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g.aulisio

Far West

Hippalektryon, chi era costui?

La storia comincia (o meglio ricomincia) nel 1868.

Nei pressi delle mura di Volterra viene rinvenuto un ripostiglio costituito da alcune verghe d'argento, una statuetta a forma di leone, sempre d'argento, un tondello non coniato e 65 minuscole frazioni arcaiche, il tutto contenuto in un recipiente ceramico, probabilmente di bucchero (IGCH 1875).

La scoperta viene immediatamente messa in relazione con quella avvenuta l'anno precedente ad Auriol, a pochi chilometri da MarsIglia, dove, sempre in un contenitore ceramico, erano state rinvenute 2130 frazioni arcaiche, per la stragrande maggioranza di tradizione ionica (IGCH 2352).

Il ritrovamento del "Tesoro di Auriol" aveva fatto un certo scalpore, avendo per la prima volta portato alla luce in maniera imponente quella che è considerata una delle prime monetazioni d'occidente, realizzata dai coloni focesi, fondatori di Marsiglia, durante il VI sec. a.C.

All'epoca del rinvenimento, proprio in ragione di questa stretta relazione, ci sarà anche chi arriverà a mettere in dubbio la genuinità del ripostiglio di Volterra, ipotizzando un'operazione speculativa messa in atto da qualche commerciante.

In effetti la coincidenza è curiosa, ma ancora più curioso è che gli altri due più importanti rinvenimenti contenenti frazioni di tipologia riconducibile a quella dei pezzi di Auriol si situano in quella stessa manciata di anni: nel 1862 era stato rinvenuto il tesoretto di Morella (Spagna centromeridionale, IGCH 2311), contenente 21 monete di cui alcune di quello che sarà successivamente definito "tipo Auriol", e nel 1868, stesso anno di Volterra, quello di Pont de Molins (Catalogna, IGCH 2313), contenente 46 monete e, proprio come a Volterra, alcune verghe d'argento grezzo.

Sulla base di questi rinvenimenti monetari, e di altri epigrafici ed archeologici, prenderà consistenza la conoscenza di quel milieu culturale che dalle coste dell'Etruria a quelle spagnole, passando per la Provenza, vedeva nel VI secolo l'incrociarsi di mercanti Etruschi e Ioni, lungo rotte commerciali punteggiate di scali ed empori, che facevano perno sulle colonie focesi di Marsiglia, Aleria, probabilmente Emporion, e l'Etruria settentrionale costiera (la pesenza di una comunità di ioni è attestata a Populonia), in quello che all'epoca può considerarsi l'estremo occidente, il Far West appunto, della colonizzazione greca.

Ma torniamo all'Hippalektryon, e a Volterra.

Il ripostiglio fu smembrato, quindi in parte ricostituito presso il medagliere di Firenze, successivamente "perso" in seguito all'alluvione dell'Arno, ricercato inutilmente a più riprese dal Pautasso per conto del Furtwaengler, finalmente ritrovato e pubblicato nel 1975 dalla Cristofani Martelli.

La composizione superstite (52 pezzi) è la seguente:

a) 1 es. con foca natante a d. e globetto

b) 1 es. con testa di foca a s.

c) 3 es. con testa di foca a d.

d) 1 es. con testa di ariete a d.

e) 1 es. con protome di capro rampante a s.

f) 1 es. con testa di rapace a d.

g) 3 es. con testa femminile a d.

h) 2 es. con elmo ionico a s.

i) 17 es. con Hyppalektryon a s.

l) 7 es. con Hyppalektryon a d.

m) 15 es. con Gorgoneion

Fin dall'epoca del rinvenimento le monete furono generalmente attribuite a Marsiglia, per similitudine (e in alcuni casi identità) con in pezzi di Auriol, fino al 1973 quando il Furtwaengler (il principale studioso della monetazione arcaica di Marsiglia) sulla base dei tre pezzi pubblicati dal Gamurrini nel 1874 proponeva un'attribuzione "etrusca" della maggior parte dei pezzi di Volterra.

Nel 1975 finalmente le monete venivano ritrovate nei magazzini di Firenze e pubblicate, e la Cristofani Martelli proponeva le seguenti attribuzioni:

a) 1 es. con foca natante a d. e globetto - Focea?

b) 1 es. con testa di foca a s. - Focea?

c) 3 es. con testa di foca a d. - Focea?

d) 1 es. con testa di ariete a d. - Provenza (Auriol)

e) 1 es. con protome di capro rampante a s. - "imitazioni occidentali"

f) 1 es. con testa di rapace a d. - "imitazioni occidentali"

g) 3 es. con testa femminile a d. - imitazioni locali di imitazioni provenzali

h) 2 es. con elmo ionico a s. - imitazioni locali di imitazioni provenzali

i) 17 es. con Hyppalektryon a s. - Etruria (Populonia?)

l) 7 es. con Hyppalektryon a d. - Etruria (Populonia?)

m) 15 es. con Gorgoneion - Etruria (Populonia?)

con una datazione tra la metà del VI e quella del V sec.

Quasi in contemporanea alla pubblicazione del ripostiglio da parte della Cristofani Martelli, nel 1976, usciva l'opera monumentale del Furtwaengler sulla monetazione arcaica di Marsiglia che, del tutto indipendentemente, confermava in sostanza queste attribuzioni, escludendo la pertinenza provenzale di tutti i tipi di Volterra con l'esclusione del pezzo a testa d'ariete.

Negli anni succssivi, soprattutto a causa di ricerche clandestine col metal detector (rispetto alle quali in territorio francese, pur essendo illegale, c'è purtroppo una certa tolleranza di fatto) una ventina di esemplari dei vari tipi "Volterra" (compreso qualche esemplare di Hyppalektryon e Gorgone) venivano rinvenuti in Provenza, ma anche in Catalogna, e da parte di alcuni numismatici francesi veniva proposta una riattribuzione Marsigliese o provenzale.

Tesi rifiutata nel 2002 dal Furtwaengler, in ragione della massiccia diffusione nelle zone oggetto dei rinvenimenti di importazioni etrusche di VI sec. (bucchero e ceramica etrusco-corinzia), nonchè dalla presenza stabile, attestata epigraficamente, di mercanti etruschi che effettuavano scambi argento monetato (Pech Maho ed Emporion).

L'attribuzione è quindi mantenuta in ambiente etrusco, forse nell'ambito di una comunità di mercanti Ioni residenti a Populonia, l'utilizzazione nell'ambito di una rete commerciale greco etrusca che copriva la zona costiera tra la Toscana e la penisola Iberica.

Ma l'Hippalektryon?

Eccolo l'Hippalektryon, in tutto il suo orrore (anche la foto ci mette del suo...)

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gr. 0,98

E' proprio roba da Far West...

Siamo agli albori della monetazione etrusca, o si tratta dell'opera di coloni focesi installati in Provenza?

Certo è che guardando la gorgone (o ciò che ne resta) nel sottomultiplo, l'ipotesi Populonia non sembra poi così remota....

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gr. 0,48

Fatto sta che tanto l'Hippalektryon che la gorgone di Volterra hanno trovato posto nella SNG di Firenze.

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Inviato (modificato)

Ma l'Hippalektryon?

Eccolo l'Hippalektryon, in tutto il suo orrore (anche la foto ci mette del suo...)

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gr. 0,98

E' proprio roba da Far West...

Siamo agli albori della monetazione etrusca, o si tratta dell'opera di coloni focesi installati in Provenza?

Certo è che guardando la gorgone (o ciò che ne resta) nel sottomultiplo, l'ipotesi Populonia non sembra poi così remota....

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gr. 0,48

Fatto sta che tanto l'Hippalektryon che la gorgone di Volterra hanno trovato posto nella SNG di Firenze.

Considerato che Populonia non conierà mai monete con l'incuso neanche nei primissimi tempi della sua evoluzione monetale, ma si concentrerà su nominali molto piu' pesanti , completamente slegati da queste iconografie,e probabilmente per alcuni di questii,la stessa Populonia, fosse solo un garante fiduciario per corrispondenza ponderale e di titolatura, ma non l'autrice materiale, direi che i due pezzi siano stati inseriti a sproposito nella monetazione Etrusca,ma che, sempre tenendo a monito il Gorgoneion di Populonia successivo e la serie con l'ippocampo ancora da situare con certezza territorialmente ,ne possano essere stati l'ispirazione.

Modificato da numizmo
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Non lo so se i pezzi con l'Hippalektryon ed il Gorgoneion di Volterra siano stati inseriti a sproposito nella monetazione emessa in Etruria oppure no.

Personalmente, allo stato attuale delle conoscenze, non trovo elementi concreti per poterlo affermare con certezza, ma ancora meno per poterlo escludere.

Pertanto sarei portato a dire di no.

Certamente ci troviamo di fronte ad emissioni arcaiche di tradizione orientale, questo è piuttosto evidente, così come è estremamente probabile (considerando tecnica e stile)

che si tratti di una tradizione "secondaria", ossia che non si tratti di emissioni emesse in Ionia, ma piuttosto di emissioni eseguite in occidente da gruppi umani che con quella tradizione avevano qualcosa a che fare.

Sulla presenza degli Ioni in occidente, come colonizzatori (Velia, Alalia, Massalia, Emporion) un po' ne sappiamo. Così come sappiamo dei loro traffici, che probabilmente si spingevano fino alla "mitica" Tartessos, nell'estremo sud della penisola Iberica, sul versante atlantico, al di là delle colonne d'Ercole.

Sappiamo anche della presenza di Ioni in comunità stabili in Etruria, tra l'altro a Populonia.

Ma d'altronde la cultura etrusca di questo periodo è letteralmente imbevuta di elementi di origine egeo-anatolica: è per questo che è detta "orientalizzante".

Almeno fino al 520 a.C., quanto meno nel distretto minerario, sono i Greci d'Oriente ad essere i principali partner commerciali "greci" degli Etruschi, sostituiti successivamente dagli Egineti.

Nello stesso tempo, così come gruppi di Ioni erano presenti in Etruria, il commercio etrusco era ben presente nell'estremo occidente "greco", dalla Liguria alla Catalogna, in alcuni casi con insediamenti stabili, come sembrano attestare le iscrizioni bilingui ritrovate

a Pech Maho e ad Emporion.

Potremmo dire che i tipi di Volterra di cui parliamo, hippalektryon e gorgone, ci proiettano all'incrocio di due filoni estremamente complicati della monetazione antica: la monetazione arcaica dei Focei d'occidente e l'inizio della monetazione etrusca.

Relativamente al primo, sono diverse le problematiche ancora aperte: per citare quelle che mi paiono più interessanti (tralasciando la bagarre ponderometrica, sulla quale si potrà tornare) c'è l'aspetto legato ai pezzi col leone di Massalia e al loro rapporto con l'analoga monetazione arcaica di Velia.

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Massalia, gr. 0,77

I tipi provenzali sono stati approfonditamente analizzati dal Furtwaengler, mentre lo stesso non può dirsi per le frazioni veline portanti lo stesso tipo: l'opera del Williams, eccellente (per quanto perfettibile) per ciò che concerne la monetazione classica, non è certo allo stesso livello quando affronta le frazioni arcaiche.

Mettendo da parte altri contributi, ed il tema leone a destra/sinistra (opinabile), i rapporti tra le coniazioni arcaiche delle due città "sorelle" sono ancora sfuggenti.

Altro tema "caldo", che ha qualche analogia con quello dell'attribuzione dei pezzi a Hippalektryon ed a testa di gorgone del tesoro di Volterra, è quello dei pezzi con dritto a testa d'ariete e rovescio a "croce puntinata" del tesoro di Auriol.

Qui la questione è decisamente più complessa.

Diversi tipi col dritto a testa d'ariete e rovescio a quadrato incuso (o svasticoide: anche quello dei rovesci rappresenta un tema non secondario, già affrontato a suo tempo dal Babelon, che andrebbe approfondito...), dirette derivazioni di prototipi ionici, sono stati rinvenuti ad Auriol ed attribuiti a Marsiglia.

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Massalia, gr. 0,53

Un pezzo del genere fa anche parte del "tesoro di Volterra", l'unico di quell'insieme indiscutibilmente attribuito alla colonia focese, o quanto meno ad un ambiente ionico provenzale.

Ma ci sono altri pezzi, presenti ad Auriol, in cui la testa d'ariete assume caratteristiche stilistiche piuttosto particolari, e che soprattutto il rovescio, in cui il quadrato incuso si declina in una particolare forma qudrilobata contenente una croce puntinata, differenzia dalle altre "teste d'ariete" del ripostiglio provenzale.

Diverse frazioni, caratterizzate dallo stesso tipo, sembrano essere presenti.

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gr. 0,52

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gr. 0,36

Decisamente i pezzi hanno poco a che vedere da un punto di vista stilistico con gli altri del "tesoro di Auriol".

Stanti i rinvenimenti in area iberica e catalana di monete dello stesso tipo con la presenza di ulteriori sottomultipli, apparentemente disconnessi da un punto di vista pondometrico dalla pur complessa situazione di Auriol, ne è stata ipotizzata un'emissione di area focese iberica, riconducibile ad Emporion.

Tale attribuzione è contrastata: rifiutata, per quanto non in termini definitivi dalla Campo, in quanto tale emissione arcaica non avrebbe nulla a che vedere con i tipi successivi di Emporion, è stata al contrario accettata dal Villaronga.

D'altronde risulta piuttosto difficile ipotizzare un'altra attribuzione in quell'area ed in quel periodo.

Rivolgendoci al secondo filone, quello cioè relativo alla problematica della prima monetazione etrusca, la situazione è già quanto mai complicata per ciò che concerne la datazione, senza spingersi nel campo delle attribuzioni.

Il ritrovamento di Prestino ha (sperabilmente) fatto giustizia delle ipotesi di cronologia bassa che avevano accumunato l'Hackens, il Marchetti ed il Vecchi, però la questione è tutt'altro che risolta. In ogni caso per le prime emissioni, "pesanti", di area etrusca non mi consta che ci siano ipotesi di datazione precedenti la seconda metà del V sec.

Per contro anche per questi primi tipi etruschi in senso stretto (ad esempio il tipo gorgone/thezi) viene ipotizzata l'emissione da parte di gruppi gentilizi.

In breve, tralasciando tutti gli elementi di "assonanza" stilistica e culturale non tanto con la monetazione etrusca, all'epoca ancora inesistente, quanto con la cultura materiale così come attestata archeologicamente, l'ipotesi di emissioni eseguite da gruppi di tradizione ionica stabiliti in Etruria non mi sembra da escludere recisamente.

Qualora l'utilizzo di una unità ponderale di ca gr. 5,50 (cosiddetta "microasiatica") che accumunerebbe i pezzi di Volterra con quelli più tardi con la gorgone/thezi, col cinghiale, la chimera, il leone marino, la protome di leone, fosse confermato, farebbe ipotizzare una coniazione su piede autoctono, dando piena ragione alla definizione che il Furtwaengler dà di queste emissioni, chiamandole "greco-etrusche" (da un punto di vista pondometrico -oltre che tipologico- i pezzi di Volterra sembrano totalmente estranei ai sistemi adottati in Provenza, così come emergono dall'analisi dei pezzi di Auriol).

Chiaramente il quadro potrebbe cambiare totalmente nel momento in cui dovessero emergere nuove evidenze.

Per ora ci sono solo alcuni articoli sui Cahiers Numismatiques che tentano di ricondurre l'attribuzione di questi pezzi in Provenza, ma, oggettivamente, con argomenti pressochè inesistenti.

In sintesi: un'attribuzione certa è, allo stato delle conoscenze, impossibile. Ci sono alcune probabilità, ed alcune ipotesi.

Ciò che è certo è che si tratta di una monetazione del Far West, di un estremo occidente ancora indigeno, in cui i coloni e i mercanti della Ionia circolavano e scambiavano, portando, tra le altre cose, la conoscenza della moneta, che proprio sulle coste dell'Asia Minore aveva vuto origine.

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Inviato (modificato)

In tutto questo, fatto salvo che sposo la teoria dell'emissione locale di certe monete, sub judice all'autorizzazione e garanzia da parte di Populonia, e dando per acquisito il piede ponderale di 5,5-5,8 grammi anatolico, la cosiddetta "tetradracma" con vaso, che riporta chiaramente il segno di valore XX , didracma, come la si inquadra? A che periodo e a che sistema ponderale, visto che avendo sentito ,all'epoca,la necessità di indicare chiaramente il valore, evidentemente occorreva identificare in modo univoco il valore facciale ,dato che, viste le dimensioni, poteva tranquillamente essere confusa come una tetradracma per il peso?

E, soprattutto, perché emettere una moneta cos' pesante con una indicazione di valore che sembra contrastante col sistema ponderale applicabile?

Grazie in anticipo per la eventuale risposta.

Modificato da numizmo

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Il piede ponderale di 5,5-5,8 gr non è certo generalizzato in Etruria, però è probabilmente comune alle frazioni di origine ionica ed ai pezzi elencati sopra, di zecche e probabilmente periodi diversi. Già i pezzi di Populonia col Gorgoneion fanno riferimento ad un sistema diverso. Lo stesso vale per la serie col vaso, riferita ad un altro sistema ancora.

Purtroppo, tranne che per le serie di Popolonia e poco altro (ovviamente riferendosi all'argento), non disponiamo di informazioni sufficienti per poter azzardare attribuzioni precise (e in alcuni casi anche imprecise), e l'unico metodo per poter ipotizzare datazioni, anche relative, appare limitato all'analisi stilistica e dei rapporti ponderali, con tutti i limiti derivanti dalla consapevolezza che differenti sistemi ponderali erano probabilmente in uso nello stesso momento.

Basandosi su dati iconografici e stilistici M. Cristofani riconduce tutte le serie basate sul piede di 5.5 al periodo classico tardo, tranne quella gorgone/ruota, decisamente più arcaica.

L'unico aggancio di cronologia assoluta di una qualche consistenza è dato del ritrovamento di Prestino, che daterebbe l'inizio delle emissioni al Gorgoneion di Populonia almeno alla fine del V sec., mentre non abbiamo dati per collocare nel tempo la seconda fase, caratterizzata (secondo alcune ipotesi) dall'adozione del piede euboico di 4.31 gr.

Per ciò che concerne le altre serie etrusche riportanti segni di valore (tra le quali quella col vaso) il Marchetti ha tentato di ricostruirne l'articolazione e i rapporti sul piano ponderale, individuando almeno 4 sistemi, mettendoli in relazione con le riduzioni dell'asse romano, e datando l'insieme al III sec., scaglionato sulla successione delle riduzioni (secondo il Marchetti: librale, semilibrale, trientale, quadrantale e sestantale). Secondo questa ipotesi la serie col vaso sarebbe riconducibile alla riduzione semilibrale.

Lavoro sicuramente interessante quello del Marchetti (ritengo meriti comunque la lettura) ma basato su presupposti molto probabilmente erronei e soprattutto messo pesantamente in crisi dalla Gorgone da XX di Prestino.

La mia opinione è che i dati a disposizione siano ancora troppo scarsi per permetterci di delineare un quadro. Soprattutto di fronte ad un fenomeno che, da quel poco che emerge, appare estremamente diversificato.

La stessa esiguità della maggior parte delle emissioni invita inoltre a porsi l'interrogativo su quale ne fosse il reale significato.

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Oltretutto, almeno a far base dai dati di ritrovamento e dalla usuale diminuzione di pesi per valori facciali identici, se la Gorgone di Prestino è da datarsi al V secolo, le tridracme e questa tetradracma/didracma a che periodo si devono riferire? non certo al III secolo dato che è illogico e economicamente senza senso pensare che il Gorgoneion a parità di valore nominale ,sia piu' arcaico rispetto a queste emissioni.Allora, probabillmente, saranno proprio queste emissioni, partendo probabilmente dal XX assi col vaso e scivolando verso le tridracme su piede anatolico a tracciare una linea temporale da cui, in seguito nascerà quella che è la monetazione cittadina di Popuonia, sempre assumendo che le tre tipologie citate, Cinghiale, Chimera e Vaso , siano effettivamente emissioni a collocazione locale e rispettanti solo piede e caratura della lega,ma con iconografia "libera".

Dall'areale di distribuzione si potrebbe ipotizzare una piu' vicina diffusione alla città di Populonia della tridracma col Cinghiale,( piu' presente in Val di Cornia come rinvenimenti) spostandosi verso le colline metallifere e il lago Prile per le emissioni con la Chimera ( ritrovata fino alla zona colllinare ben oltre Roselle verso il Senese)e passando alla zona dell'Argentiera per le emissioni con il Vaso( fino alla zona del sasso Pisano e agli affioramenti vulcanici locali).

E la didracma con la testa di Tinia e il rovescio non liscio, come usuale e cartteristico delle emissioni di populonia, come si colloca?Ponderalmente risponde ai tipi euboici, perà si distacca dalle altre emissioni sia per lo stile, decisamente piu' raffinato delle altre didracme di populonia e molto piu' di matrice Greca, e per la caratteristica di esistere solo con coniatura al rovescio, specifica per il tipo( per cui da non confondere con le scritte o pseudoscritte delle monete populoniesi normalmente a rovescio liscio), sulla falsariga delle emissioni di Thezle.L'areale di distribuzione lo colloca nella fascia di popolamento del lago Prile anch'esso ( stesse zone della Chimera ma estesa anche ala Val di cornia),per cui:è sempre moneta di Populonia oppure, vista la dislocazione e la somiglianza morfologica dell'emissione è piu' legata alla monetazione interna del tipo di Thezle?

Mi scusi delle domande e delle inesattezze contenute in esse.

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discussione interessantissima..!

complimenti ad Aulisio e a Numizmo per i loro interventi

mi spiace solo non avere purtroppo abbastanza tempo

per contribuirvi in modo piu costruttivo che non solo con i complimenti.. ;)

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a me il passaggio che maggiormente intriga dell'intera vicenda è il seguente:

All'epoca del rinvenimento, proprio in ragione di questa stretta relazione, ci sarà anche chi arriverà a mettere in dubbio la genuinità del ripostiglio di Volterra, ipotizzando un'operazione speculativa messa in atto da qualche commerciante.

In effetti la coincidenza è curiosa, ma ancora più curioso è che gli altri due più importanti rinvenimenti contenenti frazioni di tipologia riconducibile a quella dei pezzi di Auriol si situano in quella stessa manciata di anni: nel 1862 era stato rinvenuto il tesoretto di Morella (Spagna centromeridionale, IGCH 2311), contenente 21 monete di cui alcune di quello che sarà successivamente definito "tipo Auriol", e nel 1868, stesso anno di Volterra, quello di Pont de Molins (Catalogna, IGCH 2313), contenente 46 monete e, proprio come a Volterra, alcune verghe d'argento grezzo.

se ipotizziamo che il ripostiglio volterrano sia un "falso" speculativo... allora l'intera storia è da riscrivere!

chi sosteneva questo e sulla base di quali approfondimenti? solo sulla suggestione temporale dei ritrovamenti ravvicinati o anche su altre basi?

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Inviato (modificato)

se ipotizziamo che il ripostiglio volterrano sia un "falso" speculativo... allora l'intera storia è da riscrivere!

chi sosteneva questo e sulla base di quali approfondimenti? solo sulla suggestione temporale dei ritrovamenti ravvicinati o anche su altre basi?

Chi mise in dubbio l'autenticità del ripostiglio fu Ponton d'Amécourt in un articolo pubblicato nel 1873 nei rendiconti della Société Française de Numismatique.

Il giudizio del Ponton si basava comunque su notizie piuttosto sommarie che riportavano il rinvenimento di monete "identiche" a quelle di Auriol (in realtà una solo moneta di Volterra, quella con la testa di montone, è riconducibile ai tipi di Auriol), e non può certo considerarsi approfondito.

La pubblicazione di alcuni pezzi di Volterra da parte del Gamurrini nel 1874 in qualche modo chiudeva la questione.

E se il rinvenimento fosse stato falso? L'intera storia sarebbe stata da riscrivere?

Le monete sono considerate unanimamente autentiche. Il concetto di "falso" poteva semmai essere attribuito all'insieme.

Proviamo a fare, a puro titolo di esercizio, due ipotesi circa la fantomatica "manipolazione effettuata da commercianti".

Ipotizziamo che il "tesoro" sia stato artificialmente costituito utilizzando un gruppo di monete di provenienza non locale, magari una parte del rinvenimento di Auriol, per sfruttare commercialmente l'effetto che tale rinvenimento aveva avuto nell'ambiente numismatico, e che ciò fosse accertato.

La storia della presenza di Ioni in Etruria, e di Etruschi negli empori provenzali e catalani, non sarebbe intaccata: ci sono ben altre testimonianze, archeologiche ed epigrafiche.

Al contrario da un punto di vista numismatico ora non ci staremmo certo a domandare se i pezzi all'Hippalektryon ed al Gorgoneion incusi siano da attribuire, come zona d'emissione, all'Etruria.

Ipotizziamo invece invece che la stessa operazione fosse stata messa in atto proponendo sotto forma di "tesoro" una serie di frazioni arcaiche aggregate a partire da rinvenimenti o collezioni locali, sempre per sfruttare in qualche modo l'"onda" di Auriol: anche in quel caso non ci staremmo a domandare se l'Hippalektryon è stato coniato in terra etrusca o no: ne avremmo praticamente la certezza.

L'ipotesi della manipolazione era già morta nell'ultimo quarto del XIX secolo, cionondimeno una riflessione su questa vicenda può darci un'idea della fragilità delle basi delle nostre conoscenze, e dell'importanza che anche un singolo rinvenimento può assumere nel tentativo di rimettere in connessione i rari tasselli a nostra disposizione.

E viene in mente la discussione in atto in questo momento nella sezione "Legislazione".

Modificato da g.aulisio

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i ripostigli e rinvenimenti, anche singoli, sono documenti preziosi sia per la storia numismatica che per la storia in senso lato.

per questo è giusto tutelarli, ma la tutela va fatta, a mio modesto avviso, attuando una politica non repressiva sul modello inglese che credo sia il migliore visti i frutti che ha portato negli anni soprattutto in tempi recenti.

per carità sarebbe da adattare alla complessità del territorio italico, però non lo vedo un modello così irrealizzabile se solo ci fossero delle sensibilità numismatiche tra coloro i quali son preposti a legiferare!

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Caro Grigioviola,

Su questo tema credo che le nostre visioni siano molto distanti.

E qui mi fermo, poichè c'è un apposita discussione che si sta occupando di questo topic.

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Oltretutto, almeno a far base dai dati di ritrovamento e dalla usuale diminuzione di pesi per valori facciali identici, se la Gorgone di Prestino è da datarsi al V secolo, le tridracme e questa tetradracma/didracma a che periodo si devono riferire? non certo al III secolo dato che è illogico e economicamente senza senso pensare che il Gorgoneion a parità di valore nominale ,sia piu' arcaico rispetto a queste emissioni.Allora, probabillmente, saranno proprio queste emissioni, partendo probabilmente dal XX assi col vaso e scivolando verso le tridracme su piede anatolico a tracciare una linea temporale da cui, in seguito nascerà quella che è la monetazione cittadina di Popuonia, sempre assumendo che le tre tipologie citate, Cinghiale, Chimera e Vaso , siano effettivamente emissioni a collocazione locale e rispettanti solo piede e caratura della lega,ma con iconografia "libera".

Dall'areale di distribuzione si potrebbe ipotizzare una piu' vicina diffusione alla città di Populonia della tridracma col Cinghiale,( piu' presente in Val di Cornia come rinvenimenti) spostandosi verso le colline metallifere e il lago Prile per le emissioni con la Chimera ( ritrovata fino alla zona colllinare ben oltre Roselle verso il Senese)e passando alla zona dell'Argentiera per le emissioni con il Vaso( fino alla zona del sasso Pisano e agli affioramenti vulcanici locali).

E la didracma con la testa di Tinia e il rovescio non liscio, come usuale e cartteristico delle emissioni di populonia, come si colloca?Ponderalmente risponde ai tipi euboici, perà si distacca dalle altre emissioni sia per lo stile, decisamente piu' raffinato delle altre didracme di populonia e molto piu' di matrice Greca, e per la caratteristica di esistere solo con coniatura al rovescio, specifica per il tipo( per cui da non confondere con le scritte o pseudoscritte delle monete populoniesi normalmente a rovescio liscio), sulla falsariga delle emissioni di Thezle.L'areale di distribuzione lo colloca nella fascia di popolamento del lago Prile anch'esso ( stesse zone della Chimera ma estesa anche ala Val di cornia),per cui:è sempre moneta di Populonia oppure, vista la dislocazione e la somiglianza morfologica dell'emissione è piu' legata alla monetazione interna del tipo di Thezle?

Mi scusi delle domande e delle inesattezze contenute in esse.

Bellissime domande, Numizmo. Avere delle risposte sarebbe ancora più bello.

Escludiamo dalla partita le frazioni arcaiche "ioniche", concentrandoci sulle emissioni che possiamo ritenere più propriamente etrusche.

Mettiamo per il momento anche da parte le teorie del Marchetti circa un legame con la monetazione romana.

Credo che per tentare di orientarci dobbiamo partire da alcune considerazioni:

1. L'area Etrusca è in stretto contatto con la cultura greco-orientale almeno dall'VIII secolo. Cionondimeno l'intervallo temporale in cui possiamo ragionevolmente collocare (globalmente) le emissioni di cui stiamo parlando (escluse le frazioni a r. incuso) si situa tra l'ultimo quarto del V e il III sec. a.C.

2. Per la maggior parte delle emissioni il numero di esemplari superstiti è talmente esiguo che non ci permette di avere chiara quale fosse la finalità stessa delle emissioni.

3. La mancanza di dati di rinvenimento all'esterno dell'area etrusca (con le eccezioni di Malta e di Prestino) ci spinge a pensare che le emissioni avessero una circolazione eminentemente locale.

4. Nel caso di Prestino il rinvenimento si colloca in un contesto culturale antecedente la produzione e gli scambi monetari: non sappiamo come la gorgone da X sia finita a Prestino, ma sappiamo che a Prestino alla fine del V sec. non esisteva un'economia di scambio basata sulla moneta, locale o straniera.

5. L'assenza di dispersione ci porta a ritenere poco probabile che le emissioni fossero finalizzate a fini bellici (mercenariato) o commerciali ad ampio raggio. E d'altra parte la taglia dei nominali ci fa escludere un sistema di tipo kapeloi. Sembrerebbe pertanto che ci troviamo di fronte ad un fenomeno piuttosto originale.

5. Ci sono buone probabilità che nell'area, tra il periodo tardo arcaico e l'inizio di quello ellenistico, fossero presenti contemporaneamente più sistemi ponderali, utilizzati nello stesso momento in luoghi diversi, ma non necessariamente distanti.

6. I dati di rinvenimento, nel caso specifico e tranne eccezioni, possono dare delle preziose indicazioni, ma stante l'eseguità dei rinvenimenti documentati, non permettono un'attribuzione certa.

7. Per analogia con analoghe situazioni in ambiti con i quali è provato esistessero intense relazioni commerciali (penso a Marsiglia), è ammissibile la possibilità di cambiamento di diversi piedi ponderali nell'arco temporale preso in considerazione (tra il V e il III sec.) nell'ambito della stessa zecca.

8. I tratti di questa monetazione non ci danno alcuna evidenza di un continuum delle emissioni. Al contrario, stanti le caratteristiche che potremmo definire "effimere" di parecchie serie, non è da escludere la presenza di iatus temporali, di momenti di discontinuità anche sensibili tra un'emissione e l'altra della medesima polis.

Intanto, siamo d'accordo su questo?

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La discussione, nelle intenzioni, era indirizzata alle emissioni di frazioni arcaiche greco-indigene dell'estremo d'occidente, ma si è successivamente reorientata concentrandosi sulle prime emissioni etrusche in argento. Ben venga il nuovo orientamento: il tema è interessantissimo, e non dispone di molti punti fermi. Il dibattito su queste serie, con la condivisione di informazioni, idee ed ipotesi, può pertanto risultare estremamente interessante e costruttivo.

Solo, scorrendo la discussione, si nota uno scostamento tra quelle che sono le immagini postate, tutte frazioni arcaiche occidentali di tradizione ionica, e il contenuto degli ultimi interventi, incentrati sulle prime emissioni argentee etrusche.

Per questo ritengo sia opportuno richiamare "visualmente" le monete di cui si sta parlando. Da un lato ciò può risultare molto utile a chi, interessato alla discussione, può non necessariamente conoscere le serie di cui si parla. Dall'altro si potrebbe tentare di strutturare gli interventi sulla base delle varie serie, cercando di integrare informazioni generali, bibliografia, ipotesi interpretative, dati di rinvenimento, per poi successivamente (o anche contemporaneamente) tentare di ricostruire un quadro d'insieme delle varie emissioni.

Lo sforzo di utilizzare immagine non vincolate da diritti fa sì che le illustrazioni proposte non siano molto accattivanti: vecchie foto ottocentesche o disegni al tratto ricavati dalle opere di A. Sambon, di L. Sambon, del Garrucci o dal BMC. Accontentiamoci.

Al fine di poter identificare univocamente le monete di cui si parla propongo di utilizzare (salvo eccezioni) per comodità la numerazione del vecchio Sambon (Arthur), antica quanto si vuole ma, ahime, ancora attuale, a cui si potranno affiancare eventualmente nuovi riferimenti (HN o altri).

Il riferimento tipologico è richiamato nelle immagini postate: semplicemente con la numerazione originale quando le immagini sono tratte direttamente dalle illustrazioni o dalle tavole dell'opera A. Sambon, con un'etichetta aggiunta "S.<numero>" quando le immagini provengono da altri testi.

Detto questo cominciamo.

La prima serie proposta è la Thezi/Thezle, quella che stilisticamente (quanto meno per ciò che riguarda il pezzo con la Gorgone) sembrerebbe la più arcaica.

1. Thezi/Thezle

La serie è composta da quattro pezzi riconducibili probabilmente a due nominali, statere e dracma, con una variante anepigrafe del nominale maggiore con la Gorgone.

post-3247-0-77988500-1306182114_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.11 - Statere persico - 2 esemplari conosciuti di cui uno trovato a Vulci - 450-300 a.C.

F. Catalli 19982 n.4a - peso medio g.10,29 (4 esemplari)

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.206 - Statere - peso 9,25-11,1 - due esemplari trovati (assieme) a Vulci - 475-450 a.C.

post-3247-0-88419600-1306182166_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.12 - Statere persico - 3 esemplari conosciuti di cui uno trovato a Vulci ed un altro (probabilmente suberato) trovato a Malta - 450-300 a.C.

F. Catalli 19982 n.4b - peso medio g.11,44 (5 esemplari)

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.207 - Statere - peso 11,3-11,45 - stesse informazioni di rinvenimento del Sambon - 475-450 a.C.

post-3247-0-67847500-1306182230_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.13 - Emistatere persico - 2 esemplari conosciuti - 450-300 a.C.

F. Catalli 19982 n.3 - peso medio g.5,28 (4 esemplari)

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.209 - Dracma - peso 5,25-5,35 - stesse informazioni di rinvenimento del Sambon - 375-350 a.C.

post-3247-0-48178000-1306183190_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.14 - 5/6 di statere persico - 1 esemplare conosciuto, acquistato a Civitavecchia nel 1861 - 450-300 a.C.

F. Catalli 19982 n.5 - peso g.9,33 (1 solo esemplare conosciuto)

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.208 - Statere - peso 9,39 - stesse informazioni di rinvenimento del Sambon - 375-350 a.C.

L'attribuzione è tradizionalmente riferita a Vulci, sulla base degli esiguissimi dati di rinvenimento sopra riportati,

L'Hackens e il Cristofani hanno prodotto analisi interpretative e attribuzioni cronologiche e metrologiche piuttosto distanti. Ci torneremo.

Le ipotesi più recenti pongono comunque alla base di questa serie il famoso piede anatolico, o micro-asiatico. di 5,5-5,8 gr.

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Un secondo gruppo tra le emissioni citate, la cui associazione - convenzionale - deriva essenzialmente da caratteristiche legate alla tecnica di produzione e da quello che è stato ipotizzato esserne il riferimento ponderale.

2. Emissioni a rovescio liscio (chimera, leone marino, cinghiale, protome di leone).

post-3247-0-63049400-1306358211_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.15 - Didracma persica - 1 esemplare - verso il 450 a.C.

F. Catalli 19982 n.8 - peso medio g.10,57 (5 esemplari) [compreso il tipo successivo]

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.113 - Didracma - peso 10-11 - due esemplari trovati nei pressi di Populonia - 500-400 a.C. [compreso il tipo successivo]

post-3247-0-00536200-1306362639_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.16 - Didracma persica - 1 esemplare trovato tra Populonia e Pianale di Castagneto - verso il 450 a.C.

F. Catalli 19982 n.8 - peso medio g.10,57 (5 esemplari) [compreso il tipo precedente]

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.113 - Didracma - peso 10-11 - due esemplari trovati nei pressi di Populonia - 500-400 a.C. [compreso il tipo precedente]

post-3247-0-61104600-1306362837_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.17 - Terzo di statere - 3 esemplari conosciuti di cui due trovati a Populonia e a Pianale di Castagneto - verso il 450 a.C.

F. Catalli 19982 n.9 - peso medio g.4,01 - tra g.5,48 e g.3,40 - (6 esemplari)

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.114 - Tetrobolo, diobolo? - pesi g5,5, c.g.3,7, g.1,2-2,6 (3 diversi nominali?) - due esemplari trovati nei pressi di Populonia - 500-400 a.C.

post-3247-0-24047300-1306362986_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.18 - Tetradracma euboica - 4 o 5 esemplari di cui uno trovato a Populonia - dopo il 450 a.C.

F. Catalli 19982 n.7 - peso medio g.16,49 (5 esemplari)

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.111 - Didracma - peso 16,3-16,7 - un esemplare trovato a Populonia - 500-400 a.C.

post-3247-0-62093500-1306359184_thumb.jp

A. Sambon 1903 n.19 - Tetradracma euboica - 5 esemplari- dopo il 450 a.C.

F. Catalli 19982 n.6 - peso medio g.16,15 (6 esemplari)

N.K. Rutter 2001 (HN Italy) n.112 - Didracma - peso 15,7-16,7 - un esemplare trovato nei pressi di Populonia - 500-400 a.C.

Questi pezzi sono tradizionalmente attribuiti a Populonia, e anche in questo caso è stato ipotizzato l'utilizzo del metro ponderale anatolico o microasiatico.

Ovviamente anche in questo caso la questione è aperta.

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Riporto "su" questa vecchia discussione, in quanto in qualche modo attinente ad altre due che si stanno svolgendo in questo momento.

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Inviato (modificato)

Discussione affascinante, purtroppo mi era sfuggita.

Così come sappiamo dei loro traffici, che probabilmente si spingevano fino alla "mitica" Tartessos, nell'estremo sud della penisola Iberica, sul versante atlantico, al di là delle colonne d'Ercole.

Colgo l'occasione per avere delle informazioni da persone che conoscono bene la materia: ho letto in almeno in un paio di testi di un tale Pytheas di Marsiglia che grosso modo ai tempi di cui parliamo descrisse esplorazioni fin all'estremo nord della Gran Bretagna (compresa la durata del giorno fino alla mezzanotte, i ghiacci polari, ecc...) e probabilmente arrivò fin alla Scandinavia; cosa che peraltro confermava, sembra, quanto già sapevano i fenici; immagino che non si trattasse solo di esplorazione...

I fenici, d'altra parte, commerciavano lo stagno con la Cornovaglia in modo piuttosto regolare almeno dal 700-600, ma probabilmente da assai prima; considerando che anche l'ambra era una merce interessante posso anche supporre che arrivassero via mare fin al Baltico, non sarebbe poi strano.

Dubito che da quelle parti la moneta greca avesse corso, quindi riterrei che si procedesse con cambi o pagamenti con quantità pesate di metallo.

Sarebbe poi strano trovare che in queste quantità pesate di metallo fossero presenti anche monete (e monete in generale, non necessariamente appartenenti al popolo che le scambiava) ?

Scambiate ovviamente a peso, ma non necessariamnete convertite subito in altro e quindi rimaste tal quali.

Quindi un ritrovamento anche in Gran Bretagna di monete marsigliesi oppure greche, avute anche tramite i fenici, non mi sembra sia un caso poi tanto sorprendente; rientravano in uno scambio a peso. Strano che non le si sia trovate, piuttosto... ma magari non sono informato.

Questo per dire che non vedo dove stia il problema se delle monete di Marsiglia sono state trovate in Etruria o viceversa visto che erano pure molto vicine; sarebbe stato strano non ne fossero state trovate.

Caso mai il fatto che siano state trovate assieme a pezzi di metallo "da fusione" conferma che erano considerate come tali e non come "moneta".

Chi le ha coniate, dove, quando e perchè ?

Difficile dirlo, visto che i ritrovamenti non possono essere molto di aiuto a questo punto (se non per le piccole monete che certamente non erano anche aggetto di commerci e scambi, sia pure a peso).

Giusto un paio di "elucubrazioni" per ravvivare la discussione, veramente interessante.

Modificato da Giuseppe
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Speriamo effettivamente venga ravvivata. Credo ci fossero parecchi temi da sviluppare. Intervengo giusto per inserire un elemento, visto che hai citato lo stagno della Cornovaglia. Il principale rinvenimento "estero" di dramme padane, imitazioni della dramma massaliota, di III-II sec (un po' tardi rispetto al periodo di cui si parla, lo ammetto...) fu rinevnuto proprio a Penzance, in Cornovaglia. Si tratta di un insieme composto da pezzi probabilmente emessi nel Piemonte orientale, assieme d altri il cui luogo di emissione puo' situarsi tra Brescia e Verona.

Che ce li abbiano portati i Fenici é abbastanza improbabile.

(sulla via dell'ambra - e quindi sugli itinerari Baltico-Alpi-Adige-Mediterraneo, sul ruolo di Frattesina di Fratta Polesine, sui tesoretti misti di monete arcaiche-argento non monetato ed altri interessantissimi spunti presenti nel tuo post ci sarebbe parecchio da dire, e discutere... Lo faremo ;) )

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Vorrei ritornare sull'argomento, dato il suo estremo interesse. Lo faccio partendo da due affermazioni di Giovanni, che mi hanno colpito e che meritano di essere approfondite:

"Questo per dire che non vedo dove stia il problema se delle monete di Marsiglia sono state trovate in Etruria o viceversa visto che erano pure molto vicine; sarebbe stato strano non ne fossero state trovate.

Caso mai il fatto che siano state trovate assieme a pezzi di metallo "da fusione" conferma che erano considerate come tali e non come "moneta"."

E' assolutamente ragionevole pensare che monete prodotte da entità che intrattenevano contatti commerciali così ampi tra di loro (peraltro archeologicamente accertati) vengano ritrovate nei rispettivi territori. In realtà ciò che a noi sembra ovvio e ragionevole, non sempre è provato dai ritrovamenti. Ricordo ad esempio il caso della dracma di Massalia (sia pesante che leggera), che non è mai stata ritrovata in nord Italia, pur essendo il Piemonte e la Liguria due aree molto prossime geograficamente alla Provenza e che inoltre intrattenevano vivaci scambi di tipo commerciale. Dalla letteratura ufficiale, ma mi sembra anche da quella ufficiosa dei ritrovamenti illeciti, non risulta davvero nessun ritrovamento di dracme originali di Marsiglia: questo sì che è strano...

Sulla questione del significato del ripostiglio di Volterra, pur non conoscendo le interpretazioni che sono state date dai vari autori che se ne sono occupati, mi permetto di dire che, considerati i (seppure pochi) dati del ritrovamento e i materiali associati, è difficile credere che si tratti di materiale destinato alla fusione. La presenza di una statuetta di leone, oggetto evidentemente di grande pregio, cozza con questa ipotesi. Il fatto che tutto il ripostiglio si trovasse all'interno di un vasetto di bucchero, anch'esso oggetto di pregio, è un altro indizio a sfavore di questa ipotesi.

Sulla compresenza di argento monetato e non monetato, non bisogna poi stupirsi eccessivamente: anche se non sappiamo in quale orizzonte cronologico collocare questo complesso, è comunque ragionevole credere che sia piuttosto antico, da riferirsi ad un periodo in cui la moneta iniziava a diffondersi ma non aveva ancora soppiantato altri modi di tesaurizzazione della ricchezza (lingotti).

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Vorrei ritornare sull'argomento, dato il suo estremo interesse. Lo faccio partendo da due affermazioni di Giovanni, che mi hanno colpito e che meritano di essere approfondite:

E' assolutamente ragionevole pensare che monete prodotte da entità che intrattenevano contatti commerciali così ampi tra di loro (peraltro archeologicamente accertati) vengano ritrovate nei rispettivi territori. In realtà ciò che a noi sembra ovvio e ragionevole, non sempre è provato dai ritrovamenti. Ricordo ad esempio il caso della dracma di Massalia (sia pesante che leggera), che non è mai stata ritrovata in nord Italia, pur essendo il Piemonte e la Liguria due aree molto prossime geograficamente alla Provenza e che inoltre intrattenevano vivaci scambi di tipo commerciale. Dalla letteratura ufficiale, ma mi sembra anche da quella ufficiosa dei ritrovamenti illeciti, non risulta davvero nessun ritrovamento di dracme originali di Marsiglia: questo sì che è strano...

Sulla questione del significato del ripostiglio di Volterra, pur non conoscendo le interpretazioni che sono state date dai vari autori che se ne sono occupati, mi permetto di dire che, considerati i (seppure pochi) dati del ritrovamento e i materiali associati, è difficile credere che si tratti di materiale destinato alla fusione. La presenza di una statuetta di leone, oggetto evidentemente di grande pregio, cozza con questa ipotesi. Il fatto che tutto il ripostiglio si trovasse all'interno di un vasetto di bucchero, anch'esso oggetto di pregio, è un altro indizio a sfavore di questa ipotesi.

Sulla compresenza di argento monetato e non monetato, non bisogna poi stupirsi eccessivamente: anche se non sappiamo in quale orizzonte cronologico collocare questo complesso, è comunque ragionevole credere che sia piuttosto antico, da riferirsi ad un periodo in cui la moneta iniziava a diffondersi ma non aveva ancora soppiantato altri modi di tesaurizzazione della ricchezza (lingotti).

Due parole sui punti evocati da Etrusco, sulla base di alcuni spunti a suo tempo da @@Giuseppe, che meritano a mio avviso di essere sviluppati.

Va precisato che le due situazioni, quella celtica padana e quella relativa alla presenza ionica sulle coste settentrionali del mediterraneo occidentale, non possono essere raffrontate, per motivi cronologici (ballano più di due secoli, e CHE due secoli...) ma soprattutto storici, culturali ed economici.

Partiamo dalla cisalpina. In liguria di monete massaliote ne sono state trovate. Ma non apparentemente non hanno valicato gli appennini (sarebbe da capire se alcuni esemplari, di cui almeno uno pesante, al Museo Civico di Bologna sono di provenienza locale). Cio' a mio avviso non é molto strano: le popolazioni celtiche stanziatesi in Val Padana nel V-IV secolo (l'epoca é ancora in discussione) non sembra abbiano intrattenuto particolari rapporti commerciali con Marsiglia, ma al contrario i ritrovamenti testimoniano legami con ambiti transalpini celtici più settentrionali, attraverso i valici alpini. Monete padane si rinvengono in gallia celtica, monete celtiche si rinvengono in val padana, ed alcune emissioni celtiche dell'alta valle del Rodano, senza dubbio un'area "cerniera" portano legende in caratteri cosiddetti "leponzi" (che andrebbero meglio definiti come "nord etruschi"). La cultura materiale inoltre ci mostra come nell'ambito dell'area padana orientale la cultura lateniana, al contatto con la cultura greca rielaborata dagli etruschi e per loro tramite, abbia trovato uno sviluppo autonomo, e che i prodotti di tale sviluppo siano stati riesportati in ambito transalpino (in particolare sulla base di ritrovamenti in Svizzera e Champagne). Insomma, Marsiglia sembra piuttosto lontana: le direttrici commerciali puntano piuttosto verso la Gallia Celtica e più a Nord, verso la Belgica (monete dei Remi a Milano, e non solo) o addirittura la Britannia (due ritrovamenti isolati di dramma padana, oltre al gruzzolo di Penzance).

Per quanto riguarda il secondo punto lo scenario é totalmente differente. Lungo le rotte commerciali che costeggiano etruria, francia meridionale e spagna é un brulicare di mercanti etruschi e ioni, ed innumerevoli sono le testimonianze. Emblematica quella della lamina plumbea di Pech Maho, nella catalogna francese, un lato scritto in etrusco, anteriore, l'altro in greco ionico, successivo, con un testo che si riferisce ad un contratto di nolo di imbarcazioni, tra una serie di personaggi, variamente implicati, dai nomi greci ed iberici... E veniamo alla composizione del tesoretto di Volterra, ed alla sua natura mista: monete (frazioni) e barre d'argento. Tale composizione non significa necessariamente che l'insieme sia costituito da biglione, ossia di materiale destinato alla fusione. In ambito Ionico é accertata la circolazione di argento grezzo assieme a frazioni (che in qualche modo costituivano gli spiccioli). Molto importante in questo senso il ritrovamento di Colofone, citato in un'altra discussione, costituito dalle prime emissioni locali (emioboli e tetartemoria) a cui si accompagnava argento grezzo, in pezzatura irregolare. Il tutto, come detto, nell'area di circolazione dell'argento monetato.

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