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L. Licinio Lucullo

Aureo di aureo Cn. Domitius Ahenobarbus

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

Belloni giudica questo ritratto uno fra i migliori risultati del realismo artistico romano, in auge alla fine della Repubblica. L’attenzione quasi ossessiva per i particolari era mirata a rendere riconoscibili le persone ritratte, senza possibilità di confusione con altre loro somiglianti. Il ritratto dovrebbe essere attribuito a un qualche parente o antenato del monetiere, così come sul denario (RRC 519/2) comparirebbe il padre. Al R/ è raffigurato il tempio di Nettuno, che Enobarbo avrebbe costruito o restaurato.

Enobarbo, figlio del console del 54, parteggiò come il padre per Pompeo ma, tornato in Italia nel 46, fu perdonato da Cesare. Dopo la morte di quest'ultimo, seguì Bruto in Macedonia ed al comando di una flotta riportò una decisiva vittoria nella prima battaglia di Philippi, che gli valse il titolo di imperator. Nel 48 si riconciliò con Antonio, che lo fece governatore della Bithynia.

Gneo Domizio Enobarbo ("barba di bronzo") era figlio di Lucio si era opposto il primo triumvirato pagando con la vita nella battaglia di Farsalo. Gneo era presente a Farsalo, ma sopravvisse e fu graziato da Giulio Cesare. Dopo le Idi di marzo fuggì in Macedonia con Bruto e venne proscritto da Ottaviano nel 43. Messo al comando della flotta adriatica dei cesaricidi (da cui la raffigurazione del tempio di Nettuno), pattugliò l'Adriatico per conto dei repubblicani e, insieme a Murco, sconfisse Calvino in una battaglia navale; per questa vittoria fondamentale venne acclamato imperator. Dopo la battaglia di Filippi continuò a pattugliare il mare sino al 40, quando cambiò partito e si alleò con Antonio, proprio quando la guerra con Ottaviano sembrava imminente. Quando il trattato di Brindisi ebbe ripristinato la pace, venne nominato governatore della Bitinia e nel 36 fu testimone della disastrosa campagna di Antonio contro i Parti; l'anno successivo contribuì alla cattura di Sesto Pompeo. Tornato a Roma rivestì il consolato nel 32; Ottaviano, marciando su Roma, lo costrinse (unitamente al collega Sosio) a fuggire in Oriente insieme a circa 300 senatori. Soffrendo di salute ed essendo scontento dell'alleanza con Cleopatra, disertò a favore di Ottaviano poco prima della battaglia di Azio. Morì poco dopo (alla fine del 31 o all'inizio del 30) per cause naturali

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