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L. Licinio Lucullo

Alle origini della monetazione romana

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

Cari amici, permettetemi di condividire la gioia per l'ultimo acquisto: i lotti 281 e 282 di InAsta 43!

Il primo è un frammento di aes rude di soli 13 g (corrispondenti a una semioncia, ammesso e non concesso che al tempo dell'aes rude questa scala ponderale avesse un senso); un pezzo di metallo come tanti altri, se non fosse per il fatto che presenta il contrassegno "stella" (o "fiore"), e questo rende un pochettino più probabile il fatto che si tratti proprio di un aes rude, anziché uno scarto di fonderia. Questa consapevolezza ci proietta indietro direttamente ai secoli in cui Roma fu fondata e governata dai re!

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

Il secondo è più interessante: il didramma Cr. 13/1 (in pessimo stato di conservazione, lo so, ... come le mie tasche, del resto :D ).

Se è vero che l'aes grave risale al III secolo a.C., e se è vero che il bronzo Cr. 1/1 sarebbe più o meno una medaglia commemorativa, questo didramma, oggi attribuito agli ultimi anni del IV secolo, è la prima moneta emessa per Roma!

Vorrei a questo riguardo richiamare la Vostra attenzione sul rovescio. Potrebbe quella specifica iconografia richiamare l'alleanza con Cartagine, rinnovata - guarda caso - proprio nel 306 a.C.?

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Caio Ottavio

Salve.

Complimenti per gli acquisti che hai segnalato. :)

Riguardo al didramma, seppur consunto, riesce a trasmettere tutta la sua importanza storica, esso appartiene alla serie della prima monetazione romana coniata: le cosiddette "Romano-Campane". Il didramma è basato su piede campano di 7,3 g. e del quale sono conosciuti quattro conii di diritto e ben quindici di rovescio (2006). L'abbreviazione (ROMANO) al R/ che si legge sotto la protome equina corrisponde a Romanorum, cioè "dei Romani" e la sua circolazione è attestata per lo più in Italia Meridionale. Dal punto di vista stilistico, il didramma in oggetto prende spunto dal mondo greco-punico, più precisamente dai tipi di Metaponto e siculi/punici. Sembra, quindi, che questo didramma sia stato destinato al corso con le altre città al di fuori di Roma (dove si usava ancora il bronzo) ed in particolare con i magnogreci e i punici. La zecca, così come la datazione, è ancora una questione controversa: in base a due ripostigli si è proposto di collocare questo pezzo intorno al 300 a.C. la cui produzione è divisa tra la zecca di Roma e quella di Neapolis, la più importante colonia greca del Meridione con cui Roma strinse un patto d'alleanza nel 326 a.C. La datazione di questa moneta è sicuramente posteriore a questa data e, personalmente, propendo per la zecca di Neapolis, dato che sono noti anche altri esemplari in bronzo ( RRC n.1 e RRC n. 2) con la medesima legenda, solamente in lingua greca (Romaion), e con le figure tipicamente campane: testa di Apollo al D/ e toro androprosopo al R/. Il RRC n.2 (Minerva/Toro androprosopo-ROMANO) è conosciuto attualmente in un solo esemplare conservato al Museo Nazionale di Napoli.

Riguardo l'aes rude, in effetti, si intravede una specie di "marchio". Comunque, al riguardo, in questi giorni, sto mettendo in piedi un bel lavoretto sul tema "aes rude", ma soprattutto "aes signatum", che, tuttavia è ancora in cantiere.

Modificato da Caio Ottavio

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Claudio I

Ottima iniziativa come sempre Caio Ottavio.

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Caio Ottavio

Grazie mille, Claudio: ci vorrà un po' di tempo, ma spero ne valga la pena. :)

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L. Licinio Lucullo

in questi giorni, sto mettendo in piedi un bel lavoretto sul tema "aes rude", ma soprattutto "aes signatum", che, tuttavia è ancora in cantiere.

Fammi sapere quando sarà disponibile: sono molto interessato!

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