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ARES III

L’Umanesimo esportato a Est e Dracula al servizio del Papa Pio II contro l’islam

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ARES III

Il seguente articolo, pur avendo dei difetti (si parla qui spesso di Transilvania come di un'entità separata e del tutto autonoma o sotto l'influenza "rumena-valacca"  , quando invece era molto legata al Regno d'Ungheria, di cui era una parte integrante; errore ormai vecchio) è interessante perché analizza, seppur brevemente, i vari legami politici e culturali tra l'Italia Rinascimentale e il Regno d'Ungheria e i principati rumeni (di cui la Valacchia di Vlad ne era uno).

  L’Umanesimo esportato a Est e Dracula al servizio del Papa Pio II contro l’Islam

Pensare di spendere l’espressione «Rinascimento Dark», con riferimento alle terre d’Ungheria, Valacchia e Transilvania, potrebbe avere il sapore dell’azzardo. Se non altro per quella che è la prima parte della definizione. Senza tenere inutili lezioni, osserveremo che sono però almeno due le direttrici che, in questo senso, uniscono l’Italia del Rinascimento con le terre dell’Est.

Da una parte v’è il più che comprensibile valore militare dei guerrieri di quelle lande: János Hunyadi, ad esempio, il quale militò per almeno tre anni sotto le insegne del biscione al servizio del duca di Milano, Filippo Maria Visconti. In seguito egli fu voivoda di Transilvania e reggente del regno d’Ungheria. Lo stesso potrebbe dirsi, sempre sotto il profilo squisitamente militare ma a parti invertite, di Filippo degli Scolari - noto anche come Pippo Spano e che fu cavaliere dell’Ordine del Dragone, fondato da Sigismondo di Lussemburgo - che aveva origini palesemente fiorentine. Non a caso proprio a lui Andrea del Castagno dedicò un magnifico ritratto. A quella stessa societas draconistrarum, peraltro, appartenne anche, giusto per esser chiari, Vlad Dracul II, il padre di Vlad Tepes, l’Impalatore, l’uomo che originò in seguito il personaggio letterario di Dracula creato da Bram Stoker. Insomma sotto questo primo profilo, l’idea di un rinascimento dark, diffuso nei Paesi dell’Est è tutt’altro che peregrino giacché molte e ribadite sono le interazioni fra i due territori in esame. Ma se da un punto di vista militare gli scambi e le condivisioni possono essere molteplici, diverso potrebbe sembrarci, a tutta prima, il comune terreno del mecenatismo e dell’arte. Non fu così. Anzi, quanto detto per il profilo militare vale in egual misura per quel che concerne l’aspetto delle architetture e dell’amore per la cultura e la bellezza. In quest’ottica, ad esempio, ricorderemo che, nella seconda metà del Quattrocento, il re ungherese Mattia Corvino, figlio di János Hunyadi e allievo dell’umanista János Vitéz, finanziò i primi monumenti di matrice palesemente rinascimentale in Transilvania, è il caso della loggia della fortezza di Vajdahunyad e della tomba di suo padre. A questo devono aggiungersi gli interventi presso il palazzo principesco di Alba Iulia, caratterizzato da decorazioni chiaramente ispirate alle residenze patrizie veneziane di quel periodo: i soffitti dipinti e dorati, le pareti ricoperte di carte da parati venete e di quadri raffiguranti imperatori romani. Nomi come quel li del veronese Giacomo Resti, del mantovano Giovanni Landi e del veneziano Agostino Serena, lo dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio. Da ultimo v’è da considerare l’apporto del sapere, plasmato principalmente presso l’università di Padova, da parte di una nutrita schiera di nobili ungheresi e transilvani che nel centro veneto del Rinascimento - si pensi a figure come Donatello che qui realizzò l’altare ligneo del Santo e il monumento equestre al Gattamelata o alla pittura di Andrea Mantegna - furono studenti delle discipline più diverse. Anche qui qualche nome può certamente confermare questa nostra tesi: Iohannis Megirnig da Sibiu, laureato in medicina, Stephanus Ungarus di Transilvania e János Vitéz, dottori in diritto canonico, Paul Benkner di Brasov, magister artium. Insomma, sostenere l’esistenza di un rinascimento, intriso dei cupi colori delle lande dell’est è posizione non peregrina, anzi è del tutto evidente che per differenti ragioni il rapporto fra le due aree geografiche era oltremodo stretto, complice il ruolo della Serenissima Repubblica di Venezia quale possibile cerniera geografica. Non a caso molti degli esponenti italiani dei cavalieri dell’Ordine del Drago furono veronesi o padovani in quanto appartenenti alle famiglie degli Scaligeri o dei Carraresi. Tuttavia, il campione di questa versione meticcia del Rinascimento, l’uomo che per certi aspetti ne unì vizi e virtù, in maniera estrema, fu proprio Vlad III di Valacchia, detto Dracula. A questo proposito, a integrazione di quanto da tempo si è sostenuto, ossia che l’Impalatore fosse un principe sanguinario e crudele, intendiamo raccontare in queste pagine un volto meno conosciuto del voivoda: quello del principe guardiano, del difensore della propria terra e del proprio popolo e protettore ultimo del Cristianesimo. A fugare immediatamente qualsivoglia smentita, ricorderemo infatti che Vlad III di Valacchia fu l’unico principe cristiano, seppur ortodosso, a rispondere e aderire alla crociata indetta da papa Pio II, nato Enea Silvio Piccolomini, che chiedeva disperatamente di organizzare una difesa cristiana contro lo strapotere ottomano di Maometto II, il Conquistatore. Convocati infatti, con la bolla Vocavit nos del 1459, i principi cristiani d’Europa a Mantova, il pontefice dovette ben presto affrontare una drammatica serie di rifiuti da parte di Firenze, Venezia, Milano e poi dai regni di Francia, Inghilterra e Spagna. Perfino il re d’Ungheria tentennò, aspettando. Solo Dracula, dunque, ebbe il coraggio di affrontare un nemico che, nei numeri, gli era almeno venti volte superiore. E lo fece in piena solitudine. Certo, le ragioni dell’opposizione di Vlad a Maometto II erano di vario ordine: religioso, naturalmente, ma il voivoda intendeva anche fare di Valacchia e Transilvania un unico voivodato indipendente, in grado di autodeterminarsi, cancellando la propria sudditanza all’impero ottomano che prevedeva un tributo annuale di mille bambini e una tassa di diecimila ducati da pagare alla porta di Costantinopoli. Rimane il fatto che questo ruolo di ribelle da un lato e di guardiano della fede cristiana dall’altro, venne grandemente apprezzato dal pontefice, al punto che Pio II nei suoi Commentarii ebbe parole di paura e di apprezzamento insieme per Dracula. Egli lo definì, fra l’altro, «uomo di corporatura robusta e d’aspetto piacente che lo rende adatto al comando. A tal punto possono divergere l’aspetto fisico e quello morale dell’uomo!». Il pontefice aveva infatti visto nel 1463 un ritratto del voivoda inciso sulla copertina di un incunabolo viennese giunto fino a lui. Marin Mincu, autorevole accademico, docente di letteratura presso l’Università di Costanza, ha addirittura sostenuto che Vlad III Dracul avrebbe conosciuto Cosimo de’ Medici e Marsilio Ficino, intrattenendo con loro rapporti epistolari, nutriti dalla sua passione per il Codex Hermeticum e la Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto di cui proprio Ficino era il massimo esperto del tempo. Una tale sete di cultura, da parte del voivoda, viene confermata dagli storici e dai cronisti del tempo, così come la perfetta conoscenza parlata e scritta di sette lingue: il tedesco, l’ungherese, l’italiano, il latino, il greco, il turco e lo slavo. Ma vi è di più. Nel 1462, finalmente, il pontefice riuscì effettivamente a mettere insieme una somma ragguardevole che poi, nell’impossibilità di destinare direttamente a Vlad, fece pervenire a Mattia Corvino, re d’Ungheria, con preghiera di utilizzarla per finanziare le imprese del voivoda di Valacchia e Transilvania. Ma Corvino si guardò bene dal farlo, nonostante da oltre un anno Dracula avesse impetrato il suo aiuto, e anzi si limitò a incamerare la somma messa a disposizione dal papa, volta a finanziare la campagna di Vlad, tradendo poi quest’ultimo. Per questo, dunque, nella saga a fumetti che ho scritto per i disegni di Andrea Mutti, ho cercato di far emergere il personaggio storico in una prospettiva molto più europea e molto meno hollywoodiana. Certo, non abbiamo rinunciato alla spettacolarità. Andrea, in questo senso, ha adottato una tecnica efficacissima e magnifica, ad acquerello, ispirandosi al lavoro di un grande maestro come Ivo Milazzo, e lavorando magistralmente con gli inchiostri, arricchiti dai colori plumbei e lividi di Vladimir Popov. Lo studio delle architetture dei castelli, dei palazzi, delle case giunge da una formidabile ricerca di carattere storiografico e iconografico e dai miei molti viaggi in Transilvania. Rovesciando la prospettiva, l’intento è stato quello di far comprendere che Vlad fu per il suo popolo ciò che per i Cubani sarebbe stato qualche secolo dopo Che Guevara: un liberatore, un difensore, un condottiero pronto a tutto pur di battersi per la propria terra e, aggiungiamo, la religione cristiana. Un’icona, dunque. E anche un personaggio molto più complesso di come lo abbiamo sempre conosciuto nella semplice, seppur affascinante, versione di principe delle tenebre. Inferiore nei numeri e nelle forze, egli condusse una campagna di guerra senza quartiere contro Maometto II, arrivando a fare terra bruciata non appena il sultano invase la Valacchia, avvelenando i pozzi, bruciando i boschi, trasformando le pianure in deserti di cenere. Nel famigerato attacco notturno del 17 giugno 1462, magnificamente immortalato nella tela del pittore rumeno Theodor Aman, che porta il titolo de La battaglia con le torce, Vlad assaltò a sorpresa il campo ottomano, sterminando una parte importante delle forze del sultano, fallendo nell’obiettivo d’ucciderlo perché Maometto II aveva disseminato il campo di alcuni sontuosi padiglioni che confusero Vlad, celando agli occhi di quest’ultimo la sua tenda. Tuttavia, quando il mattino successivo il sultano mosse con il proprio esercito verso Targoviste, sede della reggia di Vlad, venne accolto lungo la via da una foresta di ventimila impalati. La vista di un simile scempio lasciò sconvolto e ammirato Maometto II, il quale giunse alla conclusione che un uomo disposto a fare per la propria terra ciò che aveva compiuto Vlad non si sarebbe mai arreso. Decise dunque di ripiegare verso Costantinopoli, lasciando il comando al fratello di Vlad, Radu il Bello, che nell’inverno di quell’anno sarebbe riuscito a prevalere momentaneamente contro Vlad solo grazie al tradimento dei Sassoni di Transilvania, dei Boiardi e del re ungherese Mattia Corvino, ben felice di aizzare i propri baroni contro quel principe guerriero, decisamente fuori controllo. Vlad si consegnò infine a Mattia e rimase prigioniero presso il castello di Buda, in Ungheria, per una dozzina d’anni. Nel 1475, sarebbe riuscito a tornare libero e a riconquistare per la terza volta la Valacchia e la Transilvania. Ma questa è davvero un’altra storia.

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/l-umanesimo-esportato-est-e-dracula-servizio-papa-pio-ii-1717383.html

Una piccola osservazione: nell'articolo si parla dell'Ordine cavalleresco del Drago (o Dragone) rovesciato, il quale è stato fondato dall'Imperatore Sigismondo di Lussemburgo re d'Ungheria, per combattere l'eresia Hussita diffusasi in Boemia e in Moravia. Ebbene il simbolo dell'ordine è anche quello da me utilizzato nel forum.

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petronius arbiter
2 ore fa, ARES III dice:

nell'articolo si parla dell'Ordine cavalleresco del Drago (o Dragone) rovesciato, il quale è stato fondato dall'Imperatore Sigismondo di Lussemburgo re d'Ungheria, per combattere l'eresia Hussita diffusasi in Boemia e in Moravia. Ebbene il simbolo dell'ordine è anche quello da me utilizzato nel forum.

petronius :)

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VALTERI

Quando trovo  @petronius arbiter   un argomento, a mio parere, meritevole di un post, ho sempre il pensiero che nei 10 anni di Forum precedenti alla mia iscrizione, l'oggetto sia già stato trattato .

Provo preventivamente con la funzione 'cerca' , ma, più che spesso, non mi riesce di cavare (se c'è) il ragno dal buco .

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ARES III

@VALTERI se un argomento è già stato trattato, ciò non toglie che si possa ritrattare in un'altra prospettiva o con delle novità. Anche perché quando una tematica è molto ampia è praticamente impossibile non sfiorarla mai anche per vie traverse.

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petronius arbiter
42 minuti fa, ARES III dice:

quando una tematica è molto ampia è praticamente impossibile non sfiorarla mai anche per vie traverse.

Ma infatti. Però la mia discussione all'epoca era incentrata principalmente sulle monete, mentre tu ampli il discorso storico. Direi che le due cose possono completarsi a vicenda.

petronius :)

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margheludo
4 ore fa, VALTERI dice:

Quando trovo  @petronius arbiter  ......... 

Provo preventivamente con la funzione 'cerca' , ma, più che spesso, non mi riesce di cavare (se c'è) il ragno dal buco .

Ho smesso anch'io di provarci:cray:, prova su Google.   "parola chiave"+lamoneta.   Funziona molto meglio  

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VALTERI

Incrementare @ARES III      @petronius arbiter    a ragion veduta un argomento è auspicabile, replicarlo per non conoscenza del pregresso è forse inutile .

Per chiunque scriva un post, le prime parole  sono quelle del titolo : mi sono chiesto a volte se una qualche forma di  'standardizzazione preordinata' dei titoli non potrebbe consentire una più agevole tracciabilità archivistica degli argomenti .

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Legio II Italica
14 ore fa, VALTERI dice:

Incrementare @ARES III      @petronius arbiter    a ragion veduta un argomento è auspicabile, replicarlo per non conoscenza del pregresso è forse inutile .

Per chiunque scriva un post, le prime parole  sono quelle del titolo : mi sono chiesto a volte se una qualche forma di  'standardizzazione preordinata' dei titoli non potrebbe consentire una più agevole tracciabilità archivistica degli argomenti .

Giusta osservazione @VALTERI .

Quando si inizia un Post si potrebbe scrivere prima del titolo : Storia oppure Archeologia : seguito dal titolo , questo gia' limiterebbe . in caso di una ricerca , l' argomento cercato ; successivamente il titolo , titolo che dovrebbe essere il piu' conciso possibile in modo che cercando si riducano di molto le parole inutili .

Esempio per questo Post : "Storia : L' Umanesimo europeo contro l' islam"

Saluti

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Stilicho
Supporter

Ciao a tutti.

In effetti il motore di ricerca e' complesso, forse però dobbiamo imparare ad usarlo bene (parlo per me ovviamente).

Una domanda: e usare i Tags? magari basterebbe questo, ovviamente scegliendo la parola chiave ad hoc (qui poteva essere Umanesimo o Islam); forse si può mettere anche più di un tag (qui magari Umanesimo e Islam).

Abbiamo esulato dal post, ma mi sembra una questione importante per quanto già segnalato da @VALTERI.

Chiedo: potrebbe essere utile spostare la discussione, chessò in "supporto tecnico" (anche se poi snaturerebbe la natura del bel lavoro comunque  svolto da @ARES III)? o creare una discussione apposita ex novo?

Buona giornata.

Stilicho

 

Edited by Stilicho
integrazione: o creare.....

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petronius arbiter
9 ore fa, Stilicho dice:

Chiedo: potrebbe essere utile spostare la discussione, chessò in "supporto tecnico"...o creare una discussione apposita ex novo?

Direi che nulla osta a creare una nuova discussione, qui mi pare siamo già andati abbastanza OT ;)

petronius :)

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