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Legio II Italica

Il "fuoco greco"

Risposte migliori

Legio II Italica

Il fuoco greco , la cui invenzione si attribuisce a un greco originario della città di Eliopolis di nome Callinico , oggi si pensa fosse composto da una miscela di pece, salnitro , zolfo , petrolio , nafta e calce viva ; il componente base del “fuoco greco” era quello che oggi conosciamo come petrolio e fu descritto da diversi scrittori antichi .

Questa miscela incendiaria veniva gettata sui nemici di terra o di mare tramite lanci di piccoli barili o di sfere riempite con questa miscela , oppure spruzzata dentro un tubo , come un moderno lanciafiamme , tramite pompe azionate a mano .

Il salnitro , lo zolfo e la calce , erano prodotti naturali minerali , conosciuti ed utilizzati dagli antichi e facilmente trovabili in natura in varie localita' , ma la pece , il petrolio e la nafta provenivano in antico esclusivamente dall' aerea medio orientale , dalla Mesopotamia ; come venivano utilizzati questi ingredienti ? Leggiamo alcuni passi che ci hanno lasciato gli antichi scrittori latini e greci .

Plinio il Vecchio : Naturalis Historia , libro II : “Nella Citta' di Samosata in Commagene si trova uno stagno che emana fango infiammabile , lo chiamano maltha , come tocca qualcosa di solido si attacca , inoltre venuto a contatto segue anche chi lo fugge .Con questo mezzo difesero le loro mura contro gli assalti di Lucullo : i soldati bruciavano dentro nelle loro armature” , in questo passo Plinio fa riferimento all' assedio di Tigranocerta avvenuto nel 69 a.C. da parte di Lucio Licinio Lucullo durante la campagna militare contro il Re di Armenia , Tigrane II .

Anche Plutarco quando scrive di Alessandro Magno in marcia verso Babiliona a proposito del “fuoco eterno” , Vita di Alessandro : “Attraversando la Babilonia che subito si sottomise interamente a lui , Alessandro fu particolarmente colpito dalla voragine di Echatana da cui sgorga come una sorgenteun fuoco continuo e dal torrente di nafta che scorre li vicino cosi' abbondante da formare come una palude . La nafta somiglia molto al bitume ma e' cosi' sensibile al fuoco che prima ancora di venire a contatto con la fiamma , sollecitata dalle scintelle che ne sprigionano , s' incendia dando fuoco anche all' aria circostante . Per dimostrare ad Alessandro il potere di quel liquido , i Barbari ne versarono uno strato sottile nel sentiero che conduceva alla dimora reale , quindi accostarono le torce all' estremita' del liquido stesso . Stava facendo buio ed ecco che le prime chiazze presero subito fuoco , dopo di che in un niente senza che alcuno potesse rendersi conto di quanto accadeva , con la velocita' del pensiero , la fiamma arrivo' all' estremita' opposta e il sentiero fu tutta una lingua di fuoco”

Le sorgenti di petrolio a sud di Arbela sono citate anche da Strabone , Geografia , libro XVI : “Nelle vicinanze di Arbela si trova anche la Citta' di Demetriade , poi vengono le sorgenti nafta da cui si levano fiamme …...”

Anche lo scrittore Quinto Curzio Rufo , vissuto sotto Caligola e Claudio , nella sua opera Storia di Alessandro Magno Macedone : “Alla quarta giornata di marcia Alessandro arrivo' alla Citta' di Mennis (attuale Baba Gurgur) . C'e' li una caverna da cui una fonte emette una massa cosi' grande di bitume da convalidare l' opinione che le mura di Babilonia , opera enorme , siano state spalmate del bitume di questa scaturigine”

La stessa notizia ci giunge anche da Erodoto che nelle sue Storie , libro I , scrive : “A otto giorni di marcia da Babilonia c'e' un altra Citta' chiamata Is e attraversata da un fiume non grande esso pure chiamato Is e affluente dell' Eufrate . L' Is con le sue acque trascina anche dei grumi di bitume , da li fu portato a Babilonia il bitume per le mura ; e cosi' fu fortificata Babilonia”

Di questa particolarita' di Babilonia ne parlarono anche Diodoro Siculo , Eratostene , Posidonio ed Ammiano Marcellino che nelle sue Storie , libri XXIII e XXIV , quando accompagno' l' Imperatore Giuliano nella campagna in Persia , scrive : “....fra tutte la piu' vicina a noi e' l'Assiria , un tempo estesa e ricca per popolazioni e ricchi villaggi , assume poi un appellativo unico cosicche' ora e' nel suo insieme chiamata Assiria . C'e' abbondanza di frutti e di raccolti usuali e viene fuori il bitume vicino al lago Sosingite (attuale lago Van) . Qui viene fuori anche la nafta glutinosa come la pece , simile anch' essa al bitume e se vi posa sopra un uccelletto il volare gli viene impedito , viene sommerso e scompare del tutto . Quando questo tipo di liquido comincia ad ardere la mente umana non trova altro tipo di estintore che il gettarvi sopra la polvere”

Ammiano Marcellino prosegue ancora : “In questi territori e' visibile anche una spaccatura del terreno da dove viene fuori un soffio mortifero , uccide per la pesantezza della puzza ogni essere animato fermatosi nelle vicinanze . Questa peste nasce da un pozzo profondo lasciata la sua bocca larga e se primadi alzarsi verso l' alto si fermasse sulle terre poste li' a fianco , le renderebbe inabitabili con quel puzzo insopportabile”

Anche oltre : ”Nei due giorni che seguirono marciammo per duecento stadi e giungemmo a Baraxmalcha , passammo il fiume di qui' e a sette migli da li' attaccammo la Citta' di Diacira , priva di abitanti , ricca di frumento e di sale bianco , vedemmo sulla sua rocca un Tempio dall' alta vetta , l' incendiammo e morirono poche donne che vi si trovavano , passammo oltre una fonte di bitume e occupammo la Citta' di Ozogardana”

Dopo Ammiano Marcellino , altri scrittori bizantini ed arabi descrissero abbondantemente di queste sorgenti di bitume , pece e nafta , fino ad arrivare ai nostri giorni quando i popoli arabi hanno fondato la loro ricchezza sul petrolio che un giorno certamente finira' .

Rappresentazioni bizantine dell' utilizzo del "fuoco greco" 

Rappresentazione bizantina del fuoco greco.jpg

Rappresentazione bizantina del fuoco greco , lancio di un barile con fuoco greco tramite un trabucco .jpg

Fuoco greco lanciato a mano tramite un tubo spinto da una pompa.jpg

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Saturno

Mi sembra di ricordare che la miscela del fuoco greco era (ed è rimasta), segreta...e la sua particolare letalità era che non poteva essere spento con l'acqua.

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Legio II Italica
59 minuti fa, Saturno dice:

Mi sembra di ricordare che la miscela del fuoco greco era (ed è rimasta), segreta...e la sua particolare letalità era che non poteva essere spento con l'acqua.

Infatti anche gli antichi sapevano che si poteva spengere solo coprendolo di "polvere" , cioe' con terra togliendogli cosi' l' ossigeno , come scrive Ammiano Marcellino

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Xenon97
16 ore fa, Saturno dice:

Mi sembra di ricordare che la miscela del fuoco greco era (ed è rimasta), segreta...e la sua particolare letalità era che non poteva essere spento con l'acqua.

Talmente segreta che se l'artigianato dedicato alla produzione di quest'arma gli scappava qualche parola di troppo rischiava di essere ucciso dagli stessi Bizantini. 😅

Da notare che il primo lanciafiamme moderno è stato inventato nella Grande Guerra, cioè dopo più di mille anni dalla creazione di questo lanciafiamme arcaico. 

Modificato da Xenon97

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417sonia
Supporter

Buona giornata

Credo che l'uso del "fuoco greco" (o almeno una delle tante applicazioni), lo si possa riscontrare anche durante l'assedio di Famagosta (22/08/1570 - 04/08/1571); leggendo infatti la narrazione scritta dal capitano Angelo Gatto da Orvieto:

http://www.museodelmaresbt.it/Engine/RAServeFile.php/f//Narrazione.pdf

alla pagina 35 alinea 15 e segg. possiamo leggere dei "fuochi artificiati" lanciati dagli assediati verso i turchi, costituiti da:

palle di metallo, di / ferro e di vetro di grandezza de cento (immagino libbre) in giù sino a / se pignatte de terra, fiasche piene de diverse misture / ad egual portione come in simile compositione si conviene.

Prima pegola di Spagna, pegola nera, sal nitro, solfo, can- / fora, trementina, oglio di pietra (petrolio), acqua vita (acquavite), tutte co(m)- / poste et incorporate insieme et mescolate ....

Anche i turchi dovevano usare qualche cosa di simile; il capitano Gatto li chiama  spesso "sacchetti di polvere" o "sacchette" e ci fa sapere che: chi / da queste sacchette veniva tocco ardeva come candela ris- / petto all'altre misture, e quando alcuno christiano abbugia- / va per smorzare il fuoco si buttava nelle botti piene d'ac- / qua.

Non poteva essere solo polvere da sparo ....

saluti

luciano

 

  • Grazie 1

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