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massi75rn

Monete Romane in mostra in India

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massi75rn

vi posto un interessante articolo riguardo monete romane imperiali e repubblicane contrassegnate da un taglio sul dritto,pensavo alle classiche contromarche ma di questa procedura non ne ero a conoscenza,chi sa dirmi di piu'?ciao

Monete Romane molto rare trovate in India in mostra a cura del Centro Culturale dell'Ambasciata Italiana. Ne dà notizia THE TIMES OF INDIA con ampie notizie sui rapporti commerciali che esistevano fra Roma e l'India.

Titolo del The Times of India del 19 gennaio 2011

THE TIMES OF INDIA del 19 gennaio 2011 ci presenta la notizia di una importante mostra di antiche monete d’oro e una raccolta di antichità Romane trovate nel sud dell’India. L’iniziativa a cura di Angela Trezza, direttrice del centro culturale dell’Ambasciata Italiana, ha preso il via martedi 18 con l’inaugurazione presso il Museo Governativo di Egmore. L’esposizione dimostrerà la storia dei contatti Roma-India grazie a oggetti artistici, fotografie e documenti, tenendo soprattutto presente che il museo contiene ben 4000 monete Romane.

L’esposizione organizzata con la collaborazione del Museo Governativo, nonché del Centro Culturale dell’Ambasciata e la Camera di Commercio e Industria Indo-Italiana, rimarrà aperta ogni giorno sino al 2 febbraio nel salone del centenario del museo.

Da punto di vista storico il commercio fra l’antica Roma e l’India può essere collocato nel periodo del governo di Augusto (27 a.C.- 14 d.C.). I Romani giunsero in India alla ricerca di pietre preziose, principalmente berillio, seta, cotone, avorio, spezie (pepe e cardamono, legno di sandalo e pavoni. In cambio l’India otteneva corallo, vino, olio d’olivo e metalli quali oro, argento e rame.

I metalli importati da Roma erano essenzialmente sotto forma di monete e medaglie. “Una caratteristica fondamentale delle monete Romane trovate in India è di presentare su di esse degli intagli di 1 o 2 mm di lunghezza prodotti con un coltello o un bulino o forse una lima. A Nadu nel Tamil, Pudukkotai e Soriyapattu sono stati trovati i più consistenti gruzzoli di monete Romane comprendenti monete con tali segni,” ha dichiarato N. Sundararajan, responsabile della sezione numismatica del museo.

Un’altra caratteristica peculiare delle monete trovate in India è la ricorrenza di contrassegni su alcune delle monete d’oro, di argento e di rame, quasi tutte databili fra il secondo secolo a.C. e il sesto-settimo secolo d. C., vale a dire dagli anni della fine della Repubblica Romana al tempo del governo Bizantino. La maggior parte delle monete provengono da gruzzoli sotterrati nel terreno all’interno di vasi.

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FlaviusDomitianus

Quello della foto sembra più che altro un assaggio per verificare la bontà del metallo, come si vede spesso anche su monete greche in argento.

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Illyricum65

Ciao,

se non ricordo male qualche tempo fa Exergus aveva postato, in una discussione su una imitativa di origine indiana, dei dati sul commercio tra Roma e India.

Questi commerci si intensificarono, sulla direttrice Arabia – India, per ovviare al controllo delle merci imposte dai Seleucidi sulle tratte terrestri di comunicazione.

Dapprima veniva utilizzata la cosiddetta Via dell’Incenso, una rotta commerciale che attraversava tutta la Penisola Arabica. L’antica Roma era grande consumatrice di spezie orientali, tra queste un posto privilegiato spettava all’incenso ricavato da una pianta (la Boswellia sacra) che nasceva lungo le coste degli attuali Oman e Yemen. Con l’incenso viaggiavano altre preziose spezie ed essenze, oltre al sale da cucina usato per la conservazione dei cibi. Grandi carovane di cammelli accompagnate da migliaia di persone impiegavano circa 6 mesi per percorre i 2.400 km della via dell’Incenso. Ancora oggi è possibile seguire le tracce di questa antichissima via andata in disuso solo quando sono state aperte le nuove rotte marittime che circumnavigavano l’Africa. Dalle coste meridionali della Penisola Arabica (nei cui porti sbarcavano anche altre spezie proventi dall’India e dall’Indonesia) le carovane sfidavano le sabbie del deserto dell’Hadramawt infestato dai predoni ed entravano tra le montagne del nord dello Yemen e del sud dell’Arabia Saudita.

Ma le stesse mete site nelle meridionali della penisola arabica erano basi commerciali verso l'est, ovvero la penisola indiana. E non solo: Il Hanshu Hou registra l'arrivo di inviati romani, via mare in territorio cinese, in quello che oggi è il Vietnam del Nord nel 166 d.C., presumibilmente sia dall'imperatore romano Antonino Pio o dal futuro imperatore Marco Aurelio. Il testo afferma esplicitamente che è la prima volta di un contatto diretto tra i due paesi.

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Illyricum65

Il commercio romano con l'India iniziò dopo l’inclusione dell'Egitto nell'Impero romano operata da Augusto. L'uso ai fini della navigazione dei monsoni, che permetteva un viaggio più sicuro di quello lungo e pericoloso lungo le coste, favorì il commercio tra India e Roma. I commercianti romani si stabilirono nell'India meridionale, fondando insediamenti commerciali che sopravvissero a lungo anche dopo la caduta dell'impero romano e la perdita da parte di Roma dei porti sul Mar Rosso, usati in precedenza per rendere sicure le tratte con l'India fin dai tempi della dinastia tolemaica.

Con la sostituzione del controllo greco con quello romano sul Mar Mediterraneo, fu rinforzato il commercio marittimo diretto con l'oriente e furono eliminate le tasse precedentemente riscosse dagli intermediari che controllavano le varie vie commerciali terrestri. La citazione di Strabone riguardo alla enorme crescita del volume commerciale dopo la conquista romana dell'Egitto suggerisce che in quell'epoca i monsoni erano conosciuti e sfruttati per il commercio.

« Ad ogni modo, quando Gallo era prefetto dell'Egitto, lo accompagnai risalendo il Nilo fino a Syene ed alle frontiere dell'Etiopia, ed appresi che fino a 120 vascelli stavano salpando da Myos Hormos verso l'India, quando in precedenza, sotto i Tolomei, solo in pochi si avventuravano nel viaggio intrattenendo commerci con l'India »

(Strabone, Geografia, II.5.12.)

Ai tempi di Augusto fino a 120 navi salpavano ogni anno da Myos Hormos verso l'India. Così tanto oro fu utilizzato in questo commercio, e apparentemente riutilizzato dai Kushan per il conio delle loro monete, che Plinio si lamentò della perdita di questa materia prima:

« India, Cina e penisola Araba chiedono cento milioni di sesterzi dal nostro impero ogni anno: tanto ci costano i nostri lussi e le donne. Che percentuale delle importazioni è dedicata ai sacrifici agli dei o agli spiriti dei defunti? »

(Plinio, Historia Naturalis, XII.41.84)

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Caio Ottavio

Salve. Non è la prima volta che mi capita di vedere le immagini di questi esemplari (per la maggior parte conservati al British Museum, come l'esemplare postato). Il fenomeno è più di natura storico-economica che numismatica: infatti riguarda i rapporti commerciali tra Roma e l'India, in particolare con il Regno di Kushan. Non voglio essere tediante, perciò dirò i fatti principali dal punto di vista storico. Dopo la caduta della dinastia Tolemaica in Egitto, i Romani, sotto Augusto, conquistarono il Paese, togliendo finalmente di mezzo un importante ostacolo per i loro commerci coll'Oriente. Infatti, i commerci via terra erano più costosi, in quanto gli Stati che le carovane attraversavano sottoponevano i mercanti al pagamento di pesanti tasse doganali. Annesso l'Egitto all'Impero, e approfittando dei periodi favorevoli, Augusto stabilì una proficua e imponente rete commerciale con i Regni dell'Estremo Oriente: Arabia, Cina e India. Ci sono molte testimonianze archeologiche che affermano l'esistenza di questi rapporti di scambio: frammenti di vasellame italico, abbondanti tesoretti monetali e statuette varie. Inoltre, questi commerci, influenzarono molto l'India del tempo: i suoi abitanti amavano soprattutto il corallo del Mediterraneo e cedevano volentieri le loro migliori perle in cambio di oro monetato o argento. Persino nella monetazione indiana di questo periodo troviamo degli esemplari che imitano monete romane, ad esempio, di Augusto, Tiberio o addirittura bronzetti tardo-imperiali, per arrivare ai conii bizantini ( la presenza di questi ultimi non deve sorprendere dato che Bisanzio e il suo Impero erano geograficamente più vicini ai Paesi interessati). Gli scritti di Plinio il Vecchio ci confermano che questi traffici commerciali, recando a Roma merci esotiche, sottraevano alle casse romane oro per non meno di 50-100.000.000 di sesterzi all'anno. Per approfondire la questione, segnalo il sito di Wikipedia in lingua inglese, che è corredato di interessanti immagini ritraenti monete romane, loro imitazioni indiane e monete dell'India stessa, oltre che a reperti di diverso genere. Lascio il link: http://en.wikipedia.org/wiki/Indo-Roman_trade_and_relations

Per quanto riguarda questi "tagli", potrei concordare in linea di massima con quanto già detto da FlaviusDomitianus. Non tutti sono sicuri dello scopo di questi segni sulle monete romane trovate in India: alcuni pensano che i Romani volessero condizionare le popolazioni locali con la moneta, noto strumento persuasivo di propaganda politica. Inoltre, non manca chi afferma che alcuni indiani si siano ribellati a questo "giochetto" romano e abbiano volontariamente deturpato le effigi degli imperatori di Roma per declinare l'ingresso del potere e dell'influenza di monarchie straniere sul suolo indiano. Infatti, a sostegno di questa tesi, si possono notare alcuni esemplari aurei (come quello di Traiano illustrato nel link precedente) che non sono affatto rovinati con dei segni. Ho notato che questi ultimi si concentrano sulle monete emesse dagli imperatori della dinastia Giulio - Claudia (Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone) e sono assenti su esemplari successivi, come ad esempio, oltre al Traiano già citato, un altro aureo di Settimio Severo corrispondente al RIC 203cf e lo stesso assenti su monete repubblicane come il denario di Q. Metellus Pius Scipio classificato come Cr.459/1; Syd.1046.

Edited by Caio Ottavio

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Illyricum65

In India, i porti di Barbaricum (l'attuale Karachi), Barygaza, Muziris e Arikamedu (sulla punta meridionale dell'India) erano i principali centri di questo commercio. Il Periplus maris erythraei descrive i mercanti greco-romani nell'atto di vendere a Barbaricum «piccoli vestiti, biancheria ricamata, topazi, coralli, ambra, franchincenso, vasi in vetro, argento e oro, ed un po' di vino» in cambio di «costus, bdellium, lycium, Nardostachys grandiflora, turchesi, lapislazzuli, abiti serici, abiti di cotone, filati di seta e indaco»; a Barygaza potevano comprare grano, riso, olio di sesamo, cotone e vestiti.

Muziris (oggi Kodungallur) è una città portuale dello stato di Kerala (India meridionale), tra i maggiori centri di commercio con l'impero romano. Grandi mucchi di monete ed innumerevoli lotti di anfore, trovati nella città di Pattanam, hanno stimolato l'interesse archeologico per il riconoscimento geografico di questa città portuale.

Secondo il Periplus, molti marinai greci intrattenevano un intenso commercio con Muziris:

« Muziris e Nelcynda, che sono ora di primaria importanza [...] Muziris, dello stesso regno, abbonda di navi mandate qui con carichi dall'Arabia, e dalla Grecia; si trova su un fiume, con una distanza da Tyndis al mare di 500 stadia, e dal fiume al porto di 20 stadia »

(Periplus Maris Erythraei, 53-54)

Il Periplus Maris Erythraei cita un mercato chiamato Poduke (cap. 60), che G.W.B. Huntingford identifica con buona probabilità con Arikamedu (oggi parte di Ariyankuppam), a circa tre chilometri dall'odierna Pondicherry. Huntingford trovò anche vasellame romano ad Arikamedu nel 1937, e scavi archeologici tra il 1944 ed il 1949 dimostrarono che fu "una stazione commerciale in cui venivano importati beni di fattura romana durante la prima metà del I secolo d.C.". Gli scavi archeologici a Arikamedu, sulla costa orientale dell'India … hanno portato alla luce un intero insediamento commerciale romano, certamente attivo dal I al III secolo d.C., in cui erano presenti stabilmente mercanti ed artigiani con le rispettive famiglie. In particolare i ritrovamenti di frammenti di ceramica di fabbricazione italiana (di Arretium o Arezzo) (vedi sotto)...

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... hanno spinto l'orientalista J. Filliozat a formulare l'ipotesi, confermata da una iscrizione epigrafica, di una datazione antecedente del sito, almeno nell'ultima metà del I secolo a.C. Di questa località vi è anche un riscontro testuale, poiché il suo nome compare sia nell'opera anonima Periplus maris erythraei come Podoukē, sia nella lingua tamil come puduceri, ovvero città nuova, da cui probabilmente la Pondichéry francese. Anfore, oggetti d'uso comune, statuette di terracotta, vasi e perfino cammei sono stati rinvenuti nella colonia romana vicino a Pondichéry, così come una certa quantità e varietà di monete imperiali romane, presenti anche in diverse altre località dell'India meridionale.

Molte monete romane sono state trovate in India, specialmente nei centri marittimi del sud. I re dell'India meridionale riconiarono le romane sostituendo la propria faccia a quella dell'imperatore romano, come per dimostrare la propria sovranità. Citazioni del commercio si trovano anche nella letteratura Sangam in lingua tamil dell'India. Una di queste citazioni dice: "Le bellissime navi costruite dagli Yona arrivavano con oro e ripartivano con spezie, e Muziris risonava di grida."

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Imitazione indiana di denario di Augusto

Per quanto concerne la presenza di tagli/incisioni sulle monete romene rinvenute e di metalli nobili… l’unica riflessione che riesco a formulare è che la moneta, giunta in India, aveva un valore intrinseco dato dal peso di metallo nobile in essa contenuta e l’incisione della superficie garantiva l’effettiva bontà del conio, dimostrando che non si trattava di un “suberato”o equivalente, insomma… che non si trattava di una “sola”.

Praticamente l’equivalente delle punzonature frequentemente presenti sui denarii legionari ed indicanti l’avvenuta verifica della qualità della moneta da parte dei nummulari.

Mentre stavo cercando dati, mi pare che anche Flavius Domitianus abbia proposto la stessa ipotesi.

Ciao

Ilyricum

:)

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massi75rn

il valore intrinseco del metallo e' una buona ipotesi,pero' facendo una breve ricerca al museo di chennai ho riscontrato che gli aurei esposti erano tutti senza incisione,ma di periodi successivi ad augusto.chissa' forse gli indiani avevano incominciato a fidarsi degli imponenti scambi commerciali con roma e semplicemente di conseguenza ce ne erano talmente tante in circolazione che conoscevano bene la moneta autentica rispetto al suberato locale.vi lascio il link del museo dateci un occhiata,ciao

http://www.chennaimuseum.org/draft/gallery/04/01/coin10.htm

http://www.chennaimuseum.org/draft/gallery/04/01/coin11.htm

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Caio Ottavio

Infatti, come ho già detto in precedenza: <<Ho notato che questi ultimi (i "segni") si concentrano sulle monete emesse dagli imperatori della dinastia Giulio - Claudia (Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone) e sono assenti su esemplari successivi, come ad esempio, oltre al Traiano già citato, un altro aureo di Settimio Severo corrispondente al RIC 203cf e lo stesso assenti su monete repubblicane come il denario di Q. Metellus Pius Scipio classificato come Cr.459/1; Syd.1046.>>

Ciò è facile da riscontrare se qualcuno ha visto il link che ho segnalato.

Edited by Caio Ottavio

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Illyricum65
il valore intrinseco del metallo e' una buona ipotesi,pero' facendo una breve ricerca al museo di chennai ho riscontrato che gli aurei esposti erano tutti senza incisione,ma di periodi successivi ad augusto.chissa' forse gli indiani avevano incominciato a fidarsi degli imponenti scambi commerciali con roma e semplicemente di conseguenza ce ne erano talmente tante in circolazione che conoscevano bene la moneta autentica rispetto al suberato locale

Questa potrebbe essere un'ipotesi. Dopo una certa diffidenza e scarsa conoscenza può esser subentrata una certa fiducia nell'interlocutore romano.

Ciao

Illyricum

:)

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Paleologo

Sull'argomento di questa discussione c'è un intero capitolo in questo libro:

post-838-0-24351300-1313425224_thumb.jpg

Vecchiotto ma ancora estremamente godibile, abbastanza rigoroso anche senza pretese "scientifiche". Fuori catalogo ma reperibile in rete.

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Caio Ottavio

Credo di avere qualche novità: non bisogna andare, poi, tanto lontano. Dalla vendita Gorny & Mosch Giessener Münzhandlung > Auction 196 del 7 March 2011, lotto numero 2524.

Lot description:

RÖMER

RÖMISCHE KAISERZEIT

Tiberius, 14 - 37 n. Chr.

Aureus 14 - 17 n. Chr. Lugdunum. 7.67 g. Vs.: TI CAESAR DIVI AVG F AVGVSTVS, Kopf mit Lorbeerkranz n. r. Rs.: PONTIF MAXIM, Livia als Iustitia sitzt mit Zepter u. Zweig n. r. (zwei Grundlinien). RIC 25; C. 15; BMC 30; BN 13; Calicó 305d.

Eine Dupondius-Prägung aus Emerita in Lusitanien (RPC 39, s. hier Losnummer 1974) zeigt auf dem Revers die gleiche sitzende Iustitia wie auf dieser Aureus- und Denar-Emission des Tiberius und ist dabei durch die Umschrift (Iulia Augusta) wie auch durch die Nodusfrisur eindeutig als Livia bezeichnet.

Vs. Prüfhieb, s-ss

Estimate: 700 EUR

Price realized: 800 EUR

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Illyricum65

Ciao,

cercando tutt'altro mi son imbattuto in monete imitative romane provenienti da un hoard del SRI-LANKA! :blink:

Segnalo il link di riferimento, per quanti fosse incuriositi dalle stesse, che mi hanno richiamato alla mente la discussione di cui all'oggetto:

http://www.vcoins.com/ancient/ancientimports/store/listCategoriesAndProducts.asp?idcategory=150&curPage=1

Questa la descrizione fornita, mi scuso per non averla tradotta.

" Contemporary imitative bronzes of the late Roman period are not uncommon and are found over most of Europe, Eastern Europe and the Middle East. Countless numbers of imitative bronzes of Tetricus, Claudius II Gothicus and Constantine and his sons are found from Britain to Antioch.

This group however is an animal of much different spots. These tiny, thin bronzes with an average size of 14mm and average weight of 1 gram imitate the coinages dating from approximately 364-423 AD or the reigns of Valentinian through Honorius and hail from the island of Sri Lanka off the southernmost tip of India. D.P.M. Weerakkody, in his book Taprobane: Ancient Sri Lanka as known to the Greeks and Romanshas as Reviewed by Nancy C. Wilkie, Carleton College, poses a theory for the appearance of these Indo-Roman in Sri Lanka in the 5th century AD. Weerakkody cites "the invasion from South India of a certain Pandu who, according to the Mahavamsa, ruled the island from A.D. 433-460. He further suggests that most of the coin hoards from Sri Lanka may represent temple donations and payments made to soldiers during Pandu's reign. The abandoning of these hoards may have been the result of disturbances that accompanied the Sinhala rebellion led by Dhatusena, which ended South Indian rule of the island in A.D. 460." Weerakkody also states that these imitative bronzes "have been found in great numbers on the island, often as part of large hoards. Many are in private collections, of unknown provenience, or inadequately published. In general, the coins are very worn, and when their context is known it is often a good deal later than the date that they were struck."

This collection of coins was acquired in Sri Lanka early in the twentieth century by a German traveler. They passed through the hands of Dr. Francis Jarman, who was the first to attempt a rough classification of them. Each coin is assigned a collection number and comes with the original entomological envelope in which they were stored for many years. I have taken time and care to catalog every coin in the collection even though many are rough and or heavily worn and are of nominal value. My purpose was not just to sell them but to record the collection for study so I will be leaving this entire collection on my site for study purposes for future generations of numismatists.

An example of any grade would be a compliment to any Roman collection as the historical aspects of proof of Roman trade with India is important to understanding the far reaching goals of the empire. "

Ciao

Illyricum

:)

Edited by Illyricum65

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