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L. Licinio Lucullo

Denario con Liber e Libera

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L. Licinio Lucullo

Sul denario Liber viene associato a Libera, figura divina paredra (di cui compare qui l'unica rappresentazione monetale) associata anche, nel culto aventiniano, a Ceres. Il monetario infatti, seppur plebeo, pretende di discendere dal patrizio Spurio Cassio Viscellino, che consacrò il tempio di Cerere e fu promotore, nel 493, del foedus Cassainum¸il patto con cui fu fondata la lega latina.

A livello di concetto divino Liber Pater, presiedendo alla vita tutta, che germina e che cresce, ha nella sua essenza anche una componente femminile, Libera, una divinità paredra (ovvero associata, inferiore a Libero ma per così dire "consustanziale" ad esso). È l'unica coppia divina legata da un rapporto "non coniugale" ove la divinità paredra è quella femminile e non maschile.

Sebbene in epoca tarda Liber sia stato assimilato a Dioniso, la sua origine teologica è molto diversa: non solo ha una corrispondente femminile, ma è legato a livello funzionale alla sfera agreste; presiedeva infatti la fuoriuscita del seme maschile, così come Libera di quello femminile. Agostino aggiunge che i Romani "preposero Liber ai semi liquidi e per questo non solo alle parti acquose dei frutti, fra cui, in un certo senso, il vino detiene il primato, ma anche ai semi degli animali". Ceres, per contro, presiedeva i frumenti e le biade, il seme secco. Nel culto dionisiaco il vino è strumento di liberazione dei sensi, con la finalità di conseguire stato di similitudine col dio, sciogliendo vincoli ed inibizioni e ricongiungendo così l'uomo alla natura. La sessualità di Dioniso è ambigua, mentre per Liber la virilità è prerogativa essenziale ed emerge anche in questo denario, la cui iconografia pertanto è pienamente romana. L'esistenza di Libera equivale al rifiuto della concezione aristotelica che, individuando il principio costitutivo nel solo uomo, equiparava la donna a un semplice supporto materiale.

Il 17 marzo si svolgevano i Liberalia: i maschi di 16 anni abbandonavano la toga praetexta per indossare la toga virile e in processione pubblica, seguito da un carro trainato da altri ragazzi e sormontato da un fallo, si recava al tempio capitolino per essere iscritto al tirocinium militiae; in città sacerdotesse di Libero, incoronate d’edera, effettuavano sacrifici con focacce, le Vestali si recavano agli Argei e i Salii compivano Agonalia in onore di Marte. Il fallo doveva assicurare prosperità ai semi e proteggerli dalla cattiva sorte: significativamente la festa occorreva a fine inverno. L’adolescente era protagonista di una cerimonia iniziatica, affinché manifestasse la sua capacità di assolvere al ruolo sociale: procreare e guerreggiare. Una pedagogia guerriera mantenutasi viva fino al IV secolo, che culminava nella religione saliare.

La toga abbandonata dai giovani, praetexta, era identica a quella bordata di rosso riservata ai supremi magistrati; l’interpretazione corrente associa al rosso una valenza protettiva, utile sia ai magistrati, che operavano “fuori dallo Stato per esserne al di sopra”, che agli infanti, non ancora protetti dai iura in quanto non ancora cittadini. L’importantissimo passaggio costituito dall’acquisizione della toga virile e, quindi, dello status di cittadino era posto sotto la tutela di Liber, in quanto numen della libertà intesa, in questo senso, come libertà civica, tutela dell'individuo-cittadino (avente dei diritti) nei confronti dell’autorità. La libertas repubblicana è diversa dalla libertà dionisiaca, scioglimento assoluto da ogni vincolo: a Roma si diveniva liberi in quanto cittadini. Tale concezione, seppur originariamente patrizia e antimonarchica, si sposò con la causa plebea; in tale ottica il dittatore Aulo Postummio per i incentivare i plebei votò, prima della battaglia del Lago Regillo (496), un santuario a Cerere, Libero e Libera, sull'Aventino (forse la scelta dell'area extra pomeriale, dedicata a culti "stranieri", indica l'origine italica delle divinità). Con la dedica del tempio, a opera di Spurio Cassio Vecellino (per questo, forse, le divinità compaiono su un denario della gens Cassia), si ufficializzò l’appropriazione plebea di Libero. L'incontro-scontro religioso tra Liber e Bacco-Dioniso assunse i tratti di un conflitto politico e sociale, sfociato nella repressione feroce dei Bacchanalia (186): Libero, seppur divinità ufficiale, in ambito popolare fungeva da maschera per Bacco, simbolo di libertà sociale

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L. Licinio Lucullo

Discussioni su questa moneta:
http://www.lamoneta.it/topic/60951-cassius-qf-longinus/
http://www.lamoneta.it/topic/90356-tra-liber-e-dioniso/

 

Esame di esemplari:

http://www.lamoneta.it/topic/67883-moneta/

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