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Postumo, Taranis e il dio con la ruota


grigioviola
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In ambito celtico ritorna spesso una figura mitologica generalmente rappresentata barbuta e talvolta associata alla ruota o solamente rappresentata da quest'ultima.

Si è molto dibattuto sull'attribuzione di un nome a questa divinità e una serie di rappresentazioni associate ad alcune dediche hanno spinto gli studiosi a identificare la divinità con Taranis (il cui nome significava "dio del tuono o dio tonante"), che troverebbe il suo corrispondente in Giove nel pantheon dei latini.

Una delle sintesi migliori di questo insieme di rappresentazioni e attributi è data dalla famosa statua rinvenuta a Châtelet-sur-Meuse che rappresenta il cosiddetto "dio con la ruota" con in mano un probabile fascio di fulmini (tipico attributo del latino Giove):

iupiter.thumb.JPG.4b4ae0d333699f2e485eccb986dc9a46.JPG

Un articolo disponibile in rete a questo link (http://bifrost.it/CELTI/Museo/Archeologia-Taranis.html#Chatelet) ben spiega questa figura mitologica:

Cita

Iconografia del «dio con la ruota»

«Dio con la ruota» è il nome che gli archeologi dànno a una divinità presente in diverse figurazioni gallo-romane: un personaggio barbuto, nudo, che si appoggia o regge in pugno una ruota con un numero variabile di raggi. Esso sembra anche presente in un pannello del calderone di Gundestrup. ①

Tra le più note immagini del «dio con la ruota», ricordiamo la statuetta di Châtelet (dép. Haute-Marne, Francia), sotto riportata, dove un uomo barbuto, nudo, regge con la mano sinistra una ruota a sei raggi, deposta al suolo accanto a sé, e impugna nella destra, sollevata, quello che sembra il simbolo classico del fulmine ②. C'è poi la statua proveniente da Séguret (dép. Vaucluse, Francia), l'antico territorio degli Avantici, dove il dio si appoggia con la destra a una ruota a dieci raggi. C'è anche la matrice di una statua che tiene una ruota in ambedue le mani, proveniente da Caer Llyon, l'antica Isca Silurum (Galles, Regno Unito). ③

Spesso compare il simbolo della ruota, ma senza la figura divina. ④ Un altare rinvenuto presso Laudan (dép. Gard, Francia) presenta su ambedue i lati un'aquila e una ruota a cinque raggi. Un altro proveniente da Rousset-les-Vignes (dép. Drôme, Francia) mostra una ruota a sei raggi tra due fulmini. A Montmirat (dép. Gard) è venuto alla luce un frammento di altare con una ruota a nove raggi, sotto cui era effigiato un fulgur conditum (si segnalava così un luogo reso sacro dalla caduta di un fulmine). Su un altare a Vauvert, presso Nîmes (dép. Gard), troviamo su una facciata una ruota con otto raggi e su ambedue i lati un fulmine stilizzato. Piccole ruote, chiamate dagli archeologi rouelles, erano portate come amuleto tanto in Gallia quanto in Britannia ⑤.

La mancanza di immagini fornite di esplicite iscrizioni non facilita il tentativo di attribuire un nome al «dio con la ruota». C'è però la statua di Landouzy-la-Ville (dép. Aisne, Francia), che è dedicata a I.O.M., tradizionale sigla per Iuppiter Optimus Maximus. Anche l'altare di Rousset-les-Vignes, sopra citato, riporta una dedica a Iuppiter. ⑥

Sembra dunque accettato che il «dio con la ruota» fosse stato interpretato in epoca romana con Iuppiter. Si tratta probabilmente della stessa divinità celtica che Caius Iulius Caesar definiva «re degli dèi», per quanto le attribuisse un posto di importanza secondaria nel pántheon gallico, essendo il massimo culto tributato a Mercurius:

 

Deorum maxime Mercurium colunt [...]. post hunc Apollinem et Martem et Iouem et Minerua. de his eandem fer quam reliquae gentes habent hopinionem: Apollinem morbos depellere, Mineruam operum atque artificiorum initia tradere, Iouem imperium caelestium tenere, Martem bella regere.

Il dio che i Galli onorano di più è Mercurius [...]. Dopo di lui adorano Apollo, Mars, Iuppiter e Minerva. Essi si fanno di questi dèi pressappoco la stessa idea degli altri popoli: Apollo guarisce dalle malattie, Minerva insegna i princìpi dei lavori manuali, Iuppiter è il signore degli altri dèi, Mars presiede alla guerra.
Caesar: De bello Gallico [VI: 17]

L'identificazione con Iuppiter ci permette forse di risalire al nome gallico del «dio con la ruota». Un'iscrizione rinvenuta a Skradin (Šibensko-Kninska Županija, Croazia) è infatti dedicata a «IOVI TA/RANVCO» (CIL [iii: 2804]); un'altra iscrizione, rinvenuta in Aquitania, a Bourganeuf (dép Creuse, Francia), e purtroppo mutila, appare invece dedicata a «I O M / TARANVEN[†...» (AE [1961: 159]) (forse una forma aggettivale *Taranuensis). Questi epiteti rimandano alla sfera del dio Taranis, il «tonante», dio conosciuto attraverso un numero assai limitato di iscrizioni, provenienti dall'intera area celtica (Gallia, Britannia, Germania, Dalmatia) ⑦. Il nomen Taranis è anche confermato in verso di Lucanus, il quale allude ai sanguinosi sacrifici che i Galli dedicavano al dio:

...et Taranis Schythicae non mitior ara Dianae. ...e l'ara di Taranis non più mite di quella di Diana scitica.
Marcus Annaeus Lucanus: Pharsalia [I: ]

Sembra dunque di poter associare tra loro le mute immagini del «dio con la ruota» con il nomen divinum Taranis, attraverso la comune interpraetatio latina con Iuppiter.


 

 Museo : [Calderone di Gundestrup > Pannello interno C]
  Infra: [ Altare di Rousset-les-Vignes]
 Saggi : [Iuppiter/Taranis > Il «dio con la ruota»]
 Saggi: [Iuppiter/Taranis > Significato della ruota]
 Infra: [Rouelles]
 Infra: [Altare di Rousset-les-Vignes]
 Fonti: [Epigrafia gallo-romana > Iuppiter | Taranis | Taranuc(n)us]

Numismaticamente parlando, troviamo una possibile rappresentazione di questa divinità in un sesterzio di emissione locale di Postumo.

La moneta in questione proviene dal famoso Atelier II identificato con il sito di Chateaubleau a cui ho dedicato diversi interventi poi sintetizzati in questa discussione: 

Tale moneta è nota in due esemplari di cui uno proveniente dal ripostiglio di Mericourt-L'Abbé che trovate analizzato invece in questa discussione: 

Su questi due pezzi, Daniel Gricourt e Dominique Hollard hanno scritto un interessante saggio "Taranis, le dieu celtique a la roue remarques preliminaires" che potete leggere qui: https://www.persee.fr/doc/dha_0755-7256_1990_num_16_2_1491

L'esemplare proveniente dal ripostiglio di Mericourt-L'Abbé è stato venduto dal noto negozio numismatico francese CGB e queste sono le immagini del dritto e del rovescio:

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Per meglio comprendere il rovescio, Gricourt e Hollard analizzano entrambi i tipi noti e ne fanno poi una sintesi grafica:

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tarann.jpg.9b98bd9d9e8826dd7ae752131deccabd.jpg

Ora, dopo questa breve analisi, volevo portarvi all'attenzione quest'altro esemplare imitativo che sarà venduto alla prossima asta iNumis di giugno:

taranis.thumb.jpg.55bbc8ebdee159c28bdaa5bad7203226.jpg

Postume, double sesterce, contrefaçon, atelier II, c.266
A/légende dégénérée; Tête radiée à droite
R/légende dégénérée; Galère à droite
Bronze 23,0 mm 9,14 g 12 h
TTB, RR
SENA 97 cf.m p.420
Proche de l'exemplaire m du catalogue dressé par D. Hollard, Cahiers de la SENA, 97, 1988, pp.414-422

Il particolare che ha suscitato il mio interesse sta al dritto e in particolar modo alla O stilizzata della legenda che qui viene fusa con la P dando origine a una vera e propria ruota (anche se con soli 4 raggi) che a mio avviso non trova una soddisfacente spiegazione nella mera degenerazione della legenda. Di sicuro l'incisore era illetterato, come lo era del resto anche l'autore del pezzo discusso in precedenza (probabilmente la matrice del dritto era stata ricavata da un pezzo ufficiale, ragione della correttezza della legenda rispetto a quella del rovescio!), ma non si spiega la rappresentazione delle lettere PO in una ruota... la O e la P sono tutto sommato facilmente riproponibili, specialmente la O. Il fatto che qui appaia in forma di ruota secondo me implica che l'incisore ha inteso la ruota quale parte integrante della legenda del dritto quasi fosse attributo identificativo della raffigurazione che sicuramente doveva sapere appartener all'imperatore Postumo, ma evidentemente qui interpretato come identificato in una divinità (locale?): busto nudo (non c'è traccia né di corazza né di drappeggio di mantello), barbuto e associato a una ruota... elementi che non possono non far pensare al dio celtico con la ruota (sia esso o meno Taranis).

In più, nel sito di Chateaubleau sono attestati molteplici strutture di culto principali e secondarie. Di sicuro il santuario principale era legato a una fonte sorgiva locale e quindi a divinità d'acqua con poteri benefici e guaritrici, identificate in Mercurio Solitumaros (vedi: https://www.persee.fr/doc/dha_0755-7256_1999_num_25_2_1542), ma vi erano anche altri edifici di culto legati ad altre divinità locali come Epona di cui nel sito in questione sono state trovate diverse statuette di cavallo di chiara origine ex-voto (vedi https://www.persee.fr/doc/racf_0220-6617_1998_num_37_1_2790).

Unendo un po' i ritrovamenti archeologici, le scoperte numismatiche e alcune suggestioni tutti legati a questo importantissimo sito, perché non cercare un riscontro delle simbologie rappresentate in queste emissioni locali con la presenza di luoghi di culto di grande frequentazione e importanza per le popolazioni della regione?

E' ipotizzabile anche la presenza del culto di Taranis a Chateaubleau? O comunque è possibile legare il cavallo e la ruota a simbologie cultuali locali? Chi lo sa... probabilmente le mie sono solo suggestioni e andrebbero approfondite con i riscontri archeologici...

 

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  • 2 years later...

A distanza di qualche anno ritorno su questa moneta perché ho il desiderio di approfondire lo studio e la presentazione dell'esemplare.

I casi della vita mi hanno riproposto la moneta che ora, complice un prezzo maggiormente appetibile e abbordabile, ho inserito in collezione. Aggiungo una foto dell'esemplare non tanto per la qualità della stessa (che devo dire è alquanto penosa!) ma solo per darvi un'idea più verosimile della patina reale che è molto più viva e brillante rispetto alla vecchia foto dell'inserzione di vendita.

IMG-20211011-WA0007.jpeg

Tuttavia l'attenzione va di nuovo alla rappresentazione e al suo carico simbolico che voglio un attimo ripercorrere con voi (giusto per fissarmi qualche appunto per i miei futuri approfondimenti).

La legenda non permette una decodificazione precisa del presunto modello utilizzato dall'artigiano locale che ha approntato il conio. Un po' a fatica quanto riproposto graficamente al dritto si può "tradurre" con una pseudo legenda di questo tipo:

D\ "⊕ |-|\/||||||     L|"

e non c'è modo di abbinarvi nessuna delle formule tipicamente adottate per i sesterzi di Postumo: ad esempio la classica "IMP CM CASS LAT POSTVMVS PF AVG" o forme più brevi e sincopate.

Passando allo stile del ritratto si può dire tranquillamente che esso non presta fianco alcuno ad eventuali difficoltà legate a una attribuzione locale: è chiaramente una emissione imitativa dallo stile piuttosto "rozzo" sebbene dotato di una sua artisticità tipicamente "gallo-celtica".

Anche l'identificazione dell'autorità emittente non comporta particolari difficoltà. Si tratta di Postumo, a prescindere dalla leggibilità della legenda: testa radiata, barbuta ed emissioni pesanti in bronzo sono tre elementi che in ambito gallico nel III possono essere ricondotte esclusivamente a questo usurpatore locale.

Tuttavia con l'esemplare in questione si può osare ulteriormente - pur con tutte le difficoltà e cautele interpretative del caso - proprio grazie a due esemplari di sesterzi imitativi riconducibili all'Atelier II (grosso centro di produzione a uso fraudolento identificato da Bastien come Atelier II e "archeologicamente" da Pilon come Chateaubleau).

I sesterzi in questione li avevo citati nel mio precedente messaggio riportando uno dei due esemplari noti venduto da CGB qualche anno fa. Oggi vi propongo anche l'altro esemplare in una foto tratta da una pubblicazione in B/N non eccelsa ma che comunque consente una buona leggibilità del tipo a differenza dell'esemplare presente negli archivi di CGB:

taranis.jpg

La figura presente al rovescio, come già accennavo nella mia precedente esposizione, è stata identificata senza ombra di dubbio alcuno con la divinità celtica Taranis grazie alla presenza nel campo a destra di una ruota, simbolo che tradizionalmente identifica questa divinità celtica.

La ruota è da intendersi quale simbologia celeste che incarna vari significati: dal movimento cosmico dell'universo al movimento quotidiano e annuale del sole fino al rombo stesso del tuono che accompagna il fulmine che era considerato dagli antichi come una emanazione del fuoco solare.

Il dio con la ruota quindi è identificato tra le divinità del pantheon celtico con Taranis da numerosi studiosi e i numismatici Hollard, Gricourt e Pilon a varie occasioni trattando di questa coppia di sesterzi condividenti questo medesimo strano rovescio hanno convenuto senza ombra di dubbio sull'identificazione di tale figura maschile con il dio celtico Taranis.

Il Taranis presente nella statuaria gallo-romana giunto fino a noi in varie forme (statuette di bronzo, bassorilievi, statue equestri in pietra...) viene sempre identificato come una figura generalmente nuda (talvolta ammantata), barbuta e con lunghi capelli abbinata appunto a una ruota a vari raggi (o in mano o appoggiata ai piedi o retta a mo' di scudo).

Nei due sesterzi provenienti dall'Atelier II la divinità presenta anche una corona radiata che probabilmente, nelle intenzioni dell'incisore, doveva collegarsi all'imperatore come sua diretta personificazione (Postumo che incarna Taranis, il dio tonante con la ruota) e anche a Giove (dio del tuono e delle folgori che con le contaminazioni religiose romane aveva "assorbito" la figura di Taranis).

Ritornando ora alla moneta da me presa in analisi, in un simile contesto non si può quindi non pensare di attribuire alla rappresentazione al dritto un senso "altro", un significato ulteriore a quello della mera rappresentazione dell'autorità imperiale ovvero la rappresentazione trasfigurata in divinità dell'imperatore e nella fattispecie raffigurato con i tratti tipici (e romanizzati) di Taranis: nudità eroica, capello folto, volto barbuto, corona radiata e simbolo solare-celeste della ruota.

Sull'attribuzione della zecca di emissione all'Atelier II-Chateaubleau l'analisi richiede ancora approfondimenti. Indubbiamente la ruota è un elemento comune, sebbene la resa stilistica della stessa sia diversa (quattro raggi una emissione e otto l'altra). Come pure più rozza e stilizzata è anche la fattura di tutta la moneta che quanto meno la colloca in un arco temporale leggermente successivo (anche a Chateaubleau l'ultima fase della produzione fraudolenta fu caratterizzata da emissioni di fattura estremamente rozza e stilizzata).

A deporre a favore dell'Atelier II c'è indubbiamente la produzione in questa officina locale del tipo LAETITIA con galea al rovescio che, stilisticamente, presenta delle connessioni con questo esemplare. Tuttavia si tratta di una tipologia di rovescio frequentemente imitata, forse tra i tipi più riprodotti a livello imitativo tra i rovesci bronzei di Postumo, quindi non può ritenersi un elemento inconfutabile.

Tuttavia, se non risulta certa l'attribuzione al centro produttivo, sicuramente appare concreta la presenza dell'elemento ruota come segno di continuità e permanenza di un culto locale autoctono che continuò a sopravvivere nonostante la romanizzazione dei costumi della popolazione gallica.

Un'altra singolarità di questa moneta è la rappresentazione "eroica" a busto nudo dell'imperatore che non era così usuale nelle emissioni bronzee di Postumo (non presente a memoria nelle serie ufficiali e non comune nemmeno in quelle locali). Un altro esemplare con busto nudo proviene sempre dall'Atelier II l'avevo presentato all'interno di questa discussione: 

Infine un'attenta analisi meriterebbe pure la legenda. Sulla degenerazione delle lettere delle emissioni locali si possono fare varie congetture, rimane tuttavia un dato certo che essa parte da una legenda o comunque da una "lettura di una possibile legenda che l'incisore crede corretto abbinare a una data raffigurazione".
Avendo l'autore del conio in testa la personificazione del dio Taranis, potrebbe aver tentato di riportarne il nome in legenda? Magari come "attributo distintivo" da aggiungere al nome dell'imperatore?
Le lettere  Δ...P C M O I  Π presenti nel rovescio dei due sesterzi con Taranis, possono essere state a loro volta un tentativo per codificare in legenda la figura? in caso affermativo, si possono riscontrare nella pseudo legenda di quest'altro esemplare?
Ponendo le due iscrizioni a un mero confronto visivo sembra non emergere nulla di significativo:

Δ...P C M O I  Π
⊕ |-|\/||||||     L|

tuttavia i nostri occhi non sono quelli dei romani del III secolo e in particolar modo degli abitanti della Gallia e chissà che con uno sguardo privo delle architetture mentali attuali non si riesca a decifrare qualcosa in quelli che a noi sembrano solo segni privi di alcun significato...

Domande e ancora domande, poche risposte e ancor meno certezze. Un pezzo interessante che lascia aperti molti interrogativi e tante suggestioni.

 

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Supporter

Ti ho letto tutto di un fiato e con estremo interesse. Un argomento molto affascinante che può davvero aprire nuovi scenari. La moneta e' splendida (se riesci, puoi postare anche il rovescio?).

Parlavi di "emissioni pesanti in bronzo"; 

2 ore fa, grigioviola dice:

Si tratta di Postumo, a prescindere dalla leggibilità della legenda: testa radiata, barbuta ed emissioni pesanti in bronzo sono tre elementi che in ambito gallico nel III possono essere ricondotte esclusivamente a questo usurpatore locale.

Questo esemplare, seppure imitativo, quanto pesa e che diametro ha?

Infine: così di primo acchito, a proposito della legenda di dritto, mi venivano vagamente in mente i caratteri dell'alfabeto greco. Sicuramente sarà una assurdità😉

Ciao e complimenti!

Stilicho

Edited by Stilicho
integrazione
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La moneta pesa poco meno di 10gr (9,14gr per la cronaca).

Il greco è suggestivo e devo dire che ci avevo pensato ma non credo sia possibile... Anche se esiste una iscrizione trovata in Gallia in greco:

Archeologia-Taranis-1-Orgon-1.jpeg

Ma risale al II secolo a.C. e quindi è improbabile che sia stata ripresa, ma... Chissà... Sono convinto che quella legenda potrebbe comunque dire qualcosa una volta trovata una chiave di lettura adeguata.

 

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Supporter

DE GREGE EPICURI

Complimenti per l'acquisto della splendida moneta, e per le riflessioni. Che si tratti di Postumo, mi pare indubbio. Non so se la ruota può esser considerata parte della legenda, perchè a me sembra un po' decentrata, come se fosse piuttosto collocata nel campo, dietro alla testa.

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Salve @grigioviola, la perseveranza è premiata, complimenti per questo acquisto interessantissimo e la tua analisi.

Concordo, se la tua moneta è stata coniata nell’atelier II, è una produzione tarda, coeva alla disorganizzazione della zecca clandestina, intorno al 266/267, con uno stile più rozzo e delle legende degenerate. 

Vorrei condividere al riguardo un bronzo molto intrigante, descritto in un articolo di Hollard e Gricourt del 1997, raffigurante un personnagio che gli autori identificano con Lug, dio assimilato dai romani a Mercurio, pure condividendo con Apollo numerosi poteri ed caratteristiche. 

https://www.persee.fr/doc/dha_0755-7256_1997_num_23_1_2334

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Il rovescio s’ispira chiaramente della tipologia incontrata per degli antoniniani ufficiali e dei rari bronzi dell’atelier II, con legenda NEPTVNO REDVCI.

 

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Ma la postura è più dinamica, e si vede (ma non è distinguibile sulla foto sfocata n°2) sul braccio sinistro un uccello (corvo?) e nella mano destra, il delfino è stato sostituito da una specie di volatile (gallo, aquila?) che sembra sdraiato sulla schiena, le zampe in aria.

Due esemplari erano conosciuti quando l’articolo è stato pubblicato. Il primo (n°2) è apparso in una vendita tedesca nel 1942, l’altro (n°1a e 1b) venne più recentemente a conoscenza di Hollard e Gricourt e faceva parte di una collezione privata. Osservando bene le foto delle due monete, risultava chiaro che il conio (Hollard parla di coniazione e non di monete fuse) era stato ripreso:  in basso a destra, una T della legenda è stata cambiata con una S. 

Gricourt e Hollard, con diversi argomenti di una grande erudizione e che rinuncio a riassumere qui, propongono una lettura molto audace, SVTVS AVG (letteralmente il cucito augusto, ossia l’augusto in vincoli), ma una lettura più semplice potrebbe anche essere AVGVSTVS, con delle lettere invertite o capovolte (AVGSVTVS) come il S/C del campo o il POSVTMVS al dritto.

L’incisore sarebbe (soltanto per il rovescio?) lo stesso operaio del doppio sesterzio di « Taranis » alla ruota, identificato da Gricourt come lo scalptor « L » dell’atelier II, che inoltre, inserisce ogni tanto delle lettere greche nelle legende. 

Poi è apparso nel 2016 questo bronzo, in una vendita della casa numismatica Boule:

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https://www.sixbid.com/en/boule/3158/roman-empire/2646042/postume-260-268-sesterce-imitation-gauloise?term&orderCol=lot_number&orderDirection=asc&priceFrom&displayMode=large&auctionSessions=2736|64809&sidebarIsSticky=false

È una versione ancore diversa, forse intermedia tra i due bronzi precedenti, con la S che è già stata sostituita alla T, mentre l’uccello sul braccio sinistro che tiene il tridente è interamente scomparso. Si può anche osservare che il centraggio, al dritto e al rovescio, è identico per i tre bronzi. Monete fuse? E fatte con uno stampo modificato e capace di resistere a diverse cotture? 

Sempre che si tratti di una divinità indigene, ha veramente qualcosa da vedere con Lug? 

Come vedi @grigioviola,  aggiungo nuove interrogazioni alle tue, e non ho nessuna risposta soddisfacente da proporre. 

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@Vietmimin la serie delle tre emissioni con il dio Lugus (?) al rovescio è strettamente connessa alle emissioni con Taranis in quanto appunto si tratta di esemplari che, a prescindere siano stati realizzati o meno dal medesimo incisore, testimoniano una continuità dei culti indigeni locali nonostante la romanizzazione della provincia gallica. E' un po' il fulcro dei molteplici studi di Hollard coadiuvato poi da altri studi congiunti con Gricourt e Pilon.

Con i tre autori francesi sono entrato in contatto, tramite Pilon, qualche anno fa e abbiamo discusso proprio di questa serie di emissioni locali aventi elementi in qualche modo collegabili alle tradizioni cultuali locali.

Va ricordato che queste testimonianze emergono non soltanto in emissioni "fraudolente" locali in atelier dove gli artigiani impiegati potevano essere in qualche modo estranei al processo di romanizzazione, ma anche in emissioni ufficiali. Basti pensare ad esempio all'antoniniano dedicato a Ercole Magusano:

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Con Pilon c'è stato un contatto recente, qualche settimana fa, in cui si è valutata la possibilità di produrre un breve saggio a otto mani (una collaborazione italo-francese :)) proprio sul sesterzio imitativo con la ruota al dritto che ho arditamente messo in relazione con il culto di Taranis in quanto anche loro tre concordano nel ritenere valida la mia ipotesi... vediamo se la cosa avrà un seguito e se sì, in quale forma.

Onestamente, della numismatica, è questo l'aspetto che maggiormente mi attrae: lo studio e la ricerca.

...aspetto che quando si concretizza in piccole "scoperte" come questa, mi appaga di molte fatiche e ricerche che magari si son dovute arenare per varie difficoltà e problematiche.

Mi fa piacere poi condividere il tutto con altri appassionati perché sono fermamente convinto che dallo scambio di notizie, informazioni e studi personali non può che nascere un arricchimento reciproco utile non solo a se stessi, ma a tutta la platea di collezionisti e studiosi... ognuno, nel suo piccolo, può produrre contributi decisamente utili e interessanti!

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Accanto a questi tre esemplari ne inserisco altri due, uno nella mia collezione e uno proveniente dall'asta della collezione Thys:

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I due esemplari condividono i medesimi conii di dritto e rovescio.

Lo stile del ritratto non è molto difforme da quello dei tipi con al rovescio il dio Lugus e il rovescio lo richiama sia per raffigurazione che per parte della legenda visibile.

Tuttavia lo stile è meno rifinito e mancano le lettere SC ai campi... Produzione successiva? Modelli comuni per la realizzazione del tipo?

La figura, maschile, sembra avere un tridente e reggere qualcosa, forse, nella mano destra.

Tra i prototipi quasi sicuramente vi è Ercole con clava e pelle di leone... Tuttavia la presenza del tridente è mutuata dal tipo NEPTVNO REDVCI.

Si può parlare anche se n questo caso di una raffigurazione riconducibile al dio Lugus?

Elementi a favore dell'identificazione con Lugus sono:

- la composizione della scena: soggetto maschile vestito in "pantaloni" e con panno che scende dal braccio con cui regge scettro (tridente?)
- presenza di un uccello(?) nel mezzo del braccio sinistro (si apprezza maggiormente nell'esemplare in asta lotto 903)
- la legenda finale interpretabile come "I V I" che sembra una degenerazione del "T V S"

Di sicuro si tratta di una produzione successiva ai tre esemplari riportati in precedenza sia per via del modulo e peso ridotti che per uno stile meno accurato, soprattutto in relazione al rovescio, decisamente meno definito.

Tuttavia uno (o tutti) tra gli esemplari del tipo SVTVS AVG credo abbia fatto plausibilmente da prototipo (i lineamenti del ritratto di Postumo sono alquanto simili, sebbene non credo si possa parlare della stessa mano). 

Dati inoppugnabili non ve ne sono ma solo ipotesi e domande e ancora domande... E una sola certezza: il fascino della monetazione imitativa!

Edited by grigioviola
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