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  1. A testimoniare l'influenza etrusca in Sardegna la statuetta dell'Ercole di Posada, rinvenuto nell'omonimo paese, una scultura etrusco-italiota che farebbe pensare alla presenza degli Etruschi nell'antica "Feronia". Nessun documento prova con certezza la fondazione di colonie etrusche in Sardegna ma di sicuro gli scavi portati avanti in Toscana e nel Lazio hanno rivelato l’esistenza di rapporti profondi di tipo commerciale tra nuragici ed etruschi. Perché questo commercio tra loro? Prima di tutto perché entrambe le regioni erano ricche di miniere e poi perché era facile, per ragioni geografiche, approdare in Sardegna. A testimoniare l’influenza etrusca in Sardegna la statuetta dell’Ercole di Posada, rinvenuto nell’omonimo paese, una scultura etrusco-italiota che farebbe pensare alla presenza degli Etruschi nell’antica “Feronia”. Oggi la statuetta si trova a Cagliari, al Museo Archeologico Nazionale. La statuetta di Eracle Nel 1923 fu ritrovata presso Posada una statuetta in bronzo (attualmente esposta al Museo Archeologico di Cagliari), alta circa 30 cm, raffigurante un Eracle di tipo italico, databile secondo gli studiosi ad un periodo compreso tra la metà del V ed i primi decenni del IV secolo a.C. (figg. 1-2). Eracle è raffigurato nudo, stante, con la gamba sinistra leggermente avanzata. Dall'avambraccio sinistro pende la grande leontè (figg. 3-4). Il pezzo è stato identificato come proveniente da una fabbrica campana e la sua presenza potrebbe essere ricollegata alla fondazione, in prossimità di Posada, di un insediamento romano-etrusco (Feronia?) avvenuta proprio nella prima metà del IV secolo. La dedica della statuetta potrebbe essere stata effettuata dai mercenari campani assoldati dai Cartaginesi per reprimere la rivolta dei Sardi nel 387 a.C. https://virtualarchaeology.sardegnacultura.it/index.php/it/siti-archeologici/eta-medievale/castello-della-fava/reperti/3574-la-statuetta-di-eracle
  2. Ecco, dopo i tondelli da 10 reali di Filippo IV, di cui abbiamo già ampiamente discusso e mostrato in passato, è giunta l'ora di passare ai 10 reali di Filippo II, quindi dal nipote passiamo al nonno. Vorrei mostrarvi oggi un esemplare del III tipo, quindi non maltagliato, ossia con il tondello perfettamente regolare, tuttavia il conio resta molto impreciso e lacunoso che considero molto affascinate. Tale tondello (CNI, 8-11; Piras 48) presenta una fantastica patina, in certi punti anche iridescente. D/ + PHILIPPVS . REX . ARAGONVM . ET . SARDINIAE; Busto coronato a destra, ai lati C/X-A R/ + INIMICOS . EIVS . INDVAM . CONFVSIONE; Croce scanalata e ornata di 4 globetti Moneta proveniente da collezione personale. Buona visione e saluti!
  3. Da sempre ho una smisurata passione per i pezzi da un reale di Carlo II della zecca di Cagliari... Ma, per alcune date, è molto difficile trovare esemplari on line... Ed anche fisici... Chiederei il vostro aiuto per poter apprezzare gli esemplari che avete in collezione e magari analizzarne l' evoluzione stilistica.. P.S.: qualcuno possiede il 1691? Ed i maltagliati 1671-73?
  4. Salve, buongiorno, mi sono iscritto da poco su Lamoneta.it, ma è da parecchio tempo che colleziono soprattutto monete della zecca di Cagliari, in particolare del periodo della dominazione spagnola (negli ultimi tempi ho scelto di approfondire Filippo III e IV). Vorrei postare come prima moneta su questo forum un "bellissimo" esemplare di 10 reali di Filippo IV, I tipo, proveniente dalla mia collezione privata. In relazione a questa moneta, vorrei la vostra opinione sulla data, infatti potrebbe essere del 1645 (quindi inedita), oppure del 1643 con il 3 finale girato. Cordialità e grazie
  5. Ciao! Ho questa moneta e vorrei sapere se è falsa o vera. Quello che mi produce un dubbio è che tra la parola "SARD" e "CYP" non c'è il punto (che secondo le immagine che ho visto in internet dovrebbe essere), che si c'è tra le altre parole. Grazie! Questa è l'altra faccia
  6. Good day to All! Could you be so kind to help me to understand if this original or no? Many thanks! https://ibb.co/vzbhRvr https://ibb.co/WsfHhXk
  7. Cordialissimi Perdonate la mia presunzione da neofita, nel voler aprire, più che una nuova discussione, una riflessione. Si tratta delle coniazioni di Re Alfonso V per Alghero. Il minuto coniato vide la luce, secondo il Dessì, non prima del Maggio 1443. Per il Birocchi si tratta di coniazione legata ad una speciale licenza concessa da Alfonso V alla città di Alghero del 1435. Ma è l'analisi del Castellaccio, riportando il Crousafont, quella che più rapisce... ovvero la risposta alla presenza, sui coni dei minuti di Alghero, di due diverse diciture riportare sul retro delle monete: "civitas" o "in vila" che in entrambi i casi accompagnano il nome della città. Alghero riceve il titolo di città (civitas) nel 1504 sotto Ferdinando II...eppure, come citato, il riutilizzo dei coni prosegue per l'intero periodo intercorso tra i due monarchi... Mi porgo la domanda... perché mai un Re come Ferdinando che in quel di Cagliari arrivò a coniare un vero capolavoro (reale col suo volto) lasciò per Alghero un semplice riutilizzo di vecchi coni seppur con la variante "civitas" al posto di "in vila"? Perdonate ogni mio errore come ogni mia presunzione. Un abbraccio.
  8. Sardegna scoperti a Mont'e Prama due nuovi giganti Nella necropoli nuragica dell’Oristanese sono emersi i resti di due nuove statue monumentali, a pochi giorni dalla ripresa dell'ultima campagna di scavo. I due nuovi pugilatori si aggiungono ai preziosi reperti di tremila anni fa che hanno reso famoso nel mondo il sito archeologico sardo ancora in parte avvolto nel mistero. Entusiasta il ministro della Cultura Franceschini: “Una scoperta eccezionale alla quale ne seguiranno altre". 1/13©Ansa A pochi giorni dalla ripresa dell'ultima campagna di scavo, nella necropoli nuragica di Mont'e Prama a Cabras (Oristano) sono emersi i resti di due nuove statue monumentali, due giganti che si aggiungono all'esercito in pietra di guerrieri, arcieri e pugilatori di tremila anni fa che ha reso famoso nel mondo il sito archeologico sardo ancora in parte avvolto nel mistero. alt 2/13©Ansa Un risultato davvero "importante" e che fa sperare in ulteriori sorprese già nelle prossime settimane, anticipa all'ANSA la soprintendente Monica Stochino. Entusiasta, il ministro della cultura Franceschini ricorda che il ritrovamento avviene a poco meno di un anno dalla nascita della Fondazione che vede impegnati il MiC, il Comune di Cabras e la Regione Sardegna. "Una scoperta eccezionale alla quale ne seguiranno altre", commenta 3/13©Ansa Gli archeologi hanno scoperto i torsi possenti di due pugilatori, il grande scudo flessibile che copre il ventre e si avvolge sul braccio. Poi una testa, gambe e altre parti dei corpi, frammenti di un modello di nuraghe 4/13©Ansa Avviata il 4 aprile, l'indagine sul campo ha confermato la prosecuzione verso sud della necropoli e dell'imponente strada funeraria che costeggia le sepolture. "Per noi la prova che siamo sulla strada giusta", sottolinea l'archeologo Alessandro Usai, dal 2014 responsabile scientifico dello scavo: "siamo andati a scavare a colpo sicuro in un tratto che ancora non era stato toccato” 5/13©Ansa Diversi nelle loro caratteristiche dai pugilatori trovati nell'ultima metà degli anni Settanta dopo la scoperta casuale di questo luogo incredibile, i due nuovi giganti, spiega Usai, sono del tipo "Cavalupo" come gli ultimi due riportati alla luce nel 2014, non a caso a poca distanza dall'attuale scavo, che si connotavano proprio per il particolarissimo scudo incurvato 6/13©Ansa "Una figura rara che ha un modello di riferimento nel bronzetto nuragico conservato a Roma nel museo etrusco di Villa Giulia", precisa l'archeologo citando il piccolo capolavoro proveniente appunto da una tomba della necropoli di Cavalupo, nella laziale Vulci 7/13©Ansa L'esame accurato, la pulitura e la rimozione dei due grossi torsi - che richiederà tempo per la particolare delicatezza e fragilità della pietra calcarea nella quale sono stati scolpiti - fornirà certo nuovi elementi di studio. Ma intanto già si pensa ad ampliare l'area dello scavo in corso portandola da 10 a 20 metri quadrati 8/13©Ansa Finanziato dalla soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna con 85 mila euro lordi, il nuovo intervento, fa notare Stochino, ne anticipa un altro più corposo, per 600 mila euro, che coinvolge anche il Segretariato Regionale del MiC e che si aggiungerà al grande progetto per 2 milioni 800 mila euro con i quali si punta a restaurare tutto quello che è stato trovato tra il 2014 e il 2016, così da esporre le nuove statue insieme alle altre nel Museo di Cabras 9/13©Ansa Un lavoro di squadra che coinvolge professionalità diverse, le università a fianco di soprintendenza e fondazione, antropologi, restauratori, architetti, che si aggiungono agli archeologi 10/13©Ansa Tutti insieme per trovare risposte ai problemi storici posti da questo speciale cimitero di tremila anni fa, costruito lungo una via funeraria e riservato quasi esclusivamente a giovani uomini, racconta appassionato Usai, spiegando che nelle oltre 170 tombe indagate "mancano completamente anziani e bambini", mentre sono pochissime le donne 11/13©Ansa Di certo sui secoli di vita di questo sito, nato intorno al XII secolo a.C, e su quella dei Giganti, che gli storici collocano tra il IX e l'VIII sec. a.C, rimane ancora tanto mistero, come pure sulla loro fine. Chi erano davvero questi colossi di pietra alti 2 metri e mezzo: custodi ancestrali di un'area sacra, rappresentazione delle funzioni sociali dei defunti inumati, eroi, antenati, simboli identitari di una comunità? 12/13©Ansa E poi perché sono caduti, ridotti in macerie sulle tombe che avrebbero dovuto vegliare: la loro fine fu la conseguenza di una lotta intestina tra comunità locali, fu colpa dei Cartaginesi? Usai spiega di propendere per un'ipotesi ulteriore, quella di una distruzione "naturale": "la mia opinione è che i Giganti siano caduti via via da soli - dice- tanto più che per come sono stati realizzati erano sbilanciati in avanti" 13/13©Ansa Il passare del tempo, il sommovimento della terra, le tante coltivazioni intervenute su questo tratto di terra, avrebbe fatto il resto, riducendo tutto in tanti frantumi che poi si sono rimescolati. "Qui cerchiamo risposte basandoci sui dati", conclude l'archeologo (nella foto la statua del “pugilatore tipo Cavalupo” meglio conservata, rinvenuta nel 2014 insieme a un’altra statua gemella non ancora restaurata, a pochi metri di distanza dai due torsi dello stesso tipo trovati nel 2022). https://tg24.sky.it/cronaca/2022/05/07/archeologia-sardegna-giganti-monte-prama
  9. Il Regno di Arborea o Giudicato di Arboréa era uno dei quattro Stati sovrani ed indipendenti che si formarono in Sardegna alla dissoluzione in occidente dell'Impero bizantino. Fu l'ultimo dei giudicati a conservare la sua indipendenza ed anche l'unico ad opporsi alla conquista aragonese dell'isola, riuscendo verso la fine del XIV secolo, sotto il regno della Giudicessa Eleonora di Bas Serra, reggente per conto del figlio minore Mariano V, ad ottenere il controllo di quasi tutta l'isola. Raggiunta la maggiore età Mariano V assunse i poteri giudicali. Prima di terminare la Reggenza sua madre però aveva promulgato la Carta de Logu, il codice delle leggi dello stato che, per la sua modernità resterà in vigore fino al 1827, quando verrà sostituito dal codice di Carlo Felice. Mariano V morì nel 1407. Il giudicato venne allora rivendicato da vari pretendenti, fra cui Guglielmo, Visconte di Narbona, il quale era un pronipote del giudice Mariano IV (più precisamente era nipote di Beatrice de Bas Serra, figlia terzogenita di Mariano IV e quindi sorella di Eleonora d'Arborea che esercitò la reggenza per conto del figlio Mariano IV fino al raggiungimento della maggiore età di costui). La Corona de Logu, l'organismo a cui spettava derimere la vertenza, riconobbe la legittimità dei diritti di Guglielmo e gli offrì la sovranità del Giudicato di Arborea. I giudicati sardi erano infatti stati perfetti e subiettivi (o super individuali) non patrimoniali, in quanto non appartenevano al re ma al popolo che, attraverso i propri rappresentanti, eletti nelle < coronas de curadorias > sceglieva in << corona de logu >> il proprio monarca o giudice, seguendo il più possibile la linea maschile della casata regnante originaria, solo in caso di mancanza di immediati eredi maschi, diretti o indiretti, venivano prese in considerazione le donne della famiglia, ma soltanto come portatrici di titolo per i figli, o per il marito, esercitando il ruolo di <giudicesse reggenti> o luogotenenti, durante l’assenza o la minore età del giudice titolare). (L.L.Brock.A.M.Oliva. Narbona Giudici d’Arborea, in AA.VV,Genealogie.op cit tav.XXXVII. F.C.Casula) Guglielmo si trasferì quindi a Oristano, dove venne nominato Giudice di Arborea, assumendo quindi anche la responsabilità della prosecuzione della guerra contro la corona di Aragona, che mirava a conquistare l'intera isola. L'esercito di Arborea venna sconfitto a Sanluri il 30 giugno 1409. Guglielmo parte per la Francia alla ricerca di aiuti lasciando la reggenza del giudicato a suo cugino Leonardo Cubello. Nel gennaio 1410 gli aragonesi presero Bosa e assediarono Oristano. Cubello fu costretto a firmare le resa della capitale e la cessione di gran parte del territorio del giudicato. La primavera dello stesso anno Guglielmo tornò in Sardegna per organizzare la resistenza contro l'invasore e la riconquista dei territori perduti, stabilendosi a Sassari. In questo periodo fa coniare due monete: il minuto e la patacchina. Nel diritto delle due monete si può osservare l'albero sradicato, simbolo del Giudicato di Arborea, simbolo che in tempi moderni è stato adottato da Indipendentzia Repubrica de Sardigna, uno dei partiti indipendentisti sardi. Dopo questa premessa storica, necessaria per inquadrare la questione che vorrei discutere e approfindire in questo forum, veniamo a parlare delle emissioni arborensi. Enrico Piras ne "Le monete della Sardegna" sostiene che le uniche emissioni attribubibili ai regnanti di Arborea siano il minuto e la patacchina. Scrive infatti: Le monetine di Guglielmo di Narbona sono le uniche vere monete che ricordino gli Arborea. Sull'ipotesi della coniazione di altre monete da parte dei signori arborensi si rimanda il lettore alle argomentazioni apparse in merio nella "Biblioteca Francescana Sarda" ("Considerazioni su una presunta monetazione arborense" - Oristano 1990), che dimostrano come, almeno fino ad oggi, non sia possibile affermare con dati scientifici e inoppugnabili che il giudicato d'Arborea abbia emesso monete proprie. Il fatto è che questa opera del 1990 probabilmente è stata scritta dal Piras per confutare quanto esposto da Castellaccio e Mariano Sollai nel libro "Monete e monetazione giudicale. La scoperta dei denari d'Arborea" edito nel 1986 riguardo al ritrovamento di quattro monete attribuite a Mariano IV e Ugone III di Bas Serra. Purtroppo le informazioni in mio possesso su questi due lavori sono scarse e ottenute per via indiretta. Non è però facile acquistare queste opere, sebbene viva in Sardegna. L'opera di Castelluccio e Sollai è reperibilie in diverse biblioteche, una delle quali è a soli 30 Km dalla mia residenza, ragion per cui potrò perlomeno consultarla. Diverso il discorso per il lavoro del Piras, reperibile in sole due biblioteche sarde, entrambe piuttosto distanti dal mio paese, ragion per cui non penso di riuscire a visionare l'opera a breve termine. Qualche utente è in grado di darmi maggiori informazioni sulla questione delle emissioni arborensi ? Grazie.
  10. Buona serata a tutti, volevo condividere con voi il primo esemplare bizantino della mia collezione di monete della storia della Sardegna. Si tratta di un mezzo follis del primo regno di Giustiniano II (MIB III n.64 pag. 347, DOC II n.39/40 pag. 592, Piras 46 R3, Muresu pagg. 373-386), molto "sovrappeso" per il tipo, ha un peso e un modulo da folles piuttosto che da mezzo folles: 8.3 g per 26-30 mm di diametro (spessore 2-3 mm). E' ben visibile la parola/motto PAX al rovescio, caratteristica delle coniazioni cartaginesi prima e sarde poi (dopo la chiusura della zecca cartaginese e il suo trasferimento probabilmente a Carales, probabilmente verso il 674); potrebbe riferirsi alla pace ottenuta da Giustiniano II con gli Arabi in Africa. Tra le monete sardo-bizantine questa tipologia è attestata in esemplari relativamente numerosi sia ritrovati in Sardegna che presenti in collezioni (soprattutto straniere); ciononostante gli esemplari conosciuti, tra ritrovati e segnalati sono in tutto circa 30!
  11. Rivelato il mistero degli elmi con le corna: quando l’Europa del bronzo era più unita che ora In Danimarca alcuni artefatti antichi trovati durante gli scavi archeologici hanno riservato una grandissima sorpresa. Si trattava di alcuni oggetti in bronzo tra cui degli stupendi elmi ornati dalle lunghe corna. Fino ad ora si era sempre pensato che questi elmi fossero un prodotto dell’arte vichinga e quindi che avessero un migliaio di anni di vita circa. Analizzando invece alcuni resti organici che erano stati trovati insieme agli Elmi si è potuto risalire alla loro reale età. Una ricerca pubblicata sulla Prehistorische Zeitschrift ci rivela che questi artefatti sono invece stati prodotti nell’età del bronzo, attorno al 1.500 avanti Cristo, per cui vengono ad avere più di 3000 anni. I ricercatori inoltre ritengono che non si tratti di protezione di carattere difensivo, ma di offerte agli dei indossate durante particolari cerimonie, anche per le complesse decorazioni sulla loro superficie. Non sono state notate grandissime somiglianze con altri artefatti simili, sempre risalenti all’età del bronzo, ma rappresentano immagini trovate sia nella penisola iberica sia in Sardegna. https://scenarieconomici.it/rivelato-il-mistero-degli-elmi-con-le-corna-quando-leuropa-del-bronzo-era-piu-unita-che-ora/
  12. Buona sera a tutti spero che qualcuno mi possa aiutare a capire cosa nella storia vissuta e trascorsa ha provocato questo leggerissimo e minuscolo "trauma" alla mia 100 lire di Carlo Alberto. Premetto che sono più che certo che la moneta è autentica al 1000% perché acquistata da un noto, espertissimo e importante perito numismatico della zone in cui mi trovo e garante di infinita serietà. La moneta è in conservazione SPL ed è davvero stupenda anche se comune ma mi piace moltissimo. Voi mi potreste anche chiedere: perché non hai chiesto direttamente a lui? Io vi rispondo con sincerità che all'inizio pensavo ad una minuscola macchia, poi dopo qualche giorno con la lente di ingrandimento mi sono accorto che non si tratta di una macchia nera ma bensì di un minuscolo ammanco di metallo che comunque non abbassa il peso della stessa moneta. Grazie a quanti risponderanno. Buona sera.
  13. Buonasera a tutti vorrei sapere se possibile il valore storico ed economico di questa medaglia grazie antipatamente a tutti
  14. Buongiorno, qualcuno potrebbe consigliarmi qualche sito da dove si possono acquistare tranquillamente monete medievali della Sardegna? Grazie mille
  15. CristianMallok

    Devozionale giubileo

    Sono iscritto da pochissimo… qualche info su questa devozionale??? Grazie in anticipo!
  16. ARES III

    Guerriero Sardo

    Un raro guerriero integro scoperto in complesso archeologico Eccezionali ritrovamenti dopo scavi nel nord Sardegna Un bronzo figurato integro, caso rarissimo di ritrovamento in scavo, rappresentante un guerriero vestito con un corto gonnellino, un elmo cornuto e lunghe trecce che da sotto giungono sino al collo. Sul petto un pugnale ad elsa gammata, attributo distintivo del raggiungimento dell'età adulta, con la mano sinistra regge uno stocco poggiato sulla spalla, al quale è legato uno scudo circolare con umbone e motivo a raggi, le gambe divaricate, poggiate su uno dei canali di fusione, utilizzato per l'infissione dell'offerta su una tavola votiva. È la straordinaria scoperta fatta nel complesso archeologico di Cuccuru Mudeju, nel territorio comunale di Nughedu San Nicolò, nel Sassarese, la vasta provincia della Sardegna nordoccidentale. Dall'ottobre del 2019 e fino a qualche giorno fa, il complesso è stato al centro di una campagna di scavo e restauro condotta dal Comune con la direzione scientifica della Soprintendenza archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro e co-finanziata dal Piano Scavi 2018. Nonostante l'attività agricola avesse sconvolto almeno in parte il sito e rasato le strutture murarie, si è indagato in un settore in cui è emerso un muro perimetrale che delimita una serie di ambienti, tra cui uno che presenta una panchina lavorata su due lati, altri con lacerti di lastricato. Sono state rinvenute basi litiche per offerte votive, nelle quali si possono osservare i fori per l'infissione di spade o il posizionamento di ex voto di bronzo e vaghi di collana in pasta vitrea. Cospicuo il gruppo di reperti in bronzo che sono stati consegnati al centro di restauro della Soprintendenza per le necessarie attività di recupero, analisi e documentazione fotografica. Si tratta di un frammento di spada votiva, uno spillone, un pugnale foliato con un ribattino, un codolo di pugnale frammentario, un anello in bronzo di incerta definizione, un frammento di bronzo figurato, che rappresenta la porzione di un arco con la relativa legatura. Gli esiti della campagna di restauro e scavo confermano l'importanza del santuario e dimostrano gli ottimi risultati raggiunti da Comune e Soprintendenza. I ritrovamenti, in particolare le tavole per offerte e i bronzi, restituiscono un'istantanea della religiosità nuragica nell'età del Bronzo Finale e l'inizio dell'età del Ferro. Nel corso delle indagini precedenti sono emerse diverse strutture, che all'inizio dei lavori non erano più ben visibili ma che sono ora tornate alla luce dopo un'accurata pulizia. https://www.ansa.it/amp/sardegna/notizie/2021/06/19/un-raro-guerriero-integro-scoperto-in-complesso-archeologico_9c7a48e7-3dd2-41c0-9fe7-0742f115a4c4.html
  17. Sperando di far cosa gradita continuo a postare, nella speranza di non sbagliare sezione. Proseguiamo col periodo spagnolo, Carlo II per quanto infermo di salute, era l’erede di un impero (anche se non finirà bene e morirà recidendo il nome degli Asburgo dal trono di Spagna) che comprendeva oltre a Milano, anche Cagliari. Qui troviamo quel gusto del pressapochismo sardo, probabilmente più attento alle cose pratiche che al bello - in fondo una moneta è merce di scambio e deve assolvere al suo compito, le impronte servono in estrema sintesi a definire che un’autorità certifica un valore, il bello e i fronzoli vengono dopo, giusto? Questa volta le foto non sono mie, spero non me ne voglia chi me l’ha venduta. Cagliari Carlo II d’Asburgo (1665-1700) Reale 1696 Ag - 2.10g MIR 88/7 N.
  18. Buongiorno a tutti! c'è qualcuno che gentilmente riesce ad aiutarmi nell'identificazione di queste monete? le ho trovate ad un mercatino in Sardegna e mi hanno detto essere rinascimentali. Chiedo aiuto a chi è più esperto di me! Grazie in anticipo
  19. miccias

    Votiva

    Salve a tutti potreste aiutarmi a capire che anno e che santo raffigura?grazie
  20. Voglio proporre una discussione su questa ricercata moneta di difficile reperibilità, coniata a nome dell'imperatore Carlo V nella zecca di Cagliari. Tale moneta doveva uniformarsi come peso e come titolo agli scudi d'oro emessi negli altri stati italiani e in Francia, ovvero 22 carati e 68 pezzi al marco, quindi 3,3-3,5 g La moneta presenta al dritto la legenda: CAROLVS • IMP • V • R • SARDINIE Scudo d'Aragona coronato, contornato di perline Mentre al rovescio legenda: CIVITAS • CALARITANA Croce ornata e trifogliata, contornata di perline Pur non essendo affatto di facile reperibilità, il Sollai censisce ben 14 varianti di legenda, soffermandosi meno sulle caratteristiche dello scudo e della croce. Il Piras e il Mir riportano invece principalmente 2 varianti, una un po' più comune classificata R3 e una estremamente più rara R5, che si differenzia per i bracci della croce al rovescio scanalati anzichè piani. Certo è che esistono di questa moneta conii estremamente differenti, alcuni un po' più elaborati e alcuni dall'aspetto un po' più rozzo, cosa che la rende moneta estremamente insidiosa. Esistono infatti anche molti falsi, difficili da distinguere dalla moneta autentica. Proporrei l'analisi di un primo esemplare, sperando che la discussione possa ispirare anche altri utenti con il loro contributo. Ex asta Christies 13-14 dicembre 2000, lotto 37, peso 3,47 g giudicata MB/mMB, sgraffi al dritto. Nonostante la conservazione ebbe un importante realizzo già all'epoca in questa storica asta.
  21. Buongiorno, abito in Francia e su un mercatino ho recuperato una moneta da 5 centesimi regno di sardegna 1826 credo , la moneta non é veramente in buona eta' , il verso corrisponde alla moneta in questione mentre sul recto ha 2 G incrociate , é normale ? ? potete aiutarmi a capire il perche' ? grazie mille per il vostro aiuto.
  22. Un piccolo e prezioso TESORO DI MONETE dal Golfo di Orosei Segnalato da un turista tedesco nel 2019, il tesoro di monete svelato pochi giorni fa da Carabinieri e Soprintendenza | Quarantasei esemplari per un naufragio ancora misterioso Le cristalline acque della Sardegna continuano a regalarci sorprese piacevoli, non solo se come turisti abbiamo la fortuna di poterle apprezzare, assieme all’isola che circondano, durante le vacanze estive. Quarantasei esemplari dal Golfo di Orosei E’ infatti notizia recente che un piccolo tesoro di monete, costituito da 32 esemplari in oro (27 spagnoli, 3 francesi e 2 piemontesi) e 14 in argento (tutti spagnoli), è stato recuperato dai sommozzatori dei Carabinieri di Cagliari, assieme agli esperti archeologi della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, nel golfo di Orosei. Le prime undici monete erano state notate circa un anno fa, durante un’immersione, da un turista tedesco che le aveva segnalate alle autorità e la successiva campagna di rilevazioni e ricerca si è prolungata per tutta l’estate del 2019, sia sulle aree marine protette che nei già noti archeologici subacquei del Golfo di Orosei. Oltre alle monete sono stati recuperati anche frammenti ceramici di anfore, uno in ceramica decorata asmalti e uno di metallo, tutti di presunta epoca romana; inoltre, dai fondali sono riemersi un fodero di spada e alcune suppellettili, senza dimenticare un timone che si suppone possa essere appartenuto ad un veliero spagnolo. Proprio questo è risultato l’elemento chiave che ha portato gli archeologi ad ipotizzare che le monete siano finite in mare in seguito al naufragio di una nave che lo trasportava, la quale potrebbe aver urtato contro un gruppo di scogli. Non è stato possibile, invece, stabilire il punto esatto del naufragio. Oro e argento da un naufragio di inizio Settecento Mentre le monete in oro sono tornate alla luce in tutto il loro splendore, quelle d’argento hanno subito l’azione corrosiva del mare e, per i necessari restauri, sono state affidate alla Soprintendenza. “E’ uno dei ritrovamenti di reperti nel Mare Mediterraneo tra i più importanti di sempre”, ha dichiarato il soprintendente per Sassari e Nuoro ai beni archeologici, belle arti e paesaggio Bruno Billeci. L’ipotesi più plausibile è che le monete siano finite in fondo al Golfo di Orosei all’inizio del XVIII secolo: “Abbiamo condotto l’attività di controllo con i funzionari e tecnici responsabili di archeologia subacquea – ha dichiarato ancora Billeci – e le monete ritrovate sono variamente datate dal 1556 al 1712”. Secondo il funzionario, inoltre, “Sul mercato qualcuna di esse vale sino a 200 mila euro”. I reperti, ritenuti di eccezionale valore storico-archeologico, sono stati affidati in custodia ai ricercatori della Soprintendenza per stabilirne con esattezza l’epoca e studiarne la provenienza ed il contesto di rinvenimento. Il sito archeologico sottomarino, la cui ubicazione esatta non è ovviamente stata svelata, sarà sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza di Sassari e Nuoro. Un turista (tedesco), esempio di senso civico “La legge stabilisce che allo scopritore fortuito vada un quarto del valore dei beni ritrovati”, hanno infine riferito gli investigatori, parlando del turista tedesco in vacanza in Sardegna che ha trovato i primi undici esemplari del tesoro di monete del Golfo di Orosei. E proprio sull’atteggiamento del turista si sono soffermati sia Billeci che il comandante del Reparto investigativo provinciale di Nuoro, maggiore Michele Cappa: “È uno di quei casi in cui sono risultati determinanti il senso civico di una persona e la collaborazione tra istituzioni, in questo caso i Carabinieri e la Soprintendenza”. “Con l’azione degli archeologi marini – ha infine ribadito il soprintendente – vogliamo ora individuare il punto esatto in cui l’imbarcazione ha urtato sullo scoglio e capire anche di che nave si trattava e quale rotta stava percorrendo”. https://www.cronacanumismatica.com/un-piccolo-e-prezioso-tesoro-di-monete-dal-golfo-di-orosei/
  23. Ciao a tutti, potere aiutarmi nell'identificazione di questa moneta? Proviene dalla Sardegna, possono essere dei vandali? Non so altri dati perche ho solo queste due foto. Grazie :)
  24. So che è chiedere molto, ma non è che qualcuno ha questo libro e saprebbe riassumermi brevemente le conclusioni del contributo di Fulvia Lo Schiavo? In particolare, cosa pensa la studiosa dell’uso di questi lingotti e cosa pensa significhino i marchi talvolta apposti sugli stessi? Grazie Lo Schiavo 2009: Lo Schiavo (F.). - Oxhide ingots in Nuragic Sardinia. In: Lo Schiavo (F.), Muhly (J.), Maddin (R.), Giumlia-Mair (A.) dir. - Oxhide ingots in the central Mediterranean. Roma: ICEVO-CNR (Biblioteca di Antichità Cipriote 8), 2009, pp. 225-407.
  25. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Peso: Diametro: Metallo Presunto: bronzo Moneta ritrovata a seguito di arature sul sito della chiesa scomparsa di Santa Maria di Leni. L'edificio è stato interamente demolito nel passaggio tra Ottocento e Novecento, e constava di una chiesa con donnicalia e cimitero (di cui sopravvivono pochi resti). Nel sito sono stati recuperati oggetti bizantini (un peso da 5 once), e monetazione di epoca moderna (dal 1500 al 1700), mentre non mi è nota monetazione precedente. Dell'edificio si sa che ebbe un passaggio di proprietà ai Vittorini di Marsiglia nel 1089 e finì in un contenzioso sul suo possesso tra i capitoli di Cagliari e di Santa Maria di Pisa nei primi decenni del 1400. E' probabile che i Vittorini ricevessero nel XI secolo un edificio precedentemente bizantino, ma non vi sono fonti documentarie a riguardo, e il fatto viene ricostruito per analogia con donazioni identiche. Dopo il 1400, almeno per l'assenza di documenti scritti, l'edificio parrebbe essere caduto in disuso, anche se la monetazione successiva e la sopravvivenza di parte dell'edificio fino alle soglie del 1900 fanno propendere per una sua sopravvivenza ulteriore. Ringrazio chiunque possa aiutare a identificare la moneta: lo scopo è ricostiruire un tassello di storia locale.
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