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Il secolo del lavoro inutile


antvwaIa

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Il secolo del lavoro inutile

John Maynard Keynes

Nel lontano 1930, John Maynard Keynes prevedeva che entro la fine del secolo la tecnologia in Occidente sarebbe progredita al punto di regalarci una settimana lavorativa di appena 15 ore. Invece, è accaduto il contrario: «La tecnologia è stata arruolata per inventare nuovi modi di farci lavorare tutti di più», scrive l’antropologo David Graeber. E a tale scopo «sono stati creati lavori che sono di fatto inutili». Enormi schiere di persone, in Europa e Nord America, lavorano in ufficio, dove «trascorrono tutta la loro vita professionale eseguendo compiti che segretamente ritengono inutili». Graeber parla di «danni morali e spirituali», praticamente «una cicatrice sulla nostra coscienza collettiva», anche se non ne parla nessuno. Perché l’utopia promessa da Keynes non si è mai materializzata? «La spiegazione standard è che Keynes non aveva preventivato la mole dell’incremento del consumismo», ma per l’antropologo la verità è un’altra: l’élite capitalista sa benissimo che, una volta liberate dall’incombenza del lavoro full time, le masse cominciano a “pensare”, e a reclamare diritti per una vita diversa, specie se le macchine faticano al posto dell’uomo.

«Dagli anni Venti in poi abbiamo assistito alla creazione di un’infinità di nuovi lavori e industrie, ma sono pochissimi quelli che hanno a che vedere con la David Graeberproduzione e la distribuzione di sushi, iPhone o scarpe da ginnastica costose», scrive Graeber in un post ripreso da “Megachip”. «Allora cosa sono esattamente questi nuovi lavori?». Durante il secolo scorso, il numero di lavoratori impiegati come domestici, nel settore industriale e in quello agricolo è crollato. Parallelamente, «le libere professioni, i lavori dirigenziali, d’ufficio, di vendita e di servizio» sono triplicati, passando da un quarto degli impieghi complessivi a tre quarti. «In altre parole, i lavori produttivi, esattamente come previsto, sono stati in gran parte sostituiti dall’automazione», anche calcolando gli operai cinesi e indiani. «Ma anziché consentire una significativa riduzione delle ore di lavoro per rendere la popolazione mondiale libera di dedicarsi ai propri progetti, piaceri e idee, abbiamo assistito all’esplosione non tanto del settore dei “servizi”, quanto di quello amministrativo».

Sono nate nuove industrie come quella dei servizi finanziari o del telemarketing, mentre c’è stata un’espansione senza precedenti di settori come quello giuridico-aziendale, accademico, della amministrazione sanitaria, delle risorse umane e delle pubbliche relazioni. Senza contare le aziende che a queste industrie forniscono assistenza amministrativa, tecnica o relativa alla sicurezza, così come «l’esercito di attività secondarie (come i toelettatori di cani o i fattorini che consegnano pizze tutta la notte) che esistono soltanto perché le altre persone passano tanto tempo a lavorare in tutte le altre». Sono mestieri che Graeber propone di definire “lavori stupidi”: «È come se esistesse qualcuno che inventa lavori inutili solo per farci continuare a lavorare. E proprio qui sta il mistero: nel capitalismo, questo è esattamente quel che non dovrebbe succedere». Infatti, «l’ultima cosa che deve fare un’azienda desiderosa di profitti è sborsare soldi a lavoratori di cui non ha davvero bisogno. Eppure, non si sa perché, succede lo stesso».

È vero, «le grandi aziende operano spesso tagli spietati», ma attenzione: «Licenziamenti e prepensionamenti colpiscono immancabilmente la classe delle persone che fabbricano, spostano, riparano e mantengono in funzione le cose». Per una strana alchimia che nessuno sa davvero spiegare, continua Graeber, «ultimamente il numero di passacarte salariati sembra aumentare, e sempre più lavoratori dipendenti si ritrovano – un po’ come i sovietici di una volta – a lavorare in teoria 40 se non 50 ore alla settimana, ma lavorandone di fatto 15 proprio come previsto da Keynes, perché il resto del loro tempo serve per organizzare o partecipare a seminari motivazionali, aggiornare i profili Facebook o scaricare roba». Per Graeber, la spiegazione non è economica: è morale e politica. «La classe dirigente si è resa conto che una popolazione felice, produttiva e con del tempo libero a disposizione è un pericolo mortale: pensate a quel che è cominciato a succedere quando negli anni Sessanta ci si è avvicinati a una vaga approssimazione di questa cosa». E l’idea che il lavoro sia un valore morale in sé, al punto da pensare che «chiunque non desideri sottomettersi a un’intensa disciplina lavorativa per la maggior parte delle sue ore di veglia non meriti niente», torna straordinariamente comoda a molti.

Un amico poeta e musicista, racconta Graeber, dopo un paio di dischi che avevano «migliorato la vita di tante persone in tutto il mondo», è stato costretto – parole sue – a «imboccare la strada che sceglie in automatico tanta gente che non sa dove andare: la facoltà di giurisprudenza». Oggi lavora come avvocato aziendale per un importante studio di New York. «Lui per primo ammette di fare un lavoro del tutto privo di senso, che non fornisce nessun contributo al mondo e che, secondo lui, in realtà non dovrebbe esistere». Domanda: che razza di società è la nostra, che genera «una domanda estremamente limitata di poeti-musicisti talentuosi», a fronte di una domanda apparentemente infinita di specialisti in diritto aziendale? Risposta: se «la maggior parte della ricchezza disponibile la controlla l’1% della popolazione», allora quello che definiamo “mercato” rigetterà «ciò che loro, e nessun altro», non considerano utile o importante. Peggio ancora: chi fa lavori “stupidi” se ne rende perfettamente conto. «Credo di non aver mai conosciuto un avvocato aziendale che non pensasse di fare un lavoro stupido».

Lo stesso vale per quasi tutte le nuove industrie: «Esiste un’intera classe di lavoratori salariati che, se li incontri a una festa e ammetti di fare un mestiere considerato interessante (l’antropologo, per esempio), si rifiuta anche soltanto di dirti che lavoro fa. Fategli bere due o tre drink, e si lanceranno in vere e proprie tirate su quanto inutile e stupido sia in realtà il loro lavoro», continua Graeber. «Stiamo parlando di una violenza psicologica profonda. Come si può anche solo cominciare a parlare di dignità del lavoro, quando in cuor suo una persona ritiene che il proprio lavoro non debba esistere?». Tuttavia, «il talento tutto particolare della nostra società» sta nel fatto che i suoi governanti hanno escogitato un modo per garantire che la frustrazione e la rabbia vengano indirizzate contro chi invece fa un lavoro sensato. Strana regola: «Più il lavoro di un individuo giova palesemente ad altre persone, minori sono le probabilità che questo lavoro venga pagato».

Si domanda Graeber: che succederebbe se quest’intera classe di persone scomparisse? «Dite quel che volete di infermieri, spazzini e meccanici: è palese che, se dovessero sparire in una nuvola di fumo, gli effetti sarebbero immediati e catastrofici. Un mondo senza insegnanti e scaricatori di porto finirebbe presto nei guai, e anche un mondo senza scrittori di fantascienza o musicisti ska sarebbe evidentemente peggiore». Al contrario, «non è del tutto chiaro in che modo l’umanità soffrirebbe se dovessero svanire allo stesso modo tutti gli amministratori delegati di società d’investimenti, i lobbisti, gli addetti alle pubbliche relazioni, gli analisti assicurativi, i lavoratori del telemarketing, gli ufficiali giudiziari o i consulenti legali (molti sospettano che potrebbe significativamente migliorare)». Eppure, fatta salva una manciata di stimatissime eccezioni, come ad esempio i medici, «la regola resiste sorprendentemente bene». E, «cosa ancor più perversa, sembra circolare la diffusa convinzione che sia giusto così».

Questo, aggiunge Graeber, è «uno dei punti di forza segreti dei populisti di destra», quelli che «fomentano il rancore contro i dipendenti della metropolitana che paralizzano Londra per il rinnovo del contratto», perché «il fatto stesso che i dipendenti della metropolitana siano in grado di paralizzare Londra è la riprova che il loro lavoro è necessario, ma a infastidire la gente sembra sia proprio questo». Cosa ancora più evidente negli Stati Uniti, dove i repubblicani «stanno riuscendo con molto successo a mobilitare il risentimento contro gli insegnanti o contro gli operai dell’industria dell’automobile», a causa di stipendi e benefit che sembrano eccessivi. È come se gli stessero dicendo: voi, che a quanto pare fate lavori veri, necessari, avete anche la faccia tosta di aspettarvi delle pensioni e un’assistenza sanitaria da classe media?

«Se qualcuno avesse progettato un sistema del lavoro fatto su misura per salvaguardare il potere del capitale, non avrebbe potuto riuscirci meglio», conclude Graeber. «I lavoratori veri, quelli produttivi, vengono spremuti e sfruttati implacabilmente», mentre gli altri «si dividono tra un atterrito strato di disoccupati, disprezzato da tutti, e un più ampio strato di persone che in pratica vengono pagate per non fare nulla». Queste persone «ricoprono incarichi progettati per farle identificare con i punti di vista e le sensibilità della classe dirigente (manager, amministratori)», ma al tempo stesso «covano un segreto rancore nei confronti di chiunque faccia un lavoro provvisto di un chiaro e innegabile valore sociale». Non è un sistema progettato in modo conscio, è emerso da quasi un secolo di tentativi empirici. «Ma è anche l’unica spiegazione del perché, nonostante le nostre capacità tecnologiche, non lavoriamo tutti quanti solo tre o quattro ore al giorno».

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Con una determinata cultura si amplia la mente.Da ciò ne derivano nuove idee,quindi sviluppo di idee e di conseguenza si possono generare nuove opportunità lavorative.

Per ciò che concerne il tempo , la fatica nel lavoro impiegato e la resa:in ogni lavoro il lavoratore dovrebbe studiare al meglio i parametri tempo e fatica in ambito di resa e guadagno.Esempio se un lavoratore lavora 10 ore al giorno con 10 ore di fatica fisica e rende € 100 ed ad un certo punto scopre che se lavora in un certo modo durante il giorno,per 5 ore con fatica fisica di 5 ore va a guadagnare € 80,comprenderà che il secondo modo di lavorare è più produttivo e meno logorante ed ,oltretutto,più redditizio in percentuale di guadagno.

A ciò concorrono molte varianti:il pensiero,gli arnesi di lavoro,il piacere che possa provocare il lavoro che si compie,bisogna vedere se trattasi di lavoro dipendente o indipendente ed eventualmente come il datore di lavoro concepisce i propri dipendenti.

Senza trascurare la dignità del lavoratore e quella dell'individuo

Bisogna vedere ,inoltre,le aspirazioni e le ambizioni dei lavoratori

--Salutoni

-odjob

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Tal Graeber prende molto alla leggera il fatto che in una società complessa come la nostra (parlo di quella occidentale) ci sia bisogno di manodopera specializzata in tutti i settori, special modo quello terziario, e alcuni lavori che il nostro antropologo considera inutili fanno invece funzionare la grande macchina sociale (tralasciamo i problemi che ogni nazione ha, quello è un altro discorso). E, visionari o no, esperti o no, credo che chiunque con un minimo di cervello non prenda totalmente alla lettera quanto detto da Keyenes 80 anni fa (manco se Keyenes fosse Dio). Anche nell'epoca progredita in cui viviamo c'è bisogno di manodopera umana a tutti i livelli.

Per non parlare poi dell'esempio stupido e veramente fuori luogo di comparare poeti e musicisti con gente specializzata in qualche branca del diritto. Come se prima dell'avvento della società di massa incontravi poeti e musicisti talentuosi ad ogni angolo di strada...(anzi solo grazie alla società di massa e a questo sistema politico economico tutti hanno la possibilità di poter scrivere libri, poesie e suonare) Poi mi piacerebbe proprio sapere perchè l'amico del nostro Graeber abbia deciso di punto in bianco di imboccare l'inutile e denigrante vita dell'avvocato in diritto aziendale. Forse perchè sotto sotto all'amico fa comodo avere tanti soldini che gli arrivano in busta paga ogni mese? :) Se avesse avuto veramente passione di quello che faceva avrebbe continuato a farlo come tanti poeti e musicisti professionisti e non contemporanei a noi fanno.

Prima di scrivere roba inutile, tal Graeber andasse a vedere come funziona uno studio legale, gli uffici bancari o giudiziari o una qualunque azienda seria poi chissà che magari non riveda quanto scrive: "e un più ampio strato di persone che in pratica vengono pagate per non fare nulla"

Farebbe meglio a guardare prima se stesso tal Graber. Che forse il lavoro inutile lo fa lui e non gli altri.

P.S: ho fatto un po' di ricerche su tal Graeber. Beh che dire... e io lo stavo pure prendendo sul serio :D

Modificato da collezionistabari
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Inviato (modificato)

Il fatto è che il manager inutile (lo sono quasi tutti, a mio vedere: l'ho imparato facendo per vent'anni il consulente del Top Management) è il vero portagonista del lavoro inutile, colui che impedisce qualunque cambiamento capace di porre in discussione l'utilità di ciò che è inutile, e quindi la sua stessa ragione doi inutile esistenza.

Il manager inutile generalmente si fregia di titoli cosiddetti accademici ma appartiene sempre a una specie antropologica molto precisa. L'abominevole Homo Nodicens Nodicens.

Modificato da antvwaIa
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L’abominevole Homo Nodicens Nodicens

Nelle foreste himalayane, nelle vallate più elevate ed isolate, tra le alte vette ed i ghiacciai eterni, si nasconde il famoso e famigerato Abominevole Uomo delle Nevi. Si ignora il suo aspetto e vi sono molti dubbi sulla sua reale esistenza. Non esistono dubbi, invece, in merito all’esistenza di un’altra specie: l’ancor più abominevole Uomo del No (Homo Nodicens Nodicens).

Contrariamente al cugino himalayano, l’abominevole Uomo del No vive in ogni luogo, adattandosi ad ogni ambiente e circostanza, grazie alle sue straordinarie doti camaleontiche: cambia a volontà aspetto, colore, dimensione, adattando la propria figura alle sue esclusive necessità.

Non è raro: vi sono, infatti, numerose testimonianze che riguardano elementi del suo aspetto e del suo comportamento.

Normalmente vive in ambienti stagnanti, in quanto ama la melma, e può essere stanato solamente da gruppi di cacciatori opportunamente addestrati.

Allo stato libero, va trattato come un essere altamente nocivo, poiché danneggia gravemente le idee buone ed innovative. Tuttavia alcuni ritengono che con un addestramento adeguato e prolungato nel tempo, possa essere finalmente trasformato in un membro utile della Società: ma su questo non c’è unanimità di parere. né di consenso.

Sono, invece, tutti d’accordo nel sostenere che eliminando la minaccia rappresentata dall’Homo Nodicens Nodicens, è possibile migliorare sensibilmente ed in temi brevi le condizioni di vita dell’Homo Sapiens.

Come il suo cugino himalayano, anch’egli si nasconde: grazie alla sua innata e straordinaria capacità di mimetismo, come abbiamo già indicato, ciò che gli permette di rimanere praticamente invisibile in ogni ambiente. Infatti nessuno, sino a ieri, ne aveva potuto avere un quadro veramente completo.

Tuttavia, analizzando l’insieme delle numerose testimonianze raccolte, è stato possibile tratteggiare il suo aspetto fisico: almeno per sommi capi.

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Nonostante la sua capacità straordinaria di rimanere nascosto, tuttavia l’abominevole Uomo del No può essere riconosciuto e stanato grazie ad alcuni peculiari versi che emette:

  • “non ci abbiamo mai provato prima…. dai!”
  • “è un’idea troppo fantasiosa: cerchiamo di essere concreti!”
  • “sembra tutto molto giusto, ma la realtà è diversa.…”
  • “ottima idea, ma aspettiamo che i tempi siano maturi….”
  • “perché cambiare? è da vent’anni che facciamo così….”
  • “non siamo autorizzati a pensarci sopra…”
  • “è giusto, ma non rientra nelle nostre competenze!”
  • “eccellente proposta: creiamo un comitato….”
  • “suvvia! questo non lo fanno neppure gli americani!”
  • “da che mondo è mondo, le cose vanno avanti così!”
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A parte insulti più o meno velati qui e là non vedo niente che supporti l'articolo di Gaerber e che smonti la mia di analisi. Fino ad allora, toh ti utilizzo un cliché :) , tutto il resto è aria fritta

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A parte insulti più o meno velati qui e là non vedo niente che supporti l'articolo di Gaerber e che smonti la mia di analisi. Fino ad allora, toh ti utilizzo un cliché :) , tutto il resto è aria fritta

???????????????????????????????????

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Ho svolto per per vent'anni, o qualcosa di più, consulenza strategica. Inizialmente nell'ambito delle imprese produttive, poi di sevizio, e negli ultimi 10 anni solamente nel sistema bancario italiano e spagnolo.

Una delle cose che più ho sempre dovuto rimarcare, è il fatto che un'enorme fetta di tutte le attività imprenditoriali sono prive di valore aggiunto. Il grsso di queste attività è costituito da tutto quanto si fa:

a) perché si è sempre fatto così

b) perché costituisce "potere" per il management

c) per controllare quanto fatto da altri poiché potrebbe essere stato fatto in modo errato

Un esempio:

Per conto di un gruppo di Banche di Credito Cooperativo aderenti alla Federazione Lombarda svolsi anni or sono uno studio sulla documentazuione cartacea che giungeva alle Filiali avendo un destinatario ben preciso: il relativo preposto (direttore). Ebbene: riceveva mediamente 120 pagine al giorno! (tabulati esclusi,, parlo di disposizione, comunicazioni interne, comunicazione di Bankitalia, notizie legali, ecc.). Che doveva fare il povero disgraziato? dedicare la giornata a leggere, oppure a lavorare?

Perché questo? Semplicemente poiché gran parte del top management non ha mai compreso il senso dell'informatica. Doveva servire a eliminare la carta: invece ha creato un consumo smisurato di carta.

Presso una grossa Banca Emiliana proposi la seguente soluzione: assegnatre a ogni struttura della Banca un budget per l'acquisto del "prodotto" dei sistemi informatici, con relativa penalizzazione del "premio di produttività" se sforavano il budget. Dopo 15 giorni, massimo 30, il budget era sforato da tutti. Ecco che allora ebbe inizio un dialogo serio tra fruitori dell'informatica ed elargitori del servizio, nel quale i fruitori iniziarono a indicare le loro vere necessità informative, che rappresentavano forse l'un per mille! del cumulo cartaceo che ricevevano. Perché questo?

a) perché i fruitori non chiedevano all'informatica di mettere a loro disposizione le informazioni davvero necesario allo svolgimento dei loro compiti, bensì di produrre in modo informatizzato la stesa modulistica prima utilizzata manualmente

b) perché gran parte dell'informazione richiesta era una semplice manifestazione di potere/ruolo: io devo essere messo quale destinatario di questa informazione poiché sono il capo!

Economia di scala.

Quando le Imprese fanno delle fusioni (per esempio, Fiat Chrysler), la giustificazioe fondamentale per farla è che grazie alla fusione si potranno fare economie di scala. Se sono delle banche a fondersi, non importa se grandi o piccole, esse devono presentare a Bankitalia un "piano industriale" che dimostri che tale fusione è opportuna. Ovviamente l'economia di scala è un argomento principe per giustificare la fusione.

Il lavoro di front-office (cioè di sportello a contatto diretto con il cliente) è a elevato valore aggiunto (= per lo più utile e necessario), mentre nel lavoro di back-office (cioè quanto sta a valle di quello di front-office) è per lo più a basso valore aggiunto (= per lo più immotivato o addirittura inutile) in quanto l'attività operativa vera e propria (il "processo") è svolta telenaticamente e quello che si fa nel back-office è in gran parte un'attività di controllo perché il "front-office potrebbe aver lavorato in modo errato".

Economia di scala?

Nell'insieme delle Banche di Credito Cooperativo, che sono piccole imprese spesso con meno di 100 dipendenti, il back-office rappresenta il 30-40% della forza lavoro. Nella grande banca, che anche grazie alle fusioni ha fatto economie di scala, il back-office spesso è superiore al 55-60%!!!

Corollario della fusione

Prima della fusione: grazie all'economia di scala ottenibile con la fusione, sarà possibile ridurre gli sprechi e ottimizzare l'impiego delle risorse umane

Dopo la fusione: per ogni struttura ora invece di un capo ve ne sono due (mica potevano cacciarne via uno!) e l'unico vero risparmio di risorse, molto limitato, è stato ottenuto mettendo in cassa integrazione o in mobilità risorse operative (cioè proprio quelle a maggiore valore aggiunto!).

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Ho svolto per per vent'anni, o qualcosa di più, consulenza strategica. Inizialmente nell'ambito delle imprese produttive, poi di sevizio, e negli ultimi 10 anni solamente nel sistema bancario italiano e spagnolo.

Una delle cose che più ho sempre dovuto rimarcare, è il fatto che un'enorme fetta di tutte le attività imprenditoriali sono prive di valore aggiunto. Il grsso di queste attività è costituito da tutto quanto si fa:

a) perché si è sempre fatto così

b) perché costituisce "potere" per il management

c) per controllare quanto fatto da altri poiché potrebbe essere stato fatto in modo errato

Un esempio:

Per conto di un gruppo di Banche di Credito Cooperativo aderenti alla Federazione Lombarda svolsi anni or sono uno studio sulla documentazuione cartacea che giungeva alle Filiali avendo un destinatario ben preciso: il relativo preposto (direttore). Ebbene: riceveva mediamente 120 pagine al giorno! (tabulati esclusi,, parlo di disposizione, comunicazioni interne, comunicazione di Bankitalia, notizie legali, ecc.). Che doveva fare il povero disgraziato? dedicare la giornata a leggere, oppure a lavorare?

Perché questo? Semplicemente poiché gran parte del top management non ha mai compreso il senso dell'informatica. Doveva servire a eliminare la carta: invece ha creato un consumo smisurato di carta.

Presso una grossa Banca Emiliana proposi la seguente soluzione: assegnatre a ogni struttura della Banca un budget per l'acquisto del "prodotto" dei sistemi informatici, con relativa penalizzazione del "premio di produttività" se sforavano il budget. Dopo 15 giorni, massimo 30, il budget era sforato da tutti. Ecco che allora ebbe inizio un dialogo serio tra fruitori dell'informatica ed elargitori del servizio, nel quale i fruitori iniziarono a indicare le loro vere necessità informative, che rappresentavano forse l'un per mille! del cumulo cartaceo che ricevevano. Perché questo?

a) perché i fruitori non chiedevano all'informatica di mettere a loro disposizione le informazioni davvero necesario allo svolgimento dei loro compiti, bensì di produrre in modo informatizzato la stesa modulistica prima utilizzata manualmente

b) perché gran parte dell'informazione richiesta era una semplice manifestazione di potere/ruolo: io devo essere messo quale destinatario di questa informazione poiché sono il capo!

Economia di scala.

Quando le Imprese fanno delle fusioni (per esempio, Fiat Chrysler), la giustificazioe fondamentale per farla è che grazie alla fusione si potranno fare economie di scala. Se sono delle banche a fondersi, non importa se grandi o piccole, esse devono presentare a Bankitalia un "piano industriale" che dimostri che tale fusione è opportuna. Ovviamente l'economia di scala è un argomento principe per giustificare la fusione.

Il lavoro di front-office (cioè di sportello a contatto diretto con il cliente) è a elevato valore aggiunto (= per lo più utile e necessario), mentre nel lavoro di back-office (cioè quanto sta a valle di quello di front-office) è per lo più a basso valore aggiunto (= per lo più immotivato o addirittura inutile) in quanto l'attività operativa vera e propria (il "processo") è svolta telenaticamente e quello che si fa nel back-office è in gran parte un'attività di controllo perché il "front-office potrebbe aver lavorato in modo errato".

Economia di scala?

Nell'insieme delle Banche di Credito Cooperativo, che sono piccole imprese spesso con meno di 100 dipendenti, il back-office rappresenta il 30-40% della forza lavoro. Nella grande banca, che anche grazie alle fusioni ha fatto economie di scala, il back-office spesso è superiore al 55-60%!!!

Corollario della fusione

Prima della fusione: grazie all'economia di scala ottenibile con la fusione, sarà possibile ridurre gli sprechi e ottimizzare l'impiego delle risorse umane

Dopo la fusione: per ogni struttura ora invece di un capo ve ne sono due (mica potevano cacciarne via uno!) e l'unico vero risparmio di risorse, molto limitato, è stato ottenuto mettendo in cassa integrazione o in mobilità risorse operative (cioè proprio quelle a maggiore valore aggiunto!).

Oh finalmente argomenti seri

In parte hai ragione. Quando dici che l'informatizzazione del lavoro non ha portato benefici ma ha lasciato tutto invariato questo è vero. In più della metà dei casi è stato così. Il problema però, secondo me, è che sicuramente coloro che hanno effettuato "la rivoluzione" non sono stati intelligenti a ridurre almeno sin quanto potevano la quantità di informazioni che prima si recepiva in forma cartacea e dopo in forma interattiva. Però c'è anche da dire che spesso non si è potuto intervenire nella riduzione della modulistica per questioni puramente burocratiche che non dipendono certo dall'azienda, banca di turno, ma dallo Stato. E sappiamo tutti che la burocrazia è un grosso problema in questo paese, problema che si trascina da anni invariato (anzi negli ultimi 10 anni è pure peggiorato). Riguardo alla manifestazione di potere dei "capi" non sono poi più di tanto d'accordo. Insomma non ci sono così tanti imbecilli in giro. C'è ne sono eh, ma sono, per fortuna, una minoranza.

Riguardo poi alle fusioni beh... Molto spesso, specie nell'ultimo periodo, e lo sai meglio di me, le fusioni sono fatte per pararsi il sedere nient'altro (un esempio lampante è la fusione di pochi giorni fa tra La Stampa e Il Secolo XIX). Quindi i bei propositi prefusione (quelli che citavi tu) si vanno a farsi fottere dopo che nella pratica è avvenuta la fusione stessa.

Riguardo al back office sono d'accordo in parte. Sono d'accordo con te nel fatto che il back office dovrebbe rappresentare una minima parte del lavoro totale, però non deve essere eliminato. Il back office, come qualunque altra organizzazione o reparto di controllo, deve esistere perchè i problemi, imprevisti o proprio danni causati da qualche impiegato scemo, sono dietro l'angolo quindi una supervisione ci deve essere.

Però da tutto questo sino ad arrivare alla "completa inutilità dei vari impieghi in ambito giuridico, economico e imprenditoriale c'è ne passa di acqua sotto i ponti eh. Poi ritornando all'articolo insomma Graeber è quello che è. Soprattutto a livello ideologico...

Modificato da collezionistabari
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Nessuno ha parlato di completa inutilità, ma del fatto che gran parte del lavoro effettuato è inutile!

Poi quando como consulente proponevo soluzioni tipo quella che proposi in quella Banca, cioè di dare un budget a ogni struttura per acquistare i servizi infromatici, ok. Ma se proponevo, ad esempio di togliere personale a una figura in modo che essa potesse meglio concentrare la sua attenzione su detreminati aspetti più innovativi (ad esempio, passare al responsabile della produzione il personale addetto al collaudo in modo che il direttore qualità si occupasse dei "veri" problemi di qualità) apriti cielo! Nemico giurato.

Il mondo dell'impresa, tanto di produzione quanto di servizio, è fatto da una maggioranza di manager così imbecilli (non tutti, ovviamente!) che misyrano il loro potere sulla base di quante persone sono alle loro dipendenze dirette!

Il vecchio assioma che nell'impresa si fa carriera fino a quando si giunge ad occupare una posizione nella quale si dà ampia prova di incapacità.... e lì si resta non è più valido! Ora nonostante l'ampia porva si continua a fare carriera!

E' il concetto stesso di carriera manageriale che è un concetto imbecille e che stimola e seleziona l'imbecillità.

1) lo stipendio è troppo proporzionale al grado gerarchico e questo al numero di dipendenti diretti.

2) si premia il risultato con l'aumento di grado gerarchico

3) si fa carriera, in senso gerarchico, a prescindere dalla capacità di gestione delle risorse.

Ecco perché al vertice delle imprese si trovano persone che in gran parte non sono idonee alla posizione che occupano (ma fedelissime al loro capo.... fino a quando non riescono a fargli le scarpe).

Esempio:

In un ufficio aperto al pubblico ci sta un giovane dipendente che dimostra di avere un'ottima predisposizione per gestire il rapporto con il pubblico. A un certo punto, lo si vuole premiare (giustamente). Come lo si fa? mettendolo a gestire una squadra di persone adette al rapporto con il pubblico. Peccato che non c'è, prima, nessuna seria analisi per vedere se è una persona atta a gestire altre persone. Magari lo è, ma viene "promosso" a prescindere dal comprovare tale capacità.

Perché l'Homo Nodicens Nodicens impera?

Perché non si comprende la differenza tra le tre attitudini fondamentali di una persona: la competenza, lo spirito d'innovazione, la capacità di gestire.

Sono tre aspetti profondamente diversi, ma la diversità nel mondo del lavoro (e non solo del lavoro) non viene compresa.

Se a capo di una piccola struttura lavorativa, per esempio uno studio legale, poniamo l'avvocato più competente, sbagliamo!

1) Il fatto che sia quello più competente dell'ufficio, non vuole dire che ha predisposizione per gestire i colleghi nel modo migliore (e probabilmente non ha talke predisposizione): gestire le persone vuol dire saper risolvere i conflitti umani, saper motivare, saper valorizzare, non vuol dirne saperne di più di loro sugli aspetti tecnici

2) se è il più competente, tenderà a svolgere in prima persona gli aspetti più importanti di tutti i lavori e a non delegare ai colleghi: vorrei tanto poter delegare una parte delle mie mansioni (mi dicono sempre, mai che ammettano di non voler delegare nulla!), magari potessi!, ma con i colleghi che mi ritrovo come faccio? proprio ieri ho provato a dire a Pierino di analizzare quella pratica e l'ha fatto tutto a rovescio di come gli ho insegnato a fare! (non gli viene neppure in mente che magari Pierino sta trovando un modo migliore per svolgere quel lavoro)

3) come potrà accettare il cambiamento? le cose vanno benissimo come le stiamo facendo, talmente bene che facendole così io sono diventato il capo! perché cambiarle?

Non parliamo poi della Pubblica Amministrazione. Lì la proporzione di compiti inutili rasenta livelli da capogiro: a volte si trovano strutture dove è prossimo al 100%, per incredibile che sia. Gran parte dei lavori sono solamente manifestazione di potere e basta.

Una volta lavorai nella formazione manageriale dei direttori INPS di primo livello: dopo pochi giorni rinunciai al lavoro (nel senso che lo passai ad altro consulente della nostra Società) perché a me piace tantissimo insegnare ai bambini piccoli, ma non quando hanno 50 anni e più!

Conobbi anche manager davvero molto validi. Mica sono tutti così, per fortuna!

Per esempio Vittorio Audisio, che partendo da zero creò una grande multinazionale (Gammastamp e una decina di altri marchi). Una volta impose al CdA che si dirottasse una grossa commessa di lavoro a un concorrente (facendo un'offerta al Cliente fuori mercato): di fronte allo stupore di qualcuno dei consiglieri, spiegò che questo concorrente, ormai l'unico in Italia davvero in grado di fargli concorrenza, rischiava di saltare se non otteneva rapidamente una grossa commesaa che lo rimmettesse in careggiata. E senza un concorrente con le palle, che stimolo avrò per continuare a migliorare giorno dopo giorno? concluse.

Questi sono i manager davvero valdii: non per nulla le sue aziende sono esempi di qualità tanto nel prodotto come nel sistema produttivo. Ma purtroppo sono pochini e poi sorge il problema drammatico del ricambio quando devono cedere le redini alla generazione che segue.....

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Non c'entra gran che con la discussione, ma ve lo racconto lo stesso.

Intorno al 1990 bazzicavo molto l'antico Archivio di Stato, a Torino (quello che dà sul cortile del Teatro Regio), in quanto stavo scrivendo un libro sulla storia delle Regie Finaze Sabaude.

Il pesonale era cortesissimo, davvero molto collaborativo.

Tra la documentazione sull'emissioni di Luoghi di Monte (così nel '700 si chiamavano i titoli di debito pubblico), m'imbattei in una lettera del ministo Bogino a Carlo Emanuele III nella quale chideva l'autorizzazione all'emissione di un nuovo monte. Trovai anche la risposta di Carlo Emanuele III, in dialetto piemontese, dove gli diceva che andasse pure avanti con l'emissione, "ma guai se avesse speso anche una sola lira per la copertura delle spese correnti, poiché se uno Stato inizia a emettere titoli di debito per la copertura delle spese correnti, inizia a precipitare in un baratro dal quale non se ne esce più"! Così gli scrisse Carlo Emanuele III, papale papale.

Mi feci fare una fotocopia della lettera di Bogino (grandissimo ministro delle finanze, magari ci fossero oggi persone dl suo spessore!) e della risposta del sovrano e mandai il tutto a Cralo Azeglio Ciampi, allora ancora Goverantore di Nakitala (altra figura di grandissimo spessore: quanto se ne sente la mancanza!), il quale qualche settimana dopo m'inviò un bigliettino di ringraziamento per le fotocopie nel quale diceva: "sono pienamente d'accordo con Carlo Emanuele... ma sono arrivato troppo tardi!"

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Ma torniamo all'articolo sulle tesi di Keynes.

Gran parte di tutto il lavoro che si svolge nella società contemporanea è davvero inutile, come prevedeva Keynes. Infatti la nostra Società produce beni sempre più effimeri e destinati ad aver una durata sempre più breve.

Effimeri, perché è stato creato un modello di comportamento che si basa sulla sostituzione di moltissimi beni quando funzionalmente sono anora utili: sostituiamo ciò che indossiamo perché non più attuale, anche se continuerebbe a svolgere la sua funzione; sostituiamo molti componenti del sistema informatico perché, pur funzionando bene, non sono compatibili con le nuove relieses; e così via

Brevi, perché progettati per avere una breve durata, anzi, sempre più breve. Quarant'anni fa, un frigorifero era progettato per avere una durata media di 20-25 anni; oggi è progettata per durarne solo 10! Eppure tecnicamente è perfettamente possibile progettare un frigorifero che duri 100 anni: costerebbe di piùm, certamente, ma non costerebbe 10 volte di più, ma al massimo 3 volte di più. Ma se compro 10 frigoriferi in 100 anni, oppure uno solo che costa 3 volte di più ma che dura cent'anni, è chiaro che alla fine sto spendendo un terzo (e stò consumando solo un decimo delle risorse non rinnovabili del pianeta)

E' in questo senso che gran parte del lavoro che viene svolto nella Società moderna è inutile, perché finalizzato a pordurre in modo effimero e inutilmente breve, e quindi a essere sostituito da altro lavoro che produce gli stessi beni inutilmente dismessi. Quando per seconda volta si produce un bene che avrebbe potuto durare il doppio, si rende inutile il 50% del lavoro realizzato. E se quel bene avrebbe potuto avere una durata di 10 volte maggiore, allora ogni volta che lo si riproduce viene reso inutile il 90% del lavoro precedente.

L'errore sta nell'aver impostato tutto il sistema economico basandolo sulla crescita anziché sullo sviluppo minimo necessario. Questo è sin dalla fine del secolo XIX che è denunciato molto chiaramente da tanti economisti

Il lavoro è utle solamente quando ha valore aggiunto, ovvero produce un bene o un servizio. La Società attuale, invece, sta remunerando sempre di più il lavoro che non ha valore aggiunto!

Per esempio, le attività speculative (che sono prive di valore aggiunto), sono assai più redditizie di quelle produttive. Gran parte del denaro necesaario a finanziare le imprese viene invece loro sottratto perché dstinato ad essere impiegato nella cosiddetta "finanza atipica", eufemismo per indicare una finanza solo ed esclusivamnete speculativa. Basta pensare all'aberrazione dei "futures" e delle "cartolarizzazioni".

E' questa la luce nella quale va letto l'articolo postato a inizio della discussione: e allora si comprende appieno quanto sia inutile gran parte del lavoro svolto nella Società moderna.

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Nessuno ha parlato di completa inutilità, ma del fatto che gran parte del lavoro effettuato è inutile!

Poi quando como consulente proponevo soluzioni tipo quella che proposi in quella Banca, cioè di dare un budget a ogni struttura per acquistare i servizi infromatici, ok. Ma se proponevo, ad esempio di togliere personale a una figura in modo che essa potesse meglio concentrare la sua attenzione su detreminati aspetti più innovativi (ad esempio, passare al responsabile della produzione il personale addetto al collaudo in modo che il direttore qualità si occupasse dei "veri" problemi di qualità) apriti cielo! Nemico giurato.

Il mondo dell'impresa, tanto di produzione quanto di servizio, è fatto da una maggioranza di manager così imbecilli (non tutti, ovviamente!) che misyrano il loro potere sulla base di quante persone sono alle loro dipendenze dirette!

Il vecchio assioma che nell'impresa si fa carriera fino a quando si giunge ad occupare una posizione nella quale si dà ampia prova di incapacità.... e lì si resta non è più valido! Ora nonostante l'ampia porva si continua a fare carriera!

E' il concetto stesso di carriera manageriale che è un concetto imbecille e che stimola e seleziona l'imbecillità.

1) lo stipendio è troppo proporzionale al grado gerarchico e questo al numero di dipendenti diretti.

2) si premia il risultato con l'aumento di grado gerarchico

3) si fa carriera, in senso gerarchico, a prescindere dalla capacità di gestione delle risorse.

Ecco perché al vertice delle imprese si trovano persone che in gran parte non sono idonee alla posizione che occupano (ma fedelissime al loro capo.... fino a quando non riescono a fargli le scarpe).

Esempio:

In un ufficio aperto al pubblico ci sta un giovane dipendente che dimostra di avere un'ottima predisposizione per gestire il rapporto con il pubblico. A un certo punto, lo si vuole premiare (giustamente). Come lo si fa? mettendolo a gestire una squadra di persone adette al rapporto con il pubblico. Peccato che non c'è, prima, nessuna seria analisi per vedere se è una persona atta a gestire altre persone. Magari lo è, ma viene "promosso" a prescindere dal comprovare tale capacità.

Perché l'Homo Nodicens Nodicens impera?

Perché non si comprende la differenza tra le tre attitudini fondamentali di una persona: la competenza, lo spirito d'innovazione, la capacità di gestire.

Sono tre aspetti profondamente diversi, ma la diversità nel mondo del lavoro (e non solo del lavoro) non viene compresa.

Se a capo di una piccola struttura lavorativa, per esempio uno studio legale, poniamo l'avvocato più competente, sbagliamo!

1) Il fatto che sia quello più competente dell'ufficio, non vuole dire che ha predisposizione per gestire i colleghi nel modo migliore (e probabilmente non ha talke predisposizione): gestire le persone vuol dire saper risolvere i conflitti umani, saper motivare, saper valorizzare, non vuol dirne saperne di più di loro sugli aspetti tecnici

2) se è il più competente, tenderà a svolgere in prima persona gli aspetti più importanti di tutti i lavori e a non delegare ai colleghi: vorrei tanto poter delegare una parte delle mie mansioni (mi dicono sempre, mai che ammettano di non voler delegare nulla!), magari potessi!, ma con i colleghi che mi ritrovo come faccio? proprio ieri ho provato a dire a Pierino di analizzare quella pratica e l'ha fatto tutto a rovescio di come gli ho insegnato a fare! (non gli viene neppure in mente che magari Pierino sta trovando un modo migliore per svolgere quel lavoro)

3) come potrà accettare il cambiamento? le cose vanno benissimo come le stiamo facendo, talmente bene che facendole così io sono diventato il capo! perché cambiarle?

Non parliamo poi della Pubblica Amministrazione. Lì la proporzione di compiti inutili rasenta livelli da capogiro: a volte si trovano strutture dove è prossimo al 100%, per incredibile che sia. Gran parte dei lavori sono solamente manifestazione di potere e basta.

Una volta lavorai nella formazione manageriale dei direttori INPS di primo livello: dopo pochi giorni rinunciai al lavoro (nel senso che lo passai ad altro consulente della nostra Società) perché a me piace tantissimo insegnare ai bambini piccoli, ma non quando hanno 50 anni e più!

Conobbi anche manager davvero molto validi. Mica sono tutti così, per fortuna!

Per esempio Vittorio Audisio, che partendo da zero creò una grande multinazionale (Gammastamp e una decina di altri marchi). Una volta impose al CdA che si dirottasse una grossa commessa di lavoro a un concorrente (facendo un'offerta al Cliente fuori mercato): di fronte allo stupore di qualcuno dei consiglieri, spiegò che questo concorrente, ormai l'unico in Italia davvero in grado di fargli concorrenza, rischiava di saltare se non otteneva rapidamente una grossa commesaa che lo rimmettesse in careggiata. E senza un concorrente con le palle, che stimolo avrò per continuare a migliorare giorno dopo giorno? concluse.

Questi sono i manager davvero valdii: non per nulla le sue aziende sono esempi di qualità tanto nel prodotto come nel sistema produttivo. Ma purtroppo sono pochini e poi sorge il problema drammatico del ricambio quando devono cedere le redini alla generazione che segue.....

Scusa se rispondo solo ora, ma sono appena tornato dalle vacanze :)

Concordo con ciò che dici, ma il problema non è il sistema generale, ma nella fattispecie il problema è il sistema Italia (sono almeno 40 anni che ci sono i problemi descritti sopra da te).

Riguardo all'articolo continuo a non essere assolutamente d'accordo. Ripeto, può rispecchiare quanto avviene in Italia, e tutto ciò avviene per problemi interni, ma non è il sistema a non funzionare. Ci sono cose da perfezionare e migliorare o da rivedere certamente, riguardo allo sviluppo minimo necessario sono d'accordo in parte per esempio, ma uno non può, e mi sto riferendo a Gaeber, arrivare a dire che il lavoro svolto dalla società odierna è inutile, anche perchè l'articolo non vuole essere letto come l'hai letto tu, che è una lettura che in parte condivido, ma vuole essere letto in maniera assolutistica come del resto è il pensiero di Gaeber...

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Condivido il 50%.

Keynes ha utilizzato argomenti esclusivamente scientifici; da un punto di vista economico, non aveva affatto torto. Elementi politici e sociologici non misurabili quantitativamente non erano il suo campo, nè poteva/doveva prevedere gli "accorgimenti" presi dalla classe imprenditoriale/dirigente per i propri interessi... Per quanto riguarda le economie di scala, potrei portare 1000 esempi che dimostrano come, in effetti, si realizzino eccome.

Keynes non sarà un dio, ma è quello che ha predetto cosa sarebbe successo con il trattato di Versailles (e si è anche battuto vanamente per mitigarlo); ha fornito le basi per uscire dalla crisi economica mondiale degli anni '30; ha sostenuto un sistema che favorisse la ripresa post bellica e, a leggere attentamente alcuni passi, si intravede come temeva potesse accadere quello che sta succedendo oggi...

Per venire a tempi più recenti, può essere interessante leggere, invece, John Kenneth Galbraith, a partire dalla descrizione dell'affluent society e dei suoi "discepoli" che hanno previsto la crisi economica prime del crollo della LB.

Se, invece, vogliamo restare nella numismatica (il che non sarebbe male) consiglio la lettura di Keynes e Menger, per quanto riguarda la natura e l'origine della moneta.

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  • 1 mese dopo...

A coloro che credono che nonostante alti e bassi si sta costruendo un mondo che alla fine sarà migliore, suggerisco di guardare pochi secondi di "produzione industriale", che costituiscon una delle fasi iniziali della realizzazione di un prodotto chiamato dall'azienda produttrice "gustosissime crocchette di pollo impanate".

https://www.facebook.com/video.php?v=854077961270251&set=vb.100000041667994&type=2&theater

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Non sono riuscito a vedere il link di Antvwala, ma avendo lavorato nell'alimentare per più di vent'anni lo posso immaginare.

Per quanto riguarda il ''mondo migliore'' comunque, forse è meglio poter mangiare ''gustosissime crocchette di pollo impanate'' che morire di fame, come succedeva fino a non molto tempo fa (e purtroppo succede ancora in certe parti del mondo).

Arka

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Ora è visibile il link?

http://www.youtube.com/watch?v=R3wWr7kaQJw

Qualcuno può credere davvero che coloro che hanno progettato, costruito e utilizzato questa "macchina" siano esseri creati a immagine e somiglianza di Dio?

Io credo che siano figli del demonio, o demoni essi stessi.

Modificato da antvwaIa
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Ora ho visto... Decisamente crudele. In Italia non sarebbe possibile, in generale in Europa nemmeno. Ma altrove potrebbe essere.

E, sempre per il tema se miglioriamo o no, avete mai visitato un Museo della Tortura ?

Arka

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Non perchè voglia fare il bastian contrario, ma prove concrete che quel video sia autentico? Quale sarebbe l'azienda? Sicuri che produca crocchette di pollo? Nell'UE e in Nord America una cosa del genere è assolutamente vietata con tutte le leggi vigenti prima di tutto in ambito sanitario...

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