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  1. Dott_20Kreuzer

    Kreutzer del 1803 per la "Vorderosterreich"

    Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi vorrei presentarvi una moneta asburgica che, a mio parere, non è tra le tipologie che si vedono molto spesso qui sul Forum: un Kreutzer in rame battuto nel 1803 all'interno della Zecca di Gunzburg (H) durante il regno dell'ultimo Sacro Romano Imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena. Questa moneta, assieme ai pezzi da ½ e ¼ di Kreutzer, venne battuta per la circolazione interna alla cosiddetta "Austria Anteriore" (Vorderosterreich), corrispondente, al giorno d'oggi, ad una serie di territori facenti parte di Svizzera, Vorarlberg, Alsazia, Baden-Württemberg meridionale e Baviera. Sin dai tempi di Maria Teresa d'Asburgo, venne affidato alla Zecca di Gunzburg il compito di coniare monete per questa regione austriaca. La moneta di cui oggi vi parlo, presenta: al dritto, lo stemma coronato dell'Austria Anteriore circondato dalle iscrizioni "FRANC II D G R I S A H B R A A M B", Francesco II Per Grazia di Dio Imperatore dei Romani Sempre Augusto, Re di Ungheria e Boemia, Arciduca d'Austria e Granduca di Borgogna; al rovescio, valore "EIN KREUTZER", millesimo "1803" e marchio di zecca "H" su quattro righe entro un elegante cartiglio. Condivido, assieme alle foto della moneta, anche un'utile cartina per identificare al meglio i territori della Vorderosterreich. Grazie per l'attenzione!
  2. Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi vorrei condividere con voi la Storia che si cela dietro a questa comune, circolata ma intrigante moneta da 30 Soldi emessa da Francesco II d'Asburgo-Lorena per il Ducato di Milano nel 1796, ultimo anno di dominazione austriaca del milanese prima dell'occupazione della quasi totalità del Nord Italia da parte delle rivoluzionarie ed agguerrite truppe dell'Esercito Francese comandate dal giovane Generale Napoleone Bonaparte. Il pezzo in questione, battuto già a partire dal 1794, presenta: - al recto, l'effigie laureata del Sovrano circondata dalle iscrizioni FRANC II D G R IMP S AUG G H ET B REX A A, Franciscus II Dei Gratia Romanorum Imperator Semper Augustus, Germaniae Hungariae et Bohemiae Rex, Achidux Austriae (Francesco II per Grazia di Dio Imperatore dei Romani Sempre Augusto, Re di Germania Ungheria e Boemia, Arciduca d'Austria); - al verso, lo scudetto coronato del Ducato di Milano recante il "bisicione" visconteo e l'aquila coronata sforzesca caricato dello scudetto della Casa d'Asburgo circondato dalle iscrizioni MEDIOLANI DUX (Duca di Milano) e dal millesimo 1796; in basso il valore SOLDI 30. Il 1796 è stato, per la città di Milano, un anno importante e significativo per ben due motivi: l'ingresso travolgente delle truppe napoleoniche, che segnò la fine del secolare dominio austriaco sulla città e sul Ducato, e l'inizio del lento decadimento fisico di Giuseppe Parini, il poeta che meglio di chiunque altro aveva saputo interpretare le speranze e le ideologie che "illuminavano" gli intellettuali lombardi del Settecento. L'invasione francese del Maggio 1796, culminata con l'ingresso di Napoleone Bonaparte in Milano attraverso la Porta Romana dopo la brillante vittoria di Lodi, non fu un semplice avvicendamento militare, ma vero e proprio cambiamento culturale che impose bruscamente ai milanesi i nuovi ideali repubblicani su una struttura sociale ancora strettamente legata all'Antico Regime. In questo scenario di trasformazione radicale, la figura di Parini emerge come il "baricentro morale" di un'epoca. La sua poetica, infatti, si era formata e consolidata sotto il regno di Maria Teresa d'Asburgo, un periodo considerato l'età dell'oro del riformismo illuminato. In quegli anni, Parini sviluppò una letteratura civile e "utile", sostenuta dal governo austriaco, e che mirava ad educare la nobiltà e a promuovere il progresso sociale attraverso importanti opere come, per esempio, la prima forma di campagna vaccinale contro il vaiolo esaltata nell'ode "L'innesto del vajuolo" del 1765. Nel 1780, con l'ascesa al trono dell'autoritario ed accentratore Sovrano Giuseppe II d'Asburgo-Lorena, Parini, assieme a molti altri intellettuali, venne allontanato dai palazzi del potere e fatto cadere in disgrazia. Con la successione di Leopoldo II e successivamente di Francesco II d'Asburgo-Lorena, Milano visse una stagione di parziale distensione e rivalutazione della figura del poeta. Parini, ormai anziano e riconosciuto come un'autorità morale indiscussa, venne nuovamente onorato dalle istituzioni asburgiche, che cercavano di recuperare un dialogo più moderato con l'aristocrazia e il ceto colto locale. Questa rinnovata stabilità fu però spazzata via proprio dall'arrivo dei francesi nel 1796. Nonostante Parini venisse chiamato dai nuovi occupanti a ricoprire ruoli di prestigio nella Municipalità per via del suo rigore etico, egli non tardò a manifestare il proprio dissenso verso le violenze, le ruberie e l'estremismo dei giacobini. Il poeta, che aveva dedicato la vita a criticare i vizi della nobiltà e a sognare una giustizia sociale equilibrata, si spense nel 1799, poco dopo che gli austro-russi ebbero temporaneamente riconquistato la città, rimanendo coerente fino all'ultimo alla sua visione di dignità umana e di indipendenza intellettuale. Ogni volta che guardo questo 30 Soldi mi piace pensare che, forse, passò tra le mani del "sommo Vate" Giuseppe Parini...
  3. Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi vorrei presentarvi un Soldo di Mantova in rame battuto nel 1731 durante il regno del Sacro Romano Imperatore e, tra gli altri titoli, Duca di Mantova Carlo VI d'Asburgo. Il pezzo presenta: al dritto, un sole raggiante con sembianze antropomorfe circondato dalle iscrizioni CAR IMP DVX MAN (Carlo Imperatore e Duca di Mantova) e dal millesimo 1731; al rovescio, invece, viene posta su tre righe la dicitura SOLDO DI MAN TOVA accompagnata da quattro piccole croci. Peso 1,65 grammi, diametro 22 millimetri. Condivido con voi anche qualche piccolo e semplice appunto storico sulla dominazione asburgica del Ducato di Mantova e su Carlo VI d'Asburgo... Carlo VI d’Asburgo nasce a Vienna nel 1685, nel 1703, in piena Guerra di Successione Spagnola, si autoproclama erede legittmo di Carlo II d'Asburgo Re di Spagna e sale al trono iberico come Carlo III. Nel 1711, alla morte senza eredi maschi del fratello Giuseppe I, il Re di Spagna si reca Francoforte e viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero. All'ascesa al trono di Carlo VI, il Ducato di Mantova compare già tra i possedimenti della Corona poichè, nel 1708, la Dieta Imperiale di Ratisbona presieduta dall’imperatore Giuseppe I d’Asburgo dichiara decaduto per fellonia, ossia, nel diritto feudale, per tradimento del giuramento che lega vassallo e signore, l’ultimo Duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers. Il Duca, colpevole di aver "tradito" il Sacro Romano Impero durante la Guerra di Successione Spagnola appoggiando la causa francese viene esiliato e si rifugia a Padova dove morirà pochi mesi dopo la sua destituzione. Nel 1713, in seguito al Trattato di Utrecht, Carlo VI annette ai domini asburgici il Ducato di Milano nel Nord Italia ed i Regni di Napoli e Sardegna al Sud. Alcuni anni dopo, nel 1720, cede il Regno di Sardegna ai Principi di Piemonte in cambio della corona del Regno di Sicilia che gli verrà strappata, assieme a quella del Regno di Napoli, da Carlo III di Borbone nel 1734. In questi anni il Sacro Romano Impero raggiunge la sua massima espansione annettendo, seppur per un periodo di tempo relativamente breve, anche i territori del Ducato di Parma. Alla morte del Sovrano, sopraggiunta nel 1740 a causa di una sospetta intossicazione alimentare, scoppia la Guerra di Successione Austriaca dovuta alla promulgazione della Prammatica Sanzione, il documento con il quale il defunto Imperatore poneva a capo dei vasti possedimenti asburgici la figlia primogenita Maria Teresa che riuscirà, dopo anni di sanguinose battaglie, ad ereditare tutti i domini del padre facendo eleggere a Sacro Romano Imperatore il marito e granduca di Toscana Francesco Stefano di Lorena. Stando alle cronache, Carlo VI è il primo Sovrano asburgico a battere monete per il Ducato di Mantova, tradizione che verrà portata avanti dalla figlia Maria Teresa e, seppur in maniera non sempre omogenea ed uniforme, dai successori Giuseppe II, Leopoldo II e Francesco II d'Asburgo-Lorena. Grazie per l'attenzione e buone feste a tutti!
  4. Dott_20Kreuzer

    Francesco I Stefano di Lorena - 20 Kreuzer 1763 WI

    Buon pomeriggio a tutti! Quest'oggi vorrei presentarvi una delle mie monete asburgiche preferite, un pezzo semplice e piuttosto comune coniato da un Sovrano che, secondo me, meriterebbe maggiori attenzioni dal punto di vista storico e numismatico. La moneta in questione è un 20 Kreuzer battuto nel 1763 presso la Zecca di Vienna durante il regno del Sacro Romano Imperatore Francesco I Stefano di Lorena, a molti noto come "il marito di Maria Teresa". L'Imperatore, dopo essersi sposato nel 1736, salì al potere nel 1745 e morì nel 1765. Ebbe in tutto ben sedici figli. La moneta, dal diametro di 27 millimetri e pesante 6,68 grammi, presenta: al dritto l'effigie laureata del sovrano entro rami di lauro circondata dalle iscrizioni FRANC D G R IMP S A GE HIER REX LO B M H D, Francesco Per Grazia di Dio Imperatore dei Romani Sempre Augusto, Re di Germania e Gerusalemme, Duca di Lorena e Bar, Granduca di Toscana, mentre, al rovescio viene posta su di un cippo contenente il valore "20" l'aquila imperiale coronata brandente spade caricata dello scudetto del Sovrano circondata dal motto latino "IN TE DOMINE SPERAVI", dal millesimo 1763 e dalla Croce di Sant'Andrea. Ai lati del cippo troviamo il marchio di zecca composto dalle lettere W e I. Essendomi già soffermato sull'aspetto biografico di Francesco I Stefano in una passata discussione relativa ad un pezzo da 10 Kreuzer, quest'oggi vorrei presentare alcuni aneddoti sulla sua figura, spesso messa in disparte ed oscurata dalla grande flemma della sua consorte Maria Teresa d'Asburgo. Durante la sanguinosa Guerra di Successione Austriaca (1740-1748) il Sovrano, viste le sue scarse abilità militari, preferì sostenere la consorte amministrando in prima persona le finanze della Casa d'Asburgo, attività da lui svolta in maniera acuta e lungimirante. Una volta eletto Sacro Romano Imperatore nel 1745, Francesco I Stefano fu ben felice di affidare tutto il suo potere a Maria Teresa limitandosi a divenire il suo più fidato consigliere. L'Imperatore, essendo quasi sempre esonerato dalle incombenze di governo, riuscì, grazie alla sua spiccata abilità negli affari, a gettare delle solide basi per il patrimonio personale della nuova Casata degli Asburgo-Lorena separandolo da quello statale e sottoponendolo ad obbilgo fiscale. Questa ingente somma di denaro venne requisita dalla neonata Repubblica Austriaca dopo la Prima Guerra Mondiale. Francesco I Stefano, come già descritto, ebbe molto tempo da dedicare alle proprie passioni. Grazie agli influssi dell'Illuminismo, il Sovrano si interessò molto alle ultime scoperte scientifiche arrivando persino a porre una certa pressione sulla moglie affinchè queste entrassero nella corte di Vienna, portandola al passo con i tempi. Francesco I Stefano si distinse in particolare come uno dei più grandi promotori dello studio dell'astronomia nella Capitale austriaca. Il Sovrano, inoltre, viene ricordato come un abile collezionista dedito alla raccolta di curiosità naturali come conchiglie, minerali ed insetti. Questa passione la condivise con la figlia, l'Arciduchessa Maria Anna, la quale continuò l'opera da lui intrapresa ampliando le varie collezioni e andando a costituire il primo nucleo di quello che attualmente è il Naturhistorisches Museum di Vienna. Per me è molto importante notare come il Sacro Romano Imperatore Francesco I Stefano, studiando l'economia e la finanza, si sia appassionato anche alle monete e alle medaglie antiche, arrivando a costituire un'importante collezione numismatica oggi in parte custodita all'interno del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Un'ulteriore prova che dimostra quanto la sua figura venga ingiustamente messa da parte e raramente presa in considerazione. Grazie per l'attenzione!
  5. Buongiorno a tutti! Quest'oggi vorrei presentarvi una mia recente acquisizione, si tratta di una moneta in mistura d'argento dal valore di 3 Kreuzer battuta nel 1662 presso la Zecca di Hall in Tirol durante il regno dell'Arciduca d'Austria, Duca di Borgogna e Conte del Triolo Ferdinando Carlo d'Asburgo. La moneta presenta: al recto, l'effigie coronata del Conte circondata dalle iscrizioni latine FERDIN CAROL D G ARCHID AV, Ferdinando Carlo Per Grazia di Dio Arciduca d’Austria; al verso, gli scudi araldici dell'Arciducato d'Austria e della Contea del Tirolo affiancati e sormontanti una piccola cartella con l’indicazione del valore “3” circondati dall’iscrizione DVX BVRGVND COM TYROLI, Duca di Burgundia (l’odierna Borgogna) e Conte del Tirolo. Dati ponderali: diametro 20 millimetri, peso circa 1,6 grammi. L'Arciduca Ferdinando Carlo, appartenente ad un ramo cadetto della famiglia Asburgo poichè discendente dall'Arciduca Carlo II, ultimo figlio maschio del Sacro Romano Imperatore Ferdinando I, governò la Contea del Tirolo e l'Austria Anteriore (possedimenti asburgici nella Germania del Sud) dal 1632 al 1662. Alla sua morte, avvenuta senza eredi maschi a cui affidare il trono, prese il potere il fratello Sigismondo Francesco il quale, regnando per soli tre anni, fu l'ultimo governante del Tirolo appartenente ad un ramo collaterale della dinastia asburgica. Nel 1665, il Sacro Romano Imperatore Leopoldo I d'Asburgo, rivendicando per sè e per i suoi discendenti i diritti sulla Contea del Tirolo e sul Ducato di Borgogna, riuscì ad annettere questi territori ai domini ereditari della Corona Austriaca ed è per questo motivo che, a distanza di anni, troviamo incise sui famosi Talleri di Maria Teresa, oltre che su molte altre monete, le sigle "DUX BURG CO TYR" Duchessa di Borgogna e Contessa del Tirolo. E' bello pensare che questa moneta, forata, fosse portata al collo da qualche suddito tirolese particolarmente fedele al Conte Ferdinando Carlo d'Asburgo e alla sua Nazione.
  6. Qualcuno anzi qualcuna, zita, zita, lo aveva portato all'estero... https://www.corriere.it/esteri/25_novembre_06/tesoro-asburgo-gioielli-diamante-florentiner-corona-sissi-4e6ed78b-864c-4a4f-82eb-1f3ca9057xlk.shtml
  7. Buonasera a tutti! Quest’oggi vorrei presentarvi un mio Quarto di Tallero delle Corone coniato nel 1788 all’interno della zecca di Vienna (A) durante il regno dell’illuminato sovrano Giuseppe II d’Asburgo-Lorena per i Paesi Bassi Austriaci. La moneta presenta: al dritto, l’effigie laureata del sovrano volta a destra attorniata dalle iscrizioni latine IOSEPH II D G R I S A GER HIE HVN BOH REX, Giuseppe II Per Grazia di Dio Imperatore dei Romani Sempre Augusto, Re di Germania, Ungheria e Boemia, sotto all’effigie il marchio di zecca A; al rovescio, viene posta una grande Croce di Borgogna ornata con il collare del Toson d’Oro; ai suoi lati e sopra sono presenti le tre corone arciducali e reali dell’Impero: Austria (in alto), Ungheria (a sinistra) e Boemia (a destra) accompagnate dall’iscrizione latina ARCH AVST DVX BVRG LOTH BRAB COM FLAN, Arciduca d’Austria, Duca di Burgundia, Lorena e Brabante, Conte delle Fiandre e dal millesimo 1788. Dati ponderali: peso 7,36 grammi, diametro 30 millimetri. Come sempre, prima di parlare ulteriormente della moneta in questione, presento qualche cenno storico-biografico sulla figura di Giuseppe II, un sovrano che viene molto spesso sottovalutato… Nato nel 1741 in piena Guerra di Successione Austriaca, Giuseppe II è il figlio maschio primogenito dell’Arciduchessa d’Austria Maria Teresa d’Asburgo e del consorte Francesco Stefano di Lorena, erede ai troni del Sacro Romano Impero e dei possedimenti asburgici. Viene eletto Sacro Romano Imperatore nel 1765 alla morte del padre Francesco I e,dopo anni di condivisione del trono dei possedimenti asburgici con la madre, diviene unico sovrano nel 1780, anno della dipartita della grande Maria Teresa. La politica di Giuseppe II, passata alla storia come “Giuseppinismo”, viene molto discussa e criticata all’interno della corte viennese a causa della sua grande ostilità nei confronti della Chiesa, storicamente legata alla famiglia Asburgo, e per la stima e l’amicizia nutrita dall’Imperatore nei confronti del re di Prussia Federico II di Hohenzollern, storico nemico del Sacro Romano Impero e della compianta Arciduchessa d’Austria Maria Teresa. Da perfetto sovrano illuminato, Giuseppe II promulga, nell’ambito delle sue “riforme sociali” una serie di decreti imperiali atti a migliorare le condizioni di vita del popolo favorendo l’istituzione di nuove mense, rifugi per gli orfani, scuole pubbliche ed ambulatori dove somministrare i primi rudimentali tipi di vaccino per le malattie all’epoca più comuni. Tra il 1781 e il 1785, Giuseppe II abolisce, almeno formalmente, la servitù della gleba all’interno del Sacro Romano Impero sollevando i contadini dall’obbligo di pagare la decima al clero e ai signori locali: questo comportamento causa lo scontento generale dei nobili e il logoramento dei rapporti diplomatici tra la Chiesa di Roma e Vienna. Nel 1790, dopo essere stato sconfitto in alcune campagne militari da lui tentate, il Sacro Romano Imperatore Giuseppe II muore lasciando l’ordine di far incidere sulla sua lapide la frase “Qui giace Giuseppe II, colui che fallì qualsiasi cosa intraprese”. Gli succede al trono del Sacro Romano Impero il fratello e Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, che prenderà il nome di Leopoldo II. Tornando alla moneta… il Kronenthaler, noto anche come Tallero delle Corone o, più popolarmente, come “Crocione”, viene coniato per la prima volta nel 1755 durante il regno dei sovrani Francesco I di Lorena (Sacro Romano Imperatore) e Maria Teresa d’Asburgo (Arciduchessa d’Austria…) e viene destinato alla circolazione interna ai Paesi Bassi Austriaci. Assieme ai sottomultipli da Mezzo e Quarto di Tallero, continua ad essere battuto anche durante i regni di Giuseppe II, Leopoldo II e Francesco II d’Asburgo-Lorena. Vista la grande popolarità acquisita dalla moneta sul suolo europeo, questa viene coniata anche all’interno di altre zecche imperiali come Vienna, Praga... e molte altre (tra le quali si può annoverare anche la zecca italiana di Milano). Uno degli episodi più eclatanti avvenuti sul suolo dei Paesi Bassi Austriaci durante il regno di Giuseppe II d'Asburgo-Lorena è senza dubbio l’evento passato alla Storia come “Guerra della Marmitta”. La vicenda, che si svolse nel 1785, nacque dalle pretese del Sacro Romano Imperatore Giuseppe II nei confronti della Repubblica delle Sette Province Unite: egli rivendicava per i Paesi Bassi Austriaci territori nelle Fiandre e nel Limburgo, diritti commerciali verso le colonie olandesi e, soprattutto, la riapertura della navigazione sul fiume Schelda, chiuso dagli olandesi da oltre un secolo e causa del decadimento commerciale del porto di Anversa. L’intransigenza delle due parti fece temere un conflitto armato, ma la crisi non degenerò mai in una vera guerra. La denominazione beffarda di “Guerra della Marmitta” si deve alla propaganda olandese che volle ridicolizzare l’incidente diplomatico: secondo la versione popolare, l’unico colpo sparato dall’imbarcazione difensiva olandese Dolfjin durante l’intera contesa fu quello che perforò una semplice marmitta di rame posta sul brigantino armato Le Louis che, decorato del vessillo imperiale asburgico, era posto a capo della spedizione militare austriaca composta da altre due piccole imbarcazioni. Fortunatamente, la mediazione di Luigi XVI Re di Francia riuscì a scongiurare lo scontro aperto (il colpo sparato contro il brigantino Le Louis fu visto da Giuseppe II come un grave insulto alla bandiera del Sacro Romano Impero) conducendo al Trattato di Fontainebleau che ristabilì la pace, pur senza soddisfare appieno le ambizioni austriache. L’episodio, apparentemente marginale e quasi “comico” dato che l’unica “vittima” mietuta fu una marmitta di rame austriaca, lasciò tuttavia un segno profondo: da un lato mise in luce i limiti della politica di Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, dall’altro alimentò le tensioni interne alle Sette Province Unite, dove la figura dello statolder Guglielmo V, reo di mettere continuamente a rischio di guerra il suo Paese, venne duramente contestata.
  8. Buongiorno, torno a chiedere il vostro prezioso aiuto per la moneta o peso monetale di cui a seguire indico dati ponderali e posto immagini (mi scuso per la qualità, ma al volo non avevo strumenti migliori se non una delle prime digitali compatte...). Da quello che vedo mi sembra simile ai ritratti di Maria Teresa d'Asburgo ed anche la Corona sull'altra faccia sembra ricondurre a tale areale...avendola in mano si intravede una legenda nel contorno al Dritto (Ritratto) ed una scritta (GVIET ???) sotto la Corona al Rovescio (con segno di zecca A in esergo ? ) , dati che mi fanno propendere per una moneta piuttosto che per un peso monetale. Grazie a tutti e buona domenica. Ad maiora! Peso: 7,22 gr Ø 18,5 mm Spessore: 3 mm
  9. Buongiorno, segnalo la pubblicazione della mia monografia dal titolo "Le monete milanesi di Carlo V". L'Opera tratta ed illustra tutte le emissioni caroline coniate dalla zecca di Milano, fornendo inoltre tutti gli approfondimenti necessari per avere una visione multidisciplinare della materia. Trovano uno spazio dedicato anche le figure dei Maestri incisori, le suggestive medaglie monetiformi, un'enigmatica tessera e quelle emissioni oggi non reperite o rifuse ancor prima di entrare in circolazione. Non potevano certo mancare un repertorio delle principali vendite pubbliche aventi significativi nuclei della monetazione trattata, l'illustrazione delle affascinanti falsificazioni d'epoca e qualche piccola "rivoluzione" (con solide basi documentarie!) come quella riguardante la catalogazione dello scudo "dei Giganti". I materiali monetari sono ordinati secondo un'inedita impostazione cronologica, creando così una vera e propria narrazione di queste prestigiose emissioni tanto apprezzate sia dai numismatici sia dagli storici dell'arte. L'acquisto dell'Opera è possibile unicamente presso le principali librerie online, Amazon ed ovviamente il sito dell'Editore. Prezzo di copertina: 49,90 € ISBN 9791221498295 141 pagine Immagini a colori Copertina rigida Pagine in carta patinata da 130g/m2 Formato 17x24 cm Buona lettura Antonio Rimoldi
  10. Arrivata stamattina anche se è domenica
  11. roman de la rose

    Maria Teresa 2 liard

    Paesi Bassi austriaci Maria Teresa 2 Liard 1777
  12. Gexy

    Stemma impero asburgico

    Salve a tutti, approfitto della vostra disponibilità e conoscenza per porvi un quesito araldico che da un po' mi attanaglia. Frequentando abitualmente per piacere il castello di Miramare a Trieste (costruito negli anni 1855-1870) mi sono soffermato sugli innumerevoli stemmi ivi presenti. La maggior parte sono me noti ma mi sono imbattuto in questo che assomiglia allo stemma attuale della città di vienna (che però è senza corona). Non è lo stemma del regno d'austria perchè l'aquila sarebbe bicipite e ci sarebbe l'insegna degli asburgo-lorena. Inoltre ve ne è uno simile che però ha l'aquila che volge lo sguardo verso la sua sinistra invece che a destra... Grazie mille a tutti
  13. Gentilmente riconoscete questa moneta di Carlo V d'Asburgo? So che esiste così come moneta, ma in oro. Potrebbe essere una riproduzione come gettone? Grazie! Peso: 8 gr. Diametro: 25 mm.
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