ggpp The Top Inviato 27 Gennaio, 2012 #101 Inviato 27 Gennaio, 2012 particolare II ENKEZILASSMISALAL Forse ho sbagliato qualcosa, ho usato l'alfabeto arcaico per la traduzione... comunque che vuol dire? Cita Awards
ggpp The Top Inviato 27 Gennaio, 2012 #102 Inviato 27 Gennaio, 2012 spero di fare cosa gradita aggiungendo questo piccolo esercizio di traduzione dai cippi etruschi di Rubiera custodidi nei musei civici di Reggio Emilia Stessa cosa di prima KUFEIAULEISNAIMIIMIFE MINE K Cita Awards
ggpp The Top Inviato 27 Gennaio, 2012 #103 Inviato 27 Gennaio, 2012 particolare III Parte finale di quello precedente ed infine La parte a sinistra è quella iniziale di quella precedente. La parte a destra: ALATIAMAKE Cita Awards
meja Inviato 29 Gennaio, 2012 #104 Inviato 29 Gennaio, 2012 Poiché i frammenti superstiti dell’iscrizione lasciano intravedere un elenco di proposizioni scandite dall’iterazione del pronome personale mi (mi iśive … mi se…ks…enke zilath mi salal ati amake), mi sembra logico legare l’ultimo mi a ciò che segue e considerare zilath come l’oggetto retto dal preterito, di cui resta solo la parte finale (…enke), della formula precedente. L’ultima formula quindi, mi salal ati amake (io sono stata la madre del sal [o “di un sal”]), costituisce una frase di senso compiuto, e conclude quella specie di cursus honorum che la nobildonna Kuvei Pulesnai si attribuisce, forse come figlia di un personaggio famoso (se se… sta per sech), probabilmente come moglie di uno zilath (se …enke è residuo di un verbo che regge zilath) e sicuramente come madre di un sal. kuvei puleisnai mi iśive mi se…ks…enke zilath mi salal ati amake kuvei puleisnai mi zilath misalalati amake tratto da questo interessante articolo http://www.carlo.dadamo.name/articoli/2_treccia.htm Cita
Caio Ottavio Inviato 1 Febbraio, 2012 Autore #105 Inviato 1 Febbraio, 2012 (modificato) Scusate l'assenza di questi giorni. :) Comunque, da quello che ho potuto fare sono giunto alle stesse conclusioni estrapolate da Meja e contenute nell'articolo segnalato. L'iscrizione è lacunosa ma se ne può comprendere il senso. Notiamo il rigo che si può tradurre letteralmente: kuvei puleisnai è il nome proprio della donna in oggetto e riguarda l'intera iscrizione. mi, "io, me". amake è il preterito (=passato remoto italiano) del verbo "essere" ( i verbi li vedremo a breve). ati significa "madre". salal è il genitivo di sal, un termine che indica una carica sacra, sacerdotale. Quindi: " Io fui la madre del sacerdote" zilath è la parola che indica una carica civile, quella di magistrato, una specie di Pretore romano. Modificato 1 Febbraio, 2012 da Caio Ottavio Cita
Caio Ottavio Inviato 5 Febbraio, 2012 Autore #106 Inviato 5 Febbraio, 2012 Ottavo Incontro. Il verbo. A causa degli scarsi documenti in nostro possesso lo studio del predicato verbale etrusco è alquanto complicato. Le note grammaticali che ne possiamo ricavare sono scarse e molte delle iscrizioni si riferiscono ad azioni già appartenenti al passato, quindi è difficile anche stabilire l'opposizione morfologica "presente : perfetto" ampiamente riconosciuta nelle lingue classiche. Di certezze, quindi, ce ne sono ben poche. Di sicuro il tema verbale etrusco ha origine da quello nominale(1). Un esempio lo ritroviamo nella parola zilakh: come sostantivo, infatti, significa "magistrato", mentre come verbo derivante esiste zilakhce che significa "fu magistrato". La maggior parte dei verbi etruschi è documentata alla terza persona che risulta essere uguale sia per il singolare che per il plurale ed il passivo dei verbi esce in -khe (xe) mentre l'attivo in -ce. In etrusco i verbi si dividono in quattro grandi categorie: 1) I verbi finiti che comprendono: - Attivo presente, che si forma con il solo tema verbale o, raramente, si trova con terminazione in -a. - Attivo preterito, che, come dicevamo, corrisponde al nostro passato remoto o al perfetto delle lingue classcihe. Si forma aggiungendo al tema le desinenze -ce; -ke. - Attivo futuro, si forma dal tema verbale più la desinenza -ne. - Passivo preterito, che si ricava aggiungendo al tema la terminazione -khe (xe). 2) I participi medio-passivi: Il participio etrusco si riconosce dalla caratteristica terminazione in -u e sono, di solito, interpretati come i participi indoeuropei in -to-. Ma come si formano i participi? Abbiamo due casi: - Se il verbo è transitivo il significato è passivo e si forma aggiungendo al tema verbale la desinenza in -u. Esempio: mul-u, che si traduce "offerto" e la cui radice è mul- che può essere usata anche come sostantivo per la caratteristica dei verbi etruschi cha abbiamo visto in precedenza (vedi punto (1)). - Se il verbo è intransitivo il significato è attivo e si forma aggiungendo al tema la solita -u. Esempio: lup-u, che si traduce "morto" derivante dalla radice lup- che può essere usata anche come sostantivo (vedi sopra). Nelle iscrizioni è frequente l'accostamento di questo participio con il sostantivo avils che significa "anni". Ad esempio: Avils LXX lupu, si traduce come "Morto a settant'anni". 3) I participi attivi che comprendono: - Participio passato che si forma aggiungendo al tema verbale l'uscita in -thas. Ad esempio: Avil sval-thas LXXXII, si traduce come "Essendo vissuto ottantadue anni." - Participio passato con uscita in -asa, come Clenar ci acnanasa che corrisponde a "Avendo generato tre figli". - Particpio che esprime azione contemporanea con uscita in -as' e -as. Esempio: sval-as, "vivendo". - Participio presente con uscita in -an. Esempio: tur-an, "che dà". - Participio passivo di necessità con uscita in -eri; -ri. Esempio: Thez-eri, "è da farsi". 4) Gli imperativi: Si distinguono in: - Imperativo I che è costituito dal solo tema verbale, come Vacl ar che si traduce "Fa la libagione!". - Imperativo II con uscita in -ti; -th e -thi che si usa prevalentemente per la seconda persona singolare. Esempio: Harthr-thi repinthic, "Sii benevolo ed inchinati!". Cita
ggpp The Top Inviato 5 Febbraio, 2012 #107 Inviato 5 Febbraio, 2012 Sembra complicato, ma ci prenderò gusto :D Mi piace!! Domani prendo appunti Cita Awards
Claudio I Inviato 5 Febbraio, 2012 #108 Inviato 5 Febbraio, 2012 Un po' complicato anche per me, pero' seguiro' sempre queste lezioni! Cita
Caio Ottavio Inviato 5 Febbraio, 2012 Autore #109 Inviato 5 Febbraio, 2012 (modificato) Bè, sì, in effetti l'etrusco basa una buona parte della sua grammatica sul verbo, come, del resto, anche il greco antico. Provate a leggerlo più piano, soffermandovi se avete un po' di tempo. Ho scritto solamente il modo di formazione dei verbi nel modo più schematico, poi magari i punti che non vi sono molto chiari possiamo vederli con degli esempi: la pratica è un'altra cosa. ;) Grazie per l'interesse che mostrate verso questa lingua. :) Modificato 5 Febbraio, 2012 da Caio Ottavio 1 Cita
alexfaggiani Inviato 7 Febbraio, 2012 #110 Inviato 7 Febbraio, 2012 ho visto che in alcune iscrizioni il verbo al- per formare il passato diventa alice e tur- turuce(la cui forma contratta e turce).Inoltre perche c'è la desinenza -isa nella parola LARISALISA? Cita
ggpp The Top Inviato 7 Febbraio, 2012 #111 Inviato 7 Febbraio, 2012 P.S.: COme si distingue l'Attivo presente dall'Imperativo I nel caso in cui il primo non termini in -a? Cita Awards
Caio Ottavio Inviato 7 Febbraio, 2012 Autore #112 Inviato 7 Febbraio, 2012 (modificato) ho visto che in alcune iscrizioni il verbo al- per formare il passato diventa alice e tur- turuce(la cui forma contratta e turce).Inoltre perche c'è la desinenza -isa nella parola LARISALISA? Salve. Larisalisa deriva da Laris che è un prenome maschile e non un verbo. Questa che hai indicato è la versione del prenome al "genitivo del genitivo" in funzione possessiva, composto,cioè, dal vocabolo "base" a cui si aggiungono i suffissi -l-s o -s-l con in qualche caso le vocali eufoniche. Si ha quindi Laris-al-isa. (Per quanto riguarda il "genitivo" in generale e il "genitivo del genitivo" in particolare vedi il post # 78 di questa discussione). Al(i)ce e tur(u)ce sono due verbi. 1) Al(i)ce è il preterito attivo del verbo al che significa "dare, donare". La i, che serve a legare il tema verbale con la desinenza -ce, può essere omessa come tu stesso hai segnalato con turuce e infatti, durante le traslitterazioni, si tende a indicarla tra parentesi. 2) Tur(u)ce è il preterito attivo del verbo tur che significa "offrire, dedicare". La u ha la stessa funzione che aveva la i nella voce precedente. Modificato 7 Febbraio, 2012 da Caio Ottavio Cita
Caio Ottavio Inviato 7 Febbraio, 2012 Autore #113 Inviato 7 Febbraio, 2012 P.S.: COme si distingue l'Attivo presente dall'Imperativo I nel caso in cui il primo non termini in -a? Di solito si distingue in base al contesto in cui è inserito, studiando anche gli altri verbi che compongono la frase. Cita
ggpp The Top Inviato 7 Febbraio, 2012 #114 Inviato 7 Febbraio, 2012 CI avevo pensato ma non ne ero sicuro. Grazie ;) Cita Awards
alexfaggiani Inviato 7 Febbraio, 2012 #115 Inviato 7 Febbraio, 2012 quindi il genitivo del genitivo si forma aggiungendo due volte il suffisso genitivo cioè Laris+al+is' e la a come viene fuori?Puoi gentilmente spiegarmi in dettaglio?Grazie Cita
alexfaggiani Inviato 8 Febbraio, 2012 #116 Inviato 8 Febbraio, 2012 io ho trovato che il Pittau e Cristofani tarduce LARISALISA come "quello di Laris" e LARISALISLA come "di quello di Laris" ovvero figlio del figlio di Laris.. Cita
Caio Ottavio Inviato 8 Febbraio, 2012 Autore #117 Inviato 8 Febbraio, 2012 Esatto: prendiamo un esempio pratico. Traduciamo questa iscrizione da un cippo: Vel Matunas Larisalisa an cn suthi cerikhunce. "Vel Matunas (figlio) del (figlio) di Laris; egli ha costruito questa tomba." Nota: Matunas era una gens di Cerveteri. Mi sembra che i due autori da te citati abbiano fatto altrettanto. E' semplicemente un prenome maschile di persona al genitivo che indica il possesso, cioè di chi è nipote (figlio del figlio). Cita
Caio Ottavio Inviato 8 Febbraio, 2012 Autore #118 Inviato 8 Febbraio, 2012 CI avevo pensato ma non ne ero sicuro. Grazie ;) Di nulla. Qualche "punto oscuro" sui verbi? :) Cita
alexfaggiani Inviato 8 Febbraio, 2012 #119 Inviato 8 Febbraio, 2012 (modificato) LARISALISA sarebbe quello di Laris nel senso di figlio di Laris mentre LARISALISLA "di quello di Laris" ovvero figlio del figlio di Laris.Che ne pensi? ecco dove l'ho letto http://books.google.it/books?id=8GS2PecOg2QC&pg=PA128#v=onepage&q&f=false Modificato 8 Febbraio, 2012 da alexfaggiani Cita
Caio Ottavio Inviato 8 Febbraio, 2012 Autore #120 Inviato 8 Febbraio, 2012 LARISALISA sarebbe quello di Laris nel senso di figlio di Laris mentre LARISALISLA "di quello di Laris" ovvero figlio del figlio di Laris.Che ne pensi? Purtroppo il mio dizionario non porta questa distinzione, ma traduce entrambi i termini come indicato sopra. Quindi sarei più propenso a seguire quello che dice il mio dizionario. Cita
Caio Ottavio Inviato 8 Febbraio, 2012 Autore #121 Inviato 8 Febbraio, 2012 (modificato) Sia Larisalisa sia Larisalis'la sono entrambe forme di "genitivo del genitivo" proprio come dice il mio dizionario. Larisalis'la infatti, non è altro che uno dei modi come può essere scritto in funzione genitivale possessiva questo prenome. Larisalis'la starebbe,cioè, per Larisalis'(a)la, in cui la a è una vocale eufonica. Poi, la fonte da te indicata non è un dizionario prettamente linguistico, a differenza di quello che ho consultato io. Modificato 8 Febbraio, 2012 da Caio Ottavio Cita
alexfaggiani Inviato 8 Febbraio, 2012 #122 Inviato 8 Febbraio, 2012 questo è il Bonfante http://books.google.it/books?id=VWGN6e5Rzf8C&pg=PA92&lpg=PA92&dq=vel+matunas&source=bl&ots=OdV4QHqdSo&sig=tW3lx8dfnq8PzzipJBUhh-Bx4bI&hl=it&sa=X&ei=Y4oyT4noHaOg4gT6z6yBBQ&ved=0CC4Q6AEwAw#v=onepage&q=vel%20matunas&f=false Di questi scrittori non conosco nulla quindi cito solo le fonti.Non saprei chi ha ragione. Cita
Caio Ottavio Inviato 8 Febbraio, 2012 Autore #123 Inviato 8 Febbraio, 2012 (modificato) Ribadisco quello che ho già detto sopra: sia Larisalisa che Larisalis'la sono entrambe forme di "genitivo del genitivo" e vanno tradotte come tali. Modificato 8 Febbraio, 2012 da Caio Ottavio Cita
alexfaggiani Inviato 8 Febbraio, 2012 #124 Inviato 8 Febbraio, 2012 Ribadisco quello che ho già detto sopra: sia Larisalisa che Larisalis'la sono entrambe forme di "genitivo del genitivo" e vanno tradotte come tale. Certo ti citavo solo le fonti che mi hanno fatto venire i dubbi dopo che ovviamente ho letto i tuoi post... Cita
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