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Attestazioni ritrovamenti monete romane nel 1500


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eliodoro

Buongiorno a tutti,

nell'ambito delle mie letture numismatiche, ho ritrovato questa fonte del 1500 attestante un ritrovamento ed un tentativo di catalogazione di monete romane imperiale e repubblicane, nonchè delle zecche della magna grecia.

L'articolo che contiene tale fonte è a firma di Mario Nassa, uno dei maggiori storici casertani, ed è pubblicato sull'annuario 2012 dell'Associazione storica del Medio Volturno,

La fonte è una lettera, datata 6/2/1559, scritta dal Vescovo di Alife, Antonio Augustin all'amico Fulvio Orsini.

Come ben dice l'autore Mario Nassa, a metà 500 si era all'inizio degli studi numismatici e, quindi, vi erano ancora delle ingenuità in materia di identificazione di monete, ma bisogna ringraziare tali studiosi,

Spero che la lettura da me proposta possa interessare i forumisti, sia per quanto riguarda i riferimenti numismatici,sia per quanto riguarda l'uso della lingua italiana del 500.

Ho iniziato questa discussione nella sezione monete romane imperiali, lasciando ai Curatori la facoltà di spostarla nella sezione che ritengono competente.

Saluti Eliodoro

fonti sui ritrovamenti monetari nel 500.pdf

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Disorientato
Illyricum65

Ciao,

lo leggero' sicuramente, con una certa curiosita'.

A mio parere, ma conoscendo i piu' il mio interesse per i ritrovamenti monetali, non sara' una sorpresa se affermo che a mio parere questa discussione puo' tranquillamente stare in Sezione.

E' una testimonianza storica sui ritrovamenti monetali...

Ciao e grazie

Illyricum

:)

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Exergus

...a mio parere questa discussione puo' tranquillamente stare in Sezione.

E' una testimonianza storica sui ritrovamenti monetali...

Ciao e grazie

Illyricum

:)

Visto che è qualcosa di più di una semplice "curiosità" è stata aggiunta nell'indice di sezione Discussioni degne di nota a tema vario

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eliodoro

Buongiorno a tutti,

tra le curiosità della lettera, emerge, in primo luogo, il destinatario della stessa, Fulvio Orsini.

Fulvio Orsini, fonte wikipedia, è il seguente personaggio:

Figlio illegittimo di un Orsini del ramo di Mugnano, nel 1539 era entrato come chierichetto a San Giovanni in Laterano, dove le sue doti intellettuali gli avevano fatto presto guadagnare la protezione di uno studioso canonico, Gentile Delfini, che si occupò della sua formazione e lo presentò in seguito ai Farnese.

Nel 1544, egli figurava già sul "rotolo de' familiari" a carico del cardinale Alessandro sebbene fosse a servizio del cardinale Ranuccio (o, più probabilmente, addetto al Palazzo Farnese) come bibliotecario e nel 1555 Annibale Caro, il segretario di Alessandro, lo presentava già come "un giovane di molto merito, il quale è molto amico mio".

Alla morte di Ranuccio, egli restò al servizio di Alessandro e, pur restando incaricato della biblioteca, funse presto da conservatore delle collezioni, pensionato e alloggiato al secondo piano del palazzo fino alla sua morte. Appassionato collezionista di busti, monete e gioielli, la sua raccolta confluì dopo lamorte in quella dei Farnese. Fu considerato dai contemporanei uno dei più grandi antiquari d'Europa.

Si può cominciare a capire come venivano create, a prtire dal 500, le grosse collezioni numismatiche come quella dei Farnese, presente nel Museo Archeologico di Napoli.

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numizmo

Visto che è qualcosa di più di una semplice "curiosità" è stata aggiunta nell'indice di sezione Discussioni degne di nota a tema vario

io la metterei anche in "legislazione" visto che potrebbe essere utile come testimonianza che il teorema che porta alla " probatio diabolica" si fonda proprio sul fatto che le monete sono tutte da scavo recente fino a prova contraria...cominciamo a puntualizzare che già nel 1500 c'era in giro sufficiente materiale da richiederne una catalogazione e che difficilmente i materiali suddetti saranno stati mangiati dai collezionisti dell'epoca togliendoli alla circolazione antiquariale.. Edited by numizmo
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Sempre interessanti questi spunti di "storia" numismatica.

Vorrei sottolineare che se le monete fossero state trovate qualche tempo prima (post 1470), in epoca aragonese, la loro destinazione finale sarebbe dovuta essere diversa. Ferdinando I d'Aragona infatti emise un banno et comandamento in cui cercava di tutelare (ed incamerare) i ripostigli monetali:

Banno et comandamento da parte del S.mo S. Re don Ferdinando per la diuina gratia Re de Sicilia hierusalem et ungarie che attencto et considerato lo laborar dello argento de bassa liga, cio e meno de quactro carlini quale ha informatione la prefata Maistà farese in quisto Regno per alchuni aurifici, et dar certa accascione sive materia ingandare multe persone in lo comparare dello argento per maior prezo del iusto vole ordena et commanda la prefata Maistà non scia aurefece alchuno che dalla publicatione del presente banno in antea ause o presuma laborare o fare laborare o vendere argento de più bassa liga de minor preczo de quactro carlini per onza et se alchuno aurifice presumesse fare lo contrario vole la prefata Maiesta che incorra in pena de onze quactro et de perdere lo argento laborato et per ciaschuna volta che contraverra applicandola alla regia corte: preterea vole ordena et commanda la prefata Maiesta che omne persona de qualsevoglia Stato grado et condetione se scia la quale dalla publicatione del presente banno in antea per qualsevoglia via et modo trovarà in quisto iamdicto regno medaglie d’auro de argento over de rame od altro metallo quelle non le debia desfare ne fundere ne occultare, ma per servitio della Maiesta predicta le debia conservare diligentemente, et subito dare notitia et revelarle alla sua Maiesta et per sua parte alli officiali delle provincie terre et lochi dove se trovarando dicte medaglie quali officiali vole la prefata Majesta per sua parte doneno ad uso delli decti inventurj de esse medaglie al nobile et fidele dilecto suo Hieronimo Liparolo mercatore dello argento et scultore delle stampe della nostra zeccha ouero ad suo substituto quale darra delle dicte medaglie preczo iusto et convenevole per parte de epsa Maiesta et chi farra lo contrario et la dicta Maiesta ne hauera per altra via notitia che alcuna persona del decto regno hauerra trovate o saperra chi agia trovato dicte medaglie vole la prefata Majesta che incorra in la pena supradicta applicando similemente ad la regia corte et chi per altra via farra notitia ad epsa Maiesta de dicti laboratutj et vendituri de argento et inventurj de medaglie ut supra vole ne habia et conseque la quarta parte de tucto quello che per sua delatione sarra acquistato Justamente ad epsa corte tenendo sempre dicta parte et l’altra sempre occulta.

Datum in civita Sarni die vij maij 1470

Rex Ferdinandus

Questo documento postato da @@eliodoro dimostra quindi anche che, terminata l'egemonia aragonese sul nostro Meridione, si è smesso anche di "tutelare" i ritrovamenti monetali ... almeno fino al 1909 :).

Edited by fedafa
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