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Caio Ottavio

Raffigurazione di Minerva sulle monete di Claudio

Risposte migliori

Caio Ottavio

Salve a tutti.

Nell'aprire questa nuova discussione, incentrata sull'importanza rivestita da questa figura divina sotto il regno dell'Imperatore Claudio, vorrei ringraziare il Curatore Minerva che mi ha dato lo spunto, anche se involontario, attraverso il suo nickname, per la scelta della tematica trattata. :)

Minerva, divinità dai mille compiti.

Sostanzialmente, la dea romana Minerva ricalca, per iconografia e funzioni, la sua corrispettiva del Pantheon greco: Atena. Nel mondo romano, però, l'origine del suo nome fu condizionato da altri fattori: a portare il culto della divinità in Italia furono gli Etruschi che la conoscevano con il nome di Menerva o Mnrva per sincope (in merito a questo argomento cfr. anche Lezioni di Lingua Etrusca, Quarto Incontro: Le vocali nella sezione di Storia ed Archeologia). Proprio per questa assonanza, i Romani la confusero con il sostantivo latino mens, che significa mente, e l'accostarono, quindi, al concetto di saggezza, intelligenza di cui la divinità divenne la protettrice. Ma fu anche una dea guerriera: si narra, infatti, che Giove, tormentato da una fortissima emicrania, si fece aprire la testa da Vulcano. Dal cranio del padre degli dei fuoriuscì Minerva già armata di tutto punto. Lo stesso mito spiega la genesi di Minerva nella religione greca. In effetti, questa dea ha svolto un ruolo sempre molto importante in diverse culture del Mediterraneo: sia per i Greci, sia per gli Etruschi che per i Romani, Minerva entrò a far parte del gruppo delle divinità più adorate e considerate dell'antichità, la cosiddetta Triade. Questa Triade, composta da Giove, sua moglie Giunone e sua figlia Minerva, ha quasi sicuramente origini etrusche. A Roma ricevette il titolo di Capitolina da un'appellativo concesso a Giove: Capitolino, appunto. Il tempio dedicato a questa Triade si trovava sul Campidoglio. Protettrice delle arti, della musica, dei medici e del commercio, Minerva assunse a Roma anche il "compito" di sovrintendere ai conflitti, durante i quali si invocava il suo aiuto più per la scaltrezza e l'inventiva che per l'abilità tecnica nell'uso delle armi, per gli ovvi motivi anche sopra indicati. Il suo animale sacro, come per la greca Atena, era la civetta o, a volte, il gufo. L'iconografia che caratterizza le raffigurazioni della divinità è semplice e piuttosto conosciuta: Minerva indossa di solito un elmo che può variare nello stile e nel modello, il suo petto è protetto da una lamina metallica che per disegno ricalca la lorica squamata romana al cui centro è posta la testa mozzata della Gorgone, o Medusa, che, con il suo sguardo, impauriva e pietrificava i nemici della dea. Il suo corpo è avvolto in una lunga veste e ai piedi indossa i classici sandali di derivazione ellenica che differiscono dalle caligae in uso presso i legionari romani. Può reggere vari oggetti: una lunga lancia con punta larga, uno scudo tondeggiante o una statuetta della Vittoria alata che porge una ghirlanda. A volte, perchè no, può trovarsi in compagnia di una civetta. I Romani ne celebravano la festa dal 19 al 23 marzo nei giorni che prendevano il nome di Quinquatria, i primi cinque successivi alle Idi di marzo, a partire dal diciannovesimo nel Calendario degli Artigiani. Una versione più contenuta, le Minusculae Quinquatria, si teneva dopo le Idi di giugno, il 13 giugno, con l'uso di flautisti, molto usati nelle cerimonie religiose. A Minerva, già nella Roma Repubblicana, venivano, inoltre, tributati onori attraverso le arti poetiche. Tra gli incaricati vi spicca il famoso letterato e poeta romano Livio Andronico.

Claudio, uno dei primi Imperatori intellettuali.

Come si fa a tenere lontana la figura di Minerva da quella di Claudio? E' molto difficile, dato che questo Imperatore fu uno dei primi a dare tanta importanza alla dea, giungendo al punto di dedicarle un Rovescio nella sua monetazione. Nato il primo agosto del 10 a.C. a Lugdunum, in Gallia, con il nome di Tiberio Claudio Druso, il futuro governante di Roma aveva per genitori Druso Maggiore (di cui ho già avuto modo di parlare in una discussione precedente) e Antonia Minore, figlia di Marco Antonio e nipote di Ottavia Minore, sorella del Princeps Augusto. Nel 4 divenne ufficialmente un componente della famiglia Giulio-Claudia in quanto suo fratello Germanico venne adottato all'interno della dinastia. Durante la giovinezza venne finemente educato, in quanto rappresentante di una delle famiglie più importanti dell'Impero, ma mai condotto in pubblico. La ragione di questo comportamento tenuto nei suoi confronti risiede nel fatto che Claudio era venuto al mondo con evidenti difetti fisici che non potevano essere assolutamente tollerati in una famiglia, come quella Giulio-Claudia, che stava proprio ora intraprendendo la sua scalata al potere. Presentare un individuo fisicamente debole avrebbe compromesso irrimediabilmente l'immagine dell'intera dinastia dinanzi al popolo romano. Persino l'assunzione della toga virilis, il segno del passaggio all'età adulta, avvenne in tono dimesso: mentre era consuetudine che, giunta l'età, ciascun ragazzo romano venisse pubblicamente accompagnato al Campidoglio dal padre o dal tutore, Claudio vi venne portato di nascosto, in lettiga, a mezzanotte e senza accompagnamento solenne. Nonostante mostrasse una vivida intelligenza e una naturale propensione per gli studi e per l'ambiente burocratico, il giovane Claudio venne umiliato da tutti i suoi familiari, persino dalla madre che lo definì:«mostro d'uomo, non compiuto, ma solo abbozzato dalla natura». La sua abilità oratoria fu ammirata solamente da Augusto, ma non bastò per fargli ottenere alcuna carica pubblica, facendolo rimanere ai margini dell'attenzione di tutti.

Quando il primo Imperatore morì, con il suo lascito di appena 800.000 sesterzi, Claudio vide salire al trono suo zio Tiberio, essendo stato escluso da ogni possibile piano di successione. Il nuovo Imperatore non si dimostrò più clemente: nonostante gli Equestri e i Senatori avessero dimostrato alcune attenzioni, anche private, verso il povero Claudio, Tiberio gli vietò qualsiasi carica pubblica, estromettendolo dalla vita politica attiva. Le delusioni si ammucchiavano continue e implacabili costringendo Claudio a ritirarsi a vita privata. Fu in questo periodo che si interessò maggiormente alle arti di cui era tutelare Minerva, scrivendo un trattato sugli Etruschi, di cui studiò anche la lingua, una storia di Cartagine una difesa di Cicerone, alcuni trattati sul gioco dei dadi e sull'alfabeto, tutti andati perduti. Nel 15 d.C. sposò Plauzia Urgulanilla, figlia di Marco Plauzio Silvano, da cui ebbe due figli. Fu la sua prima moglie, ma le felicità nuziali non durarono a lungo: sospettata di adulterio (che Plauzia non sopportasse un personaggio come Claudio con tutti i suoi difetti e con il suo anonimo e inesistente peso politico?) fu ripudiata dal marito nel 28 non divenendo mai Imperatrice. Quando il figlio di Tiberio, Druso, morì nello stesso periodo in cui scomparve anche Germanico, Claudio sperò di aprirsi un varco per la successione al trono, ma si tirò indietro quando vide che il Prefetto del Pretorio, Elio Seiano, si era guadagnato la fiducia di Tiberio a tal punto da ritenersi il miglior candidato alla successione. Destino volle che il futuro Imperatore sposasse in seconde nozze proprio la sorella di Seiano, Elia Petina, da cui ebbe la figlia Claudia Antonia. Nel 31 d.C. con la definitiva caduta di Seiano, Claudio (forse per evidente opportunismo e sicurezza personale) divorziò da Elia per convolare a nozze, nello stesso anno, con la famosa Valeria Messalina dalla quale ebbe l'unico figlio maschio che sopravvisse alla giovinezza: Britannico che inizialmente si chiamava Cesare (un certo Claudio Druso, avuto dalla prima moglie, Urgulanilla, morì in tenera età). Il suo comportamento nei periodi più critici della Roma del tempo e il sapiente sfruttamento del proprio anonimato politico fecero sì che Claudio riuscisse ad andare avanti e a sfuggire a congiure e accuse, a delazioni e a omicidi che imperversavano non solo nella corte imperiale. Sempre da Messalina ebbe anche una figlia: Claudia Ottavia che più tardi sposerà il proprio fratellastro Nerone, figlio di Agrippina Minore, ultima moglie di Claudio e probabile fautrice della sua fine. Fatto sta che il suo primo incarico politico attivo (il mandato consolare) lo conseguì assieme a suo nipote Caio Cesare (Caligola) all'età di quarantasette anni. Dopo l'assassinio del nipote (41 d.C.) un Claudio cinquantenne e impaurito divenne Imperatore per volere dei Pretoriani che lo riconobbero quale unico superstite ancora in vita della dinastia Giulio-Claudia. Famoso è rimasto il racconto di Svetonio in merito alla sua elevazione alla porpora:

<<Dopo l'uccisione di Caligola... Claudio suo zio... cinquantenne... divenne imperatore per uno strano caso. Infatti, trascurato dagli uccisori di Caligola, avendo quelli portato via il numero dei congiunti e dei servi di questo, egli s'era nascosto in una sala di nome Ermeo. Non molto dopo, spaventato dal rumore della porta, proseguì verso il vicino solarium e si nascose dietro alle tende davanti all'ingresso. Qui, essendosi tenuto nascosto ancora, un soldato semplice, visti i piedi lo tirò fuori mentre Claudio si inginocchiava per il timore, ma riconosciutolo, lo salutò imperatore. Poi lo condusse dagli altri soldati, esitanti e frementi. Posto dai suoi sulla lettiga, fu portato nell'accampamento, triste e trepidante, mentre la folla che incontravano lo commiserava, quasi stesse per essere giustiziato pur essendo innocente. Ricevuto entro il vallo, pernottò tra le tende dei soldati, temendo più che sperando. Invero all'indomani, reclamando il popolo una guida per lo Stato, fu salutato da tutti imperatore.>>

(Svetonio, Vite dei Cesari, V, 10.)

Una volta divenuto Imperatore con il nome di Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, governò l'impero per circa quattordici anni. Il nuovo Princeps era considerato uno degli uomini più eruditi del suo tempo: Plinio il Vecchio lo cita quattro volte come un'autorità; a lui scienziati ed uomini dotti scrivevano o dedicavano trattati. Ancora una volta ricorre il tema della saggezza e dell'erudizione a cui Claudio dedicò gran parte della sua esistenza. Si dedicò alla cura dello Stato con attenzione, cercando di guadagnarsi l'amicizia e la stima del Senato e del popolo con giochi pubblici, soprattutto in occasione della sua vittoria in Britannia, e concedendo amnistie agli esiliati. Il famoso filosofo e uomo di lettere Anneo Seneca, forse per l'invidia nutrita da Messalina nei suoi confronti, fu lasciato in Corsica, lontano da Roma, e neanche l'elogio che intessè dell'Imperatore e del suo liberto più potente, Polibio, permettè al sapiente di rientrare in Patria. Forse per vendicarsi di questi motivi, Seneca scrisse il libello dal titolo Apokolokyntosis Divi Claudii, una satira politica contro il governo di Claudio e la sua figura di governante. Una specie di vendetta postuma, pubblicata dal filosofo solo dopo la morte di Claudio. Il suo governo, però, a dispetto dell'opera stesa da Seneca, fu, per certi versi, un vero successo e un toccasana per Roma: infatti, grazie al sistema burocratico centralizzato composto da fidati liberti, Claudio riuscì a formare un apparato statale di grande prestigio ed efficienza, togliendo al contempo molti incarichi di questo tipo ai Senatori e agli Equestri. Per mantenerli buoni, però, applicò nei loro confronti una politica moderata, in netta contrapposizione con quella del suo predecessore Caio. Donò loro il governo su alcune Province balcaniche e riservò loro sulle piazze e negli spettacoli i posti migliori, accordando privilegi ed elargizioni. Essendo di stampo conservatore, il nuovo Imperatore favorì gli antichi culti romani e completò l'acquedotto la cui costruzione era iniziata sotto Caio. Molte opere pubbliche furono edificate in tutto l'Impero: strade, templi ed un canale che collegava il Tevere al nuovo Portus di Roma. Bonificò le zone intorno al Fucino, ma fallì per ben due volte nel tentativo di prosciugare il lago: a causa dei cattivi lavori svolti dagli ingegneri, le inaugurazioni furono un vero fiasco e il suo segretario nonchè appaltatore dell'opera, Narciso, dovette sopportare l'ira dell'Imperatrice Agrippina che lo accusava del tragico fallimento dell'opera voluta dal marito. Annettè all'Impero altre Province oltre alla Britannia che solo Giulio Cesare prima di lui aveva cercato di occupare militarmente. Anche Caio Cesare aveva pianificato un'impresa del genere, ma non la mise mai in atto, lasciando a Claudio l'onore di annettere quell'isola selvaggia al dominio romano. Dopo la morte di Messalina, che aveva complottato contro di lui con Caio Silio che ne doveva prendere il posto al governo dopo averlo eliminato fisicamente, Claudio sposò, come già detto, Agrippina e nel 50 d.C. ne adottò il figlio Nerone avuto da un precedente matrimonio di lei con Lucio Domizio Enobarbo. Britannico e Nerone divennero fratellastri e, nel 53, Nerone, presa la toga virilis e ottenuti il titolo di Princeps Iuventutis, l'imperium proconsolare fuori Roma, sposò la sorellastra Claudia Ottavia, figlia di Claudio e sorella naturale di Britannico. Agrippina, assicuratasi la successione al trono per il figlio, accelerò i processi della natura: invece di aspettare che Claudio morisse di morte naturale, gli presentò un piatto di funghi, di cui l'Imperatore era particolarmente ghiotto, avvelenati con l'aiuto di Lucusta, una donna esperta in veleni e farmaci famosa in tutta Roma per la sua bravura. Fu sempre lei che nel 55 d.C. avvelenò Britannico per ordine di Nerone e fu addirittura premiata per il suo impegno e la sua capacità. Era il 54 d.C. e Claudio veniva divinizzato per ordine del Senato e sua moglie, Agrippina, la stessa che ordinò di ucciderlo, gli fece costruire un tempio sul Celio a lui intitolato in quanto asceso all'Olimpo assieme agli dei.

Minerva, la saggezza sulla moneta di Claudio.

Claudio dedicò a Minerva/Atena il Rovescio di un asse in bronzo. La dea che vi troviamo raffigurata è detta Promachos. Questo epiteto deriva dal greco Πρόμαχος che significa colui che combatte in prima linea. Quindi, quella dell'asse di Claudio, è una Minerva guerriera che opera in aiuto dei soldati prestando la sua opera nelle prime file, dove i militi ne hanno sicuramente più bisogno, dato che sono i primi ad entrare in contatto con il nemico. La prima raffigurazione , perlatro colossale, di questa Minerva Promachos era stata eseguita ad Atene da Fidia che la posizionò tra i Propile e il Partenone, sull'Acropoli della città. Da notare che la conquista della Britannia da parte di Claudio iniziò sistematicamente proprio nel 43 d.C. In questo periodo e con questo Rovescio, l'Imperatore tende a sottolineare la valenza militare della dea a lui tanto cara e familiare sotto forma di saggia intellettuale.

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Ricostruzione a dimensioni ridotte della statua di Fidia dell'Atena Promachos.

La moneta:

Autorità emittente: Imperatore Claudio.

D/ TI CLAVDIVS CAESAR AVG P M TR P IMP P P, Testa nuda di Claudio a sinistra.

R/ Minerva Promachos elmata che avanza a destra, brandendo un giavellotto e tenendo sollevato uno scudo tondo. Ai lati, S-C.

Riferimenti: RIC I 116; BMC I 206-207.

Zecca: Roma.

Data: 42-43 d.C.

Grado di rarità: Comune, C.

Nominale: Asse.

Materiale: AE - bronzo.

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Modificato da Caio Ottavio
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ggpp The Top

Fantastica, davvero. La ricostruzione è reale o fatta al PC?

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Illyricum65

Ciao Caio,

ottimo come al solito! :good:

Un altro imperatore fissato con Minerva era Domiziano

(lo so, vado un po' :offtopic: rispetto al titolo ma può esser utile ricordarlo...)

post-3754-0-94730400-1326904052_thumb.jp

DOMITIANUS

Augustus. Aureus, Rome mint, AD 87. IMP CAES DOMIT AVG·GERM P M TR P VI. Portrait head, laureate, r.; dotted border. Rv: IMP XIIII COS XIII CENS P P P. Minerva, helmeted, draped, advancing r., brandishing javelin and holding round shield; dotted border. RIC II² 503 (Berlin specimen as reference); BMCRE -; BN -; Hunter -; Mazzini Coll. -; Calicó 885 (drawing); C. 216 corr. (without GERM). 7,48g. St. 7. Extremely rare. Traces of mounting; otherwise, about extremely fine.

post-3754-0-06602400-1326903957_thumb.jp

DOMITIANUS

d=21 mm

Aureus, 90-91 d.C. DOMITIANVS - AVGVSTVS Testa lareata a destraRv. GERMANICVS COS XV. 7,62 g. RIC 173, 162. C. 151. BN III, 261, 161. Raro.

ed è rappresentata nelle scene dei Congiarium di Nerone:

post-3754-0-90950900-1326903768_thumb.jp

NERO. 54-68 AD. Æ Sestertius (26.13 gm). Rome mint. Struck circa 64 AD. NERO CLAVD CAESAR AVG GERM P M TR P IMP P P, laureate and bearded head right, aegis at point of bust / CONG I DAT POP, S C in exergue, Nero seated right in curule chair on raised daïs; official seated right, before, drawing tessera from container and handing it to figure climbing ladder left and extending hand to receive it; child standing behind; statue of Minerva standing left on pedestal, holding owl and sceptre and Liberalitas standing facing, holding abacus and extending hand, on daïs behind. RIC I 153; WCN 98; CNR XVIII, 787 = Mazzini 69 (same obverse die); BMCRE 136 var. (obverse legend); BN 275; Cohen 69. Good VF, nice even, brown patina, very minor roughness at point of bust.

Curiosamente, entrambi la rappresentavano... ma non l'ascoltavano... :D

Ciao

Illyricum

:)

Modificato da Illyricum65
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cometronio

Interessante discussione. :)

Aggiungo un piccolo contributo: queste due restituzioni di Tito per Claudio.

Ref Claudius Restoration AE As, RIC 484 (RIC [1962] 241) (Titus), Cohen 105, BMC 300. Claudius Æ As. Rome. Restitution issue under Titus, 80-81 AD. TI CLAVDIVS CAESAR AVG P M TR P IMP P P, bare head right / IMP T VESP AVG REST S-C, Minerva advancing right with javelin and shield. Cohen 105.

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RIC 489 [titus] sear5: 2606. Claudius AE As. Rome. Restitution issue under Titus, 80-81 AD. TI CLAVDIVS CAESAR AVG P M TR P IMP P P, bare head left / IMP T VESP AVG REST S-C, Minerva advancing right with javelin and shield. Cohen 106.

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p.s. un saluto a Minerva. :)

Modificato da cometronio
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Caio Ottavio

Grazie a tutti per i contributi che avete postato, tutti estremamente interessanti. :)

Fantastica, davvero. La ricostruzione è reale o fatta al PC?

La ricostruzione della statua è reale: solamente le dimensioni non rispettano quelle originali. Forse la statua di Fidia era molto più grande.

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Claudio I

Argomento molto interessante, come tutti gli altri di Caio Ottavio.

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ggpp The Top

Grazie a tutti per i contributi che avete postato, tutti estremamente interessanti. :)

Fantastica, davvero. La ricostruzione è reale o fatta al PC?

La ricostruzione della statua è reale: solamente le dimensioni non rispettano quelle originali. Forse la statua di Fidia era molto più grande.

:good:

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minerva

Complimenti, Caio Ottavio, per questo splendido lavoro sulla mia dea preferita. :good:

Un particolare legato alla dea glaucopide è il palladio che risultava essere un pegno divino che era in grado di proteggere una città. Da Troia giunse a Roma dove si trovava custodito nel tempio di Vesta, da lì poi passò a Costantinopoli e se ne sono poi perse le tracce. Le fonti narrano che si trovi sotto la colonna di Costantino a Costantinopoli.

L'importanza della dea per Roma e per i suoi imperatori era legata anche a questo oggetto di potere che riassumeva in sè le origini mitologiche dell'Urbe.

Possiamo osservare il palladio nella raffigurazione del seguente vaso greco che rappresenta Ulisse e Diomede che lo sottraggono alla città di Troia.

Enrico :)

palladio.jpg

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Caio Ottavio

Di nuovo grazie, Minerva, per questo essenziale tassello aggiunto alla discussione. :) Particolarmente bello è anche il vaso a figure rosse dove il Palladio è messo bene in risalto. Il viaggio di questo simulacro da Troia a Roma è raffigurato, dal punto di vista numismatico, sul Rovescio di un denario fatto coniare da Caio Giulio Cesare. Secondo la leggenda, infatti, fu l'eroe troiano Enea a portare il Palladio nel Lazio. L'eroe era figlio di un mortale, Anchise, e di una dea, Venere (la greca Afrodite), ritenuta la divina fondatrice della gens Iulia a cui apparteneva lo stesso Cesare. Questo Rovescio, quindi, oltre a ritrarre il Palladio e a spiegare, stando al mito, il suo arrivo a Roma, è un'esaltazione della propria gens di appartenenza attraverso Enea e le sue origini divine.

Autorità emittente: Caio Giulio Cesare.

D/ Anepigrafe. Testa diademata e ingioiellata di Venere rivolta a destra.

R/ CAESAR. Enea avanza a sinistra, portando Anchise e il Palladio.

Riferimenti bibliografici: Crawford 458/1; CRI 55; Sydenham 1013; RSC 12; Cohen 12.

Riferimenti Cataloghi Lamoneta: http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I2/7

Data: 47-46 a.C.

Zecca: Zecca militare itinerante al seguito di Cesare in Nord Africa

Grado di rarità: Comune - C

Nominale: Denario.

Materiale: Argento - AR

post-24898-0-16057500-1327006576_thumb.j

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Particolare del Rovescio del denario di Cesare della stessa tipologia dove si vede meglio il Palladio retto da Enea.

Modificato da Caio Ottavio
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cometronio

Aggiungo (anche se un po' OT) questa bellissima opera di cui ho fato una foto a Roma. Mi hanno colpito in particolare gli occhi azzurri conservati perfettamente. Atena d' altronde era Glaucopide. :rolleyes:

Qui si può leggere un' interessante doppia etimologia del termine. http://it.wikipedia.org/wiki/Glaucopide

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Caio Ottavio

Grazie anche a te, Cometronio, per il tuo buon contributo: il busto della dea fa il suo effetto. :)

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