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Utente.Anonimo3245

Marche Grosso Agontano-Ancona

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Utente.Anonimo3245

Buonasera a tutti, vorrei catalogare questa moneta con precisione e mi farebbe comodo il vostro aiuto, per questa monetazione non ho cataloghi.

Oltre a quello che ho scritto in titolo non ne ho altre notizie, grazie per tutto quello che mi direte in più. Al momento non dispongo dei dati, la moneta non è ancora in mia mano, ma li ho già richiesti e non appena li avrò li scriverò.

Ciao, Giò

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miroita

Giovanna Giovanna !

Ma come, non hai cataloghi di Ancona ?

E questo cos'è ?

Comunque sia, da quello che vedo io lo classificherei CNI 20 - Biaggi 34

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Utente.Anonimo3245

Giovanna Giovanna !

Ma come, non hai cataloghi di Ancona ?

E questo cos'è ?

Comunque sia, da quello che vedo io lo classificherei CNI 20 - Biaggi 34

:wub: :wub: Sorry, il fatto è che non ho molto l'abitudine di usare i Cataloghi...non ci penso proprio :( .

Sei sempre gentilissimo Miroita, grazie grazie. Ciao :) :) :give_rose:

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magdi

Salve a tutti... Coglierei la palla al balzo per parlare un po' di agontani...

La questione che voglio porre é sugli intagliatori di conii: gli agontani del primo tipo sono tutti molto simili e diffusi in aree geografiche "anomale", commercialmente distaccate (vedi Ancona e Arezzo o Volterra).

Come mai zecche lontane hanno adottato lo stesso tipo che dovrebbe essere nato ad Ancona (se non ricordo male, é stato individuato in cattedrale un bassorilievo da cui si sarebbe preso spunto per la rappresentazione del santo)? É possibile che sia opera dello stesso incisore che, girando tra le varie zecche, ha riprodotto il conio cambiando le leggende? E se si, é possibile trovare dei riscontri a questa ipotesi?

Questa tesi é accennata da Villoresi nel volume relativo al convegno dell'agontano e anche in alcuni articoletti di cui, adesso, non posso citare la bibliografia perché sono fuori casa.

Mi piacerebbe approfondire il tema che, a parer mio, é di rilievo e non é mai stato trattato. Le monete, effettivamente sono identiche e, senza leggenda, sarebbe anche impossibile distinguerle!

Credo che potremmo iniziare da un confronto tra le monete ed i punzoni mobili (l'incisore, forse, utilizzava sempre gli stessi).

Ciao, Magdi

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adolfos

@@magdi

Bentornato caro amico :)

Interessante la tesi che hai proposto.

Vediamo se seguiranno considerazioni in merito, sono curioso.

Ciao

Edited by adolfos
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miroita

Per il momento posto il pluteo raffigurante i Santi Ciriaco (a sinistra) e Stefano dal quale sarebbe nata l'immagine raffiguranta nel grosso agontano.

Si tratta di una lastra di pietra di cm. 95 x 90 attribuita al terzo quarto del XII secolo. Una volta all'interno della basilica è ora collocata presso il Museo Diocesano di Ancona (locali esterni, ma affiancati alla Basilica).

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Edited by miroita
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miroita

Qui riporto invece l'immagine di tre monete e due sigilli in oro rinvenuti nella tomba del Patrono durante l'ultima ricognizione canonica delle spoglie del Patrono avvenuta il 9.11.1979._

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miroita

Le immagini sopra riportate sono tratte dai volumi:

- San Ciriaco, edito dalla Cassa di Risparmio di Ancona, 1986

- Libri di Pietra, edito da Electa, 1999

E così, oltre alle richieste di @@magdi ora abbiamo altro materiale di possibile discussione.

Edited by miroita
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adolfos

Grazie Miro.

E' un ottimo inizio.

Solo per la precisione, la classificazione del denaro lucchese potrebbe non essere corretta e così a prima vista mi sembra un Enrico IV (1056-1105/6).

Attendiamo altre considerazioni.

Saluti

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miroita
@@magdi "gli agontani del primo tipo sono tutti molto simili"

riporto un brano tratto dal volume Storia delle monete di Ancona di Dubbini-Mancinelli, più volte citato

"

Il grosso agontano ebbe un enorme successo e venne imitato nelle Marche dalle

zecche di Ascoli, Camerino e Macerata, in Emilia-Romagna dalle zecche di Bologna,

Ravenna e Rimini, in Toscana dalle zecche di Arezzo, Chiusi e Volterra,

nel Lazio dalla zecca di Cittaducale e in Abruzzo dalla zecca di Atri. Come descritto

da E. Concetti [21] le imitazioni erano spesso caratterizzate dalla frode

attuata sia nel peso che nel titolo dell'argento, ma queste monete contraffatte

erano comunque realizzate così bene, nonostante le necessarie differenze nelle

scritte, al punto che il Villoresi [89) è portato ad avanzare l'affascinante ipotesi

che molti ferri usati per incidere i coni delle imitazioni fossero stati approntati

dalla stessa mano. Questa può essere una ipotesi vicina alla realtà in quanto, in

quell'epoca, nell'Italia centrale, gli zecchieri al termine dei vincoli contrattuali,

quasi sempre di breve durata, passavano a lavorare da una città all' altra ponendo

a disposizione dei richiedenti non solo la loro capacità ed esperienza,

ma anche i ferri del mestiere quando poi non lavoravano contemporaneamente

per conto di più zecche.

"

- 21 - Elio Concetti: Una misteriosa contromarca su un grosso della Zecca di Ancona, in Panorama Numismatico n. 153, giugno 2001

- 89 - Renato Villoresi: Bollettino filatelico numismatico fermano, n. 6, 1985

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miroita

Grazie Mirco, utilizzo il tuo post (che poi è preso da un mio grosso) e affianco con il mio precedente post.

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Edited by miroita

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scacchi

il secondo

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Edited by scacchi

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miroita

Grazie Miro.

E' un ottimo inizio.

Solo per la precisione, la classificazione del denaro lucchese potrebbe non essere corretta e così a prima vista mi sembra un Enrico IV (1056-1105/6).

Attendiamo altre considerazioni.

Saluti

Io ho semplicemente riportato l'annotazione in calce al libro.

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adolfos

Io ho semplicemente riportato l'annotazione in calce al libro.

Si, si ho capito Miro era solo una precisazione fuori argomento ;)

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grigioviola

è una tipologia di monete molto nota, che però non seguo pur affascinandomi non poco.

tuttavia, memore di un saggio recente su una questione analoga circa l'aspetto della fonte ispiratrice della moneta (il caso era in relazione alla raffigurazione di san prosdocimo sulle monete di padova), vi pongo questa questione:

- se la fonte di ispirazione è quella lastra marmorea, come mai a differenza di questa nelle monete il santo viene raffigurato barbuto (almeno negli esemplari qui postati)?

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miroita

@@grigioviola

Quella pietra è l'ispirazione iconografica della moneta, e rappresenta i due Santi Patroni di Ancona in età che definirei giovanile.

In realtà tutte le immagini in quadri e statue di San Ciriaco sono con una lunga e folta barba bianca

Tra tante, un olio su tela di Luca di Costantino del 1520 "Madonna col Bambino e i Santi Ciriaco (a destra) e Primiano", o questa statua del XIII secolo

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scacchi

senza barba

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Edited by scacchi

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Liutprand

Ricordo ai pochi che non lo ricordassero un contributo basilare sull'agontano:

AA.VV., L'agontano: una moneta d'argento per l'Italia medievale. Convegno in ricordo di A. Finetti, Trevi 11-12 ottobre 2001. A cura di L. TRAVAINI. Perugia 2002.

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adolfos

Sono d'accordo con Miro.

Inoltre un viso con tratti invecchiati trasmette un messaggio iconografico di austerità e saggezza che ben si addice al "personaggio".

Edited by adolfos

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Utente.Anonimo3245

Bellissima evoluzione inaspettata di questa discussione aperta per una monetina per me poco conosciuta, si sta trasformando in una miniera di informazioni. Grazie a tutti. Giò :) :)

Edited by giovanna

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