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L. Licinio Lucullo

Denario di Cesare con trofeo gallico

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L. Licinio Lucullo

Si ritiene che il numero LII indichi l'età di Cesare al momento dell'emissione; datando quest'ultima al 48, si ricava una data di nascita al 100 (ma alcuni studiosi propendono per il 101), confermata da quella di assunzione della carica di flamen (sotto il consolato di Mario e Cinna, ovvero nell'86, concordemente al fatto che la toga virilis veniva vestita, per l'appunto, a 14 anni) e da quella di morte, nel 44 (Svetonio e Plutarco riferiscono che aveva all'epoca 56 anni). L’uso di indicare gli anni sarà ripreso in due quinari di Antonio (Cr. 489/5 e 6).

Il tipo delle armi galliche ha fatto pensare, ad alcuni autori, a una moneta celebrativa delle vittorie in Galla, emessa nel 50 quando Cesare era ancora di stanza in Galli Cisalpina per pagare le truppe (Sydenham e Babelon, che anticipano la nascita di Cesare al 102).

Tuttavia è preferibile datare l’emissione di questo denario, e dall’aureo con identici tipi (RRC 452/1: http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I2/41), a dopo la battaglia di Farsalo (9 agosto del 48). In questo senso, la testa al dritto, priva di attributi, può essere attribuita per la corona d’edera alla Clementia (il cui culto fu ufficialmente istituito solo dopo la morte di Cesare). Cesare aveva compiuto gli anni il 13 luglio; la vittoria era caduta meno di un mese dopo, e accomunare i due eventi sotto la clemenza di Cesare aveva un’evidente portata propagandistica. Aver vantato la potenza militare dimostrata nei confronti di nemici esterni (i Galli), anziché dei compatrioti nel corso della guerra civile (che Cesare voleva trattare con clemenza), aveva un’evidente portata propagandistica (Campana).

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

Belloni concorda sull'identificazione della Pietas al dritto, sulla base del paragone (fatto da Grueber) con un'identica figura presente sul denario RRC 450/2 e qualificata, appunto, dalla legenda PIETAS, ma aggiunge che ritiene anche corretta l'ipotesi del Crawford (che a sua volta non concorda con l'identificazione di Pietas) per cui la corona di quercia (assente nel denario) simboleggi la politica cesariana di "parcere victis".

Aggiunge infine Belloni (La moneta romana, pag. 103): "Pare destinato a insuccesso ... tentare una soluzione delle lettere" LII (o IIT?).

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