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grigioviola

Postumo, Taranis e il dio con la ruota

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grigioviola

In ambito celtico ritorna spesso una figura mitologica generalmente rappresentata barbuta e talvolta associata alla ruota o solamente rappresentata da quest'ultima.

Si è molto dibattuto sull'attribuzione di un nome a questa divinità e una serie di rappresentazioni associate ad alcune dediche hanno spinto gli studiosi a identificare la divinità con Taranis (il cui nome significava "dio del tuono o dio tonante"), che troverebbe il suo corrispondente in Giove nel pantheon dei latini.

Una delle sintesi migliori di questo insieme di rappresentazioni e attributi è data dalla famosa statua rinvenuta a Châtelet-sur-Meuse che rappresenta il cosiddetto "dio con la ruota" con in mano un probabile fascio di fulmini (tipico attributo del latino Giove):

iupiter.thumb.JPG.4b4ae0d333699f2e485eccb986dc9a46.JPG

Un articolo disponibile in rete a questo link (http://bifrost.it/CELTI/Museo/Archeologia-Taranis.html#Chatelet) ben spiega questa figura mitologica:

Cita

Iconografia del «dio con la ruota»

«Dio con la ruota» è il nome che gli archeologi dànno a una divinità presente in diverse figurazioni gallo-romane: un personaggio barbuto, nudo, che si appoggia o regge in pugno una ruota con un numero variabile di raggi. Esso sembra anche presente in un pannello del calderone di Gundestrup. ①

Tra le più note immagini del «dio con la ruota», ricordiamo la statuetta di Châtelet (dép. Haute-Marne, Francia), sotto riportata, dove un uomo barbuto, nudo, regge con la mano sinistra una ruota a sei raggi, deposta al suolo accanto a sé, e impugna nella destra, sollevata, quello che sembra il simbolo classico del fulmine ②. C'è poi la statua proveniente da Séguret (dép. Vaucluse, Francia), l'antico territorio degli Avantici, dove il dio si appoggia con la destra a una ruota a dieci raggi. C'è anche la matrice di una statua che tiene una ruota in ambedue le mani, proveniente da Caer Llyon, l'antica Isca Silurum (Galles, Regno Unito). ③

Spesso compare il simbolo della ruota, ma senza la figura divina. ④ Un altare rinvenuto presso Laudan (dép. Gard, Francia) presenta su ambedue i lati un'aquila e una ruota a cinque raggi. Un altro proveniente da Rousset-les-Vignes (dép. Drôme, Francia) mostra una ruota a sei raggi tra due fulmini. A Montmirat (dép. Gard) è venuto alla luce un frammento di altare con una ruota a nove raggi, sotto cui era effigiato un fulgur conditum (si segnalava così un luogo reso sacro dalla caduta di un fulmine). Su un altare a Vauvert, presso Nîmes (dép. Gard), troviamo su una facciata una ruota con otto raggi e su ambedue i lati un fulmine stilizzato. Piccole ruote, chiamate dagli archeologi rouelles, erano portate come amuleto tanto in Gallia quanto in Britannia ⑤.

La mancanza di immagini fornite di esplicite iscrizioni non facilita il tentativo di attribuire un nome al «dio con la ruota». C'è però la statua di Landouzy-la-Ville (dép. Aisne, Francia), che è dedicata a I.O.M., tradizionale sigla per Iuppiter Optimus Maximus. Anche l'altare di Rousset-les-Vignes, sopra citato, riporta una dedica a Iuppiter. ⑥

Sembra dunque accettato che il «dio con la ruota» fosse stato interpretato in epoca romana con Iuppiter. Si tratta probabilmente della stessa divinità celtica che Caius Iulius Caesar definiva «re degli dèi», per quanto le attribuisse un posto di importanza secondaria nel pántheon gallico, essendo il massimo culto tributato a Mercurius:

 

Deorum maxime Mercurium colunt [...]. post hunc Apollinem et Martem et Iouem et Minerua. de his eandem fer quam reliquae gentes habent hopinionem: Apollinem morbos depellere, Mineruam operum atque artificiorum initia tradere, Iouem imperium caelestium tenere, Martem bella regere.

Il dio che i Galli onorano di più è Mercurius [...]. Dopo di lui adorano Apollo, Mars, Iuppiter e Minerva. Essi si fanno di questi dèi pressappoco la stessa idea degli altri popoli: Apollo guarisce dalle malattie, Minerva insegna i princìpi dei lavori manuali, Iuppiter è il signore degli altri dèi, Mars presiede alla guerra.
Caesar: De bello Gallico [VI: 17]

L'identificazione con Iuppiter ci permette forse di risalire al nome gallico del «dio con la ruota». Un'iscrizione rinvenuta a Skradin (Šibensko-Kninska Županija, Croazia) è infatti dedicata a «IOVI TA/RANVCO» (CIL [iii: 2804]); un'altra iscrizione, rinvenuta in Aquitania, a Bourganeuf (dép Creuse, Francia), e purtroppo mutila, appare invece dedicata a «I O M / TARANVEN[†...» (AE [1961: 159]) (forse una forma aggettivale *Taranuensis). Questi epiteti rimandano alla sfera del dio Taranis, il «tonante», dio conosciuto attraverso un numero assai limitato di iscrizioni, provenienti dall'intera area celtica (Gallia, Britannia, Germania, Dalmatia) ⑦. Il nomen Taranis è anche confermato in verso di Lucanus, il quale allude ai sanguinosi sacrifici che i Galli dedicavano al dio:

...et Taranis Schythicae non mitior ara Dianae. ...e l'ara di Taranis non più mite di quella di Diana scitica.
Marcus Annaeus Lucanus: Pharsalia [I: ]

Sembra dunque di poter associare tra loro le mute immagini del «dio con la ruota» con il nomen divinum Taranis, attraverso la comune interpraetatio latina con Iuppiter.


 

 Museo : [Calderone di Gundestrup > Pannello interno C]
  Infra: [ Altare di Rousset-les-Vignes]
 Saggi : [Iuppiter/Taranis > Il «dio con la ruota»]
 Saggi: [Iuppiter/Taranis > Significato della ruota]
 Infra: [Rouelles]
 Infra: [Altare di Rousset-les-Vignes]
 Fonti: [Epigrafia gallo-romana > Iuppiter | Taranis | Taranuc(n)us]

Numismaticamente parlando, troviamo una possibile rappresentazione di questa divinità in un sesterzio di emissione locale di Postumo.

La moneta in questione proviene dal famoso Atelier II identificato con il sito di Chateaubleau a cui ho dedicato diversi interventi poi sintetizzati in questa discussione: 

Tale moneta è nota in due esemplari di cui uno proveniente dal ripostiglio di Mericourt-L'Abbé che trovate analizzato invece in questa discussione: 

Su questi due pezzi, Daniel Gricourt e Dominique Hollard hanno scritto un interessante saggio "Taranis, le dieu celtique a la roue remarques preliminaires" che potete leggere qui: https://www.persee.fr/doc/dha_0755-7256_1990_num_16_2_1491

L'esemplare proveniente dal ripostiglio di Mericourt-L'Abbé è stato venduto dal noto negozio numismatico francese CGB e queste sono le immagini del dritto e del rovescio:

1810056999_taranismca.thumb.jpg.8fdc4f16026a0df187f6466f3e53a285.jpg

Per meglio comprendere il rovescio, Gricourt e Hollard analizzano entrambi i tipi noti e ne fanno poi una sintesi grafica:

taran--art.jpg.14b16e979e145663989f095568afeaa3.jpg

tarann.jpg.9b98bd9d9e8826dd7ae752131deccabd.jpg

Ora, dopo questa breve analisi, volevo portarvi all'attenzione quest'altro esemplare imitativo che sarà venduto alla prossima asta iNumis di giugno:

taranis.thumb.jpg.55bbc8ebdee159c28bdaa5bad7203226.jpg

Postume, double sesterce, contrefaçon, atelier II, c.266
A/légende dégénérée; Tête radiée à droite
R/légende dégénérée; Galère à droite
Bronze 23,0 mm 9,14 g 12 h
TTB, RR
SENA 97 cf.m p.420
Proche de l'exemplaire m du catalogue dressé par D. Hollard, Cahiers de la SENA, 97, 1988, pp.414-422

Il particolare che ha suscitato il mio interesse sta al dritto e in particolar modo alla O stilizzata della legenda che qui viene fusa con la P dando origine a una vera e propria ruota (anche se con soli 4 raggi) che a mio avviso non trova una soddisfacente spiegazione nella mera degenerazione della legenda. Di sicuro l'incisore era illetterato, come lo era del resto anche l'autore del pezzo discusso in precedenza (probabilmente la matrice del dritto era stata ricavata da un pezzo ufficiale, ragione della correttezza della legenda rispetto a quella del rovescio!), ma non si spiega la rappresentazione delle lettere PO in una ruota... la O e la P sono tutto sommato facilmente riproponibili, specialmente la O. Il fatto che qui appaia in forma di ruota secondo me implica che l'incisore ha inteso la ruota quale parte integrante della legenda del dritto quasi fosse attributo identificativo della raffigurazione che sicuramente doveva sapere appartener all'imperatore Postumo, ma evidentemente qui interpretato come identificato in una divinità (locale?): busto nudo (non c'è traccia né di corazza né di drappeggio di mantello), barbuto e associato a una ruota... elementi che non possono non far pensare al dio celtico con la ruota (sia esso o meno Taranis).

In più, nel sito di Chateaubleau sono attestati molteplici strutture di culto principali e secondarie. Di sicuro il santuario principale era legato a una fonte sorgiva locale e quindi a divinità d'acqua con poteri benefici e guaritrici, identificate in Mercurio Solitumaros (vedi: https://www.persee.fr/doc/dha_0755-7256_1999_num_25_2_1542), ma vi erano anche altri edifici di culto legati ad altre divinità locali come Epona di cui nel sito in questione sono state trovate diverse statuette di cavallo di chiara origine ex-voto (vedi https://www.persee.fr/doc/racf_0220-6617_1998_num_37_1_2790).

Unendo un po' i ritrovamenti archeologici, le scoperte numismatiche e alcune suggestioni tutti legati a questo importantissimo sito, perché non cercare un riscontro delle simbologie rappresentate in queste emissioni locali con la presenza di luoghi di culto di grande frequentazione e importanza per le popolazioni della regione?

E' ipotizzabile anche la presenza del culto di Taranis a Chateaubleau? O comunque è possibile legare il cavallo e la ruota a simbologie cultuali locali? Chi lo sa... probabilmente le mie sono solo suggestioni e andrebbero approfondite con i riscontri archeologici...

 

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