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acraf

Il "miracolo" greco

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acraf

Il “miracolo” greco

Lo spunto per questo argomento mi è stato fornito da una conferenza a cura del prof. François de Callatay, membro dell’Accademia Reale del Belgio, docente dell’Università di Bruxelles e curatore del medagliere di Bruxelles, disponibile sotto forma di diapositive in Power Point su Academia.edu:

https://www.academia.edu/5119012/Le_retour_quantifie_du_miracle_grec_Powerpoint_

dal quale ho ricavato alcune interessanti immagini che dimostrano come in fondo l’uomo greco, specialmente durante il periodo ellenistico, “stava meglio” dell’uomo romano sia sul piano economico sia della salute, senza considerare che nelle arti e scienze astratte (pittura, scultura, matematica, astronomia, ecc.) i Greci erano notoriamente ben più evoluti dei Romani, che erano più portati all’aspetto pratico….

Dal punto di vista strettamente numismatico sappiamo bene come l’arte incisoria greca sia rimasta insuperata e solo in rari casi gli incisori romani (molti poi di origine greca) si sono solo avvicinati.

Infatti si parla di un vero e proprio “miracolo greco” ed esiste un’ampia bibliografia su questo particolare aspetto.

Molto è legato ovviamente alla particolare struttura governativa e sociale del mondo greco. Esistono ampie variazioni di tale struttura, e riporto qui sotto un esempio, che riguarda la democrazia ateniese (che si riscontra in diverse altre poleis greche).

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In ogni caso è possibile individuare alcuni parametri che possono meglio indicare, con dati oggettivi, l’assunzione che l’uomo greco si trovava in condizioni assai favorevoli, che poi si sono decadute fino all’avvento dell’età moderna.

Il prof. Callatay ha così riassunto tali parametri.

In epoca ellenistica:

1) gli individui erano più grandi (presupponendo che essi erano nutriti meglio e in maniera più abbondante e diversificata;

2) essi vivevano più a lungo;

3) le loro abitazioni erano più spaziose;

4) essi erano più urbanizzati;

5) i loro salari erano ben al di sopra dei limiti di sostentamento;

6) la loro ricchezza era meglio distribuita (con una classe media più ampia) e la loro società era caratterizzata da un migliore coefficiente di Gini.

Non è facile analizzare simili parametri e il lavoro di Callatay è soprattutto intuibile, trattandosi di una conferenza della quale sono disponibili solo delle diapositive. Provo ad esporli.

1 – Popolazione e taglia dell’uomo greco

E’ qui riportato un grafico, tratto dalla letteratura nota (Morris, 2004), che mostra il possibile aumento costante della popolazione egea da 800 a.C. a circa 300 a.C.

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E una interessante tabella che mostra l’andamento dell’altezza media degli individui dall’età greca ai successivi periodi storici. Queste misurazioni sono rese possibili grazie alla buona disponibilità di dati antropometrici dagli scheletri.

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Sorprende come l’altezza media dell’uomo greco (quasi 172 cm) si sia poi progressivamente calata, per poi risalire lentamente, fino ad essere raggiunta in Italia solo verso gli anni 1960…..

2 – Vita media

Anche la stessa durata della vita media dell’uomo e della donna durante il periodo greco fosse migliore che nel periodo romano.

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3 – Superficie delle abitazioni

Inoltre l’uomo greco abitava mediamente in case più grandi e spaziose dell’uomo romano (senza considerare le tristi condizioni del proletario europeo durante l’eà moderna…).

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4 – Urbanizzazione

Un importante parametro per valutare la qualità della vita è anche l’indice di urbanizzazione, ossia la densità della popolazione che viveva nelle città. In media nel mondo greco vivevano 200 persone per ogni ettaro.

Un interessante confronto è offerto da questo grafico, che mostra come sotto l’impero romano quasi il 90% dell’intera popolazione fosse confinata nelle campagne, contro il 67% del popolo in Grecia nel IV secolo a.C.

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e come l’indice di urbanizzazione del mondo greco sia stato raggiunto in Europa solo durante la rivoluzione industriale del XIX secolo (e talvolta nemmeno allora….).

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5 – Salari

Ovviamente una importante voce è costituita dal “potere di acquisto”, un argomento molto complesso e anche molto sentito al giorno di oggi.

Alcune premesse (desunte da un lavoro di Kron, che deve essere ancora pubblicato), riguardanti il salario soprattutto durante il V secolo a.C. (che vide anche la produzione di importanti monete di grande pregio artistico):

- La somma minima annuale per il sostentamento nutritivo di un maschio adulto = 60 dramme = meno di un obolo al giorno.

- Il salario tipico era costituito a circa 1 dracma (= 6 oboli), spesso fino a 2,5 dracme (e anche più nel corso del IV secolo a.C.).

- Un salario giornaliero di 2,5 dracme pagato per 225 giorni all’anno era equivalente oggigiorno a 3750 dollari mensili (!!)

Ovviamente all’epoca greca la voce più importante per il proprio sostentamento era costituita dalla quantità (espressa il litri) di grano. Si stima che la soglia di sostentamento giornaliero per un individuo adulto sia costituito da 3,5 litri di grano. Appare evidente che un salario che assicuri il superamento di tale soglia permette di soddisfare appieno il proprio fabbisogno nutritivo, come è possibile vedere in questa tabella.

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Una interessante tabella mostra i salari giornalieri per lavoratori non qualificati espressi in litri di grano dal 1800 a.C. al 1300 d.C. (fonte: Schneidel, 2010):

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Ovviamente interessa anche l’effettiva distribuzione della ricchezza, ripartita tra le tre classi di élite (in giallo), media (in rosso) e ai limiti di sussistenza nell’Impero romano e nella Grecia del IV secolo a.C.. Sono previsti due scenari, uno pessimista e uno ottimista. Soprattutto la classe media era più rappresentata in Greca che durante l’Impero romano….

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Per concludere, un importante indicatore economico è il cosiddetto coefficiente (o indice) di Gini.

Ma cosa è questo indice di Gini?

http://it.wikipedia.org/wiki/Coefficiente_di_Gini

Corrado Gini era uno statistico e nel 1912 mise a punto il suo coefficiente che costituisce una misura della diseguaglianza di una distribuzione. Quindi viene usato anche come indice di concentrazione per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito e conseguentemente anche della ricchezza. Senza entrare nei dettagli tecnici, è un valore compreso tra 0 e 1. Valori bassi del coefficiente indicano una distribuzione abbastanza omogenea, con il valore 0 che rappresenta la pura equidistribuzione, come nella situazione in cui tutti percepiscano lo stesso reddito, e il valore 1 che rappresenta la situazione limite dove una persona percepisca tutto il reddito del paese mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo.

Un indice di Gini intorno a 0,40 può essere considerato ottimale.

Nei paesi capitalisti, come USA e Canadà, questo indice viaggia intorno a 0,7 (e quindi persiste ancora una certa concentrazione di ricchezza in una élite).

La seguente tabella mostra i vari indici di Gini (purtroppo manca per l’Impero Romano, ma è assai verosimile che l’indice doveva essere molto alto…):

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Anche se con tutti i limiti tecnici di questo parametro, appare interessante osservare come l’antica Attica del IV secolo a.C. in fondo si trovava in una situazione non troppo lontana dagli attuali USA….

E il famoso Pegaso corinzio aveva una diffusione e godeva di fiducia il qualche modo equiparabile al dollaro di oggi.

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acraf

Aggiungo che in questi giorni ho terminato la lettura di un interessante libro, consigliatomi da mio figlio, che è astrofisico:

Lucio Russo, L’America dimenticata. I rapporti tra le civiltà e un errore di Tolomeo, Mondadori 2013.

Mi ha impressionato il livello di conoscenza che i Greci avevano della geografia fisica, conoscenza poi andata in buona parte perduta soprattutto a seguito del collasso culturale avvenuto negli anni 146-145 a.C.

E’ difficile riassumere gli eventi di quel periodo, stranamente poco studiato, che portarono, per una serie di varie sciagurate concatenazioni, a una gravissima perdita di conoscenze e soprattutto di strumenti intellettuali.

Basti pensare che prima, grazie soprattutto agli studi di Eratostene e di Ipparco, c’era una piena consapevolezza della forma sferica della terra e avevano pure misurato con buona precisione la relativa circonferenza.

Successivamente e sotto l’impero romano le conoscenze astronomiche e geografiche dei Greci, compresa la misurazione delle latitudini e soprattutto delle longitudini, era andata in buona parte perduta e lo stesso famoso geografo Tolomeo fu indotto a erronee misurazioni, che comportarono un vero e proprio “rimpicciolimento” della Terra e ormai era ormai andata perduta la stessa memoria di terre americane, che molto probabilmente erano in parte note agli antichi navigatori (soprattutto cartaginesi).

Nel libro viene riportata una plausibile dimostrazione come le leggendarie Isole Fortunate non fossero le isole Canarie (come sostenuto dalla maggioranza degli studiosi) bensì le Piccole Antille, e come la misteriosa nordica Tule andasse collocata sulla costa orientale delle Groenlandia….

Quando si tiene in mano un decadramma oppure una piccola litra in argento di Siracusa, del V secolo a.C., si rimane attoniti di fronte alla grande maestria dell’artista greco, mai più raggiunto dai successivi artisti (se non forse nel corso del XIX secolo…)

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Siracusa - decadramma gr. 43.40

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Siracusa - litra gr. 0,86

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TARAS

Interessanti riflessioni, che richiamano alla memoria i pensieri pasoliniani sulla differenza tra progresso e sviluppo.

A volte, quando mi trovo a passare da Metaponto o Policoro (Heraclea) sulla costa ionica della Basilicata, o nella Sibaritide, mi piange il cuore pensando alle città meravigliose che un tempo animavano quei luoghi, adesso così squallidi e deprivati.

Aggiungerei a quanto scritto da acraf anche l'importanza delle narrazioni collettive degli antichi Greci, che con la loro mitologia, l'epica e il teatro hanno saputo descrivere in forma simbolica tutte le sfumature dell'esistenza.

Certamente anche i pragmatici Romani in seguito hanno dato il loro contributo alla evoluzione della società umana, penso al Diritto per esempio, ma resta il fatto quella greca sia stata senza dubbio la più affascinante delle civiltà del passato.

Mi chiedo tra 2000 anni come guarderanno alla nostra epoca gli studiosi del futuro, magari scavando i resti dell' ILVA e analizzando i livelli di diossina nelle ossa degli antichi Tarantini.

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numa numa
...

Mi chiedo tra 2000 anni come guarderanno alla nostra epoca gli studiosi del futuro, magari scavando i resti dell' ILVA e analizzando i livelli di diossina nelle ossa degli antichi Tarantini.

io non sarei del tutto negativo sull'epoca presente.

E' comprensibili che come cittadini di oggi abbiamo a cuore piu' la qualità di vita immediatamente percepita, i disagi o i problemi sociali, economici, politici che paiono attanagliarci e influenzare le nostre vite.

A duemila anni di distanza il vantaggio è poter guardare come se fossimo a duemila metri di altezza.

Degli egiziani restiamo ammirati dalle vestigia incredibili che sono state da loro lasciate, dall'altissima raffinatezza raggiunta dai loro artisti o negli stili di vita (e morte) dei faraoni.

Ma non vediamo, oggi, i problemi che certamente hanno influenzato la vita dell'egiziano medio (o assiro-babilonese, persiano, mongolo , khmer, azteco o tolteco..)

Tra duemila anni cosa si ricorderà di quest'epoca ? proviamo a immaginarlo..

le realizzazioni architettoniche piu^' ardite e significative (provided che siano rimaste in piedi e nessun cataclisma umano o naturale le abbia cancellate )

ma anche i progressi della scienza fatti in quest'epoca : la teoria della relaitività; la scoperta del bosone (tra duemila anni avremo sicuramente compreso di piu' e fatto progressi nella conoscenza , sapremo se il nostro è un universo definitivamente chiuso o aperto; sapremo forse se veramente vi siano piu' dimensioni e come sia possibile comunicare con loro; magari avremo fatto un passo in piu' nella comprensione di dove veniamo ?)

Si ricorderà la letteratura buona prodotta in questo periodo, quella che sfiderà i secoli (al contrario della cattiva presto obliata no matter quanto sarà stata di successo in vita):

Borges, Calvino, Kavafis, Kafka e tantissimi altri resteranno imperituri, altri nomi oggi altrettanto famosi saranno stati completamente cancellati dall'inesorabile giudizio del tempo...)

L'arte che conosceranno i nostri posteri tra duemila anni è difficile da immaginare visto il grado di detrutturazione cui siamo già arrivati oggi, azzardo una previsione : il figurativo, oggi quasi sepolto, non scomparirà, anzi ritornerà dopo fasi alterne con reinterpretazioni sorprendenti.

L'arte è una costante dell'Uomo da quando il primate evoluto comincia ad avere coscienza di sé (ovvero da circa 250.000 anni secondo le nostre conoscenze attuali - che pero' man mano che progrediscono spingono vieppiu' indietro questo limite), facile la previsione che l'arte continuerà ad impersonare lo spirito dell'uomo nelle varie epoche e le sue relazioni con i suoi simili, l'ambiente e lo spirito.

Resteranno le tracce archeologiche della nostra epoca, le nostre abitazioni, gli uffici che costituiranno archeologia industriale e terziaria (della prima la teniamo in conto già adesso, la seconda è troppo recente per costituire sin d'ora motivo distudio e interesse ma lo sarà a breve).

Il progresso tecnoclogico, le conquiste realizzate - come lo sbarco sulla Luna o la scoperta dell'energia atomica - resteranno come punti salienti per quest'epoca ma tra duemila anni saranno talmente superati che ci ricorderemo di loro come oggi ci ricordiamo della scoperta della polvere da sparo oppure del primo treno a vapore..

Naturalmente vi saranno archeologi, economisti, storici e sociologhi specializzati nello studio del fenomeno uomo del XX/XXI secolo e chissà se , un po' asetticamente , ripercorreranno le angoscie dell'uomo contemporaneo alle prese con la legge di stabilità (chi se ne ricorderà tra duemila anni :lol: ) o il Berlusconismo o la cacciata di Bersani o l'IMU ...

forse gli storici economici ricorderanno l'EURO, gli storici le invasioni dell'Afghanistan e quella dell'IRAK..

Questi anni verranno a mala pena e brevissimamente etichettati come anni di stagnazione e crisi - nulla di piu' - in fondo la Storia procede a salti e quello che si ricorda sono i punti di inversione di tendenza, di svolta che marcano la fine di una fase e l'inizio di un'altra.

Ma soprattutto la Storia vista da lontano (duemila anni) ci regala la prospettiva di un grande caleidoscopio dove tante cose, fatti, persone un po' si mescolano dove le grandi cose e anche i grandi problemi appaiono comunque piccoli da lontano, dove tutto, per nostra fortuna , si relativizza ed è questo poter guardare con la lente - formidabile - della Storia che ci offre una via di salvezza a tante incomprensibili pochezze e meschinità che viviamo nella nostra epoca..

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Naevius

Quello che è certo, è che tra duemila anni l'uomo sarà diverso da come è ora, lo dico da biochimico. Mi occupo (non come ricercatore) di biologia molecolare: quello che è successo in questo settore negli ultimi venti\trent'anni è incredibile e l'impatto che avrà questo repentino ed esponenziale accrescersi di conoscenze sulla nostra vita e sull'evoluzione (forzata o naturale) della nostra razza è impossibile da prevedere. In realtà credo che non si sappia esattamente quello che sta avvenendo nei laboratori di genetica sparsi per il mondo, al di là dei codici etici che gli scienziati hanno cercato di darsi. C'è solo da augurarsi che di pari passo progredisca anche la nostra coscienza sociale, morale ed etica, appunto.

E che dire dell'evoluzione e delle scoperte in altri settori (fisica, chimica, scienze dei materiali - il grafene è un esempio, elettronica - stanno facendo esperimenti sulla trasmissione del pensiero con connessioni tramite PC, ecc.)?

Da ragazzino ero appassionato di fantascienza: quello che si scriveva allora nei romanzi di Urania, e che si ipotizzava in un futuro remoto, lo vediamo applicato già da qualche anno negli smartphone, negli iPad e nei google-glass.

E dei programmi di colonizzazione di altri mondi, per i quali ci sono società che già accettano prenotazioni?

E dell'opinione degli astrofisici, che sostengono, rilevazioni di sonde e radiotelescopi alla mano, che nel nostro universo (uno dei tanti possibili) ci sono miliardi, diconsi miliardi, di pianeti potenzialmente compatibili con la vita biologica come la conosciamo?

Certo, un decadramma di Siracusa rimarrà sempre un'immortale testimonianza della creatività umana, ma chi ci sarà ancora in grado di apprezzarlo?

Scusate le divagazioni poco numismatiche, sono solo riflessioni da domenica mattina, con gli amati Creedence in sottofondo.

Edited by Naevius

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numa numa

Quello che è certo, è che tra duemila anni l'uomo sarà diverso da come è ora, lo dico da biochimico. Mi occupo (non come ricercatore) di biologia molecolare: quello che è successo in questo settore negli ultimi venti\trent'anni è incredibile e l'impatto che avrà questo repentino ed esponenziale accrescersi di conoscenze sulla nostra vita e sull'evoluzione (forzata o naturale) della nostra razza è impossibile da prevedere. In realtà credo che non si sappia esattamente quello che sta avvenendo nei laboratori di genetica sparsi per il mondo, al di là dei codici etici che gli scienziati hanno cercato di darsi. C'è solo da augurarsi che di pari passo progredisca anche la nostra coscienza sociale, morale ed etica, appunto.

E che dire dell'evoluzione e delle scoperte in altri settori (fisica, chimica, scienze dei materiali - il grafene è un esempio, elettronica - stanno facendo esperimenti sulla trasmissione del pensiero con connessioni tramite PC, ecc.)?

Da ragazzino ero appassionato di fantascienza: quello che si scriveva allora nei romanzi di Urania, e che si ipotizzava in un futuro remoto, lo vediamo applicato già da qualche anno negli smartphone, negli iPad e nei google-glass.

E dei programmi di colonizzazione di altri mondi, per i quali ci sono società che già accettano prenotazioni?

E dell'opinione degli astrofisici, che sostengono, rilevazioni delle sonde alla mano, che nel nostro universo (uno dei tanti possibili) ci sono miliardi, diconsi miliardi, di pianeti potenzialmente compatibili con la vita biologica come la conosciamo?

Certo, un decadramma di Siracusa rimarrà sempre un'immortale testimonianza della creatività umana, ma chi ci sarà ancora in grado di apprezzarlo?

Scusate le divagazioni poco numismatiche, sono solo riflessioni da domenica mattina, con gli amati Creedence in sottofondo.

Concordo su tutto e in particolare i progressi nelle bioscienze e medicina in particolare negli ultimi 50 anni hanno subito un'accelerazione non conosciuta prima.

Tuutavia non concordo con l'ultima asserzione.

I canoni della bellezza , che a torto si ritiene siano quelli solo dell'epoca classica greca o della purezza di linee rinascimentale che esprimono essenzialmente una visione eurocentrica , sono molto piu' universali e comprendono culture e canoni in apparenza slegati e lontani tra loro. Mentre vi è probabilmente una sorte di codice implicito e trasversale che permette ad opere che siano dei capolavori di qualunque epoca o popolo di distinguersi ed essere apprezzati, che siano le pitture di Altamira, i gioielli straordinari della XVIII dinastia in Egitto, i marmi di Olimpia o del Partenone, le sculture Khmer etc etc. o semplicemente gli argenti e i bronzi della monetazione della Sicilia antica.

Per apprezzare occorre comunque conoscere la storia di un popolo, approfondire quello che sta dietro, dotarsi di un bagalio culturale ed estetico (nel senso filosofico) che permetta di apprezzare un oggetto. Altrimenti ammirare da un punto di vista esteriore un oggetto, senza conoscere nulla di esso lo renderebbe piatto, meno interessante.

Tra duiemila anni se l'uomo non avrà distrutto tutto e si potrà ammirare ancora qualcosa probabilmente riserverà ai decadrammi di Siracusa la stessa ammirazione riservatagli oggi o già ancora duemila anni fa ;)

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Naevius

Caro numa numa, sono quasi d'accordo. ;)

Quando mi domandavo "chi ci sarà in grado di apprezzarlo?" non escludevo che ci fosse qualcuno, ma quanta parte avesse in un ipotetico mondo dell'anno 4000. Siamo una società sempre più tecnologica e sempre meno umanistica, basta vedere le iscrizioni ai licei e alle università. Non che questo voglia dire che l'uomo tecnologico non possa apprezzare i capolavori classici, ma sicuramente ha sempre meno tempo e attenzione per queste forme di espressione dell'ingegno umano.

Ho proposto all'insegnate di storia di mia figlia (prima liceo scientifico) di fare un breve intervento in classe sulla monetazione greca, quando il programma tratterà appunto di Grecia e Magna Grecia. Sono veramente curioso di vedere le reazioni dei ragazzi di fronte alle immagini di dei ed eroi come li raffiguravano nell'antichità. Chissà se avranno lo stesso interesse che dimostrano per un nuovo videogioco o una nuova app sullo smartphone.

Ciao, Filippo

Edited by Naevius

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numa numa

Caro numa numa, sono quasi d'accordo. ;)

Quando mi domandavo "chi ci sarà in grado di apprezzarlo?" non escludevo che ci fosse qualcuno, ma quanta parte avesse in un ipotetico mondo dell'anno 4000. Siamo una società sempre più tecnologica e sempre meno umanistica, basta vedere le iscrizioni ai licei e alle università. Non che questo voglia dire che l'uomo tecnologico non possa apprezzare i capolavori classici, ma sicuramente ha sempre meno tempo e attenzione per queste forme di espressione dell'ingegno umano.

Ho proposto all'insegnate di storia di mia figlia (prima liceo scientifico) di fare un breve intervento in classe sulla monetazione greca, quando il programma tratterà appunto di Grecia e Magna Grecia. Sono veramente curioso di vedere le reazioni dei ragazzi di fronte alle immagini di dei ed eroi come li raffiguravano nell'antichità. Chissà se avranno lo stesso interesse che dimostrano per un nuovo videogioco o una nuova app sullo smartphone.

Ciao, Filippo

E' quasi il contrario Naevius : la socità è e sarà progressivamente sempre piu' tecnologica ma l'interesse per l'Arte e la Storia non è mai stato cosi forte come adesso nei secoli che ci precedono. Pensa a quante istituzioni museali, centri di studio per lettere, arti visive, arti applicate, centri studi di storia (antica o contemporanea) abbiamo oggi e quanti ve ne erano cento anni fa, o 300 anni fa.

Pensa di quante pubblicazioni, ricerche o anche biblioteche disponiamo oggi rispetto a 100 o 200 anni fa .. e tutta questa ricerca è in trend crescente con una semopre maggiore attenzione da parte degli studiosi e appassionati

Compara il valore sul mercato di dipinti, antichità o monete 50, 100, 200 anni fa con i valori correnti ; tutto questo naturalmente a potere di acquisto costante che mostra non l'incremento del valore nominale, facile a realizzarsi con la variabile inflattiva, ma il "reale" incremento di valore nel tempo al netto dell'inflazione (ci metterei dieci firme a poter acquistare le monete ai prezzi di 50 anni fa potendo disporre delle medesime risorse..

Infine pensa anche ai fora che raccolgono migliaia di aficionados , e parlo solo di quelli umanistici ..

Tranquillo che l'homo technologiucs apprezza e apprezzerà sempre piu' e selettivamente i capolavori della scultura, pittura e glittica e la società diventerà tutt'altro che una sterile piattaforma tecnologica dove le arti saranno del tutto scomparse, alla Bladerunner èer intenderci. Anzi io credo, andando controcorrente (come al solito...) che l'interesse per l'arte, inteso sia come studi che, come collezioni pubbliche , come passione collezionistica, sia in netta crescita e non vedo un trend discendente almeno per il futuro prossimo.

Edited by numa numa

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acraf

Posso solo incitare Naevius a compiere il suo interessante esperimento con una disgressione al liceo sui canoni artistici sulla monetazione greca. Sono pure io molto curioso di conoscere le reazioni dei ragazzi di oggi, anche se resto convinto che rimarranno colpiti dal forte senso estetico e delle misure nelle effigi riportate su monete greche, spesso anche piccole....

Mi sembra sia passato quasi inosservato il fatto che non era solo sui parametri artistici che il mondo greco era superiore nei confronti del successivo mondo romano. Mi ha colpito come fossero migliori anche i parametri fisiologici e per certi aspetti anche della qualità della vita umana nell'uomo greco rispetto a quello romano (pur con tutte le peculiarità).

Troppo spesso tendiamo ad immaginare un progresso lineare e costante, con al massimo alcune cadute in concomitanza di eccezionali eventi internazionali, come il crollo dell'Impero romano. Invece le crisi e i passaggi anche epocali sono più frequenti e proprio al giorno di oggi iniziamo a renderci conto che i figli non stanno meglio dei padri.....

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numa numa

Hai perfettamente ragione Acraf

in questo campo , quello che cerca di riscostruire le condizioni di vita dell'uomo nelle varie epoche, le sue condizioni e la sua "vera " storia, non solo gli eventi che leggiamo nei libri di storia ma che magari passano accanto (o sopra all'uomo/donna quando accadono e dei quali spesso ci si rende conto piu' a posteriori che non nel mentre accadono.

C'è ancora tantissimo da scoprire in questa direzione e avere degli indizi/elementi che ci permettono di sollevare un po' il velo su questi aspetti piu' intimi della storia dell'uomo è molto importante per capire come veramente vivevano i nostri antenati 2000 anni fa ..

complimenti per averci proposto il tema e i dati di questa ricerca !

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