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L. Licinio Lucullo

Denario Numilius Fabius Pictor

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

La figura al R/ rappresenta un flamen Quirinalis.  Si tratta di Q. Fabius Pictor, nonno o bisnonno del monetario. Come evidenziato dal Grueber (BMCRR, I, p.181 nota 2), è però possibile notare attributi legati alla sfera militare, che poco hanno a che fare con quelli dei tre flamini maggiori:  indossa infatti elmo e corazza (ben visibile solo in certi conii ed in alte conservazioni) e tiene nelle mani, oltre al simbolo sacerdotale rappresentato dall’apex, una lancia. Collocato in primo piano vi è infine lo scudo. Tale dicotomia, se ben analizzata ed inquadrata,  presenta una duplice lettura; la prima appartenente alla sfera giuridico-religiosa, la seconda a quella prettamente politica.

Quinto Fabio Pittore infatti, figlio dell'omonimo autore degli Annales, nel 190 divenne flamen Quirinalis e nel 189 venne eletto pretore con assegnazione della provincia Sardinia. Un flamine che allontanandosi da Roma fosse venuto meno ai suoi doveri sacerdotali, si sarebbe tramutato in una minaccia contro la pax deorum;  il pontefice massimo allora, P. Licinius Crassus Dive, vietò ad sacra la pretura. Il flamine non accettò di buon grado tale imposizione ed il contenzioso che ne seguì ben ci è stato narrato da Livio (Ad Urbe condita, XXXVII, 51). Infine al flamine fu assegnata la carica di praetor peregrinus (che operava nell'Urbe). Ma quello religioso non fu l’unico motivo che spinse il pontifex maximus Publius Licinius Crassus Dives ad adottare un simile provvedimento. Egli apparteneva alla gens autrice delle Leges Liciniae-Sextiae del 367, culmine della cosiddetta “rivoluzione della plebe”; Quinctus Fabius Pictor invece era invece un esponente di una delle cento gentes originarie, una delle massime espressioni dell’aristocrazia conservatrice. Licinius era quindi di partito “scipionico”, Fabius aderiva alla fazione “antiscipionica”.

Osserva il Montanari: “Proprio nel 189 a.C. sarebbe stata condotta dal partito antiscipionico un’azione vincente in sede di attribuzione delle cariche, con i consoli e almeno tre su sei pretori riconducibili all’area fabio-catoniana: fra questi, Q. Fabius Pictor. Tuttavia, se questo può giustificare l’asprezza del confronto fra Licinius e Fabius, non ne spiega le motivazioni profonde. Certamente Licinio era credibile quando emanava il suo divieto, dal momento che nel 205, eletto console assieme a Scipione (il futuro Africano), aveva desistito dalla competizione per l’assegnazione della Sicilia quia sacrorum cura pontificem maximum in Italia retinebat (Liv. 28.38.12; cfr. 28.44.11): ossia per lo stesso motivo per cui, nel 189, si oppone al sacerdote di Quirinus che ambisce a ottenere la Sardegna come praetor … In definitiva, i rigidi comportamenti di questi pontefici massimi plebei non sembrano dettati tanto (o soltanto) da inimicizie politiche, quanto soprattutto da un’esigenza di legittimazione in vista della preservazione della pax deorum”. Non c’è motivo per non accettare tale conclusione, ma al tempo stesso è lecito ipotizzare che gli esponenti dei Fabii Pictores la pensassero in modo diametralmente opposto Prova di tale risentimento è il denario in oggetto, emesso in un periodo ove l’iconografia monetale inizia a proporre riferimenti gentilizi sempre più diretti; tra le tipologie denariali di questa fase l’emissione dell’esponente dei Fabii Pictores è sicuramente tra le più efficaci e taglienti. Siamo nel cuore della concitata età graccana: proprio quell’anno Caio Sempronio Gracco assumeva la carica di questore e veniva inviato sotto il console Lucio Aurelio Oreste in Sardegna, al fine di reprimere una rivolta della popolazione locale. In quel frangente, veniva emesso un denario con cui N. Fabio Pittore che, celebrando l’illustre antenato con gli attributi del potere di cui era stato privato (l’imperium militiae), si faceva portavoce non solo dell’affronto subito ma anche, in termini ben più ampi, della fazione degli Optimates. Siamo di fronte ad una delle primissime tematiche ove l’intento propagandistico tende a prevalere su quello celebrativo

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