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Moneta e Credito nell'economia medioevale italiana

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numa numa
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IL RUOLO CENTRALE DELLA TOSCANA NELL'ECONOMIA FIANZIARIA EUROPEA NEI SECOLI XIII-XV

La Toscana rivestiva, alla fine del 1200 il ruolo di principale potenza economica nell'Europa di allora.

Mercanti e banchieri lucchesi, senesi e fiorentini erano i creditori di papi e sovrani.

La Toscana era , assieme alle Fiandre, una delle regioni più densamente popolate (si calcola fossero 2 milioni gli abitanti comprensivi del tessuto rurale e urbano). Firenze con una popolazione di 100.000 abitanti era una delle città più popolose d'Europa.

Questo periodo di intensa attività economica e crescita d'importanza sullo scacchiere dei commerci internazionali portò ad una massiccia rivalutazione del fiorino che passò da un valore di una libbra di 240 denari nel 1252, anno della sua introduzione, a un valore di oltre due libbre nel 1296.

GROSSO E FIORINO

Il fiorino possedeva tutti gli attributi essenziali richiesti da uno standard monetario internazionale :

il suo valore intrinseco restò praticamente inalterato per secoli

l'aggio di coniazione restò sempre su livelli minimi

la sua purezza venne difesa ad oltranza dalle autorità cittadine ( un certo Mastro Adamo in Dante venne arso vivo in Firenze nel 1281 per aver prodotto fiorini falsi del tenore di 21 carati)

Assieme il grosso veneziano e il fiorino costituiscono le principali valute di regolamento commerciale, in pratica rimpiazzando ovunque il vecchio denaro che aveva servito egregiamente allo scopo fin dalla sua introduzione nell'VIII secolo, a seguito della riforma carolingia che aveva segnato l'ingresso dell'economia monetaria medioevale dopo i secoli delle dominazioni barbariche e della ridotta attività economica.

L'ingresso di questi due nuovi nominali uno d'argento, il grosso, e l'altro d'oro , il fiorino, segna un nuovo, più elevato livello di attività e sviluppo economico. Le nuove attività commerciali e mercantili che si svilupperanno con l'Italia dei Comuni, porterà presto anche all'insorgere di nuove esigenze, di strumenti commerciali e creditizi come le lettere di credito. le lettere di cambio e i primi tioli di debito pubblico.

BANCHIERI E MERCANTI

Il caos monetario del 1100 e 1200 portò all'insorgere di intermediari bancherius che avevano la facoltà di trasferire, con u n semplice tratto di penna, somme di denaro evitando tediosi e estenuanti calcoli per stabilire l'intrinseco di un gruppo di monete , magari tutte diverse tra loro.

A volte mercanti stessi divenivano , per necessità, banchieri (Frescobaldi, Bardi, Peruzzi) aprendo conti correnti per una ristretta cerchia di clienti.

All'inizio, le banche, non prestavano nulla in più dell'ammontare dei depositi da loro detenuti. Ovvero non vi era creazione di credito.

A partire dal XV secolo il ratio delle riserve si abbassò notevolmente e banchieri veneziani e genovesi detenevano solo il 20% o 30% come riserve a fronte di quanto concesso some credito.

DEBITO PUBBLICO

Il debito pubblico veneziano risultava essere di 420.000 ducati nel 1340 crescendo fino a raggiungere un record storico di 8.850.000 di ducati nel 1420, per poi diminuire nella rstante parte del XV secolo.

I più rigorosi genovesi riuscirono a contenere il loro debito stabilizzandolo attorno ai 2.4 - 3.0 milioni di fiorini (per comodità di calcolo) nello stesso arco temporale.

Firenze invece emula Venezia e anch'esaa raggiunge la cifra recordi 8 milioni di fiorini nella prima metà del Quattrocento.

All'inizio, non essendoci titoli di stato, gli interessi per finanziare il debito pubblico venivano riscossi tramite l'iniquo sistema delle prestanze

un sistema di prestiti forzosi basati su uncenso fondiario e applicati come tasse che appena bastavano a pagare gli interessi del debito pubblico.

Lo studio delle fondamentali congiunture economiche del XIV e XV secolo in una prossima puntata :)

numa numa

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ghezzi60

Buon Giorno,

Intervengo per fornire delle precisazioni in merito al costo di coniazione delle monete presso la zecca del comune di Firenze nel periodo della repubblica.

Penso vada fatta una distinzione fondamentale tra la coniazione del fiorino e quella delle altre monete, il primo era moneta di riferimento internazionale, le altre monete in argento e mistura avevano per lo più diffusione locale o regionale.

Allego copia di una tabella ricavata dal Vol III del CNF che da una indicazione nei vari periodi del prelievo percentuale (costo di coniazione) per la realizzazione di fiorini a partire da oro fino, il calcolo dei costi di affinamento è un capitolo a parte.

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I minimi e i massimi dell’incidenza dei costi corrispondono inversamente ai minimi e ai massimi, almeno fino agli anni trenta del quattordicesimo secolo, dei volumi di produzione dei Fiorini.

Il calo del 1294 è dovuto al fatto che risultava meno costoso per i mercanti rivolgersi ad altre zecche che nel frattempo avevano iniziato a coniare oro, così come il calo del 1318, successivamente la concorrenza ha mantenuto i costi nei limiti. Tra le due date indicate, e anche dopo, vengono emesse norme tendenti a impedire ai mercanti di far coniare monete fuori Firenze.

I costi percentuali aumentano notevolmente per le monete con intrinseco e nominali più bassi.

Si arriva fino a un prelievo per i costi di oltre il 70% nel 1472 per la coniazione del picciolo da un denaro. Possiamo pensare alle monete in mistura come monete di servizio per i piccoli commerci quotidiani e ipotizzo fossero coniate direttamente dal comune.

Chiaramente si tratta di una situazione particolare, per l’argento i costi erano compresi a seconda dei periodi fra il minimo del 1461 del 0.39% e il massimo del 5.98% nel 1350. Facendo una sorta di media anomala possiamo indicare costi medi tra il 2% e il 3%.

cordialità

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