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acraf

Litre contromarcate di Selinunte

66 risposte in questa discussione

Nella parallela discussione sull'ultima emissione dei didrammi di Selinunte era stato fatto cenno all'esistenza di litre contromarcate di Selinunte.

 

La moneta base è la nota serie di litre con figura di ninfa seduta su roccia, tenendo per mano un serpente e sollevando l'altra mano sopra la testa (probabilmente la ninfa Eurymedousa oppure Persefone, che fu sedotta da Zeus sotto forma di serpente) / Toro androprosopo. Manca ancora uno studio approfondito su queste litre e la datazione è molto ampia, dal 450 circa al 409 a.C.

 

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Esistono varianti e quindi diversi conii, non tantissimi (al momento ho riconosciuto circa una ventina di conii per il diritto e poco meno per il rovescio), per cui la durata dovrebbe essere più circoscritta e con poca discontinuità.

 

Sono noti esemplari, per la maggior parte ancora di buona conservazione, che recano sempre al rovescio una particolare contromarca circolare, con una testina apparentemente femminile. Questa marca è sempre apposta in posizione un poco marginale, come ad evitare di deturpare la monetina.

Ecco alcuni esempi (finora ho censito 19 esemplari e ho notato che la contromarca ha interessato praticamente tutte le serie note della litra):

 

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CNG 60/2002, 197 g. 0,82 = Hess 249/1979, 97 = Aes Rude 4/1979, 195

 

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Goldberg 21/2011, 1474  g. 0,80

 

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LHS-100/2007, 175 = NAC-25/2003, 95 = ex coll. Moretti  g. 0,76

 

Resta l'enigma sui motivi per cui sono state apposte queste contromarche e quando.

 

Avete qualche ipotesi? e ne riparliamo

 

 

 

 

 

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Inviato (modificato)

contromarca cartaginesa (Tanit) dopo la distruzione di Selinunte del 409 ?

 

ACR e27 194

 

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Modificato da Brennos2

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Inviato (modificato)

Buon pomeriggio,

Ringrazio ancora acraf, stavolta per l'interessantissima iniziativa nell'avviare questa discussione.

Ipotizzo sul quando/da chi : non credo sia particolarmente probabile che le contromarche siano state impresse in tempi troppi brevi dopo la caduta della città, i Cartaginesi si dovevano recare a Himera ancora e avrebbero contromarcate forse anche litre di Himera con lo stesso simbolo; potrebbero restare alcuni mercenari rimasti di presidio e gli Elimi, ma i primi non credo fossero troppo interessati ai piccoli nominali ( a meno che non avessero pensato di stanziarsi nella zona, e quindi slitterebbe tutto più avanti nel tempo ) i secondi invece avrebbero potuto cogliere l'occasione di deturpare/obliterare una parte ancora esistente del patrimonio del loro vecchio nemico, ma non lo fecero come giustamente nota acraf, infatti sia la legenda che i tratti fondamentali sembra siano stati il più possibile preservati.

Ritengo possibile( e qui faccio un volo di fantasia forse .. ) che le contromarche possano essere state impresse all'interno del secolo successivo, in un momento successivo allo stabilizzarsi delle vicende belliche che hanno opposto Cartaginesi e Siracusani alla fine del V secolo a.c. inizi del IV a.c., per rimpinguare il commercio minuto con pezzi in metallo pregiato in zone di confine dopo alcuni decenni di lotte più o meno continue.

Visto quanto sappiamo sugli interventi anche architettonici Cartaginesi compiuti all'interno della conquistata Selinunte si rende, sempre a mio parere, credibile l'ipotesi di Cartaginesi che dopo avere stabilizzato i rapporti con Dionisio a Siracusa ridavano un assetto alla circolazione monetaria della città, come ipotizzato da Brennos 2.

Sarebbe utile, purtroppo sono dati che non posseggo, avere un'idea su eventuali luoghi di ritrovamento per valutare la probabilità o meno di una circolazione locale o più diffusa sul territorio dell'intera isola, chi sa se dati simili sono già a nostra conoscenza ..

Modificato da Archestrato

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Anche se non posso che affermare che non ho un motivo logico/razionale per sostenere in qualche modo quello che sto per scrivere:

E se si trattasse non di una testina femminile nella contromarca, ma della testa di una divinità fluviale..

Non ci sono reali corrispondenze, ma un pochino a me sembra che il volto possa ricordare quello impresso su alcune monete in bronzo ( tetras e Onkia) della zecca di Gela, tipo Jenkins 273, 507 ( The New York Sale 14, lotto 38) tanto per intenderci.

Purtroppo non dispongo di immagini in formato digitale da pubblicare.

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Inviato (modificato)

Un fatto concreto è quello che già abbiamo sottolineato: il rovescio delle litre selinuntine con la divinità fluviale rappresentata in forma di toro androprosopo è stato contromarcato con molta cura a giudicare dagli esemplari noti, il che potrebbe essere un elemento a sostegno della mia vaga ipotesi del messaggio precedente: quella testina potrebbe essere il volto umanizzato di una divinità fluviale, come già era entrato in uso in serie databili all'interno degli ultimi tre decenni del V secolo a.c.?

Un ribadire, rinnovandolo, il contenuto del rovescio piuttosto che annularlo?

Modificato da Archestrato

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Inviato (modificato)

Il che potrebbe forse portare in rilievo l'idea del confronto con i bronzi Geloi, in parallelo con l'ipotesi di acraf di una possibile datazione delle contromarche agli anni conclusivi del secolo V a.c., sotto Ermocrate.

Modificato da Archestrato

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Inviato (modificato)

Sono davvero una questione di grande complessità queste litre Selinuntine....

Modificato da Archestrato

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Non ti preoccupare se hai l'impressione di avere confusione in testa sulle litre selinuntine.
Intanto posto l'immagine del bronzo di Gela a cui ti riferisci:
post-7204-0-73332000-1445292574_thumb.jp
NY Sale 14/2007, 38  g. 3,37
 
che è più o meno coevo alla serie delle litre selinuntine e comunque all'ultimo quarto del V secolo a.C. 

Non è facile capire cosa esattamente raffigura la testina della contromarca, se femminile o maschile. Io propenderei per una testina femminile in quanto in alcuni conii si vede chiaramente una benda o una specie di sphendone che cinge la testa, anche se in altri conii la testina sembra più "maschile".... Però mi riesce difficile immaginare testine diverse per un fenomeno di contromarcatura comunque piuttosto limitato nel tempo.

Adesso vediamo meglio gli eventi storici durante l’invasione cartaginese, che segnò la cesura per molte emissioni siceliote, fino al 407 a.C., quando morì Ermocrate. Il racconto che segue è ripreso in buona parte da un mio articolo che avevo pubblicato sul volume in onore di Roberto Russo ed edito dalla NAC insieme all’ANS di New York.
 
Nell’estate del 409 a.C. le truppe cartaginesi e loro alleati elimi, al comando di Annibale Magone, espugnarono Selinunte in soli nove giorni (Diod. XIII 59, 3-4). E’ bene rilevare (e non molti lo sanno) che Selinunte fu saccheggiata e le sue mura furono abbattute, ma la città non fu distrutta dalle fondamenta. Ben 2600 Selinuntini sfuggirono alla cattura trovando rifugio e ospitalità ad Akragas. A molti di essi, per intercessione del filopunico Empedione, il comandante cartaginese concesse di rientrare in città e coltivare i campi a condizione che versassero un tributo a Cartagine e non ricostruissero le fortificazioni (Diod. XIII, 59, 3). La città quindi entrò di fatto nella zona di influenza cartaginese. Altri superstiti selinuntini rientrarono al seguito di Ermocrate (vedasi più avanti). In ogni caso gli scavi archeologici condotti a Selinunte hanno confermato che dopo il massacro del 409 a.C. la città fu parzialmente riedificata con materiali di riporto, specie nel quartiere più settentrionale e la popolazione si era poi concentrata nella zona dell’acropoli: cfr. Rallo A. L’abitato di Selinunte: il quartiere punico e la sua necropoli. Kokalos, 28-29 (1982-1983), p. 169-174, in particolare p. 171.]

Dopo il saccheggio di Selinunte, i Cartaginesi risalirono lungo il corso del fiume Himera e cinsero d’assedio da ovest e da sud l’omonima città greca (Diod. XIII, 59, 4). In suo soccorso pervenne l’esercito siracusano al comando di Diocle, che comprendeva anche mercenari ed elementi di Gela e Akragas (Diod. XIII, 61, 3: si sospetta che ci fossero anche soldati di Kamarina). La flotta siracusana era impegnata nel mare Egeo, al comando di Ermocrate, a sostenere Sparta nella sua guerra contro la comune nemica Atene, ma egli riuscì a inviare 25 triremi che giunsero alla costa di Himera (Diod. XIII, 61, 1) poco dopo una disastrosa sortita di soldati imeresi, con la morte di ben 3000 uomini (Diod. XIII, 60, 7). Di notte fu imbarcata una moltitudine di donne, bambini e schiavi e la flotta ripartì per Messana (Diod. XIII, 61, 5). Sapendo che la capienza media di una trireme era di circa 200 persone, è possibile calcolare che per via mare furono evacuate circa 5000 persone, un quarto della popolazione imerese, che doveva ammontare a circa 20000 individui (cfr. Asheri D., La popolazione di Himera nel V secolo a.C., Rivista di Filologia e di Istruzione Classica, 101 (1973), p. 457-465), comprendendo però anche abitanti della parte bassa. Calcolando la proporzione di 1:3, l’esercito imerese doveva essere composto da almeno 7000 soldati.
Le navi però non bastarono a imbarcare altri abitanti di Himera e nel frattempo si era sparsa la voce che i Cartaginesi avrebbero approfittato per veleggiare direttamente su Siracusa indifesa. Di conseguenza Diocle preferì ripiegare via terra verso la sua città (Diod. XIII, 61, 3), abbandonando Himera al suo destino e senza neppure fermarsi ad onorare le salme dei concittadini che avevano perso eroicamente la vita nel combattimento. Assieme alle truppe siracusane si accodarono molti imeresi, circa 1000 uomini validi e circa 3000 fra donne e bambini (Diod. XIII, 61, 6). In città era quindi rimasta l’altra metà della popolazione (circa 3000 uomini e 5000 donne e bambini). Alla caduta della città, forse nell’autunno 409 a.C., tutti gli uomini che erano sopravvissuti furono fatti prigionieri e poi trucidati, nella piana di Buonfornello, e le donne e bambini ceduti come schiavi fra i soldati punici (Diod. XIII, 62, 4). Annibale riuscì quindi a ripristinare i confini dell’area occidentale punica (Herod. VII, 165-6; Diod. XI, 21, 4-5 e XIII, 55, 1) e, conferita alla sua missione la carica emotiva che le derivava dall’aver vendicato il nonno Amilcare, che aveva subito l’onta della grave sconfitta punica del 480 a.C., con conseguente stasi dell’influenza cartaginese in Sicilia, decise di sciogliere l’esercito e nel 408 a.C. rientrò a Cartagine accolto con grandi onori A tale proposito, bisogna rilevare che da parte cartaginese non c’era un reale interesse a conquistare altri territori e ad andare oltre il tradizionale spazio dove erano gli interessi commerciali della città africana. In particolare Anello P., Il trattato del 405/4 a.C. e la formazione della “eparchia” punica in Sicilia, Kokalos, 32 (1986), p. 115-179 ha sottolineato come dalle fonti non trapela “nessuna radicale trasformazione… circa la presenza e il ruolo nella cuspide occidentale dell’isola”. Lo stesso anche in Alessandri S., Gli Elimi dalla spedizione ateniese in Sicilia del 415 al trattato siracusano-punico del 405, in: Atti delle II giornate internazionali di studi sull’area elima (Gibellina, 1994), Pisa-Gibellina, 1997, p. 9-40.
Molto probabilmente gli Imeresi fuggiti per via terra al seguito di Diocle si ricongiunsero poi con gli altri profughi a Messana. Nella stessa città, che era rimasta neutrale durante la guerra con Cartagine al fine di salvaguardare il proprio benessere grazie alle fiorenti attività portuali sullo Stretto, sbarcò anche Ermocrate, nella primavera del 408 a.C.
Ermocrate era uno degli uomini più influenti di Siracusa, carismatico esponente della fazione oligarchica e quindi in opposizione al partito democratico radicale che era allora al potere nella città dorica e che contava tra i suoi principali esponenti quel Diocle che aveva invano soccorso Himera. Ermocrate aveva iniziato la sua carriera politica in occasione del Congresso di Gela del 424 a.C., ove aveva sostenuto l’unità dei Sicelioti (pansicilianesimo) (Thuc. IV, 64, 3), anche se nei suoi discorsi si avverte talvolta il primato dei Dori, come traspare una sua famosa frase, pronunciata poco dopo a Camarina: “Siamo Dori liberi, venuti dal libero Peloponneso a colonizzare la Sicilia (Thuc. VI, 77, 1). Successivamente ottenne dalla sua città il comando dell’esercito contro la spedizione ateniese.
Dopo la vittoria contro Atene, nel 413 a.C., egli suggerì un uso più moderato nei confronti degli sconfitti, ma poi fu attaccato dalla fazione più radicale, che voleva invece uccidere tutti gli strateghi ateniesi e rinchiudere i prigionieri nelle famigerate Latomie (Diod. XIII, 19, 4-5), finendo costretto a riparare lontano dalla Sicilia. E’ possibile che nel 413 a.C., con la vittoria contro Atene iniziò la serie dei famosi decadrammi creati da Kimon ed Euainetos: Caccamo Caltabiano M. Il Pansicilianesimo e l’annuncio di un’era nuova. Su alcuni tipi monetali di Siracusa ed Erice nell’epoca dei Maestri firmanti. In: Atti delle IV giornate internazionali di studi sull’area elima (Erice, 2000), Pisa 2003, p. 105-125. La produzione dei decadrammi però assunse subito una importante valenza economica, con allestimento di numerosi conii, a seguito della spedizione siracusana nella Ionia, secondo Caccamo Caltabiano M. I decadrammi di Euainetos e Kimon per una spedizione navale in Oriente. In: Suppl. al Bollettino Numismatico, 4 (1987), p. 119-137.
Tuttavia il partito oligarchico a Siracusa doveva avere ancora una certa influenza, se riuscì a fargli ottenere, nel 412 a.C., il comando di una flotta da inviare nell’Egeo in appoggio a Sparta (Diod. XIII, 33, 1; 34, 4; Thuc. VIII, 26, 1). Fin dall’inizio della guerra del Peloponneso i Siracusani s’erano impegnati a fornire navi a Sparta, senza però intervenire nel conflitto continentale. Invece Ermocrate da sempre propugnava una partecipazione “attiva” di Siracusa al conflitto (Thuc. VIII, 26, 1). Diodoro e Tucidide divergono sul numero delle navi inviate in Oriente. Per Diodoro erano 35 triremi, mentre per Tucidide erano 20 navi siracusane e 2 dell’alleata Selinunte. Anche Senofonte (Hell. I, 1, 18) parla di navi siracusane, senza però specificarne il numero.
Da un lato Ermocrate era lontano da Siracusa e quindi lasciava spazio alla preminente fazione radicale, ma dall’altro lato egli, pur partito ufficialmente in soccorso di Sparta in cambio dell’aiuto ricevuto contro l’esercito ateniese (nel 413 a.C. in soccorso di Siracusa arrivò un contingente spartano al comando di Gilippo, contribuendo a capovolgere le sorti della lotta contro Atene), mirava a una prestigiosa vittoria contro Atene in modo da poter tornare in patria da trionfatore e riaffermare il suo potere. L’impresa nella Ionia, dopo un esordio positivo, conobbe già dopo appena un anno, nel 411 a.C., la disfatta dei Siracusani e Spartani nelle acque antistanti Cizico, e a loro non era rimasto altro che incendiare le navi per sottrarle alla violenza nemica (Thuc VIII, 28, 2; 104, 3; 106, 3; Diod. XIII, 39, 4-40, 5; Xen. Hell. I, 2, 16-18; 23. Però è probabile che dopo poco la flotta siracusana sia stata ricostituita con l’aiuto degli alleati, specialmente persiani, tanto da poter due anni dopo soccorrere e trasportare profughi imeresi).
La notizia del fallimento della spedizione navale guidata da Ermocrate diede l’occasione a Diocle per destituirlo dall’incarico; una nave con a bordo tre nuovi strateghi raggiunse il comandante, che fu dichiarato ufficialmente in esilio (Xen. Hell. I, 1, 27.). La fazione radicale a Siracusa quindi era divenuta più forte.
Ermocrate allora, assieme al suo fratello Prosseno, si recò presso il satrapo persiano Farnabazo, il quale non solo lo aveva in grande stima ma anche lo riteneva una importante pedina nella complessa azione anti-ateniese del fronte oligarchico spartano e siracusano che, con l’appoggio della Persia, si concretizzava nell’attacco al sistema “radicaldemocratico” di stampo ateniese, da poco attuato a Siracusa stessa. Con l’appoggio anche dello stesso re persiano, Ciro, il satrapo Farnabazo fornì ingente aiuto economico in oro a Ermocrate, il quale pertanto decise di ritornare a Siracusa (Xen. Hell. I, 1, 29; Diod. XIII, 63, 1-2). Poiché egli era ufficialmente in esilio, preferì evitare di compiere un atto di forza su Siracusa e quindi sbarcò a Messana, presumibilmente nella primavera del 408 a.C. Grazie al denaro persiano, egli potette crearvi una sorta di milizia personale, costituita da 5 triremi e 1000 uomini in armi, ai quali si aggiunsero i 1000 soldati imeresi superstiti (Diod. XIII, 63, 1). Ovviamente nel frattempo Ermocrate sperava, tramite suoi “amici”, che il popolo siracusano revocasse il bando e lo richiamasse spontaneamente (Diod. XIII, 63, 3.).
Il suo piano non riuscì e allora Ermocrate, per conquistare e quindi manovrare l’assemblea popolare a Siracusa, mise in atto una serie di azioni a forte carica emotiva volte a propagandare il suo ruolo di difensore della grecità dalla minaccia cartaginese, in qualche modo rinverdendo le gesta anti-cartaginesi di Gelone di oltre 70 anni prima.
Si recò direttamente a Selinunte, la prima città ad essere stata espugnata da Annibale, ne fortificò una parte e richiamò i Selinuntini superstiti (Diod. XIII, 63, 3. Forse ad essi vanno aggiunti i Selinuntini che erano già ritornati col permesso cartaginese). Formò un piccolo esercito di 6000 uomini, invase l’eparchia punica, sconfisse Mozia e Panormo e ne saccheggiò il territorio (Diod. XIII, 63, 3-5), agevolato dall’assenza di truppe cartaginesi che erano nel frattempo ritornate in patria, ma senza ottenere importanti e concreti risultati. E’ possibile che per queste sue azioni Cartagine abbia inoltrato vibrate proteste a Siracusa ritenuta responsabile, con conseguente invio in Africa di un’ambasceria siracusana al fine di chiarire che l’esule agiva esclusivamente a titolo personale (un’eco di tali eventi è rintracciata in Diod. XIII, 79, 8-9, anche se riferito all’anno 407 a.C.).
Ermocrate intanto risalì fino a Himera, forse nell’inverno 408/407 a.C. La città era ridotta a un cumulo di macerie ed egli dovette accamparsi nei sobborghi e, grazie anche alla relativa tranquillità sul fronte bellico, poté procedere alla triste raccolta di spoglie di Siracusani morti e abbandonati sul campo durante l’assedio cartaginese dell’anno prima. Le fece deporre in splendidi carri, che inviò a Siracusa, senza entrarvi di persona, per obbedire alle leggi che vietavano l’ingresso agli esiliati (Diod. XIII, 75).
Diocle, che contrastava il suo rientro, risultò colpevole di non avere dato sepoltura ai caduti siracusani e si attirò l’avversione del popolo non volendo permettere che si svolgessero i funerali dei caduti, riportati in città, mentre la maggioranza era favorevole.
Tuttavia il successo di Ermocrate fu solo parziale. Egli riuscì a mettere in crisi il governo democratico di Diocle, che fu alla fine condannato all’esilio. Di contro non riuscì a farsi richiamare, in quanto sospettato di aspirare alla tirannide (Diod. XIII, 75, 5), senza considerare che a Siracusa probabilmente c’era un partito democratico moderato, avverso sia a Diocle sia agli oligarchici. Probabilmente era memore del potere quasi dittatoriale che Ermocrate aveva esercitato durante la guerra contro Atene e anche dell’esperienza maturata anni prima con la tirannia dei Deinomenidi.
Ermocrate allora si ritirò, ma poi si accordò con gli amici che aveva nella città e in un mese imprecisato del 407 a.C., di notte, marciò contro Siracusa con 3000 uomini. Insieme a pochi compagni giunse alla porta Acradina, dove però gli andò incontro una grande folla, molto probabilmente costituita dai partigiani democratici. Nella lotta lo stratego e la maggior parte dei suoi compagni furono uccisi. Egli aveva poco più di 50 anni.
Nella mischia dove fu ucciso Ermocrate si salvò a stento, in quanto ritenuto morto, un suo giovane seguace, Dionisio, che dopo un paio di anni sarebbe assurto al massimo potere a Siracusa.
 
Mi scuso per la lunghezza della dettagliata storia di quei tormentati anni, ma da essa emerge intanto che i Selinuntini non furono tutti massacrati, ma che i superstiti poterono rientrare presto almeno in due occasioni, la prima poco dopo il saccheggio, accettando di abitare una città rimaneggiata e di entrare nell’influenza punica e la seconda, al seguito di Ermocrate, ovviamente con maggiore spirito di rivalsa
Brevi cenni di storia selinuntina in tempi successivi.
All'inizio del IV secolo, soldati selinuntini facevano parte della potente armata di Dionisio I, tiranno di Siracusa, che nel 397 attaccò e distrusse Mozia, base della potenza cartaginese nella Sicilia occidentale. Ma dopo il fallimento delle imprese di Dionisio nella Magna Grecia e del tentativo, nel 368, di espugnare Lilibeo e di cacciare così i Cartaginesi dalla Sicilia occidentale, un accordo di pace stipulato fra Siracusa e Cartagine, riconfermato poi da successivi trattati, stabili nel fiume Halykos (l'odiemo Platani) il confine tra la zona di influenza siracusana e la zona di influenza cartaginese. In base a questa spartizione, Selinunte, trovandosi nella zona cartaginese, venne sottomessa al dominio punico, diventando la base punica più orientale sulla costa meridionale della Sicilia. La città venne fortificata dai Cartaginesi e ricostruita, ma solo nell'area dove sorgeva prima l'acropoli. Le nuove costruzioni furono certamente adattate ai resti delle antiche, come testimoniano anche gli avanzi archeologici, che ci presentano un abitato misto punico e greco. Non venne più ricostruito, invece, il vasto centro urbano del pianoro di Manuzza, che rimase abbandonato e utilizzato come necropoli. Col dominio cartaginese, penetrarono a Selinunte ovviamente anche elementi culturali della civiltà fenicio-punica: si diffusero nuovi culti, nuove credenze religiose e nuovi costumi. Una testimonianza della diffusione del culto di Tanit, dea punica della fecondità, sono da considerare i cosiddetti segni di Tanit con caduceo, rinvenuti su pavimenti a mosaico di qualche abitazione punica; mentre in un'area sacra sono venute alla luce numerose stele funerarie, che attestano la pratica di riti sacrificali punici. Sembra anche che il recinto del santuario della Malophoros, anticamente dedicato a Zeus, sia stato consacrato nel IV o nel III secolo al culto di Tanit e di Baal Hammon.
 

Una prima ipotesi (entro fine V secolo a.C.):
la riconiatura delle litre selinuntine, che erano andate fuori corso con la distruzione della città del 409 a.C., potrebbe essere ad opera di questi superstiti.
Resta da stabilire se sotto influenza punica e quindi come una forma di tributo per i Cartaginesi, oppure al seguito di Ermocrate, per ripristinare in qualche misura il minuto numerario di Selinunte.

Le prime contromarche note sul bronzo siceliota, con testa di Eracle su monete di Akragas, avvenne sicuramente negli ultimi anni del V secolo a.C.
 
Seconda ipotesi (durante IV secolo a.C.):
la riconiatura avvenne invece in un certo momento del IV secolo, quando Selinunte era ormai città sottomessa ai Cartaginesi. Nel corso del IV secolo ci fu una fioritura di diverse contromarche, soprattutto sul bronzo, in buona parte probabilmente durante la crisi dell'impero dionigiano (ma è ancora materia complessa). In ogni caso il fenomeno delle contromarche su monete d'argento in Sicilia è estremamente limitato.
 
Per risolvere l’enigma bisogna capire meglio cosa rappresentava la testina (probabilmente femminile).
Brenno2 ha fornito una bella immagine di un bronzo siculo-punico, con una testa veramente molto simile… (e sarebbe utile capire bene la cronologia di quel bronzo).
Se invece la testina femminile voleva essere in qualche misura un emblema di Siracusa (testina di Aretusa), eretto a vessillo delle forze siracusane di Ermocrate.

 

Purtroppo non ho ancora le fondamentali informazioni sui rinvenimenti di queste litre contromarcate in contesti archeologici. Se qualcuno è a conoscenza di pubblicazioni o relazioni su questo aspetto, ne sarei molto grato.
 
A voi l’ardua sentenza….

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Excursus storico oltremodo interessante oltre alla questione delle contromarche sulle litre ancora da investigare.

Una curiosita' , l'Amilcare e l'Annibale cartaginesi citati da Diodoro erano probabili parenti dell'Amilcare ( Barca) e dell'Annibale vissuti due secoli piu' tardi che hanno dato filo da torcere ai romani ..?

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Purtroppo non ho ancora le fondamentali informazioni sui rinvenimenti di queste litre contromarcate in contesti archeologici. Se qualcuno è a conoscenza di pubblicazioni o relazioni su questo aspetto, ne sarei molto grato.

 

 

Un ripostiglio (CH V,12) contiene litre di Selinous alcuni dei quali hanno una contromarca.
 
Non ho il libro Coin Hoards V, ma si fa menzione di questo ripostiglio nel libro di Mariangela Puglisi "La Sicilia da Dionisio I a Sesto Pompeo" P.215. La contromarca è descritta come una testa maschile e la data, 410 a.C. "or later"

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le prime emissioni di bronzo di Cartagine a volte sono descritti come testa maschile (Trittolemo)  

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Quante stupende nozioni, peccato non poter rifletterci adeguatamente subito e rispondere ora (purtroppo sono a lavoro)!

Personalmente la dettagliata sequenza sui movimenti selinuntini dalla caduta del 409 a.c. è immensamente importante per aiutarmi a capire.

E l'indizio pubblicato da Brennos2 sul ripostiglio contente litre contromarcate spero possa portarci ad un ipotesi più articolata ancora!

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un altro illustrazione nel articolo di Denise Bérend “Réflexions sur les fractions du monnayage grec” in Festschrift für Leo Mildenberg 1984.

 

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la contromarca è descritta p.19 come una testa indossando un sakkos

 
post-35943-0-40108000-1445334785.jpg

 

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Inviato (modificato)

Buon pomeriggio,

Durante la giornata ho molto pensato al tema di queste contromarche, e un pensiero si è fatto notare tra gli altri : le ultime immagini e il messaggio di Brennos2 mi hanno fatto ricordare alcune monete di Gela in oro ( litre e 1 1/3 litre ) con un'altra testa misteriosa, quella di Sosipolis.

Ora, mi chiedo, sarebbe possibile intessere una qualche trama che leghi questi due volti ?

Potrebbe essere la contromarca un riferimento al "culto" di quella Sosipolis che per esempio NAC, in riferimento all'esemplare, un tetradramma di epoca precedente alle monete in oro, dell'asta 46, lotto 189, riferisce essere probabilmente una locale ninfa acquatica legata al culto della divinità fluviale Gela?

Potrebbe per esempio essere una ninfa/divinità appartenente a culti comuni a più zone della Sicilia e non solo tipicamente Geloa, culti magari adottati solo lungo le coste meridionali dell'isola?

Per esempio la cura nel non deturpare il dio fluviale/Toro androprosopo mantenendo la contromarca vicina al bordo delle litre, potrebbe essere un elemento a favore: la testa se fosse di una ninfa acquatica legata al culto della divinità fluviale Selinos dovrebbe supportare infatti e non oscurare l'immagine del dio fluviale.

Anche l'arco temporale teorico delle emissioni in oro di Gela con Sosipolis (415-405 a.c.) potrebbe ricalcare l'ipotesi di una origine greca e selinuntina delle contromarche nel periodo (rimando ad un precedente messaggio di acraf per i particolari) in cui Ermocrate era esiliato, quando i Siracusani non sembravano interessati a richiamarlo, ed egli tentó di indurre con gesta e gesti di propaganda l'assemblea che governava Siracusa a farlo invece; se davvero voleva ergersi a difensore della grecità contro i Cartaginesi non suonerebbe poi tanto strano secondo me che abbia magari "usato" i sopravvissuti selinuntini come spot del fatto che Lui era ad occidente a guardare negli occhi il nemico ed a restituire ai selinuntini la loro patria.

Se poi Ermocrate guardava all'esempio proprio di Gelone ( che discendeva dai fondatori di Gela, da un sacerdote mi pare, e di quella città era stato tiranno dopo Ippocrate ), l'idea che possa avere ripreso un'immagine o un culto già sfruttato nelle coniazioni di Gela in quegli anni, sembra un po più credibile forse.

Ovviamente ipotesi che varrebbero la pena di essere considerate solo nel caso in cui Ermocrate conoscesse queste emissioni..

Modificato da Archestrato

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Excursus storico oltremodo interessante oltre alla questione delle contromarche sulle litre ancora da investigare.

Una curiosita' , l'Amilcare e l'Annibale cartaginesi citati da Diodoro erano probabili parenti dell'Amilcare ( Barca) e dell'Annibale vissuti due secoli piu' tardi che hanno dato filo da torcere ai romani ..?

 

Ci sono due secoli tra i due Annibale e purtroppo la distruzione di Cartagine durante la terza guerra punica non ha permesso neppure agli storici romani di accedere ai suoi archivi, ovviamente distrutti. La famiglia di Annibale della seconda guerra punica, più esattamente Annibale Barca, era una delle più in vista a Cartagine ed era denominata dei Barcidi. In realtà Barcidi è una denominazione creata dagli storici moderni e Barca non è un cognome (almeno nel senso che aveva presso i Romani), ma deriva originariamente da un soprannome, forse "baraq" (= fulmine, per le rapide decisioni del condottiero) oppure "baruk" (= benedetto, ovviamente dagli dei). Egli aveva due fratelli, Amilcare Barca e Magone Barca. Quindi Magone è anche un semplice nome di battesimo, come lo stesso Annibale.

Questa famiglia emerse solo all'inizio del III secolo col padre di Annibale, di nome Amilcare, ed era probabilmente di origini modeste e quindi forse non ci sono stretti legami di discendenza da Annibale Magone, protagonista dell'invasione cartaginese del 409 a.C.

Nessuno è riuscito a creare un albero genealogico sufficientemente solido oltre il nonno di Annibale Barca (omonimo)....

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Un ripostiglio (CH V,12) contiene litre di Selinous alcuni dei quali hanno una contromarca.
 
Non ho il libro Coin Hoards V, ma si fa menzione di questo ripostiglio nel libro di Mariangela Puglisi "La Sicilia da Dionisio I a Sesto Pompeo" P.215. La contromarca è descritta come una testa maschile e la data, 410 a.C. "or later"

 

 

Ringrazio per l'utilissima informazione.

Neppure io ho Coin Hoards V e se qualcuno possiede una copia, potrebbe scansionare le relative pagine? Appena avrò tempo, spero di rintracciarlo presso una biblioteca.

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un altro illustrazione nel articolo di Denise Bérend “Réflexions sur les fractions du monnayage grec” in Festschrift für Leo Mildenberg 1984.

 

attachicon.gifBérend (1984) pl2 27.jpg

 

la contromarca è descritta p.19 come una testa indossando un sakkos

 

 

 

L'articolo non è della Bérend, ma della Arnold-Biucchi, che l'aveva pubblicato in un piccolo volume in onore di Denyse Bérend, nel 2000. E' praticamente l'unico finora pubblicato sulle rarissime contromarche apposte su frazionali d'argento della Sicilia, a parte poche note di Gabrici e di Manganaro.

 

Allego la sua versione in pdf (ho scansionato l'articolo in quanto non si trova su internet):

 

Arnold-Biucchi 2000 litre contromarcate.pdf

 

Per Gabrici (Topografia e Numismatica dell'antica Imera, 1894, p. 74-75) la contromarca fu opera dei profughi selinuntini rientrati al seguito di Ermocrate (proprio l'ipotesi che avevo adombrato).

 

La Arnold-Biucchi invece considera l'ipotesi di Gabrici come ingegnosa, ma "complicata". Per la verità lei ha dubbi su sesso della testina, che sembrerebbe femminile, ma non esclude che sia piuttosto una testina maschile, forse di un dio fluviale. Onestamente trovo l'articolo della Arnold-Biucchi poco chiaro. Soprattutto non si capisce a quale datazione lei vuole attribuire per le litre di Selinunte e divaga sui precedenti oboli arcaici. Sostiene solo che la contromarcatura avvenne sicuramente in tempi molto vicini alla distruzione di Selinunte del 409 a.C. Circa le sue ragioni, non le ho capite, pur affermando che esiste una spiegazione molto semplice e cioè che la contromarca fu apposta solo per rivalidare la moneta fuori corso o di altre città nel proprio territorio.

 

Ma esattamente quando e in quali circostanze? 

Resta ancora un punto interrogativo e spero di vedere qualcosa sul ripostiglio su Coin Hoards V.

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Ringrazio per l'utilissima informazione.

Neppure io ho Coin Hoards V e se qualcuno possiede una copia, potrebbe scansionare le relative pagine? Appena avrò tempo, spero di rintracciarlo presso una biblioteca.

Ho il coin hoards V , appena riesco ad essere a tiro controllo

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Inviato (modificato)

 Onestamente trovo l'articolo della Arnold-Biucchi poco chiaro. 

 

Concordo.

 

In her article, Bérend writes that the countermark could have been added in order to increase the value of the coin (or to give it the value of an older coin but i doubt it). 
 
 
post-35943-0-38123000-1445416096_thumb.j
 
 
The litra is probably contemporary with the drachm representing the nymph Eurymedon on the obverse and the river god Selinos on the reverse. This drachm is very rare and i think that the only known exemplar is the one in the British Museum. 
 
post-35943-0-58808200-1445420919_thumb.j
post-35943-0-00667500-1445420954_thumb.j
 
 
Could we assume that, due to its conflict with Segesta, Selinous faced a shortage of silver and has decided to increase the value of the litra to a drachm ?
It could also be a kind of "I owe you a drachm". IOUs are attested in other parts of greece during the hellenistic period when facing shortage of coinage.
 
The countermark would be the head of the river god selinos and has been struck on the reverse of the coin, exactly like on the drachm...
 
It could also be contemporary with the introduction of struck bronze that could have replaced the silver litra as fractional coinage around 415 BC.
 
a daring explanation i admit  :sorry:
Modificato da Brennos2

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Buon pomeriggio,

La sua spiegazione Brennos2 è in ogni caso interessante per me, addirittura la testa della ninfa sul dritto mi ricorda quella sulle contromarche!

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Ho trovato il Coin Hoards V (e pensare che l'avevo in cantina e non me lo ricordavo...).

Un buco nell'acqua. E' una semplice segnalazione di litre (qui definite come oboli), alcune con contromarca (qui definita con testa maschile), apparse sul mercato, senza specificare la provenienza né la loro collocazione. Segnalo anche il n. 13 che invece è un piccolo ripostiglio di bronzi selinuntini da scavo archeologico, con referenza bibliogarfica.

 

post-7204-0-74598800-1445466630_thumb.jp

 

L'uso della contromarca, nell'antica Sicilia, era solo per rimettere in circolo delle monete andate fuori corso, con un metodo semplice ed economico. Così soprattutto i mercenari hanno rimesso in circolazione ad esempio un buon numero di emilitre e tetrantes akragantine dopo la distruzione di Akragas nel 406 a.C.

 

post-7204-0-31845600-1445467274.jpg

CNG 61/2002, 102  g. 13,33  29mm

 

Solo che nel caso dei bronzi la contromarca fu apposta su monete base in genere molto consunte, se non addirittura rese irriconoscibili...

Nel caso delle litre selinuntine invece abbiamo contromarche apposte su esemplari in genere in buona conservazione (quindi in circolazione da pochi anni) e sempre al rovescio e in posizione periferica, rispettando soprattutto la figura del toro androprosopo, che quindi era oggetto di venerazione.

La testina della contromarca mostra notevoli somiglianze con la famosa dracma unica del British Museum, ottimamente segnalato da Brennos2 e raffigurante la locale ninfa Eurymedusa, associata al dio fluviale Selinus (con testa giovanile nel dracma oppure come toro androprosopo nella litra).

Quindi chi ha apposto la contromarca dovevano essere Selinuntini che ancora veneravano i miti locali e non una diversa autorità, tipo mercenari o Cartaginesi....

Alcuni anni fa avevo iniziato uno studio proprio sulle litre di Selinunte a scopo di pubblicazione. Per ragioni di tempo e di oggettive difficoltà, tale ricerca è rimasta incompiuta. Avevo comunque già raccolto un discreto numero di immagini, provando anche a riordinarle secondo i conii usati. Allego le immagini relative agli esemplari contromarcati e ognuno può farsi una idea delle  particolari caratteristiche di tali contromarche.

 

Catalogo litre Selinus contromarcate.pdf

 

Le informazioni che ancora mi mancano riguardano essenzialmente i dati di eventuali rinvenimenti di litre in contesti archeologici. Dovrei ancora spulciare fra le varie pubblicazioni e segnalazioni da parte di chi ha potuto esaminare il materiale numismatico rinvenuto durante le varie campagne di scavi a Selinunte e dintorni, anche considerando che tali frazionali hanno in genere un'area di circolazione piuttosto limitata.

Spero che qualcuno possa venirmi incontro su questi dati (anche se sono consapevole che è molto limitata l'emersione con dati pubblicati di monete trovate a Selinunte).

Segnalo che ad esempio il famoso ripostiglio trovato a Selinunte nel 1891 e composto esclusivamente da quadrigati romani è stato recentemente rintracciato nei depositi del medagliere del Museo Salinas di Palermo e a giorni sarà sottoposto a professionale pulizia per poter essere finalmente pubblicato nel dettaglio.... Meglio tardi che mai...

 

 

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Colgo l'occasione per allegare l'intero articolo della Bérend sui frazionali greci, del 1984, anch'esso scansionato in quanto irreperibile su internet, dove al suo capitolo VI accenna a queste litre selinuntine contromarcate (in parte già illustrato sopra, da Brennos2).

 

Berend 1984 frazioni greche.pdf

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L'intera collezione Moretti fu pubblicata  ?

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Purtroppo no. Avevo già scritto altrove che la compianta Sylvia Hurter aveva iniziato a catalogare l'intera collezione Moretti, ricevendo foto e dati (peso, ecc.), ma la sua improvvisa morte aveva interrotto tale lavoro.

Ho provato a sentire se era possibile riprendere il suo lavoro già fatto e i suoi appunti, per completare il lavoro, riconoscendo il suo contributo come coautrice. 

Nulla da fare. C'erano di mezzo notevoli implicazioni legali a cura della sua unica erede (figlia di primo letto di suo marito, già deceduto). Ho avuto la sensazione che volesse un forte risarcimento economico per avere indietro le foto e i dati.....

Non so se qualcun altro si è fatto avanti per finire il lavoro (e verrebbe fuori il catalogo di una collezione veramente eccezionale).

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Ma la collezione Athos Moretti non è stata ceduta al museo di Locarno e il resto dispersa in varie aste?

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