:considerando la grande rarita' delle monete d'argento dei Papi immediatamente precedenti Clemente XII ( Innocenzo XIII e Benedetto XIII),non e' che,a farne le spese,furono proprio le monete di questi Papi?

E' una bella domanda, indubbiamente il circolante del periodo era già scarso, motivo primario per la riforma del 1734 ma certamente nell'opera di ritiro delle monete pre-riforma sono finite anche le monete dei papi precedenti, considerando soprattutto che le coniazioni dei primi 4 anni di pontificato di Clemente XII furono anch'esse scarse.

Credo che non vi fosse registro delle tipologie ritirate, se non dei quantitativi, per cui una risposta certa non la potremo avere. Il vero guaio è che qualsiasi furono le monete, queste furono destinate al crogiuolo... :(

Ciao, RCAMIL.

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Supporter

Se ci fossimo stati noi a visionare le monete da fondere,eh!Avremmo fatto una strage!Sarei uscito dalla zecca imbottito d'argento!

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I graffi che si vedono al rovescio si trovano spesso su monete di Clemente XII. Sono aggiustamenti di peso?

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I graffi che si vedono al rovescio si trovano spesso su monete di Clemente XII. Sono aggiustamenti di peso?

Se fossero aggiustamenti di peso sui tondelli pre-coniazione, una volta coniata la moneta si troverebbero sui rilievi ma sarebbero annullati dallo schiacciamento sui campi (come ad esempio sui 6 ducati d'oro di Napoli).

In questo caso presumo che sia un difetto dovuto all'estrazione della moneta dal conio, se non alla successiva operazione di lavorazione del contorno, che come visto sopra era effettuata dagli Hamerani anche per le monete coniate nella zecca centrale.

Ciao, RCAMIL.

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Se fossero aggiustamenti di peso sui tondelli pre-coniazione, una volta coniata la moneta si troverebbero sui rilievi ma sarebbero annullati dallo schiacciamento sui campi (come ad esempio sui 6 ducati d'oro di Napoli).

Giusta osservazione.

In questo caso presumo che sia un difetto dovuto all'estrazione della moneta dal conio, se non alla successiva operazione di lavorazione del contorno, che come visto sopra era effettuata dagli Hamerani anche per le monete coniate nella zecca centrale.

Propenderei per la seconda possibilità, dato che a quanto ho potuto vedere questi graffi sono veramente tipici delle emissioni di questo pontefice. La cosa mi fa pensare che il problema possa essere legato all'estrazione della moneta dalla macchina orlatrice, come hai detto introdotta in questa occasione presso l'officina degli Hamerani, e sia stato poi risolto col miglioramento della tecnica di produzione (le maestranze potrebbero essersi "familiarizzate"). Viceversa, non mi risulta in questo periodo l'adozione di nuovi macchinari per la coniazione (in senso stretto) che avrebbero potuto provocare il difetto in questione.

A proposito, sappiamo nello specifico quali macchine si usavano all'epoca per le zecche pontificie? La pressa a bilanciere o quella a vite mi sembrano buoni candidati per le coniazioni in metallo prezioso. Dalla forma lenticolare di certi quattrini non mi stupisce se si usasse ancora il molinetto per la coniazione dei piccoli nomimali. La pressa a rulli non credo fosse stata ancora introdotta. Possibile che per esempio a Gubbio si coniasse ancora a martello? Non mi sentirei di escluderlo vista la pessima qualità di certe emissioni.

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A proposito, sappiamo nello specifico quali macchine si usavano all'epoca per le zecche pontificie? La pressa a bilanciere o quella a vite mi sembrano buoni candidati per le coniazioni in metallo prezioso. Dalla forma lenticolare di certi quattrini non mi stupisce se si usasse ancora il molinetto per la coniazione dei piccoli nomimali. La pressa a rulli non credo fosse stata ancora introdotta. Possibile che per esempio a Gubbio si coniasse ancora a martello? Non mi sentirei di escluderlo vista la pessima qualità di certe emissioni.

La zecca di Roma non era tra le più avanzate del periodo, per la coniazione delle piastre si utilizzava ancora una trafila ad acqua impiantata nel 1661, azionata grazie all'energia idrica. Per i testoni tale macchina era invece utilizzata manualmente (senza ausilio dell'acqua).

Nel periodo di papa Clemente XII i grossi nominali erano quindi coniati con coni rotanti (rulli) mentre gli argenti minori e l'oro erano coniati con le cosiddette "castagnole" rotanti.

In pratica erano una sorta di progenitori dei coni multipli su rulli, ma il conio "a fungo" aveva solo il gambo incastrato sui rulli rotanti che fungono da supporti, e portava l'incisione sul "cappello del fungo"; la coniazione avveniva per il passaggio del tondello (quadrato, da fustellare in un secondo momento) tra i due coni.

Rispetto ai coni incisi su rulli si aveva il vantaggio dell'intercambiabilità dei coni "a fungo" e che, come supporti, si potevano utilizzare rulli di laminazione ormai logori.

Questo metodo era molto rapido ma adatto unicamente ai piccoli diametri, per i mezzi grossi ad esempio si arrivavano a coniare fino a 65 monete al minuto. Restò in uso a Roma fino all'inizio del XIX secolo (anche Tivoli lo utilizzò per le madonnine). Inconveniente delle castagnole rotanti era che le monete coniate risultavano concave e necessitavano di una martellata tra due legni di raddrizzamento :rolleyes:

Per i nominali maggiori questo "metodo rapido" non era adatto per cui, per dare seguito alla coniazione di una quantità maggiore di monete, nel 1735 venne impiantato nell'officina degli Hamerani un torchio a bilanciere in bronzo.

Questo metodo era più preciso, ma necessitava di tre operai, due sui bracci del bilanciere e uno al conio, mentre per le castagnole ne erano sufficienti due, uno all'alimentazione dei tondelli ed uno per le operazioni successive al conio.

Quanto a Gubbio, zecca che coniava in esclusiva il rame per Roma e lo Stato Pontificio (escluse le legazioni) fin dal XVII secolo e fino alla ripresa delle coniazioni della zecca centrale nel 1738, utilizzava già i coni su rulli.

Non è da escludersi comunque che vi fossero anche coniazioni con coni singoli, più semplici da realizzare.

Ciao, RCAMIL.

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