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L. Licinio Lucullo

Statere T. Quinctius L.f.L.n. Flamininus

Crawford inserisce questa moneta in fondo al catalogo in quanto usualmente si ritiene che sia stata coniata dai Greci (per Flaminino), probabilmente in occasione dell'acclamazione di Corinto (196). All'epoca il console romano si recò a Chalcis, dove forse le monete possono essergli state offerte in dono (Campana). Alfoldi propone invece per un'emissione curata direttamente dal Flaminino, nel 197, dopo la vittoria di Cinoscefale. È uno statere di standard attico (peso teorico 8,74 g, meno 3% di signoraggio). Un esemplare è stato sottoposto a esame della lega aurea, risultata esattamente analoga a quella usata all'epoca in Grecia. Gli esemplari noti provengono (come dimostrano gli incroci dei conî) da 2 diverse zecche.

Il volto del generale appare come si era abituati a vederlo durante la campagna bellica, con barba irsuta e capelli al vento.

Il tipo della Vittoria alata è ripreso dagli stateri di Alessandro Magno, cui quindi il generale viene paragonato, come vincitore sulla stirpe macedone.

La comparsa, per la prima volta, di una legenda latina su una moneta greca, segna l'inizio della fusione tra cultura romana ed ellenistica.

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Amisano invece evidenzia che sarebbe l’unico caso di un governante in carica sulle monete di altro popolo, e lo ritiene inverosimile. Fra l’altro, se fosse stato un dono per il Flaminino avrebbe ben potuto essere scritta in Greco, linga che egli parlava correntemente. Egli preferisce quindi l’ipotesi del Babeblon, secondo cui la moneta, con intento autocelebrativo, fu commissionata dallo stesso generale in ricordo dell’affermazione della libertà dei Greci: Roma aveva rimosso la monarchia macedone così come il volto del console romano aveva preso il posto quello dei re macedoni su monete che, al R/, presentavano la stessa tipologia. Il ricorso a metrologia greca starebbe a convalidare l’affermazione di Flaminino, secondo cui Roma non avrebbe cercato di imporre le proprie leggi ai Greci

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