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La rocambolesca storia di un raro denario di Galba


scalptor
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In un inserto di un quotidiano portoghese di qualche giorno fa é riportata l'interessante, a parer mio, storia di una particolare e rarissima moneta che sembra la trama di un film con spunti di archeologia, fede popolare e poliziesco.

Narra infatti la rocambolesca storia di un denario di Galba, un "unicum" sopravvissuto al tempo, che nell'arco dei suoi 1950 anni di esistenza é stato prima testimone dei drammi e delle guerre civili che portarono Roma fra il 68 e 69 d.c ad avere ben 4 successivi imperatori, seguiti poi da un lungo silenzio, interrato assieme a altri 63 diversi denari dentro a un vaso di coccio sino al suo "miracoloso" ritrovamento, negli anni '50 del secolo scorso, per essere in seguito trafugato ed infine recuperato, dopo quasi 30 anni, grazie alla passione di un prete "archeologo" e alla persistenza di un ricercatore accademico.

Non é certa la data esatta e il luogo della sua coniazione ma si crede sia stata coniata fra l'Aprile e il Giugno del 68 a Terracus, la capitale della provincia dell'odierna Spagna che a quei tempi era governata da Sérvio Sulpício Galba e che a seguito dei tumulti scoppiati in quell'anno contro Nerone lasció l'Iberia per prendere il potere a Roma, accompagnato dal suo fedele alleato Marcus Sálvius Otho, governatore della Lusitania, che presto lo ricambierá dell'amicizia assassinandolo in pieno Foro nei primi giorni del gennaio del 69.

A questo punto la storia del denario rimane incerta; salvato dalla fusione e riconiazione, che normalmente faceva seguito alla morte di un imperatore e investitura del successore, si pensa sia stato interrato all'epoca di Tito, fra il 79 e 81 dopo Cristo.

Ció che invece si sa, afferma l'articolo, é che si tratta di un esemplare unico del periodo. Nessuna delle opere fondamentali di numismatica, romana e non, lo riporta.

Il luogo del ritrovamento, nelle vicinanze del Santuario dedicato alla Madonna della Pietá, situato in posizione dominante a Sanfins, nel nord del Portogallo, é giá stato teatro di vari ritrovamenti di monete antiche testimoniati persino da antichi documenti fra cui i registri parrocchiali del posto.

Nel 1958 un gruppo di agricultori incaricato di procedere alla pulizie dei terreni antistanti il Santuario, in vista delle annuali ricorrenze festive, ha confermato questa tradizione dissotterrando un vaso di terracotta contenente 63 monete romane.

In quel periodo il santuario, custodito da un eremita, era molto venerato e le monete ritrovate potevano avere un solo destino: il patrimonio della Santa custodito dalla commissione delle festivitá che ha sempre avuto "molta autonomia in relazione alla Chiesa". Si trovó un tavolo ci si mise un vetro sopra e le monete furono esposte alla popolare curiositá nella locale Casa dei Miracoli del Santuario de Sanfins.

(continua..)

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Probabilmente la vicenda si sarebbe conclusa cosí, cadendo nel dimenticatoio di qualche scantinato, se non fosse che in quegli anni era parroco in una parrocchia vicina un tale Manuel Alves Plácido, uomo descritto come molto basso, molto magro e con prominenti occhi quasi all'infuori delle orbite, che dedicó grande parte della sua vita allo studio dell'archeologia locale e a cui la scoperta di Sanfins non poteva passare inosservata.

Fu cosí che la divulgazione dell'esistenza del tesoretto si dovette allo studio che questo parroco vi dedicó e che pubblicó in seguito  sul giornale locale sotto forma di articoli a partire dal 1959, usando lo pseudonimo di Manuel Sereno.

Nonostante lo zelo della Commissione nel proteggere il suo tesoro, la fragilitá delle installazioni ben presto si rese evidente. Quando nel 1983 il ricercatore accademico Rui Centeno, sulla scia degli articoli pubblicati da padre Placido, si recó a Sanfins equipaggiato per lo studio degli esemplari per il suo dottorato di ricerca notó che mancavano all'appelo 6 monete e ve ne era invece un'altra che non apparteneva all'insieme originale e di cui nessuno sapeva come fosse finita lá. Il prezioso denario di Galba non faceva parte del lotto rubato ma l'avvenimento era foriero di quanto sarebbe successo poco tempo dopo.

Infatti, nella notte fra l'otto e il nove settembre del 1985, l'intera collezione prese il volo. La polizia aveva poche piste da seguire e la scarsitá di mezzi di quell'epoca fece che le indagini venissero ben presto abbandonate e col passar del tempo anche le persone del posto smisero di parlarne, o meglio, "ne parlavano piú con una melanconia (saudade) remota di un tesoro perduto piú che con la speranza di un suo futuro recupero."

(continua)

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Tutto rimase inalterato sino al 2010 quando emersero fatti nuovi che riaccesero la speranza di recuperare il tesoro di Sanfins. Nell'appassionato mondo della numismatica é normale che esistano complicitá e in quall'anno Rui Centeno ricevette una telefonata di un conoscente che lo avvisava dell'esistenza di un riferimento al denario di Sanfins negli atti di un congresso di numismatica realizzato tre anni prima a Cadice, nel sud di Spagna. Nell'articolo a firma dei ricercatori José Compaña Prieto, Iñigo Bobo e Manuel Pina Lafuente si dava conto dell'esistenza "di un nuovo denario delle guerre civili del 68/69". I tre ricercatori spagnoli mostravano di non conoscere lo studio di Centeno, ma nell'analizzare il denario e altre dieci monete che costituivano la base dello studio, il ricercatore capí subito che appartenevano all'insieme di Sanfins, lasciando cosí aperta una pista per il suo recupero.

Raccontando la storia delle monete, gli spagnoli notavano che erano state comperate circa 20 anni prima a Vitória, nel paese Basco, in uno degli abituali mercatini domenicali che si realizzano nella piazza di Spagna di quella cittá, vendute da un emigrante portoghese (il probabile autore del furto di fine estate) a cammino di Francia. Il ricercatore portoghese si mise subito in contatto con gli spagnoli mettendoli a conoscenza dei fatti occorsi e cercando la loro collaborazione ma, nonostante le insistenze, dopo un breve scambio di corrispondenza in cui affermavano non conoscere il collezionista possessore delle monete e dove queste fossero, lasciarano cadere il silenzio sull'argomento.

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Ció nonostante gli atti di Cadice avevano dato un contributo importante per il futuro recupero delle monete. Il portoghese Centeno sospettava infatti che lo studio che i tre spagnoli avevano pubblicato sul denario di Galba fosse in realtá stato commissionato dal suo proprietário per determinare il suo valore di mercato. Seguendo questa logica la moneta sarebbe prima o poi apparsa sul mercato in qualche asta di numismatica percui si trattava di stare attenti. E in effetti verso la fine dell'Ottobre del 2016 la previsione trovó conferma: la moneta era apparsa in un'asta spagnola con una base di settemila euro. L'asta era fissata da lí a tre settimane percui non vi era tempo da perdere.

Il ricercatore portoghese preparó subito un piccolo dossier sulla moneta e chiese l'intervento della polizia. A partire da quel momento il caso venne affidato a un ispettore con 15 anni di esperienza che coordina una equipe specializzata nei reati contro il patrimonio artistico e storico. Il furto era ormai prescritto ma il recupero del patrimonio trafugato é una attivitá sempre aperta e una volta azionato il punto unico di contatto fra Paesi membri che hanno firmato la convenzione Unidroit il recupero della moneta é stato molto celere: il giorno dopo la moneta era giá stata recuperata.

Il dossier preparato aveva giocato un ruolo essenziale, con la dimostrazione della provenienza e proprietá del bene. Assieme al denario di Galba furono restituite dallo stesso collezionista anche altre 10 monete che facevano parte del tesoro mentre il resto rimae in parte incerta ma il cui valore complessivo é ben lontano da quello della parte recuperata.

Unknown 39_p04.pdf

Unknown 39_p05.pdf

Unknown 39_p06.pdf

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Per completare quanto sopra aggiungo il link della comunicazione tratta dagli atti del XIII Congresso Nazionale (Spagnolo) di Numismatica tenutosi a Cadice nel 2007 citato sopra e che identifica la moneta come un inedito del periodo delle guerre civili del 68/69

 

https://www.tesorillo.com/articulos/denario/publicacion.pdf

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