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grigioviola

Chateaubleau, Francia e l'Atelier II di Postumo

Risposte migliori

grigioviola

Spesso, nei cataloghi di vendita capita di trovare che i grandi bronzi di Postumo non emessi dalla zecca di Treviri (in passato identificata inizialmente con Colonia), siano ricondotti a un generico Atelier II.

Si tratta di un centro di produzione che ha visto alternarsi numerosi incisori con risultati di varia natura: dalle emissioni di ottimo stile alle emissioni più rozze e dimensionalmente ridotte, utilizzando sia la coniazione che la fusione quali strumenti produttivi.

L'Atelier II è stato individuato e ottimamente censito nel testo di riferimento per i bronzi di Postumo, l'opera di Bastien "Le monnayage de bronze de Postume" del 1967.

Successivamente molti sono stati gli studi compiuti da altri autori che hanno completato e integrato la sua opera magistrale, focalizzandosi anche su questo misterioso Atelier II (Gricourt, Hollard, Pilon...).

Adesso, piccola pausa... leggetevi questo fumetto!

 01--ricostr.jpg.f3a640bd802f2617e21f9f78af2cab16.jpg02--ricostr.jpg.d0c279a3bbd0c509e49528844216b980.jpg03-ricostr.thumb.jpg.b137a926a4e490d0ac0ceb3b91fa0715.jpg

...anche se in francese, la lettura risulta comunque comprensibile: due (soldati? controllori?) romani girovagando per un vicus - un villaggio rurale - si imbattono in un'officina clandestina dove dei falsari sono intenti a fare... il loro lavoro e la mia gioia - futura di un bel po' di secoli - di collezionista di imitativi!

Il luogo non è un luogo a caso, siamo a Chateaubleau un piccolo villaggio rurale della Seine-en-Marne che gode di una discreta fortuna derivata dalla sua posizione lungo la via Agrippa che collega Boulogne-sur-Mer a Lione e Milano e alla presenza in loco di sorgenti ritenute miracolose. Ebbene sì, a Chateaubleau esistevano di sicuro due santuari di una certa importanza: uno dedicato proprio a queste acque miracolose (un cosiddetto sanctuaire de source) che dovevano guarire da sterilità e malattie degli occhi e un altro con una serie di celle multiple dedicate a diverse divinità tra le quali Mercurio, protettore di viaggiatori e commercianti, e la dea Epona, protettrice dei cavalli. A questi due santuari probabilmente se ne deve aggiungere un terzo stando ai più recenti sondaggi archeologici.

pianta.thumb.jpg.94418258a765e9b3367fed771fb27923.jpg

La pianta del vicus è stata così ricostruita dagli archeologi e, come potete già notare dalla cartina, sono state evidenziate ben 3 strutture adibite alla produzione di moneta.

Già, perché è proprio su questo aspetto che volevo incentrare questa discussione: la produzione di moneta locale.

Il sito di Chateaubleau, studiato magistralmente da Pilon, è stato un importante centro produttivo di moneta imitativa del III secolo. I ritrovamenti chiave di materiale di scarto di fusione, di tondelli vergini, di tondelli scartati, di materiale metallico destinato alla fusione, di barre preparatrici di tondelli, di matrici di pietra per la produzione di tondelli per fusione e di una grande quantità di stampi in terracotta con calchi di denari, sesterzi e antoniniani ufficiali non lasciano dubbio alcuno circa la presenza di ben tre (o forse di una sola ma articolata in tre officine!) zecche locali attive molto probabilmente dal 260 al 280 d.C.

Delle tre officine, due non potevano non "conoscersi" data la loro distanza di pochi metri e, in generale, essendo tutte e tre operanti nel medesimo periodo è alquanto probabile, se non certo, che ci fosse un certo scambio della manodopera impiegata. Una pianta più dettagliata della zona forse rende meglio l'idea:

mappa2.thumb.jpg.94c29e888a8a50ce01bb2e570820a3f6.jpg

Interessante come in queste tre officine si sia prodotto di tutto: dai denari agli antoniniani passando per i sesterzi, sostanzialmente con questa distribuzione:

tab1.jpg.b11847876e3c178857a520b75e0b9d8f.jpg

Lo studio e l'analisi su questo sito, per quel che mi riguarda, è ancora in una fase embrionale, ma già da adesso volevo condividere con voi alcune mie piccole scoperte e qualche sintesi.

Di grande interesse è il tempio a nord, il santuario di fonte, dove è stato trovato un vero e proprio ripostiglio di tondelli vergini da coniare scartati in quanto difettati.

bassin.jpg.08d93f68130e8462a1c6a2818b1bc825.jpg

Il deposito citato è stato rinvenuto nella zona del "bassin nord" e si tratta di un possibile deposito votivo dove il valore in questo caso non era costituito da reali monete in quanto tondelli non coniati, ma da oggetti monetiformi il cui valore risiedeva nel loro peso complessivo. La datazione, resa possibile anche grazie alla presenza di un antoniniano imitativo di Tetrico I con l'hilaritas al rovescio è collocabile tra il 274 e il 280 d.C.

Un simile deposito, proprio per la sua natura, può essere stato accantonato quasi sicuramente da un soggetto in stretto contatto con un atelier di produzione di moneta imitativa, quindi con buona dose di probabilità da un addetto alla preparazione dei tondelli o comunque da qualcuno facente parte della filiera produttiva e data la vicinanza di ben tre officine è altamente possibile che il dono sia composto proprio da "prodotti locali".

- FINE PRIMA PARTE (...continua nei prossimi giorni) - 

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adelchi

Tipico post di @grigioviola interessante ,esplicativo , approfondito , divulgativo .

Ogni volta riesco a buttare un'occhiata oltre I miei paraocchi .

Grazie.

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grigioviola
2 minuti fa, adelchi dice:

Tipico post di @grigioviola interessante ,esplicativo , approfondito , divulgativo .

Ogni volta riesco a buttare un'occhiata oltre I miei paraocchi .

Grazie.

Grazie! E non è ancora finita :)

Domani seconda puntata con un piccolo ripostiglio di sesterzi, qualche identità di conio e... Un'ipotesi di identificazione interessante

Modificato da grigioviola
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grigioviola

Riprendo la discussione come promesso.

Ci eravamo lasciati con il rinvenimento del ripostiglio di probabile natura votiva di materiale di scarto di un atelier locale. Qualche dettaglio in più è doveroso.

Il deposito comprendeva: un imitativa di Tetrico I, tipo Hilaritas Avg; 17 tondelli non coniati e scartati perché difettosi (es. A2-A4); 582 frammenti di tondelli da coniare (es. A14/A615), 2 boudins monetaires (piccole sezioni ritagliate dalla barra cilindrica che poi andavano martellate per formare il tondello vuoto).

materiali.jpg.ab9fb418b53a904cd3fca2bd3111016d.jpg

Ovviamente, nel sito in questione, non è stato trovato solamente questo materiale estremamente interessante! Accanto a varie monete che attestano la frequentazione del santuario fino al IV secolo (moneta di Graziano, zecca di Arles, RIC IX 15) sono stati rinvenuti altri sesterzi (anche precedenti al III secolo) e antoniniani.

Un altro ritrovamento interessante è avvenuto all'interno del tempio: un probabile gruzzoletto disperso rispetto al sito di interramento originario nei dintorni delle due vasche del cortile centrale:

P_20181017_070042.thumb.jpg.f620434922094fd8a3b209cc574917d4.jpg

si tratta di 27 doppi sesterzi di Postumo di cui più della metà riconducibili al cosiddetto Atelier II. Stabilire la composizione originaria del gruzzoletto, anche dal punto di vista numerico non è semplice e va tenuto conto anche di altri rinvenimenti sparsi nelle vicinanze dei sesterzi (monete di Tetrico e Claudio II, che però non possono essere considerate parte del ripostiglio iniziale in quanto le due tipologie, sesterzi e antoniniani, non venivano praticamente mai tesaurizzate assieme se non con qualche sporadica inclusione dell'uno o dell'altro tipo). 

Tra questi 27 esemplari figura anche un sesterzio classificato come:

N. Catalogo Chateaubleau 7
Atelier II, incisore "G", Doppio Sesterzio
[IMP C] M CASS LAT POSTVMVS P F AVG
V[IR TVS AVG], Giove andante a sinistra con la testa girata, con in mano fulmine e aquila.
12,62 gr - 9h
Bastien 180 (stessa coppia di conii dritto e rovescio degli esemplari 180a-b-c riportati da Bastien, stesso conio di dritto del tipo Bastien 178a-b con rovescio PMTRPIIIICOSIIIPP, stesso conio di rovescio del Bastien 205) 

Se state cercando lumi sul perché ho concentrato il mio interesse su questa singola moneta, presto detto: analizzando i bronzi di Postumo presenti nella mia collezione ho trovato questo esemplare:

virtvs1.thumb.jpg.a6123291ff7ca0f34a40b8cc31fb87be.jpgvirtvs2.thumb.jpg.3c5939ed2f71f87524a4df38a4565ef4.jpg

A sinistra trovate la moneta appartenente al ripostiglio trovato all'interno del tempio di Chateaubleau e a destra il mio esemplare. Se da foto si apprezza fino a un certo punto, vi posso assicurare che dal vivo, cambiando anche le condizioni di luce, è evidente l'identità di conio sia al dritto che al rovescio.

Un interessante lavoro di Gricourt-Hollard "L'articulation des frappes de bronze et de billon dans la production de l'atelier II sous Postume" propone una datazione indiretta del pezzo (nel senso che questo studio non prende in esame il pezzo in questione ma il Bastien 178 che ne condivide il conio del dritto):

artic.jpg.21f0620c3147a0f08acf5ffc4459c4c7.jpg

e questa è l'immagine del pezzo catalogato da Bastien al 178a:

bast178a.jpg.09680b92afb655e9aef636444c6d3ee6.jpg

Come potete vedere, al di là delle interessanti identità di conio, l'articolo a firma di Gricourt-Hollard tende a individuare delle corrispondenze stilistiche e tipologiche tra le emissioni di bronzo proprie dell'Atelier II e un gruppo di antoniniani imitativi legati tra loro da identità di conio... per dimostrare (e ci riescono in maniera evidente!) che l'Atelier II non ha prodotto solamente grandi bronzi ma anche antoniniani, produzione che poi è diventata esclusiva una volta abbandonata quella dei grandi bronzi... una sorta di riconversione dell'officina. Tassello molto importante questo nello studio del 1987 dell'Atelier II perchè diventerà negli anni a venire un punto chiave per sostenere la tesi attuale di Pilon: l'Atelier II va individuato nell'officina 1 di Chateaubleau.

Per ora, il mio studio e la mia analisi si fermano qui... il libro di Pilon (questo: https://www.academia.edu/30806742/L_atelier_monétaire_de_Châteaubleau_Officines_et_monnayages_d_imitation_du_IIIe_siècle_dans_le_nord-ouest_de_l_Empire) mi è arrivato un paio di giorni fa e ho appena iniziato la lettura, per cui ancora non mi addentro sull'analisi degli indizi e dei fatti che portano a questa sensazionale conclusione... già così ritengo che ci sia abbastanza materiale interessante in questa discussione, materiale a cui va aggiunto anche questo pezzo discusso qualche giorno fa qui:

Infine, se volete avere un'idea di come doveva presentarsi il santuario dei ritrovamenti citati in questa discussione, non dovete far altro che trovare le corrispondenze della pianta dello stesso con la seconda delle vignette riportate nella discussione di ieri :)

Spero di non avervi annoiato troppo e soprattutto di essere riuscito a trasmettervi un po' del mio entusiasmo nel vedere che tutti i miei studi e le mie ricerche nel campo delle imitative stanno iniziando a trovare dei riscontri oggettivi sulle monete, tondelli consunti e bruttarelli che - un po' snobbati (per fortuna mia!) dal mercato numismatico - son finiti nella mia collezione. Ormai credo vi sia chiaro che tra i miei intenti c'è quello di fare opera di condivisione delle monete che raccolgo, credo che formare una sorta di banca dati di informazioni e notizie possa essere utile per tutti oltre che interessante. E' grazie ai confronti reciproci che si possono trovare elementi utili per la ricerca generale! Inoltre, il collezionismo inteso come geloso possesso del pezzo non mi appartiene... certo, la monete ce l'ho fisicamente io, ma idealmente la condivido con tutta la comunità numismatica affinché resti a disposizione per eventuali studi futuri anche da parte di altri utenti... se @gpittini sette anni fa non avesse postato quella foto di quel doppio sesterzio bruttarello e insignificante per molti... be', nessuno avrebbe saputo della sua identità di conio, della provenienza dei suoi "fratelli" ecc ecc, quindi: CONDIVISIONE SIA!

 

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grigioviola

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Dimenticavo di aggiungere la bibliografia, per chi volesse approfondire l'argomento.

- D. Gricourt, D. Hollard, "L'articulation des frappes de bronze et de billon dans la production de l'atelier II sous Postume", CahNum 93, 1987
- Tresor Monetaires XIII, 1992
- F. Pilon, "La fabrication de monnaies d'imitation frappées et coulés à Chateaubleau" TM XVII, 1999
- F. Pilon, "Unofficial cast coinage in 3rd-c. Gaul at Chateaubleau", JRA 2004
- F. Pilon, "L’atelier monétaire de Châteaubleau Officines et monnayages d’imitation du IIIe siècle dans le nord-ouest de l’Empire", 2016

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gpittini
Supporter

DE GREGE EPICURI

@grigioviolaComplimenti, buona lettura di Pilon, e sorattutto: spero di leggerti fra non troppo tempo anche in cartaceo su questo argomento! Sono felice di aver contribuito, a partire dal 2011, al tuo interesse per il Regno delle Gallie ed alle tue riflessioni originali.

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grigioviola
Il 19/10/2018 alle 20:59, gpittini dice:

Sono felice di aver contribuito, a partire dal 2011, al tuo interesse per il Regno delle Gallie ed alle tue riflessioni originali.

Assai più che "semplicemente" contribuito: mi hai dato una forte spinta motivazionale poi nel tempo rafforzata dalle ricerche da te compiute nel corso degli anni! Direi un enorme contributo!!!

E per proseguire con questa discussione, ecco qui l'ultima new entry fresca fresca di ieri sera (motivo delle foto ancora non eccelse):

postume01.jpg.983225aaa9665650cc20a57f2db784ec.jpgpost01.thumb.jpg.29314e8006240306c20bcc82a828fc2a.jpg

postume02.jpg.d091edb154f808b9976cad08d1b2806b.jpgpost02.thumb.jpg.7b24ab8796ff401c152cd18479e94c31.jpg

Un altro esemplare che, per quello che si può giudicare dalle foto sembra condividere gli stessi conii.

In quest'ultimo tuttavia si notano meglio i residui delle lettere nei campi al rovescio S-C che invece sono molto evanescenti (se non addirittura apparentemente assenti) negli altri due esemplari.

Ora, mi mancano le immagini del libro di Bastien con cui i compilatori del catalogo dei rinvenimenti di Chateaubleau dicono che il pezzo al num. 7 condivide entrambi i conii di dritto e di rovescio... tuttavia direi che che le se identità vi è, dovrebbero esserci anche le lettere SC che invece non sono citate nella descrizione del pezzo al num. 7 (omissione? oppure anche i pezzi censiti da Bastien le presentano così evanescenti da non essere notate?).

Al di là di tutto, conformazione dei tondelli e livello dei rilievi in generale, mi portano a domandarmi se questo gruppo di sesterzi condivida più che gli stessi conii di dritto e rovescio, le medesime impronte e siano quindi un gruppo di monete ottenute per fusione (tecnica utilizzata nell'Atelier II identificato in Chateaubleau). Voi che dite? Le ritenete coniate oppure fuse?

 

 

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