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picchio

Biancone non datato (1556)

Risposte migliori

picchio

La vita nota di una moneta non può che impreziosirla e la tracciabilità delle monete e la storia che hanno dovuto compiere per finire nelle mani dei collezionisti ne sono garanzia. Certo a volte sono passaggi scomodi, per i collezionisti stessi, lo sono ancor di più per chi lavora nella penombra e deleterie per coloro che le monete le trovano. Monete, accidenti a me, non ne ho mai trovata una. Me le sono sempre andate a comprare; spesso alle aste, se non altro perché i cataloghi sono pubblici e pubblicati. Ne hanno copia le questure, ci sono i nomi dei conferenti depositati, in caso di contestazione se ne dovrebbe venire a capo.

Il collezionismo è fatto da tracce e le monete non escono dal nulla, più si va a ritroso nel tempo e più le monete devono lasciare una traccia, ancor più se parliamo di monete particolari, almeno nel secolo scorso qualcosa si potrebbe e si dovrebbe trovare. A volte mancano i cataloghi, oppure le informazioni sono abilmente cancellate (con patine, colpetti, ed altri mistri buffi).

Così quando acquisto una moneta che considero “particolare” mi metto in testa che deve avere una storia: per rarità, per il periodo, vado avanti a scavare sin quando non riesco a ricostruire qualche passaggio. In alcuni casi si è fortunati, esistono delle tracce chiare, degli autentici sentieri facilmente percorribili è questo il caso del :

Ducato di Modena Ferrara e Reggio Ercole II d'Este (1534 - 1559)

Biancone sd (1556) Reggio in Emilia

Argento grammi 4,842, diametro 29,61mm

D/ HER • EST • II • DVX • REGII • IIII busto a sinistra, corazzato e barbuto

Rv: (giglio) • R E G I I • (fiorone) • L E P I D I • stemma di Reggio di vecchio stile, di forma a cuore ornato da ricci. Contorno liscio ↑

Bibliografia: Ravegnani Morosini 27, MIR 1303, CNI cfr 179, Bellesia 68/G* (this).

Provenienza: ex collezione privata R.E., 2004

ex Artemide III 4, 5 settembre 1996 n. 765 £. 1.800.000,

ex Ratto Milano 24-26 novembre 1960 n. 363 per £. 18.000;

ex Ratto Milano 23-25 maggio 1957 n. 506 £. 15.000.

Sono stato fortunato nella ricerca. Il collezionista mi aveva detto, dove l’aveva acquistata, e trovando la moneta molto particolare con tracce di ossidazione al rovescio ho iniziato a cercare. E’ noto che Ravegnani-Morosini, cita per le monete con ritratto i vari passaggi in asta. La prima indicazione è l’asta Ratto 1957 ed è andata bene, ho confrontato la moneta ed il calco e corrispondono.

Proseguo nella ricerca, con poca convinzione, mi pare già essere a ottimo punto con due provenienze più quella del venditore. Invece, mi compare sempre in un catalogo d’asta Ratto del novembre 1960, lotto 363, ed in questo caso è inequivocabilmente lei, abbassata a BB e venduta per £. 18.000.

Mi rimarrebbe solo da verificare l’acquisto presso Asta Artemide III del 1996 per £. 1.800.000 ma non ho il catalogo e lo do per certo, non avrebbe ragione di avermi mentito il venditore.

Nel 2005 acquisto da Nomisma il volume scritto da Bellesia e me la ritrovo al n. 68/G con la conferma delle informazioni. 55 anni di storia della moneta ricostruiti … ed è solo un “biancone”

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cembruno5500
Supporter

complimenti per il risultato della tua ricerca.

Una domanda se posso:.........ma la figura 506 è sempre lei?.....probabilmente saranno le immagini ma sembra che abbia più usura e manchino le ossidazioni.

E' Possibile?

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cembruno5500
Supporter

probabilmente sono venute successivamente anche perchè , la moneta è lei.

Modificato da cembruno5500

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matteo95
Supporter

Complimenti sia per la ricerca sia per la moneta , veramente molto bella ...... il diritto il particolare lo trovo bellissimo

p.s complimenti anche per la foto , rende appieno la freschezza del conio

Modificato da matteo95

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picchio

probabilmente sono venute successivamente anche perchè , la moneta è lei

a fotografia della "506" è la ripresa da un calco in gesso come di usava fotografare per evitare le "patine" sino alla fine degli anni '50. Si notano anche sul calco le imperfezioni dovute all'incostrazione dello stemma. Credo che l'argento di buona ma non eccellente lega sia rimasto a contatto con del metallo ferroso generando una sorta di ossidazione che poi si nota ancor più nell'immagine del catalogo Ratto 1960, n. 363.

Ho cercato di ridurla per quanto possibile ma temo che sotto l'incostazione ci possa essere una mancanza di metallo. Meglio non andare oltre.

Modificato da picchio

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Veridio

Gli interventi di Picchio sono di quelli che fanno bene al cuore ed al cervello.

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Liutprand

@@picchio. Io credo che prima o poi il problema di un "pedegree" obbligatorio - almeno per monete di un certo livello - vada posto. Sono almeno due i motivi che spingono verso questa esigenza: 1) doverosa e legittima conoscenza della storia della moneta, precedenti passaggi in asta, anche per testare la "forza di mercato" della moneta stessa e le oscillazioni di prezzo; 2) di certo aiuterebbe anche nel campo legale - soprattutto per le monete antiche - poter esibire un documento ufficiale, compilato nei vari passaggi dal banditore d'asta o dal numismatico professionista, per attestare la legale provenienza della moneta, insomma una sorta di documento d'identità che accompagnasse il nummo (un po' come avviene con la carta di circolazione delle auto). Ripeto: non si può pretendere di chiedere qualcosa del genere per tutte le monete, ma da un certo livello, da decidere, sarebbe una rivoluzione molto saggia. Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni, in particolare quella di Alberto Varesi.

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picchio

Gli interventi di Picchio sono di quelli che fanno bene al cuore ed al cervello.

Ringrazio, ogni tanto non dico minchiate...

Modificato da picchio

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picchio

@@picchio. Io credo che prima o poi il problema di un "pedegree" obbligatorio - almeno per monete di un certo livello - vada posto. Sono almeno due i motivi che spingono verso questa esigenza: 1) doverosa e legittima conoscenza della storia della moneta, precedenti passaggi in asta, anche per testare la "forza di mercato" della moneta stessa e le oscillazioni di prezzo; 2) di certo aiuterebbe anche nel campo legale - soprattutto per le monete antiche - poter esibire un documento ufficiale, compilato nei vari passaggi dal banditore d'asta o dal numismatico professionista, per attestare la legale provenienza della moneta, insomma una sorta di documento d'identità che accompagnasse il nummo (un po' come avviene con la carta di circolazione delle auto). Ripeto: non si può pretendere di chiedere qualcosa del genere per tutte le monete, ma da un certo livello, da decidere, sarebbe una rivoluzione molto saggia. Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni, in particolare quella di Alberto Varesi.

Credo sia interesse in primo luogo di chi possiede e di chi vende. Il passaggio in un a vendita importante "nobilita" la moneta. Il fatto di essere appartenuta alla Magnaguti, Signorelli, Mantegazza, Muntoni, Platt, Pozzi, Jamenson, Hunt, Moretti, "Ludwig", Gillette, non fa che aumenterne il valore, è una garanzia di autenticità al 90% e di qualità.

Per la monetazione classica dovrebbe essere lo stesso conferente a volerne citare la provenienza, soprattutto oggi con la quantità infinita di falsi. Liutprand, io quando ho venduto, e mi è capitato di farlo in asta, non ho mai fatto mistero delle provenienze, ho venduto a mio nome come parte della mia collezione dismessa, con i miei cartellini. A breve lo farò nuovamente vendendo i duplicati delle medaglie napoleoniche. Ogni medaglia avrà il mio cartellino di duplicato. Chi la compra sa da dove arriva, e la casa d'aste oltre al collezionista ne garantisce l'origine.

La monetazione classica sarebbe bene farlo prima che ciò venga imposto, chiarirebbe alcuni punti e semplificherebbe le pratiche di esportazione. Una moneta che esce dal nulla di grande importanza genera molta curiosità da parte di tutti.

Modificato da picchio

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picchio

Ora vado a trovare un mio amico collezionista di monete del periodo comunale, per lui le provenienze sono molto più difficili, in molti casi le monete non venivano fotografate .... buona Epifania !

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