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lingoziana

ferdinando II. le monete.

salve a tutti voi del forum !

vorrei che qualcuno di voi, mi dia delle delucidazione sul valore delle monete ai tempi di Ferdinando II.

tipo quante piastre ci volevano per fare i 3 0 i 6 ducati, quanto valeva una piastra da 120 grana, e cosa ci si poteva comprare.

spero di essere stato chiaro e che qualcuno mi dia delle risposte.

grazie anticipatamente a tutti. :D :) :P

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In generale, durante il periodo borbonico nel napoletano, il rapporto tra i diversi nominali è questo. Il cavallo equivale ad 1/6 di tornese, il tornese a ½ grano, la pubblica a 3 tornesi, il carlino a 10 grana, il tarì a 20, il ducato a 100 grana, la piastra a 120 grana. Dunque per arrivare ad una moneta da sei ducati occorrevano 5 piastre.

Sui prezzi nella prima metà dell'ottocento a Napoli, Nunzio Federico Faraglia, nella sua fatica decdicata a questo argomento, riporta una caterva di prezzi correnti nelle fiere e nei mercati, con frequenti variazioni. Diciamo che con una piastra in mano alla Fiera di Foggia nel 1849 potevi portarti a casa a malapena una pecora. Un bue poteva costare dai 70 ad oltre 100 ducati, un mulo da 50 a 70, mentre un buon cavallo poteva raggiungere i 300 ducati. Per un rotolo di lardo si doveva spendere almeno un tarì (20 grana). Un rotolo da 33 once (800 grammi) di pane nel 1830 poteva costare da 6 a 8 grana. mentre il grano alla borsa di Barletta stava a circa 10 carlini il tomolo. Il capitone si vendeva a 54 grana il rotolo nel 1810, 32 grana nel 1780, mentre caciotte e caciocavalli oscillavano tra 30 e 40 grana, ossia 3 o 4 carlini nel 1822, mentre per gli stessi alimenti si sborsavano18-20 grana nel 1780.

Erano tempi grami, specialmente per le continue carestie e qualche grossa epidemia di colera, in cui il potere d'acquisto dei salari andava riducendosi progressivamente. Gli affitti a Napoli crescono moltissimo nella prima metà dell'800, tanto che per un'abitazione costituita da cucina + 1 vano sopra li Tre Re a Toledo (una comune casa popolare) se si dovevano sborsare nel 1749 15 ducati l'anno, nel 1834 si arriverà a 40. Considera che negli stessi anni un pastore abruzzese guadagnava scarsi 20-30 ducati l'anno. Il salario di un agricoltore non superava i 20 grana al giorno. I comui impiegati dell'amministrazione non guadagnavano di più, anche se godevano a Napoli di un maggior prestigio sociale per la natura non manuale e vagamente intellettuale della loro professione. Il loro stipendio oscillava tra 1 e 2 carlini al giorno, dai 4 ai 6 ducati al mese. I ministri invece si videro decurtare lo stipendio annuo dai 10000 ducati l'anno di Murat, ai 6000 concessi da Ferdinando II con decreto del 1832. Tutto questo in controtendenza rispetto ad altri paesi europei (in testa l'Inghilterra) in cui nello stesso periodo stipendi e salari andavano crescendo.

Quanto ai beni di lusso. Le zuccheriere in porcellana dipinta andavano da 60 grana a 4 ducati e mezzo nel 1798. Le chicchere da 15 grana a 1,75. Le tazze da brodo con piatto 1 ducato, le caffettiere da 2 a 4,5 ducati, mentre un insalatiera (sempre in porcellana dipinta) costava 3 ducati e 60. Le statuine in bisquit, sempre nel 1798 variavano in genere da 1 a 10 ducati.

http://floridiana.napolibeniculturali.it/visite-tematiche/nel-museo/T_OA10/slide_view?page=7&rows=1&cols=1

Il sogno della mia vita, questo "Apollo e Marsia" dello Spagnoletto, fu stimato 800 ducati in un inventario del 1862.

http://ciapemchelcavegn.spaces.live.com/blog/cns!9FE04286224B51FF!3340.entry

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Ma nel 1862 i tempi erano già mutati e si faticava ad adottare nei conti la nuova moneta sabauda (un pò come oggi con gli euri). E per i regnicoli napoletani la vita era diventata, se possibile, ancora più magra. Ricordo una novella del Verga (il titolo mi pare fosse "Viva il Re!") che raccontava la storia di un carrettiere siciliano che, durante una visita di Ferdinando II in Sicilia, aveva il dubbio onore di portare a spasso il sovrano. Al termine della passeggiata riceveva da questo una grossa moneta (non vorrei sbagliarmi, l'ho letta che ero ragazzino, ma mi pare si trattasse di una piastra). Il povero carrettiere torna a casa tutto contento e, da buon risparmiatore, seppellisce la moneta sotto gli assi del piancito. Passano gli anni, e il povero carrettiere si ritrova oberato dalle imposte. Schioda le tavole per prendere la moneta, ma scopre con sgomento che questa è ormai fuori corso perché sono arrivati ormai gli ancora più esosi sovrani piemontesi!

Per approfondimenti ti rimando al libro da cui ho tratto il grosso delle notizie. Un libro appassionante e ricco di curiosità che ti consiglio:

Nunzio Federico Faraglia, Storia dei prezzi in Napoli dal 1131 al 1860, Napoli 1878. Disponibile anche in anastatica Forni.

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