Questo è un post popolare g.aulisio Inviato 1 Luglio, 2016 Questo è un post popolare #1 Inviato 1 Luglio, 2016 Stamattina, come capita spesso, ero per lavoro in zona Richelieu-Drouot. A mezzogiorno (i Galli mangiano presto...) avevo poi un pranzo di lavoro nella stessa zona. E quindi alle 16.00 una riunione con Microsoft nella loro sede, a Issy-les-Moulineaux, in mezzo al nulla, nella banlieue sud-ovest, ma raggiungibile in una quarantina di minuti di metro da Opera. A dire la verità me ne ero dimenticato, mi é rivenuto in mente quando ci sono passato davanti (questo dà la misura di quanto io sia un pessimo collezionista) che proprio oggi all'Hotel Drouot (che non é un albergo, ma il più grande "hub" europeo per quanto riguarda le aste di antiquariato) c'era un'asta interessante di Chayette & Cheval. Chayette et Cheval non é una casa numismatica. E' una delle tante case d'aste antiquarie parigine che gravitano, da decenni o da secoli, intorno a Drouot. Normalmente vendono un po' di tutto: opere d'arte, mobili, e via dicendo. Quello che capita. Ed ogni tanto, non frequentemente, capita che tra quello che propongono ci siano monete. Di solito singole collezioni, in cui può capitare di trovare qualcosa d'interessante. Era stato il caso qualche anno fa, quando proposero alla vendita una collezione tematica di monete greche caratterizzate dall'avere al rovescio raffigurazioni di animali. Era la collezione di un medico, se non ricordo male. Per la maggior parte monete molto belle. L'asta era poco dopo il Salon de la Bourse, e, essendo Chayette & Cheval presente alla Bourse proprio per presentare questa collezione, con @@cliff avevamo avuto modo di buttarci un occhio. Tra i vari animali c'era un leone, per me estremamente interessante. Il leone di un'imitazione massaliota MASSA alfa. Tra l'altro con una legenda conosciuta in un unico altro esemplare. In ogni caso una moneta di quelle che ti capitano raramente più di una volta nella vita. Purtroppo il giorno dell'asta ero a Tolosa, per cui non potei partecipare in sala. Lasciai la mia offerta (corposa) a Chayette & Cheval, da assente. E me la aggiudicai. E, (per la cronaca) a qualche centinaio di euro di meno della mia offerta massima (caso raro). Una moneta estremamente importante. Mi pare che ne discutemmo anche qui. Oggi invece, essendomi casualmente e fortunatamente ricordato dell'asta ed essendo in zona (ieri invece mi sono scordato, ed in un'altra asta c'era un pezzo che mi interessava...) ho trovato il tempo per fare una scappata velocissima, alle 11, per vedere i lotti. E poi, tagliando un po' corto il mio pranzo di lavoro, alle 13.30, ora di inizio dell'asta, ero là. Non compro monete spesso. Come ho già detto sono un pessimo collezionista. Le monete mi piace studiarle, e per farlo é essenziale poterle manipolare. Normalmente mi é possibile farlo con collezioni pubbliche. Ma con tempi e ritmi non stabiliti da me. Per cui qualcuna la compro (o cerco di farlo). Soprattutto quando ritengo si tratti di esemplari estremamente interessanti che rischiano di uscire dal tracciato radar. Altre volte, più semplicemente, perché si tratta di monete che mi piacciono. Quindi oggi ero a Drouot. C'erano un paio di lotti che mi interessavano, poi, dopo aver dato un'occhiata diretta a tutta la collezione offerta, sono diventati quattro, alla fine mi sono aggiudicato sei monete (ma la collezione era veramente bella). Il bello di aste del tipo di quella di Chayette & Cheval é che non essendo la casa una casa numismatica, c'é di tutto. In sala credo non fossimo non più di una quindicina (tra commercianti e collezionisti) interessati alla splendida piccola collezione di celtiche. Gli altri erano lì per le sculture, i quadri, ecc. Era da parecchio che non mi ritrovavo in questa dimensione: che bello il sapore dell'asta vissuta in sala, l'alzare la mano, il llitigarsi i pezzi... Qualcosa di antico. Sì, c'é il "live", le webcam, quelli al telefono, quelli che hanno lasciato le offerte al "commissaire" o all'"expert". Ma la partita si gioca tra quelli che sono in sala. E' qualcosa che ha più a che vedere con l'antropologia che con la numismatica, di questo sono sicuro, Qualcosa che mette insieme l'adrenalina, la carta di credito, le monete, l'ambiente. Qualcosa che contiene elementi irrazionali, emozionali, per quanto uno si sia cinicamente studiato la situazione in anticipo (salvo poi scordarsi la data... come capita regolarmente al sottoscritto). Insomma, mi rendo conto che l'ho fatta esageratamente lunga (e me ne scuso). Questo post aveva in realtà come scopo quello di mostrarvi questa, che credo sia una delle più interessanti monete emesse nella Valle del Rodano (Francia sud-occidentale, a ridosso dell'Italia) nel periodo preromano. Sì, lo so, può sembrare un orrore (in effetti lo é). Queste sono monete che si trovano molto raramente, quando si trovano sono spesso in conservazione pessima, sempre coniate su tondelli "corti" e decentrate: al rovescio o si vede la legenda o la figura. Le due insieme non é dato. E costano un occhio. Ho trovato questo esemplare un ottimo compromesso: la legenda é integra (fatto quasi eccezionale) e della testa del cavallo solo qualche particolare ripetitivo cade fuori tondello. Anche il dritto non ha deficienze importanti. E, come può capitare in aste non specialistiche credo di averlo pagato poco (mi aspettavo maggiore battaglia, ma é anche vero che c'erano altri pezzi che erano molto più appetibili per i Parigni, questa é una moneta del sud...). Il fatto che l'abbia forse pagata poco rispetto al suo valore di mercato é secondario (non ho esitato, e non esito, a pagare n volte il prezzo di mercato di una moneta se la reputo importante: l'ho già detto, sono un pessimo collezionista...). Quello che può essere interessante é ciò che questa moneta rappresenta. Il dritto é tratto (indirettamente) dall'Apollo massaliota. Il cavallo al rovescio é (tradizionalmente) considerato tratto dalle monetazioni puniche (e messo in relazione con i pedaggi pagati da Annibale alle popolazioni del Rodano nel 218 aC). Altre ipotesi più recenti lo ritengono ispirato ai didrammi romani repubblicani. La legenda é in caratteri nord etruschi. Della stessa esistono varie letture. E' una classica moneta che definirei "di crocevia". Tra l'altro il peso é quello della dracma padana (dirimpettaia) dello stesso periodo. A me piace da morire. Se a qualcuno interessa cerchiamo assieme di approfondire (e ce n'é da scavare...). 13 Cita Awards
ARES III Inviato 1 Luglio, 2016 #2 Inviato 1 Luglio, 2016 E' una moneta strepitosa, non tanto e non solo comunque per la qualità (credo che tua sia stato modesto, perché pur decentrata è comunque totalmente godibile) ma soprattutto per la sua genesi. Direi, con un pizzico di "invidia buona", che è un pezzo da museo. Per ciò che riguarda le vari influenze (etrusca, greca, romana e cartaginese) sarei portato d'istinto ad escludere quella cartaginese e propendere più per l'ipotesi della didracma romana, ma conoscendo gli spostamenti di Annibale non l'accantonerei. E' interessante ipotizzare che i Punici attraversando la Gallia-Franci abbiano influenzato le popolazioni celtiche locali. E qui apro una mia speculazione. Si conoscono le relazioni tra Cartagine e gli Etruschi: 1-secondo Aristotele (Politica) esistevano dei symbolai o accordi di natura internazionale tra le vari spura etrusche e la città di Cartagine; 2-nel tempio di Caere vi sono le famosissime lamine quasi bilingui di Pyrgi ; 3-materiale vario archeologico..... 4- ma soprattutto abbiamo una moneta etrusca, attribuita forse ad Arezzo, con la testa di un moro e un elefante, di chiara ispirazione punica. Mi domando perché la moneta che stiamo trattando ha iscrizioni in etrusco? Forse perché i mercenari etruschi erano già al seguito della spedizione di Annibale in Francia? 1 Cita
Matteo91 Inviato 1 Luglio, 2016 #3 Inviato 1 Luglio, 2016 Noto con piacere che @@ARES III ha posto la stessa domanda che, in modo meno acuto, avrei posto anche io: perché l'iscrizione in etrusco? Complimenti anche da parte mia per la moneta. Cita Awards
romanus Inviato 1 Luglio, 2016 #4 Inviato 1 Luglio, 2016 Sono ammirato dalla bellezza della moneta esposta e vista la competenza che avete sull'argomento celtiche mi permetto di proporre due monetine che ritengo appartengano a quest'area. Purtroppo in merito sono assolutamente incompetente per cui se riusciste a darmi un 'indicazione per una loro classificazione ve ne sarei molto grato! peso gm. 4,83 e 3,38 - diam. mm- 16 e 18 Grazie e saluti romanus Cita
g.aulisio Inviato 1 Luglio, 2016 Autore #5 Inviato 1 Luglio, 2016 (modificato) Di carne a fuoco ce n'é parecchia. Cominciamo con la questione più semplice, quella dell'alfabeto utilizzato (poi verremo alle altre, e naturalmente anche alle monetine proposte da Romanus). Oggi siamo istintivamente abituati a localizzare gli Etruschi tra la Toscana ed il Tevere, dimenticando che gli Etruschi dal VI secolo e fino alla caduta di Melpum (nel 396 aC, secondo Plinio che cita Cornelio Nepote nello stesso giorno in cui Furio Camillo prese Veio - decisamente un'annataccia per gli Etruschi) erano stanziati anche nella pianura padana. Perfettamente normale quindi che l'alfabeto nord etrusco, più o meno adattato ai fonemi delle lingue parlate dalle popolazioni confinanti, rappresentasse il modello utilizzato da popolazioni quali, tra le altre, i Veneti ed i Celti golasecchiani. I Veneti trasmisero a loro volta l'alfabeto nord etrusco verso l'area danubiana e verso nord, attraverso le Alpi. Quando Tacito nel suo bellissimo ed interessantissimo Germania (che invito a leggere, o rileggere) ci racconta di sperdute tribù del cuore della Germania che scrivono in "greco", si riferisce probabilmente a quei rari popoli germanici che conoscevano la scrittura ed utilizzavano un alfabeto derivato da quello venetico. Che sopravviverà un bel po', raggiungendo la Scandinavia, avendo come esito finale l'alfabeto runico. Nella parte occidentale della pianura padana l'alfabeto nord etrusco verrà adottato (e adattato) dai Celti stanziati ai piedi delle Alpi e nella valle del Rodano. Tra l'altro il più antico documento epigrafico in lingua celtica, la stele di Prestino, viene proprio dalla Cisalpina ed é scritto utilizzando caratteri nord etruschi. Inutile ricordare che proprio a Prestino é stata ritrovata una moneta di Populonia. Andando verso sud est (Provenza e regione dei liguri) la situazione si fa più complicata. Forse vale la pena fare un salto fino all'Andalusia, e poi tornare su, per comodità di esposizione. In Andalusia nel VI secolo (almeno) si comincia ad usare un alfabeto derivato dal fenicio, il cosidetto alfabeto iberico, pesantemente adattato per essere utilizzato per esprimere l'idioma locale. Dico pesantemente perché in effetti si trasforma talmente da divenire semisillabico (alcuni segni rappresentano singole lettere, altri intere sillabe). Nei secoli successivi questo alfabeto iberico di derivazione fenicia comincia a risalire la penisola, evolvendosi ed adattandosi ulteriormente, supera i Pirenei ed arriva ad attestarsi fino alla parte occidentale della Francia meridionale. Se guardiamo alla Gallia del Sud, tra i Pirenei e le Alpi, ci ritroviamo quindi con una parte occidentale (Linguadoca e Occitania) in cui si scrive usando un alfabeto iberico derivante dal Fenicio ed una parte orientale in cui si scrive utilizzando un alfabeto derivato da quello usato dagli Etruschi padani. E in mezzo c'é Marsiglia e le sue colonie provenzali. A Marsiglia, colonia focese, (per la verità anche a Rodas e Emporion, nell'attuale Catalogna) si parla (e si scrive) in greco-ionico. Le fonti antiche ci dicono in realtà che i Massalioti erano trilingui: parlavano greco, celtico e latino. Una serie importante di documenti tracciati su lamine di bronzo, per lo più contratti, in Gallia meridonale sono giunti fino a noi. In qualche caso sono transazioni tra mercanti greci e omologhi etruschi, ed i testi sono pertanto bilingui, in greco ionico ed in etrusco (questa volta dell'Etruria tirrenica). Spesso sono citati i nomi dei testimoni alla transazione, e si tratta di solito di nomi indigeni, ispanici, celti o liguri. Da questi documenti si é dedotto che tali testimoni indigeni almeno il greco ionico lo dovessero conoscere, altrimenti non si comprenderebbe la valenza legale di tali testimonianze. Ciò ci viene confermato dallo stesso Strabone che ci dice che ancora "recentemente" (possiamo immaginare tra il II ed il I sec. a.C) le popolazioni indigene della Gallia meridionale non solo conoscessero il greco (inteso come lingua, non come alfabeto), ma che anzi lo utilizzassero ancora nei documenti "formali", quali appunto i contratti. Per concludere, la Gallia meridionale dal VI secolo alla Romanizzazione era un grande guazzabuglio dal punto di vista culturale e linguistico: a est si parlava iberico e celtico, ma si conosceva anche il greco) e si usava l'alfabeto iberico. Nelle colonie ioniche si parlava anche il celto ligure oltre al greco e si scriveva utilizzando l'alfabeto greco-ionico. Nella valle del Rodano si parlava si scriveva in celtico o celto ligure utilizzando l'alfabeto nord etrusco. Dappertutto, se c'era da scrivere un contratto, lo si faceva in greco. E in questo trambusto scorrazzavano mercanti Etruschi prima e Romani poi, che ci aggiungevano del loro... Modificato 1 Luglio, 2016 da g.aulisio 3 Cita Awards
ARES III Inviato 1 Luglio, 2016 #6 Inviato 1 Luglio, 2016 In merito ai contratti di compra-vendita "quasi" bilingui che ha citato Giorgio e ritengo alludesse proprio alla lamina di Pech-Maho, vi propongo 2 paginette della mia tesi sulle "Testimonianze di diritto etrusco" che trattano proprio di ciò (PS: sperando di non farvi annoiare troppo) la lamina di Pech-Maho.pdf 1 Cita
ARES III Inviato 1 Luglio, 2016 #7 Inviato 1 Luglio, 2016 Vi allego una cartina della Francia meridionale dove sono riportati i siti di ritrovamento di materiale etrusco. Cita
g.aulisio Inviato 2 Luglio, 2016 Autore #8 Inviato 2 Luglio, 2016 Sì, in effetti mi riferivo anche alla lamina ionico-etrusca di Pech-Maho, ma non solo (tra l'altro a Pech-Maho probabilmente si parlava iberico, dato che la maggior parte delle lamine iscritte che vi sono state ritrovate sono in questa lingua. Prima di proseguire sugli altri aspetti della dracma della valle del Rodano oggetto della discussione volevo dare una risposta a @@romanus . Ci troviamo di fronte alla concatenazione di due fatti che definirei molto bizzarri, se non quasi eccezionali. Il primo che con la miriade infinita di bronzetti gallici emessi dai centri di emissione più disparati in tempi diversi, i due posseduti da Romanus non solo sono stati prodotti dallo stesso centro di emissione, ma appartengono anche alla stessa serie. Il secondo é che se per la maggior parte delle emissioni l'identificazione del popolo che le ha emessi é "tradizionale" e quasi sempre dubitativa, per questa serie l'attribuzione ai Meldi é data per certa. In effetti il "posizionamento" dei vari popoli sulla carta della Gallia centro settentrionale é tradizionalmente basata sui commentarii di Cesare, non essendovi altre fonti più precise. Il problema é che i vari popoli si spostavano continuamente (e ci se ne rende conto facilmente proprio leggendo i commentarii) per cui la "foto" presa da Cesare alla metà del I sec aC non é detto che corrisponda alla realtà delle cose 50, 100 o 150 anni prima. Nel nostro caso i ritrovamenti di questa serie sono in un territorio ben definito sulla Marne, a ovest di Parigi (verso Disneyland Paris, per capirci... ;) ), dove Cesare ci dice erano stanziati i Meldi. E l'inizio dell'emissione di quasta serie data proprio al periodo della Guerra di Gallia. Questa la carta di distribuzione di questa serie proposta dalla Scheers nel suo Traité sulle monetazioni della Gallia Belgica del 1977. Dunque si tratta dei Meldi, la serie é trimetallica (con emissioni in oro, in argento ed in bronzo) e viene comunemente chiamata "ROVECA", dalla legenda che appare sui vari tipi. L'emissione inizia durante la Guerra di Gallia, come già detto, e si trascina probabilmente con le emissioni bronzee nel periodo pre-augusteo. Di seguito una visione sintetica tratta dal "Nouvel Atlas" di Delestrée e Tache. La prima delle due monete appartiene al tipo illustrato dai numeri 585 e 586 (DT serie 67, Classe III, var.6; Scheers serie 28, Classe V). Al dritto porta un un busto femminile (tradizionalmente detto "busto di Venus" nella letteratura francese) diademato e con collana di perle. Dietro il busto é presente un minuscolo personaggio che tiene una corona, a destra. Davanti al busto, dal basso all'alto, é la legenda ROVECA. Al rovescio cavallo a destra, sopra ruota. Linea di esergo perlinata sotto la quale tracce della legenda ROVECA. Tra le zampe del cavallo, talvolta (come in questo caso) cerchio centrato. La seconda é di identificazione più difficile a causa di un fenomeno piuttosto comune in numismatica celtica, detto "omotipia di contiguità": capita spesso di trovare emissioni di popoli vicini che condividono tipi del dritto o del rovescio. Non si tratta necessariamente di fenomeni imitativi. Le ragioni possono essere state molteplici, non ultima la presenza di accordi politici. Nel caso della seconda moneta di Romanus il rovescio si vede poco, le legende non si leggono, ed il tipo del dritto é condiviso con alcuni tipi della serie CRICIRU, emissione contemporanea della vicina tribù degli Suessones. A titolo esemplificativo, per rendersi conto dell'identità di tipi del dritto, qualche esemplare CRICIRU del British Museum. Sono abbastanza convinto (ma Romanus osservando direttamente la moneta potrà smentirmi) che si tratti comunque di una moneta ROVECA (con al rovescio un leone a d.) e non di una CRICIRU (con al rovescio un cavallo a s.) Tra l'altro il conio di dritto mi sembra molto vicino a quello di questo esemplare ROVECA del BM, trovato nella Senna a Parigi (patina... Senna): Il tipo, figure 583 e 584, (DT serie 67, Classe III, var.5a o 5b; Scheers serie 28, Classe IVb o IVa) porta al dritto una testa elmata a s., con davanti al viso la legenda POOYIKA. Al rovescio un leone a d., la legenda ROVECA in esergo. Sopra il leone una spiga e quattro cerchi centrati disposti a croce. Nella variante b sotto il leone cinque globuli, sempre disposti in croce. (esiste un'altra variante -584-, col tipo baffuto...). Volendo c'é a divertirsi, osservando direttamente la moneta, nel cercare di indovinare la variante. Segnale infine un vecchio articolo di Colbert di Beaulieu che parla di queste serie, e del rapporto tra ROVECA e CRICIRU disponibile in rete. Ecco il link: J.B. Colbert de Beaulieu et J.M. Desbordes, «CRI-CI RU» et «ROVECA». Les Belges sur la Marne (RBN 110, 1964) http://www.numisbel.be/1964_3.pdf 2 Cita Awards
romanus Inviato 2 Luglio, 2016 #9 Inviato 2 Luglio, 2016 Ringrazio molto per l'approfondita analisi di un contesto molto complesso , appena mi viene l'estro mi riprometto di immergermi nello studio del materiale esposto. grazie ancora romanus Cita
adelchi Inviato 2 Luglio, 2016 #10 Inviato 2 Luglio, 2016 Gentile @ g.aulisio sarebbe possibile vedere una foto dell'imitazione massaliota tipo"alfa"da lei acquisita anni fa? Mi farebbe cosa estremamente gradita. Con stima:ADELCHI. Cita
gpittini Inviato 5 Luglio, 2016 #11 Inviato 5 Luglio, 2016 (modificato) DE GREGE EPICURI @g.aulisio: nella prima, splendida moneta che ci hai mostrato, come si può leggere la scritta etrusca? Non mi pare retrograda, ma non ci posso giurare... Modificato 5 Luglio, 2016 da gpittini Cita
grigioviola Inviato 7 Luglio, 2016 #12 Inviato 7 Luglio, 2016 Di carne a fuoco ce n'é parecchia. Cominciamo con la questione più semplice, quella dell'alfabeto utilizzato (poi verremo alle altre, e naturalmente anche alle monetine proposte da Romanus). Oggi siamo istintivamente abituati a localizzare gli Etruschi tra la Toscana ed il Tevere, dimenticando che gli Etruschi dal VI secolo e fino alla caduta di Melpum (nel 396 aC, secondo Plinio che cita Cornelio Nepote nello stesso giorno in cui Furio Camillo prese Veio - decisamente un'annataccia per gli Etruschi) erano stanziati anche nella pianura padana. Perfettamente normale quindi che l'alfabeto nord etrusco, più o meno adattato ai fonemi delle lingue parlate dalle popolazioni confinanti, rappresentasse il modello utilizzato da popolazioni quali, tra le altre, i Veneti ed i Celti golasecchiani. I Veneti trasmisero a loro volta l'alfabeto nord etrusco verso l'area danubiana e verso nord, attraverso le Alpi. Quando Tacito nel suo bellissimo ed interessantissimo Germania (che invito a leggere, o rileggere) ci racconta di sperdute tribù del cuore della Germania che scrivono in "greco", si riferisce probabilmente a quei rari popoli germanici che conoscevano la scrittura ed utilizzavano un alfabeto derivato da quello venetico. Che sopravviverà un bel po', raggiungendo la Scandinavia, avendo come esito finale l'alfabeto runico. Nella parte occidentale della pianura padana l'alfabeto nord etrusco verrà adottato (e adattato) dai Celti stanziati ai piedi delle Alpi e nella valle del Rodano. Tra l'altro il più antico documento epigrafico in lingua celtica, la stele di Prestino, viene proprio dalla Cisalpina ed é scritto utilizzando caratteri nord etruschi. Inutile ricordare che proprio a Prestino é stata ritrovata una moneta di Populonia. I veneti avevano mutuato l'alfabeto etrusco adattandolo alla loro lingua parlata e modificandolo appunto secondo le loro necessità linguistoco-fonetiche: Integrarono l'alfabeto etrusco, per esempio, introducendovi la "o". Circa la diffusione degli Etruschi, non dimentichiamoci di come cercassero di spingersi sia verso i valichi alpini che verso il mare per le rotte e gli scambi commerciali: la città di Spina nel ferrarese ne è un lampante esempio. 1 Cita Awards
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