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okt

Nomenklatura

Risposte migliori

okt

Buongiorno!

Sfogliando i cataloghi o anche leggendo scritti di numismatica mi imbatto in forme diverse per lo stesso nome, sia esso un toponimo o un nome di persona. E mi riferisco a testi in Italiano o che in tale lingua pretendono di essere.
Trovo Atene ed Athene, Teodosio, Theodosio, Theodosius e Teodosius, Aeghina, Aegina ed Egina, Giulia, Julia e Iulia.

Penso che bisognerebbe mettersi d'accordo: o usare il nome italianizzato, com'è invalso nei secoli per l'uso da parte degli storici, o il nome originale, tale e quale se in alfabeti latini, e invece correttamente traslitterato (o meglio: trascritto) per gli alfabeti non latini, come ad esempio il greco, il fenicio, l'arabo, gli alfabeti cirillici etc.

Nel primo caso ( nome italianizzato) avremo Giuliano ma allora anche Giulia (e non Iulia o - ancor peggio - l'inesistente Julia), avremo Cesare, Silla e non Sulla, Maggioriano, Atene, Bitinia (non Bythinia), Eubea e non Euboia, Egina e non Aegina, Attica e non Attika, Nicola II (invece di Nicolai, Nikola, Nicolas).

Nel secondo caso avremo Augustus, Sulla, Maiorianus, Iulia, Iulianus, Theodosius, Hadrianus, Leon, Alèxandros, Bithynia, Euboia, Aeghina, Dimashk (per Damasco), Ras Melkart, Nikolai etc.

Nel secondo caso ci si capirebbe meglio anche con gli stranieri, perlomeno per gli alfabeti latini perchè, per quanto riguarda le trascrizioni e traslitterazioni, esse variano con la pronuncia delle diverse lingue e l'uso degli standard internazionali è, secondo me, troppo complicato e quindi è meglio lasciarlo agli accademici.

 

 

Modificato da okt

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Gallienus

E' un problema esistente da sempre anche nella ricerca - o quantomeno da quando abbiamo smesso di scrivere in latino.

Trovo un po' utopistico pensare di trovare uno standard comune: come sempre ognuno fa come gli aggrada.

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odjob

Bisogna anche vedere il nome o la parola in quale contesto si adegua:storico,letterario,numismatico......

Salutoni

odjob

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odjob

Io più che preoccuparmi di questa problematica mi preoccuperei di coloro che scrivono al plurale parlando di sé stessi(per me sono da ricovero):leggi un articolo,mentre stai leggendo scorgi l'espressione dell'autore al plurale,vai a vedere quanta moltitudine di gente ha scritto quell'articolo e apprendi che è una sola persona;di coloro che per catalogare monete nei loro studi scritti complicano tutto riuscendo a far rimbecillire chi vuol capirci qualcosa;mi preoccuperei di coloro che ,per definire un concetto,si dilungano all'inverosimile.Ecco di questo mi preoccuperei

Il titolo di uno scritto dice tutto:se reca un sacco di parole ,ciò che segue non è buono,non è un buon lavoro e chi lo ha scritto non sa scrivere perché non sa leggere e se uno vuole scrivere senza aver letto prima è un presuntuoso,non c'è niente da fare.

Bisogna leggere.Non importa cosa ma LEGGETE      

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min_ver
1 ora fa, Gallienus dice:

E' un problema esistente da sempre anche nella ricerca - o quantomeno da quando abbiamo smesso di scrivere in latino.

Trovo un po' utopistico pensare di trovare uno standard comune: come sempre ognuno fa come gli aggrada.

Concordo al 100%, è un'illusione. E a dirla tutta francamente non so neanche se lo vorrei. Almeno nella scrittura un po' di libertà, pur nella correttezza generale delle terminologie. 

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demonetis
Supporter
3 ore fa, odjob dice:

Io più che preoccuparmi di questa problematica mi preoccuperei di coloro che scrivono al plurale parlando di sé stessi(per me sono da ricovero):leggi un articolo,mentre stai leggendo scorgi l'espressione dell'autore al plurale,vai a vedere quanta moltitudine di gente ha scritto quell'articolo e apprendi che è una sola persona;di coloro che per catalogare monete nei loro studi scritti complicano tutto riuscendo a far rimbecillire chi vuol capirci qualcosa;mi preoccuperei di coloro che ,per definire un concetto,si dilungano all'inverosimile.Ecco di questo mi preoccuperei

Il titolo di uno scritto dice tutto:se reca un sacco di parole ,ciò che segue non è buono,non è un buon lavoro e chi lo ha scritto non sa scrivere perché non sa leggere e se uno vuole scrivere senza aver letto prima è un presuntuoso,non c'è niente da fare.

Bisogna leggere.Non importa cosa ma LEGGETE      

Caro @odjob, saper scrivere (bene) è un'arte. È come saper dipingere: pochi lo sanno fare.

La lingua è complessa, ha mille sfumature e un'infinità (iperbole) di parole; saperle usare in modo corretto e con efficacia non è cosa da tutti: ci vogliono anni di studio e molto esercizio. Basta leggere qualche grammatica e manuale di linguistica per comprenderne le difficoltà.

È vero che bisogna leggere molto, ma non qualsiasi cosa. Sul mercato ci sono molti libri di letturatura spicciola che vanno evitati come la peste. Si può imparare solo da chi sa dominare la lingua, da chi ne è padrone: solo dai migliori si può imparare.

Questo è il mio pensiero.

Modificato da demonetis

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chievolan

La cosa non è facile.

Abbastanza semplice per un autore italiano che usa nomi italianizzati derivati dal latino.

Abbastanza semplice se usa nomi latini purché conosca il latino.

Più complicato usare nomi classici in altre lingue.

Ancora più complicato l'uso di nomi di persona o di località da parte di autori che non conoscono l'italiano, il latino, il greco, .

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chievolan
8 ore fa, okt dice:


Teodosio, Theodosio, Theodosius e Teodosius,

 

 

Teodosio va bene per un autore italiano.

Theodosius per qualsiasi autore.

Theodosio e Teodosius per autori ignoranti.

Un theta lo possiamo rendere con T in italiano, ma in latino no, solo con Th.

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chievolan
8 ore fa, okt dice:


Trovo Atene ed Athene,

 

 

Spero di non leggere mai Athene. In che lingua potrebbe mai essere nominata in questo modo quella città ?

Bene la th ma non la desinenza finale.

 

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chievolan
8 ore fa, okt dice:

 

Nel primo caso ( nome italianizzato) avremo Giuliano ma allora anche Giulia (e non Iulia o - ancor peggio - l'inesistente Julia),

 

 

Iulia, come nome latino, è ovviamente corretta.

Giulia anche come nome italiano .... attuale.

Io scriverei preferibilmente Julia ... che non è inesistente ! ... la J fa parte dell'alfabeto italiano, è stata usata sempre con una certa incertezza al posto della I  (incertezza sicuramente aumentata ora con la diffusione di termini inglesi nel nostro linguaggio). In questo caso, per la fonetica, per la presenza del dittongo, io ci vedo meglio la J .... Julia.

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Liutprand

A volte la fonetica e la morfologia sono più complesse della sintassi.

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Gallienus
Il 29/6/2017 at 02:03, chievolan dice:

Iulia, come nome latino, è ovviamente corretta.

Giulia anche come nome italiano .... attuale.

Io scriverei preferibilmente Julia ... che non è inesistente ! ... la J fa parte dell'alfabeto italiano, è stata usata sempre con una certa incertezza al posto della I  (incertezza sicuramente aumentata ora con la diffusione di termini inglesi nel nostro linguaggio). In questo caso, per la fonetica, per la presenza del dittongo, io ci vedo meglio la J .... Julia.

Se stai scrivendo un articolo in italiano puoi usare Giulia (in tondo) o Iulia (in corsivo). Julia no, perché non è corretto in italiano né corrisponde alla forma originaria latina.

Puoi invece usare Julia se stai scrivendo in inglese.

Modificato da Gallienus

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chievolan

Le lingue, parlate e scritte, cambiano e ciò è logico.

Certamente la J (la nostra i lunga o iod ) è caduta in disuso, e nella lingua scritta italiana rimane ora solo in cognomi e toponimi.

La J è una variante grafica della I . E' entrata a far parte dell'alfabeto latino tardivamente, per rendere la jota  greca, dall'alfabeto latino è giunta a noi nella lingua e scrittura italiana, e rende il suono [J].

Non veniva (e non viene) usata solo in latinismi o neologismi. Come variante grafica della della esprimeva (esprime) il valore consonantico della i  (la può essere vocalica o semiconsonantica).

Le lingue si trasformano. I linguaggi si semplificano, la scrittura non rispetta più le regole sintattiche, figuriamoci quelle fonetiche. 

Certamente la non verrà più usata in sostituzione della per esprimere il valore consonantico di questa, nei dittonghi, per indicare la geminata finale.

La nostra iod o i lunga sarebbe già dimenticata dagli italiani se non fosse entrata nel nostro linguaggio come gei inglese.

Sembrerà strano alla maggior parte degli italiani vedere scritto sui cartelli stradali Jesolo quando ci vanno al mare, troveranno buffi certi cognomi come Jannacci, o presi dal qualche personaggio televisivo nomi come Jacopo, non scriveranno certo (ne troveranno scritto) juta, jella, jena, fidejussione.

Prima o poi qualche insegnante, se trova uno di questi termini in un tema lo evidenzierà con la matita rossa come errore dicendo che "non è corretto in italiano".

Ma se le lingue cambiano e si "semplificano", se le scritture cambiano e si "riducono ", .... ciò non è generale. Magari per un po', per un altro po', qualcuno riesce ancora a distinguere una i vocalica da una semiconsonantica, per una questione di fonetica almeno, se non di grammatica.

E "Vengo anch'io, no tu no" sarà sempre cantato da uno con uno strano cognome con la I lunga, al mare si andrà a Jesolo e ogni tanto qualcuno avrà il nome Jacopo perché era il nome del nonno o bisnonno.

E la Brigata Alpina Julia sara sempre Julia.

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417sonia
Supporter
3 ore fa, chievolan dice:

Le lingue, parlate e scritte, cambiano e ciò è logico.

Certamente la J (la nostra i lunga o iod ) è caduta in disuso, e nella lingua scritta italiana rimane ora solo in cognomi e toponimi.

La J è una variante grafica della I . E' entrata a far parte dell'alfabeto latino tardivamente, per rendere la jota  greca, dall'alfabeto latino è giunta a noi nella lingua e scrittura italiana, e rende il suono [J].

Non veniva (e non viene) usata solo in latinismi o neologismi. Come variante grafica della della esprimeva (esprime) il valore consonantico della i  (la può essere vocalica o semiconsonantica).

Le lingue si trasformano. I linguaggi si semplificano, la scrittura non rispetta più le regole sintattiche, figuriamoci quelle fonetiche. 

Certamente la non verrà più usata in sostituzione della per esprimere il valore consonantico di questa, nei dittonghi, per indicare la geminata finale.

La nostra iod o i lunga sarebbe già dimenticata dagli italiani se non fosse entrata nel nostro linguaggio come gei inglese.

Sembrerà strano alla maggior parte degli italiani vedere scritto sui cartelli stradali Jesolo quando ci vanno al mare, troveranno buffi certi cognomi come Jannacci, o presi dal qualche personaggio televisivo nomi come Jacopo, non scriveranno certo (ne troveranno scritto) juta, jella, jena, fidejussione.

Prima o poi qualche insegnante, se trova uno di questi termini in un tema lo evidenzierà con la matita rossa come errore dicendo che "non è corretto in italiano".

Ma se le lingue cambiano e si "semplificano", se le scritture cambiano e si "riducono ", .... ciò non è generale. Magari per un po', per un altro po', qualcuno riesce ancora a distinguere una i vocalica da una semiconsonantica, per una questione di fonetica almeno, se non di grammatica.

E "Vengo anch'io, no tu no" sarà sempre cantato da uno con uno strano cognome con la I lunga, al mare si andrà a Jesolo e ogni tanto qualcuno avrà il nome Jacopo perché era il nome del nonno o bisnonno.

E la Brigata Alpina Julia sara sempre Julia.

Buona Domenica

Proprio così ... qualche j è stata nel frattempo modificata in i; oggi nessuno si sognerebbe di scrivere che la Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS) era ed è una Compagnia di assicurazione contro gli incendj .... ma negli anni 20 si.

saluti

luciano

Targa RAS.JPG

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