Questo è un post popolare 417sonia Inviato 28 Aprile, 2014 Questo è un post popolare #1 Inviato 28 Aprile, 2014 Buona serata Quante volte, ad ognuno di noi, è capitato di leggere un libro sulla storia di Venezia ed imbatterci nella riproduzione di documenti, talvolta in latino, ma spesso in volgare, nei quali vengono riportate trattazioni di mercanzie, oppure rogiti per l'acquisto di beni immobili e mobili, oppure ancora lasciti testamentari, ma anche stime fatte da notai o magistrati, dei beni lasciati da una persona defunta. A tanti di noi, sono sicuro, leggendo in queste riproduzioni che una tal merce costava 20 lire di grossi, oppure che una partita di pepe egiziano era pagata 200 ducati, o ancora che 100 pezze di “panni bastardi” erano costati all'imbarco in Inghilterra 1.335 ducati, ci siamo lasciati trasportare dalla fantasia, immaginando come poteva essere la visione di 1.335 ducati, messi così, tutti insieme; una bella montagnola d'oro zecchino monetato; e poi ancora la curiosità di sapere il costo della vita a quei tempi; i salari delle varie categorie di lavoratori, la paga dei soldati e degli uomini al remo che facevano tragitti per mare lunghi e pericolosi, sia per commerciare, sia per affrontare battaglie. Eh la fantasia … spesso però immaginiamo quelle monete e la loro quantità, con la logica dell'uomo moderno; se oggi noi teniamo in mano una moneta da €. 1,00, non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello che quella moneta possa avere valori differenti a seconda dell'uso che ne facciamo. Pensiamo solo per un attimo se per assurdo dovessimo comperare una cosa che costa €. 10,00 ed il commerciante di turno ci chiedesse 11 monete da €. 1,00... un bel pasticcio, non credete? E quante complicazioni...certamente questo è un esempio sui generis, fatto con una moneta moderna che ha un valore certo e condiviso; un valore fiduciario, contrariamente alle monete dell'epoca e delle quali sto scrivendo, monete che rappresentavano soprattutto il valore del metallo prezioso in esse contenuto. Alla luce di quanto sopra scritto, siete ancora sicuri che, leggendo su un libro che una merce è costata 1 o 10 o 100 lire di grossi, ci si riferisca esattamente a quello che ci immaginiamo? Da qualche giorno sto rileggendo una pubblicazione del 1959 di F. C. Lane che ho acquistato un paio di anni fa: “Le vecchie monete di conto veneziane ed il ritorno all'oro”; pubblicazione che, tra l'altro, non è facile da procurarsi; l'ho già letto e riletto più volte, eppure dopo un po', la memoria...... E allora, a beneficio degli Amici che desiderano approfondire le problematiche relative alle tante e differenti monete di conto in uso a Venezia, vi parlo (o meglio vi scrivo) di un paio di queste, delle quali tratta la suddetta pubblicazione e cioè della Lira manca e della Lira complida. Credo che per un appassionato di monetazione veneziana, soprattutto medioevale, sia importante anche immergersi in queste problematiche, anche se un po' ostiche. Mi auguro di essere sufficientemente chiaro; io ce l'ho messa tutta per esserlo. Alla base del sistema veneziano dogale c'era, all'origine, il denaro (o piccolo); moneta effettivamente coniata ed accompagnata, successivamente, da altre due monete coniate: il ½ denaro (o bianco) ed il ¼ di denaro (o quartarolo). Successivamente, sotto il dogato di Enrico Dandolo, si coniava una nuova moneta: il grosso. A quel punto le due monete principali, entrambe coniate, su cui si basava la monetazione veneziana, diventavano due: il denaro piccolo ed il denaro grosso (cioè il parvus ed il grossus). A queste due monete principali, venivano associati anche i loro multipli, cioè la libra denariorum venezianorum parvorum di 240 denarii parvi e la libra grossorum di 240 denarii grossi. La prima, riferita ai denari, era già in uso essendo la più vecchia ed era comunemente denominata con l'identificativo Libra Ven. Detto ciò, vediamo la genesi di queste due monete di conto. Per F. C. Lane, il motivo è da ascrivere ad una legge del 1254, nella quale si determinava il cambio ufficiale delle valute, prendendo atto, molto probabilmente, di quanto i mercanti ed i cambiavalute, già facevano da tempo nelle abituali transazioni. Abbiamo visto poc’anzi che la Libra Ven. era una unità di conto e stava a rappresentare 240 denari piccoli (denarii parvi); un debito pari ad una Libra Ven. poteva essere indistintamente pagato in grossi o in piccoli, se era pagato in grossi (tenuto conto che il grosso corrispondeva a 26 piccoli), il debitore doveva mettere sul tavolo del commerciante 9 grossi e 6 piccoli (9 x 26 = 234 + 6 = 240). Con la predetta legge, alla Libra Ven. veniva fissato un controvalore di 9 grossi e 5 piccoli, cioè 1 piccolo in meno. Il motivo, sempre stando alle argomentazioni del Lane, è che tra il pagamento di un dato importo fatto in piccoli ed il pagamento del medesimo importo fatto in grossi, i mercanti preferissero quest’ultima moneta; anzi, per incentivare i debitori ad usare i grossi, applicavano uno sconto di 1 piccolo. Lo stesso doveva essere accaduto anche per i cambiavalute che, al ricevimento di 9 grossi, offrivano 235 piccoli invece dei giusti 234 (9 x 26 = 234). Con l’uscita della legge, si veniva a creare un problema di non poco conto anche per coloro che usavano la Libra grossorum (già citata precedentemente); fino ad allora era valsa 240 grossi, oppure 26 Libre Ven. , mentre con l’uscita della legge, anche questa unità di conto seguiva di conseguenza la medesima variazione: Se si considerava la libra grossorum pari a 240 grossi, questa sarebbe equivalsa a Libre Ven. 26 e 1/9; Se si considerava la libra grossorum pari a 26 Libre Ven., questa sarebbe valsa 239 grossi. Come districarsi se non introducendo una distinzione tra i due tipi di libra grossorum; la “Libra complida” e la “Libra manca”. A ciascuna di esse veniva quindi mantenuto un proprio rapporto, diciamo, tradizionale e cioè, la “Libra complida” manteneva il valore di 240 grossi; la “Libra manca”, invece, quello di 26 Libre Ven. pari a 239 grossi. saluti luciano 18 Cita
Arka Inviato 28 Aprile, 2014 #3 Inviato 28 Aprile, 2014 Certo che, per rendere effettivo un incentivo pari a 1 denaro su 235 o 239, il valore di un solo denaro doveva essere alquanto sostanzioso. Arka Cita
scheo Inviato 28 Aprile, 2014 #4 Inviato 28 Aprile, 2014 un bel prontuario, grazie! quindi di fatto il valore delle monete non era così definito... giustamente penso che anche in tempi più moderni voglio vedere se qualcuno ti dava una giustina da 124 soldi in cambio di un sacchetto di 248 bezzi... Cita
Gimo85 Inviato 29 Aprile, 2014 #5 Inviato 29 Aprile, 2014 É un po quello che succede adesso con gli eurocent, il commerciante é disposto a fare lo sconto di uno due centesimi piuttosto che elargire resti spiccioli. Oltre che economico l'effetto é di cortesia/fidelizzazione...dato che siamo sempre persone potrebbe esserci stato anche allora un atteggiamento simile, credete?! E poi aggiungo una riflessione sempre legata in parte ai nostri giorni: per pagamenti importanti preferiamo tutt'ora utilizzare banconote di grosso taglio, perché ci danno credibilità e potere di negoziazione( arrotondiamo ai 50 piuttosto che ai 10).Si può ragionevolmente pensare fosse così anche allora! Spero di aver aggiunto spunti e non essere andato fuori tema, ma alla fine dei conti siamo gli stessi solo qualche secolo dopo:rolleyes: Sent from my GT-S6500 using Lamoneta.it Forum mobile app Cita
417sonia Inviato 29 Aprile, 2014 Autore #6 Inviato 29 Aprile, 2014 É un po quello che succede adesso con gli eurocent, il commerciante é disposto a fare lo sconto di uno due centesimi piuttosto che elargire resti spiccioli. Oltre che economico l'effetto é di cortesia/fidelizzazione...dato che siamo sempre persone potrebbe esserci stato anche allora un atteggiamento simile, credete?! E poi aggiungo una riflessione sempre legata in parte ai nostri giorni: per pagamenti importanti preferiamo tutt'ora utilizzare banconote di grosso taglio, perché ci danno credibilità e potere di negoziazione( arrotondiamo ai 50 piuttosto che ai 10).Si può ragionevolmente pensare fosse così anche allora! Spero di aver aggiunto spunti e non essere andato fuori tema, ma alla fine dei conti siamo gli stessi solo qualche secolo dopo:rolleyes: Sent from my GT-S6500 using Lamoneta.it Forum mobile app Buona serata Una sorta di "sconto pronta cassa" ante litteram; in effetti ci può stare. Immaginandoci nella veste di un cambiavalute, doveva essere certamente più pratico maneggiare poche monete grandi come i grossi, piuttosto che tante piccoline. Attenzione, non dico più conveniente, ma più pratico ... perché conveniente non era; se pensiamo che al tempo del doge Dandolo: - il grosso pesava in media gr. 2,18 ed aveva un intrinseco dello 0,965; - il piccolo pesava in media gr. 0,36 ed aveva un intrinseco dello 0,250; ne deriva che 9 grossi e 6 piccoli equivalevano a gr. 19,47 d'argento. Lo stesso importo, cioè 240 piccoli, equivalevano a gr. 21,06 d'argento. saluti luciano Cita
prtgzn Inviato 30 Aprile, 2014 #7 Inviato 30 Aprile, 2014 Ad un certo punto mi ero perso. Ho dovuto leggerlo un paio di volte per entrare in sintonia con quanto hai scritto. Effettivamente non era un conto semplice. Tra grossi e piccoli, anche i cambiavalute avevano i loro grattacapi. Molto interessante, mi segno il titolo del libro e se la fortuna assiste magari trovo una copia. Grazie per aver condiviso. Cita
mero mixtoque imperio Inviato 1 Maggio, 2014 #8 Inviato 1 Maggio, 2014 (modificato) A tal proposito c'è l'ottimo lavoro di Bartolomeo De Pasi, il quale non solo offriva ai mercanti veneziani e a quelli di tutto il mondo la possibilità di convertire il valore delle monete di conto e delle merci per ogni esigenza e in ogni luogo, ma addirittura forniva dati certi al mercante che doveva porre in zecca i propri metalli, cosicché questo potesse scegliere la sede di zecca più conveniente a seconda della propria rotta e a seconda del contenuto della propria borsa. Consiglio l'edizione del 1507, depositata presso la biblioteca Braidense di Milano. Modificato 1 Maggio, 2014 da mero mixtoque imperio 1 Cita
417sonia Inviato 1 Maggio, 2014 Autore #9 Inviato 1 Maggio, 2014 A tal proposito c'è l'ottimo lavoro di Bartolomeo De Pasi, il quale non solo offriva ai mercanti veneziani e a quelli di tutto il mondo la possibilità di convertire il valore delle monete di conto e delle merci per ogni esigenza e in ogni luogo, ma addirittura forniva dati certi al mercante che doveva porre in zecca i propri metalli, cosicché questo potesse scegliere la sede di zecca più conveniente a seconda della propria rotta e a seconda del contenuto della propria borsa. Consiglio l'edizione del 1507, depositata presso la biblioteca Braidense di Milano. Buona giornata Grazie della "dritta"; non lo conoscevo.... :good: saluti luciano Cita
defa92 Inviato 1 Maggio, 2014 #10 Inviato 1 Maggio, 2014 Buonasera, Mi ero perso questa discussione, anche a causa di una mia mancanza dal forum! Che dire, un bel po di numeri, un post che richiede una seconda lettura come detto da qualcuno prima:) ma certamente molto interessante! ( ma c'era da aspettarselo con Luciano!) Certo che, un bel casino a quei tempi no?:) Saluti Cita Awards
aleale Inviato 2 Maggio, 2014 #11 Inviato 2 Maggio, 2014 La funzione di unità di conto, ovvero di misura del valore è "entrata", se così si può dire, nel concetto moderno di moneta solo in tempi relativamente recenti. Ed è questo uno dei motivi per cui non ci può essere coincidenza fra "moneta di ieri" e "moneta di oggi" che rimangono due realtà separate. La riforma carolingia dava un nuovo impulso alla diffusione della moneta di conto, ma la fine del sistema monometallico, come si evince da quanto detto nella discussione, richiese numerosi artifici per tenere insieme un sistema così composito. Questa tematica è oggi d'estrema attualità alla luce delle proposte che vorrebbero una moneta mondata da alcune funzioni che la contraddistinguono nella moderna accezione del termine. 2 Cita
417sonia Inviato 2 Maggio, 2014 Autore #12 Inviato 2 Maggio, 2014 (modificato) Buona giornata Proprio così @@aleale; nel momento in cui una nazione si affidava, a quel tempo - e Venezia ne è un chiaro esempio - ad un sistema di circolazione misto, cioè di monete bianche (di buon argento come il "grosso") e nere (di mistura con poco argento come il denaro o "piccolo") con un rapporto di cambio fisso, correva il rischio che per qualsiasi motivo congiunturale (guerre, epidemie, frontiere bloccate, esaurimento di miniere....) non avesse la possibilità di acquistare il metallo nesessario ai prezzi consueti, ma più alti e questo inficiava la possibilità di mantenere detto rapporto. Non solo, ma la modifica del rapporto poteva causare anche una domanda superiore di una moneta o dell'altra, incoraggiando la tesaurizzazione e falsare ulteriormente il rapporto in seno ai mercati. saluti luciano Modificato 2 Maggio, 2014 da 417sonia Cita
mero mixtoque imperio Inviato 3 Maggio, 2014 #13 Inviato 3 Maggio, 2014 Buona giornata Proprio così @@aleale; nel momento in cui una nazione si affidava, a quel tempo - e Venezia ne è un chiaro esempio - ad un sistema di circolazione misto, cioè di monete bianche (di buon argento come il "grosso") e nere (di mistura con poco argento come il denaro o "piccolo") con un rapporto di cambio fisso, correva il rischio che per qualsiasi motivo congiunturale (guerre, epidemie, frontiere bloccate, esaurimento di miniere....) non avesse la possibilità di acquistare il metallo nesessario ai prezzi consueti, ma più alti e questo inficiava la possibilità di mantenere detto rapporto. Non solo, ma la modifica del rapporto poteva causare anche una domanda superiore di una moneta o dell'altra, incoraggiando la tesaurizzazione e falsare ulteriormente il rapporto in seno ai mercati. saluti luciano Diciamo che Venezia non è che "si affidasse", ma più probabilmente era essa stessa a fornire un sistema di circolazione e un modello di moneta, in qualità di capitale commerciale indiscussa, cui poi si uniformavano le altre realtà locali o vi contrastavano eventualmente altre valute di scala europea. Pertanto la capacità di imporre una certa lega, nonché quella di conoscere usi ed abusi locali, era prettamente di fatta veneziana. Cita
aleale Inviato 3 Maggio, 2014 #14 Inviato 3 Maggio, 2014 Ferdinando Galiani, uomo di grande ingegno, faceva proprio riferimento alla "sproporzione" come il grande "male" che affliggeva la moneta. Cambiano i tempi, cambiano i luoghi, ma la sostanza del problema rimaneva sempre la stessa.. 2 Cita
mero mixtoque imperio Inviato 3 Maggio, 2014 #15 Inviato 3 Maggio, 2014 (modificato) Ferdinando Galiani, uomo di grande ingegno, faceva proprio riferimento alla "sproporzione" come il grande "male" che affliggeva la moneta. Cambiano i tempi, cambiano i luoghi, ma la sostanza del problema rimaneva sempre la stessa.. "Della moneta", grandissimo, ho la riedizione del 1963, a cura di Merola, that's good, con limiti del caso... Modificato 3 Maggio, 2014 da mero mixtoque imperio Cita
417sonia Inviato 4 Maggio, 2014 Autore #16 Inviato 4 Maggio, 2014 (modificato) Buona Domenica Confesso che in un primo momento ho pensato di aprire una nuova discussione, dal momento che questo pezzo riguarda una differente moneta di conto; però ho cambiato idea perchè avrei dovuto rinunciare ai preziosi commenti che qui si sono succeduti e che trovo, in ogni caso, utili sempre, quando si parla di moneta di conto. Dopo una parentesi di circa cinquant'anni, grosso modo dal dogato di Enrico Dandolo (1192–1205) a quello di Ranieri Zeno (1253-1268) nei quali la zecca veneziana non aveva provveduto ad emettere denari (o piccoli), perchè si era avvalsa di quelli emessi dalla vicina Verona, sotto il dogato di Lorenzo Tiepolo (1268– 1275) riprende la loro emissione. A distanza di tanto tempo, i nuovi piccoli non potevano essere più gli stessi di allora; il loro intrinseco era rimasto lo stesso, ma il peso si era ridotto dagli originari gr. 0,36 a gr. 0,29. In questo periodo, infatti, il rapporto tra il grosso ed il piccolo era stato modificato, dagli originari 26 piccoli per un grosso, ai 28 piccoli per un grosso, per poi aumentare ancora nel 1282, fino a 32 piccoli per un grosso. Nella discussione riguardante la Lira complida e la Lira manca, avevo riportato la seguente equivalenza: la lira di grossi (libra grossorum) era pari a 240 grossi, cioè a Libre Ven. (libra denariorum venezianorum parvorum) 26 e 1/9. Arrivati a tal punto queste equivalenze non potevano più essere adottate; la Libra Ven. non poteva essere in grado di assolvere ad entrambe le funzioni e venne di fatto sdoppiata; era l'unico modo per poter porre un rimedio senza rivoluzionare tutta la monetazione. La prima fu chiamata (Libra parvorum) o Lira di piccoli e mantenne la sua equivalenza a 240 piccoli; l'altra fu chiamata (Libra ad grossos) o Lira a grossi e mantenne l'equivalenza di 1/26 di Lira di grossi manca. Come avverte il Lane, il rapporto stabile tra la Lira a grossi ed il grosso, cioè la moneta effettiva sulla quale essa si basava, può essere espressa con la seguente equazione: 26 Lire a grossi = 1 Lira di grossi manca = 239 grossi saluti luciano Modificato 4 Maggio, 2014 da 417sonia 4 Cita
Tuscia35 Inviato 12 Febbraio, 2015 #17 Inviato 12 Febbraio, 2015 interessantissimo!!!! Ho dovuto rileggere il tutto almeno tre volte però :-) Cita
417sonia Inviato 12 Febbraio, 2015 Autore #18 Inviato 12 Febbraio, 2015 interessantissimo!!!! Ho dovuto rileggere il tutto almeno tre volte però :-) Buona giornata Grazie! In effetti sono concetti molto lontani dalla nostra realtà, dove una moneta vale per il valore fiduciario che esprime e non ci crea problemi di natura differente. saluti luciano Cita
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