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IGNORED

collaborazioni Pubblico - Privato


numa numa

Risposte migliori

questo mi sembra un po' poco generoso verso chi si è preparato e, se bravo, potrebbe aspirare a gestire una parte di cultura pubblica ma poi , per i noti problemi che sappiamo tutti - e che in realtà sono risibili in un Paese che dovrebbe se non vivere di cultura - visto i beni che - almeno dedicargli una parte cospicua del proprio bilancio - non riesce a dare uno sbocco professionale decente a tanti giovani in gamba che purtroppo si trovano spesso costretti ad abbandonare le proprie scelte per altre strade piu' economicamente sicure, oppure a lavori nel proprio ambito di ripiego e precari, oppure ancora ad alimentare una corrente di emigrazione intellettuale che gli permette di realizzarsi professionalmente al prezzo di cercare fortuna all'estero.

Chiaro che non per tutti (per fortuna ) è cosi ma altrettanto chiaro che un bel numero (e purtroppo crescente) di giovani con formazione ortodossa in discipline classiche (non mi piace il termine "strutturati") si sta trovando in queste condizioni e capisco il loro grido di dolore e le loro giustissime rivendicazioni.

Che poi si possa anzi si debba fare di piu' (e non solo dal lato dell istituzioni) anche questo è sacrosanto.

Caro numa, su questa barca purtroppo ci sono anch'io... A differenza di altri, però, non amo sventolare in aria tovaglioli filigranati (buoni come sottopiatto in pizzeria) e il mio messaggio n. 18 era molto chiaro su cosa penso in proposito.

Modificato da BiondoFlavio82
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Io invece ci contavo ;)

Perché qui stiamo andando al cuore del problema, stiamo parlando non solo dei problemi di una categoria professionale, ma del futuro del nostro Paese...

Vorrei mettere in evidenza anche un altro aspetto: l'urgenza della tutela. Colui che molti qui considerano un maestro, e che è stato un precursore in questo campo (e finalmente gliene danno atto, anche in pubblico consesso!) ha sempre detto che la priorità è la pubblicazione, perché solo ciò che è stato pubblicato può essere oggetto di tutela (e di valorizzazione, aggiungerei io).

Possibile che nelle sterminate praterie del nostro patrimonio culturale non ci sia spazio per tutti? Io credo che sia nostro dovere di cittadini pretendere, da qualunque governo esca dalle prossime elezioni, che la cultura torni ad essere una priorità di questo paese, che si trovino i fondi per i giovani professionisti dei beni culturali, che questi siano chiamati a coordinare gruppi di volonterosi (volontari privati, studenti, altri giovani professionisti meno "curriculati", poco importa) i quali abbiamo come unico obiettivo quello di far emergere, in modo rapido e completo, tutto ciò che nel nostro patrimonio culturale (e non mi riferisco solo ai beni numismatici) rimane sconosciuto, non inventariato, non catalogato e quindi non tutelato e non valorizzato.

Siamo in un momento critico: questa è l'ultima opportunità che ci rimane per reagire al declino, utilizzando l'unica risorsa che abbiamo e che rende questo paese unico al mondo, e utilizzandola ora. L'alternativa è far finta di credere tutti quanti a quelli che dicono che bisogna rassegnarsi a far concorrenza ai cinesi sul costo del lavoro, e continuare, noialtri che abbiamo coscienza della nostra storia, a litigarci una crosta di pane.

Le risulta che qualcuno dei politicani (ho scritto proprio politicani - cani politici, o politici cani, scegliete voi) abbia avanzato prospettive nuove? Sarò diventato sordo io (e grazie a Dio ho un udito eccellente) ma non mi pare... Tra l'altro è davvero convinto che una politica come Lei prospetta sarebbe ben accolta ai piani alti di certi edifici (museali)?

Modificato da BiondoFlavio82
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Ma se non ci facciamo promotori di queste iniziative noi cittadini, che ci stiamo a fare ancora in questo paese? Se aspettiamo che l'iniziativa venga dal politici stiamo freschi...

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Ma se non ci facciamo promotori di queste iniziative noi cittadini, che ci stiamo a fare ancora in questo paese? Se aspettiamo che l'iniziativa venga dal politici stiamo freschi...

Guardi, da parte mia ho proposto "a uno di quelli che possono" (per usare un'espressione di manzoniana memoria) la digitalizzazione di un archivio storico locale (ci son mica solo le monete...!? :pleasantry: ) e l'utilizzo dei documenti per laboratori di storia nei licei della mia regione, sì da permettere agli studenti di apprendere il metodo storico e di affacciarsi ad un latino diverso dal classico: gli studenti ne avrebbero tratto indiscusso beneficio, appassionandosi alla materia (avrebbero ritrovato nomi e luoghi più familiari di quelli della storia manualistica). Risultato!? Lo immagini.

Ho presentato diversi altri progetti di valorizzazione e fruizione di beni storici locali: ora è tardi e vado a dormire... tanto finiscono tutti allo stesso modo.

Modificato da BiondoFlavio82
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Forse i "beni culturali" non saranno (anzi spero non lo siano) l'unica risorsa del nostro Paese ma certamente sono quella meno sfruttata in rapporto a quello che potrebbe dare, sia come risorsa economica, e quindi con dei ritorni che incrementino il PIL del Paese, sia come risorsa che soddisfi i bisogni culturali del Pese e che quindi incrementi il livello di "well being" ovvero di soddisfazione.

E' da tempo che la scienza economica cerca di introdurre misure della ricchezza di un Paese che vadano al di là della semplice misurazione dell'incremento di beni e servizi prodotti da una nazione, prendendo in considerazione anche altre variabili, piu' difficili da misurare ma che indubbiamente consideriamo quando compariamo la qualità di vita di paesi diversi. Tra queste variabili vi sono ad esempio : la sicurezza, il livello e la qualità delle prestazioni sanitarie, i servizi sociali, la qualità dell'educazione scolastica e naturalmente l'offerta culturale che un Paese puo' vantare.

l?italia ha delle risorse culturali eccezionali che sfruttate intelligentemente aumenterebbero non solo i ritorni di reddito che queste potrebbero produrre, ma anche il livello di soddisfazione che sarebbe possibile offrire ai cittadini.

Cosa manca ? due cose : oggettivamente un'organizzazione che permette di mettere a frutto questo patrimonio (pensiamo solo ai miglioramenti dell'offerta di turismo ove Paesi che possono vantare un centesimo delle nostre risorse riescono con intelligenza e capacità organizzativa a convogliare flussi di turisti felici di pagare un'offerta culturale intelligente e con servizi all'altezza).

L'altra cosa, da cui discende la prima, è una "visione" una pianificazione di tutta la "parte culturale" del Paese.

Questa visione sono i politici, o meglio gli amministratori (MIBAC) che devono impostarla e poi tradurla in pratica.

Necessariamente uno egli snodi fondamentali è quello di "sapere/conoscere" cio' che si ha con un preciso inventario/catalogazione che porti da un lato a tutelare il bene e dall'altro ne favorisca la fruibilità , la valorizzazione.

Non è fisica dell particelle, bensi solo buonsenso sorretto pero' da un'attenta analisi e perfetta consocenza dei beni che si hanno a disposizione, del nostro patrimonio culturale in toto (e dentro ci metto anche il paesaggio - sublime a volte - di cui dobbiamo avere la massima cura - paesi limitrofi che hanno un territorio molto piu' piccolo e quindi maggiormente bisognoso di essere tutelato quali Austria e Svizzera ci insegnano cosa significa una gestione e cura attiva del Territorio, magari l'Italia riuscisse a fare un centesimo di quello che questi Paesi fanno per la loro Terra ).

Concordo con Paleologo che è fin troppo facile riferire tale problema ai "politici", siamo NOI che in prima persona ormai dobbiamo occuparcene, proponendo, dibattendone per elevare il grado di attenzione su questi temi, aiutando con proposte ma anche aiuti concreti l'Amministrazione Pubblica a considerare e fare qualcosa per migliorare la situazione.

Troppo facile scaricare su un cattivo Governo la responsabilità . Ormai dobbiamo crescere come cittadini responsabili confidando che dei padri politici possano occuparsene solo perche abbiamo dato loro il nostro voto.

La responsabilità ormai è di tutti. Basta nascondersi dietro il politico incapace o insensibile di turno. E la decadenza abissale nel quale vediamo sprofondare l'inettitudine della classe politica deve servire solo come sprone ulteriore a influire di piu' sulla vita e sui beni culturali di uno dei Paesi piu' belli e ricchi del Mondo.

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Vorrei mettere in evidenza anche un altro aspetto: l'urgenza della tutela. Colui che molti qui considerano un maestro, e che è stato un precursore in questo campo (e finalmente gliene danno atto, anche in pubblico consesso!) ha sempre detto che la priorità è la pubblicazione, perché solo ciò che è stato pubblicato può essere oggetto di tutela (e di valorizzazione, aggiungerei io).

Gentile Paleologo,

ti rispondo in merito a questa tua considerazione, facendo prima una debita premessa generica(cioè non rivolta a te nello specifico), ma necessaria.

Nell'ambito di un ragionamento, che vuol portare a pratici frutti, posizioni fideistiche o dogmatiche, non possono essere assunte.

Ma tutto può essere messo in discussione. Anche le posizioni di un Maestro.

D'altronde in un epoca in cui anche il Pontefice Massimo fa un passo indietro, dimettendosi, anteporre la Figura di un Ipse Dixit è, converrai, quanto meno anacronistico.

Terminata la premessa entriamo nel merito.

L'opera attuata ha ricevuto consenso?

Bene! Se esso è ricercato fra coloro che godono mensilmente di stipendi a 4 zeri(o tra i volontari) e per i quali nulla cambia se un giovane venga retribuito o cresca professionalmente, è propabile rispondere affermativamente.

Per Essi, concedere consenso o negarlo, cambia poco, manterranno intatti i loro privilegi(e non solo economici.)

Se il consenso, invece, lo si cerca tra studenti, laureandi, laureati, dottorandi, addottorati in discipline storico-archeologico-numismatiche(che non sono una componente secondaria, anzi), credo, che difficilmente lo si troverà.

Quindi, sarebbe opportuno, palesare un quadro completo e non particolaristico sul tema consenso, per averne un riscontro in termini assoluti.

Per tal ragione rivolgo a te il medesimo invito fatto a Reficul nel post 6, sul porre attenzione anche ad altri "gruppi".

In situazioni simili a quella precedente si potrebbe agire diversamente?

Si potrebbe. E giungiamo alla seconda parte del discorso.

L'esigenza è la tutela. Concordiamo in toto! Il fine ultimo di un Volontario è che si proceda alla catalogazione del materiale e renderlo pubblico? E' questo? E' anche il nostro! Soprattutto il nostro dato che abbiamo scelto di farlo per professione, oltre che per vocazione.

Il problema è come raggiungere tali obiettivi.

Per te, probabilmente, con l'utilizzo del volontariato, per me differentemente.

Come?

Qualche proposta concreta(evitiamo discorsi filosofici, generalistici e inattuabili) è stata fatta nel post 125 della discussione documento(sul quale, ho notato, che solo numa numa ha posto attenzione).

Si comprenderà benissimo, che non possono essere poste le medesime condizioni, a un volontario e a un professionista, in quanto non sono nella medesima condizione(e rispondo, con questo, a Numizmo).

Si sventola lo spauracchio della cronica carenza di fondi.(Sarà poi tanto vero?!)

Poniamo che sia vero. Per ovviare a questo sono state fatte proposte concrete(vedi sempre mio post 125).

E' certo che se un Ente Museale o i Suoi Rappresentanti vogliono adottare nei confronti dei loro colleghi(giovani, ma pur sempre colleghi sono)la politica del TUTTO PRENDERE e NULLA CONCEDERE, ben si capisce che difficilmente potrà essere adottata.

Se un ENTE MUSEALE, che deve catalogare materiale archeologico, PRETENDE che venga fatto gratuitamente, senza alcun rimborso spese, NON concendendo diritti di prelazione su pubblicazioni(in quanto poi ci vuole mettere il PROPRIO NOME), NON concedendo DIRITTO GRATUITO per le immagini per pubblicazioni scientifiche(perchè ci vuole anche guadagnare)...bene...è intuibile che c'è poco margine su cui trattare.

E' altrettanto intuibile, che per ESSI è molto più semplice chiamare "volontari puri", più facilmente "gestibili" e che nulla hanno da chiedere.

Questa è ciò che è definita concorrenza sleale. Ancor maggiormente se questi "volontari puri" non sono nelle condizioni dei professionisti di cui parliamo(cioè studiosi non strutturati), ma percepiscono stipendio da lavoro terzo(o sono già realizzati professionalmente, quindi, non necessitano di crescita curriculare).

Quindi:

1)L'Ente Museale conserva intatti tutti i suoi privilegi, non dando nulla in cambio.

2)I Volontari Puri portano innanzi la loro passione, essendo garantiti economicamente da un altro lavoro.

Ne consegue:

Che ad essere danneggiati sono proprio coloro di cui ti ho scritto, per fortuna, compatti e ben organizzati in quello che intendono portare innanzi.

Grave errore di valutazione e pia illusione sarebbe pensare, lo ribadisco, che tali idee siano sostenute da due sole persone su un Forum o da un gruppo sparuto di individui. Per questo vi invito e consiglio a non farlo.

Chi conosce(o vuole informarsi)si renderà presto conto che così non è.

Saluti.

P.S. Definizione di Volontario Puro(cioè chi svolge altra attività) è differente da Volontario Professionista(cioè chi svolge il proprio lavoro a titolo gratuito).

In alcuni post, le due figure sono state indebitamente sovrapposte.

Per la seconda figura vi sono tutt'altre problematiche.

Modificato da Vincenzo
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DE GREGE EPICURI

Credo che tutti noi che scriviamo qui abbiamo chiara una cosa: per l'Italia, la valorizzazione della cultura, della storia e del "lascito" dell'antichità è anche una delle più sicure ricette economiche per il futuro, se ben gestita. Nessuno ha risorse paragonabili, e nè Cina nè Brasile possono competere.

Si tratta però di una scelta strettamente politica, e forse possiamo contribuire (col nostro voto ma in tanti altri modi) a spingere le cose in questa direzione, che è alternativa evidentemente a ripescare la chimica di base, la metallurgia in crisi, ecc. ecc. Ma se questa scelta non viene operata, non saranno mai stanziati fondi per assumere giovani archeologi o restauratori o per formare dei "guardiani" dei musei che siano delle guide e sappiano quello che dicono, o per salvaguardare i centri cittadini antichi o l' area pompeiana.

Io credo che i privati e il volontariato possano spingere per queste scelte, piuttosto che essere in concorrenza. In molti ospedali, quando i volontari ed i familiari si sono fatti avanti (non certo chiamati dalla Direzione!) per esser più presenti nei reparti, all'inizio il personale infermieristico è stato sospettoso o anche contrario; poi ci si è resi conto che i volontari (se appena appena non si fanno strumentalizzare) non rubano il lavoro a nessuno, ma fanno "altre" cose; ed anzi sono loro a pretendere che vengano colmate le lacune del personale.

Difendere a spada tratta l'esclusività del dipendente pubblico nell'accesso, ad es., al riordino del patrimonio museale, significa lasciare le cose esattamente al punto in cui si trovano. Io credo che il pubblico dipendente, strutturato o meno, potrebbe coordinare/dirigere proprio il personale volontario, che può avere competenza acquisita sul campo, però generalmente manca di molte competenze professionali.

Senza voler estendere troppo il discorso, penso comunque che prima i poi istituzioni private no profit finiranno per gestire loro stesse, su incarico e sotto controllo pubblico, molti settori culturali.

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Io sarei per il dialogo... dal quale tutti potremmo trarre dei vantaggi. Se ci barrichiamo, sarà battaglia... ci sarà un vincitore (quale che sia) che potrebbe presto accorgersi di aver perso pure lui.

Arka

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Concordo con Paleologo che è fin troppo facile riferire tale problema ai "politici", siamo NOI che in prima persona ormai dobbiamo occuparcene, proponendo, dibattendone per elevare il grado di attenzione su questi temi, aiutando con proposte ma anche aiuti concreti l'Amministrazione Pubblica a considerare e fare qualcosa per migliorare la situazione.

Troppo facile scaricare su un cattivo Governo la responsabilità . Ormai dobbiamo crescere come cittadini responsabili confidando che dei padri politici possano occuparsene solo perche abbiamo dato loro il nostro voto.

La responsabilità ormai è di tutti. Basta nascondersi dietro il politico incapace o insensibile di turno. E la decadenza abissale nel quale vediamo sprofondare l'inettitudine della classe politica deve servire solo come sprone ulteriore a influire di piu' sulla vita e sui beni culturali di uno dei Paesi piu' belli e ricchi del Mondo.

Oh che belle parole, e cortesemente potrei sapere nel concreto come dovrebbero trovare un riscontro pratico? Personalmente ho cercato di portare avanti progetti di valorizzazione e fruizione di alcuni "contesti" (mi si passi il termine improprio) ma da quanti amministrano e gestiscono il patrimonio pubblico ho ricevuto un assenso unicamente se ho offerto lavori a titolo gratuito, e neppure da tutti!

La responsabilità del declino di questo paese non certo solo dei "politici" (già che uno faccia il politico di mestiere mi lascia perplesso) ma di quanti, in un discorso più ampio, sono chiamati ad amministrarlo (non necessariamente in senso "politico"!).

Modificato da BiondoFlavio82
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Premesso che non è il caso di fare come i polli di Renzo (e non c'è offesa nel paragone è solo una similitudine di stile),

comincerei a distinguere.


1) Quando si parla di volontariato, inteso nel senso di sussidiarietà, si deve distinguere tra il pensionato che collabora per tener aperto un museo (o per garantire agli scolari di poter attraversare la strada), lo studente di archeologia che spolvera i cocci (scusate il termine, ma non è il mio campo e non voglio davvero essere offensivo), il laureato in archeologia che stende o collabora alla stesura di un catalogo.


Insomma, il volontariato si distingue a seconda dell’intervento che il volontario è chiamato a svolgere: non ha senso il parlare di volontariato “in genere” in una camera operatoria nel corso di una operazione chirurgica a cuore aperto.


Vi parteciperà (vi potrà partecipare) volontariamente il chirurgo in pensione o l’infermiere in pensione ma non un ferroviere in pensione che, invece, potrà svolgere efficacemente volontariato in una stazione ferroviaria o, volontariamente, istruire i colleghi più giovani.


Immaginate un chirurgo in pensione che spiega ai giovani macchinisti come si guida una locomotiva o al macchinista in pensione che spiega ai giovani chirurghi come si opera sull’addome.


Insomma, è la vecchia massima platonica: conviene che le scarpe siano fatte dagli scarpari (ma che brutte similitudini mi vengono oggi :rofl: . Forza ragazzi un po' di ironia, che non guasta mai !)


2) Altro aspetto riguarda il volontariato come riduzione dei costi del lavoro. E qui diventa una questione che attiene ai bilanci degli enti e dello stato ed alla politica del lavoro.


Dire che il volontariato toglie lavoro è, probabilmente, una contraddizione in termini, nel senso che spesso si ricorre al volontariato proprio perché non si è in grado di assumere. D'altronde il concetto di sussisdiarietà implica proprio questo: l'intervento sussidiario avviene quando chi sarebbe destinato a gestire il settore non è completamente in grado di farlo.


Ma allora bisogna distinguere ancora tra:


  1. impegni economici da affrontare necessariamente (ad esempio per la sopravvivenza dei beni culturali, guardate quello che accade a Pompei), dove si deve necessariamente assumere e solo sussidiariamente fare ricorso al volontariato;


  1. impegni economici non assolutamente necessari e comunque "secondari" (nel senso meramente indicativo del termine), dove si può tranquillamente fare ricorso al volontariato.


Nel caso sub 2, non possiamo però punire le giovani professionalità nè (per seguire il consiglio di Platone) fane a meno e, quindi, sarebbe opportuno considerare titolo preferenziale (per determinate attività di volontario) tali professionalità anche per consentire ai giovani di fare esperienza e “curricula”.

Il vero problema è che in Italia le cose provvisorie tendono e divenire definitive.

La posizione di Vincenzo è fortemente indicativa della situazione di forte disagio in cui versano i giovani professionisti "non strutturati" del settore.

A me (ma questo riguarda solo la mia persona) non piace passare sul cadavere della gente.

In questi casi si allunga il brodo, ci si stringe a tavola e si mangia tutti.

E non vuol essere la citazione di un famoso recital ma quella di un principio costituzionale di valore sicuramente superiore alla sussidiarieta di cui ho parlato: si tratta della solidarietà.

E' sempre un' opinione

(Mi sa che ho sbagliato lavoro :rofl: , avrei dovuto prendere i voti)

Polemarco


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Premesso che non è il caso di fare come i polli di Renzo (e non c'è offesa nel paragone è solo una similitudine di stile),

comincerei a distinguere.

1) Quando si parla di volontariato, inteso nel senso di sussidiarietà, si deve distinguere tra il pensionato che collabora per tener aperto un museo (o per garantire agli scolari di poter attraversare la strada), lo studente di archeologia che spolvera i cocci (scusate il termine, ma non è il mio campo e non voglio davvero essere offensivo), il laureato in archeologia che stende o collabora alla stesura di un catalogo.

Insomma, il volontariato si distingue a seconda dell’intervento che il volontario è chiamato a svolgere: non ha senso il parlare di volontariato “in genere” in una camera operatoria nel corso di una operazione chirurgica a cuore aperto.

Vi parteciperà (vi potrà partecipare) volontariamente il chirurgo in pensione o l’infermiere in pensione ma non un ferroviere in pensione che, invece, potrà svolgere efficacemente volontariato in una stazione ferroviaria o, volontariamente, istruire i colleghi più giovani.

Immaginate un chirurgo in pensione che spiega ai giovani macchinisti come si guida una locomotiva o al macchinista in pensione che spiega ai giovani chirurghi come si opera sull’addome.

Insomma, è la vecchia massima platonica: conviene che le scarpe siano fatte dagli scarpari (ma che brutte similitudini mi vengono oggi :rofl: . Forza ragazzi un po' di ironia, che non guasta mai !)

2) Altro aspetto riguarda il volontariato come riduzione dei costi del lavoro. E qui diventa una questione che attiene ai bilanci degli enti e dello stato ed alla politica del lavoro.

Dire che il volontariato toglie lavoro è, probabilmente, una contraddizione in termini, nel senso che spesso si ricorre al volontariato proprio perché non si è in grado di assumere. D'altronde il concetto di sussisdiarietà implica proprio questo: l'intervento sussidiario avviene quando chi sarebbe destinato a gestire il settore non è completamente in grado di farlo.

Ma allora bisogna distinguere ancora tra:

  1. impegni economici da affrontare necessariamente (ad esempio per la sopravvivenza dei beni culturali, guardate quello che accade a Pompei), dove si deve necessariamente assumere e solo sussidiariamente fare ricorso al volontariato;
  1. impegni economici non assolutamente necessari e comunque "secondari" (nel senso meramente indicativo del termine), dove si può tranquillamente fare ricorso al volontariato.

Nel caso sub 2, non possiamo però punire le giovani professionalità nè (per seguire il consiglio di Platone) fane a meno e, quindi, sarebbe opportuno considerare titolo preferenziale (per determinate attività di volontario) tali professionalità anche per consentire ai giovani di fare esperienza e “curricula”.

Il vero problema è che in Italia le cose provvisorie tendono e divenire definitive.

La posizione di Vincenzo è fortemente indicativa della situazione di forte disagio in cui versano i giovani professionisti "non strutturati" del settore.

A me (ma questo riguarda solo la mia persona) non piace passare sul cadavere della gente.

In questi casi si allunga il brodo, ci si stringe a tavola e si mangia tutti.

E non vuol essere la citazione di un famoso recital ma quella di un principio costituzionale di valore sicuramente superiore alla sussidiarieta di cui ho parlato: si tratta della solidarietà.

E' sempre un' opinione

(Mi sa che ho sbagliato lavoro :rofl: , avrei dovuto prendere i voti)

Polemarco

concordo su tutto... tranne sulla solidarietà tra lavoratori: ci potrà essere tra colleghi che stanno per perdere il posto di lavoro, ma non certo tra chi è dentro (ben accomodato) e chi è fuori che bussa chiedendo di entrare... (ve la ricordate la scena del Titanic dove i "signori" sulle scialuppe vogliono stare belli larghi facendo crepare la gente in mare? c'è la stessa solidarietà)

Modificato da BiondoFlavio82
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Quello è il sindacato,la solidaretà riguarda tutti.
E non sono io a dirlo.
E' la Costituzione.

Ovviamente si può non essere d'accordo con la costituzione (de lege ferenda)

Polemarco

Modificato da Polemarco
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Quello è il sindacato,la solidaretà riguarda tutti.

E non sono io a dirlo.

E la Costituzione.

Ovviamente si può non essere d'accordo con la costituzione (de lege ferenda)

Polemarco

Io personalmente sarei d'accordissimo..., infatti io sono tra quelli fuori che bussano (sono quelli dentro che hanno messo il paletto)

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Primo intervento di moderazione, il prossimo sarà l'ultimo.

Generalizzazioni arbitrarie, commenti non attinenti, botta e risposta individuali non saranno ulteriormente tollerati.

Le beghe personali si risolvono in privato. Se non vi sopportate mettetevi reciprocamente in "ignore".

Censura? No, rispetto per tutti gli altri utenti. La comunità e l'oggetto della discussione lo meritano.

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per sgombrare il campo da equivoci

quando mi riferivo al "volontariato" nei miei interventi non avevo in mente il pensionato che fa il bidello nei musei e apre le porte alle scolaresche (tipo di volontariato assolutamente utile enecessario quando accettato dall PA), mi riferivo invece ad un volontariato molto qualificato. Ovvero a chi avendo competenze comprovate (in numismatica in questo caso - ma applicabile ovviamente anche ad altri campi) offre il proprio tempo e le proprie conoscenze al servizio delle istituzioni per , ad esempio, contribuire alla catalogazione di beni che altrimenti avrebbero atteso calende..

Questo tipo di volontariato qualificato, o di lusso, chiaramente ha il puntum dolens nella concorrenza che potrebbe esercitare verso gli operatori strutturati che aspirano alle medesime mansioni (ma pagati - giustamente). Non credo sinceramente pero' che allontanando o inibendo questo volontariato si risolverebbero i problemi dell'altra (legittima) categoria, quindi occorre riflettere su questo.

Tengo altresi a precisare che questo tipo di volontariato si offre alle sitituzioni pubbliche e che non sono queste ultime invece che vanno a cercare volontari preferendoli agli operatori strutturati.

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Il volontariato inteso come una cosa fatta in una situazione di emergenza,terremoti etc. etc. è la cosa più bella che c'è.

In altre situazioni serve solo a levare dagli impicci la stato e a coprirlo da tutte le sue colpevoli mancanze.

Bello fare il volontario "spensieratamente"

Modificato da mirkoct
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"Bello fare il volontario "spensieratamente""

Diremo ai volontari che stanno collaboramdo al progetto "Lorenzo Il Magnifico" di assumere un atteggiamento più "contrito".

Ragazzi....ma non Vi rendete conto che non sono i volontari la causa delle manchevolezzo statali o sociali che causano i Vostri problemi e che Voi giustamente lamentate?

Pensateci.

Ammettiamo pure che i volontari, solidarizzando con i giovani professionisti non strutturati, cessino di collaborare con lo Stato......pensate davvero che questo Stato affiderà a Voi quelle collaborazioni, a pagamento?

Lo sapete benissimo che non lo farà, specialmente in un frangente come questo in cui le risorse disponibili sono appena sufficienti a fronteggiare la spesa corrente.

Quindi la conseguenza dell'ostracismo dei volontari avrebbe come unico effetto quello di far sparire completamente le pur sporadiche collaborazioni finalizzate a pubblicare/ordinare (e quindi a tutelare) i beni numismatici pubblici.

Morale: i volontari "spensierati" se ne staranno a casa a solidarizzare con Voi e coltiveranno la loro passione in altro modo; i giovani professionisti non strutturati pure (ma loro non sono volontari); i beni numismatici pubblici invece continueranno a giacere nei depositi, quando andrà bene; quando invece andrà male, saranno alla mercè dell'incuria e, nei casi peggiori, anche del saccheggio.

Se questa è la conseguenza, mi chiedo se sia lecito che le pur legittime rivendicazioni di una Categoria possano arrivare a pregiudicare la tutela del patrimonio numismatico pubblico.

Vorrei aggiungere, in linea con quanto ha già scritto Paleologo in un post precedente, a proposito della centralità del ruolo del cittadino, che il Volontariato è previsto e tutelato anche dalla nostra Carta Costituzionale (art. 118) e dunque non è un'attività "sfiziosa" per benestanti perditempo o appassionati frustrati o afflitti da sensi di colpa, ma è una vera e propria attività sussidiaria a quella dello Stato che i cittadini hanno il diritto di esercitare sotto il controllo delle Amministrazioni dello Stato preposte.

Saluti.

Michele

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Ho letto tutto di un fiato questa lunga e bella discussione.

"Bella" si fa per dire... se ne farebbe volentieri a meno, se le cose "andassero meglio".

Ma così non è.

Ciononostante, quello che trovo bello in questa discussione è che le opinioni, necessariamente diverse, vi sono esposte in maniera ferma, come è normale vista la tematica, ma non aggressiva, o quanto meno non distruttiva rispetto alle opinioni contrapposte.

Ciò non è da sottovalutare.

Non sono intervenuto nella, citata, discussione sul documento.

Un po' mi è sembrata un qualcosa che osservava un po' il proprio ombelico, un po' alcuni toni ed alcune allocuzioni hanno fatto sì che me ne te stessi lontano (problemi personali di urticaria).

Ma su questa, che di quella in qualche modo è figlia, voglio intervenire.

Innanzitutto voglio esprimere tutto il mio affetto e la mia umana simpatia a Mirco e Vincenzo. Non conosco personalmente nessuno dei due, e me ne dispiaccio, sono sicuro che conoscendoli sarei in grado di far loro sentire la mia solidarietà. Solidarietà che non viene meno nel momento in cui, qui sul forum, dico loro: ragazzi, attenti alle rivendicazioni corporative.

E a tutto ciò che ne consegue.

Che in Italia ci sia un problema col cosiddetto "terzo settore", questo non data da ieri (altri ambiti, quali ad esempio quello dei servizi sociali -ben prima degli archeologici/numismatici- hanno sofferto questo problema) ed il tema non è mai stato (a torto o a ragione) un caso "nazionale".

Non entro nel merito politico, se lo facessimo la discussione diverrebbe un'altra, e non è questo il luogo.

Per cui prendiamo lo stato di cose presente come il "luogo" del contendere.

Pongo una domanda che può sembrare eccessivamente secca (in effetti lo è, e me ne scuso, ma fino ad un certo punto...):

Nel momento in cui lo Stato non mette a disposizione i mezzi necessari affinchè i propri apparati (tali sono le Sovrindentenze) siano in grado di far progredire la CONOSCENZA, ciò che dovrebbe essere patrimonio di ogni cittadino, è forse giusto che questa debba essere semplicemente negata sulla base del fatto che esistono "professionisti", a cui non si danno i mezzi per fare il proprio lavoro, e che nel contempo assumono il ruolo di impotenti vestali, "padroni" inetti di un patrimonio che è di tutti i cittadini (quelli onesti)?

Ribadisco, non ce l'ho con voi, a cui voglio bene. Però state attenti. Il corporativismo è una brutta bestia.

Modificato da g.aulisio
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Awards

Il mio non è corporativismo...è semplicemente il punto di vista di una persona che ha visto il volontariato come qualcosa che si sostituiva alla normale manodopera e subito dopo chiedeva a gran voce quel posto di lavoro vantando diritti acquisiti con il volontariato;naturalmente gli esempi si possono sprecare in sicilia.

Tanta gente studia si sacrifica una vita per vedersi scavalcato in qualsiasi graduatoria da questi volontari part time e che nel tempo libero lavorano in nero o hanno un altro lavoro regolarmente remunerato.

La spensieratezza sta nel fatto che non si debbba pensare a quello che si dovrebbe mettere in pentola per la famiglia.

Con il marchio del volontariato in Italia si sono coperte vere e proprie ditte a scopo di sfruttamento come dico io.

Il volontariato deve essere gratis.....non fonte di piccoli rimborsi o sovvenzioni.

Se no che si assuma gente che ha studiato per quel lavoro.

Questo discorso vale per tutti i settori non solo per i beni culturali.

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non so di queste situazioni di volontariato "a pagamento" - uno iato in sé..

Quando menzionavo volontari qualificati mi riferivo a volontari veri "non lavoratori in pectore mascherati da volontari " la cui vera aspirazione era trovarsi un posto al sole..

Di volontari veri ve ne sono anche di molto in gamba e normalmente sanno stare al loro posto.

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"...è semplicemente il punto di vista di una persona che ha visto il volontariato come qualcosa che si sostituiva alla normale manodopera e subito dopo chiedeva a gran voce quel posto di lavoro vantando diritti acquisiti con il volontariato;naturalmente gli esempi si possono sprecare in sicilia."

Beh, quello che Tu indichi non è il Volontariato cui si è finora fatto riferimento.

Abbiamo infatti più volte richiamato quale esempio di Volontariato, le attività che appassionati privati hanno svolto e svolgono a Firenze per il Progetto "Lorenzo Il Magnifico".

D'altra pare, non è che ci vogliano amministrazioni dotate di grande acume per regolamentare le attività dei volontari, in modo tale che poi queste collaborazioni non prestino il fianco a rivendicazioni di altra natura.

Nei casi che prospetti Tu, siamo di fronte a situazioni create ad arte, con il pieno consenso dei politici di turno, che organizzano a tavolino queste collaborazioni che di "volontario" non hanno proprio nulla, ma che hanno fin dal principio lo scopo di far entrare dalla finestra quello che non si può fare entrare dalla porta.

Il volontariato di cui si parlava qui non c'entra nulla con queste mistificazioni di puro stampo clientelare verso le quali, ritengo, siamo tutti concordi nel ritenere che siano da respingere senza riserve.

M.

Modificato da bizerba62
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Supporter

Dal momento che sono stato chiamato ripetutamente in causa, mi e' venuto in mente, e lo riporto qui, come puro spunto di riflessioni, ma come dato di fatto, (e con la speranza che serva mai a ravvivare l'attenzione), quel che ho scritto pochi giorni fa nella discussione privata, (con spettabili rappresentanti del forum, ben 3 Vice Admin), sull'avanzamento dei lavori del progetto relativo al monetiere di Firenze, e alla monetazione di Augusto:

"il riepilogo annuo di Incuso sui progetti del network non e' molto confortante per il progetto Lorenzo il Magnifico, il 2012 non e' certo stata una grande annata per il monetiere di Firenze (meno di 300 monete caricate, mancandone quasi 90.000 quanti secoli di lavoro rimarrebbero a questo ritmo (!))"

Modificato da perporius
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..........Con il marchio del volontariato in Italia si sono coperte vere e proprie ditte a scopo di sfruttamento come dico io.

Il volontariato deve essere gratis.....non fonte di piccoli rimborsi o sovvenzioni.

Se no che si assuma gente che ha studiato per quel lavoro.

Questo discorso vale per tutti i settori non solo per i beni culturali.

Il tipo di volontariato di cui si parla qui non è certamente quello che hai descritto tu! Sono oramai diversi anni infatti che con molta fatica cerchiamo di collaborare con gli addetti ai lavori offrendo dal canto nostro tutta la competenza e la passione possibile senza ottenere in cambio alcun ché salvo il piacere di poter finalmente vedere pubblicati i risultati di tanto lavoro. Ogni singolo volontario che collabora a Firenze non recepisce alcun rimborso o sovvenzione anzi, chi soggiorna a Firenze per fotografare e misurare il materiale deve sobbarcarsi le spese del viaggio, del vitto e dell'alloggio. prova a chiedere alle singole persone impegnate nel progetto e che scrivono anche sul forum!!

Tornando all'argomento principale di questo post, come più volte ho scritto a Vincenzo, sono convinto del fatto che il lavoro del volontario non debba essere interpretato come una sottrazione di spazi al professionista, ma come una valida integrazione al lavoro di quest'ultimo. Sono infatti del parere che le competenze extraculturali offerte dai volontari, che spesso nella vita svolgono altri mestieri, possono aiutare gli addetti ai lavori a superare i limiti tecnologici naturali a cui sono inevitabilmente esposti.

Per fare un esempio il software, con tutte le innovative funzionalità, e la struttura del portale del Monetiere di Firenze non è stato concepito da una squadra di archeologi ma da volontari che nella vita fanno tutt'altro. Non credo che in Italia, al momento, esista un portale dedicato alla numismatica che abbia le stesse potenzialità del nostro!!

Dopodiché, più volte abbiamo proposto di offrire GRATIS il nostro sistema ad altre realtà museali suggerendo di far lavorare le università e quindi i laureandi affiancati dai volontari solo nella fase iniziale ma ad oggi abbiamo ricevuto solo poche risposte positive!! Se questo non è dialogare e collaborare......cosa si vuole di più?

Se gli addetti ai lavori pensano di poter fare tutto da soli probabilmente si accorgeranno presto di essere in errore. A quel punto, se si taglia fuori il volontario, tutto l'aspetto tecnologico dovrà essere cercato "fuori" e questa volta pagando!

L'equazione è semplice, poiché sappiamo bene tutti che i soldi destinati alla cultura sono pochissimi, è facile capire che il ministero dovrà decidere se pagare i privati per avere un servizio tecnologico innovativo oppure gli archeologi che dovranno lavorarci sopra. Risultato: è probabile che, per continuare a pagare i dipendenti del settore culturale, si deciderà di con acquistare la tecnologia e di rimanere come siamo.

Non è forse meglio tentare la strada della collaborazione? Il volontario non potrà mai prendere il posto del professionista semplicemente perché potrà dedicare al volontariato solo una quantità minima del proprio tempo... probabilmente si stà puntando il dito contro le persone sbagliate?

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